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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 23/02/2019 in Storia Commenti

  1. 1 punto
    Carino, trovo un po' surreale che uno entri nell'ano di una senza nessuna preparazione e che lei anziché fuggire urlando goda, però in fondo questo è un sogno. Per esempio toglierei per mio gusto personale questa virgola: Ogni tanto mettevo mano all'accendino e guardavo l'ora: ne erano già trascorse due, da quando eravamo rimasti bloccati in quel cazzo di ascensore. Invece questa virgola va proprio tolta: Di norma queste interruzioni in rete, non duravano oltre i trenta minuti. In questa frase, nel dialogo non userei giungere, troppo formale, meglio arrivare: - Se pure fossimo usciti dall'ufficio puntuali, con questo traffico, non sarebbero bastati tre quarti d'ora per giungere a casa. Senza tenere conto della ricerca di parcheggio poi. – E neanche sovente in questa, per lo stesso motivo: - Certo! Ma sa meglio di me che in questo periodo, sovente ci si ferma per un'urgenza Fanculo va: scriverei va' con apostrofo. 'ma la Signetti si', sì con accento. E anche qui: Si, faccio palestra. E anche qui: - Si, Martini, fa troppo caldo. E anche qui: Questa si, che sarebbe una bella sorpresa. - Se decidi di mettere gli orari con la virgola, non metterli anche con il punto, ma sempre uniformi (18.37, 13,30). g++++++++++++++++++++lielo cos'era? Sostituirei nevrastenica con isterica, mi pare che nevrastenica sia un in disuso. Propongo di togliere questa virgola: L'idea che fosse rimasta col solo il reggiseno, mi procurò un innegabile turbamento. Qualcosa non va qui: il sangue accelerò le pulsazioni e mio malgrado subì un'erezione. Forse volevi dire subii, ma mi pare inadatto, propongo ebbi. Qui anche: coprì l'inguine con le mani. Penso fosse coprii, giusto? Qui, dopo nulla ci va una virgola: - Nulla Signetti, è solo questo maledetto caldo. Be' lo farei con apostrofo oppure con acca alla fine, non entrambi. Ma meglio solo apostrofo. Via questa virgola: Non è che alle volte, mi sarà un po' timido con le donne? – Toglierei il punto qui: Giusto, no?. – e anche nelle altre occorrenze simili, basta un segno di punteggiatura. Dopo il no, qui metterei una virgola: No Signetti, E qui metterei una virgola prima di Martini: Su, dica Martini, Qui toglierei entrambe le virgole: Di rado, gli uomini che sudando così, mantengono un odore gradevole sulla pelle. Qui sa è senza accento: Lei sà di maschio, ma buono. Come un muschio di sottobosco. – Qui era avvertii, io avvertii, non egli avvertì: Avvertì l'umido delle sue labbra sfiorarmi il lobo dell'orecchio. Qui dà è con accento, e poi manca il punto prima di Se: il suo profumo mi da le vertigini Se dovessi pensare a un tipo di donna desiderabile, Nel complesso, secondo me devi curare di più l'ortografia, l'idea è molto già vista, ma non te la sei cavata male, però, visto che era tutto un sogno, perché dovevano essere sposati? Aggiunge solo squallore. Ma i gusti son gusti, magari per te è un incentivo...
  2. 1 punto
    Noi Abitiamo l'intercapedine buia tra domande e non risposte (c'è questo spazio scomodo quando hai fatto la domanda e ne attendi l'esito... ) il fiato breve che scivola tra un grido e il canto la linea fredda tra bianco e fango, quel tempo tra il bene e il male che si curva con i giorni. Analogo lo spazio, quella linea sottile che ci metti un fiato a superare, tra purezza e contaminazione, "quel tempo tra il bene e il male che si curva con i giorni". Questo pensiero che chiude la poesia è magistrale. Da linea retta (dritta, come a dire: di qui il bene, di là il male... ah le certezze della gioventù) a linea curva, nell'età matura, nella vecchiaia, dove capiamo che si può essere più elastici con i nostri errori e con quelli degli altri. Che bella, @irene m Sono ammirata da questa poesia.
  3. 1 punto
    Bellissima poesia @irene m In bocca al lupo amica di sogni! Un abbraccio forte forte
  4. 1 punto
    Metti questo testo anche in Poesia nell'Officina. E il libro ne "I nostri Libri", sempre in Officina, @irene m. Avranno entrambi maggiore visibilità
  5. 1 punto
    Bentrovata Irene Immagini bellissime. Io ci vedo quando erompe l'io e il nostro vero essere si rivela in schegge di noi che colpiscono luminose il nero che ci circonda. La migliore espressione è comunque il finale: Poi ti rotola il suono dentro ai pensieri e senza pudore finalmente piangi insieme al cielo.
  6. 1 punto
    Leggo questa tua storia in una serata caldissima in cui il sudore mi cola sulla schiena. il clima atmosferico del tuo lettore - io - mi aiuta ad immedesimarmi nel protagonista. A mio avviso, rendi molto bene quella strana gioia/spossatezza di una coppia clandestina che vive ora, consapevole che sarà solo una parentesi breve di tempo. A me è piaciuto, ma non l'avrei classificato tra le storie erotiche. Qui, più che l'eros, è cronos a dominare quell'istante materiale e spirituale dell'amore.
  7. 1 punto
    Vi trovo molti spunti interessanti. I luoghi, tanto belli quanto ignorati dai più, la santità involontaria e non creduta, la sincerità del Sanctum (perchè il neutro e non il nominativo Sanctus?) la rabbia che Dio tramuta forse in miracolo, i volti umili della sofferenza senza tempo e la loro fede assoluta e disarmante, il pentimento del santo scettico, il premio di Dio che ancora una volta è l'amore di una donna. La forma però potrebbe forse essere più fluida e le descrizioni meno telegrammatiche. I personaggi sono figure interessanti cui dedicherei maggior tempo, cura e dettagli. Anche il finale mi lascia meno convinto. L'assoluzione degli uomini sopraggiunge alla fine ma poco si intuisce di quella di Dio. Insomma, mi sembrano ispirati appunti per un racconto più ampio, più articolato. Una specie di soggetto cinematografico. Forse ho perso qualcosa, ma mi sembra tutto ancora da sviluppare. Io lo riprenderei interamente perchè è interessante.
  8. 1 punto
    Concordo con Lovigius, inoltre io modificherei così, giusto per avere anche un esempio o paragone diverso dal tuo: Silvia avvertì a poco a poco il ritorno della sensazione tattile. Dapprima sentì la pressione delle proprie natiche sul sedile e dopo si rese conto che la sua schiena poggiava sullo schienale. Aprì gli occhi di colpo. Di fronte a sé vide l'esteso quadro degli strumenti inerti e oscuri (è un quadro di controllo? Non sono riuscito a capirlo subito; inoltre ripeti gli aggettivi, personalmente non lo trovo apprezzabile), illuminati debolmente da una luce verde posizionata alla sua destra. Si voltò verso Paolo e lo vide accasciato sul sedile. Con forte preoccupazione lo smosse a una spalla, il ragazzo reagì subito, risollevandosi e farfugliando qualcosa. Paolo aprì gli occhi e il suo sguardo semi-assonnato incontrò subito quello di Silvia. “Paolo, come ti senti?” gli chiese lei. “Bè, – rispose lui quasi sbadigliando - mi sento bene, come se avessi fatto una lunga dormita”. Il ragazzo si stirò. “Anch’io mi sento così” disse Silvia, guardandosi un intorno. A parte la luce verde, nell'abitacolo che li conteneva non era in funzione nessun altra apparecchiatura. Tutti gli strumenti erano spenti; i quadri di comando invece apparivano squarciati e circondati da chiazze di liquido nerastro, con numerosi fili elettrici che sporgevano dalle loro cavità. “Almeno siamo vivi – affermò Silvia - ma se ripenso al capitano…” la ragazza si interruppe. Aveva pronunciato le ultime parole con tono accorato. Guardò Paolo con un’ espressione di grande tristezza. “Si è sacrificato per noi. Dobbiamo esserne fieri” disse lui. Continua a scrivere perché la storia mi sembra intrigante
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