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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 04/02/2020 in tutte le aree

  1. 3 punti
    Eliminare gli sconti comporterà sicuramente una vendita minore di libri ma anche un enorme problema per i medio/piccoli editori che sopravvivono soprattutto per le vendite on-line. I piccoli/medi editori che le librerie "se le sognano" perché alle librerie, di avere i loro libri, non frega proprio nulla. Noi alle librerie offriamo il 40-45% di sconto e senza spese di spedizione: su 20 librerie contattate 1 risponde. E non siamo gli unici, molti altri colleghi fanno lo stesso sconto. Pensate che le librerie utilizzino questo extra sconto per "fare concorrenza all'on-line? Magari facendo anche solo un 10% di sconto? No, lo usano per incassare qualche cosa di più... Non mi straccio le vesti per le librerie che chiudono perché non esiste quasi più la figura del libraio di una volta che consigliava, che perdeva tempo per trovare un libro difficile da reperire, ecc. Molte delle librerie che conosco sono quelle che non ordinano i nostri libri nonostante un cliente lo abbia richiesto; quelle che lo ordinano ma poi lo pagano dopo mesi e mesi di telefonate, mail, minacce; quelle che, visto che non ti rispondono alle mail, chiedi la chiusura del conto deposito e continuano a non risponderti né a rimandarti i libri né a dirti se hanno venduto qualche cosa... Tornando al temo del post non credo che il prestigio del libro lo determini chi lo vende ma chi e quanti lo comprano...
  2. 3 punti
    Quando un testo non può essere editato, dici. Allora, secondo me la risposta è: mai o quasi mai (ci son sempre le eccezioni). I casi limite sono che il testo è così scritto male, senza fondamenti di trama, che un editing non servirebbe proprio a niente; d'altro canto, se un testo è perfetto o quasi perfetto un editing non potrebbe fare granché. Di dire no a un editing per la prima opzione mi è capitato più volte; per la seconda una sola. Nei casi intermedi, invece, che sono il 90% dei casi, non c'è tanto da chiedersi se si possa fare un editing, ma con quale scopo lo si fa. Un libro brutto con un ottimo editing diventa discreto, perfino buono; un libro bruttissimo può diventar decente. Un libro ottimo può diventare un piccolo gioiellino, e via discorrendo. Ma ci dev'essere comunque una certa base, perché l'editing può solo migliorare quel che già c'è, o dare lo spunto all'autore di tirare fuori il meglio di sé. Mi è capitato, negli anni, di dover dire che anche con un editing massiccio il testo non sarebbe diventato un gioiello, perché c'erano mancanze a livello strutturali così forti da poter solo mettere qualche toppa, senza riscrivere tutto. Ma se un autore vuole darsi davvero da fare può riscrivere, modificare, tagliare e aggiungere sulle indicazioni dell'editor, tirare il meglio da sé e imparare tante cose. Se anche il testo, alla fine, non si dovesse rivelare "pubblicabile", rimarrà il fatto che l'autore sarà cresciuto enormemente e può mettersi a scrivere un altra storia con un bagaglio più ricco sulle spalle. Giustissimo, infatti è una delle 10 regole Hai ragione, ma a quel punto entra in campo l'etica professionale, e quella o ce l'hai o non ce l'hai. Per quanto mi riguarda e per quanto riguarda la Dedalo (è un po' la mia filosofia di vita, oltre che nel lavoro) pensiamo che la verità e l'onestà ripaghino sempre.
  3. 2 punti
    Ciao a tutte/i. sono un’appassionata di poesia e spero di trovare qui altre persone affette dalla stessa malattia. Ho pubblicato tre libri e ne ho altrettanti nel cassetto. Ho fatto un rapido giro fra le varie sezioni del portale e voglio complimentarmi con lo staff e con tutti quelli che danno il loro contributo perché questo è davvero un luogo fantastico!
  4. 2 punti
    Ma quanti ascoltano e comprano musica celtica e classica, dai, mica possiamo paragonarlo al mercato della musica pop. In ogni caso allo stesso modo sopravvivrà il libro stampato; un mercato parallelo è plausibile. Certo le edicole hanno chiuso non per mancanza di lettori ma perché le riviste oggi si comprano anche nei bar (quindi io che vado al bar, e oltre a leggere Manzoni compro anche la rivista Chi, prendo caffè e giornale nella stessa caffetteria). Nessuno si è preoccupato di questi poveri cristi di edicolanti. Insomma cambiamenti epocali ai quali siamo costretti a sottostare, ma siamo ottimisti, i buoni libri continueranno se poi dovremo comprarli dal fruttivendolo ci abiuteremo. Grazie a te per la risposta esaustiva. È bello scoprire che la carta per i libri viene da piante a crescita veloce.
  5. 2 punti
    Gentilissima @Adelaide J. Pellitteri, grazie per il tuo articolato commento. Prima di tutto alcune precisazioni: 1. Come vado dicendo da tempo, tutta la filiera dell'editoria, autori e lettori compresi, dovrebbe fare, come tu giustamente sostieni, un serio esame di coscienza. Io come lettore preferisco comprare di meno e pagare di più -almeno per certi editori che da tempo riconosco come produttori di libri di qualità (anche perché non sempre, prima del macero, l'edizione rilegata arriva al pocket); 2. Non sta a me ricordarti che il vinile non è affatto morto, anzi, gode di ottima salute (da me i dischi girano sul piatto abbastanza spesso, anche perché non tutta la produzione di LP - sopratutto quella di musica classica (o celtica) è stata trasferita in CD); 3. Sempre in riferimento ad azioni nostre quotidiane che indicano la spia di un cambiamento in atto, ricordo con piacere che la vecchia pellicola per le vecchie reflex a 35 mm, a colori o in bianco e nero, non è mai morta del tutto e che oggi, tra gli estimatori e non solo, la vecchia pellicola a "impressione" ben vive accanto al digitale -che già sta cambiando pelle: come a dire che spesso è proprio l'innovazione tecnologica a trascinarsi dietro e a recuperare tecniche e qualità di ieri (vedi le nuove piastre di ascolto e registrazione delle care audio cassette, oggi abbinate al sistema di decodifica digitale); 4. Vorrei portarti con me a visitare una cartiera, farti vivere un'esperienza fondamentale che consiglio a tutti per capire che significa "carta" e per apprendere da chi ne sa più di noi che tipo di cellulosa si usa e da quali piante a crescita rapida di ricava. Sono certo che la tua opinione/convinzione carta = deforestazione ne uscirebbe (dalla cartiera) radicalmente rivista e corretta (e tralasciamo il fatto che è quella igienica e non quella da stampa la carta più usata al mondo!). Poi ti dico che: A) prima della drammatica chiusura delle librerie, di cui oggi si parla, c'è stata e c'è la moria delle edicole, oggi ridotte a 26.000 rispetto al 52.000 di pochi anno or sono. E in una nazione con migliaia e migliaia di comuni l'edicola rappresentava e rappresenta l'unico punto (oltre alla biblioteche comunali là dove esistono) di acquisto lettura, tra cui anche i libri. Questo per dire che il declino dei lettori, e quindi dei punti di vendita, più che ad Amazon (responsabile per la sua parte o per la mancata opposizione ad esso/a) è in gran parte dovuto alla "scusa" che non abbiamo più tempo per leggere, anche perché gran parte del nostro tempo, un tempo dedicato alla lettura, è oggi impiegato a smanettare sul cellulare, a navigare in Internet, a guardare una delle mille offerte televisive oggi a disposizione -quasi come se altri mezzi ci illudessero piacevolmente che è possibile nutrire in altro modo la nostra sete di conoscenza (oggi parcellizzata e sciolta in mille rivoli rispetto alla formazione culturale sistematica di un tempo). B) Senza l'innovazione internet non sarebbe stato possibile ipotizzare il grande emporio di Amazon, il che vuol dire che Internet ha modificato, troppo rapidamente, usi e costumi sociali (anche nell'ambito generale della lettura) che in passato, grazie allo sviluppo più lento delle nuove applicazioni tecnologiche, consentivano un adeguamento progressivo, con un numero minore di morti per strada, cioè di attività chiuse perché refrattarie al continuo rinnovamento -che per questo capitalismo significa costante incremento dei consumi (il passaggio da lettore esigente e consapevole a lettore consumatore di offerte a buon mercato, si può ipotizzare che abbia di fatto modificato la filiera editoriale, aggravando a dismisura la vecchia distinzione e filosofia imprenditoriale tra editore puro nel mercato ed editore di mercato. Poi va da sé che il consumatore di libri sia a sua volta prodotto di una editoria che ha venduto l'anima al commercio, ma qui il discorso si complica troppo...); C) gli editori italiani sono italiani, cioè padri e figli di una tradizione refrattaria a ogni cooperazione, a ogni intento di "raccogliersi in fascio", cioè ad essere elementi aventi la stessa direzione e la stessa azione per resistere al fagocitante monopolio di turno. Non riescono a mettersi insieme i piccoli editori (anche per creare un canale unitario di distribuzione), figurarsi i grandi che per sopravvivere hanno bisogno di essere acquisiti da danarosi cartelli internazionali, pur rischiando di perdere per sempre la propri unica identità. D) la gastronomia imperante che ha eliminato la cucina casareccia... ha riportato in primo piano la questione di fondo: quella delle materie prime (come ben ci insegnano le campagne e i libri dedicati allo Slow food), ossia è necessario abbassare il prezzo per vendere più libri , ma perché mai un Autore dovrebbe impegnarsi tanto per coltivare un testo sottopagato e alle condizioni capestro della grande distribuzione che ha in mano il mercato editoriale? Ha ancora senso il Davide slow book contro il Golia del fast book? Sì? Allora dipende dai nostri "consumi", dalla nostra consapevolezza e conoscenza, dalle nostre scelte la sopravvivenza dell'editore puro (ma esiste ancora?). No, non ha più senso: allora perché ci lamentiamo della bassa qualità dei testi in circolazione, comunque divorati da schiere di lettori tripudianti? O noi, con le nostre scelte di lettori curiosi e coraggiosi, possiamo concretamente incidere sulla produzione dell'editore -che non vendendo dovrebbe fare altro-, oppure l'equivalenza libro = prodotto = merce ha già ampiamente mercificato la nostra coscienza di lettori e quindi se per noi lettori un libro x vale quanto un libro z ("purché si legga...") allora non ci sarà prezzo/sconto che tenga, né scrittore di qualità, né lettore coraggioso e controcorrente e nemmeno libraio nostra caro amico a salvare le sorti della lettura, non del libro, ma del leggere inteso come atto di conoscenza e di formazione personale, basato sulla qualità della forma e del contenuto -e non sulla quantità della merce/libro posseduta. Il valore del libro, e concludo, non è dato solo dal n. degli esemplari venduti, ma dalla sua capacità di incidere dentro di noi, in un dato momento della nostra esistenza, lasciandovi un segno che le varie epoche della nostra vita ricorderanno e giudicheranno differentemente. Da qui il suo valore o prestigio rispetto ad altre merci di più fisico e immediato consumo. Un prestigio avvalorato dal suo essere, secondo me, sempre contro ogni schematica e riduttiva visione del mondo. Chiedo scusa per l'eccessiva lunghezza. Un cordialissimo saluto.
  6. 2 punti
    Un altro piccolo passo verso il Writer's Dream... Mi hanno preso! I testi nuovi li hanno convinti, mi è stata proposta una rappresentanza Ora mi convocheranno a discutere la proposta contrattuale... sperèm! Vi farò sapere.
  7. 1 punto
    Nome: Pessime Idee Edizioni Sito: https://www.pessimeidee.it Modalità di invio dei manoscritti: https://www.pessimeidee.it qui troverete tutte le informazioni Distribuzione: Messaggerie Libri Spa Facebook: https://www.facebook.com/PessimeIdeeEdizioni/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARD8c27lOjgbmIPASKLfk-gETGchaLwMgqklJHIhKBkDlufjV1RgcnnOQ45IFxvNFShiJyrOJGRFWvhz Buongiorno, mi chiamo Loris Dall'Acqua e insieme a Sara Del Sordo ho fondato la casa editrice Pessime idee: entrambi lavoriamo da anni nel settore editoriale, rispettivamente io per il settore commerciale/marketing e Sara per l'aspetto dell'editing. Siamo alla ricerca di nuovi manoscritti. Il nostro catalogo è aperto a tutta la narrativa italiana ed estera e a romanzi di genere. Ci teniamo a specificare che non siamo una casa editrice a pagamento, non richiediamo alcun tipo di contributo all'autore. I nostri primi tre libri usciranno tra giugno e luglio, e saranno due gialli e un romanzo di formazione. Uno dei due gialli porta la firma di un noto giornalista e il secondo di un autore Irlandese, mentre il romanzo di formazione è di una giovane esordiente. Speriamo di ricevere i vostri manoscritti. Buona giornata.
  8. 1 punto
  9. 1 punto
    Giusto, meglio lavorare che tifare (soprattutto per i vicini...)! Quindi, vi chiedo: Pubblicate solo romanzi, o anche saggistica, manualistica, poesia, ecc.? Quali sono i tempi di valutazione? RIspondete anche in caso di diniego? Esiste un minimo e un massimo di battute per inviare i testi? Esiste un comune denominatore riguardo ciò che cercate nei testi che esaminate? Scusate se approfitto della vostrsa disponibilità per chiarire alcuni dubbi che, credo, interessino tutti i membri del Forum!
  10. 1 punto
    Penso si intenda sia i venti che soffiano che gli anni venti. Io vorrei partecipare ma questo tema così vago mi blocca un po'. Vediamo se riesco a scrivere qualcosa di decente, anche perché quest'anno si paga per partecipare e se non sono convinta mi sa che lascerò perdere!
  11. 1 punto
    Never forget you - Noisettes
  12. 1 punto
    @Flavia Novelli è strano perché il codice lo hanno anche stampato, se non è registrato non possono nemmeno venderlo in libreria o negli store online...
  13. 1 punto
    Mi piace! Vedo, rifletto e forse manderò il mio manoscritto. Grazie!
  14. 1 punto
    Ciao @Mister Frank Hai fatto bene a rompere il silenzio decennale... Io ho letto e posseggo ancora l'Iliade nella traduzione di Vincenzo Monti e l'Odissea nella traduzione di Ippolito Pindemonte, gli stessi dell'antologia di epica dei miei anni di scuola media, in una bella edizione con copertina rigida di Alberto Peruzzo Editore. Ho letto anche altre traduzioni più moderne, ma non le trovo più. Ricordo che una sull'Odissea aveva messo, in onore alla modernità, foto tratte da un film ed eliminato tutti i riferimenti divini, penso sempre in onore ala modernità, non so perché. Rimasi molto male nel leggere che Achille, quando fu preso da furia nei confronti di Agamennone che gli portava via la schiava Criseide, non riuscì a estrarre la spada perché "premuto" dalla folla e non dissuaso invece dalla comparsa della dea Minerva, mandata da Giunone, visibile solo a lui. Certe traduzioni moderne, se riviste e riscritte anche ideologicamente sono brutte e basta, se fin da bambino le hai lette "classiche". Da ragazzino, quando mi fecero conoscere Iliade e Odissea e farne le traduzioni in prosa non stavo più nella pelle dalla gioia e imparai subito i termini settecenteschi dei traduttori, che per me erano pieni di significati e immagini meravigliose, al contrario di tanti miei compagni di scuola che dell'Iliade e Odissea, qualunque traduzione fosse, non fregava un bel niente. Ti do ragione che l'Odissea, e anche l'Iliade, siano impossibili da commentare con poche righe. C'è tutto un meraviglioso antico mondo mediterraneo da analizzare, studiare, scoprire. Anche se ci sono teorie di certi studiosi che ambientano i due poemi nei mari del Nord. A forza di rivedere e rifare tutto al contrario, anche in letteratura, siamo arrivati all'assurdo...
  15. 1 punto
    Spesso è così, ma non necessariamente... può essere anche fuffa ben confezionata, che magari è giunta all'agenzia soltanto grazie a qualche amicizia "importante". Considerato poi che oggi i più grandi bestseller sono quelli di influencers, personaggi televisivi, calciatori e cuochi... di fuffa ben confezionata ce n'è davvero parecchia, e grande editore e agenzia letteraria non sono più sinonimo di "roba buona". Anzi, tendenzialmente, quanto più l'editore è grande, tanto più basso è il livello di qualità letteraria di gran parte del suo catalogo.
  16. 1 punto
    Era quello che mi premeva sapere. In bocca al lupo per la tua tua trasferta lombarda @The_Butcher_of_Blaviken. Guida piano e sta' attento ai reumatismi. Quando vuoi, noi siam qui.
  17. 1 punto
    Per dirla tutta siamo con gli uffici davanti ai campi della Lazio, ma noi non tifiamo la domenica la passiamo a leggere i manoscritti. Abbiamo scelto di dire cosa non accettiamo solo perché sono meno. Non vogliamo creare un catalogo troppo ristretto, siamo alla ricerca di idee più varie possibili. Nella fase iniziale abbiamo scelto di trascurare alcuni filoni tra cui il fantasy e la raccolta di racconti.
  18. 1 punto
    Una cosa buona e una cattiva: la buona è che sono distribuiti da Messaggerie, quindi fanno le cose sul serio, e la cosa cattiva è che stanno a Formello, quindi saranno della Lazio! A parte gli scherzi, sarebbe carino sapere i generi trattati, oltre a quelli non trattati. E un bell'inboccaallupo... se non siete laziali!
  19. 1 punto
    Ne cerchiamo e ne cercheremo sempre di pessime idee, aspettiamo il tuo manoscritto. A presto.
  20. 1 punto

    Fino a

    In bocca al lupo
  21. 1 punto
    Ciao di nuovo, ho pensato che la mia prima presentazione fosse un po' breve, ho pensato di rifarla in maniera più cordiale ed esaustiva. Prima di rifarlo ho riletto regolamento, benvenuto, e "i dieci errori che..." e non ho trovato nessuna regola che vieti di ripresentarsi Mi chiamo Matteo, sono nato vicino Roma nel 1984. Ho iniziato a scrivere nel 2008 con un blog di pensieri, fondamentalmente come unica via di fuga da situazioni familiari un po' complicate. Nel 2012 ho pubblicato un piccolo romanzo (che oggi definirei breve) con una Casa Editrice a pagamento: scelta fatta con ignoranza, ma dettata dalla buona fede di chi pensa che "se si paga allora il servizio è ottimo!". Il romanzo che ho pubblicato nel 2012 ha venduto circa 200 copie, purtroppo non fui seguito per nulla dalla CE e dovetti organizzarmi per il 99% delle presentazioni e delle recensioni avute (devo dire più che buone). Da qualche anno scrivo narrativa breve e pubblico i miei racconti su un blog, con regolare certificato di paternità opera tramite un servizio di tutela di diritti d'autore. Con gli stessi racconti ho partecipato a un po' di concorsi, premiato una trentina di volte. Nella vita mi occupo di spedizioni internazionali, gioco a sitting volley (la pallavolo paralimpica, no, non sono disabile ma fino alla serie A si gioca misti normo + disabili); ho vinto uno scudetto nel 2018, vice-campione d'Italia 2019, secondo in Coppa Italia 2020 e neo campione regionale Lazio. Non sono un buon lettore, non conosco la letteratura, sono di una ignoranza spaventosa se si parla di libri e di autori, così come sono totalmente sprovveduto e ignorante in tema di editori, agenti, freelance, case editrici e simili. In generale trovo che ci sia troppa gente che pensa di essere un grande scrittore e che se la prende un po' troppo a male se le case editrici rifiutano le loro proposte, anche qui in molte discussioni lette ho trovato questo tipo di approccio. Non capisco le persone che si inalberano quando inviano un manoscritto e pretendono risposta, anche in caso negativo: insomma, nella vita lavorativa avremo mandato centinaia di volte il curriculum e nel 99% dei casi le aziende ti cestinano, credo che fondamentalmente le case editrici o gli operatori del settore abbiano lo stesso approccio. Credo che effettivamente se per ogni invio di materiale ci fosse una risposta, e questa risposta desse luogo ad un ulteriore botta e risposta allora i tempi di valutazione passerebbero dai quattro - sei mesi a circa tre o quattro anni. Spero di non aver sbagliato nel ripresentarmi, ci tenevo. Ciao a tutti
  22. 1 punto
    @FranCorvo , è probabile che tu non riesca a trovare il topic della casa editrice perché alcune EAP hanno chiesto espressamente di non essere citate qui. Se vuoi puoi scrivermi di quale si tratta in privato. Se invece è proprio assente dalle liste puoi inserirla tu stesso in "Da testare", seguendo lo schema indicato dal regolamento di sezione.
  23. 1 punto
    Tutto sì, ma la parrucca è veramente degradante e denota scarsa autostima, così come il riporto e via dicendo. Meglio un taglio da militare tedesco. Ma poi, scusa, perché ce l'hai con i camerieri? O peggio, perché fai capire che vendere i propri libri all'autogrill sarebbe degradante? Nel leggere il tuo post, ho avvertito un misto di militante di sinistra vecchia maniera (con il poster del Che sopra il letto) e una snobb aristocratica. Comunque concordo che un editor dovrebbe aiutare, eventualmente, nella potatura e astenersi dall'estirpare un roseto di BlueMoon per sostituirlo con delle rose rosse.
  24. 1 punto
    Ci sono altri aggiornamenti a riguardo: nel settembre 2017 ho stipulato un altro contratto di rappresentanza editoriale con la Costantino nella speranza di trovare un editore sul mercato anglofono che potesse distribuire il mio romanzo tradotto in inglese. Si è offerta lei di assumersi l’incarico, poiché io avevo chiesto se conosceva qualcuno che aveva già esperienza a livello di rappresentanza sul mercato inglese, mi risponde dicendo che può farlo lei tranquillamente. Accetto, pur con delle remore, non sapendo a chi altro rivolgermi, e nonostante delle esperienze pregresse con lei non proprio esaltanti, pagando 1000€ per un anno di rappresentanza. Risultato: la Costantino in data giugno 2018 ancora non mi ha fatto sapere niente. A molte mail non rispondeva. Chiedo spiegazioni più volte, imputa il tutto alla maternità, cosa che comprendo. Arrivati però a tre mesi dalla scadenza del contratto, inizio a preoccuparmi perché ancora zero aggionrnamenti. Le risposte sempre telegrafiche e prive di empatia. Quando mi innervosisco, si altera minacciando rappresaglie legali e denuncia, qualora dovessi parlarne male, volevo recedere dal contratto causa inadempienza. Fa nuovamente e scaltramente appello alla maternità. Alla fine raggiungiamo un accordo, una proroga di circa 6/7 mesi, con delle clausole che le impongo di rispettare. Qualche giorno fa mi arriva la sua risposta che purtroppo le agenzie che lavorano con la lingua inglese aprono agli invii spontanei dei manoscritti solo un tot di volte l’anno, intervallo di tempo limitato (meno male che aveva esperienza: ma prima di assumerti l’incarico e di farmi buttare 1000€ queste cose non potevi dirmele?! L’esperienza dove sta?!) e che mi darà qualche contatto poco prima della ormai prossima scadenza del contratto che non ha portato a nulla, sennò alla perdita di 1000€. Da inserire nella lista nera proprio direi
  25. 1 punto
    hai ragione @Marco ML , perfettamente ragione. un editor è serio se lavora così: legge gratis il testo (non tutto, ma bastano pochi capitoli per capire le qualità di un testo) e poi ti dice: lascia perdere oppure ti dice, ok ci lavoriamo e il costo è questo, dopodichè il testo sarà pronto per la proposta agli editori. se questo editor fa parte di un'agenzia di rappresentanza, devono (devono) portarti loro dagli editori. e guadagnano solo sulle vendite. fine tutti gli altri stanno solo prendendo i tuoi soldi, e nel tuo caso, i tuoi sogni. però ascolta, riguardo all'appendere la penna al chiodo, hai scritto un libro (fatica immane, lo so) l'hai rieditato ecc ecc e non sei riuscito a farlo pubblicare. e allora? scrivi solo per farti pubblicare? o scrivi perchè ti piace raccontare storie? se è la prima, allora ok. ma se è la seconda, stacca quella penna dal muro e scrivi altro. andrea de carlo, che conosco, ha scritto 3 romanzi prima di esser pubblicato col quarto (e con parere sfavorevole di calvino, da quello che mi ha raccontarto). in seguiot ha riletto i primi 3 romanzi e ha compreso che non erano pubblicabili. nessun pittore dipinge un solo quadro e poi spera di venderlo a un miliardo. ne dipinge centinaia. il mio percorso: sto finendo il terzo libro. il primo: da buttare. il secondo: buono, qualche trattativa in corso, chissà come finirà. il terzo, per me è ottimo. vederemo. dacci dentro
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