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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 20/09/2019 in tutte le aree

  1. 3 punti
    Non entro nel merito della pertinenza o meno della discussione in questa sezione. Penso che l’obiettivo del lavoro con Chiara stia nella possibilità di migliorare un testo con delle valutazioni mirate e professionali e di poter essere segnalati contemporaneamente a più agenti (cosa che, da soli, diventerebbe certamente più lunga in termini di tempo e magari meno efficace).
  2. 3 punti
    Per rimanere in tema, - Ti è piaciuto il film? - No, il gatto non si è visto mai! Le parole di mia nipote dopo:"come un gatto in tangenziale"
  3. 3 punti
    Ti vorrei solamente ricordare che Umberto Eco (RIP) si serviva di ben 7 (sette) editor e non so quale sia la tua opinione su Eco come scrittore, ma credo che la maggior parte di noi non avrebbe dubbi nel definirlo uno scrittore professionista. Era un perfezionista, lo possiamo dire, e conosceva una delle prime verità sullo scrivere: nessun scrittore è in grado di vedere le proprie pecche quanto un buon editor. Detto questo, è ovvio che la funzione dell'editor è quello di trovare le eventuali pecche, mentre spetta sempre allo scrittore effettuare le correzioni, proprio per una questione di stile.
  4. 3 punti
    Stando al contratto avrei dovuto ricevere tre rendiconto vendite e due pagamenti diritti d'autore. A oggi non ho visto assolutamente nulla, come del resto nessuna promozione nè presenza fisica del libro nelle librerie che loro definiscono "partner". Pensateci qualche minuto prima di cedere a questi stampatori tutto il tempo, la passione, la fatica che vi sono costati scrivere un romanzo.
  5. 2 punti
    Davvero? È molto curioso. Non è stata questa la mia esperienza. Io ci sono riuscita a farmi rappresentare da loro via il form di mezzanotte :-) Ed era una esordiente sconosciuta. Risultato in meno di 4 anni: due romanzi venduti in Spagna (sono spagnola) + uno anche pubblicato da Sonzogno. È solo la mia esperienza, ma sono 100% sodisfatta con questa agenzia.
  6. 2 punti
    Per me ogni incongruenza è lecita, se suggestiva. "Non mi accorsi di morire. Me ne feci una ragione quando vidi le persone piangere al mio funerale. C'erano…". Perché no?
  7. 2 punti
    Lo fece anche Agatha Mary Clarissa Miller, la quale pubblicò tanti gialli col nome "Agatha Christie" e sei romanzi rosa con lo pseudonimo "Mary Westmacott". Nel suo caso, diventò famosa solo per un nome e rimase poco conosciuta (o semisconosciuta, fai tu) come Mary Westmacott
  8. 2 punti
    @Fraudolente sì, pseudonimo: il lettore appassionato a uno scrittore è spesso un abitudinario travestito da avventuriero e non perdona i cambiamenti repentini, nel nuovo testo cerca ciò che ha apprezzato del precedente. Però è anche vero che un cambiamento potrebbe allargare la platea. C'è da dire che a volte un lettore deluso diventa un lettore seriale giusto per dimostrare di aver ragione in merito al cambiamento in corso: legge lamentandosi, ma legge; più legge e più ha ragione, ma legge; la lamentela è un cibo assai prelibato e talvolta si è disposti a spendere per procurarsene, quindi legge. Concludendo, hai lo stomaco per reggere le lamentele?
  9. 2 punti
    No, @Bambola c'è un po' di confusione... Qui si riportano le esperienze con le agenzie letterarie, tanto è vero, che anche sul sito di quest'agenzia troviamo una pagina apposita: Agenzia letteraria Beretta Mazzotta In più questa agenzia, si appoggia ad altre (Quali?) per il medesimo scopo... Questa "valutazione" è a pagamento. Il servizio di Editing, invece, lo troviamo qui: https://www.berettamazzotta.it/servizi-agenzia-editoriale/editing/ Quindi, le esperienze che ci possono legare in qualche modo a Chiara, sono molteplici... Ci sarebbe anche un blog: Bookblister Dovremo riportare, sempre qui, esperienze legate al blog? Restando in tema di agenzie letterarie, invece, mi piacerebbe argomentare di esperienza riferite proprio a questa forma di "doppia" rappresentanza, perchè si passa da due agenzie (Beretta Mazzotta + X), tu ne hai avute? Grazie.
  10. 1 punto
    E dopo averne seccati sette, finalmente un romanzo di qualità. Ho potuto dare il mio primo 10. Per i cacciatori di indizi: Roma, malavita e delinquenti non convenzionali. E neanche è il mio genere... Spero che gli ultimi due testi che mi rimangono da leggere mi riservino qualche altra buona sorpresa.
  11. 1 punto
    Non vedo la sua presentazione all'ingresso. Il link rimanda alla pagina di un editor, dovrebbe correggerlo o riportarne uno corretto.
  12. 1 punto
    Ciao @Lemmy Caution, io penso che, per una corretta informazione anche sul WD (taggo nuovamente @ElleryQ perchè aveva già partecipato in questa discussione) e in quanto su questo punto siamo tutti d'accordo, la Beretta Mazzotta Agenzia Editoriale non sia a tutti gli effetti un'Agenzia Letteraria. Ora che i testi sui quali lavora possano poi trovare una strada per la pubblicazione, non in maniera diretta, ma sempre previo consenso di un altro intermediario, ci porta alla conclusione che non esistono dei rapporti con le case editrici, come riportato sul sito: Quindi la discussione, secondo il mio parere, non ha ragione di essere qui inserita tra le agenzie letterarie, sempre dal suo sito come riportato in precedenza: Diciamo che Chiara delega queste occupazione a un vero agente letterario: è questo il punto. Poi possiamo discutere degli altri servizi che mette a disposizione, ma la sezione mi sembra quanto meno sbagliata.
  13. 1 punto
    Ma sì, qualcuna è già arrivata con gli altri cambiamenti... Vedrò: finisco di correggere con calma e poi deciderò. Questa potrebbe essere la soluzione.
  14. 1 punto
    @Fraudolente In questo tuo caso specifico, almeno io, non cambierei nome... Al massimo scriverei del cambiamento eventualmente in "quarta di copertina" o nella descrizione del libro; ma ancora meglio in una "introduzione" apposita che magari è possibile visualizzare gratuitamente come parte di estratto tipo negli ebook. D'altro canto, se temi un "fallimento" rispetto a un pubblico affezionato, ci potrebbe anche stare, ma con un nuovo nome ripartiresti da capo... Io credo che l'autore sia l'autore e segua il suo percorso artistico... è giusto è bello che il pubblico, tanto più se affezionato, esprima la sua opinione anche di "non cambiamento", ma questo ti impedirebbe di esprimerti totalmente come autore o seguire strade diverse. Mi viene in mente Bob Dylan, tanto per citarne uno... quando smise di fare dischi di stile "country", metà del suo pubblico lo odiò, addirittura volevano "ucciderlo", tanto forte era in loro il senso di "tradimento"... ma fece quello che sentiva di fare nel suo percorso artistico e alla fine (che piaccia o meno) ha segnato tappe importanti nella musica mondiale, senza cambiare nome ad ogni evoluzione. Credo che sia giusto che anche il pubblico possa provare a seguire un artista nei suoi cambi stilistici, se poi non piace, amen... magari piacerà a qualcun altro. Ciao!
  15. 1 punto
    Khellogs: cereali salutari. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  16. 1 punto
    Sì, appunto, speriamo che Chiara sia spostata dallo staff negli editor con possibilità diciamo "aggiuntive", ma di fatto parliamo di un ruolo diverso. Onestamente, io ancora non conoscevo un intermediario che ti rappresenta presso gli agenti editoriali, un po' come potrebbe esistere il "lettore professionista" che poi ti rappresenta a dei veri editor. Grazie e buona serata.
  17. 1 punto
    Ognuno ha le proprie idee, credo di aver già espresso questo concetto in un altro topic, quindi scusatemi, ma per rispondere a @TuSìCheVale Ribadisco, Chiara non è un'agente, quindi la Rotundo non è il secondo agente, bensì l'agente al quale Chiara si era rivolta, ora Chiara lavora con più agenzie, quindi pagando la sua scheda di valutazione e lavorando insieme a lei sul testo poi le possibilità si moltiplicano. Se invece si propone il manoscritto alla classica agenzia che si fa pagare e poi ti dirà se ti rappresenta oppure no succede che: 1) abbiamo un solo agente come inerlocutore 2) alla scheda di valutazione anche se ben fatta di solito non segue un nuovo confronto dopo che l'autore ha revisonato il testo
  18. 1 punto
    Ciao @Bambola, io cercavo principalmente un'agenzia letteraria ai fini di una rappresentanza editoriale e non un editor, le due cose sono differenti per chi conosce il mondo dell'editoria. Sarebbe meglio parlare qui in riferimento alle esperienze legate alla rappresentanza, vista la sezione propriamente indicata dal WD come "Agenzia letteraria" e magari nella sezione "Freelance" discutere delle sue competenze da editor, come del resto fatto da tutti gli utenti proprio in quella sezione. Magari @ElleryQ può venirci incontro su questo punto, dato che nei "Freelance" trovo la dicitura "Per trovare l'Editor...". Quindi, ritornando in tema, la rappresentanza passa da una scheda di lettura a pagamento, niente di nuovo o di "esaltante", secondo il mio punto di vista.
  19. 1 punto
    Scusate l'intrusione, ma avevo sentito di questo bizzarro metodo di spedizione dei manoscritti e la cosa mi aveva alquanto incuriosito. A una Fiera mi è capitato di parlare con un Autore della Meucci (visibile tra i pochi che rappresenta sul suo sito) e chiedergli, tra un sorriso e l'altro, perché quel sistema. Mi ha spiegato che è solo un modo per stare sulla pubblica piazza, che non ci riesce quasi nessuno, tranne Speedy Gonzales della tastiera, e che la Meucci fa ricerche tra il self-publishing e altri canali non ufficiali (suppongo blog e Facebook) infiltrandosi sotto mentite spoglie come un agente (sic!) segreto (e aggiungo, poco letterario).
  20. 1 punto
    Sì nel mio caso la cosa si può tranquillamente camuffare. Il cantante in questione per me è stato solo l'ispirazione, la scintilla diciamo, ma nel momento in cui inizia la storia tutto quello che accade è frutto della mia fantasia, e facendo riferimento a lui solo rispetto a determinati dettagli comuni però a praticamente la maggior parte dei cantanti del suo calibro non dovrei avere problemi. Non faccio riferimento alle canzoni o ad altri fatti reali accaduti a lui spudoratamente riconoscibili... Forse potrei rischiare solo con la descrizione fisica... Però se fosse solo quello non penso proprio che avrei problemi...
  21. 1 punto
    «'giorno, Fraudolente».
  22. 1 punto
    Ciao @Fraudolente Il mio parere è scrivere il testo così: «Buonasera signora.» Adele lo ricambiò con un fioco: «'sera...» Antepongo i due punti alla risposta di Adele, e sera lo scrivo con iniziale minuscola appunto perché è una parte di una parola (Buonasera) e non l'intero, che è comunque sottinteso dall'apostrofo.
  23. 1 punto
    @Fraudolente Sì, se è il troncamento del saluto devi anteporre un apostrofo.
  24. 1 punto
    Sicuramente c'è più confusione in Italia, ma anche lì non si scherza. Come ho fatto notare, il Proofreading e il Copy Editing sono molto simili ed è una distinzione pressoché inutile. I compartimenti stagni possono aiutare solo nella teoria, per cominciare; nella pratica sono inutili. E nel caso qua sopra ho fatto chiarezza, al contrario di te, che scrivi sempre termini inglesi che spesso nessuno capisce. Quello che non spiega mai niente e parla alla sanfrasò sei tu, eh mica io. Se vuoi far capire alle persone certe cose secondo la tua filosofia, dire che devono fare foreshadowing, copy editing e paragraphing e tutte quelle belle paroline che piacciono a te, poi ti tocca spiegarle o almeno provarci, e farlo con chiarezza, non scrivendo una solfa esterofila che finisce a capodanno. Altrimenti sei solo un parolaio: tiri lì certe parole e bon, ciaone. Mi hai costretto nel senso che parlando spesso a vanvera mi viene da intervenire e spiegare a chi non ci capisce niente, perché alle volti parli proprio a vanvera, perdonami. Questa è un'altra affermazione tirata lì a caso, senza cognizione di causa. Si parla spesso di editing su questo forum, invece, e pure nel dettaglio. Solo perché non usiamo le belle paroline inglesi non significa che parliamo del niente, sai. E mi fa piacere che questo ti abbia aiutato, e anch'io sono certo che possa essere utile agli altri, per cominciare. Se poi cominci a scrivere con queste idee in testa come fossero dei mantra o dei dogmi (dai questa impressione), partorirai testi tecnici, asettici, banali per forza di cose.
  25. 1 punto
    Non capisco come sia possibile che ogni volta che interviene @JPK Dike si finisca a parlare di editing, oltretutto con le sue idee strampalate ed estremamente confuse. I termini inglesi con cui gli piace affrontare questi argomenti (esistono in italiano, mio caro JPK; e se non esistono traducili) delimitano l'editing in compartimenti stagni, un po' come funziona per l'italiano "editing strutturale", "editing contenutistico", "editing stilistico"; e ancora altre categorie come "editing leggero", "pesante" oppure di "editing di stacippa" (scusate, non mi sono riuscito a trattenere). Chi fa queste distinzioni prendendole per categoriche e/o oro colato, non è del mestiere oppure è un professionista o agenzia che per motivi economici e di tempo deve fare distinzioni che nella pratica hanno poi poco senso. Metto un poco di ordine e parto con le definizioni (mi manterrò sul semplice). Attenzione! A parte le definizioni, che potete tranquillamente trovare su internet, sono tutti pensieri miei. Potreste non condividere la mia filosofia ma ci tengo a fare un po' d'ordine per chi queste cose non le mastica. Developmental Editing (letteralmente "editing dello sviluppo", qui in Italia conosciuto come coaching, book coaching e similari; attenzione a non confonderlo con quello che qui in Italia chiamano "editing strutturale", che è una roba ancora diversa). Se il romanzo è ancora nelle fasi iniziali e l'autore non è sicuro di come lo vuol strutturare, può chiedere a un editor di aiutarlo a farlo. Con idee, pareri sulla stesura, direzioni da prendere, target di riferimento, taglio stilistico, di trama e chi più ne ha più ne metta. Questo è essenzialmente "coaching", che sarebbe un po' come avere di fianco un co-autore o nei casi più estremi un ghostwriter. Per quanto mi riguarda è essenzialmente inutile; uno scrittore senza idee e che non sa dove andare a parare, meglio che cambi hobby e/o mestiere o che assuma direttamente un Ghost Writer e faccia scrivere la storia a qualcun altro. Io non ho mai proposto di fare questo tipo di "editing", perché per quanto mi riguarda è poco utile alla crescita di un autore, che sarebbe incredibilmente influenzato. A me piace pensare a uno scrittore, durante la prima stesura, nei termini in cui lo definisce King: un uomo in una stanza chiusa. Solo dopo la prima stesura quella porta può essere aperta e ricevere influenze esterne, altrimenti il testo sarà contaminato fin dall'inizio. Line Editing (letteralmente "editing di linea" che sarebbe l'editing "riga per riga"). C'è poco da dire: questo è un editing che passa al microscopio il testo: grammatica, sintassi, ortografia, fluidità del testo. L'Editor potrebbe in questo caso proporre modifiche a intere frasi oltre che per singole parole. Questo tipo di editing interviene anche su consigli riguardo a trama, personaggi o ambientazione. Copy Editing (letteralmente "editing in copia"?) Nella pratica si tratta dell'editing "riga per riga" o line editing senza però la parte contenutistica, cioè senza pareri su trama, ambientazione, personaggi, eccetera. Per me è anche questo essenzialmente inutile perché sarebbe il fratello "ben vestito" della correzione di bozze (chiamata in inglese "proofreading" e che si occupa solo di refusi ed errori di punteggiatura). Per metterla in parole povere, sarebbe una correzione di bozze che sconfina in pareri sulla fluidità del testo e sintassi. Ora che sapete queste definizioni, su quelle italiane nemmeno mi ci butto perché tanto ogni agenzia / professionista dice una cosa diversa. Chi parla di editing formale (impaginazione ed estetica), chi di strutturale (cioè intervento solo sulla struttura del testo: trama/fabula e taglio di scene - eventi), chi di contenutistico (dialoghi, personaggi, intreccio), chi di stilistico (che agisce solo sulla forma), chi di editing "profondo" (che contenga editing strutturale e contenutistico e stilistico) o "leggero" (formale e stilistico). Io mi limito a dire una sola cosa: esiste un solo tipo di editing ed è quello di cui ha bisogno il testo. Un testo già scritto, non in fase di scrittura; un testo che abbia una trama e un finale già concluso. Un romanzo dopo la prima stesura (o anche la seconda o terza dello stesso autore, perché no). Solo lavorando sul testo si può capire di cosa c'è bisogno, non si può decidere a priori di agire per compartimenti stagni, non è professionale. Ed è per questo che per me (ripeto: per me!) tutto quello che ho spiegato qui sopra è totalmente inutile: aggiungere aggettivi a quello che si chiama semplicemente "editing" è superfluo, fuorviante, complica le cose senza alcun senso. Serve solo per dire alle persone di sborsare un euro di più o un euro di meno già prima di aver lavorato. La mia filosofia è quella di leggere qualcosina del testo in questione (sinossi e qualche pagina) ed effettuare una tariffa su un range unico non rispetto alla scelta di cosa andare a toccare - quello non lo si può sapere prima, e chiunque vi dica il contrario senza aver letto l'intero testo è un pagliaccio! - ma rispetto al testo stesso. E poi effettuare l'editing. L'Editing, quello con la E maiuscola, cioè quello che comprende tutto, forma e contenuto, rispetto - ripeterei all'infinito - a quello di cui ha bisogno il testo stesso. C'è bisogno di lavorare sullo stile perché la trama è una bomba? E sia. C'è bisogno di lavorare sulla trama, perché lo stile è buono? E sia. C'è bisogno di lavorare su entrambi (in diverse percentuali di approfondimento) perché il testo ha bisogno di entrambe? E sia! Bisogna distinguere (certo) tra editing, correzione di bozze e valutazione editoriale. Tutto il resto per me è fuffa.
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