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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 11/07/2019 in tutte le aree

  1. 7 punti
    Ragazzi, per dei motivi personali, ho la mamma in ospedale da stanotte e la mia testa è una grande confusione, avevo pensato di ritirarmi dal contest ma non mi sembra giusto farlo a pochi giorni dalla fine. Per tanto finirò di leggervi e poi voterò, ma non sono in vena di commentare e vi chiedo scusa in anticipo.
  2. 2 punti
    Rispondo ridendo ripetutamente @Vincenzo Iennaco @Alba360 Risotto radicchio! Recioto rosso. Rifiuto ravanelli rosacei, ributtanti. Ravano rotoli ripieni. (Rutto riservato.)
  3. 2 punti
    PORTATA PRONTA: PERICOLO PUBBLICO - Proprio provola per primo? - Perché? - preferisco propendere per paccheri porcinati. - Pacatamente propongo papera panata, parlo per partito preso, paradossalmente. - Porti pure pasticcio pistacchioso, pour parler, prediligo pastosità. - Prrrrrrrrrrprofano palato posticcio, purulenta pustola puzzosa. @Vincenzo Iennaco ti ho fregato l'idea avanti con la R
  4. 2 punti
    Credo che tutti quelli che ci provano si sentano "all'altezza" o almeno ci sperino... e il silenzio e l'attesa sono duri per tutti. Ma se non sarà qui, be', che dire, sarà da un'altra parte...
  5. 2 punti
    Certo, mi è capitato. Posso dire quello che è successo nel mio caso e con la mia agente (il che non conferisce nessuna - ripeto forte è chiaro: nessuna - garanzia/prova/certezza ecc. che questo succeda ad altri e con altri agenti: sono questioni che presumo vengano discusse e risolte di volta in volta e da persona a persona). Dopo avermi piazzato il primo romanzo con Rizzoli, ha scartato il secondo: non le piaceva, a suo avviso era invendibile a una grossa CE e troppo di nicchia. Cosa ho fatto? Ne ho scritto un terzo e stiamo lavorando su quello. Riguardo al secondo? Non ho mai approfondito. Mi ha detto di lasciarlo perdere, per il momento, e così ho fatto. Considera che è un romanzo che hanno letto altri "addetti ai lavori", non però così inseriti come la mi agente. A loro piaceva, e molto. Non è un romanzo che avrei alcun tipo di difficoltà a piazzare in qualunque CE di fascia medio piccola, immagino... ma è un romanzo che non è adatto, al momento, a una grande CE. Perché? Perché è una distopia un po' alla King, un po' politica... un qualcosa che nessun esordiente può permettersi di presentare a una grande CE. Indipendentemente da quanto io sia affezionato a quel romanzo, in questi casi si analizza il testo con tutto il distacco del mondo e ci si affida a chi ha più esperienza. Il romanzo in effetti non va bene: nulla da dire su come è scritto e tutto, ma manca qualcosa per renderlo interessante per un pubblico generico (bada bene: se sei famoso, tutto è interessante agli occhi del "tuo" pubblico. Se fossi famoso come King, per dire, quel romanzo andrebbe benissimo così come è). Ora, il concetto che ho capito è questo: fra due mesi esco con Rizzoli col romanzo X, di esordio. Si vede come va il romanzo. Partiamo dall'ipotesi estrema in positivo: vendo 100mila copie e divento un caso. Sto sicuro che la mia agente, in quel caso, riuscirebbe a piazzare anche la mia lista della spesa. Sono ragionevolmente certo che in un paio di settimane piazzerebbe quel secondo romanzo Y al momento "invendibile" e tutti i racconti e bla bla. Ma siamo nell'ottica del: ho vinto la lotteria. Passiamo quindi a uno scenario più ragionevole: vendo poco, come quasi tutti quelli che hanno la fortuna di esordire con una big. A quel punto sarà, spero, pronto il romanzo Z, il terzo, che sto aggiustando con l'appoggio della mia agente (lo appoggia perché in questo crede, al contrario di Y che mi proprio detto di "tenerlo lì buono"). E il romanzo Y? Lo sto riscrivendo. Se e quando riuscirò a renderlo migliore di come è ora, lo riproporrò alla mia agente. Alla domanda legittima: ma se tu volessi piazzarlo per conto tuo a una CE magari più piccola? non so rispondere. Il contratto mi vincola, non potrei. Potrei però chiedere un contratto diverso, un contratto che, per dire, consenta alla mia agente la discrezione di leggere tutto ciò che scrivo e di scartare o meno quello che vuole, lasciandomi poi ciò che scarta in modo che io possa farne ciò che voglio? Certo, potrei. Ma non lo farò. Perché sarei di una presunzione colossale se, a questo punto del mio percorso, mi considerassi "arrivato", mi considerassi in grado e nella condizione di dire che il professionista ha torto e io ragione. L'editoria è un processo lungo, faticoso e spesso feroce. Lo scrittore - a meno che non sia un caso mediatico per affari suoi tipo uno youtuber ecc - deve faticare molto e avere tanta pazienza. A costo di stare "fermi" 3-4 anni. Io scrivo molto, e senza voler fare il falso modesto, so di scrivere bene. Potrei far uscire e pubblicare un romanzo all'anno con qualunque piccola CE dignitosissima. Però adesso ho la possibilità di provare ad approcciarmi al mondo del professionismo, e quindi sto zitto e buono e gioco secondo le regole dei professionisti. Quelle regole prevedono che io sia paziente, umile e ricettivo verso chi lavora nell'ambiente da anni. E così sto facendo. Poi? Mi concedo altri 3-4 anni. Andrà bene? Ok, avrò avuto ragione. Andrà male? Ok, ci avrò provato. Avrò rallentato 3-4 anni, intanto avrò un 2-3 romanzi nel cassetto invece di 6-7... poco male: saranno più curati. A quel punto? Cercherò una CE piccola e adatta alle mie esigenze - evidentemente senza agenzia, perché non avrò "sfondato" e non i servirà più - e scriverò un romanzo all'anno, cercando di mantenere uno standard elevato, per quel che potrò.
  6. 1 punto
  7. 1 punto
    Con il caldo che fa, non mi è venuto in mente di controllare la sua età... In ritardissimo, un augurio affettuoso!
  8. 1 punto
    @Bango Skank grazie per i tuoi interventi! @miwalolita di quale agenzia si tratta? E quale ce del gruppo Mondadori? Se puoi e vuoi dirlo ovviamente.
  9. 1 punto
    AA.VV. Viaggio attraverso un secolo di premi No-Bel per la letteratura. Guida agli scritti peggiori degli ultimi cent'anni. Disponibile in cartaculaceo. 6500 p., Bruttura Fallo pure esse' turpe Editore.
  10. 1 punto
    1042 Fiaccola: nana luminosa che esercita si bordi dei marciapiedi del bosco. GUCROEEZPBDQALIHVTMFNS Talia
  11. 1 punto
  12. 1 punto
    Ciao a tutti/e. Sono di nuovo disponibile come beta reader. Non leggo fantascienza e fantasy, ma tutto il resto sì. Chi desidera contattarmi mi scriva pure un mp.
  13. 1 punto
    Peccato, non sono riuscita a partecipare... non ero per niente soddisfatta del mio racconto e alla fine ho preferito farlo sedimentare Ci riproverò il prossimo anno! In bocca al lupo a tutti quelli che hanno partecipato
  14. 1 punto
    Isola d'erba: meta turistica per chi vuole un po' di divertimento e viaggi fantastici. Un'ipotesi storica è che si volesse mandare Napoleone in esilio lì e hanno messo una consonante sbagliata al momento della trascrizione: fosse andata così niente Waterloo, sai che gli fregava! KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY 
  15. 1 punto
    http://www.liae.it/manoscritti lettura 3mium. beh, che dire? ho pagato, nessuna risposta....................................
  16. 1 punto
    A 23 anni pubblico fotomontaggi su instagram e su un forum per aspiranti scrittori. Punto mio. Faccio la triennale da tre anni e mi resta ancora una quindicina di esami prima di iniziare a pensare alla tesi. Punto mio. No, i soldi li chiedo a mammina santa mia. Quando non ho voglia di fare la spesa derubo il mio coinquilino e poi lo prendo in giro. Punto tuo. X Non ci provo con una ragazza da quando ho offerto il panino al tonno alla mia compagna di banco, a quattordici anni. Oggi mi limito a farle ridere, non sempre di proposito. Ok, quasi mai. Ah, è una gara a chi fa meglio? Ahi. Allora è tua. Grazie a tutti b(r)oviny
  17. 1 punto
    Questa cosa, delle espressioni da evitare assolutamente, la leggo spesso. Ieri sono capitato in un gruppo FB dove dicevano che non si devono scrivere "perciò" e "cosicché". In altri posti dicono di evitare gli aggettivi. Altrove dicono che gli avverbi in -mente si devono evitare. E tanto altro di meraviglioso che la mente umana può partorire. Praticamente ognuno detta le sue regole di buona scrittura. Perché non posso scrivere "alla fine" se una cosa avviene alla fine? Perché non posso scrivere "dopo mezz'ora" se una cosa avviene dopo mezz'ora? Sto scrivendo un libro. "Dopo mezz'ora Giovanni, con i pantaloni rossi, lentamente avanzò nella neve". Oh my god! 'Spetta, dysk, su Internet dicono che non devi scrivere aggettivi, toglici "rossi". Allora modifico la frase: "Dopo mezz'ora Giovanni, con i pantaloni, lentamente avanzò nella neve". Eh no, dysk, c'è un avverbio in -mente, toglilo. Allora vado con questa: "Dopo mezz'ora Giovanni, con i pantaloni, avanzò nella neve". «Io l'ho tolto,» gli dico «ma la camminata lenta indica che lui non è l'assassino, mentre se la camminata è veloce, l'assassino è Giulio. Come faccio? Okay, ci metto "arrancò"». Modifico la frase così: "Dopo mezz'ora Giovanni, con i pantaloni, arrancò nella neve". «E no, dysk, così non va» fa lui. «C'è un passato remoto che termina in "ò", toglilo.» E io modifico la frase: "Dopo mezz'ora Giovanni, con i pantaloni, dovette arrancare nella neve". «Toglici pure il "dopo mezz'ora"» Riformulo la frase così: "Giovanni, con i pantaloni, dovette arrancare nella neve". «Uhmm... ma anche quel "dovette" non suona bene, toglilo.» La frase diventa: "Giovanni, con i pantaloni, arrancare nella neve". Via di questo passo la frase diventa: "Giovanni, con , neve". «Bravo, dysk! Così è perfetta: non ci sono avverbi, "dopo mezz'ora", aggettivi, passati remoti... Direi, frase da manuale! Complimenti!» Poi, quelli che si lamentano che gli scrittori aspiranti scrivono tutti nello stesso modo, hanno ragione. Insomma, l'eccesso di regole fa danni. Magari fa sentire lo scrittore una sorta di Stefano Re (Stephen King ), ma rende lo scritto vomitevole. Ciò che va stigmatizzato, secondo me, è l'abuso di certe frasi o strutture, non l'uso. Se scrivessi "dopo ventinove minuti più uno, un felice Giovanni mio fratello, lentamente e prodigiosamente, nonché faticosamente, camminava nella fredda neve dura" sarebbe giusto mandarmi a quel paese, e io arrogantemente ti risponderei arrabbiato e irato, con voce alta e velocemente, che "a quel paese devi andarci tu" Ognuno di noi ha le proprie idiosincrasie linguistiche. Io, per dire, non sopporto i "quant'altro" alla fine degli elenchi, espressioni come "a me preoccupa che", "a me spaventa che" e simili, e nemmeno "ci vediamo settimana prossimo" in luogo di "ci vediamo la settimana prossima", i "briffare", "schedulare". Neanche gli "stoppare" mi vanno giù o i "processare" al posto di "elaborare" ("processare" in italiano significa "sottoporre a processo", in inlgese "to process" significa "elaborare"). Eccetera.
  18. 1 punto
    1039 Vaffan'nano: nano rompipalle allontanato in malo modo GUCROEEZPBDQALIH V TMFNS
  19. 1 punto
    Ecco, io chiaramente non posso parlare per @AdStr , ma personalmente credo che si tratti di un atteggiamento, una disposizione mentale alla curiosità, all'ascolto: in questo senso, il mondo entra dentro te, per poi permetterti di ritrovarlo quando ti rivolgi al tuo interno. Per fare un esempio concreto: molti tendono a semplificare brutalmente le loro esperienze appiccicando delle semplici etichette su ciò che vedono. La stanza dove sto scrivendo potrebbe essere descritta con poche semplici formule, tipo ""librerie stracariche, mobili di stili diversi, oggetti accatastati in vari posti, ciarpame un po' dappertutto." Ma io, dato che conosco la storia di ogni oggetto qui dentro, posso spiegare le ragioni, buone o cattive o banali, per cui ogni cosa è in quel determinato posto, perché ci è entrata, che ruolo ha nella mia esperienza: la camera che vedo è più complessa e completa di quella descritta nella frase precedente. E, se la prossima volta che entro in una stanza sconosciuta, provo ad applicare gli stessi concetti, e a chiedermi come e perché quell'oggetto si trova lì, vedrò una stanza decisamente più ricca e viva di quella che avrei osservato altrimenti. Ripeti più volte questo gioco, e, quando ti toccherà descrivere la camera di un tuo personaggio avrai a disposizione una miriade di possibilità, non tanto come tipo di oggetti, quanto di significati (o, come caso particolare, la loro assenza) di cui possono caricarsi. E stiamo parlando di qualcosa di molto prosaico come una stanza: se immagini di estendere questa attitudine verso esperienze e situazioni più emotive e personali, penso sarai d'accordo anche tu che la tua mente e la tua immaginazione si arricchirebbero al punto che, se ti chiuderai su te stessa per trovare ispirazione, avrai un mondo intero a disposizione per cercarla.
  20. 1 punto
    Lavorando tutti i giorni con la Pubblicità su Facebook, mi sento di dire solo una cosa: sponsorizzare random post e contenuti non serve a niente e creare un post "virale" che raggiunga il maggior numero di persone possibili (ovvero sparare nel mucchio e sperare che qualcuno compri) non è così immediato. Quello che davvero serve alla base è la strategia. L'obiettivo è vendere il nostro libro, ok, ma come? A quale pubblico specifico? Sto raccogliendo le testimonianze di chi ha già letto il mio libro? Sto creando contenuti che possono incuriosire il mio target? Ho un blog di supporto? Offro qualcosa alle persone prima dell'acquisto (ad esempio un estratto)? Indirizzare i propri sforzi all'allargamento della propria fanbase non ha sempre senso. Chiaro, i fan della pagina aumentano l'autorevolezza, ma non è raro vendere servizi molto più costosi di un libro anche tramite pagine di 200-300 like. Condivido il discorso sul "metterci la faccia" e sull'affidarsi ai professionisti (poi se si ha tempo e voglia di imparare a utilizzare bene la piattaforma allora si può anche fare da sé. Un minimo di formazione, però, è sempre meglio farla per non sprecare inutilmente soldi). Tralascio la questione della visibilità gratuita, perché ormai è sempre più difficile emergere nel newsfeed se non con la pubblicità a pagamento.
  21. 1 punto
    @Kuno Carver è un mito. Tutti quelli che adorano infarcire i loro scritti di descrizioni inutili dovrebbero leggerlo. E inchinarsi umilmente al maestro.
  22. 1 punto
    Io sto leggendo (anzi, ho appena finito di leggere) un romanzo che mi fa piacere di consigliare. Si chiama Quante bugie hai detto stasera? di Alessio Di Girolamo. Impossibile che lo conosciate, perché è un esordiente pubblicato da una piccola casa editrice, Terra Rossa. Spero che lo staff non mi noti e non mi banni per spamming, perché adesso farò un po' di pubblicità: la casa editrice è tenuta da un mio amico molto in gamba che prova a mettere su una collana di sperimentali contemporanei di qualità. E questo romanzo, a mio avviso, è di assoluto interesse. Come del resto anche altri libri della collana, come Restiamo così quando ve ne andate, di Cristò, un altro amico molto bravo. Ecco, pubblicità finita, ma è una pubblicità assolutamente disinteressata per un'operazione editoriale che secondo me merita la massima attenzione
  23. 1 punto
    Sono stravolto, strabiliato, stra-tutto e di più, e lo devo dire. Dunque, qual sito migliore di questo? Dopo aver rinviato per anni la lettura, adesso sto quasi finendo il Romanzo (sì, erre maiuscola!) di Laurence Sterne "La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo" (in edizione Oscar Mondadori). Quello che non capisco è come abbia fatto a continuare a esistere la letteratura mondiale dopo quel libro, dove è scritto tutto .
  24. 1 punto
    Uno dei miei romanzi preferiti di sempre. Ci sono delle immagini e dei dialoghi, in questo libro, che sono stampati nella mia anima.
  25. 1 punto
    Buonasera a tutti, Anche io, disgraziatamente, ho pubblicato *Editato dallo Staff* a inizio anno. Non so bene da dove cominiciare a descrivervi la mia esperienza, ma forse la cosa migliore è partire da principio. Da bravo aspirante scrittore, una volta ultimato il mio romanzo, lo giro un pò a destra e a manca. Tra le varie case editrici selezionate, ci capita dentro pure Giulio Perrone, che richiede i primi due capitoli e una sinossi corredata da qualche nota biografica dell'autore. Vengo contattato dopo qualche settimana dall'Erudita, di cui ignoravo l'esistenza, che mi comunica di essere una realtà satellite di Perrone e di aver ricevuto i due capitoli da loro. Mi chiedono l'invio del romanzo per intero per una valutazione. Ovviamente provvedo, anche se con un pò di diffidenza memore di altri precedenti contatti intrattenuti con un bel mucchietto di case editrici a pagamento. Temo insomma che anche questa volta mi capiti la stessa avversa sorte... Trascorrono una decina di giorni credo, e vengo ricontattato. Mi invitano a Roma per un colloquio conoscitivo, in quanto interessati a inserire il mio romanzo tra le uscite del 2018. Al colloquio parlo con uno svogliato ragazzo che mi descrive un pò come "lavorano": le cose sostanzialmente sono le stesse che ho trovato già scritte qui, vale a dire 150 copie come tiratura iniziale, 7% di royalties, 5 presentazioni la cui organizzazione rimane in capo all'autore... Nonostante qualche perplessità, decido di firmare. Finalmente qualcuno che non mi chiede soldi per pubblicare, penso io. E poi non saranno nessuno, ma il contratto l'ho comunque firmato con Giulio Perrone, figata! Metti caso che il libro vada bene magari si passa di là... Quindi il libro prende forma, e in poche settimane vengo pubblicato. La qualità estetica del libro è indubbia: la carta è quella giusta, il carattere utilizzato elegante e la grafica utilizzata per la copertina pure. Sto per prendere il volo con la testa e figurarmi un futuro alla Bukowsky quando vedo il prezzo del libro, che supera abbondantemente i 20 euro! E qui mi comincia a scricchiolare un pò tutto. Che cazzo, penso, eravamo andati così bene fino a qui! Un turbinio di pensieri mi travolge, mi siedo e mi dico: chi cavolo lo compra il libro di un esordiente che nessuno ha mai sentito nominare, che pubblica con una casa editrice minuscola e sconosciuta al pari dello scrittore e che costa questo sproposito!? Chiedo spiegazioni relativamente alla opinabile scelta dell'editore, e mi sento rispondere che il prezzo è adeguato alla grande qualità del romanzo, e che rappresento per loro il prodotto di punta per il 2018. Balle, penso io, ma d'altro canto il mio potere contrattuale è pari a 0 e mio malgrado ingoio il boccone e cerco di guardare avanti con entusiasmo. Organizzo come da accordi le mie prime presentazioni, polverizzando le 150 copie iniziali dopo 3 eventi. E qui la situazione degenera senza controllo alcuno... Alle presentazioni successive non mi arrivano i libri, la casa editrice non risponde più alle mail e divento indisponibile e inordinabile pure su Amazon. Li chiamo, parliamo e litighiamo, cercando di trovare un punto comune nel marasma che la situazione sta diventando. Mi si riempono le orecchie con tante parole che non diventano mai fatti, e alla fine vengo abbandonato del tutto. Sono settimane ormai che non faccio presentazioni, che non vengo contattato da loro e che il mio libro non viene acquistato da nessuno. Il mio libro è introvabile: come già sottolineato da più persone qui sopra, una delle pecche più grandi dell'erudita è quella di non utilizzare alcun distributore. Le librerie potrebbero averlo su ordinazione, ma se l'ordine è sotto le 5 copie le spese di spedizione la casa editrice le scarica alla libreria. E che se ne fa il libraio delle 4 copie, rimastegli dopo aver venduto la sola per cui ha fatto l'ordine, di un romanzo che nessuno conosce e che costa uno sproposito? Su Amazon non c'è più e pare non ci sia verso che ritorni, perchè o alla casa editrice costa fatica gestire gli approvvigionamenti al sito o gli costa soldi; in entrambi i casi è chiaro che non è una circostanza che vogliono prendere in considerazione. Tanto più che controllando il loro catalogo ogni settimana, su Amazon risultano disponibili solo ed esclusivamente i titoli più "freschi"; quelli un pò più stagionati finiscono nel dimenticatoio... La strategia, per quel che mi riguarda, è chiara: L'erudita vuole solo massimizzare i profitti nel breve periodo pubblicando quanti più autori possibili ad un prezzo assurdo. Gli autori che hanno a catalogo sono circa 15 al mese, prezzo medio di copertina 19-20 euro. Moltiplicate per le 150 copie che ogni autore vende a parenti e amici, che per amore e benevolenza li pagheranno volentieri quei maledetti soldi, e avete messo insieme un bel gruzzoletto. Senza poi considerare che non distribuendo, non facendo pubblicità e non organizzando eventi di alcun tipo le loro spese sono pari a zero. Ah, e non fanno manco l'editing, quasi del tutto in capo all'autore... Ogni copia aggiuntiva che gli autori richiedono alla casa editrice va meramente ad intralciare il meccanismo rodato e collaudato. Sono deluso e amareggiato da tutto questo, e mi pento ogni giorno di più per aver deciso di pubblicare con loro. Sento che i miei sogni e il mio lavoro sono stati utilizzati alla stregua di uno zerbino. Nessuno qui sta facendo nulla di illegale, credo. Ma di disonesto e profondamente sleale, questo sì. Statene alla larga *Editato dallo Staff*.
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