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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 17/05/2019 in tutte le aree

  1. 2 punti
    Ciao a tutti, anch'io ero tra i partecipanti, quindi condivido la delusione che tutti abbiamo provato. Ora, ogni critica fatta al Premio da parte di chi non rientra tra i finalisti, dà immediatamente la sensazione della rosicata, ed è vero, si rosica alquanto Al netto di questo, però, una considerazione mi sembra che si possa fare, ed è una considerazione che sul Calvino viene fatta da anni, questa: il Calvino è una grande agenzia letteraria. C'è una contraddizione: da un lato il premio, per esempio attraverso le interviste di Marchetti, si presenta come premio letterario 'puro', che considera e premia esclusivamente la letterarietà dei lavori, la loro qualità. Dall'altro, il massimo impegno sembra essere rivolto al fatto che i finalisti siano pubblicati, magari da grandi marchi. Insomma, il premio è anche un meccanismo di mediazione tra esordienti (di cui gli editori sono 'golosi', ma che è difficile scovare nel mare magnum degli scrittori ignoti) e case editrici. Ergo, nella selezione dei finalisti, credo che un bel po' di attenzione alla pubblicabilità delle opere, quindi alla loro appetibilità per gli editori mainstream, quindi al mercato editoriale e alle sue 'leggi', penso che vanga fatta. Le espressioni e le motivazioni del comunicato stampa di quest'anno mi sembra confermino questa contraddizione: il premio è descritto come sondaggio, rappresentativo di diversi stili, tendenze e temi, da offrire all'editoria, che possa scegliere in questo atelier ciò che crede possa funzionare meglio...quindi insomma, è un premio letterario 'puro' fino a un certo punto, in cui il valore intrinseco della singola opera è solo uno dei tanti elementi che vengono considerati. In fondo, mi pare leggendo altri finalisti delle passate edizioni, si sceglie una sorta di 'fascia commerciale alta' e colta, ma comunque commerciale
  2. 2 punti
    Io penso che il lettore sia emozionale: o viene catturato oppure non entra in empatia e lascia perdere tutto. Io almeno ho valutato cosi'. Al limite un testo scritto male ma che mi prende e' preferibile a un testo perfetto che mi annoia a morte.
  3. 2 punti
    @massimopud non è la prima volta che lo sento definire in questo modo. Rimane un autore elitario per via della sua scrittura preziosa, magari non è il più grande ma di sicuro tra i più geniali. Il mio preferito è Maupassant e "l'altro"; una sorta di Metamorfosi di Kafka in chiave surrealista. Qualche altro titolo potrebbe essere La nostra anima o Hermaphrodito.
  4. 2 punti
  5. 2 punti
    Se la vita ti desse soltanto quello che desideri, potresti non scoprire mai l’appagarsi di un grande desiderio, manifesto dopo una prova che non avresti mai voluto affrontare. (Poeta Zaza)
  6. 2 punti
    Mi sono avvalso del servizio di valutazione di Chiara Beretta Mazzotta. Non credo di avere molto da aggiungere a quanto già detto, però riporto la mia esperienza. Come saprete, la prassi prevede l'invio del testo, della sinossi e di una biografia. Viene effettuata una valutazione preliminare, volta a determinare se si tratta di un tipo di testo che l'agenzia ritiene di poter trattare. Da quel che ho inteso, i parametri non riguardano tanto la qualità del testo, quanto il genere e il tipo di storia. Chiara non fa mistero, per esempio, di non conoscere il fantasy e di non poterlo trattare. Se la valutazione preliminare ha esito positivo, viene inviato all'autore il preventivo. Nel mio caso, per un romanzo di circa 230 cartelle il preventivo è stato di 300 euro più IVA al 22%, per un totale di 366 euro. Viene dunque fissata la data per l'incontro con Chiara, che può svolgersi di persona presso la sede dell'agenzia a Milano, oppure via telefono o ancora via Skype. Tra l'accettazione del preventivo e l'incontro sono passati meno di venti giorni. Vivendo a Milano, ho avuto la possibilità di incontrare Chiara, che è senza dubbio una professionista serissima e preparata, oltre che una persona accogliente e socievole. Nel corso dell'incontro abbiamo parlato del romanzo, dal punto di vista della forma e dei contenuti. Mi ha segnalato le aree a suo modo di vedere più problematiche, così come i punti di forza. Successivamente, abbiamo affrontato il discorso dei possibili sbocchi editoriali. Chiara, infatti, pur non essendo un'agente letterario, collabora con alcune agenzie alle quali propone i testi in cui crede e che ritiene adeguati a ciò che cercano gli agenti. Abbiamo parlato delle possibilità editoriali del mio testo, con nomi di case editrici a suo modo di vedere adatte al tipo di testo. L'incontro è durato un'ora abbondante. Mi ha poi inviato la scheda di valutazione scritta, che conteneva più o meno quanto già espresso a voce, e il romanzo con alcune annotazioni a margine. Cosa succede ora? Succede che mi ha chiesto di riflettere sulle sue indicazioni e di contattarla per parlarle degli interventi che intendo fare. Una volta concordati, mi occuperò di lavorare sul testo e Chiara si rende disponibile a rileggerlo, senza ulteriori pagamenti, finché non si arriverà alla massima soddisfazione reciproca. A quel punto si deciderà a chi proporlo. Su Chiara editor non credo di poter aggiungere molto: è una professionista precisa, con le idee molto chiare e con una conoscenza profonda delle dinamiche del mondo editoriale. Ovviamente, l'asticella è piuttosto alta, perché ogni testo lo valuta anche con gli occhi della scout, quindi non ci sono sconti. Trovo sia giustissimo così. Sono molto soddisfatto dell'esperienza, che non so come andrà avanti. La cosa che mi dà più fiducia è la disponibilità di Chiara ad ascoltare le mie idee per un nuovo romanzo, sul quale potremmo collaborare fin dalle fasi iniziali. Trovo sia un bel punto di partenza per chi nel mondo editoriale non ha mai messo piede e si ritrova spaesato e privo di riferimenti.
  7. 2 punti
    Ogni autore è diverso. Alcuni scrivono bene da soli, in silenzio, nella loro stanza; altri, in mezzo alle persone, magari in salotto, in biblioteca, o - perché no? - in un parco pubblico. Ci sono scrittori one shot e altri straordinariamente prolifici. Ciò che ci accomuna tutti, però, è la sensazione di solitudine e demoralizzazione che ci coglie dopo l'ennesimo rifiuto, oppure rileggendo per la centesima volta il nostro manoscritto, ancora e ancora, nel tentativo di capire cos'abbia che non va. Ambra è l'antidoto naturale a quella sensazione. Non solo è una persona eccezionale, disponibile, attenta, preparata e divertente; ciò che rende Ambra speciale sono la sua umanità, la vicinanza empatica e il conforto emotivo che offre all'autore. Per non parlare delle sue doti da editor, sulle quali potrei scrivere un libro a parte. La sua capacità di visione d'insieme del romanzo mi ha permesso di notare alcune pecche che, da sola, non sarei mai riuscita a individuare. La raffinatezza dei suoi commenti di revisione, unita all'accurato labor limae, hanno fatto del mio libro un'opera più completa, fresca e contemporanea. Se poi il romanzo riuscirà a trovare la sua strada, questo è tutto da vedere; ma mi fido ciecamente dei consigli e del lavoro svolto in sinergia con Ambra, pertanto non posso far altro che consigliarla a tutti come editor. Dal canto mio, le affiderei anche la mia lista della spesa: ne saprebbe tirar fuori un capolavoro. Grazie infinite, Ambra, per la tua professionalità e per aver deciso di metterla a servizio di un'autrice scalcagnata e in preda alle ansie come me.
  8. 2 punti
    Era lontano dal mio genere anche se thriller, scritto in uno stile che non mi piace e con un titolo per me terribile ma ho dato voti altissimi perché indubbiamente questo autore ha talento sul serio. Non devo di certo premiare gli incipit perché piacciono a me. Ma è chiaro che l’imparzialità è una dote che non hanno in molti e ribadisco che il meccanismo del concorso proprio per questo motivo non mi convince.
  9. 1 punto
    Nella futuristica e splendida cornice della biblioteca Sandro Penna di Perugia, l'autore Gabriele Giuliani presenterà il suo nuovo libro "La vita tragicomica", Augh!Edizioni, una raccolta di racconti surreale e grottesca. Al termine della presentazione firmacopie.
  10. 1 punto
    Ho da sempre avuto la passione per scrivere e devo dire che la fantasia non mi manca, soprattutto quella cinica e noir. Da poco mi sono deciso a pubblicare il mio primo libro su Amazon in versione e-book intitolato *editato dallo staff* . Poi navigando sul Web, cercando come pubblicizzare il mio libro sono venuto a conoscenza di questo forum e mi sono iscritto. La prima impressione è buona, mi piace! Ho il piacere di fare la vostra conoscenza! Per sapere un po' di più a proposito di me qua ho il sito Internet: *editato dallo staff* ps. cavallo a Firenze è tipo "grande"
  11. 1 punto
  12. 1 punto
    Ragazzi, cerchiamo per favore di tenere il topic pulito. Per complimenti e ringraziamenti utilizzate i canali privati Grazie!
  13. 1 punto
    @Edgar75 Sicuramente l'altro "capolavoro" era il mio . Tornando quasi seri, ma le altre due menzioni a cui hanno fatto cenno nel verbale è comunque ristretto alle opere finaliste vero? Perchè da come è stato scritto non è molto chiaro. Ma nel formulare questa domanda non vorrei far nascere false speranze a qualcuno (ad alemag per esempio).
  14. 1 punto
    Una domanda a cui ho dato tre risposte diverse nel corso della vita. Prima era un fermo no. La narrazione nostrana del talento innato, dell'arte sacra, nel mio caso della buona prosa accessibile solo a pochi eletti, mi hanno tenuto lontano dalla scrittura per larga parte della vita. Scrivere era qualcosa che mi veniva difficile, era faticoso, quasi una tortura, e quindi mi ero auto-convinto che non facesse per me. Poi ho scoperto che non deve venire facile. Chi scrive senza faticare non sarà mai un buono scrittore. E una volta che ci ho provato ho cambiato la risposta in Sì. Se potevo scrivere io qualcosa di carino lo potevano scrivere tutti. Negli ultimi mesi invece ho cambiato ancora, e sono passato a un dipende. Il talento innato non esiste, è una favola, un'invenzione fatta da chi non fa per giustificare il proprio non provarci nemmeno. Il talento te lo devi costruire con l'esperienza e il duro lavoro. Leggendo i lavori primi, spesso racconti scritti prima dei trentanni, di scrittori che poi sarebbero diventati autori da milioni di copie in tutto il mondo, mi sono reso conto che anche loro hanno preso diversi abbagli. Eppure poi sono diventati scrittori immortali. Come hanno fatto? Credo che sapessero esattamente come non scrivere. E una volta trovata una formula funzionante l'hanno sviluppata nel corso di una vita intera. Perché se è vero che non esiste una buona scrittura che valga per tutti, esiste di sicuro una brutta scrittura da cui tutti dovremmo tenerci a distanza.
  15. 1 punto
    È sempre un piacere avere a che fare con persone capaci di mettersi in gioco e ascoltare i suggerimenti (i quali, a loro volta, restano comunque passibili di critica). Non è per nulla scontato. Quindi grazie per le belle parole e grazie anche per l'apertura mentale dimostrata.
  16. 1 punto
    Bella domanda. Proverò a rispondere con una metafora sportiva. Quand'ero ragazzino giocavo nella squadra di calcio del mio paesello. Allenandomi e sudando, avevo acquisito una capacità importante: ero diventato precisissimo nei lanci lunghi. Mi misero a giocare come centrocampista centrale. Stavo al centro del campo e, quando i miei compagni mi passavano la palla, io la lanciavo verso l'attaccante di turno, che a volte segnava. In realtà sapevo fare bene solo quello, ma intanto ci vincevamo partite e campionati provinciali. Poi ho appeso le scarpe al classico chiodo; ma, se avessi continuato, sarei forse diventato il nuovo Maradona italiano? O il nuovo Roberto Baggio? Avrei portato la mia squadra a vincere il campionato di Serie A? Sicuramente no. Il campionato provinciale potevo anche vincerlo, ma quello di Serie A? Tra i sei e i sedici anni giocavo a pallacanestro: la mia vera passione sportiva di allora. Allenandomi e sudando, diventai uno specialista nei tiri da tre punti. In realtà sapevo fare bene solo quello; ma intanto bastava perché la mia squadra vincesse tutti i campionati provinciali a cui si iscriveva. Quando facevamo le partitelle d'allenamento, tutti mi reclamavano in squadra con loro; perché sapevano che li facevo vincere a suon di tiri da tre. Se avessi continuato, sarei diventato il Michael Jordan italiano? Avrei vinto il campionato di NBA? Sicuramente no. Quindi, allenandosi e sudando, uno può anche diventare un buon giocatore da campionato provinciale e magari vincere tutte le partite (un buon narratore), ma non da Serie A (uno buono scrittore). Poi sono d'accordo col Maestro @Marcello quando dice: Forse sono stato troppo cattivo, ma più o meno…
  17. 1 punto
    Secondo me occorre stabilire cosa s'intende con queste definizioni... Scrivere bene cos'è? È non commettere errori di grammatica e di sintassi? È non commettere errori di grammatica e di sintassi e avere un buon lessico? È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico e uno stile accattivante? È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico, uno stile accattivante e idee geniali e originali? È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico, uno stile accattivante, idee geniali e originali e una grande sensibilità? Molte cose s'imparano in questa disciplina e i miglioramenti possono anche essere sensibili e veloci, ma perché ciò accada occorrono buone basi della comunicazione, umiltà, molta umiltà e tanto impegno, tanto tanto impegno, tanto tanto tanto impegno. Il talento però non s'impara; lo si coltiva e per coltivarlo occorrono le doti di cui sopra, ma bisogna possederlo. Diventare un bravo narratore è alla portata di molti; diventare uno scrittore di talento è riservato a pochi; diventare uno scrittore di grande talento a pochissimi. Mio personalissimo parere.
  18. 1 punto
    Bel topic, mi sono sempre chiesta una cosa del genere. Quando magari non riuscivo a scrivere come volevo, quando semplicemente mi mancano le parole giuste pur conoscendole perché, semplicemente, non mi vengono in mente ed è come se ignorassi la loro esistenza. E quindi mi chiedo: sono una povera illusa o posso farcela se mi impegno? Eh, bella domanda. Nel mio piccolo proverò a dire la mia. ^_^ Come ha detto @mercy sopra, se uno di natura è stonato sarà molto difficile diventare un bravo cantante, perché gli manca appunto quella caratteristica base che dà il via a tutto. Per uno scrittore non è molto diverso, nel senso: chi scrive deve essere dotato, secondo me, di un qualcosa che non hanno tutti.E non mi riferisco solo alla creatività. Ci vuole una certa dose di sensibilità, di capacità di incuriosirsi di tutto ciò che ci circonda, di approfondire e indagare l'animo umano e il perché delle cose. Deve essere un sognatore, uno che è capace di perdersi nei meandri della propria mente e di immaginare mondi e situazioni, di fantasticare. Deve essere un lettore, e un lettore forte. E già che quando legge cerca di analizzare la tecnica usata dallo scrittore è una cosa buona. E poi, ovviamente, deve saper scrivere. Grammaticalmente parlando e senza errori di sintassi, punteggiatura e tutto il resto. Per me questo è il minimo. Lo stile verrà dopo, si acquisisce con il tempo e l'esperienza. Si copia da qualcuno all'inizio, prendendo spunto da autori che piacciono. Sì, queste cose si possono imparare, perché sono conoscenze e tecniche che si acquisiscono e non difetti "fisici" e che stroncano sul nascere, come una brutta voce. Chi ha vero talento probabilmente faticherà di meno e sfornerà capolavori, questo è indubbio e pochi hanno questo privilegio. Per tutti gli altri... beh, se solo si trovano su questo forum vuol dire che una sorta di "incipit" (tanto per restare in tema :P) ce l'abbiano e possono quindi lavorarci sopra. Forse non scriveranno capolavori ma la cosa più importante è la soddisfazione personale. Che per uno scrittore generalmente non arriva mai, perché si cerca sempre di migliorare.
  19. 1 punto
    @Tizzi Benvenuto e buona permanenza!
  20. 1 punto
    In bocca al lupo, dunque, e grazie a te!
  21. 1 punto
    Bella copertina! In bocca al lupo.
  22. 1 punto
    Ciao Fraudolente. Il mio nuovo romanzo (in uscita tra una settimana) non esce con un piccolo editore ma, senza fare nomi, con un editore di tutto rispetto che ha una grande storia, promosso da NW (il più importante promotore italiano), distribuito davvero bene: il libro è stato prenotato da tutte le Feltrinelli d'Italia, da tutte le Coop e le Mondadori, dalle Ubik e da una marea di indipendenti. La tiratura è a tre zeri. Il precedente, nel 2017, è uscito per una piccola ma su mia richiesta: venivo infatti da una pausa di sei anni (l'ultimo mio romanzo era uscito nel 2011, con una grande, ma poi il dottorato di ricerca mi aveva fatto mettere da parte la narrativa) e non volevo perdere altri anni in attesa di risposte, così l'agenzia ha pensato a un editore piccolo ma onesto, che infatti ha fatto un bel lavoro perché quel romanzo è finito nel programma di molte scuole e ha venduto un sacco soprattutto durante le fiere, dal momento che loro se le fanno tutte. Insomma, alla fine bisogna capire le esigenze di ognuno e va anche detto che io non scrivo polizieschi o saghe familiari, che poi è quello che cercano le big. Il lavoro che fa l'agenzia è proprio quello di cercare l'editore giusto per stile, genere e tema che affronto nei miei libri, e al momento l'ha fatto davvero benissimo.
  23. 1 punto
    Noto solo oggi questa discussione e resto basito. Io capisco che agli autori non piaccia la realtà, e che magari un giudizio negativo possa farli arrabbiare, ma qui sfioriamo la menzogna pretestuosa. Io sono rappresentato da questa agenzia e mi trovo benissimo. Ne ho cambiate tre in dieci anni di professione, per vari motivi, non ho mai avuto problemi con nessuno ma Bennici e Sirianni è stata quella con cui mi sono trovato meglio: valutazione ben ponderata e onesta, rappresentanza come Dio comanda, rapporto umano e costante, oserei dire quotidiano, ogni dubbio che ho viene preso in carica da loro che riescono in poche ore a ottenere risposte precise e dettagliate dagli editori (che, altrimenti, probabilmente mi risponderebbero dopo un mese), hanno proposto i miei romanzi anche all'estero ma non mandando mail, ma incontrando gli editori stranieri di persona. Ma di cosa stiamo parlando? Davvero vi lamentate per 200 euro spesi? Sapete che il lavoro, anche la semplice lettura, richiede tempo ed è un lavoro che come tale va pagato? Rivolgetevi a chi ne chiede 800 e non vi rilascia neanche una scheda, se vi sentite DeLillo.
  24. 1 punto
    Di gente velenosa ne ho incontrata parecchia nella vita. Già se dico che scrivo e che amo farlo più di qualsiasi altra cosa al mondo, mi guardano storto. Quando mi ero messa a scrivere il mio primo romanzo in italiano (che non è la mia madrelingua), cominciarono subito a dirmi che ero illusa e che di sogni non si viveva (e io a rispondere che i sogni muovevano il mondo. Quando, mesi dopo, arrivai con lo stesso romanzo nella semifinale de La Giara, le stesse malelingue mi dissero che eravamo in quattro gatti nella regione e che il libro era passato alla fase nazionale così, per niente. Sulle prime, ammetto, rimasi male. E forse fu a causa di quelle persone che all'epoca persi la fiducia nelle mie capacità scrittevoli (che ho ritrovato stando qui ma è un altro discorso). Le persone che dicevano cose per dire, senza aver mai letto nulla di mio. Le critiche sono utili se costruttive, se dette con cognizione di causa. Le ho sempre apprezzate e continuerò ad apprezzarle perché sono quelle che fanno crescere. Meglio una critica sincera che un elogio falso, nel bene e nel male. Bisogna però sempre essere consci di chi si ha di fronte. C'è modo e modo di esprimere un giudizio, positivo o negativo che sia. Non direi mai a una persona che scrive di "cambiare mestiere", ma direi, se mi sottopone a giudizio il proprio scritto cosa mi è piaciuto e cosa no, cosa secondo me funziona e cosa no. Forse sono una "sentimentale", ma credo che i sogni non vadano distrutti con crudeltà. Forse non vanno nemmeno incoraggiati, se "non è cosa". Dipende poi sempre da dove si vuole arrivare.
  25. 1 punto
    Esistono "arrivati" in questo forum? lo definirei "hobby", più che "mestiere", e no, non lo direi mai. Per educazione – in primis –, ma soprattutto perché affermare una cosa del genere equivarrebbe a porsi su un piedistallo e io amo stare con i piedi appoggiati al suolo, perché so che quello è il mio posto. Con tutto ciò, mi capita a volte di pensarlo. Può darsi, ma non funzionerebbe. Se uno scrive talmente male sotto ogni aspetto che tu riesci ad arrivare a quella conclusione soltanto leggendo un suo raccontino pubblicato sul WD, allora significa che quella persona non ha la più pallida idea di cosa significhi scrivere e di certo le tue parole non servirebbero a fargliene prendere coscienza. Le sentirebbe come un'offesa gratuita o, al più, come un giudizio esagerato e spocchioso, elargito da chi si sente "arrivato". Quindi meglio risparmiarsele (e questo detto da uno che di solito è prodigo di umili consigli nei riguardi di chi si affaccia per la prima volta alla scrittura, ma occorre scorgere almeno lo spiraglio di un possibile miglioramento). Opinione personale, come sempre.
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