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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 10/01/2019 in tutte le aree

  1. 4 punti
    Occorre compiere una scelta, rimanendo coerenti a essa. Nessuno vieta di utilizzare un narratore onnisciente, che entra ed esce dalla mente di ogni personaggio quando, quanto e come vuole. Ma anche in quel caso occorre una profonda consapevolezza di cosa significhi. Il narratore onnisciente, sapendo tutto, non può nascondere nulla. Non può permettersi, per esempio, di dire che A aveva uno sguardo assente senza spiegarci il perché; cosa che invece può fare un testo narrato dal punto di vista di un personaggio B. Ciò che è necessario avere è il pieno controllo e la consapevolezza di cosa si sta facendo. Quel che a volte disorienta, soprattutto in testi acerbi - ma non solo, in verità -, sono proprio i maldestri cambi di PdV, che finiscono per confondere il lettore e fargli perdere il riferimento e l'immedesimazione. Anche questo va tenuto in assoluta considerazione: una stessa scena, narrata da un PdV differente oppure da un narratore onnisciente, cambia l'impatto sul lettore. In arte, in generale, secondo me non ci sono poi tante regole. Ci sono, però, tecniche. Tecniche che vanno conosciute, comprese, padroneggiate e adoperate per ottenere il proprio scopo comunicativo.
  2. 4 punti
    Ti assicuro che la valutazione non era ben motivata e obbiettiva. Altrimenti non avrei scritto la mia opinione qui su WD. Per farla breve, e anche per non far nascere discorsi inutili e che nulla servono in questo thread, il collaboratore anonimo della Ceccacci si chiedeva, nella valutazione, dove fosse l'umorismo dell'autore, poiché l'autore definiva "commedia" il manoscritto. Okay? (parafrasando il collaboratore anonimo). Però alla fine diceva che il romanzo era commerciabile. Scritto malissimo ma commerciabile, ovviamente dopo un editing ben fatto. A te, Fraudolente, come suona la faccenda? Nella valutazione che poi feci fare all'agenzia Loredana Rotundo, una gentile signora Pepa Cerutti, che non ebbe problemi a firmare ogni singolo foglio della valutazione, pur non accettando il manoscritto per tante ragioni, definì il mio umorismo e la mia scrittura simili a quella di Wodehouse. Non aggiungo altro, Fraudolente e per me la questione è chiusa qua. Il mio prossimo manoscritto, ovviamente, non finirà in mano a un collaboratore anonimo che conosce solo Stephen King. Leggere Stephen King, buoni tutti. Leggere Wodehouse, invece... Chiedo scusa già da ora per aver tirato in ballo un'altra Agenzia Letteraria nel thread della Ceccacci. Se gli Staffer vorranno togliere il nome dell'altra agenzia, accetterò e capirò la loro azione.
  3. 3 punti
    Parafrasando l'ex ministro Scajola "Non sapevo di essere iscritto a un contest": devo ancora riprendermi dalle abboffate di Natale. Prima di andare a leggere il regolamento e capire quindi di cosa si tratta (non me ne vogliate, non mi sono mai interessato di competizioni qui sul forum per il semplice motivo che quello che cerco sono i consigli per imparare), ringrazio dal profondo del cuore il sommo giudice @Black e @bango skank per avermi nominato! (poi mi mandate in privato gli iban così vi faccio il bonifico ).
  4. 3 punti
  5. 2 punti
    Ma anche no. Nella scena dell'arrivo di Lucia al castello dell'Innominato, nei Promessi Sposi (capitolo XXI), ho contato almeno quattro PDV distinti che si intrecciano tra loro (Lucia, il Nibbio, la vecchia e l'Innominato) e la scena è più che corretta, è strepitosa. Quello che confonde è la gestione maldestra del PDV, non il cambio di PDV. E di solito è sufficiente che si capisca chi è il soggetto delle frasi.
  6. 2 punti
  7. 2 punti
    Radical chic di sicuro, e pure di successo! Ma Calvino morì nel settembre del 1985, mentre il PD nacque nel maggio del 2007...
  8. 2 punti
    Ringrazio @queffe per l'evocazione. Tutti e tre i racconti presentano delle peculiarità che mi hanno affascinato. Ho trovato interessante la ciclicità di Lo sputo, così come le continue citazioni e i rimandi di Wimpies: il Pick-Up verde (che però credo renderà di più una volta letti tutti i testi della raccolta). Dovendo nominare il testo vincitore della Tredicesima Luna, l'ultima del quarto ciclo, la mia scelta ricade sul terzo racconto: Caffè negli angoli di @Torba Un testo stratificato, che comprende una leggera comicità superficiale e un'analisi sulla solitudine e sulla misantropia ben più profonda. Ottimo finale a sorpresa che, sebbene sia parzialmente intuibile nei paragrafi precedenti, è riuscito lo stesso a spiazzarmi.
  9. 1 punto
    Domanda provocatoria, quella del titolo, che mi è nata fin dalle prime pagine di: "A che punto è la notte?" di Fruttero e Lucentini, finito di leggere pochi giorni fa. Il romanzo, seicento pagine belle toste, è del 1979, trentanove anni fa: in letteratura non certo un'enormità, considerando poi che il periodo si può ulteriormente ridurre, dal momento che il binomio ha prodotto best-seller ancora per una decina di anni. Ebbene, non ne ho per ovvie ragioni la controprova ma credo di poter affermare che un manoscritto del genere oggi sarebbe scartato da quasi tutti gli editori. La ragione? Lo stile di scrittura. Contiene più o meno tutti gli "errori" che un editor odierno (dai più grandi a quelli infinitamente piccoli come me) stigmatizzerebbe già a partire dalla terza o quarta pagina: frasi spesso complesse e ricche di subordinate, fino a tre o quattro avverbi in -mente nello stesso periodo e addirittura, udite udite, repentini cambi di PoV all'interno della stessa scena. Tralascio altri dettagli di minore importanza, che pure esistono e si ripetono per l'intero romanzo. Eppure è stato un best-seller, eppure dopo quasi quarant'anni figura ancora nel catalogo degli Oscar Mondadori. Sono stato prolisso come al solito, ma arrivo alla domanda: e se attorno al duemilacinquanta i critici letterari dell'epoca prendessero in mano un romanzo scritto oggi, magari da un autore che esce da una scuola di scrittura, editato a regola d'arte... eccetera eccetera... e dicessero: "Guarda che roba: un punto ogni tre parole, frasi minimali, senza un aggettivo o un avverbio... Dì, ma ti rendi conto come scriveva la gente trent'anni fa? Roba da non credere!" ?
  10. 1 punto
    Ripropongo con variazione: La cattiveria è una gabbia interiore tappezzata d’invidie e rancori che tracima per osmosi diretta i suoi fluidi boriosi e rabbiosi
  11. 1 punto
    Hanno risposto e riassumo: Accettano esordienti e non pubblicano con contributo. Solo nei concorsi letterari che organizzano con associazioni, come nel caso di "Riscontri letterari", è richiesto che gli autori vincitori siano soci. Quando fanno una proposta di pubblicazione includono, senza alcun costo, tutti i servizi necessari per la pubblicazione. Per ora sono auto-distribuiti. Seguono l'autore, dopo la pubblicazione, con l'organizzazione delle presentazioni (con tutto quello che ne consegue in locandine, comunicati stampa ecc...) e una newsletter di blogger e siti dedicati ai libri ai quali propongono la lettura dei nuovi titoli. Ottenendo così recensioni, interviste e segnalazioni. Sposto in Free, chi avesse esperienze dirette è invitato a condividerle
  12. 1 punto
    Sì, anche a me pare sia emersa con Io Scrittore. Il romanzo merita.
  13. 1 punto
    "Io non so proprio perché muoio. Non mi rammaricavo di essere cieca, non ingiuriavo nessuno. Non avrei chiesto di meglio che restare sempre cieca vicino a te. Oh! Com'è triste doversene andare!" Victor Hugo, L'uomo che ride
  14. 1 punto
    Certo che non è ingiustizia. Ci sono persone gelose o invidiose che cercherebbero di affossare uno bravo, così come ci sono persone (non necessariamente scrittori) che invece lo aiuterebbero senza nulla in cambio. Il problema è che quali che siano le tue intenzioni, per capire che l'autore è meritevole lo devi leggere bene e questo ci porta al punto di partenza: dove trovo il tempo per leggerti? Non ho mica la sfera di cristallo, come faccio a sapere prima di leggerti che sei bravo? A volte capisco che un testo non è nelle mie corde dopo aver letto poche righe. Ci sono autori che proprio non riescono a mettersi in testa che la loro scrittura (e la loro visione della scrittura) hanno bisogno di metodo; magari hanno delle idee, ma proprio non riescono a presentarle oppure sanno presentare molto bene ma non hanno idee. Quello che voglio dire è che capire ciò che proprio non va ci costa pochissimo, capire ciò che va o che potrebbe andare ci costa un botto.
  15. 1 punto
    @James Noone grazie mille !
  16. 1 punto
    Una delle più grandi scoperte che un uomo può fare, una delle sue più grandi sorprese, è scoprire che può fare ciò che aveva paura di non poter fare. (Henry Ford)
  17. 1 punto
    Boh, a volte mi chiedo se non si rendano conto che noi condividiamo le nostre esperienze e che lavorare in questo modo alla lunga è nocivo anche per chi ha il coltello dalla parte del manico. Comunque non servirà a niente, ma io farei notare che certi toni non si confanno a chi elargisce un servizio a pagamento (va da sé che possono stroncare tutto quello che vogliono, ma c'è modo e modo di farlo).
  18. 1 punto
    Però se ne trovi 1 su 100 che vale e lo aiuti mica è ingiustizia. Al massimo meritocrazia. E rimango della mia idea che aiutare uno bravo a emergere è anche utile alla propria carriera e immagine. Quindi non è solo altruismo. Se poi quello vende bene, e te ci fai un commento firmato come prefazione è tutta pubblicità.
  19. 1 punto
    Per la cronaca, e visto che tiri in ballo la faccenda: nella mia scheda di valutazione, il loro collaboratore anonimo (che usava gli Okay come se si fosse americani) dopo essersi sfogato paragonando me a un pessimo scrittore (e ci sta, ma modera i toni!) e paragonando la mia storia a qualcosa di illeggibile (e ci sta anche questa), aggiungeva, stranamente, che la storia era anche commerciabile pur avendo bisogno di un buon editing. La valutazione finiva così. Non voglio fare illazioni ma credo che volessero un altro bonifico da me. Insomma, è illeggibile ma commerciabile con solo un buon editing?
  20. 1 punto
    Grazie @Casta Editore, gentilissimo. Aspettiamo.
  21. 1 punto
    Anche a me ha tirato in ballo King, il collaboratore anonimo, ho avuto anche l'ardire di rispondere e mi hanno inviato una scheda ancora più saccente e chiosante. Peccato.
  22. 1 punto
    Idem. La mia era anche firmata "un collaboratore", ossia mancava di firma vera e propria. Lasciando perdere i termini offensivi e saccenti, che manco il mio prof di greco al liceo era così acido, averlo saputo prima che la scheda di valutazione veniva redatta da "un collaboratore" anonimo, che mi tira in ballo Stephen King (tutto qua la sua formazione letteraria?) su un manoscritto che nulla aveva a che fare con horror, hard boiled, weird e affini, avrei usato quel denaro per farmi una settimana di vacanza al mare. Mille volte meglio, anche a fronte di un esito negativo, alcune altre ben educate agenzie milanesi.
  23. 1 punto
    Vado o.t. se faccio qui i complimenti a @Torba? Bel racconto!
  24. 1 punto
    Grazie mille a @ElleryQ , @Luciano91 , @AceOfSpades e @AnnaL. per il supporto: effettivamente non ho fretta di etichettare il progetto, era solo l'ennesimo dubbio sorto sul momento. E si, suppongo che ci sia comunque una fetta di pubblico potenzialmente interessata a questo tipo di personaggio, alla fin fine. Chi vivrà, vedrà. Per quanto riguarda le osservazioni di @swetty , ci tengo a fare presente che ho fatto le mie belle ricerche sul tema, sia online sia tramite la lettura di un saggio sull'argomento e che non ho intenzione di piazzare una dozzina di bellocci in una stanza pronti a spogliarsi quando la signora in questione scocca le dita ne di scrivere soltanto dell'Harem in questione XD La trama è molto più articolata di così, ma dato che cercavo opinioni sull'aspetto caratteriale della protagonista, non ho approfondito molto: mea culpa. Ammetto di aver deciso deliberatamente di inserire nella storia alcuni clichè, con lo scopo di compiacere un TOT di lettori, in quanto vendere il libro è (come per quasi tutti, anche per molti di quelli che non lo ammettono XD) uno degli scopi della scrittura, ma non si tratta di un erotico senza capo ne coda. Verranno analizzati molti aspetti, anche e soprattutto in modo critico, della società in cui i personaggi vivono, nel corso della storia. Ma mi sono segnata un paio di punti, estrapolati dal tuo commento, che mi daranno sicuramente da riflettere, quindi grazie! Rispetto al commento di @Renato Bruno , mi spiace ma non condivido l'idea che OGNI testo debba avere un valore pedagogico intrinseco. A volte si leggere qualcosa solo per distrarsi, con la consapevolezza di avere tra le mani un'opera leggera e senza impegno, come ad esempio quella che progetto io. Non aspiro a scrivere il capolavoro del secolo ne il Best Seller della stagione, ma soltanto a raccontare una storia che ritengo appetibile e che spero potrà intrattenere qualche lettore, a suo tempo. Io ritengo che in letteratura, così come nel cinema e nella vita vera, esistano mille sfaccettature e che tutte meritino di essere rappresentate e descritte. Anche quelle meno piacevole, anche quelle che ci sembrano stupide o che non riusciamo a comprendere e apprezzare. Non è mio interesse entrare in ambito socio-culturale, politico, etc. Di certo non con una storia simile e, secondo il mio modesto parere, lo scopo principale di un romanzo (non una biografia o un saggio, ma un ROMANZO) è intrattenere. Punto. Non impartire lezioni di vita non volute alla gente. Io non voglio far cambiare idea alla gente, non penso di esserne in grado e trovo abbastanza arrogante chi invece da per scontato di esserne capace solo perchè sa tenere in mano una penna e magari se la cava con la prosa. Concludo dicendo che, per fortuna, ognuno è libero di scrivere e leggere quello che preferisce. Grazie comunque per il punto di vista alternativo.
  25. 1 punto
    Né l'uno né l'altro, a parer mio. Non credo che un editore abbia bisogno di queste esternazioni per decidere di leggere un manoscritto ed eventualmente di pubblicarlo. Il mio consiglio è sempre quello di essere sobri, mai strafottenti e nemmeno supplichevoli. Seri, fiduciosi e onesti: poi saranno la qualità della scrittura, l'originalità e la compatibilità con il catalogo a determinare le scelte dell'editore.
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