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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 27/12/2018 in tutte le aree

  1. 5 punti
    In questa discussione si parlava nello specifico del rapporto con l'editor, ma senza aprirne una apposita ho modificato di poco il titolo e mi accodo per lasciare un'osservazione personale, per la quale mi tocca autocitarmi: Pur avendo la certezza che sia così, io credo che in un rapporto anche solo "aziendale" e non necessariamente empatico e umano con il proprio agente sia fondamentale da parte di quest'ultimo un costante aggiornamento. Sarebbe professionale ricevere dei report periodici sullo stato di avanzamento della rappresentanza del romanzo, senza attendere che sia sempre e solo l'autore a doverlo sollecitare con fatica, ricevendo risposte con il contagocce. Sarebbe altrettando professionale inviare ai propri rappresentati degli auguri durante le principali festività, anche non personalizzati, come spesso fanno le imprese più avvedute che sanno ben curare la propria brand reputation per fidelizzare i loro clienti (rappresentati, in questo caso specifico, che spesso si sentono come salumi appesi a stagionare in attesa di tempi più idonei che non arrivano mai); almeno per far capire loro che si è presenti, dare l'idea che si sta facendo qualcosa di concreto e non li si sta trascurando occupandosi di altro (perché poi la sensazione percepita è proprio quella). Io li ho sempre inviati al mio agente durante le maggiori ricorrenze, ma stavolta no, mi è parso tempo sprecato, specie perché non l'ho mai fatto come pura formalità ma in modo sincero! Non si tratta solo di questo, sia ben chiaro, è un elemento tra i tanti che costituisce l'immagine complessiva di una struttura e determina l'insieme degli aspetti di un rapporto professionale. Credo, infatti, che molte agenzie si concentrino più sul reclutamento o la pre-valutazione e i vantaggi di questi (in genere economici), rispetto al curare i rapporti con i rappresentati già presenti. Diverse agenzie finiscono per questo motivo col perdre la fiducia da parte dei medesimi, indebolendo la propria reputazione fino alla progressiva perdita. Ecco, a me basterebbe già questo tipo di rapporto col mio agente, basato su efficienza e professionalità, che del resto credo debbano corrispondere allo standard qualitativo minimo di qualsiasi realtà aziendale che si rispetti e che possa definrsi tale! Mi piacerebbe, però, sapere come la pensano anche coloro che si trovano dall'altra parte, per cui spero che i pochi agenti presenti su questo forum possano intervenire per dire la propria.
  2. 1 punto
    Me ne rendo conto... sto muovendo i primi passi in questo mondo
  3. 1 punto
    Fu il mio primo acquisto tra i suoi libri, una vera folgorazione; ne seguirono numerosi altri. Ebbi la fortuna di conoscerlo di persona e passarci assieme una giornata intera. Fu difficile uscirne sobri... sotto diversi punti di vista. Il mondo letterario ha perso un autore geniale e una persona straordinaria.
  4. 1 punto
    Ma la definizione è già nella tua domanda: la letteratura non di genere si definisce "mainstream" ed è, per l'appunto, tutto ciò che non è narrativa di genere. Io me la rappresento visivamente, prendendo spunto una volta tanto dalla traduzione del termine inglese (corrente principale), come un fiume con tanti affluenti (i vari generi). Esiste già una discussione di quattro pagine sull'argomento: unisco le discussioni.
  5. 1 punto
  6. 1 punto
    Oooops! In realtà il "mi piace" l'ho messo solo adesso. Sorry! In the evening - Ray Charles
  7. 1 punto
    Il primo manoscritto l'ho inviato a marzo 2018, è in lettura esterna e sto attendendo anch'io; se sono interessati preparati ad aspettare a lungo.
  8. 1 punto
    Non mi sono mai fatto un problema di deludere le donne che si aspettavano qualcosa da me perché in genere quelli che calpestavo non erano i loro sentimenti, ma le loro paure. Jimmy Dean
  9. 1 punto
    @Bluesman Ora so come fare per far su punti. Scherzi a parte...Anche se non è il genere musicale che bazzico più spesso, Otis è un grande, ma grandegrande. In bloom
  10. 1 punto
  11. 1 punto
    I got you (I feel good) - James Brown
  12. 1 punto
    Io scrittore è un concorso pessimo a mio modo di vedere. Lo "scrittore" medio che partecipa non ha nemmeno mai letto un libretto delle istruzioni. In generale io scambio opinioni solo con un altro scrittore con il quale abbiamo scritto a quattro mani un romanzo breve ma sono soddisfatto. Ogni persona è diversa e non si può pretendere aiuto a prescindere
  13. 1 punto
    Complimenti a Ferrignolo e... BUON NATALE!
  14. 1 punto
    Innanzitutto buon Natale a tutti! Sono qui, nonostante i bagordi e l'alcool che scorre già a fiumi, per eleggere il sedicesimo, e penultimo del 2018, nano vincitore. In questa settimana si sono manifestati molti nani vip: NanuChao, Siffredi Roccolo, Ferrignolo e Ornella Vanana. Si sa che con le feste e i telethon le star appaiono ad ogni angolo e spuntano come funghi. La mia indole anticonformista avrebbe voluto sul podio NanuChao di @Lauram, ma dall'altro canto una voce più profonda e viscerale urlava il nome di Siffredi Roccolo di @Alba360. Ma su questi istinti ha vinto la mia anima sportiva, per cui, con i poteri conferitemi dal precedente giudice, dichiaro vincitore (e non poteva essere altrimenti, dato che lui è un vincitore per nascita) : Ferrignolo di @nanoFatato Passo il testimone al nuovo vincitore, in attesa del suo discorso di insediamento e di nuovo auguri a tutti! Talia
  15. 1 punto
    Io divido le persone in due categorie, i buoni e i cattivi: dai buoni sono disposto ad accettare qualsiasi cosa, ma dei cattivi diffido sempre, anche qualora ti promettano il mondo. @Alexmusic, io passavo direttamente la brutta, ma la cambiavo in modo da non insospettire il prof. È sempre andata bene...
  16. 1 punto
    "Il più bel regalo di Natale è avere qualcuno a cui fare un regalo." cit. Me
  17. 1 punto
    "Io scrittore" è stato il primo e unico concorso al quale ho provato a partecipare. Dico "provato", perché, subito dopo aver effettuato l'iscrizione, mi accorsi che il manoscritto superava il doppio della lunghezza massima consentita. Tempo dopo mi fu comunque consentito di leggere i commenti all'incipit degli altri concorrenti e credo che l'aggettivo "terrificante", adoperato da @Lemmy Caution, sia proprio quello giusto: non si dovrebbe permettere a gente che non distingue il congiuntivo dalla congiuntivite di esprimere giudizi su qualsivoglia opera letteraria, nemmeno sui bugiardini dei medicinali. Per non parlare di quelli che cercavano di entrare nel merito delle ricerche storiche, effettuate prima della stesura del mio romanzo, confondendo, in termini di armamento e abbigliamento, i Romani dell'età augustea con quelli del V secolo... La prima reazione fu quasi di rabbia, poi di divertimento e mi dissi: "Ma davvero costoro sperano di raggiungere dei risultati, semplicemente sputtanando, per giunta senza validi motivi, il lavoro altrui?" In questo caso credo proprio che non si possa parlare di scrittori, nemmeno aspiranti o esordienti, ma di puri e semplici babbei. Qui insomma non c'entrano la solidarietà e, a parer mio, neppure l'invidia. Qui siamo di fronte alla più bieca stupidità, simile appunto (per tornare all'argomento compiti) a quella di coloro che credono di affrontare un intero ciclo di studi, o anche un solo anno scolastico, continuando a copiare. A proposito, @Fraudolente ... io la manina non l'ho mai messa davanti al foglio; non ho mai cercato di ostacolare chi voleva copiare, ma neppure ho fatto nulla per agevolarlo. In ogni caso, restando in tema di concorsi, non dimentichiamoci che viviamo in un Paese dove un minorato vocale con l'estensione di quattro note (semitoni compresi), l'intonazione di una cornamusa ubriaca, e le competenze musicali di un dislessico del pentagramma è chiamato a fare il giurato di un "Talent Show" e a decidere chi meriti o meno di fare carriera. E accanto a lui si fanno sedere giurati di pari livello... Possiamo forse pretendere che in campo letterario le cose vadano meglio? Quindi, concludendo, alla larga dai concorsi e sì alla collaborazione tra colleghi o aspiranti tali, purché, come del resto facciamo con gli amici, ci si accerti prima della loro buona fede.
  18. 1 punto
    Andiamo incontro all’amore e al desiderio. Non cerchiamo insegnamenti, né l’amara filosofia che si cerca nella grandezza. All’infuori del sole, dei baci e dei profumi selvaggi, tutto ci sembra futile. Albert Camus, in Nozze
  19. 1 punto
    Sì, prenderanno un editor... Non sono tutte così, ma quasi tutte puntano solo sul mercato fatto di amici e parenti dell'autore e, quindi, possono pubblicare qualsiasi fetecchia.
  20. 1 punto
    In un tempo in cui tanti (troppi) considerano un diritto essere pubblicati e, conseguentemente, un diritto violato il rifiuto di un editore, qualcuno pensa di farsi giustizia da sé pubblicando "ad ogni costo". L'EAP sfrutta questo bacino di mercato, niente altro. Ci si può chiedere quale fenomeno alimenti l'altro, ma in definitiva il mercato da anni esiste, è fatto di molti clienti magari non ricchi, ma abbastanza disponibili a spendere per raggiungere il proprio obiettivo e di fornitori che consentono di raggiungerlo. Quindi, @Gervas : sappi che la via è possibile. Secondo me a parità di investimento economico avrai molte più prospettive di quante non ne avresti facendo l'editore free (che comunque non sarà un tuo concorrente), ma non ti meravigliare se un giorno smetteremo di chiamarti "Editore". Perché questa storia dovrà pur finire, prima o poi, e il mestiere a cui stai pensando (lecito e con propria ragione d'essere) dovrà essere chiamato in modo da poter essere riconosciuto per quel che è. Non so come, ma non "Editore", con il significato imprenditoriale che questo sostantivo dovrebbe avere (e lo sdoganamento dei dizionari di oggi, che definiscono con questo termine chi fa stampare e pubblicare, in tutto o in parte a proprie spese libri, riviste... secondo me è ambiguo e auspico venga corretto, prima o poi). Per chiarezza linguistica, mica per altro.
  21. 1 punto
    Ho scoperto per puro caso questo libro e ne sono stata stregata come non mi accadeva da anni, per questo vorrei consigliarlo, anche se i temi trattati sono forti e forse non per tutti. La trama: Siamo a Milano, negli anni di Expo. Dafne ha venticinque anni, studia Medicina, è benestante, graziosa e giudiziosa, e ha un tale bisogno di essere amata da non voler capire che la sua relazione sta andando in pezzi. Davide è uno studente di Ingegneria fisica al Politecnico, vive in periferia, ha la bellezza timida e inconsapevole di chi da bambino è stato grasso e preso in giro dai compagni di scuola. Dante ha quarant'anni, è un affascinante uomo d'affari, ricco e in apparenza senza scrupoli, capace di tenerezza soltanto con la figlia Diletta. Dafne, Davide e Dante non lo sanno, ma tutti e tre hanno in comune una cosa: stanno con lo stesso ragazzo. Si tratta di Christian: ex modello, bellissimo. Seduttivo, manipolatore, egocentrico, Christian ha in sé i mostri e la magia[...] Il protagonista, Christian, è bipolare e trascina nel suo vortice di eccessi ogni persona con cui instaura un rapporto, condizionando le loro vite e facendo in modo che si intreccino in modo inestricabile. La trama di per sé è semplice, i personaggi invece sono complessi, intensi, vivi. Possiamo riconoscere una parte di noi stessi in ognuno. Tutte le bugie che si sono raccontati per anni, tutte le insicurezze e le sofferenze che hanno nascosto, anche a sé stessi, si sgretolano al contatto con l'intensità con cui Christian vive e sente le cose, costringendoli alla fine a guardarsi allo specchio e capire chi sono davvero. Ma è lo stile dell'autrice ad avermi lasciata ammaliata (e un po' invidiosa): rapido, tagliente, intenso, lirico. Il disagio mentale di Christian è visto per buona parte del libro dall'interno, e il lettore si trova con lui su queste montagne russe emotive impazzite che scendono fin giù negli abissi dell'animo umano, per poi tornare su, e poi di nuovo sotto. Una volta che ti prendi nella storia non riesci più a staccarti, o lo fai col fiatone, come se avessi corso. L'autrice è davvero brava, a intrecciare gli eventi, a far vivere personaggi normali eppure straordinari, ognuno a modo suo: Dafne, uno dei personaggi femminili che più ho amato di sempre, la classica brava ragazza, che per compiacere gli altri e sentirsi necessaria si dimentica di se stessa; Davide, intelligente e sensibile, che da adolescente è stato isolato e preso in giro a causa del suo peso e anche ora che qualcuno lo trova attraente non riesce a convincersene; Dante, l'uomo di successo che non riesce a vedere quanto la facciata che si è creato sia falsa e vuota. Julian, il fratello di Christian, che per cercare di tenere unita la famiglia decide di smettere di mangiare e quindi di crescere. L'autrice sa tradurre emozioni difficili in immagini vive, forti, originali, che restano impresse a fuoco. Così come le descrizioni di una Milano che personalmente conosco poco, ma che prende vita sulla pagina e si intreccia alle vite e alle emozioni dei personaggi tanto che hai l'impressione di esserci nato. Il libro è strapieno di citazioni da quotare, a ogni pagina, ne metto una per tutte, quella che probabilmente ha suggerito il titolo: "Lui cercava la ferita originale, nelle persone, la rottura profonda che se anche loro si indurissero, si pietrificassero, si riducessero in polvere, continuerebbe a far male. Parlava direttamente a quella, Christian Negri, per questo nessuno riusciva a resistergli."
  22. 1 punto
    Provo gli stessi sentimenti negativi
  23. 1 punto
    Per quanto mi riguarda l'anno scorso sono rientrato nella seconda fase, ho ricevuto la mail "di intenti" da firmare con l'accettazione a pubblicare in e-book nel caso fossi rientrato nei dieci finalisti. Per non sbagliare, ho fatto che non inviare il romanzo completo e ho rinunciato alla fase successiva.
  24. 1 punto
    Sì, un mio amico. Nel 2016 inviò il suo manoscritto secondo le istruzioni riportate sul sito, lo contattarono dopo due mesi e poi lo pubblicarono.Era un esordiente assoluto, senza conoscenza né raccomandazioni di alcun tipo.
  25. 1 punto
    È un concorso inutile perché chi ti giudica concorre con te. Io sono arrivata nei 300 semifinalisti. All'ultimo giro ho beccato due falchi tiratori pazzeschi. Messaggi strani, nessun riferimento al romanzo, voti: 2,33 e 3,33 mi pare. Poi sul gruppo Facebook del cazzeggio di IoScrittore, un altro partecipante posta un giudizio che aveva ricevuto; era molto rammaricato. Ed era parziale, io gli scrissi: "Faccio la veggente, lo continuo io." e scrissi la parte mancante. Era identico. Lo stesso messaggio che avevo ricevuto io. E altri. In pratica il nostro lettore comune non ha letto alcun romanzo (perché perdere tempo?), ha inserito lo stesso voto e lo stesso messaggio a tutte le sue assegnazioni. E chissà quanti altri casi simili. Finché c'è anonimato e in ballo un premio comune, non potrà esserci oggettività. Altro punto: la pubblicità legata dal gruppo Gems, tirano in ballo la prima vincitrice come un feticcio perché è l'unica ad avere avuto una carriera vera, solida (sì, c'è anche C. Animato, okay). Gli altri? Il vincitore del cartaceo ha una chance. Quelli degli ebook... sinceramente non vedo un vantaggio oltre a una soddisfazione personale. Giudico in base a vendite e popolarità, non a bravura, sia chiaro.
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