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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 12/10/2018 in tutte le aree

  1. 2 punti
    Beh, va benissimo essere ordinati e pianificare le cose, ma così si ammazza la creatività, penso. Secondo me sei troppo rigido @October Beta, troppo improntato sulla teoria. Stai dicendo che devi imparare a scrivere, no? Allora scrivi e basta, il tempo della teoria e della tecnica per te è ancora lontano.
  2. 2 punti
    Sarò brutale: l'approccio concettuale al panorama editoriale italiano da cui si parte in questa discussione è completamente sbagliato. E se è vero che un errore di valutazione non è poi tanto grave quando si parla tanto per parlare, è altrettanto vero - almeno per come la vedo io eh... questo intervento rappresenta il mio pensiero personale; si può essere d'accordo o no - che un errore del genere per chi vuole fare della scrittura un mestiere è un errore che, spesso, impedisce di default di "andare avanti". Punto 1: le CE non sono enti statali che hanno "l'obbligo" di far uscire testi "culturalmente elevati e/o ben scritti" (qualunque cosa voglia dire), sono aziende che devono vendere. Punto 2: il mercato non lo fanno le aziende, tranne quando non si è in regime di monopolio (cosa che da un punto di vista editoriale accade di norma quando c'è una dittatura che impone cosa si deve stampare e cosa no); questo vuol dire che ciò che vende è ciò che il pubblico vuole comprare. Semplice semplice. Io ho la certezza di non vivere in una "dittatura culturale" imposta dalle CE perchè ogni volta che entro in una libreria, accanto a testi del tenore di "Saluta Andonio", vedo i classici, vedo testi di grandissimi autori, vedo i testi dei premi Nobel. Se vendono i testi della prima tipologia l'editore - giustamente - punterà a organizzare una scaletta di uscite con molti di quei testi. Non perché sia "sporco brutto e cattivo" eh... ma perchè o fa così, o va fallito. Punto 3: se si vogliono trovare colpe o cause di tutto questo, bisogna forse guardare a un certo appiattimento culturale dovuto a diversi fattori. Non bisogna pensare che la colpa sia degli editori. Se io fossi un grandissimo editore tra l'altro, mi converrebbe che vendesse il romanzo di uno scrittore capace o le sgrammaticata fatica di un semianalfabeta diventato famoso su facebook, youtube o istagram? Nel primo caso dovrei metterci mano poco o nulla, nel secondo avrei bisogno di un paio di persone che riscrivano tutto in italiano ecc ecc. Pensare che la colpa sia degli editori che sono attaccati ai soldi è un ragionamento troppo semplicistico (parlo di grandi gruppi editoriali). Perchè le cose sono due: o si impone a tutti i grandi editori di non far uscire più monnezza (quella monnezza che, attenzione, il pubblico vuole leggere) oppure è inutile, perchè se tu singolo editore non fai uscire più monnezza, hai chiuso. Siccome non siamo in dittatura, nessuno può imporre nessun obbligo a nessuno. E quindi? E quindi la scommessa, sia per chi vende che per chi scrive, è quella di riuscire a offrire al pubblico narrativa di qualità che riesca anche a vendere bene, a catturare l'attenzione del pubblico. La mia personalissima opinione e il mio modestissimo consiglio agli autori è questo: non guardare a ciò che esce che non sia propriamente narrativa. Mai. Non stare a pensare neanche un secondo al fatto che Bello Figo è uscito con Rizzoli, che la youtuber è prima in classifica, che il tronista ha venduto decine di migliaia di copie. Quella non è narrativa, quello non è il tuo campo. Le CE utilizzano questi personaggi perché grazie a loro fanno cassa, e magari è proprio grazie a quella cassa che riescono a pagare un anticipo a qualche autore di narrativa "vera". Oggi le cose funzionano così, piaccia o meno. Le speculazioni su quanto questo sia un "male" e bla bla si possono fare, ci mancherebbe, ma non è facendole o piangendosi addosso che avanzerete di un solo millimetro verso la meta di "diventare Autori"... l'esatto contrario, semmai. Se volete giocare questa partita, dovete prima studiare le regole e il campo da gioco. Se regole e campo da gioco proprio non vi piacciono, proprio non le tollerate, lasciate perdere. Se invece volete andare avanti, concentratevi su ciò che vi interessa. Non focalizzatevi su ciò che narrativa non è, ma su ciò che è narrativa e che vende. Chiedetevi perchè vende, perchè piace. Lo spazio per gli esordienti, inutile negarlo, è poco, pochissimo. Entrare in quello spazio è difficilissimo, rimanerci quasi impossibile. Per riuscirci - oltre a saper scrivere bene e/o ad aver qualcosa di più o meno originale da dire - oggi più che mai è necessario capire quali meccanismi ci sono dietro alla complessa (e per molti versi fallimentare, non lo nego) macchina editoriale italiana. Non che ci siano dietro chissà quali "segreti", attenzione. In realtà è tutto abbastanza semplice: devi piacere al pubblico. Poi sta a te informarti, cercare di capire chi è questo pubblico, cosa legge, da cosa è attratto ecc ecc. Non è con il rancore verso le CE che andrete da nessuna parte. Questa, ribadisco, è una mia opinione personale: si può essere d'accordo oppure no.
  3. 1 punto
    Riassumendo, sulle mille “opportunità” di pubblicare (o NON pubblicare) a pagamento: 1 - Obbligo di pagarsi spese di stampa, distribuzione, ecc. 2 - Obbligo di acquistare copie. 3 - CE cosiddette a “doppio binario”, che a qualcuno non chiedono soldi, ma al tuo amico sì, li hanno chiesti. Quindi, che fai? Lo specchietto per le allodole per fregare altri? Ti si pone una quesione morale. 4 - CE “doppio binario” che hanno in catalogo 5 (cinque) libri pubblicati free e 500 con i metodi di cui sopra e anche con quelli di cui di seguito). *** Le precedenti quattro categorie sono state smascherate da apposite liste presenti online. Ma ve ne sono altre... Altre ferocissime generazioni in agguato: 5 - Pubblicazione free, con possibilità di acquisto copie, ma se non ti impegni ad acquistarle, l'editore, stranamente, “non procede” 6 - Obbligo di acquistare titoli dal catalogo della CE (tanto per capire la nostra linea editoriale...), altrimenti non leggono neppure il manoscritto. 7 - CE importanti di cui si sa che accettano proposte solo tramite agenzie , le quali si fanno pagare SALATISSIME SOLO per leggerti e nel 99,9 % dei casi per dirti di no (li paghi per argomentare il no, in effetti) e quindi (… v. punto 8). 8 - Agenzie che organizzano scuole di scrittura (a prezzi salati, pure quelli, e con notevole investimento di TEMPO, la cosa più preziosa che abbiamo, la vita...), da cui pescano UN NUMERO IRRISORIO di autori . Perché mai un autore dovrebbe iscriversi a una scuola di scrittura, se può leggere Dostoevskij o comprsi un manuale delle Secondarie, dove impara ad analizzare luoghi, tempi, personaggi, vari tipi d'intreccio e struttura, può leggere esempi analizzati di vari vari stili di tutte le epoche, per evitare di scoprire l'acqua calda, ecc. Insomma, l'istruzione scolastica è garantita a tutti, o no? Che, l'autore non aveva voglia di studiare, però adesso gli viene voglia di scrivere? 9 - Obbligo di vendere un tot di copie, in qualunque modo si articoli l'obbligo, consistente in un lavoro MASSACRANTE (non pagato) per l'autore, con il quale in realtà sta promuovendo la CE: crowfunding (anticipato, ultimamente va molto di moda), promozioni, ufficio stampa (se hai conoscenze), organizzazione di presentazioni, ecc. A questo punto meglio pagare chi lo fa, almeno ti resta tempo per scrivere. NB: Spesso tale obbligo si riduce a vendere libri a parenti e conoscenti, che ti leggeranno per curiosità. Il sistema mi ricorda un episodio della mia ormai remota gioventù, quando, a diciott'anni, uno dei primi lavori che feci fu vendere enciclopedie molto scadenti, porta a porta. Dato che la gente non era stupida e non le comprava, mi resi conto che l'agenzia che ci ingaggiava (la quale voleva le vendite, altrimenti ti licnziava entro una settimana), suggeriva, appunto, di venderle prima a parenti e conoscenti, i quali ci avrebbero "aiutato"... Così saresti riuscito a fare una specie di umiliante accattonaggio, stipulando tutti i contratti nella tua cerchia, e l'agenzia, dopo aver prosciugato il tuo giro ed esaurito il tuo terreno, ovviamente, cosa immaginate mai avrebbe fatto? 10 - La CE pubblica free autori che sono anche collaboratori non pagati o sottopagati (editor, traduttori, organizzatori di eventi): “così ti fai conoscere”, “puoi scambiare favori”, “entri nel giro” (GIURO CHE L'HO SENTITO), ecc. (autori anche di livello in questa categoria). Insomma... O fai lo scrittore o fai il promoter (nel caso degli organizzatori di eventi): sono due mestieri diversi. 11 - La CE pubblica free autori “ammanicati” con i media e con la politica, i quali hanno facilità nel reperire finanziamenti, fondi, presenze in festival e premi (magari come giurato) sostenuti da Enti Locali. Ovvero... pagano con i soldi dei contribuenti. 12 - CE che per contratto NON pagano le royalties se non garantisci la vendita di almeno xxx copie, inventati tu come (v. sopra). 13 - CE che elezionano attraverso premi letterari con tassa d'iscrizione (se non partecipo a nessun concorso alla fine dell'anno ho “vinto” un bel gruzzolo!) 14 - CE che fanno un buon contratto, ma poi non lo rispettano: non inviano il resoconto annuale e non pagano le royalties (capita spessissimo). 15 - Self-publishing, print on demand: paghi e basta, diventi imprenditore di te stesso e vediamo che succede. 16 - Fondi una casa editrice e ti rendi conto che se non t'imbarchi anche in una delle opzioni di cui sopra, vai in bancarotta entro sei mesi. 17 - Dimentico qualcosa? L'omertà regna SOVRANA, perché le dette politiche editoriali sono praticate anche da agenti e case editrici potentissime e con la disoccupazione giovanile che c'è, le agenzie letterarie e le scuole di scrittura pullulano come i funghi nel sottobosco. Questo è il mercato, se non ci piace, facciamo altro! Rimangono la Ferragni, la D'Urso, Totti (che mi è pure simpatico) e chi lavora nei media, che è fortunato, infatti la pubblicazione e i compensi se li garantisce con la propria popolarità, ma, se sei un letterato, a che prezzo? Ho letto tempo fa, se ben ricordo, dato che non ho più vent'anni, che ad alcuni artisti siano stati chiesti molti soldi per cantare a San Remo. Ma se sono un autore di musica verticale, prima di procedere nelle modalità di cui sopra, mi chiedo: ma io che ci faccio a San Remo? Lo so che ci sono di mezzo mille distinguo, ma, dato che il mercato (anche culturale) si basa sulla compravendita, prima di pagare per qualcosa, qualunque cosa, mi chiederei sempre: cosa sto pagando, vale il prezzo? Cosa mi danno in cambio, è quello che cerco? Cosa sto tentando di vendere, a chi mi rivolgo? Voglio essere pagato, ma sono un buon affare? Cosa si aspettano da me? Sto facendo un buon investimento (ovvero: che percentuale di successo mi dà, numeri alla mano)? A quanto corrisponde un “rischio calcolato” oltre il quale non ha senso andare? Ognuno di noi si risponda prima di fare le proprie scelte. Ciao!
  4. 1 punto
    Vorrei buttare una bomba all'interno di questo discorso: partiamo sempre dall'assunto che i lettori siano degli imbecilli. E se invece il libro di Saluda Antonio fosse un bene? E se il libro di Saluda Antonio spingesse un ragazzo, di chessò, undici anni, a comprare il primo libro in vita sua? E se poi questo ragazzo a quattordici anni comprasse la saga di Twilight? E se poi questo ragazzo, a diciotto anni, passasse a leggere Stephen King? A tredici anni lessi "Tre metri sopra il cielo". Mi piacque. Oggi studio Lingue e Letterature Straniere all'università, e ho appena preso un 30 ad un esame su Shakespeare. La vita è una questione di punti di vista. Non tutto è sempre completamente nero o completamente bianco, e questo uno scrittore dovrebbe saperlo bene.
  5. 1 punto
    Non ho capito il punto. Ti senti inibito a scrivere perché non hai una cultura "totale" su un dato argomento? E nel tentativo di importi questa cultura leggendo, presumo forzatamente, determinate cose, perdi il gusto della lettura? E alla fine della fiera pensi: ma che scrivo a fare? Se il punto è questo, stai sbagliando completamente approccio. A meno che tu non voglia scrivere un saggio estremamente complesso e tecnico (quindi non sto parlando di narrativa), devi tenere a mente che la "forza epsressiva" di uno scrittore non è data dal riuscire a "quantificare" in assoluto l'esperienza che ha su un argomento specifico, quanto nella sua capacità di saper elaborare attraverso la sua personalissima visione quell'argomento. Pacifico che deve "saperne quanto basta", ma non deve essere un esperto. Senza contare che non sempre è necessario essere esperti... ci si può informare su determinate cose. Un esempio che faccio sempre è quello del racconto di King La Cadillac di Dolan: nella versione di Incubi e Deliri che ho (Speling e Kupfer del'95) alla fine ci sono delle note di King riguardo ai suoi racconti. Per questo racconto spiega come, dovendo "capire" come far fare una determinata cosa al protagonista, ha chiesto a chi ne sapeva più di lui, che gli ha spiegato cosa fosse un arco di discesa ecc ecc. Non è che King ha detto: "cazzo... non sono un esperto di scavi, di buche nel terreno e di escavatori... qui per scrivere il racconto mi tocca prendere una laurea... mai sai che c'é? troppo impegnativo, non lo scrivo!" No! No, no e poi no! King ha scritto il racconto, ha chiesto quello che non sapeva (leggi: si è informato sugli aspetti tecnici che gli servivano, perché questo va sempre fatto, non si possono e non si devono scrivere corbellerie) e lo ha corretto nel modo che ha ritenuto più congeniale (ovvero senza andare a inserire troppi tecnicismi, perché volersi dimostrare "troppo esperti" su un argomento significa diventare anti narrativi, piaccia o meno). Poi c'è il discorso classici: devi leggere quello che ti piace leggere. Non devi forzarti. A me piacciono moltissimo Shakespeare e Dostoevskij, ma non ho mai sopportato la narrativa inglese dell'800 e del primo '900, e alcuni classici non li ho mai digeriti (Moby Dick l'ho lasciato a metà, per dire). Non c'è nulla di cui vergognarsi... non puoi leggere tutto: seleziona in base ai tuoi gusti, e fai in modo che la lettura siua sempre un piacere. No. Non esiste libertà maggiore di quella di uno scrittore, fidati sulla parola. E no: non pensare al pubblico. Non ora, almeno. Se e quando diventerai un professionista (o starai per diventare tale) allora potrai fare delle considerazioni ponderate in questo senso. Ma solo allora. Non c'è nulla di male a inseguire un sogno, c'è tanto di male a farlo in modo "umorale", passando dal: "voglio diventare ricco e famoso" al "non valgo niente, ce ne sono mille migliori di me, che lo faccio a fare". Tutto questo va cancellato. Ci sarà sempre qualcuno più bravo di te. O qualcuno meno bravo che avrà più fortuna. Pare sia la vita, e diventare grandi significa accettarlo come una "regola del gioco". Tu devi concentrarti sui tuoi obiettivi senza la fretta di voler tutto e subito, perché nonostante oggi viviamo in un periodo in cui è socialmente acettata l'idea che si possa passare dal non essere nulla a diventare famosi in un amen, magari dopo essere apparsi in televisione o essere diventati una web star, tutto questo con la scrittura non c'entra nulla. La scrittura richiede tempo, sacrificio e, a volte, anche investimenti economici. Come ogni altra cosa, del resto. La scrittura è, inoltre, un processo mentale che non può essere meccanico e autoimposto: ci saranno sempre dei peridoi in cui ti andrà di scrivere di meno. Anche questo fa parte delle regole del gioco. Usa quei periodi per accumulare idee. Leggendo libri, o guardando serie, o leggendo fumetti. Un'idea geniale per un romanzo o un racconto può arrivare anche mentre si sfoglia un vecchio Topolino... può capitare. Oppure esci, fai cose. Quello che vuoi, ma non sforzarti a scrivere quando non ne hai voglia. Assolutamente falso. Nessuno è originale, o quasi. Si tratta sempre di rielaborare in modo personale qualcosa che è già stato detto, scritto o sviluppato. L'idea "nuova" è spesso un'idea vecchia presa da un'altra prospettiva. Si scrive perché piace raccontare storie. A te piace raccontare storie? Se la risposta è sì, allora devi solo aspettare che ti venga in testa la storia giusta. Non forzarti e non abbatterti, mentre la aspetti. Un saluto, e non mollare!
  6. 1 punto
    @Vincenzo Iennaco e @bwv582 hanno deciso di premiare, per il mese di agosto 2018, il racconto di @Macleo, Suicidio a chilometro zero. Complimenti al vincitore e grazie alla giuria
  7. 1 punto
    L' editore tenta solamente di stare a galla, se Saluta Andonio vende mica è una colpa cercare di sfruttare quel filone aurifero. Come non lo è l'avere girato quel filmato e l'averlo caricato su You Tube. Il problema, se mai qualcuno se ne fosse accorto, è il fatto stesso che quel video sia stato così ampliamente visto e condiviso. Se qualche ragazzo si mettesse a fare video su You Tube con tema: "Il feudalesimo e le implicazioni sull'Europa basso medievale" dubito abbia molto seguito. Se siamo in pieno decadimento culturale, se nessuno apre più un libro, se volgarità e squallidi intrecci amorosi sotto le telecamere televisive sono più visti di qualsiasi altra cosa, dubito sia colpa di una ce. Credo che il problema sorga a monte: siamo in pieno rimbambimento encefalico e la cosa non può far altro che peggiorare. Anche la narrativa, se me lo permettete, ha come maggiori vendite romanzi dalla dubbia qualità. Esistono best seller con trame così insulse da far rabbrividire un tema di prima media. Ma siamo così sicuri noi aspiranti scrittori di essere esenti da questo fenomeno mondiale? Io sono il primo a leggere libri di bassa qualità, sono anche il primo a cliccare video stupidi ma estremamente famosi e sono sempre il primo a sentenziare che il mondo va a rotoli, quando io, nella mia minuscola parte, cliccando e ridendo alle cretinate postate su internet, contribuisco ad alimentare il falò inarrestabile del decadimento morale attorno a me. Alle volte siamo noi stessi, inconsapevolmente o meno, ad aiutare la pubblicazione di quei libri tanto odiati e ad annullare le nostre possibilità di pubblicazione. Con la speranza di essere stato utile, Folletto.
  8. 1 punto
    @Kyuss ti consiglio vivamente, prima di proporti a un editore, di capire come presentare il tuo lavoro in modo più efficace . So che è molto difficile, ma vale la pena: per uno scrittore, non essere in grado di comunicare la propria storia non fa proprio un'ottima impressione . Anche la sinossi è fondamentale in questo senso.
  9. 1 punto
    L’argomento è molto interessante e diciamo che ogni scrittore adotta un proprio metodo. Esiste una prima fase in cui viene raccolto del materiale, che poi verrà sviluppato all’interno del romanzo (utile in questa fase può essere un programma come Scrivener). Ci deve essere comunque un’idea (es. la ricerca di un tesoro) intorno alla quale poi si decide di progettare una storia. Io scrivo almeno due capitoli, giusto per individuare i personaggi e il loro modo di interagire con l’ambiente costruito (sono i personaggi con i loro conflitti, interni ed esterni, che portano avanti la storia in un romanzo). Avere comunque una scaletta, sulla quale annotare le varie sequenze della storia, può essere d’aiuto per studiare con maggiore attenzione gli intrecci narrativi. Studiare dai grandi romanzi o dai molti manuali di scrittura presenti può farti trovare la tua strada, a patto però di non “imitarli”, ma conservando una propria voce, originalità e la ricerca di un proprio stile. Non ti resta altro che provare e capire quale è il metodo che si adatta maggiormente al tuo sistema di lavoro (pensa, io sto ancora cercando il metodo più efficace per me).
  10. 1 punto
    Non penso sia saggia come idea il fissare degli standard e fossilizzarti su quelli, specie se vuoi scrivere. Ci sono delle cose che puoi imparare da ogni scrittore, anche da esempi negativi o che non incontrano il tuo gusto; personalmente ho imparato un sacco di cose leggendo anche Twilight. Anche da lettore ti posso dire che non è entusiasmante l'idea di avere il chiodo fisso e annoiarsi con tutto il resto, non è molto entusiasmante. Ma è una mia idea: è inutile cercare un altro scrittore in altri scrittori, è come pretende lo stesso genere da tutti perché piace a me o a te.
  11. 1 punto
    @October Beta Il mio consiglio viene da quanto ho letto di te nelle discussioni che hai aperto. Dici che non hai mai letto molto, quasi niente; ergo, non ti piace leggere, quindi consigliarti una sfilza di manuali o libri di autori importanti non serve. La lettura, prima di essere istruttiva, dovrebbe essere un piacere. Secondo il mio personalissimo parere (per questo opinabile) chi non ama leggere e non lo fa spesso, non può scrivere. Ma passiamo oltre, proprio perché è solo un mio parere. Per questo ti dico: in questa fase (e solo questa) non ti preoccupare di scalette, teoria e tecnica. Prima scrivi, conosci te stesso, il tuo stile, i tuoi gusti, i tuoi pregi e difetti (scrittevoli). Dopodiché potrai pensare sì alla teoria e alla tecnica, "sforzandoti" di leggere qualche manuale e qualche buon libro odierno o del passato per prendere spunti, idee, pennellate di stile che ti possono piacere. In questo momento puoi scrivere le schede dei personaggi fino al punto di sapere quale mutanda indossino il venerdì mattina, ma se non cominci a scrivere e sperimentare, quel che ne uscirà fuori sarà al 95% inutile e cestinabile.
  12. 1 punto
    No, non direi. Esempio (di come mi muovo io): conosco bene la Baviera e amo i gialli>decido di scrivere un giallo ambientato in Baviera>scelgo come protagonista un serial killer di Monaco>inizio a delineare la trama>ucciderà cinque ballerine tutte sui venticinque anni e con i capelli biondi>la polizia gli dà la caccia>lo scoprono quando tenta di uccidere la sesta, perché commette un errore>inseguimento con sparatoria>riesce a fuggire fino a Vienna dove viene raggiunto e ucciso davanti alla cattedrale di Santo Stefano. Poi si tratterà di delineare il carattere del protagonista>quanti anni ha? perché è diventato un serial killer? perché uccide solo le ballerine bionde... Poi passerò a delineare il personaggio "buono" che gli fa da contraltare: il commissario Von Basettoni, padre di due bambini e appassionato di dama, che ha il vizio di bere un po' troppa vodka Smirnoff... E via di seguito. Ma prima bisogna creare la storia.
  13. 1 punto
    L'anno scorso gli scrissi questa mail: "Spett.le Redazione, vorrei sapere se il genere umoristico è ammesso al concorso. Più precisamente: un romanzo satirico-umoristico che usa una trama gialla come pretesto narrativo è ammesso oppure escluso, in quanto comunque considerato un giallo? Grazie" Questa la risposta: Gentile autore, non ci è possibile giudicare l'ammissibilità di un'opera al Premio sulla base di una semplice descrizione. Se ritiene che nonostante la trama gialla l'opera non sia un romanzo di genere, ma possa essere considerata un'opera di narrativa letteraria, le consiglierei di mandarcela e la valuteremo insieme alle altre opere in concorso. Molto cordialmente, Neri Pozza editore Da queste parole sembrerebbe (forse) che se l'opera non è strettamente di genere viene presa in considerazione.
  14. 1 punto
    Mah... Io aprirei un file sul desktop, lo chiamerei "Romanzo da scrivere" e butterei tutto lì dentro. In alternativa: scriverei su dei fogli di carta che terrei tutti uniti nello stesso luogo. A cosa debba servirti tutto ciò tuttavia mi è poco chiaro; quando faccio qualcosa del genere a me serve soltanto per non dimenticarmi le cose che ho in mente, non mi aiuta certo per delineare la trama del romanzo. Prima di pensare ai toni, alle atmosfere e alle emozioni, credo che sia necessario ragionare sulla trama: senza di quella il romanzo non sarà mai partorito. I toni e le atmosfere vengono poi, prima occorre stabilire i fatti che si vogliono raccontare al lettore.
  15. 1 punto
    Sono un biliardo molto deluso dalla vita: sul mio conto girano un sacco di palle... ABCDEFGHILMNOPQRSTUVZ Grazie @paolati
  16. 1 punto
    Sono un birillo da bowling. La mia non è una bella vita. Il momento più traumatico non è nemmeno l'impatto, ma quando ci accalappiano per il collo e ci ritirano su per farci colpire di nuovo. Vi prego, la prossima volta che tirate mirate per uccidere. ABCDEFGHILMNOPQRSTUVZ
  17. 1 punto
    Ma guarda, io questo non lo credo. Da quello che ne so (il poco che ne so certo, perché non lavoro nella redazione di un grande gruppo editoriale), da quello che ho sentito da addetti ai lavori e agenti, le CE sono sempre alla ricerca della novità, dell'autore più o meno esordiente che possa "fare il botto". Anche perché, rispetto a una star del web che può vendere solo in quel momento, potrebbe garantire nel tempo molti più guadagni. Il punto semmai è che questo "fare scouting" è monotematico, "mono genere". I più grandi concorsi italiani per esordienti e non (Calvino e Neri Pozza) mettono al bando la narrativa di genere. Poi se si vanno a vedere le vendite, in italia è proprio la narrativa di genere a trainare molto del mercato; i gialli vendono bene, tanto per dire. Quindi perchè non investire nella ricerca di giallisti esordienti? O ancora... a naso direi che King è ancora uno degli autori più venduti e letti. Ma qualcuno tra i Big cerca nuovi King? No, al contrario si è sempre in cerca di una certa narrativa "moderna" (se denuncia qualcosa tanto meglio). Perché? Non lo so... è come per le serie tv: in Italia funziona solo ciò che parla di mafie e preti, preti e mafie. Non è un caso che i prodotti che mi vengono subito in mente (italiani o comunque girati in italia) sono: Gomorra, The Young Pope e, di recente, Il Miracolo. Di che parlavano? Mafia, preti, mafia e preti. Pensa a il regista di Lo chiamavano jeeg robot: ha tribolato non poco per trovare i fondi per il suo film. Tutti gli dicevano: "vuoi fare SF in italia? Sei matto. Mafia e preti, quello tira". Lui è andato per la sua strada, è riuscito a trovare i fondi e poi... successone internazionale. Ecco, per me la narrativa italiana ha questo problema di fondo: lo scouting viene fatto, si è sempre alla ricerca di "nuove voci". Il problema è che si cercano delle voci che cantino la stessa identica canzone (con piccole variazioni "stagionali" sul tema, del tipo: vanno gli storici in questo periodo? qualche storico prendiamolo via) e per le voci fuori da quel coro è davvero molto difficile emergere. Da qui la sensazione che non si faccia scouting. Questa almeno è la mia "percezione" delle cose.
  18. 1 punto
    Siamo nell'Era dell'Economia: quello che viene prima di tutto è il guadagno. Qualsiasi cosa fa ottenere soldi va bene. Poi si può discutere di qualità, ma questo alle ce importa poco, a meno che quanto fatto non faccia perdere guadagno e qui si vede la lungimiranza di chi vuol guadagnare nell'immediato e chi vuol avere una continuità nel futuro. Ma se un prodotto vende tanto o poco, dipende dalla gente. A questo punto occorre domandarsi se la responsabilità maggiore cada sulla ce che pubblica un certo tipo di prodotto o sulla gente che compra il prodotto. C'è molto da riflettere.
  19. 1 punto
    Spesso si parte dall'assunto che il rifiuto da parte di una casa editrice sia negativo tout court. Non credo. Ritengo anzi che sia una delle scuole migliori per imparare a migliorarsi. Certo, se si continua a mandare a pioggia il proprio lavoro a ogni editore senza cambiarlo di una virgola, il rifiuto è inutile. Ma se ogni volta si rivede la propria opera, cercando di migliorarla (se l'hanno rifiutata un motivo ci sarà...) allora i rifiuti valgono più delle scuole di scrittura.
  20. 1 punto
    Io ho ricevuto pochi giorni fa una risposta per un progetto inviato a gennaio. Non era una risposta positiva, ma ha ben circostanziato i motivi tecnici per cui non era stata ritenuta adatta a loro (riguardanti la lunghezza, il genere, il target e simili). In compenso, la referente della CE ha accettato con grande gentilezza che le inviassi un'altra proposta con i requisiti da lei elencati. Non so quali siano le politiche adottate per la narrativa illustrata, ma la mia esperienza è relativa alle proste di graphic novel e la mia valutazione nei loro confronti è di certo positiva.
  21. 1 punto
    @Giuliana Guzzon Ciao e benvenuta al WD. Ci separano sette mesi di differenza, anchio sono del 1958 Anchio ho conservato durante gli anni tutto quello che avevo scritto. Ora ne sono sommerso; un'altra vita non mi basterà per riesaminare il tutto...
  22. 1 punto
    Io quello che intendeva @acherusa credo di averlo afferrato ed in quello che intendeva la qualità del testo non c'entra nulla. Posso aver scritto pure un testo che se stampato è buono solo per *inserisci uso volgare a piacimento* ma qui si parla di rispetto, dignità ed educazione. Di rapporti umani. Credevi in me, credevo in te, tutto va a rotoli, okay. Ma questo non puoi forse dirmelo? Non puoi dirmi che non ce l'hai fatta, che ci credevi e poi che non ci credevi più, che pensavi di esserti innamorata ma poi hai scoperto che era la storia di una sera, che non mi vuole nessuno, che non funziona, che ci hai provato e che ti dispiace ma non funziona? Questo pensate? Che se non ho scritto un capolavoro non ne ho diritto di esser trattato con gentilezza, se ti tratto con gentilezza?
  23. 1 punto
    Due parole giusto per non lasciare la discussione senza un epilogo. Ho inviato disdetta all'agenzia e sono, quindi, ufficialmente tornata al punto di partenza, al 2015: libera, neo-tutto, non rappresentata. Dal mio ultimo messaggio in questa discussione ci sono stati altri tentativi da parte mia di un rapporto che non si è mai finalizzato, malgrado le aspettative. Mail, messaggi, telefonate. Quasi nessuna risposta, e quel quasi aveva il valore del vento. Si chiude un anno e mezzo di fiducia e aspettativa, perché l'agenzia era veramente valida e lei, la mia ex-agente, era una donna che stimavo, prima di tutto. Alla luce del presente: non so perché mi abbia accettato per poi parcheggiarmi. Ha lavorato, e bene, con quasi tutti gli altri autori rappresentati. Il "quasi" è relativo alla seconda autrice che ancora non ha pubblicato: eravamo in due, nella scuderia; ora è rimasta la sola. A pelle, credo che la sua esperienza sia simile alla mia, anche se non glielo auguro. L'agenzia si è ingrandita, ha acquisito altri autori di caratura elevata. Guardando la lista dei loro nomi mi chiedo cosa ci facessi là, ma non ho risposte perché la mancanza di comunicazione è stata la cifra del nostro rapporto. Eppure non riesco a volergliene. Non provo rabbia nei suoi confronti. Ho soltanto amarezza, e non perché lei non ha portato avanti il mio romanzo ma per essere stata invisibile e non aver imparato nulla, guadagnato delle competenze che un rapporto con qualcuna del settore avrebbe potuto darmi. E ho afferrato una lezione: l'agenzia deve cercarti, soltanto così avrai la certezza che lavorerà con te e per te. Diversamente, anche se vieni accettato, il rischio di giocare, ma in panchina, esiste e io sono -fortunella- la prova vivente. Questo è tutto.
  24. 1 punto
    @Lemmy Caution Fatto. Ho chiesto se avesse cambiato idea, se non volesse rappresentarmi più, mi ha risposto che da parte sua l'interesse rimane. Niente, però, si è mosso. Credevo che riuscire a strappare la rappresentanza di una buona agenzia (ripeto "buona", non piccola o sconosciuta) fosse difficile, impegnativo, ma anche sinonimo di valore di un testo che avrebbe trovato la sua collocazione editoriale. Mi sbagliavo.
  25. 1 punto
    @acherusa Guarda Acherusa, io ho fatto contratti di altro genere per tanto tempo. I contratti valgono se le parti li gestiscono bene. Se no, fregatene tu per prima. Mandali a quel paese e cerca un editore per conto tuo (come ha detto anche Roger). Se dicono qualcosa, inizia tu con le parolacce. E guarda che io sono un mite.
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