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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 31/03/2018 in tutte le aree

  1. 7 punti
    Questa è esattamente una riflessione che, personalmente faccio da anni... sicuramente molto stimolante e che, secondo me, sottolinea l'importanza di non cementarsi mai in regole precise, sopratutto da un punto di vista stilistico. Per esperienza personale, posso dire di aver vissuto il tutto "sulla mia pelle"... ossia uscito da una scuola di scrittura circa quindici anni fa, non c'erano tutti questi problemi delle "d" eufoniche, ad esempio. Termini come POV o "doveri" come "show don't tell" non erano così presenti, né pressanti né usati. Un racconto "breve" per essere pubblicato, di norma, doveva aggirarsi fra i venti e venticinquemila caratteri. Frasi lunghe e complesse più che accorciate, dovevano solo essere "comprensibili" etc... Mi chiedo poi spesso cosa penseranno nel futuro, fra dieci, venti, cent'anni dello scrivere presente. Indubbiamente lo stile e la scrittura cambierà, così come la lingua, sempre e maggiormente piena ad esempio di termini inglesi o inerenti al mondo di internet, dei social e del digitale. Ancor più, l'evoluzione contenutistica delle realtà oggi a noi circostanti dovrà essere studiata in base alla storia e allo sviluppo che esse stesse avranno avuto. Non voglio deviare troppo il discorso, ma sempre rimanendo in ambito di stile letterario e pensando alla tecnologia e a come essa si evolve, termini e parole cambieranno... mentre le nostre parole oggi servono a descrivere la realtà, in futuro avranno descritto un passato da connotare, insomma... Il pericolo poi più grande e che un po' tutti noi possiamo poi vedere è come gli stessi strumenti di scrittura, ad esempio cellulari e chat, influiscano sempre di più sullo stile. Oggi siamo "corti e brevi" perché la vita sfugge veloce e si fluisce in digitale fra migliaia di altre informazioni... da qui la necessità di essere incisivi nell'immediato. Andando avanti di questo passo, il rischio è che si sia sempre più corti e brevi. Ci sono milioni di persone che scrivono "cmq" per "comunque" e "xché" per "perchè"... milioni di lettori che considerano, leggono e danno importanza a storie con "emoticon" inserite nei testi... La mia paura personale... un giorno diranno: "guardate nel passato come scrivevano strano... usavano il lungo e arcaico "comunque" mentre bastava "cmq". Scrivevano lunghe metafore (anche se di tre parole) per descrivere uno stato sentimentale di tristezza, mentre basta inserire la "faccina con la lacrima"... Nessun autore del passato potrebbe oggi essere preso in considerazione da una qualsiasi casa editrice, se essa basa le pubblicazioni esclusivamente sugli attuali standard stilistici. Lo stile è qualcosa dunque che cambia con i tempi, ad essi si adegua e dura poco nella sua attualità. Apre però nuove strade e nuove forme, suggerisce sempre nuove possibilità di comunicazione, non resta mai uguale e in questo è anche e appunto la sua bellezza, il suo ruolo. Manzoni, Dante, Leopardi... tanto per dire... che stile avevano, che lingua usavano? Oggi si studiano, da loro s'impara, ma i canoni stilistici di allora non sono né possono essere riutilizzati oggi, come il loro linguaggio. Cosa dunque diranno nel futuro e cosa rimarrà, o può rimanere della scrittura? In senso stilistico, secondo me rimarrà sempre un senso di "bello" se non addirittura di "rappresentanza", laddove le opere che più si sono riconosciute (per fama e consenso) riusciranno a sopravvivere e a tramandarsi. Saranno, voglio dire, degli esempi su tutti a testimonianza di questi tempi, dove leggendoli, il lettore del futuro troverà sicuramente strano lo stile o il linguaggio se paragonato a quello per lui attuale, ma ugualmente potrà beneficiarne sia in passione personale (curiosità, gusto...) sia potrà meglio comprendere la storia stessa e l'evoluzione che lo stile ha avuto... per continuare, infine, con il suo contributo a portare avanti tutto questo. Ciò che poi, più di tutto nella storia letteraria secondo me resta, è appunto la storia di un libro, la sua trama, i suoi personaggi, i suoi messaggi. Anche leggendo Pinocchio, potremmo storcere il naso per lo stile, se lo paragonassimo alle regole in voga oggi. Anche leggendo Dostoevskij o Kafka o Cervantes (vale per tutti)... eppure il concetto di "combattere contro i mulini a vento" è andato al di là dello stile e ancora oggi si dimostra imperituro. Non scriveremo più "il pelide Achille", ma "il cavallo di Troia" ancora lo utilizziamo nelle nostre metafore... Ciò che nel futuro resterà dello stile attuale che con tanto lavoro, enfasi, amore o odio cerchiamo ogni giorno di sviluppare sarà il suo senso storico... di certo non un "dettame" ossia un qualcosa da seguire... nuove regole, nuove idee creeranno sempre nuovi stili, rendendo quelli passati in qualche modo desueti o inutilizzabili. Resterà però anche la bellezza di leggere "i capolavori" degli anni duemila, così come oggi noi leggiamo quelli del novecento senza porci poi realmente il problema del PoV o meno... questo problema (o simili che potevano esserci) se lo sono posti nel passato e in quell'epoca hanno analizzato la questione. A noi resta la scrematura, restano le scelte e le decisioni fatte dalle allora società (in campo letterario) con le quali, al massimo, confrontarci.
  2. 6 punti
    Crollo dal sonno, ripasserò per una risposta sensata. Nel frattempo ci rifletto su. Però già qui posso sbilanciarmi: Penso proprio che sarà così. Alla stregua di molte altre cose, come il cibo, il vestiario, le acconciature. Siamo ritagliati sul periodo storico in cui viviamo. Non c'è niente di male, in fondo. Abbiamo la nostra data di scadenza. E ciò che supera le barriere del tempo, ciò che entra nell'olimpo dei classici, è comunque la fotografia di un passato diverso dall'oggi, da qualunque oggi. Siamo giusti qui e ora. Domani ci sarà un giusto diverso, e un altro dopo ancora.
  3. 3 punti
    Alla fine a sfrondare mode, SMSismi, Pov, Povia (ma sì, già che ci siamo), a separare il grano dai youtuber, a scaraventare nella Geenna cuochi e influencer, sarà lui: il Robin Hood dei romanzieri, lo Zorro dei poeti, il Charles Bronson dei drammaturghi, il sommo VAR della letteratura, perché come ci insegna Einstein lo spazio-tempo è galantuomo.
  4. 2 punti
    Bellissima considerazione. Condivido tutto. C'è da dire che il "giusto" pro tempore non si crea da solo. Deve esserci qualcuno che lo crea. Tipo Mary Quant nella moda. Forse gli americani in letteratura. Non so.
  5. 1 punto
    Domanda provocatoria, quella del titolo, che mi è nata fin dalle prime pagine di: "A che punto è la notte?" di Fruttero e Lucentini, finito di leggere pochi giorni fa. Il romanzo, seicento pagine belle toste, è del 1979, trentanove anni fa: in letteratura non certo un'enormità, considerando poi che il periodo si può ulteriormente ridurre, dal momento che il binomio ha prodotto best-seller ancora per una decina di anni. Ebbene, non ne ho per ovvie ragioni la controprova ma credo di poter affermare che un manoscritto del genere oggi sarebbe scartato da quasi tutti gli editori. La ragione? Lo stile di scrittura. Contiene più o meno tutti gli "errori" che un editor odierno (dai più grandi a quelli infinitamente piccoli come me) stigmatizzerebbe già a partire dalla terza o quarta pagina: frasi spesso complesse e ricche di subordinate, fino a tre o quattro avverbi in -mente nello stesso periodo e addirittura, udite udite, repentini cambi di PoV all'interno della stessa scena. Tralascio altri dettagli di minore importanza, che pure esistono e si ripetono per l'intero romanzo. Eppure è stato un best-seller, eppure dopo quasi quarant'anni figura ancora nel catalogo degli Oscar Mondadori. Sono stato prolisso come al solito, ma arrivo alla domanda: e se attorno al duemilacinquanta i critici letterari dell'epoca prendessero in mano un romanzo scritto oggi, magari da un autore che esce da una scuola di scrittura, editato a regola d'arte... eccetera eccetera... e dicessero: "Guarda che roba: un punto ogni tre parole, frasi minimali, senza un aggettivo o un avverbio... Dì, ma ti rendi conto come scriveva la gente trent'anni fa? Roba da non credere!" ?
  6. 1 punto
    Immagine di copertina: Titolo: Le memorie di Roksteg - Il risveglio di Lephisto Autore: Federico Fubiani Casa editrice: Argento Vivo Edizioni ISBN: 9788894249644 Data di pubblicazione (o di uscita): 27/02/2018 Prezzo: 15 euro (solo cartaceo) Genere: Fantasy, avventura Caratteri: 520.000 circa Quarta di copertina o estratto del libro: La foresta che circonda il villaggio di Roksteg è una palestra di vita per cinque ragazzi spensierati, sempre in cerca di avventure. Questo li porterà ad affrontare conflitti, compiere scelte difficili e sfidare un terribile pericolo, quando si troveranno davanti un folle studioso che trama nell'ombra per risvegliare il leggendario Lephisto. Link all'acquisto: http://www.argentovivoedizioni.it/scheda.aspx?k=le-memorie-di-roksteg Ecco il frutto delle mie fatiche... anche se per me non è stato una fatica, ma un immenso piacere dar vita ai cinque protagonisti e agli altri personaggi. Spero che chi lo leggerà, si affezionerà a loro e alle vicende che dovranno affrontare.
  7. 1 punto
    Sulla scia della discussione "che sta succedendo alla lettura?", apro questo dibattito dopo aver letto un articolo interessante, questo. "...secondo quanto riportato dall’Associazione Italiana Editori, gli italiani sono un popolo di lettori che legge pochissimo. [...] Ma nel nostro paese, il vero problema non riguarda il consumo di libri bensì la produzione. [...] Si tratta di affermare il falso quando si dice che il popolo degli italiani è un popolo che non legge perché si sono affermate le nuove tecnologie. Gli italiani non sono mai stati lettori assidui e frequenti." Fin qui, non ci piove. "Come lavora l’editoria? Ogni anno, gli editori sono costretti a rincorrere il mercato e a sperare che i libri editi presso le loro case editrici (dalle più famose alle meno conosciute) raggiungano lo scaffale delle librerie di tutta Italia. [...] Prima di procedere alla stampa di un libro, l’editore deve promuovere quel dato oggetto attraverso una serie di escamotage: uno di questi può ricadere sulla scelta di cominciare a stampare una piccola porzione del numero di copie del libro in questione e inviarlo alle librerie. In seguito l’editore si trova ad aver guadagnato un profitto che in realtà risulta essere fasullo: a ogni libreria sarà inviato un numero di copie indefinito e la casa editrice riceverà un profitto di qualcosa che ancora non è stato venduto e altro non è che un prestito. Quando però, dopo qualche mese che i libri sono arrivati in libreria e il pubblico non ha mostrato interesse e non ha acquistato nulla, il libraio è costretto a chiamare l’editore che è obbligato a riprendere i libri non venduti e riguardare i costi di resa. Per evitare la crisi, la casa editrice è con le spalle al muro e per coprire le spese deve promuovere e pubblicare altri libri e altri progetti con l’auspicio di non rimetterci. Al giorno d’oggi l’editoria italiana ha subito un processo di industrializzazione che ha fatto sì che si creasse un mercato che ha come sinonimo quello di somigliare a giungla affollata in cui c’è una lotta alla sopravvivenza in ogni momento. Per risolvere queste problematiche legate ad una presunta crisi ogni casa editrice, dalla più importante alla più recente, dovrebbe evitare la scomparsa dei propri progetti culturali e trovare una soluzione." Il processo di vendita dei libri è ormai conosciuto e, chi sguazza da un po' in questo mondo ne è ormai consapevole. Spesso le Case Editrici stampano altri libri per non perdere soldi con quelli appena stampati, e poi ne stampano altri e altri e altri ancora sempre per lo stesso motivo. La vera domanda è: quale soluzione? L'autrice dell'articolo ne propone una: "...mostrando coerenza: basterebbe proporre con chiarezza il proprio progetto editoriale e culturale che abbia come obiettivo non la concorrenza, non il mercato, non i guadagni, ma quello di ripristinare il rapporto tra libro e i lettori." Facile a dirsi, difficile a farsi. Cosa ne pensate voi utenti e cosa ne pensano gli editori del nostro forum (digitali e non)? Ne taggo qualcuno attivo ultimamente (o da sempre). @Spartaco per Tempesta Ed. @Nativi Digitali Edizioni @Gianni La Corte @Argento Vivo Edizioni @Aporema Edizioni
  8. 1 punto
    Buongiorno a tutti, E' da tanto che volevo scrivere in questa sezione ma non ho avuto mai il coraggio. La mia vita da un pò di anni è fatta di scritttura, I miei "scritti" non li chiamo opere perché non mi voglio esaltare. A volte, però metto anche in discussione il mio “mestiere”, voluto dopo un lungo periodo di crisi, interrogandomi se lo faccio bene o male. Pubblico in rete ma basta per definirsi scrittrice? Il mio desiderio è quello di diventare scrittrice, di riuscire finalmente a camminare anche nelle realtà ed arrivare dove una carrozzina elettrica non può. Amo scrivere come amo vivere ma a volte mi deprimo perchè non so come definirmi. Una nullafacente e una casalinga convinta oppure una scrittice? Spesso mi capita di vedere qui, nikname con sotto il titolo di scrittore, sto male perchè, non voglio esagerare però mi considero come se fossì una "fallita". Bho, in questo periodo nel mio cervello c'è troppo caos! Grazie a chi mi risponderà e... Buona Pasqua a tutti Floriana
  9. 1 punto
    Tenendo in considerazione la classifica Amazon degli ultimi anni, direi che il selfpublishing conviene solo per il genere erotico (e derivazioni). Si sbatte una mezza dozzina di addominali e un paio di bicipiti in copertina e ci siamo. Per tutti gli altri: case editrici. E poi, diciamoci la verità, in lingua italiana l'autopubblicazione non è un'alternativa, ma una delle modalità attraverso cui si spera di raggiungere le grandi case editrici.
  10. 1 punto
  11. 1 punto
    Su questo non c'è dubbio. Questo è fattibile.
  12. 1 punto
  13. 1 punto
    Bet Lemme: agenzia di scommesse un po' lenta, specializzata in eventi soprannaturali. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  14. 1 punto
    è un'opinione. nel mio caso ci sono 80 km. Non è proprio il caso di parlare di distanza. siamo entrambi siciliani.
  15. 1 punto

    Fino a

    Io sarei venuto molto volentieri se fossi stato da quelle parti...
  16. 1 punto
    @meryj @Mauro Barbarito @Spartaco per Tempesta Ed. e @Aporema Edizioni Si sta andando un po' off topic. In questa discussione non è si dovrebbe parlare di self vs editoria tradizionale, argomento questo dibattuto in moltissime altre aree del forum. Alla fine, non so perché, si finisce sempre a questa discussione Non mi sembra nemmeno tanto utile farsi la guerra, cioè voler avere a tutti i costi ragione: self e CE sono facce della stessa medaglia, entrambe con dei pro e dei contro. A questo proposito ho aperto una discussione apposita, che non esisteva, per raccogliere l'essenza di questa parte di dibattito. Abbiamo sempre parlato di self e ce come compartimenti stagni (intendo nelle discussioni e sezioni), ora avete un posto dove farlo in santa pace. Gradirei che qui, invece, si parlasse di editoria in generale (tornando all'argomento sul "cosa" stia succedendo all'editoria e come potremmo noi lettori o addetti ai lavori fare qualcosa). In teoria non c'entrava molto con la contrapposizione Self-Casa Editrice
  17. 1 punto
  18. 1 punto
  19. 1 punto
    Evitate commenti da social, per favore; vi ricordo che qui si condividono esperienze dirette, non si commentano le esperienze altrui. E ricordo anche a @Giuseppe Nigretti che è meglio evitare il copia incolla di email di terzi; tienilo a mente per la prossima volta
  20. 1 punto
    ... mi viene da pensare che si siano offesi. Ci sono CE che ritengono (per il nome che hanno) di non dover, più di tanto, fornire spiegazioni tecniche perchè, ritengono ulteriormente, che tutto il mondo sappia del loro lavoro. È come chiedere alla Mondadori in che modo "lavorino".
  21. 1 punto
    L'articolista magari potrebbe cercare anche di spiegare in quale modo si possa realizzare un progetto editoriale (senza rimetterci denaro, ovviamente), quando quattro o cinque dei primi dieci posti della classifica sono occupati stabilmente da libri demenziali di youtuber, quando i concorsi sono strutturati in maniera che i selezionati in un concorso saranno i selezionatori del successivo concorso (e selezioneranno quelli da cui sono stati selezionati, ovviamente), quando ogni legge favorisce la concentrazione delle librerie a scapito di quelle indipendenti (con il conseguente crollo delle figure professionali), quando... Perché se no rimane aria fritta e poco più.
  22. 1 punto
    Sono l'unico che dopo aver letto gli ultimi messaggi di questa discussione è andato a cercare la famosa mail nella cartella dello spam per accertarsi di essere nella loro newsletter? Oh, se sono nella newsletter vuol dire che il mio romanzo gli è arrivato correttamente. È già qualcosa. Piccoli passi...
  23. 1 punto
    Benvenuta e buona permanenza
  24. 1 punto
  25. 1 punto
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