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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 23/03/2018 in tutte le aree

  1. 11 punti
    La questione è tanto semplice, quanto banale, e mi pare di essermi già espresso sull'argomento mesi addietro. Gli autori (pochi) che mettiamo sotto contratto iniziano un percorso con l'Agenzia che li porta a lavorare con noi sul loro romanzo e sulla sua proposta alle case editrici. Lavoriamo sul testo, sulla sinossi, su degli studi di copertina, sulla scheda di presentazione. Tutto questo lavoro confluisce in cataloghi che prepariamo regolarmente per presentare gli inediti agli editori. Gli autori che rappresentiamo vengono proposti, a seconda di cosa cercando i vari editor (mai tutto a tutti), alle principali case. Dal gruppo Mondadori a Giunti, dai vari marchi GeMs a NewtonCompton, dalla grande editoria a un selezionato elenco di case editrici indipendenti (penso a NN, E/O, Fazi, Teseo) che fanno un lavoro tanto identitario quanto di qualità. Sono usciti libri nostri per Codice (è una colpa avere buoni rapporti con un editore?), DeAPlaneta, Editrice Bibliografica, Marsilio, altri usciranno nei prossimi mesi per ExOrma, HarperCollins, Baldini+Castoldi (e non perché io ci ho lavorato, ma perché l'editore ha creduto più di altri in un progetto e si è aggiudicato l'asta che coinvolgeva altri 3 grandi editori), Nutrimenti, Sperling&Kupfer. Diverso è il discorso che riguarda Libromania o casi simili: riceviamo decine di proposte ogni mese, gratuite o tramite i servizi a pagamento. Capita che tra queste ci siano proposte eccellenti (e quando è accaduto ci siamo mossi molto rapidamente), alcune ottime (che richiedono riflessioni molto attente), alcune perfettibili (e in questo caso invitiamo l'autore a lavorare sul testo e a sottoporcene una seconda stesura), moltissime del tutto improponibili, a cui non facciamo mai perdere tempo. Ci sono poi alcuni testi che riteniamo per differenti ragioni ancora acerbi, non sufficientemente maturi per affrontare il grande mercato editoriale, ma nei quali intravediamo un potenziale e ai quali, in un certo modo, ci affezioniamo. Fortunatamente accade anche che siano gli editori a farci richieste specifiche, così capita anche di indirizzare (magari sbagliando) alcuni di quei testi verso la pubblicazione digitale o con piccoli editori, con la speranza che possa rappresentare solo un primo passo verso successi maggiori. Ad esempio, una delle autrici Libromania, dopo aver passato settimane ai primissimi posti delle classifiche di Amazon, pubblicherà nei prossimi mesi per NewtonCompton.
  2. 7 punti
    Buongiorno a tutti, intervengo nella discussione con la speranza di dare un contributo utile. Sono rappresentata dalla LIAE, qualcuno ricorderà alcuni miei post dello scorso anno, il mio invio risale a febbraio 2017. In questo momento il mio romanzo è in lettura presso sette grosse CE, di Serie A per intenderci. Né io né l'agenzia possiamo prevedere quali saranno i riscontri e, se saranno tutti negativi, proveremo con altre CE. Ma non sarà certo colpa dell'agenzia se via via il mio romanzo sarà scartato da tutte quelle di Serie A. Ovviamente spero che ciò non accada ma le dinamiche del mondo editoriale sono complesse e per gli esordienti è ancora più difficile fare breccia presso grandi aziende, perché questo sono le grandi case editrici. Detto ciò, vi assicuro che con la Lorem Ipsum si parte dall'alto, o almeno questa è la mia esperienza. Spero di potervi presto aggiornare con buone notizie. In bocca al lupo a tutti!
  3. 5 punti
    Tanti, tanti auguri, Unius!
  4. 5 punti
    Spero di non meritarmi un'ammonizione con questo commento, ma il fatto è che sapere se il contratto che ti verrà (forse) proposto dopo una lunghissima attesa sarà con una CE grande, piccola, media o solo digitale è una delle discriminanti fondamentali per l'autore che cerca di decidere a chi proporre il proprio manoscritto. Parlando dell'efficacia della pubblicazione digitale, qui si dibatte sull'efficacia di questa nuova agenzia. LI non è stato chiaro su questo punto, con la famosa metafora calcistica che poi però finora non ha trovato riscontro nelle esperienze riportate.
  5. 5 punti
    Peccato che lo sia a scapito nostro... Continuo a pensare che adattare delle formule matematiche ai comportamenti umani che sono basati spesso su logiche poco razionali e/o emotive sia molto aleatorio e prima o poi ci si ritorcerà contro pesantemente. Qui non siamo proprio d'accordo. Il fatto che la democrazia sia la forma di governo meno "ingiusta" non significa che la maggioranza abbia per forza ragione, anzi. La cultura, il progresso lo portano avanti le "avanguardie" che sono sempre minoranze...
  6. 4 punti
    Di sicuro ha fermato la vita di quella persona (e per noi vale tanto quanto quella di cento milioni di altre), rovinato quella dei suoi familiari e magari anche quella di coloro i quali lavoravano a quel progetto, che ora dovranno affrontare una bella causa di risarcimento danni: negli States su queste cose non scherzano. A proposito di algoritmi... spero che ne inventiate presto anche uno in grado di correggere automaticamente i refusi: noi siamo Aporema, non Aporima. Per non sbagliare, sarebbe bastato copiare e incollare, oppure introdurre nell'equazione un calcolo in grado di identificare l'etimologia greca del nostro nome. Comunque, per non andare O.T., noi non contestiamo il fatto che un algoritmo possa stabilire in anticipo, con bassissimo margine di errore, se un libro venderà oppure no. La domanda da porsi è un'altra, ovvero: dove ci porterà tutto questo? Forse non sotto le ruote di in T.I.R. o a investire un ciclista, ma all'appiattimento, della cultura prima e dell'intelligenza poi, sicuramente. Siamo stati i primi ad affermare la necessità di avere come punto di riferimento il mercato, perché affinché i libri siano letti, bisogna prima venderli. Ma se il guadagno diventa l'unico scopo di un editore, allora, signori miei, siamo del tutto fuori strada. Se sono solo i quattrini a interessarci, esistono attività assai più remunerative: spaccio di droga, vendita di armi e sfruttamento della prostituzione (in ambito illegale); lucrare sull'immigrazione clandestina o sul gioco d'azzardo (ambito semi-legale); cure odontoiatriche, medico specialistiche e, quando queste falliscono, servizio di pompe funebri (ambito legale). Non bisogna mai confondere il fine con i mezzi. Il fine di un editore è, o dovrebbe essere, quello di aprire le menti, di promuovere la circolazione delle idee e, in definitiva, di migliorare la vita emotiva e intellettiva della gente. Il mercato è il mezzo per raggiungere tale fine. Chi considera una casa editrice alla stregua di una qualsiasi altra impresa commerciale, non commette alcun errore da un punto di vista dell'analisi economica; al contrario: si adegua ai parametri dei tempi. Noi siamo fatti di un'altra pasta. Noi combattiamo contro i mulini a vento, come mostrato nella simpatica vignetta di @Fraudolente . Noi crediamo che l'ignoranza e la stupidità dilaganti, non solo in Italia, non siano da sottovalutare e vadano perciò affrontate a colpi di bei libri sulla testa... metaforici, per il momento, in futuro non sappiamo. Noi siamo convinti che se non si pone un argine al dilagare della vuotezza di valori e di contenuti nella prosa, ben presto non ci sarà alcun bisogno di algoritmi per prevedere le vendite, perché tutti sapranno già il risultato: V=0, per i più ottimisti, "Farnenheit 451", per i più pessimisti.
  7. 4 punti
    A quasi tre mesi dalla chiusura della discussione, lo Staff ha deciso di riaprire i battenti. Chiedo per favore di leggere attentamente queste parole prima di intervenire in questa discussione: siamo sì tutti curiosi di sapere com'è andata a finire per chi ha pubblicato o sta pubblicando con loro, la nuova app annunciata dalla Casa Editrice e tutte le attività collaterali, ma è invitato a scrivere solo chi ha avuto effettivamente esperienza diretta con il Trampolino ultimamente, in questi ultimi tre mesi, e può aggiornare la discussione con l'apporto della sua esperienza, ripeto ancora una volta, diretta. Evitiamo di ricadere nel baratro del dibattito e del battibecco o dei messaggi di commenti inutili e fini a sé stessi, mantenendoci sulle esperienze oggettive. In caso contrario sarò costretto a richiudere la discussione. Mi appello quindi al buonsenso di ognuno. Buon proseguimento.
  8. 3 punti
    Caspita, non posso proprio mancare! Tantissimi auguri, caro @Unius. Vorrei trovare una delle mie torte tematiche apposta per te, ma non so su cosa indirizzarmi con esattezza tra i tuoi interessi. Proviamo con questa:
  9. 3 punti
    Siamo sempre lì: sei proprio sicura che funzioni? Se davvero funzionasse, non dovrebbero esserci più lettori in Italia? Non si dovrebbero vendere circa tre volte i libri che si vendono, per arrivare, che so, ai livelli tedeschi? Sei proprio convinta che le librerie andrebbero deserte in assenza dei capolavori della letteratura dei vari Moccia-Parodi-Hunziker-Volo-Cicciogamer e chi più ne ha più ne metta? Non vi è mai passato per la mente che, non trovando più le merendine ipercaloriche e piene di grassi idrogenati, qualcuno potrebbe perfino essere invogliato a fare uno spuntino a base di noci e mandorle (mi si perdoni l'analogia)? In considerazione dello stato pietoso del mercato editoriale, dove possiamo dare per scontato che anche la big per la quali lavori tu fa i salti mortali per far quadrare i conti, io al posto vostro qualche domanda sulla bontà degli algoritmi e sulla convenienza di continuare a nutrire il gregge con "cinquanta sfumature" di spazzatura me la farei.
  10. 3 punti
    Diciamo che nella domanda "Che sta succedendo all'editoria?" c'è anche l'algoritmo della Mondadori di mezzo Forse per trovare una soluzione bisogna andare ancora più indietro, fino alla colonna portante della società: l'educazione. Mi ha fatto pensare l'articolo condiviso qualche post fa da @L'antipatico sugli analfabeti funzionali. Mi sono reso conto, dopo averlo letto, di avere a che con analfabeti funzionali ogni giorno. Nella vita quotidiana, non solo qui sul forum. Ormai è assodato che i lettori hanno una parte di "colpa", lo sappiamo un po' tutti, ma questa colpa proviene dall'educazione. Perché se a una coppia quarantenne piace leggere Cinquanta sfumature piuttosto che Nel mare ci sono i coccodrilli, qualcosa di sbagliato ci sarà pure. Ho fatto un esempio banale per far capire cosa intendo, non cominciamo il dibattito su Cinquanta sfumature, per favore!
  11. 2 punti
    Che dire: è il chiarimento che aspettavamo da mesi. Grazie per averlo scritto. No, avere buoni rapporti con Codice non è una colpa, anzi: ho provato a contattarli da solo diverse volte, e cerco un agente esattamente perché spero che il mio manoscritto possa giungere (anche) sulla loro scrivania.
  12. 2 punti
    Per questo rilancio l'idea di andare nelle scuole a spiegare ai ragazzini che: - esistono i libri e possono essere belli come i videogame (che ormai è l'ABC che manca perché le maestre non hanno tempo di farlo) - esistono altri editori oltre a quelli che vedono in libreria che pubblicano anche roba migliore a volte. È l'unico modo per recuperare un minimo di cultura letteraria
  13. 2 punti
    Io faccio a volte come dice @camparino e altre come suggerisce @Andrea28 . Dipende da tanti fattori, a iniziare da quanto lunga deve essere e quante informazioni si devono scambiare i due: se le cose vanno per le lunghe una serie interminabile di puntini di sospensione diventerebbe fastidiosa. Poi dipende se ci sono altre persone in ascolto, se i due interlocutori sono al chiuso o all'aperto (nell'ultimo romanzo ne dovevo riportare una in cui un protagonista era per strada in mezzo al bailamme della festa nazionale olandese, quindi ho dovuto mettere delle ripetizioni tipo "ci andrò martedì.. sì, martedì!") e da ciò che vuoi trasmettere. Una telefonata può anche essere una situazione in cui si genera un mistero: – Perché dice che sarà l'ultima volta? Silenzio, il misterioso interlocutore aveva riappeso.
  14. 2 punti
    Evviva! Per fortuna esiste ancora qualcuno, anche su WD, che ha il coraggio di esprimere un'opinione che valga la pena di essere letta. Ma non ditelo all'algoritmo, mi raccomando. E, già che ci sono, voglio applaudire anche a quest'altra riflessione:
  15. 2 punti
    Allora, separiamo le cose: 1) sì, 4 anni fa (così tanti? Non l'avrei detto ) avevo già testato quest'agenzia. Qualche giorno fa infatti, leggendo questa discussione, sono andato a rileggermi il loro giudizio. Sono rimasto di nuovo perplesso, perché il manoscritto (senza dubbio pieno di difetti) era stato giudicato "privo di introspezione". Il limite di quel romanzo (come in seguito ho capito, partecipando a concorsi quali il Calvino e chiedendo vere schede di valutazione) era semmai un'introspezione eccessiva, che penalizzava la lettura. E' uno dei difetti della mia scrittura, sul quale in seguito ho lavorato parecchio, Questo commento che sembrava essere così distante da ciò che avevo scritto e dai giudizi degli altri lettori (professionisti e non) mi ha indotto a pensare: va beh, lasciamo perdere quest'agenzia. 2) 4 anni dopo, dopo quel manoscritto, dopo aver appeso la tastiera al chiodo per un paio d'anni e averla tirata giù in seguito a un evento preciso che mi ha indotto a ripensarci, sono di nuovo in cerca di un agente. Ho contattato diversi agenti che avevo già "testato" per il vecchio manoscritto: non è che le possibilità di scelta siano poi così tante. Mi sono anche chiesto se spedire di nuovo a TZLA: magari l'altra volta hanno effettivamente confuso il mio manoscritto con un altro, magari hanno confuso le email, magari sono stati gli unici a capire che il mio eccesso di introspezione in realtà celava una mancanza di introspezione a un livello metafisico, va' a capire . Non serbo rancore né perplessità, tanto più nei confronti di chi agisce come secondo me dovrebbe agire un agente (e cioè, all'anglosassone: risposta in merito alle possibilità di rappresentanza, niente scheda obbligatoria). Mi sono riletto la discussione e ho constatato che sì, sembrano (almeno in alcuni periodi) continuare a leggere gratis. In seguito però propongono per lo più un editing costoso, senza garanzie di pubblicazione: questa modalità, testimoniata da diversi autori, mi ha indotto a pensare che non sia un'agenzia che fa al caso mio. Certo, sono mie considerazioni personali: le ho maturate però in seguito alla lettura delle testimonianze sul forum, quindi mi sono sentito in diritto di commentare.
  16. 2 punti
    Concordo pienamente
  17. 2 punti
    A me succede che un libro tiri l'altro, come i bagigi. Non sono grossi numeri, purtroppo, ma vendicchio... Direi un mercato di nicchia, ma sono contento perché mi legge anche gente che non conosco. Ho un paio di librerie che mi hanno scoperto e mi promuovono. Sono stato persino in vetrina! Ma ho dovuto fare tutto da solo...
  18. 2 punti
    Tempo, pazienza e passaparola! E, se sei davvero bravo, ti rileggeranno.
  19. 2 punti
    Sottoscrivo le parole di Cuido. Ma che persino la serie B fosse un miraggio era già comprensibile scorrendo i pochi e sconosciuti autori elencati nel sito, pubblicati da CE altrettanto semisconosciute.
  20. 2 punti
    Io credo poco alle grande collane digitali. Credo ai grandi editori che ti fanno entrare in libreria e non nell'ultimo scaffale e magari esce il trafiletto su qualche quotidiano nazionale che ti promuove. Quella è serie A. Finchè sei sul web mescolato tra milioni di ebook la grandezza anche se è nel nome della CE, resta comunque effimera.
  21. 2 punti
    Impensabile provare a riassumere in un'unico post i mille problemi che affliggono l'editoria italiana, che del resto sono già stati ampiamente trattati in parecchie altre discussioni qui nel forum. Spendiamo solo qualche parola per quello che, tra i tanti temi tirati in ballo, sembra riscuotere maggiore interesse, ovvero la distribuzione. Mandare copie a titolo promozionale alle varie librerie? Del tutto improponibile, e forse anche inutile, per un piccolo editore: il rischio è che i libri rimangano negli scatoloni, oppure esposti col dorso, in uno scaffale seminascosto del seminterrato. Ben diverso è un conto vendita mirato, magari in un quei punti vendita che potrebbero avere qualche legame con l'autore o con la vicenda che lui ha deciso di raccontare. Essere distribuiti a livello nazionale da un grande distributore? Sì, senz'altro, ma con la consapevolezza che, dati gli altissimi costi di distribuzione, da quella parte non arriveranno profitti. Far parte di un grande circuito, tipo Fastbook del Gruppo Messaggerie, serve infatti più che altro a togliere dalla bocca di alcuni sedicenti librai l'ignobile scusa "Il volume non è reperibile", che nell'era di Internet suona come una bestemmia. Del resto, ancor prima che entrassimo a far parte del suddetto circuito, le librerie serie che avevano richiesto le nostre pubblicazioni, le avevano ricevute a tempo di record, realizzando per giunta un profitto maggiore, rispetto a quello offerto loro dai distributori. Prima di dire cosa potremmo o dovremmo fare noi editori, allora, cominciamo da qui, ovvero dal mettere persone competenti ai posti giusti. Se vado in un negozio di articoli sportivi, mi aspetto che il commesso mi sappia consigliare la tensione giusta per l'incordatura della mia racchetta, sulla base del mio tipo di gioco. Se entro in un punto vendita di informatica, mi attendo consigli adeguati alle mie esigenze. Perché la stessa cosa non deve accadere in libreria? Com'è possibile che in tempi di crisi si rinunci al guadagno sicuro, offertoci da qualcuno che magari è pure disposto a pagarci in anticipo, perché non si è capaci o, più probabilmente, non si ha voglia di fare una telefonata, inviare una mail o un messaggio sul cellulare? Riguardo alla chiusura dell'articolo citato da @Niko Questa, perdonate lo sfogo, ma è la classica supercazzola, degna del peggior politico della prima repubblica... non che quelli della seconda, o della terza, ne sparino di meno colossali, per carità, ma ancora, a causa della loro scarsa maturazione, non sono degne di entrare nell'archivio storico. Come può una qualsiasi azienda, ivi comprese quelle culturali ed editoriali, che non viva di sussidi pubblici, di tangenti, o che non sia una scatola cinese per il riciclaggio di proventi illeciti, non occuparsi della concorrenza e del mercato? Nel nostro caso i guadagni proprio non c'entrano, perché siamo una cooperativa e non possiamo dividere utili, e per quanto riguarda il nostro "progetto editoriale e culturale" è semplicissimo: sfornare libri di qualità. Ma, supponendo di riuscire in tale obiettivo e che le nostre siano le migliori pubblicazioni possibili, chi mai le leggerà, se non riusciamo a venderle? E, altro aspetto insignificante, con cosa pagheremo tutto il lavoro svolto per produrle? Mi piacerebbe molto che la solerte Arianna Spezzaferro, autrice dell'articolo, rispondesse a queste venali domande. E infine, qualcuno ci potrebbe spiegare cosa accidenti significa "ripristinare il rapporto tra libro e i lettori"? Ma con parole semplici, come se avessi quattro anni (Cit. "Philadelphia"). A parte che, nello stesso articolo, si afferma che gli italiani non è che leggano di meno: non hanno mai letto; quindi, più che ripristinarlo, tale rapporto andrebbe creato dal nulla, o dal poco: un lettore ogni quattro, rispetto alla media di Francia o Germania... A parte questo, dicevamo, cosa vuol dire questa frase, in concreto? Che, come editori, dovremmo prendere uno dei nostri libri, uscire dalla porta, scegliere a caso un passante, strappargli dalle mani lo smartphone, ficcarci il volume e presentarli: "Fratello, questo è il tuo libro. Libro, questo è tuo fratello!" In base alle statistiche attuali, tre italiani su quattro risponderanno: "Mi scusi, ma si sta sbagliando: io questo qui non l'ho mai visto. O se l'ho visto, è passato tanto tempo e non mi ricordo cosa possa essere!" Il quarto potrebbe dire: "Grazie, mi è mancato davvero tanto" e forse se lo terrà. Tutti e quattro, comunque, alla fine si faranno ridare il cellulare, ci scatteranno una foto e chiameranno il 118 per sottoporci a T.S.O. Scherzi a parte, per risollevare davvero l'editoria italiana non servono ricette generiche, ma proposte serie e concrete e quando la dottoressa Spezzaferro ce le vorrà proporre, saremo ben lieti di prenderle in considerazione.
  22. 2 punti
    Ciao, @YumaKuga79 due mesi e mezzo dall'invio (però ci sono in mezzo anche le vacanze di Natale). Alla prossima. Edison
  23. 2 punti
    Fortunatamente non è così. Ho due miei carissimi ex "allievi librai" che hanno imparato il mestiere alla vecchia maniera e hanno deciso un anno fa e mezzo fa di aprire una libreria in franchising in un paese di settemila anime ( che ha un buon indotto di paesini vicini) dove una libreria non c'era mai stata. Ebbene quando vado a trovarli non riesco mai a fare quattro chiacchiere perché sono sempre pieni e le stime di fatturato che l'azienda madre aveva preventivato sono sempre disattese verso l'alto. Ma loro sono librai veri, non come quelli che cita giustamente @Spartaco per Tempesta Ed. Quello è uno dei gravi problemi che citavo nel mio primo intervento: Da noi il pubblico per un libraio vero ci sarà sempre, perché lo zoccolo duro dei lettori italiani è fatto di gente che vuole aggirarsi tra gli scaffali di una libreria vera e non di una virtuale. Certo che se il libraio si trasforma in una persona che spinge un tasto sul computer e sa soltanto riferire un'informazione che trova in rete, allora sì che la libreria perde il proprio significato. La perdita di competenza è uno dei grandi mali della libreria, e non solo di quella.
  24. 1 punto
    A mio avviso la presenza di questo concorso è più deleterea di quanto non sembri, perchè di fatto impedisce al movimento letterario italiano di trovare dei potenziali bravi scrittori chiudendo la porta di tantissime case editrici importanti che si affidano a un gioco e non a una selezione. Sarebbe quasi da "interrogazione parlamentare". Ridicolizza il movimento culturale italiano. E' il grande fratello della letteratura italiana. Trovo assurdo che alcune Case editrici, che danno lustro al nostro Paese, leghino il loro nome a questo concorso. Andrebbe bandito. Ho partecipato una volta perchè non avevo capito le reali dinamiche, poi, quando le ho comprese, ne sono rimasto inorridito e ho deciso di non contribuire mai più ad alimentare questo obrobrio.
  25. 1 punto
    @Drakòn Grazie, la speranza è proprio quella di riprendere a dovere! @ElleryQ Grazie! comunque no, il regolamento credo ricordarmelo hehehe. Grazie lo stesso
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