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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 21/09/2017 in tutte le aree

  1. 37 punti
    Se stai leggendo questo post vuol dire che sono morto. No, scherzo, se stai leggendo questa cosa è perché ho ricevuto (qui ma non solo) molte domande riguardo quella che è stata e che sarà la mia esperienza con un grande editore, e le continuo a ricevere. Sono talmente simili che ho pensato di mettere nero su bianco le mie risposte, con un po' di ironia ma tanta serietà, senza peraltro costringere gli Admin a richiamarci sempre all'ordine nel non andare OT altrove. Non lo faccio per incensarmi - già la parola mi fa starnutire. Lo faccio solo perché, non ci crederai, ma vorrei che la mia esperienza non fosse unica. Questo mondo di merda ha un disperato bisogno di invertire la tendenza della speranza: quando le persone disperano la cattiveria vince, e a me dà fastidio quando vince. Nello stesso tempo ci sono un po' di equivoci da sfatare, non su di me, ma sullo scrivere in generale. Ed è bene che le cose comincino ad essere chiamate per nome: è un bene per tutti. - Come hai fatto? Non lo so, sul serio. Ho scritto e un libro e il resto è andato da sé. - Ma hai un agente? No. Gli agenti a cui mi sono rivolto non mi hanno convinto oppure mi hanno ignorato. Ma oggi posso dire meno male: avrei sbagliato la scelta e mi sarei affidato a persone non in grado di lavorare con me. - Sei serio o solo un coglione arrogante? Non lo so, fai tu. Sono serissimo. Non è che siccome non sono nessuno allora chiunque è meglio di me. Se avessi ragionato così non ce l'avrei fatta. - In che senso? Nel senso che se non ci credi tu in quello che fai allora non ci crederà mai nessuno. - Di la verità: hai conoscenze. No. Ognuno può pensare quello che vuole ma, benché svolga un lavoro di pubbliche relazioni, tra le mie conoscenze nessuno poteva spingermi. Oppure non avrei passato sei mesi a cercare agenti (sbagliati). - A quali editori ti sei rivolto? Quasi tutti i più grandi più qualche piccolo. Quasi tutti perché non tutti i grandi pubblicano il mio genere. Capire a chi inviare il manoscritto e a chi no è già il primo passo verso la pubblicazione. Non ci crederai ma quando scrivevo avevo in mente un solo nome. - Infatti non ci credo. In effetti avrei accettato anche Sperling e Kupfer. Perché leggo tantissimi libri editi da loro. Forse talmente tanti che accettare Feltrinelli o Giunti mi avrebbe fatto sentire un traditore. - Ora stai esagerando. Hai ragione. - Pensi che sia possibile farcela anche per me? Non lo so. Non so cosa scrivi, né come scrivi. Io non mi reputo il nuovo Joyce, anche se la mia immagine del profilo potrebbe suggerirlo, ma credo di aver fatto un buon lavoro di base. La storia soprattutto mi sembra avvincente. Non credo che chiunque possa scrivere, ma credo che chiunque abbia il diritto di sognare. L'importante è non perdere mai di vista l'obiettivo ed essere razionali. - Cioè? Se scrivi di merda in realtà non hai bisogno di qualcuno che te lo dica: lo sai da solo. A quel punto hai due strade. Mollare oppure migliorare. Stilisticamente si può migliorare con lo studio e la lettura (a proposito, leggi come se domani dovessi morire e non aver paura di imitare gli autori che ami: l'imitazione è la più sincera forma di adulazione), ma a livello di contenuti c'è solo una cosa che può farti crescere. - Sarebbe? Vivere una vita piena. Curiosare. Sbagliare. Ubriacarsi di tanto in tanto. Disprezzare qualcosa e qualcuno, amare alla follia. Viaggiare da viaggiatore, non da turista. Non avere pregiudizi. Osservare gli altri. Ascoltare le storie del mondo (ce ne sono miliardi in giro), accettare l'idea che possa esistere Dio, che bene e male non sono fiabe ma energie reali che influenzano la vita da sempre. Studiare. Leggere (l'ho già detto?). - Io sto cominciando a coltivare l'idea di smettere di scrivere. Ho ricevuto troppi rifiuti. Ma tu perché scrivi, amica/o? No, sul serio: perché lo fai? Lo fai per soldi? Perché vuoi cambiare la tua vita? perché non ti piace il tuo lavoro? Perché non puoi farne a meno? Perché qualcuno ti ha detto che potresti fare lo scrittore? Perché immagini il tuo volto in prima pagina su Vogue? Perché vuoi tenere un workshop con Ken Follet e Dan Brown? Vuoi diventare professore alla scuola Holden? No, aspetta, non voglio saperlo. Devi risponderti da sola/o, ma lo devi fare sinceramente perché la tua scelta finale dipenderà dalla risposta che ti darai. Io posso rispondere per ciò che mi riguarda. Scrivo perché senno impazzirei. Starei male. Quando ho smesso di scrivere stavo male. Ho passato anni bui, di profonda depressione. E non riuscivo a curarla in nessun modo. Avevo tanti amici, e qualche donna, interessi, sport, passioni... ma stavo male. Così male che avevo smesso pure di leggere. Entrare in libreria mi faceva quasi piangere dalla disperazione. Una volta sono entrato in una Feltrinelli e ho quasi avuto un attacco di panico. Sono dovuto uscire così in fretta che i tizi della cassa pensavano avessi rubato qualcosa. No, se non scrivessi starei troppo male. Ho una bella famigliola ma non basta. Forse sono un uomo orribile a dirlo, ma se non scrivessi non sarei del tutto felice. - Perché? Perché siamo spugne. - Ok. Stai delirando. No, dico sul serio. Siamo spugne. Assorbiamo tutto quello che abbiamo intorno, e siccome attorno a noi c'è un sacco di sofferenza, alla fine soffriamo pure noi. Anche se lo nascondiamo, anche se ci riempiamo di selfie e sorrisi. Io almeno ne assorbo una cifra. Se ogni tanto non aprissi il rubinetto impazzirei. Questo è il mio processo creativo: assorbo tanta oscurità da star male. Poi devo solo aprire il rubinetto. Non è esattamente una magia eh, c'è tanto altro. Ma alla base di tutto è questo. Se non scrivessi starei male. - Quindi? Quindi trova il motivo per cui vuoi scrivere. Se è un motivo venale datti un tempo ragionevole. Chessò, tre anni. Se entro tre anni non ce la fai smetti e prova con altri progetti. - E se non è venale? Allora non smetterai mai. - Ma starò male. Anzi, di merda. Probabilmente sì. Ti auguro di farcela, non immagini quanto mi piacerebbe poterti aiutare... - A proposito... no, non posso. Magari un giorno potrò (mi piacerebbe fare lo Scout nella vita), ma al momento ti assicuro che non posso. - Consiglio finale? Segui l'istinto. Ossessionati, ma non restare cieco ad altre opportunità. Nessun percorso è mai uguale.
  2. 36 punti
    Il concetto alla base di questo post apparirà ad alcuni – ma, attenzione, non a molti – scontato. Non a molti. Questo “non a molti” è importante. Credetemi, fino a qualche mese fa immaginavo che fosse un concetto talmente scontato da non dover essere neanche trattato, se non superficialmente. Mi sbagliavo. Considero questo errore di valutazione come l’ennesima dimostrazione del fatto che per aiutare gli Aspiranti Scrittori a raggiungere un minimo di consapevolezza in merito a come convenga muoversi nel variegato panorama editoriale italiano sia necessario dedicarsi anche a ciò che apparentemente sembra “scontato”. Case Editrici. Stampano e vendono libri. Questo è il loro lavoro. A chi si rivolgono le Case Editrici, quindi? Ai lettori. Vi invito ad andare sulla home page della Rizzoli: novità, autori, eventi, percorsi, magazine, ragazzi; ora facciamo un giro da Einaudi: autori, approfondimenti, università, speciali, multimedia, appuntamenti, la casa editrice. E ancora novità, in arrivo, stile libero, ebook. I più venduti. Potete andare sui siti di altre CE importanti, la storia sarà sempre la stessa: cosa salta subito all’occhio del navigante? Che queste CE si rivolgono – ovviamente – ai lettori. E a chi altri si dovrebbero rivolgere? Voglio dire… se vado sul sito dell’Ikea perché voglio una libreria, troverò un indice che mi rimanda, tra gli altri articoli, alle librerie. E così via. Certo, ci sono CE che inseriscono il link “invia manoscritto”, link che di norma rimanda a una pagina in cui vengono spiegate o le specifiche per gli invii spontanei o il sistema in uso di quella CE per la selezione di nuovi manoscritti. Di norma è un link poco invasivo, seminascosto, equiparabile al “lavora con noi” presente sui siti delle grosse aziende come l’Ikea (cercatelo, sul loro sito… ci metterete un po’ a trovarlo). Ora, immaginate un universo diverso, una sorta di ucronia (o distopia se vogliamo) in cui andando sul sito dell’Ikea non trovereste in Home Page neanche un link o un menù per visualizzare gli articoli in vendita. Voi siete lì perché magari volete la vostra libreria, ma quello che leggete è: “Hai disegnato un mobile? Questo è il posto giusto per te!” “Mandaci i progetti dei tuoi lavori, diventerai famoso!” “Se lo hai disegnato, va prodotto” e così via. Foto e foto di mobili più o meno improbabili disegnati e costruiti con quattro chiodi, un giro di nastro adesivo e un po’ di sputo da un pasticcere di Strangolagalli o da un impiegato del catasto di Ventimiglia. Il primo piano del loro faccione sorridente, in posa accanto al loro mobile più o meno sbilenco, col sotto una grossa scritta colorata: “Loro ce l’hanno fatta! E tu che aspetti? Invia il tuo progetto!!!” E voi siete lì. Vi avevano detto che vendevano mobili… voi volete solo la vostra cazzo di libreria, magari economica, magari a misura… ma niente. Di librerie non ne vedete. E siccome non avete la velleità del “costruttore di mobili”, andate a cercare la vostra libreria su un altro sito. Ora la domanda è: a chi sarebbe dedicato questo immaginifico sito Ikea che ho descritto? Ai clienti, ovviamente. I siti sono sempre dedicati ai clienti. Ma i clienti chi sarebbero? Non quelli che vorrebbero acquistare mobili, no. Sono quelli che li vorrebbero disegnare, i mobili. Usciamo da questa improbabile metafora e rientriamo nella realtà. Tutte queste parole, Aspiranti Scrittori, sono per dirvi che i clienti delle Case Editrici sono i lettori, non gli autori. Quando vi imbattete nel sito di una CE che non si rivolge tanto ai lettori quanto agli autori, con enormi banner che li invitano a inviare loro il proprio manoscritto e l’immancabile dicitura “Vuoi pubblicare?”, sappiate che i clienti di quella CE sono gli autori. A pagamento, free, a doppio binario… non importa la formula, non importa la tipologia del contratto. Quello che conta è: il cliente = l’autore. E se anche non dovesse essere un contratto capestro (anche se spesso lo sarà, sappiatelo) ma un contratto vantaggioso e pulito, il concetto sarebbe sempre lo stesso: l’autore = il cliente. Perché, mi direte? Che senso ha, mi direte? Perché se io editore arrivo negli anni a mille autori che mi vendono 100 copie a testa tra parenti e amici, ho venduto centomila copie. Semplice semplice. Non è che su quei testi ci deve essere scritta chissà quale bella storia poi… ci fossero anche disegnate delle compilation di cazzi “Wall WC Autogrill Style” in fondo che mi frega? Posso sempre dire che sono un editore alternativo e giovane che vuole dare voce all’immaginifica e ribelle potenza iconografica delle nuove generazioni. In fondo a me basta che parenti e amici dell’autore comprino quel dannato libro. Il resto è silenzio, per rubare le parole a qualcuno che scriveva mille volte meglio di me. Quindi, ricordate sempre: più vi sembra che il sito di un editore sia rivolto “proprio a voi” in quanto scrittori, meno vuol dire che sarà rivolto ai lettori. Ma sono i lettori i clienti delle Case Editrici. Non siete voi autori. Riflettete su questo. Rifletteteci con tutta la calma del mondo, con i vostri tempi e con le vostre considerazioni, che saranno fisiologicamente diverse dalle mie, ma ve ne prego, fermatevi un attimo a riflettere su questo concetto. Namaste
  3. 31 punti
    Mi ero ripromesso di scrivere qualcosa riguardo alla mia esperienza con questa agenzia (che mi rappresenta da questa estate) se e quando la rappresentanza avesse portato alla firma di un contratto o, se questo non fosse avvenuto, alla fine del rapporto. Lo faccio ora, visto che si è da poco concretizzata la prima (senz'altro la più piacevole) delle ipotesi. Inviai un testo nell'autunno del 2016. Invio spontaneo alla sua mail, nulla di più, nulla di meno. Rita mi telefonò dopo un paio di giorni: aveva letto l'inizio, ne era rimasta colpita e voleva farmelo sapere, ripromettendosi di richiamarmi di lì a breve, una volta terminata la lettura. Dopo una decina di giorni mi richiamò, dicendomi che il testo doveva essere migliorato e che, laddove lo avessi fatto in modo opportuno, si poteva parlare di rappresentanza. Nei mesi successivi le mandai un altro testo (che mi bocciò) e poi mi dedicai alla revisione del primo, che le rimandai nell'estate del 2017. Questa volta il testo la convinse e mi propose la rappresentanza. C'è da dire che la rappresentanza è sull'autore, non sulla singola opera, e questo è un aspetto interessante, perché fa capire se e quanto e come un'agenzia sia interessata al percorso di crescita di quel singolo autore, laddove esordiente o sconosciuto. Nei mesi successivi ha inviato il romanzo a diverse CE e alla fine della fiera è riuscita a convincere una Big, la Rizzoli, a investire sul mio testo, un testo di un perfetto sconosciuto (un testo di fantascienza tra l'altro, quindi quasi "impiazzabile" per definizione). Questo la dice lunga, per come la vedo io, sulle sue capacità di sapersi muovere nell'ambiente. Il contratto è molto buono (c'è anche un anticipo... per carità, piccolo piccolo rispetto agli standard delle grandi CE, ma per quanto mi riguarda il fatto che ci sia è quasi commovente). Le mie considerazioni su Rita: chiaramente non posso che essere soddisfatto del lavoro che ha svolto. La mia impressione è che lei porti avanti una delle poche agenzie che oggi puntano ancora sugli esordienti. Cosa vuol dire questo? Non che ne prenda chissà quanti, anzi... credo ben pochi e solo se "vede" qualcosa nel testo e nell'autore (il che non vuol dire che ciò che vede sia sempre oro e che ciò che non vede sia sempre rame... è una questione di gusti, di attitudini e di tante altre cose. ogni agente ha i suoi parametri, presumo... ed è normale che sia così). Una volta che vede qualcosa, ci prova, sempre che veda qualcosa anche nell'autore, perché poi il discorso diventa quello di dover fare un percorso assieme. Il rapporto è importante: io l'ho toccato con mano il tempo che ha investito e sta investendo con me Rita: non parlo solo di riuscire a piazzare il primo romanzo, c'è anche l'aver letto per due volte due versioni del secondo che le ho inviato (ora le toccherà la terza), c'è anche aver letto il terzo (e le toccherà anche una seconda volta, visto che dovrò riscriverne una parte). Insomma: sono tante, tantissime ore lavoro che lei sta investendo su di me, proprio perchè lei investe sull'autore e cerca di farlo crescere con l'obiettivo di farlo diventare uno "Scrittore" (intendo uno che per mestiere scrive e basta). Tutto questo lavoro al momento lei lo sta facendo "in perdita", senza nessuna garanzia che le rientri nulla: quando uscirà il testo con la Rizzoli (tra un anno e più immaginiamo) nessuno sa se venderà o meno; nessuno sa se io riuscirò mai a diventare uno "Scrittore" vero. E se il libro non vende nulla, tanto da non arrivare all'anticipo datomi? E se nonostante tutto non riuscissi più a scrivere nient'altro di buono, di appetibile per una grossa CE? Queste ore lavoro a lei chi le ripaga? Insomma, investire su uno sconosciuto, per un'agenzia di un certo livello, è un rischio enorme. Vero è che puoi rifarti di tutto con gli interessi se lo scrittore "sfonda", ma in quanti "sfondano", in un mercato come quello italiano? Per un'agenzia prendere un esordiente significa lavorare in perdita, almeno per 2-3 anni con assoluta certezza, poi si vedrà. Chi si accolla questo rischio, oggi, tra le grandi agenzie? Pochi. Rita Vivian ha quindi tutto il mio rispetto per essere una di quei "pochi" che ancora "ci credono".
  4. 30 punti
    Buongiorno, sognatori! Questo mese è importante, per il Writer's Dream, molto importante. Marzo 2018 rappresenta infatti il decimo anniversario del portale: ebbene sì, sono passati quasi dieci anni dalla sua creazione! È doveroso partire con un po’ di storia, ma vi prometto di non annoiarvi troppo; d'altronde questa non è solo la storia di una piattaforma senz'anima, ma la storia di tante vite intrecciate. C'era una volta... la giungla dell'editoria Writer’s Dream nasce nella primavera del 2008 (il 21 marzo, appunto) come un piccolo forum per la condivisione di lavori scrittevoli e sulla scia dell’ambizione di Linda Rando, la fondatrice all’epoca sedicenne. In poco tempo, complice il fatto di raccogliere e diffondere informazioni sulle case editrici (allora non c’erano portali simili), Linda scopre e dà un nome al fenomeno dell’editoria a pagamento, dando anche il via alla campagna NO EAP, oggi famoso logo presente sul web e usato da molte Case Editrici. Il logo NOEAP è nato qui al Writer’s Dream. Il portale è cresciuto in fretta: dopo tre anni su uno spazio gratuito si è trasferito su un dominio proprietario, quello su cui ci troviamo ancora oggi. Nel 2015 il portale è stato acquisito da Borè (se volete saperne di più, leggete la pagina aggiornata “Chi siamo” del portale!). Da allora i numeri del forum sono raddoppiati e ad oggi abbiamo 20.000 utenti, più di 30.000 discussioni e mezzo milione di visite al mese; più di 120 Case Editrici iscritte al forum e moltissimi professionisti del settore; una pagina Facebook che conta quasi 10.000 mi piace e un coinvolgimento sempre maggiore della comunità Sono solo numeri, è vero. Numeri dietro cui si nascondono tante vite, tanti sogni. Perché il Writer's Dream ha così tanto successo? Aiutiamo gli autori a scegliere. Forniamo informazioni, discutiamo e condividiamo, senza filtri, ogni aspetto del mercato editoriale per permettere agli scrittori di compiere le scelte migliori per le loro opere. Così recita il nostro obiettivo; le nostre parole chiave: trasparenza e professionalità. Siamo una comunità – la più grande in Italia – che parla di editoria a tuttotondo. Raccogliamo informazioni, dati e testimonianze sulle case editrici, rendendole pubbliche in modo del tutto gratuito: l’iscrizione al nostro portale non costa nulla. Non ci fermiamo alle case editrici; discutiamo di ogni aspetto dell’editoria italiana, di scrittura e lettura in generale. Agenzie letterarie, piattaforme di Self publishing, librerie, professionisti del settore, segnalazioni di presentazioni, concorsi letterari e tanto altro. La ricchezza del Writer’s Dream è la conoscenza di ognuno degli Staffer, utenti e Case editrici che popola il forum. Conoscenza che è messa a disposizione di tutti, ogni giorno. Non è finita qui… come non citare l’Officina? Un grande laboratorio di scrittura e un nostro vanto. Possiamo dirlo senza peli sulla lingua, è uno dei migliori spazi di scrittura di tutto il web italiano (a proposito, non vi perdete l’iniziativa dedicata agli scrittori incalliti per il decimo anniversario!). Nell’Officina, dicevo, gli utenti possono pubblicare racconti e poesie, ricevere commenti approfonditi e accurati, utilissimi per migliorare. Al suo interno organizziamo molti Contest (gare di scrittura) che tengono impegnati decine di utenti ad ogni appuntamento e che ci rendono non solo una comunità accomunata da una passione, ma una grande famiglia. Una famiglia virtuale, che tuttavia racchiude in sé le stesse caratteristiche di qualsiasi gruppo di amici vero e proprio. Ogni tanto c’è qualche scossone, un litigio, una parola di troppo… erm, magari un ban Poi si torna al Mezzogiorno d’Inchiostro della domenica e si capisce che niente è più importante del condividere. Emozioni, amore, semplicità. Pareri, dibattiti, consigli. Sì, siamo una famiglia virtuale, ma non per questo meno vera. Per questo mi rivolgo non solo a chi ogni giorno ci accompagna nel forum e partecipa alla vita della comunità e la sostiene (sì, ce l’ho proprio con voi, Sostenitori ). Ringrazio anche chi si limita a leggere, forse perché un po’ timido o perché non ha mai trovato il tempo materiale di mettersi lì a scrivere insieme a noi. Grazie anche a voi, ragazzi: sarete sempre i benvenuti, non appena ve la sentirete o ne avrete voglia, anche solo per un “ciao”. Sarebbe un onore che anche uno solo di voi rispondesse qui sotto con un semplice: “ci sono anch'io!”. E che magari, subito dopo, venisse a parlarci di sé in Ingresso! In palio un benvenuto di quelli veramente pazzi, che dona spesso @Nerio! Dieci anni di Writer's Dream Be’, che altro dire? Personalmente sono fiero di far parte di questa comunità e di guidarla nello stesso spirito con cui è nata dieci anni fa. Tenete sempre d’occhio (e seguite) il Bollettino dei Naviganti, perché quest’anno sarà caldo come non mai, ve lo assicuro! Se volete conoscere meglio lo Staff, spulciate questa sezione, in cui ognuno di noi ha detto qualcosa su di sé. Siamo un gruppo eterogeneo, unito da una sola parola: passione. Passione per la lettura, la scrittura, l’editoria. Mi sento onorato di far parte di una squadra così, che mi ha insegnato tanto e continua a darmi ancor di più ogni giorno. Sì, mi sento fortunato di conoscerli, dal primo all'ultimo. E mi sento fortunato di far parte del Writer’s Dream: per me si è rivelata essere un’occasione di crescita personale, umana, professionale, che mi ha permesso di coltivare e far crescere tutte le passioni che mi accompagnano fin da quando ero un piccolo marmocchio accompagnato dai genitori in libreria. Non da meno, quando mi alzo al mattino lavoro con il sorriso sulle labbra. Buon anniversario, buon decimo anno al Writer’s Dream e buona scrittura a tutti voi! Non smettete mai di sognare, perché noi continueremo a farlo e, al contempo, a impegnarci al massimo per mettere le ali ai vostri sogni.
  5. 24 punti
    Per me sarebbe sufficiente che "noi autori" smettessimo di inviare opere inqualificabili a centinaia di editori indiscriminatamente. Perdonami, ma quando leggo il messaggio di un nuovo utente che si veste della targhetta di "scrittore" e sbaglia due congiuntivi in cinque righe di presentazione, non posso fare a meno di pensare che quello intaserà presto, o sta già intasando, la cartella di posta di una marea di editori con le sue "opere". Senza quel ciarpame gli editori non avrebbero più quantità spropositate di materiale da esaminare e avrebbero più tempo a disposizione per scovare testi buoni e per promuoverli in maniera efficace. Nel contempo l'editoria a pagamento riceverebbe un duro colpo e i librai potrebbero fidarsi maggiormente dei testi che vengono proposti loro dai promotori editoriali. Vogliamo continuare?
  6. 23 punti
    L'articolista magari potrebbe cercare anche di spiegare in quale modo si possa realizzare un progetto editoriale (senza rimetterci denaro, ovviamente), quando quattro o cinque dei primi dieci posti della classifica sono occupati stabilmente da libri demenziali di youtuber, quando i concorsi sono strutturati in maniera che i selezionati in un concorso saranno i selezionatori del successivo concorso (e selezioneranno quelli da cui sono stati selezionati, ovviamente), quando ogni legge favorisce la concentrazione delle librerie a scapito di quelle indipendenti (con il conseguente crollo delle figure professionali), quando... Perché se no rimane aria fritta e poco più.
  7. 22 punti
    Ciao, sognatori È passato un altro anno anche al Writer's Dream: per me, il secondo da Community Manager. Ci sono state molte novità (e ne arriveranno di grosse nel 2018), a volte è stata dura seguire alcune discussioni in Case Editrici ( ) ma conto di rimanere agguerrito al servizio dell'informazione trasparente e della professionalità anche l'anno prossimo. Per questo mando un abbraccio virtuale (e lo rinnoverò presto fisicamente!) a tutto il mio Staff, che insieme a me si è fatto in quattro per mantenere il WD quello che è ancora oggi: senza di loro niente di tutto questo sarebbe stato possibile. A marzo 2018 ricorrerà l'anniversario di un decennio targato WD e sarà tempo di tirare le fila: l'editoria si è evoluta e l'ha fatto insieme a questa piattaforma, che soprattutto ad oggi è considerata Leader in quanto a informazione editoriale italiana. Non possiamo non esserne orgogliosi, e non sto parlando solo di Boré, di me o dello Staff, ma di tutti i Sostenitori e Utenti che rendono vivo questo forum. Grazie a tutti voi! Vi auguro di passare un bel periodo di festa, e per dimostrarvi quanto vi voglio bene eviterò di chiedere cosa avete intenzione di fare a Capodanno Vi lascio al Contest natalizio per chi è iscritto (compreso me!), alle Case editrici, alle agenzie e a tutto quello che riguarda la scrittura a tutti gli altri. A proposito: buona scrittura, sognatori!
  8. 22 punti
    Caro @Il Trampolino, adesso state esagerando. Se uno ammette di non sapere come ci si muove in forum e come ci si rapporta in queste situazioni e che in questo mondo virtuale si sente come un pesce fuor d’acqua, poi non può venire a pontificare sul “metterci la faccia” o “nascondersi dietro un nick” o la presunta obsolescenza su chi quel mondo, nel bene e (purtroppo) nel male, sta contribuendo a creare. Qui nessuno si nasconde dietro un nick, è una cosa sparita anni fa: adesso basta una ricerca di cinque minuti per sapere chi è chi, soprattutto di persone molto presenti in rete come i membri dello staff o altri utenti. Qui il vero “anonimo sconosciuto” è lei, che rifiuta sistematicamente il confronto, tra l’altro con post così lunghi che farebbe prima a rispondere alle domande invece di giustificarsi perché non lo fa. Il vero sconosciuto è proprio il trampolino, che ha un sito di forse dieci pagine dove non dice nulla di nulla, ma di cui dovremmo fidarci perché... già, perché? Perché siccome siamo accaniti utenti Internet ipso facto siamo anche allocchi creduloni? Qui ci sono editori, case editrici, addetti a vario titolo che frequentano il forum in maniera attiva (anche in questa discussione), mettendosi alla pari degli autori e dei lettori, lavorando con disciplina e costanza anche nella loro identità digitale e che non negano le informazioni e non si rapportano agli altri da esseri superiori perché loro sono editori. E che l’innovazione in questo settore la stanno facendo sul serio. Sarebbe un insulto nei loro confronti credere al primo guru che passa, figuriamoci all’ennesimo, perché lei non è il primo neanche in questo. La sua impresa avrà successo? Me lo auguro, perché non c’è settore che ne avrebbe più bisogno. Vuole continuare a interagire con noi? Mi auguro anche questo perché c’è bisogno di tutti. Ma apra gli occhi e scenda dal suo piedistallo per favore.
  9. 21 punti
    Premetto che del mondo editoriale non c’ho capito nulla. Visto che in molti fate appelli ad intervenire volevo riportare la mia esperienza con la LI. Lo faccio perché leggendo la discussione ho timore che i vostri parametri del “ce l’ho fatta” e dello “svoltare” debbano esser registrati. Entrare in un’agenzia non è fare sesso. Voi credete di sì ma io vi dico che non soddisferà le vostre fregole, potrebbe anzi peggiorarle. Entrare in un’agenzia è fare preliminari, che vanno bene per un po' ma poi o si passa al sesso o ci si lascia. Certo i preliminari sono sempre meglio di prima, sempre meglio di quando vi chiudevate nel bagno con Corna Vissute, ma per il sesso dovrete attendere. L’Editore è il sesso... Gesù che tristezza di esempio, in pratica sto dicendo che JaV è come una palpata. Forse è per questo che non mi pubblicano. E infatti non mi pubblicano. Maledetti. L’ho già detto che del mondo editoriale non c’ho capito nulla? Il loro meccanismo è elementare ma inafferrabile; è un sistema binario dove tutto è 0 o è 1. Loro, gli Altri (ah! se mi manchi, Lost), sono così: o ti si cagano o non esisti. Cioè, non è che sei una cosa a metà, tipo ciao Kenzo, scrivi di merda ma sei simpatico; macché, mentre leggono un rigo, mentre ti ascoltano parlare, sorridenti, hanno il dito pronto sul bottone dell’espulsione da questo universo, la botola di Mr Burns. Non sei mai una persona con tutte le tue sfumature. O sei buono o sei asino. Ti fanno diventare come il Sindaco della città di Halloween di Nightmare Before Christmas, puoi avere solo due tipi di reazione: Quella sorridente/speranzosa o quella terrorizzata/preoccupata. Mi sto perdendo. Il mio rapporto con la LI è durato circa un anno e mezzo, fin dagli albori. Difficile dirvi qualcosa di davvero utile e credibile, onestamente: se faccio l'entusiasta ecco la groupie di JaV; se sono critico, ecco il rancore del frustrato. Ad esempio, sui metodi di reclutamento e sulle attese di risposta, che mi pare sia argomento principale qui, ecco, io non posso dare la mia opinione. Sono stato fortunato ed ho ottenuto la rappresentanza tramite rimbalzo da B&C, dove il nostro lavorava e dove il mio manoscritto è fluttuato per mesi circondato da un'aurea luminescente* prima di scomparire per sempre dentro ad un cassetto che aveva l'iperspazio come fondo. Non solo nessuno mi ha mai risposto, ma la B&C di lì a poco è stata vampirizzata dalla signora Sgarbi (a proposito, ho una teoria che ora non c’entra nulla: Elisabetta e Vittorio sono la stessa persona, come Michael e La Toya Jackson). La & di B&C è diventata un + (cioè B+C) ed io al mio libro non c’ho più (+) pensato per diverso tempo, fino ad un fatidico mezzogiorno e mezzo di fuoco (più Gene Wilder che Gary Cooper) in cui mi trovavo nel mio solito bar in pausa pranzo, quello in cui se ordino il solito non arriva un whisky ma un tramezzino al tonno (Don Draper scansate), ed ecco che dal nostro amico comune (da qui in avanti solo “Lui”, maiuscolo) mi arriva una mail che mi riempie di gioia. Lui mi spiega cosa sta per fare e mi chiede se voglio seguirlo lungo la strada di mattoni gialli. Tutto qui. Questa è la mia storia. Questo è l’inizio e pure il tutto. Purtroppo il mio manoscritto non ha avuto fortuna, sembra sia piaciuto solo a JaV. Se devo dirla pure mia moglie ho il sospetto che lo abbia mollato a metà. Alla fine abbiamo deciso di finirla dopo un petting estenuante, dico con JaV, non con mia moglie. Lui c’ha provato, ha mandato il mio manoscritto a tutto il suo portafoglio ed ha ricevuto solo no. Colpa della LI? Secondo voi questa è una domanda giusta da porsi? È una domanda che uno che non ha mai pubblicato un rigo può porsi? L'unica spiegazione, l'unica intellettualmente onesta e sana che uno come me si può davvero dare, è che il manoscritto non piace, non è giusto, che è mediocre. Forse è troppo incasinato, come questo post. Dobbiamo sempre prendere in considerazione l’eventualità di non aver scritto quel capolavoro che ci sembrava quando di notte venivamo premiati, quando ci intervistava Letterman e facevamo i firma copie pure a Tokyo. E se l’Agente avesse preso un granchio? in fondo siamo delle scommesse. L’unico appunto che mi sento di rivolgere all'Agenzia (e che ho già rivolto a Lui) è che mi sarebbe piaciuto avere più feedback, più comunicazione, sentirmi più partecipe, esser aggiornato dei rifiuti, dei contatti in corso. Magari la loro è una strategia, una precisa politica di difesa, siamo una materia così sensibile ed isterica. Però questo tipo di rapporto a me è mancato. Per carità, ci siamo sentiti diverse volte a telefono, anche ieri. Ci siamo scambiati mail e spesso gli ho inviato whatsapp vi giuro davvero imbarazzanti. Lui è sempre stato disponibile. Del curriculum di Lui non parlo, lo conoscete tutti, è a disposizione di tutti. A livello umano posso aggiungere che mi pare davvero un bravo ragazzo, inteso nel significato più puro e positivo dell’espressione (cioè non sto insinuando che è un sempliciotto ma proprio che è un bravo ragazzo). Di sicuro ha passione, si sbatte, ci crede, ti incoraggia e ti rincuora. Per dire, mi è successo di scrivergli che ero depresso e mi ha richiamato solo per tirarmi su. Sono stato lungo ma considerate che con questa non scriverò più su questa discussione, ad majora * spennellare la copertina con la vernice fluorescente può funzionare
  10. 21 punti
    Intervento Staff @Il Trampolino complimenti per il savoir-faire. Lascio il messaggio intatto senza editare il maiuscolo a futura memoria. @nimrud è stato sospeso per 30 giorni non per abuso di potere, ma perché lo staff ha avvisato innumerevoli volte di evitare messaggi che alimentassero un dibattito non costruttivo e la discussione lo testimonia. Non che debba giustificarmi. Il dott. Murgia viene bannato in maniera definitiva. Evitate di porgli domande in futuro, visto che non potrà rispondere. Limitatevi alle eventuali esperienze dirette.
  11. 20 punti
    Ciao Marco, allora... il discorso sulle agenzie è davvero complesso. In un certo senso rispecchia la complessità (e i fisiologici limiti) del mercato editoriale italiano (e non solo italiano). Il tuo discorso e le tue domande (presenti in diversi altri interventi qui sul forum, perché è un argomento che torna spesso) è diviso in "macroaree" di interesse. Partiamo dalla fine: ci sono tante agenzie, con i numeri del mercato non è possibile che vadano avanti tutte con le percentuali. Corretto. Difatti le agenzie che vanno avanti con il lavoro di agenzia "pura" non sono poi molte. 15-20 credo... Di queste parlo. Delle altre, moltissime tirano avanti vendendo servizi (e di fatto sono spesso agenzie di servizi letterari mascherate da agenzie di rappresentanza. Un buon modo per capire se si tratta delle une o delle altre è andare sul loro sito e vedere quali libri sono usciti tramite l'intermediazione dell'agenzia. In questo modo si vedono i contatti effettivi dell'agenzia con i vari editori.) Nota bene: di queste grandi agenzie, a oggi, moltissime (anche se non tutte) chiedono contributi di lettura agli aspiranti. Il perché lo fanno, il "se sia giusto o meno" che lo facciano ecc ecc, questo è un argomento su cui ci sarebbe molto da dire e che personalmente trovo indicativo di tante cose e di come stia vorticosamente cambiando il panorama editoriale: se ieri a un'agenzia arrivavano 100 inediti all'anno e di questi ne facevano uscire 10 che vendevano >1000 copie e oggi arrivano 1000 idediti di cui solo 1 è piazzabile e se arriva a 1000 copie è un miracolo, è pacifico che io agente, in quanto "imprenditore", vada a considerare il ramo "scouting" della mia azienda come "in perdita", non conveniente. Quindi o lo chiudo o mi faccio pagare. Giusto? Sbagliato? Non importa discutere di questo. Quello che è importante è capire meccanismi, motivazioni delle parti in causa, metodologie di lavoro ed effettive opportunità offerte. Mi spiego: se l'agenzia Pinco, famosissima in Italia, chiede agli esordienti 1000 euro di tassa lettura e si ha la certezza che nessuno di questi esordienti è stato mai preso in carico, è legittimo che prima di spendere quei soldi mi faccia non una, ma cento domande. Se l'agenzia Pallo chiede 100 e so che ogni tanto qualcuno lo prende in carico, magari posso chiedermi se in effetti giocarmi la chance valga quei 100. Se l'agenzia tizio non chiede nulla e so che ne prende 1 o 2 all'anno, perché non provarci? Se l'agenzia Caio prende in lettura gratuita solo quelli che riescono a mandare una mail alla mezzanotte del primo del mese, i più veloci, vale la pena provarci, me la sento o no? Insomma, io consiglio di analizzare, capire come funziona, poii comportarsi di conseguenza. Può piacere o meno, ma le cose oggi stanno così e molti si orientano in questo modo. Consideriamo anche che moltissime agenzie lavorano con i diritti di autori esteri: il loro lavoro insomma non è "scovare" l'esordiente italiano che venderà poco o nulla, ma (a grandi, grandissime linee) andare a pescare tra gli editi esteri che stanno vendendo benino, convincere l'autore a farsi rappresentare in Italia e poi andare a vendere i diritti di quell'autore, numeri in mano, alle grandi CE. Le agenzie (le grosse agenzie, dico) fatturano su questo, Domanda del titolo: le agenzie sono utili? Certo. A chi sono utili e per cosa? Qui entriamo in un campo vastissimo. Innanzi tutto il concetto "principe" (che a mio modestissimo avviso viene del tutto saltato dagli aspiranti scrittori) è che le agenzie sono innanzi tutto utili a chi fa lo scrittore di mestiere. Un po' come i procuratori, i "manager" nel mondo del calcio o dello sport in genere... Io ho un "talento", c'è chi è disposto a pagarmi per "avere" quel talento, in mezzo c'è "l'intermediario", quello a cui chi ha il talento si affida e che cerca, tra coloro che sono disposti a pagare per quel talento, l'offerta che ritiene migliore per le esigenze del suo cliente. Ogni scrittore famoso (così come ogni calciatore famoso, immagino) ha il suo agente. Quindi, evidentemente, l'agente non è solo utile, ma è "imprescindibile" per chi scrive di mestiere. Chiarito questo aspetto, la vera domanda per gli aspiranti è: quanto mi è utile un agente? La risposta è: tantissimo, visto che a volte è solo tramite agenzia che si può arrivare sulle scrivanie delle grandi CE ed esser letti. il problema è che per arrivare a questo livello si torna a quanto detto sopra. Insomma, quando dici: il punto è proprio quello di riuscire a capire, in anticipo, prima di spenderci soldi (ammesso ovviamente che non si sia interessati ai servizi di valutazione ecc ecc, per i quali a mio avviso è giustissimo pagare, anche se personalmente pagherei professionisti del settore, non agenti) se l'agenzia a cui ci si sta rivolgendo 1) piccola o media, prenderà i tuoi soldi e non ti rappresenterà mai 2) grande, prenderà i tuoi soldi e non ti rappresenterà mai 3) piccola o media, prenderà i tuoi soldi e (se crede nel tuo lavoro) proverà a rappresentarti solo presso editori piccoli 4) piccola o media, prenderà i tuoi soldi e (se crede nel tuo lavoro) proverà a rappresentarti presso editori grandi perchè lei per prima vuole diventare grande 5) grande, prenderà i tuoi soldi e (se crede nel tuo lavoro) proverà a rappresentarti presso editori grandi Come capire a quali agenzie ci si sta rivolgendo? Come capire quale dei 5 punti (e quelli che ho elencato non sono esaustivi) avrò di fronte? Tramite ricerche. Ragazzi, il mio consiglio è: investite il vostro tempo in ricerche e nelle informazioni preziose che sono in questo forum, nelle discussioni apposite, e sui siti delle agenzie. Fatevi delle liste, cercate di capire come funziona. Non fate l'errore di "etichettare" la realtà che vi circonda come nera o bianca, come buona o cattiva, come utile o inutile. Sospendete ogni giudizio generale, perché nelle realtà complesse e in continua evoluzione come quella editoriale ci sono migliaia di sfaccettature diverse. Agenzie utili, agenzie inutili, agenzie che puntano solo ai vostri soldi, agenzie che puntano a trovare davvero il nuovo fenomeno... c'è di tutto. Bisogna avere la pazienza di perdere del tempo in ricerche.
  12. 19 punti
    Salve a tutti. Anch'io ho ricevuto la mail di proposta per la collaborazione alla nuova rivista, il 30 agosto mi pare. Ma mi sa di non averla proprio presa in considerazione per la delusione che non fosse invece una risposta o comunque qualche notizia riguardo l'invio del mio manoscritto nel lontano settembre 2017. Non ho chiesto alcuna delucidazione per email finora perché non mi piace pressare chi lavora, e ha in più molto lavoro arretrato, con inutili richieste. Però, in tutta sincerità, adesso sono un po' stanca di aspettare e vorrei tanto sapere quale sarà il destino del mio romanzo. Non so se considerarmi scartata o ancora una superstite, e stare "nel limbo" è molto più difficile che stare dall'una o dall'altra parte ovviamente. Il fatto di proporre una collaborazione a una rivista a qualcuno che, come me, aspetta da un anno e più mi sembra una trovata per niente intelligente. Perché sicuramente io penserò che un altro progetto non aiuterà l'agenzia a velocizzare il proprio lavoro e quindi ci penserò due volte prima di inviare un altro dei miei manoscritti alla LI.
  13. 18 punti
    Sarò brutale: l'approccio concettuale al panorama editoriale italiano da cui si parte in questa discussione è completamente sbagliato. E se è vero che un errore di valutazione non è poi tanto grave quando si parla tanto per parlare, è altrettanto vero - almeno per come la vedo io eh... questo intervento rappresenta il mio pensiero personale; si può essere d'accordo o no - che un errore del genere per chi vuole fare della scrittura un mestiere è un errore che, spesso, impedisce di default di "andare avanti". Punto 1: le CE non sono enti statali che hanno "l'obbligo" di far uscire testi "culturalmente elevati e/o ben scritti" (qualunque cosa voglia dire), sono aziende che devono vendere. Punto 2: il mercato non lo fanno le aziende, tranne quando non si è in regime di monopolio (cosa che da un punto di vista editoriale accade di norma quando c'è una dittatura che impone cosa si deve stampare e cosa no); questo vuol dire che ciò che vende è ciò che il pubblico vuole comprare. Semplice semplice. Io ho la certezza di non vivere in una "dittatura culturale" imposta dalle CE perchè ogni volta che entro in una libreria, accanto a testi del tenore di "Saluta Andonio", vedo i classici, vedo testi di grandissimi autori, vedo i testi dei premi Nobel. Se vendono i testi della prima tipologia l'editore - giustamente - punterà a organizzare una scaletta di uscite con molti di quei testi. Non perché sia "sporco brutto e cattivo" eh... ma perchè o fa così, o va fallito. Punto 3: se si vogliono trovare colpe o cause di tutto questo, bisogna forse guardare a un certo appiattimento culturale dovuto a diversi fattori. Non bisogna pensare che la colpa sia degli editori. Se io fossi un grandissimo editore tra l'altro, mi converrebbe che vendesse il romanzo di uno scrittore capace o le sgrammaticata fatica di un semianalfabeta diventato famoso su facebook, youtube o istagram? Nel primo caso dovrei metterci mano poco o nulla, nel secondo avrei bisogno di un paio di persone che riscrivano tutto in italiano ecc ecc. Pensare che la colpa sia degli editori che sono attaccati ai soldi è un ragionamento troppo semplicistico (parlo di grandi gruppi editoriali). Perchè le cose sono due: o si impone a tutti i grandi editori di non far uscire più monnezza (quella monnezza che, attenzione, il pubblico vuole leggere) oppure è inutile, perchè se tu singolo editore non fai uscire più monnezza, hai chiuso. Siccome non siamo in dittatura, nessuno può imporre nessun obbligo a nessuno. E quindi? E quindi la scommessa, sia per chi vende che per chi scrive, è quella di riuscire a offrire al pubblico narrativa di qualità che riesca anche a vendere bene, a catturare l'attenzione del pubblico. La mia personalissima opinione e il mio modestissimo consiglio agli autori è questo: non guardare a ciò che esce che non sia propriamente narrativa. Mai. Non stare a pensare neanche un secondo al fatto che Bello Figo è uscito con Rizzoli, che la youtuber è prima in classifica, che il tronista ha venduto decine di migliaia di copie. Quella non è narrativa, quello non è il tuo campo. Le CE utilizzano questi personaggi perché grazie a loro fanno cassa, e magari è proprio grazie a quella cassa che riescono a pagare un anticipo a qualche autore di narrativa "vera". Oggi le cose funzionano così, piaccia o meno. Le speculazioni su quanto questo sia un "male" e bla bla si possono fare, ci mancherebbe, ma non è facendole o piangendosi addosso che avanzerete di un solo millimetro verso la meta di "diventare Autori"... l'esatto contrario, semmai. Se volete giocare questa partita, dovete prima studiare le regole e il campo da gioco. Se regole e campo da gioco proprio non vi piacciono, proprio non le tollerate, lasciate perdere. Se invece volete andare avanti, concentratevi su ciò che vi interessa. Non focalizzatevi su ciò che narrativa non è, ma su ciò che è narrativa e che vende. Chiedetevi perchè vende, perchè piace. Lo spazio per gli esordienti, inutile negarlo, è poco, pochissimo. Entrare in quello spazio è difficilissimo, rimanerci quasi impossibile. Per riuscirci - oltre a saper scrivere bene e/o ad aver qualcosa di più o meno originale da dire - oggi più che mai è necessario capire quali meccanismi ci sono dietro alla complessa (e per molti versi fallimentare, non lo nego) macchina editoriale italiana. Non che ci siano dietro chissà quali "segreti", attenzione. In realtà è tutto abbastanza semplice: devi piacere al pubblico. Poi sta a te informarti, cercare di capire chi è questo pubblico, cosa legge, da cosa è attratto ecc ecc. Non è con il rancore verso le CE che andrete da nessuna parte. Questa, ribadisco, è una mia opinione personale: si può essere d'accordo oppure no.
  14. 18 punti
    Per "pura sfortuna" a me sembra una presa in giro e, a giudicare dalle 46 pagine di thread, anche quel "1%". Facciamo un 20-25%?
  15. 17 punti
    @gierre13 Prova a farti convocare per i mondiali senza aver mai visto una partita di calcio in vita tua, semplicemente calciando quattro rigori durante l’ora di ginnastica e sfogliando distrattamente la gazzetta mentre aspetti il caffè al bar. Nessuno dice che se leggi imparerai a scrivere, ma che di sicuro non imparerai a scrivere se non leggi. Poi quasi tutti i buoni lettori non sono buoni scrittori, è naturale: non possiamo essere tutti fuoriclasse. Fabio Caressa non è Messi. E fanno bene. Se il mio mestiere fosse valutare i provini dei ragazzini che vogliono entrare nelle giovanili del Barcellona, non avrei tanta voglia di perdere tempo con bambini che non sanno manco cos’è il fuorigioco. L’aspirante scrittore non è sempre una vittima, un genio incompreso, un talento non valorizzato. L’aspirante scrittore spesso è un rompicoglioni come tanti convintissimo di essere speciale, di non avere niente da imparare, di essere scartato perché... perché è tutto un complotto.
  16. 17 punti
    Sbagli completamente approccio. Il punto è: per diventare un grande sportivo, devo anche (ripeto anche) conoscere bene quello sport? Certo che sì. La differenza è che la condizione è necessaria (altrimenti, come hai detto tu, ogni appassionato di sport sarebbe un grande atleta... è ovvio che così non è) ma non certo sufficiente. Nelle biografie dei grandi sportivi c'è sempre una passione che "divora" quei ragazzini, che prima di diventare grandi atleti sono stati grandi, grandissimi "tifosi" di questo o di quello. Per la scrittura è la stessa cosa. Vuoi scrivere? Devi leggere. E tanto, anche. Certo, potrebbe non bastarti... quello dipende dal talento che hai e da come quel talento lo alleni e lo coltivi. Senza basi, però, non c'è talento che tenga: non sarai mai uno scrittore. Non ho capito. Secondo te io aspirante non invio un manoscritto perché l'editore mi dice che devo "leggere di più?" Quale legame c'è tra le due cose? L'editore potrà semmai dirmi, sottilmente, una cosa del genere: inviami il manoscritto solo se quanto meno è scritto in italiano... quindi se il tuo testo è infarcito di errori perché vuoi fare lo scrittore quando sai a malapena leggere e scrivere be'... forse è il caso che ci ripensi un attimo. e ha ragione, l'editore. E, ti assicuro, se chi sa a malapena leggere la smettesse di scrivere, il mercato sarebbe molto meno "gonfio" di migliaia e migliaia di manoscritti inutili e terribili che ingolfano la filiera e fanno perdere tempo a tutti, agenti, editori e lettori. Di norma chi dice "leggi di più" si riferisce ai classici. Mai sentito di qualcuno che abbia detto "leggi di più. i miei libri!". E poi è proprio il modo in cui esprimi il concetto che trovo terrorizzante, sai? Quel "continuo a lucrare sulle passioni della gente" riferito all'editore, con tutta quella negatività che l'espressione racchiude, neanche l'editore fosse uno spacciatore di eroina che vende droga... voglio dire: vende libri. Libri. Altro che lucrare... se ne vendessero 10, 100, 1000 volte tanti. Altro concetto che non condivido affatto. Nessuno punta una pistola alla testa di nessuno. Sei tu aspirante scrittore che decidi se pagare per avere un servizio. Vuoi che il tuo testo sia editato? Paghi (giustamente) un editor. Altrimenti non lo paghi... chi ti costringe? Promesse false? Ma quando mai? Ma se tutti i professionisti dicono il contrario (ripeto: tutti i professionisti, se poi tu aspirante scrittore non sai riconoscere un professionista da un non professionista piuttosto che da un truffatore sei tu che hai un grande, grandissimo problema, problema spesso direttamente proporzionale al tuo ego che vuole sentirsi dire che sì, sei bravo, che sì, diventarai famoso e bla bla). Tutti i professionisti oggi dicono la stessa identica cosa all'aspirante scrittore: l'editoria è in crisi, emergere è molto difficile. Girano tanti servizi intorno all'editoria, oggi, è vero. Ma è la domanda che fa l'offerta. Se in questo momento storico in Italia ci si ritrova con decine di migliaia di aspiranti scrittori (più o meno talentuosi), è fisiologico che ci siano tantissime agenzie che offrono loro i servizi più disparati. Dai corsi a quant'altro. Sta a te aspirante scrittore la scelta finale. Se pubblichi a pagamento, non ti stanno spolpando o truffando: è una tua scelta (spesso dovuta dal voler pubblicare a tutti i costi). Se ti rivolgi a un editor professionista o a una scuola di scrittura, non ti stanno "spolpando", non stanno "lucrando su di te", stanno facendo il loro lavoro, presumibilmente aiutandoti a migliorare il tuo, di lavoro. Se faccio un corso di cucina per migliorarmi, penso "che bello, ora imparerò qualcosa. E, giustamente, pago per il servizio." Non è che penso: "ah, questo chef mi vuole spolpare. Vuole lucrare su di me!" Altrimenti, semplicemente, quel corso non lo faccio.
  17. 17 punti
    Mi dicono spesso – ed è vero – che nei miei romanzi amo descrivere i luoghi dove si svolge l'azione con grande cura. Alcuni lo fanno in tono elogiativo (che spero sincero), altri accompagnando l'affermazione con smorfie più o meno ben mascherate. Mi rivolgo qui a chi, come me, ama "trovarsi in scena" e desidera ottenere descrizioni efficaci (chiedo scusa a chi invece le considera superflue o, peggio, "una perdita di tempo"; io le ritengo un requisito fondamentale della scrittura e non riesco a leggere libri in cui siano piatte o addirittura assenti). L'occasione di queste quattro righe nasce da una precisa domanda che mi è stata rivolta nell'ultima presentazione di ieri pomeriggio: "come si fa a descrivere un luogo in maniera che il lettore si senta dentro alla narrazione?". Ne è nato un mini-dibattito di cui volevo mettervi a parte, senza avere la pretesa di voler insegnare nulla a nessuno. La mia risposta è stata questa: come prima cosa occorre usare i cinque sensi. Può sembrare un concetto ovvio, ma spesso ce ne dimentichiamo. Leggo di frequente nei racconti qui sul forum – e ancora di più nei romanzi sui quali devo lavorare come editor – descrizioni esclusivamente "visive", come se possedessimo soltanto il senso della vista. C'è chi ritiene che una descrizione ottimale debba essere piena di colori e si fa un punto d'orgoglio di descrivere il colore di qualsiasi oggetto, anche quando è del tutto superfluo. Quelli che invece mancano fin troppo spesso sono i rumori e, ancor più di frequente, gli aromi. Se il vostro protagonista si addentra negli stretti vicoli di un borgo, non vedrà soltanto case antiche, terrazzi pericolanti, massaie affacciate alla finestra e osti in maniche di camicia sull'uscio di una birreria. Da quelle case usciranno grida di bambini, voci gonfie d'ira di un alterco, una persiana sbatterà al vento, un gatto randagio miagolerà... E sui balconi ci saranno vasi pieni di fiori che riempiranno l'aria di profumi, dalla porta della panetteria che si apre all'improvviso uscirà una vampata fragrante di dolciumi, dalle vecchie condutture fognarie si sprigionerà un fetore che ammorberà l'aria... Ecco allora che vista, udito e olfatto (e, perché no, tatto e gusto) si uniranno a formare un insieme di esperienze sensoriali che renderanno la pagina più viva e faranno credere al lettore di trovarsi davvero a camminare tra quei vicoli. Usare tutti i cinque sensi è un primo, ma fondamentale, passo per ottenere descrizioni efficaci. Poi si dovrà decidere il momento della narrazione in cui inserirle, che pure è di grande importanza (se un agente sta inseguendo un ladro tra quei vicoli, raccontare che dalla panetteria esce profumo di dolci non sarebbe il caso ), e la scelta dei vocaboli da usare per descriverle; ma qui si sconfina in un discorso stilistico, più tecnico e spesso molto soggettivo.
  18. 17 punti
    Trovo molto demoralizzante svegliarmi e trovare una raffica di punti reputazione negativi sui miei ultimi messaggi e su quello di presentazione dell'Agenzia. Magari su risposte di servizio date a altri utenti, solo per il gusto di screditarmi. Sono, per quanto possibile, sempre disponibile al dialogo e pronto a intervenire per spiegare il mio e il nostro operato. Questi attacchi personali (per giunta vili, anonimi, e senza possibilità di contraddittorio) danneggiano soltanto una realtà, l'Agenzia, che di reputazione vive. Davanti a comportamenti simili passa la voglia, sono sincero.
  19. 17 punti
    Provo a mettere un po’ di chiarezza e un po’ di ordine. Continuiamo ad accettare manoscritti ogni mese perché non vogliamo precludere (e precluderci) questa possibilità; leggiamo tutto e i rifiuti, secchi, arrivano puntuali, entro un mese o poco più. Fanno più chiasso le attese roboanti, i 3 manoscritti al mese che passano in lettura esterna e che di conseguenza sono costretti a una lunga attesa (perché così è), che non i 65 rifiuti che ho dovuto scrivere di mio pugno a novembre perché il form era rimasto online più del dovuto. Capisco che nessuno ci elogi per avere ottenuto un rifiuto dopo poche settimane ma anche quello è una parte, gravosa, del nostro lavoro. I 3Mium a cui abbiamo chiesto l’intero manoscritto sono meno di un quarto del totale. Vale lo stesso discorso di cui sopra: in quanti hanno voglia di raccontare di essere stati rifiutati secchi, dopo una ventina di pagine? @konradin soddisfo io la tua morbosa curiosità: l’autrice in questione ha rifiutato la pubblicazione con un grande gruppo editoriale perché era digital only. Non vedo cosa ci sia da specularci su: scelte personali. Ci è stato chiesto un testo che avesse caratteristiche simili al suo, le abbiamo prospettato la cosa, ha detto di no, che aspirava a qualcosa in più. Stop. Credo in ogni caso di non dover continuamente intervenire per difendere il nostro operato, o per svelarne ogni segreto. Il nostro lavoro, quello pubblico, parla per noi. Abbiamo un anno di attività alle spalle (che per l’editoria è un battito di ciglia) e iniziamo ora a raccogliere frutti soddisfacenti, per favore aspettate qualche tempo prima di darci per imbolsiti.
  20. 17 punti
    Intervento di moderazione Gentile editore @Il Trampolino, questa sezione del forum è stata aperta per permettere agli utenti di scambiarsi opinioni sulle case editrici, dalle strategie di selezione dei manoscritti fino alle liquidazioni delle royalties e gli editori sono sempre i benvenuti. A tutti indistintamente è richiesto di attenersi al Regolamento, come chiaramente espresso nella prima riga dello stesso: Con la registrazione l’utente accetta espressamente questo regolamento e si impegna a rispettarlo in ogni sua parte. Lei dunque non può sostenere, come ha fatto sin dal primo intervento, che certi interventi andrebbero moderati per non lasciare trasparire opinioni negative sulla sua realtà editoriale. Nel caso dovesse riscontrare violazioni al regolamento lei può segnalarlo allo staff come prescritto nell'articolo 1.2.2. Qualora l’utente ritenga che un messaggio o un utente violino il regolamento o adottino un linguaggio, una condotta o un atteggiamento sconveniente, è fatto obbligo all’utente di segnalare allo staff il messaggio in questione, utilizzando il pulsante preposto di fianco all'orario in cui è stato inviato, sopra al messaggio stesso. Ma soprattutto lei non può affermare che – cito le sue parole – non è questa la sede per quanto ci riguarda, per dare informazioni sul nostro modus operandi, perché proprio questa è la ragione vitale dell'esistenza della sezione. E – cosa decisamente più grave – non può permettersi di rispondere all'intervento del Community Manager che le precisava la stessa informazione con – ancora una volta cito le sue parole – Preferisco non commentare parole dettate dall’ignoranza. A questo proposito le ricordo l'articolo 1.2 del suddetto Regolamento che afferma testualmente: "... non è tollerato un atteggiamento polemico, offensivo, ostile, denigratorio, provocatorio, petulante o sprezzante nei confronti degli utenti o dello Staff e del suo operato." Per questo motivo le assegno un richiamo ufficiale e ricordo a lei e a tutti gli utenti del forum che: 1.2.1 Non è consentito all’utente richiamato replicare e polemizzare pubblicamente. È possibile continuare la discussione o chiedere spiegazioni solo ed esclusivamente in via privata, tramite messaggio privato agli Staffer. E ora potete riprendere la discussione, attenendovi sempre al regolamento. Grazie.
  21. 17 punti
    Salve. Grazie per esservi iscritti e aver partecipato alla discussione. La informo che questo è proprio il luogo adatto per spiegare il vostro modus operandi, visto che lo scopo del sito è mettere in relazione autori e addetti ai lavori come voi. La prego di non dire sciocchezze su questo sito, per favore. Ci sono molte altre realtà che includono editing nel contratto. Inoltre non accettiamo che si "speculi", l'obiettivo di questa piattaforma è di essere trasparente e mettere in chiaro quando una realtà è gratuita, a pagamento o altro. Quindi le assicuro che non si specula, o quantomeno cerchiamo di riportare sempre le informazioni giuste in modo che l'autore faccia le sue scelte in modo consapevole. Vorrei poi capire una cosa, la cito. Cosa intende? Non è stato detto nulla di negativo sulla sua realtà. Quali sono le affermazioni "simpatiche" di cui sta parlando? Un utente ha dato il suo parere spassionato, in attesa di riscontro. Che siete stati molto gentili ad offrire. Le abbiamo, infatti, mandato subito una mail per avere certezze. Tutte le Case editrici, appena inserite da un utente, vengono collocate in "Da testare": è la procedura standard, non siete un caso speciale. P.S. Ho modificato il suo nome utente perché preferiamo non usare il maiuscolo (da regolamento).
  22. 16 punti
    A volere spaccare il capello in quattro, anche mandarla a chi aspetta una mail di risposta da due anni non è il massimo della carineria...
  23. 16 punti
    Per quella che è al momento la mia esperienza personale (ma vedo anche quella di altri), credo che la Lorem Ipsum debba puntare a migliorare la comunicazione coi propri potenziali autori. E non parlo del singolo caso, ma proprio del loro sistema di risposta per come è al momento strutturato. Per assurdo, la Lorem Ipsum comunica meglio con gli autori che intende scartare piuttosto che con quelli che potrebbe rappresentare. Davvero fatico a capire questa scelta di contattare entro 30 giorni chi viene respinto e lasciare invece nel completo silenzio, per mesi, chi supera una prima scrematura. Potrà sembrare sciocco, ma, nel silenzio assordante del mondo editoriale, ricevere un'email con scritto "Il tuo testo ha superato la prima selezione. Ti ricontatteremo non appena avremo un nuovo riscontro dal secondo gruppo di lettura" sarebbe come trovare una bottiglietta d'acqua minerale ghiacciata in mezzo al deserto dopo giorni di camminata. Nel mio caso specifico, ho inviato un testo in valutazione a settembre scorso e non ho ancora ricevuto alcun cenno da parte dell'agenzia (conferma di ricezione a parte). Ho provato, considerato che sono passati quasi sei mesi, a chiedere informazioni riguardo allo stato di lettura del mio manoscritto, prima tramite l'indirizzo email ufficiale dell'agenzia (due settimane fa) e poi tramite messaggio privato qui sul forum a @JaV (una settimana fa). Ancora nessuna risposta. Ora mi trovo nella situazione, scrivendo questo post, di sentirmi quasi io in torto. Di sentirmi io troppo insistente. Però, davvero, con tutto il rispetto possibile per il lavoro altrui e tutta la comprensione di questo mondo, credo non sia una pretesa esagerata quella di mantenere attiva la comunicazione fra un'agenzia letteraria e i suoi potenziali autori, soprattutto quando si parla di una quarantina di autori, che potrebbero essere aggiornati sullo stato di lettura dei loro lavori in meno di un quarto d'ora. Spero che questo mio intervento risulti costruttivo e che venga letto come un consiglio (il punto di vista di chi sta da quest'altra parte della barricata) piuttosto che come una sterile lamentela.
  24. 16 punti
    Quando ho finito di scrivere (revisionare, leggere, far leggere, revisionare di nuovo, impacchettare ecc...) il mio libro, come molti colleghi, ho pensato di rivolgermi ad Agenzie letterarie. Ho selezionato le più famose tra quelle non a pagamento, più qualcuna minore. Nelle prime settimane ho subito ricevuto buoni riscontri - soprattutto dalle minori. La persona più gentile è stata senza dubbio Gianluigi Zecchin, di Factotum, che si è preso la briga di telefonarmi per dirmi che a suo avviso il lavoro era degno di nota, ma che non avrebbe potuto rappresentarmi per questione di carichi di lavoro. Da Rita Vivian e Vicky Satlow silenzio. Per tre volte non sono riuscito a rientrare tra le valutazioni gratuite della Ceccacci. Poi ho ricevuto un No (Meucci) e una proposta di rappresentanza (TZLA), declinata per incompatibilità. Nel frattempo il silenzio della Rita Vivian è diventato un "Ho letto. Non mi convince la scrittura. Buona fortuna". E infine Lorem Ipsum: Ci piace ma non del tutto. Le faremo sapere. Tirando le somme, se fosse per gli Agenti letterari probabilmente sarei ancora senza editore. Mentre ora, invece, discuto della copertina assieme a uno dei più grandi. Morale della storia: Il mio lavoro non era né eccellente né da buttare. Era un buon lavoro degno d'attenzione, ma che aveva importanti (e necessari) margini di miglioramento. Aveva bisogno di qualcuno che avesse voglia di leggerlo (è molto lungo) e di scommetterci. La qual cosa, soprattutto scommettere su un esordiente, non è affatto scontata, neanche davanti a un potenziale buon lavoro. Non è colpa degli Agenti né degli Editori. A voler per forza trovare un colpevole potrei dire che è colpa di chi scrive senza cognizione di causa, chi manda in giro roba oggettivamente impresentabile, chi crede che scrivere sia un metodo come un altro per fare i soldi o per diventare famosi. Ma preferisco dire che non è colpa di nessuno. Per inciso tutt'ora non ho un agente, né, per come stanno andando le cose, ci tengo ad averlo. Ciò non toglie che tra un po' di tempo, sulla scia del metodo inglese, forse l'unico modo in assoluto per entrare in contatto con le grandi e medie case editrici sarà l'Agente letterario, e allora cambierà completamente lo scenario. Non manca molto, credo, per alcune CE è già così. Vorrei solo dire a tutti quelli che si piantano nella ricerca di un'agenzia, o che si demoralizzano davanti ai loro silenzi e i loro rifiuti o alle loro interminabili liste d'attesa (a volte degne del maggior editore sul mercato) di non buttare il proprio tempo in questo modo. Mandate il vostro testo alla loro attenzione, ma poi dimenticatevelo. Se vi piace scrivere, scrivete. Non restate impantanati in un meccanismo colloso e antipatico. Andate avanti. Leggete, scrivete ancora. Riprovateci dopo un anno con un nuovo testo. Se siete scrittori non potrete fermarvi neanche davanti a mille rifiuti e centomila silenzi. In caso contrario abbandonate del tutto e non provateci più. Ma soprattutto ricordatevi che scrivere è arte. E l'arte merita rispetto. Da chi la fa, ma anche e soprattutto da chi intende guadagnarci. Perciò rispettatevi, rispettate e pretendete rispetto. Siate educati ma non succubi. Umili ma non dimessi. Sognate e pensate in grande. Se deve essere sarà.
  25. 16 punti
    @Antonio_V io le rispondo in pubblico perché lei, sempre in pubblico, attacca la mia Agenzia, facendola passare per ciò che non è. E io alla mia creatura tengo moltissimo che nasce, soprattutto su alcuni temi come il rispetto verso l'aspirante autore, con una sensibilità diversa. Se lei avesse avuto la pazienza di leggere tutta la mia risposta avrebbe potuto notare come noi abbiamo risposto a tutte le sue richieste, compresa quella dei primi di giugno, domandandole l'intero testo. Che non ci è mai pervenuto. E quindi per noi la cosa finiva lì, non abbiamo di sicuro il tempo per correre dietro ai manoscritti. Sui tempi di risposta, in nome della massima trasparenza, vi racconto lo stato dell'arte. La maggior parte dei manoscritti vengono gestiti entro un mese, e ricevono un garbato rifiuto. Pochissimi (3, da quando esiste LIAE) hanno ricevuto altrettanto celermente una proposta di contratto. Gli altri passano al vaglio dei lettori esterni: basta questo perché i tempi si allungano di 60-90 giorni. Quando riceviamo i responsi a malincuore ci accomiatiamo da alcuni, ad altri formuliamo una proposta contrattuale. Altri ancora finiscono in una sorta di limbo, in attesa che nei piani editoriale si aprano delle possibilità per testi di quel particolare genere. Mi dispiace se questa attesa a volte si protrae tanto a lungo, ma non dipende (solo) da noi. Verso le persone in attesa da tanti mesi mi scuso, ovviamente, ma i nostri canali di comunicazione sono sempre aperti e nei limiti del possibile cerchiamo sempre di dare aggiornamenti sullo stato dell'arte. Se poi ci sono persone che attendono in silenzio da 6 mesi o più, magari è meglio se 2 righe a info ce le scrivono, perché anche nel più oliato dei meccanismi ogni tanto qualcosa si incetta e magari l'ansia di qualcuno è alimentata unicamente da una mail dimenticata o persa nello spam.
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