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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 27/08/2017 in tutte le aree

  1. 3 punti
    Arrivo tardi e ho letto solo i primi interventi, quindi probabilmente la mia considerazione risulterà ridondante e superflua, ma visto che siamo stati "chiamati in causa" ci tocca esprimerci... Noi abbiamo sul nostro sito una sezione e-commerce dove è possibile acquistare ebook e cartacei (quelli di cui abbiamo idsponibilità, dato che distribuiamo solo in print on demand su Amazon). I prezzi sono gli stessi degli store online, ma ogni tanto facciamo offerte promozionali esclusive al sito anche forti (e anche superiori ai maggiori ricavi che otteniamo bypassando distributori e librerie online), ciononostante le vendite dirette dal nostro sito sono inferiori al 5% di quelle complessive, e nel futuro non escludiamo di togliere del tutto l'ecommerce dal sito, visto che ha i suoi costi di gestione e manutenzione. Abbiamo quindi una nicchia di seguaci che sceglie di prendersi lo sbattimento di fare qualche clic in più e comprare dal nostro sito e ha tutta la nostra stima, ma per la "maggioranza silenziosa" è troppo comodo usare amazon, kobo e compagnia danzante. Non li biasimo di certo, perché faccio così anch'io! Il mio appello può quindi essere questo: "Comprate pure da dove vi pare, basta che compriate!" Su tutta la questione degli autori esordienti e delle pretese a volte ragionevoli e a volte meno, mi pare sia stato scrito già anche troppo, quindi non rincariamo la dose
  2. 3 punti
    Dei mitici Gufi. Gianni Magni se ne era andato già da qualche anno.
  3. 2 punti
    Ho preparato una charlotte gelato alle fragole. Mi sono messa a fare delle foto per il mio libro e si è squagliata tutta.
  4. 2 punti
  5. 2 punti
  6. 2 punti
    Il racconto della settimana 33 è: Ipercoop blues di @Roberto Ballardini Complimenti, Roberto. E ora passo la parola a @Unius.
  7. 2 punti
    Titolo: Devi orzare, Baal! Autrice: Virginia Less Editore: Lettere animate Pagine: 180 ISBN: 9788871120683 Genere: Giallo Formato: Cartaceo (o EPUB) Prezzo: Euro 14,00 (o 2,99) Trama: Un circuito di regate veliche è funestato da una serie di strani incidenti mortali. L’equipaggio di Excalibur, agli ordini dello skipper Annibale Sulpizi, detto Baal, che partecipa alle competizioni, assiste con sgomento e crescente sospetto ai fatti: troppo singolari i sinistri, troppo esperte le vittime, per poter credere a disattenzioni o fatalità. La polizia doverosamente indaga, ma gli elementi che consentano collegare gli “incidenti” tra loro non sono tali da creare subito allarme. Paolo, prodiere su Excalibur, e Micaela, figlia di un vecchio compagno di regate di Baal, oggi “avversario”, seguono parallelamente gli indizi a loro disposizione e maturano il sospetto che altri partecipanti al circuito possano trovarsi in pericolo. Tra loro nasce anche una relazione e l’intimità li porta a condividere, oltre a momenti che per Paolo resteranno indimenticabili, una discreta e personalissima indagine. Baal stesso e il padre di Micaela sembrano sapere molto più di quanto non vogliano far credere e, pur continuando con le loro imbarcazioni a partecipare al campionato di regate, si fanno sempre più sospettosi, da un lato, e nervosi, dall’altro. Può davvero esserci un assassino seriale in azione? Cosa lega il passato delle vittime? Cosa muove chi si starebbe macchiando dei delitti? Sete di vendetta? Folle invidia? O addirittura cieca e assurda fame di vittoria? "Toccherà proprio a Baal, anch’egli in pericolo di vita, risolvere il giallo?" Contenuti: In questo romanzo si può trovare il mondo della vela come davvero lo si vedrebbe sulle imbarcazioni, nei circoli nautici, solcando le onde. Ma con un risvolto drammatico: l’autrice decide di dare un’ambientazione decisamente originale ad un giallo classico, con una prima morte che parrebbe casuale, una seconda che genera più di un dubbio e poi una serie di indizi e sospetti, ed un cerchio che progressivamente si stringe fino a svelare il mistero. Ambientazione e personaggi: La storia si svolge fra diverse località del Tirreno: Punta Ala, Cala Galera, Nettuno, Capri, dove hanno sede le regate del circuito. Traspare chiaramente la bellezza delle nostre coste e la conoscenza che l’autrice ne ha. Certamente non c’è bisogno di essere navigatori per poter apprezzare questo aspetto della storia. L’ambiente e il clima delle regate veliche sono fedelmente narrati, così come precise ed estremamente dettagliate sono le descrizioni delle imbarcazioni e delle loro attrezzature, nonché le operazioni in navigazione. Tuttavia, sotto questo profilo, una conoscenza, almeno sommaria, della terminologia marinara e della conduzione di un’imbarcazione a vela risultano, se non proprio indispansabili, di grande aiuto al lettore, nel dipanarsi della storia. I personaggi principali sono molto ben tratteggiati, la narrazione e le loro azioni consentono far arrivare al lettore con naturalezza le storie personali che li caratterizzano e la grande passione per il mare che li accomuna. Andare a vela è uno sport. Andare a vela è uno svago. È passione e dedizione. Ma anche una filosofia di vita, dopotutto: l’autrice la conosce e la fa rappresentare deliziosamente ai suoi personaggi. Sile e forma: Lo stile è preciso: dettagliato dove serve, senza eccessivi appesantimenti tecnici (che comunque in alcuni passaggi risultano necessari per la fedeltà dalla narrazione). Il registro narrativo è medio, quello dei personaggi è opportunamente adattato ai caratteri e alle eterogenee fasce socioculturali cui appartengono protagonisti e comprimari. La padronanza della lingua dell’autrice e la sua capacità narrativa sono indiscutibili, anche se alcune scelte prettamente tipografiche (nella rappresentazione dei dialoghi) lasciano quantomeno perplessi. È presente qualche refuso che denuncia un editing non impeccabile. Giudizio finale: Un buon giallo, ben contestualizzato nell’ambiente nel quale si svolgono i fatti, con avvenimenti verosimili e uno scioglimento conclusivo credibile. Bel finale, non banale, impreziosito da una battuta non detta, che resta nell’immaginazione di uno dei protagonisti e può essere considerata di valore universale. Il recensore non può più dire di essere un vero velista, ma un tempo lo è stato e ricorda bene tutti i termini specialistici utilizzati nella storia. E ha conosciuto anche (un po’) l’ambiente delle regate amatoriali. Non ha trovato, pertanto, alcuna difficoltà nel seguire passo per passo ogni azione, ogni descrizione del romanzo. Tuttavia non sa valutare se chi, invece, completamente profano possa trovare la lettura difficile o adirittura ostica. E la consultazione del glossario, presente in appendice, rischia di penalizzare la scorrevolezza del testo, frammentando la lettura e catalizzando l’attenzione, anziché sull’essenza della storia, alla ricerca della visualizzazione mentale delle azioni in regata e delle ambientazioni nei porti. “Distrazione”, questa, che per un poliziesco non pare proprio ideale. Pertanto c'è qualche riserva sul fatto che questo sia un romanzo “per tutti”. Consigliatissimo, invece, (addirittura imperdibile per l’ambientazione senz’altro familiare e fedelissima al vero) per ogni appassionato di vela.
  8. 1 punto
    @Sira Ancora balli? Che rabbia mi fai Alien anno di produzione: 1979
  9. 1 punto
    Anche io non ce l'ho fatta a pubblicare in tempo...peccato! Avevo già scritto il racconto ma mi rifarò la prossima volta! Un augurio che vinca il più appassionante e appassionato di voi!... anche se poi la parte più bella è la condivisione dei racconti... un abbraccio!
  10. 1 punto
    La scelta di usare un profilo fb invece che una pagina autore secondo me ha senso per autori che, al momento di iscriversi a facebook, sono già professionalmente conosciuti come autori. Per capirci, se col mio profilo pubblico più che altro foto di biciclette d'epoca perché è l'hobby mio e di miei amici/conoscenti, non ha molto senso che poi passi a parlare solo di libri (beh, a meno che i libri non trattino di bici d'epoca!). Inoltre entra anche un discorso di privacy: Selvaggia Lucarelli (per dire la prima che mi viene in mente) usa il profilo personale in modo decisamente pubblico perché evidentemente non le interessa usarlo "privatamente", ma io magari sì. Se lo si fa a caso, di solito no. All'interno di una strategia di promozione ben pensata, di solito sì.
  11. 1 punto
    Anche se un po' in ritardo congratulazioni @massimopud! E' stato proprio divertente leggerti! Ciao!
  12. 1 punto
    Ringrazio @Kateuan per questa bella, professionale e costruttiva recensione di Hadriaticum: Scrittura fluida e colta e trama interessante, catturano il lettore fin dal primo capitolo, in un crescendo di colpi di scena . Questo insolito romanzo storico, in parte basato su documenti reali, vuole ripercorrere a ritroso il cammino che ha portato l'autore a intrecciare i fili di una storia complessa e affascinante che si svolge in epoca medioevale e che abbraccia un territorio che va dalla Venezia dei Dogi alla Dalmazia, dalla Romagna alla Marca Anconetana. Suggestive le descrizioni delle strette calli veneziane popolate da genti di ogni sorta, principalmente plebaglia frequentatrice di osterie e di bordelli, personaggi laidi e di malaffare, facili al furto o all'omicidio. Fra questi circolano anche rari nobili decaduti o preti con segreti inconfessabili, fanciulle innocenti sacrificate al vizio per denaro. Il caso porta i destini dei protagonisti di questa storia lontana ad incrociarsi su una nave veneziana che finisce, per l'orgoglio e l'imprudenza del suo capitano prigioniera dei pirati di Almissa con tutto il suo equipaggio. Notevoli le descrizioni dello scontro in mare e del tranello fatto dai pirati. Almissa è il porto della Dalmazia da cui i pirati partono per fare le loro spedizioni sulla costa italiana o contro le galee veneziane per razziare tesori, schiavi e fare prigionieri ricchi passeggeri per cui chiedere il riscatto. Gli assalti vengono condotti con veloci imbarcazioni chiamate sagitte, il capitano di una di queste, SiniŠa è il vero protagonista di questa storia e spicca per il suo equilibrio, la sua saggezza ed il suo intuito, nonchè l'amore per la famiglia e il senso dell'onore. Attorno a lui ed alle avventure sue e dei suoi uomini si sviluppa tutta storia successiva fino alla conclusione in un alternarsi di colpi di scena ora piacevoli e teneri, altre volte quasi comici, altri crudeli e duri così come potevano essere a quei tempi i personaggi del nostro Medio Evo fossero essi nobili o briganti o mercenari. Intrighi di palazzo, rivalità di famiglie di alto lignaggio, tradimenti e stragi, difficile far risaltare in questo contesto la purezza dei sentimenti da cui comunque alcuni sono animati come Peter, Benedicto, Lunardo, Saulino ed altri a cui ci si affeziona via via, così come ci si affeziona alle donne come Anna, Elena ed Antonja, che fanno da contorno al romanzo e che sono la parte più dolce e struggente su cui si accanisce la cattiveria umana. La morale sembra sospesa, qualche raro personaggio spicca per l'onore e il sentimento di solidarietà e di amicizia che spesso però non viene premiato. La religiosità è spesso più superstizione che vera fede a parte qualche monaco di grande levatura. Le date poste all'inizio di ogni capitolo spaesano un po' il lettore e si avverte la mancanza di un elenco dei personaggi all'inizio del romanzo, perché sono veramente tanti. Una cronologia degli eventi alla fine aiuterebbe molto il lettore a capire meglio l'organicità dell'opera. La traduzione di alcune parole ( latine, ecc. ) in calce aiuterebbe, il lettore meno colto, a comprendere meglio.
  13. 1 punto
    Closer attrice: Julia Roberts
  14. 1 punto
    Come diceva prima @unacasanellospazio , ognuno ha le sue metodologie e tutte possono essere utili o meno a seconda di chi le applica. Io non scarterei la tua idea di realizzare più scalette, @Lucky83 . A volte, prima di iniziare a scrivere si ha la necessità di far riposare la mente, oppure di far "lievitare" le proprie idee rimuginandoci un po' su nell'attesa di passare all'azione. Nel frattempo, però, per non rischiare di perdere altre possibili buone idee, stilare altre scalette può essere utile. Per cui, se ritieni che questo metodo ti sia d'aiuto, perché no?
  15. 1 punto
    Non so darti una risposta, perché, come ti dicevo, ognuno ha il suo metodo. Io quando imposto una scaletta tendo a farla molto dettagliata, così finisco per impiegare molto tempo per terminarla e a quel punto la mia testa è completamente concentrata su quella storia, non potrei pensare di svilupparne un'altra subito dopo o in parallelo. Quello che tu chiami "mettere provviste per l'inverno", io lo faccio con dei soggetti brevissimi, di poche righe, che potrebbero essere il seme di una futura scaletta. Mi viene in testa un'idea e la accantono in una cartella sul pc. Non più di tre o quattro righe.
  16. 1 punto
    Devo ammettere che rispondere a questa domanda è complicato sia perché come ha detto @Sira ognuno ha motivi personali per impegnarsi nella scrittura sia perché con la moltiplicazione dei media è difficile anche circostanziare le caratteristiche specifiche della scrittura. Comunque per riuscire a partecipare a questa discussione (ci ho messo tutti questi giorni di dura riflessione ) non sono partita dal mio rapporto con la scrittura, perché diventare uno scriba è il traguardo a cui miro, un punto di arrivo di un percorso che non ho ancora concluso. Ho pensato allora di trovare la risposta seguendo la mia esperienza di lettore e i doni che ho ricevuto dalle opere che ho incontrato sulla mia strada. La mia posizione nei riguardi del potere della scrittura è molto simile a quello di @Anglares, che come sempre riesce a sintetizzare concetti molto complicati in poche frasi (quanto ti invidio, sai?): Aggiungo che, per me, lo scriba è colui che crea un ponte (citando @Roberto Ballardini) per svelare nuovi mondi, nuove interpretazioni, nuovi percorsi. E' colui che è in grado di lasciare tracce nel lettore, che è in grado di liberare se stesso e il lettore dal limite del hic et nunc, verso la presa di coscienza, per me essenziale, del valore dell'immaginazione e della moltiplicazione delle esperienze. In questo senso la scrittura, attraverso le sue regole stilistiche e retoriche, è solo il mezzo e non lo scopo.
  17. 1 punto
    Sì, nel mio caso è previsto un anticipo sui diritti
  18. 1 punto
    Premetto che sono solo a un quarto del libro: purtroppo anche mia moglie, che lo aveva iniziato molto prima di me, ha poi dovuto interromperne la lettura e lo ha ripreso solo ora. Ce lo stiamo letteralmente litigando e dobbiamo alternarci, rallentandoci a vicenda! Bella e nuova esperienza: abbiamo gusti e tempi di lettura completamente diversi e per la prima volta in tanti anni ci troviamo, invece, completamente d'accordo sul "giudizio" da dare a una lettura (e, purtroppo, siamo "in fase" anche sui tempi ). Comunque: questo libro ti costringe a metterti in discussione. Anche se la tentazione di rifarsi alle proprie esperienze e al proprio modo di vedere la vita ci può sempre essere, in qualsiasi tipo di lettura, qui l'argomento ce lo abbiamo dentro e so già che non mi sarà prioprio possibile intervenire in questa discussione senza fare un preciso "parallelo" (che poi tanto parallelo non è) fra la mia vita e questa storia. Sì: questo libro mi sta facendo molto riflettere. E la prima domanda che mi ha posto (cito a memoria): "...quando chiedevo agli altri se avrebbero rifatto le stesse scelte, se mi rispondevano di no..." (e posso immaginare, in quanti, se davvero volessero essere sinceri, se davvero avessero imparato qualcosa, come Francesco, da quel professionista del poker, dovrebbero rendersi conto che è meglio "consolidare le perdite", come si dice in finanza, immediatamente. Traendo un immediato guadagno effettivo: quello di smettere di perdere). Ecco, io a quella domanda, giunto all'età di 53 anni, so cosa rispondere, perché più volte me la sono già posta. La risposta è: sì. Mille volte sì. Farei quelle, e tutte le eventuali scelte alternative che mi consentissero di arrivare esattamente dove sono ora. Con una famiglia che adoro, che mi da la consapoevolezza di avere uno scopo nella vita, con mille difficoltà, certo (che arrivano non solo dal lavoro, ma anche da quella stessa famiglia che è motivo di vita), con rinunce, con tanto tempo investito malamente, ma anche con tanti momenti preziosi già "rubati" al tempo che, mi hanno promesso, avrò quando - se mai ci arriverò - sarò in pensione. Posso dire (non vantandomene, credetemi: penso che ci voglia soprattutto una grande fortuna) di avere un mio equilibrio piuttosto stabile. Ma non sono una statua di granito, né una struttura ingegneristica: il mio equilibrio non è statico. L'equilibrio va mantenuto, con una continua contrapposizione di forze, con bilanciamenti, con reazioni. Quindi - al di là di ogni piaggeria nei confronti di Francesco - sto amando questo libro, che mi costringe ancora una volta a riflettere, ancora una volta a mettermi in discussione e a mettere in discussione, in particolare, alcuni pesanti compromessi che ho dovuto e che devo accettare per avere la vita che vorrei. Che è, in buona misura, la vita dalla quale Francesco è fuggito. Attenzione: questo non mi renderà critico né sulla storia, né sulle scelte che questa storia hanno poi creato. Io comprendo benissimo il percorso di Francesco. Che ha scelto, prima di tutto, di non farsi lui stesso robot. Ecco: se vogliamo continuare in questa metafora, che brillantemente l'inizio del libro mi suggerisce, io stesso credo di essere un po' robot, ma (forse) dotato di una piccola ma significativa dose di "Intelligenza Artificiale": lavorando in proprio (ecco una delle "fortune" che a via a via snocciolerò, più per scacciare da me qualsiasi presunzione di merito) ho spesso ampia facoltà di scelta: cosa fare e cosa non fare, quanto tempo farmi "rubare" (o buttare via) e quanto, invece, rubarne a mia volta (o tenerne per me). Cercando sempre di essere serio, disponibile e professionale, ma non schiavo. Sono anch'io un ingranaggio, ne sono consapevole, e sarei un idiota se pensassi di non esserlo, però credo proprio di non essere un inconsapevole strumento del sistema, e di sapere chiaramente dove sono miei limiti e di aver posto dei precisi confini al mio contributo. Non prendetelo come il classico (e illusorio) "smetto quando voglio": io so che non smetterò mai e che non voglio smettere. Però cercare di contribuire (dall'interno) a cambiare lo stato delle cose è un desiderio (e anche un po' uno scopo) che continuo a coltivare. I risultati sono infinitesimali, lo so. Ma tanti infinitesimi se non fanno proprio l'intero, possono almeno fare una buona parte... Il tema (e lo cito solamente, perché credo andremmo OT) è quello della dignità del lavoro: un giusto lavoro, un giusto contributo personale, in un mondo più giusto. Pura utopia. Ma mica tanto più grande di quella che mi sembra "professare" Francesco...
  19. 1 punto
    Mi hanno appena cancellato l'ultimo commento ricevuto sul libro, derivante da una vendita cartacea, e congelato l'inserimento di nuovi commenti. Poi mi si viene raccontare che la vita di un indie è facile perché può pubblicarsi facilmente...sì, tranne poi stare in cima e rompere il kaizer alle CE che se la rifanno così. Non credo sia una caso che i casini siano iniziati quando è entrata in classifica una nota CE con i suoi romanzi del kaizer importati dagli states. Raccontatemi ancora come le CE facciano il bene della letteratura nostrana?
  20. 1 punto
    Ma ragionate un po' per favore. È il loro modo di fare? D'accordo, ma non è un bel modo. Non fanno editing, non sono in libreria, negli store online non fanno sconti come le altre ce e i libri sono difficilmente reperibili. Secondo me solo un narcisista può accettare il loro contratto per spacciarsi "artista" "scrittore" e via dicendo. Quella tizia è entrata nel mondo dell'editoria? Wow. Ma se il libro è scritto male (e non lo può sapere visto che non fanno editing e leggono sommariamente il manoscritto) con quale coraggio può proporsi ad un'altra ce in futuro?
  21. 1 punto
    @Isacco82 Lo avevo capito... ma dai commenti che ho letto mi sembra che sia uguale al self: ti stampano il libro comunque, senza fare alcuna selezione, te lo fanno promuovere a tue spese nei peggiori bar di Caracas (come la pubblicità del rum), che tra l'altro ti devi sbattere tu per trovare, quindi fai il piazzista e quando hai finito il giro di amici e parenti da invitare, fine della storia. A questo la domanda era retorica: perché scegliere una casa editrice che paga molto meno e a scadenze lunghe, se le stesse identiche cose le puoi fare da solo guadagnandoci molto di più e subito? Oltretutto risparmi il viaggio a Roma.
  22. 1 punto
    Ciao a tutti, volevo confermare quanto raccontato in modo così divertente e chiaro da Sestacorda (e confermato già da altri). Anche io sono stata contattata 2 giorni dopo aver mandato il manoscritto perciò sono andata a Roma, ho avuto il disinvolto incontro con il giovanissimo ragazzo già citato e ho appurato di persona che nessuno aveva letto il mio libro. Ogni casa editrice sceglie di lavorare come preferisce e offre un certo tipo di servizio. Se sei uno scrittore che ama fare le presentazioni, che sa attirare pubblico, che non ha problemi a partecipare agli eventi, che sa fare marketing, allora questa ce potrebbe fare al caso tuo: loro ti stampano e te ti promuovi, questo è l'accordo. Niente editing, niente scambio di idee, nessun accenno ai contenuti. Ripeto che può andare bene per alcuni, non per me. Grazie, un saluto.
  23. 1 punto
    Mi hanno risposto dopo sette mesi esatti, con la richiesta di inviare il manoscritto intero.
  24. 1 punto
    Ciao! Perdonate il mio pessimo italiano, sono straniera e non lo parlo (e preferisco usare spagnolo, anglese, tedesco o francese per rispondere a qualsiasi domanda). Questo è il mio primo post, quindi permettimi de presentarmi. Sono uno di quelli unicorni mitici di cui tutti hanno sentito parlare ma nessuno ha mai visto qui: un’esordiente assoluta della scuderia Meucci. Mi chiamo Vic Echegoyen, e il mio primo romanzo sarà pubblicato il 7 settembre in Spagna da uno dei più grandi case editrici, un paio di settimane più tardi in Messico, e nel 2017 in Italia. Posso confermare tutto ciò che Boyle22 ha detto. Il mio manoscritto è stato letto personalmente in primo luogo dal sig Suarez e poi dalla sig.ra Meucci. Sulla base della mia esperienza posso raccomandare pienamente e senza reserve l’agenzia per l'altissima qualità e professionalità e l’approccio a lungo termine: sono alla ricerca di qualità costante e non di un fuoco di paglia, vogliono soprattutto autori con capacità di crescere, evolvere e migliorare, di lavorare in gruppo, di essere flessibili e resistenti, ed accettare contrattempi e rifiuti come parte del processo. Tutto questo è proprio perché secondo a me essi sono gli agenti ideali per gli esordienti. Pensate che non sia facile superare l'ostacolo di mezzanotte? Ah-ha, è ancora molto più difficile convincerli nelle seguente fasi: questa è la vera scommessa. La maratona per complire il form non è niente in confronto al lavoro che vi attende dopo aver superato con successo questa barriera, dopo che vi hanno richiesto il libro completo, e anche dopo che hanno accettato di rappresentare il vostro testo. In ogni fase aumenta il livello di difficoltà, ecco la bella sfida. Sono molto esigenti, e forse spingeranno la vostra capacità di lavoro al limite, fino a quando si può a volte pensare che si stanno spingendo troppo lontano, ma loro sanno quello che stanno facendo: ci si può fidare. Vi faranno lavorare duramente, ma essi lavoreranno ancora più di voi per trovare la CE ideale per voi. Ne vale la pena tanta fatiga da parte vostra? Penso di si; il loro successo con il mio primo „mattone” lo dimostra. Per me era un prezzo basso da pagare per essere pubblicato ed apprendere a transformare un manoscritto "fatto in casa" in un vero e proprio libro. Quindi, se volete provare, seguite le loro istruzioni in tutto, fidati dal loro giudizio ed ascoltati il loro consigli; pazientate (il mio primo contatto a travverso il form era in novembre 2014), e vedrete i risultati. Ma se pensate che il vostro libro è proprio perfetto e non puo essere migliorato da nessuno, se vi aspettati di essere accettati immediatamente da loro senza una critica neanche proposte per migliorar il vostro lavoro in profondità, se vi aspettate di trovare un editore il mese stesso dopo essere accettati da loro per rappresentarvi, quindi forse sia meglio di cercare altrove. Questa è solo la mia opinione individuale e soggettiva; la vostra situazione potrebbe essere diversa. Saluti a tutti, e coraggio!
  25. 1 punto
    A distanza di due mesi mi auto rispondo. Alla fine con un po' di testardaggine, ingegno e ricerca sono riuscito a fare una breccia sul muro che quelli di MF hanno alzato verso l'esterno. Sono riuscito a contattarli usando strade sconnesse e alternative (no canali ufficiali) e a fargli chiedere di mandargli il mio manoscritto. Ma la sorpresa non è questa. E' che mi hanno risposto in meno di un mese, con le feste di mezzo. Un rifiuto ovviamente. Voi direte: "Si, vabbè, hanno letto la sinossi, se l'hanno letta. Una risposta di circostanza". La sorpresa è che dalla loro risposta (non preconfezionata) ho potuto dedurre che il manoscritto l'hanno proprio letto, o, almeno, letto a suff da poter sottolineare gli aspetti che secondo loro non vanno nel mio lavoro; che sono peculiari del mio lavoro. Ciò, come potete immaginare, mi ha rallegrato e abbattuto allo stesso tempo. Mi sono creato un'occasione e l'ho sprecata. Sono alla prima esperienza e quello che vorrei dirvi è che non tutto ciò che leggo su siti e forum, seppur ben fatti come questo, risponde al vero. Se io avessi scritto un capolavoro traboccante di talento io avrei - forse - pubblicato con la MF. Sono cioè riuscito a ritagliarmi la mia occasione. Che ho bucato perché evidentemente la mia "opera" non è all'altezza. Devo prenderne coscienza. Quello che intendo dire è che le CE (le grandi o le importanti e ambite come la MF, e non sempre le cose coincidono), cercano di arginare l'enorme flusso di manoscritti che altrimenti li sommergerebbe. Ma è pur vero che nessuno è davvero irraggiungibile visto che loro pubblicano e tu hai qualcosa da pubblicare. Come "aspiranti esordienti" dovremmo porci delle domande dolorose che raramente o quasi mai vedo materializzarsi. Dovremmo prendere in considerazione che ciò che scriviamo, che abbiamo scritto, potrebbe effettivamente esser molto brutto. O buono non abbastanza. O pieno di ingenuità. Di errori. Con strutture risibili. Voi perché volete pubblicare? Io non voglio dar da mangiare a certi farabutti che lucrano sui sogni altrui, pubblicare per dire "ho pubblicato". Pubblicare pagando, o per avere scatoloni di miei libri a casa, o per regalare dieci copie agli amici, per fare una presentazione nel circolo del paese. Questo è guardare il proprio ombelico. E' pubblicare per sé. Io voglio pubblicare per gli altri, cioè solo se ciò che ho da dire, che ho scritto, è davvero meritevole di esser letto. Altrimenti ne faccio volentieri a meno. Dovremmo pensare che il 90% (minimo) del materiale che viaggia di qua e di la per l'Italia sotto forma di manoscritto è illeggibile e una qualunque CE dovrebbe impiegare tutto il suo tempo, tutto il suo personale, in un'attività di scouting inutile ed estenuante. Siamo noi che rendiamo le medie e grandi CE inaccessibili per poi lamentarci che lo sono. Quando avrò terminato, quando cioè avrò collezionato tutti i rifiuti, magari scriverò qui la mia esperienza che, al momento, mi porta a pensare che se sei uno che ci sa fare, ma dico ci sa fare veramente, non perché te lo dicono gli amici e i parenti, allora pubblicherai (quasi) con chi vuoi. Ci vuole CULO, certo, ma pure, per iniziare, TALENTO. Forse sembrerà una considerazione scontata ma leggendo in rete, anche qui, molti la pensano diversamente. Pensano ad un Grande Oriente dell'Editoria a cui si accede solo tramite una specie di misterioso affiliamento massonico.
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