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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 25/06/2014 in tutte le aree

  1. 2 punti
    Essendo giornalista, tocco con mano ogni giorno la crisi dell'editoria. Però, badate bene, c'è una enorme distinzione tra crisi della carta stampata (giornali, riviste e simili) con quella del libro che vivono due vite economiche completamente distinte e non possono essere minimamente paragonate. Hanno leggi (un es. su tutto è quello dei contributi ministeriali che vanno ai quotidiani ma non a quello del libro) completamente agli antipodi. Quindi Nativi Digitali quando parlate di quel grafico, vi assicuro che (purtroppo per me) è soltanto relativo alla carta stampata, ovvero quotidiani e riviste. Soffermiamoci su quella dei libri. Siete sicuri che ci sia la crisi del libro? Che alle case editrici non convenga l'andazzo che hanno? Un annetto fa incappai un interessante articolo sull'argomento perché dovevo farne uno a mia volta in seguito alla chiusura di una libreria storica della mia città, che alla fine associai non al costo eccessivo degli affitti dei locali (sono solo un tassello del problema) ma alle dinamiche legate al costo del libro che in Italia è troppo elevato. A sopperire a queste dinamiche ci sono stati degli interventi legislativi (la legge Levi introdotta nel 2006, arrivata troppo tardi secondo me) che in ogni caso non riescono a colmare un gap ormai stridente. Tenete presente poi che il mercato editoria (libri) è in mano a 5 grandi gruppi: Mondadori, Rcs, Giunti, Feltrinelli e GeMauriSpagnol (ognuno dei quali al suo interno racchiude altre case editrici, ma la casa madre per intenderci è sempre la stessa) e la restante fetta (circa il 30%) da piccoli medi editori. Il problema vero sorge con la distribuzione. Mondadori, Rcs e Giunti hanno la loro distribuzione, GeMS ha Messaggerie e Fetrinelli ha Pde. Cosa comporta? Comporta che io gruppo editoriale produco, stampo e distribuisco i miei libri inevitabilmente a prezzo favorevole, perché bypasso la legge sull'iva, perché posso vendermi il libro al 40% e nei miei store al 25%. Quindi, ci guadagno e ci speculo, mettendo a rischio i piccoli e medi editori che vengono da me per far distribuire i loro libri e che se mi girano, posso pure un pochino mobbizzare, tipo far arrivare prima le mie copie, e con calma le loro. E noi lettori? Noi lettori favoriamo di sconti spesso iperbolici nelle grandi catene a loro volta aperti, gestiti e coordinati da uno dei grandi gruppi editoriali, a scapito delle piccole librerie che loro quegli sconti non li possono approntare per legge. Quindi: noi lettori saremo favoriti nell'acquisto di libri spinti da talune case editrici ingolositi dal prezzo che non sempre corrisponde a qualità o a quei titoli di best seller che ormai abbiamo tutti negli scaffali che sono lì a ingolfare gli spazi espositivi in prima linea (tipo Siddharta, ci siamo capiti) a scapito di scrittori esordienti, magari eccellenti, ma con poco glamour. Con il tempo, il lettore vero a volte deluso da acquisti buoni solo il portafogli, deciderà di affezionarsi a uno scrittore e comprerà sempre le sue opere (vedi Camilleri). Appena un 5% rischierà di spendere 20 euro per uno scrittore di cui non sai niente e di cui non scrive una riga la stampa (ed eccoci a un altro nodo: i gruppi editoriali hanno anche quotidiani e riviste dove pubblicalo recensioni). Questo implica che gli esordienti rappresentano solo una percentuale minuscola all'interno di un gruppo editoriale (3-4 autori pubblicai all'anno) , meglio se selezionati dalle agenzie perché gli favoriscono un lavoro di comprensione di due elementi: talento e continuità (connesso alla velocità di scrittura). perché non fa piace per loro puntare su uno scrittore che per scrivere ci impiega dieci anni. è poco conveniente. E' un po' come per il cibo: se la mia salsa al pomodoro vende bene, perché dovrei coprire che so il 40% del mercato con una salsa alle olive? Ne coprirò inizialmente il 2-3% poi se va bene negli anni (tanti anni) aumenterò la percentuale. Solo che nel frattempo il consumatore si sarà scocciato di mangiare sempre salsa al pomodoro. perché a guidarci è la diversità, la possibilità di scegliere. Le librerie alla fine ci proprinano sempre la stessa pappina e trovare qualcosa di saporito è cosa rara. Io mi affido alla piccola libreria per i miei acquisti. Ho un amico libraio che mi consiglia, che legge, che mi mette da parte volumi che secondo lui devo leggere e mi guarda male se mi vede tra le mani uno pessimo. Questo perché spendo davvero tanto in libri, perché la lettura è la mia vita e senza non riesco a stare. per me l'acquisto va curato come un investimento. non mi piace avere tra le mani un libro brutto che non riesco a farmi piacere. Io però sono mosca bianca. gli altri leggeranno Moccia e Volo (mi scuso con chi li apprezza, ma gli preferisco Murakami, Richler o Roth). Ma mi rendo conto che non riescano a farlo tutti e nemmeno forse ne hanno voglia. La gente guarda la classifica o la sezione "Consigliati da noi (se se )" e compra quelli. I gruppi editoriali non vivono una crisi nera. E' grigiolina. Per ora è ancora un gioco a loro vantaggio, ma se non cambiano tattica nella vendita, nel giro di 20 anni avranno solo vecchi best seller su cui reggere le entrate. Se non tornano a scoprire talenti, rinsecchiranno. Per chi c'è crisi? Per i piccoli e medi editori. Loro sì che soffrono tanto. E poi per noi scrittori che ambiamo a trovare un posto al sole. Fatichiamo non poco per farci pubblicare, perché per i gruppi editoriali non rappresentiamo entrate economiche. Potremmo avere più fortunata con la piccola o media CE, che però di esordienti ne stampa anche solo uno all'anno. Spero di non avervi tediato troppo e di non essere stata troppo OT
  2. 1 punto
    Titolo: Signore e signori d'Italia. Una storia delle buone maniere Autore: Gabriella Turnaturi Editore: Feltrinelli Anno di pubblicazione: 2011 In catalogo - SI Disponibile in ebook - NO numero ISBN:9788807111082 Prezzo - 9,50 in Universale Economica Feltrinelli/Storia Pagine: 293 Sinossi (la quarta di copertina) Fonti complesse, ma trasparenti, i galatei non nascondono nulla. Non ci sono infatti occasioni, situazioni e figure con un ruolo importante nella rappresentazione sociale che i galatei non classifichino e non registrino. Nulla sfugge, dai balli alle assemblee, dall'inchino al saluto fascista, dal lion all'arredatore. E anche attraverso le loro proibizioni, i loro divieti si può intravedere quali siano i comportamenti reali più diffusi seppure non approvati."Gabriella Turnaturi in questo documentato volume di piacevolissima lettura ripercorre lungo centocinquant'anni la storia della società italiana attraverso i galatei. I trattati di buone maniere e i manuali di bon ton sono una fonte preziosa, sono testi che, dettando regole e divieti, svelano le mentalità, gli usi prevalenti e i mutamenti del costume. I galatei raccontano molte storie: quella dell'immagine che una collettività ha o vorrebbe avere di sé; quella dei criteri di normalità, correttezza e signorilità; quella delle elaborazioni dei modelli di comportamento che nascono da processi di contrattazione e di accordo tra i diversi ceti. I galatei, nel sancire i codici di buone e cattive maniere in ogni ambito della vita pubblica e privata, sono un mezzo di affermazione di sé e distinzione per le classi dirigenti, la "gente perbene", ma svolgono anche una funzione educativa di omogeneizzazione e integrazione, sono un lubrificante delle relazioni sociali. All'indomani dell'Unità ai manuali di buone maniere fu assegnato il compito di rafforzare l'identità nazionale, sotto il fascismo furono usati per imporre i modelli della nuova donna e del nuovo uomo fascisti, mentre nel secondo dopoguerra e durante il boom si sforzarono di pacificare i conflitti latenti e di arginare il caos di una modernizzazione che sconvolgeva certezze da lungo tempo acquisite. Dopo il Sessantotto, quando pareva che spontaneità e informalità valessero più delle regole, si ripresentarono le norme di comportamento, in veri e propri controgalatei che segnano il passaggio dall'arte di saper vivere ai manuali di sopravvivenza. Dopo gli anni ottanta e fino a oggi, in una cultura di massa sempre più frammentata e narcisistica, i galatei si trasformano in prontuari di rapida consultazione per apprendere velocemente quanto serve per il successo e la carriera, senza più nessuna pretesa pedagogica. La storia delle buone maniere raccontata dai galatei italiani si svela così, a poco a poco, anche come la storia dei tentativi di autoeducazione e di educazione che la borghesia italiana è andata facendo nel corso di più di un secolo prima di frantumarsi e, almeno per ora, arrendersi. Indice: metto il link per chi sia interessato a dare qualche sbirciata al contenuto su google libri http://books.google.co.uk/books/about/Signore_e_signori_d_Italia.html?id=M2vejnC7vtwC&redir_esc=y Introduzione pag. 11 Parte prima: TUTTI UNITI CON BUONE MANIERE Invito al ballo pag. 31 A ciascuno il suo galateo pag. 39 Siamo uomini o galantuomini? pag. 52 Corallaie, merciaie e regine pag. 62 Il pranzo è di scena pag. 76 Senso e sensibilità pag. 85 Parte seconda: FRA UNA GUERRA E L’ALTRA Le belle maniere fasciste pag. 95 Divertimenti scontati pag. 108 I nuovi riti pag. 119 Miseria e socialità pag. 127 “No, tu non sei più la mia bambina / ma una modernasignorina...” pag. 135 Sesso e lisoformio pag. 141 Galateo per le colonie pag. 149 Parte terza:E ADESSO CHE SI FA? Nuovi galatei per nuovi tempi pag. 155 Tutti a casa: la ricostruzione sociale pag. 163 Fra il Santo Padre e il rock and roll pag. 172 È arrivato l’arredatore pag. 179 Il signore qualunque pag. 188 La vera signora pag. 192 “Siate spontanei.” Brunella Gasperini e i controgalatei pag. 196 Parte quarta:BUONE E CATTIVE MANIERE DEL TERZO MILLENNIO Nuovi soldi, nuovi ceti, nuovi modi pag. 207 Baciamano e dita nel naso pag. 217 Distinto sarà lei pag. 222 Lo “spezzatino di galateo” pag. 228 Dalla Prima alla Seconda repubblica pag. 231 I moralisti pag. 236 Giochiamo a signore e signori pag. 242 New age pag. 246 Buone maniere per buone carriere pag. 252 Note: La storia d'Italia vista attraverso il galateo, le relazioni sociali, le convinzioni, gli usi e i costumi sono tutti analizzati nel libro Gabriella Turnaturi, docente di sociologia e attenta studiosa della vita quotidiana. Sono ancora in una fase iniziale di lettura ma la promessa è quella di avere uno spaccato della nostra società, da metà '800 a oggi, interessantissimo per l'analisi dei comportamenti e anche molto utile per chiunque abbia interesse a scrivere di storie ambientate nell'arco dell'ultimo secolo e mezzo in Italia.
  3. 1 punto
    Sono andato a cercare quel video. Ora capisco perchè gli integralisti islamici, davanti a scene del genere provino soltanto l'istinto di usare L'AK47 o farsi saltare in aria, facendo tabula rasa. Gli inglesi prendono in giro noi italiani? Ma possiamo noi prendere sul serio un popolo che non sa cosa sia e a cosa serva il bidè?
  4. 1 punto
    Gli anni sono quelli anche per me, e riesco a comprendere bene il disincanto che traspare dal tuo commento, ma sono convinto che si possano trovare ancora letture valide. La merce valida è sempre esistita ed esisterà sempre, ma è sempre meno nello scaffale più a portata di mano;)
  5. 1 punto
    Concordo con quanto detto da Marcello. Lo stile è scorrevole e pulito. Ho cercato di leggere il tuo racconto cercando di renderlo razionale e forse non è l'approccio giusto. Ti segnalo alcuni passaggi poco chiari e piccole sviste. La doppia punteggiatura mi lascia perplessa. Meglio “comprato”? Perdi il punto di vista del protagonista. Lui cade a terra svenuto. Non aggiungerei altro. Se sviene non può notare cosa “pare alla gente”. Gente che passa sul molo all’alba? Che lampeggia dove? Sgrufola? Quello che è svenuto sul molo? Cosa intendi con rischio personale? Io ho pensato a danni fisici ma non ha senso visto che, mi pare, i personaggi sono già morti. In questo discorso il protagonista non rientra visto che ha perso un occhio? Toglierei l’ultima virgola. Noto anche una scarna descrizione delle scene. Per esempio: sul molo sappiamo solo che è l’alba. Fa freddo, caldo, si sente l’odore del mare, insomma scriverei qualcosa in più per coinvolgere meglio il lettore.
  6. 1 punto
    Troppo spesso ci piace metterci nella veste di chi vede la propria libertà di opinione censurata da simili iniziative e ci si drizzano le antenne per tutto quello che non potremmo più esprimere. Io, però, per una volta vorrei calarmi nei panni del diffamato e, quindi, valutare la bontà, o meno, di un simile provvedimento. Le intenzioni del legislatore in materia di diffamazioni erano abbastanza chiare nel non voler violare l'art. 21 della Costituzione che garantisce la libertà di espressione e per farlo si fa richiamo all'altro principio costituzionale (art. 2) di tutela dell'onore, espressione della personalità umana (al riguardo si può dare un'occhiata a wikipedia che è abbastanza chiara). Fatto è che non si configura alcun reato di diffamazione se i fatti narrati corrispondono a verità. Badate bene il discorso che intendo fare esula completamente dalla responsabilità ascritta a chi gestisce il sito o il forum, quindi non riguarda la condanna subita da chi gestisce WD. Adesso, se io singolo individuo mi dovessi trovare la mia ex, il mio concorrente professionale, il mio vicino, o chi per loro a spammare in giro andando a raccontare le cose più turpi, e false, sul mio conto, del tipo che prendo mazzette nel mio lavoro, abuso sessualmente di ragazzine a cui faccio ripetizione, saboto regolarmente il funzionamento dell'ascensore con la chiave inglese, cospargo rifiuti sulle scale e suono al citofono di tutti gli inquilini all'una di notte qualsiasi altra cosa vi passi per la mente Quanti di voi vorrebbero che informazioni analoghe, completamente false, relative a voi girassero su internet? Vi arrabbiereste a leggerle? sono stato diffamato? Ho diritto a richiedere che tale informazione - se appurato essere falsa - venga rimossa? Siamo sempre pronti a dire che la libertà degli altri finisce dove comincia la nostra, ma ci ricordiamo che vale anche l'inverso, che la nostra libertà finisce dove comincia quella degli altri? Spesso e volentieri internet, la facilità con cui è possibile accedere al palco e sentenziare, ci fa dimenticare i limiti, i nostri limiti, che invece dovremmo sempre tenere presente nel nome del rispetto reciproco e delle regole basilari di convivenza e civiltà. Il mio discorso, ovviamente, esula dalla "norma sull'oblio" e da come poi materialmente la norma di "rimozione dei contenuti diffamatori" potrà essere realizzata, del resto la notizia ANSA riporta solo informazioni generali, per cui è possibile parlare solo del principio. Ebbene, tale principio, se dovessi indossare i panni del diffamato mi trova a condividerlo. Io voglio essere tutelato dalla legge contro qualsiasi intento diffamatorio e contro qualsiasi falsa notizia diffusa com megafono internettiano (e non solo) che sia lesiva della mia dignità e del mio onore e la libertà di espressione non c'entra nulla, libertà di espressione è dire che gioco male a calcio non che drogo e stupro ragazzine.
  7. 1 punto
    Sono tante, belle parole. Ma come al solito conteranno i fatti: il WD fu già querelato a suo tempo, altri blog anche, mentre c'è gente che continua a insultare senza alcuna conseguenza. Forse dipende anche da chi sporge denuncia? Può darsi, basti ricordare il famoso caso nonciclopedia con Vasco Rossi. I siti, i forum,i blog sono tanti. Io stessa ho vissuto un autentico caso di censura sul circuito di ForumFree non potendo fare ironia su un certo libro (pubblicato a pagamento) perché la signorina se ne ebbe tanto a male e scatenò una tempesta. Ne parlai sul blog e nessuno ebbe niente da ridire. Credo, sostanzialmente, che sia una gran perdita di tempo e la prova definitiva dell'incapacità delle persone di sostenere una discussione, di argomentare. Perché la società di oggi è così: se qualcuno dice una baggianata, anziché rispondere e spiegare perché la si ritiene tale, ci si offende e basta. Non sono persone suscettibili, sono bambini che non sono in grado di difendere le proprie posizioni, di chiarirle, persino di accettare le critiche o i giudizi altrui. La diffamazione è altra cosa, direte voi. Beh non proprio: la diffamazione afferma qualcosa di falso ("per pubblicarla l'ha data a qualcuno"). Anziché inviperirsi sulla, palese o meno, bugia, sarebbe il caso di dimostrare che chi ha pubblicato forse l'avrà pure elargita a qualcuno su un vassoio d'argento, ma ha pubblicato un bel libro. Quello di oggi è un concetto assai distorto della dignità personale, ci si ritiene in diritto di tacitare chiunque solo perché a quanto pare la legge lo consente. Qui non si tratta più di libertà di parola o di pensiero, si tratta semplicemente di una società sempre più immatura, sempre più ipocrita, sempre più involuta in se stessa. Più apri l'orizzonte (social, email, forum) più si restringono i confini (leggi, regolamenti) e i confini non sempre sono giusti. A volte tutelano le persone, a volte foraggiano inutilmente un meccanismo sempre più frenetico e complesso. Credo che internet sia una realtà che faccia paura a molte persone, perché mette a nudo il fatto che c'è anche brutta gente al mondo. Gente che dà il peggio di sé dietro uno schermo e tendiamo a dimenticarci che è anche gente che nella vita reale si mostrerebbe insignificante e non farebbe proprio nulla, arriviamo a temere per noi persone fisiche quando quello che si compromette su internet sono maschere e personaggi. In definitiva, credo che nessuno abbia capito il distacco e il peso che la realtà virtuale dovrebbe avere e tenda a dare eccessiva importanza proprio a ciò che addita ipocritamente come una realtà che non abbia importanza alcuna.
  8. 1 punto
    Questo è un ritratto perfetto di un paese in cui persino chi sceglie di scrivere si avvale del diritto di compiere refusi ed errori perché "non sono un editor, ci penserà lui". Farò un discorso da Capitan Ovvio, ma la crisi dell'editoria si risolve secondo me dal basso. Ovvero: non comprando brutti libri. Non seguendo le mode, assicurandosi prima che spendere non solo sedici euro, ma anche i due o tre di un ebook siano valsi la pena. Se si continuerà a comprare libri messi sugli scaffali solamente per far numero, per tentare di cavalcare l'onda del fenomeno del momento, oppure pubblicati solo da Dio come e perché i risultati non cambieranno. Noi non possiamo cambiarla dall'alto, ma dal basso, esattamente come tentiamo (invano, lo so) di farlo con tutto il resto del nostro paese e con le elezioni. Non si tratta di leggere di più. Si tratta di leggere meglio. So bene che è un discorso che lascia il tempo che trova, visto che questo forum è frequentato praticamente solo da lettori più che forti, ma è l'unica vera soluzione che mi viene in mente. Continuate a comprarli i libri, ma comprate solamente quelli che meritano. Non c'è nulla di male nel leggere le anteprime, nel farseli prestare, nel cercare di capire sin da subito se un libro valga la pena o meno. E non c'è nulla di male dopo un capitolo scritto male letto in libreria a dire "no, questo no". Ce ne sono tanti, non c'è da fissarsi sui generi o sugli esordienti. Infine, e con questo mi inimicherò tutto il forum, siate più sinceri e severi. A volte vedo anche qui mille complimenti ma a me basta aprire il testo in questione per trovare refusi ed errori oggettivi. Tanto più tra di noi dovremmo essere molto severi, perché si presuppone che noi stessi abbiamo intenzione di migliorare quell'editoria con i nostri testi. Ho letto anche uno dei racconti per il concorso di Nativi Digitali. C'erano tre errori, nessuno che li abbia segnalati. L'Italia non è un paese di persone con autocritica perché non c'è proprio la critica. Non facciamo le pulci a noi stessi così come non le facciamo agli altri e: "beh, lui ha pubblicato con una grande CE, evidentemente..." Evidentemente niente. Giusto ieri leggevo la notizia della vincitrice di 20lines, già da tempo ho letto del vincitore di Masterpiece. Questa è la cultura in Italia, una corsa ad ostacoli da abbattere a colpi di like. E, sempre senza prendermela con Nativi Digitali come ribadito nel topic apposito, questo genere di iniziative non sembrano incitare un miglioramento. Perché se segnali refusi ed errori allora "ti credi un editor", non una persona che abbia fatto le scuole dell'obbligo e si stupisca vivamente non di un errato congiuntivo, ma persino delle regole grammaticali di base che le nostre maestre segnavano con la penna rossa già quando avevamo sette anni. Ammettiamolo. Non è l'editoria il problema. Il problema siamo noi. Ed è lì che bisogna agire.
  9. 1 punto
    Posso essere lapidaria? Penso che i giudici avranno molto da fare perché presto pioveranno una marea di denunce per diffamazione (molte delle quali ovviamente infondate) e penso anche che viene meno la libertà di espressione. Sempre di più. Dicono che sarà difficile comprendere per chi vive oltreoceano il nostro "diritto all'oblio". Io dico che oblio mi richiama alla mente l'assenzio: ebbene io il mio assenso non lo dò e l'assensio non voglio berlo perché preferisco essere informata e decidere da sola cio che voglio che mi giri nella mente. Mi chiedo quando troveranno il modo per censurare anche i pensieri Orwell l'aveva scritto, dopotutto.
  10. 1 punto
    Penso a due mercati del libro più grandi di quello italiano, quello tedesco e quello anglofono, e ho l'impressione che i prezzi siano più bassi. Ma soprattutto ho l'impressione che la nostra produzione culturale sia rimasta indietro e che la nostra letteratura non riesca a mettersi al passo con quella americana, come la nostra poesia con quella in spagnolo. Può darsi che ci siano un sacco di motivi (mass media spazzatura, giornali ipocondriaci), ma il calo oggettivo della qualità non è negabile. Idem per una televisione che dimentica i grandi. Nel 2008 Buzzati avrebbe compiuto i 100 anni, ma tutti se ne sono dimenticati. Ormai non si tratta più neanche di una politicizzazione (la Littizzetto è edita Mondadori), è proprio un aver ridotto al niente quello che si aveva. Ci sono pochi grandi mass media e, quando non producono direttamente spazzatura, non riescono ad uscire dal provincialismo. Onestamente, secondo me, a meno che la nostra cultura non impari a guardare all'estero per recuperare dei fermenti nuovi, l'editoria non può che andare in malora. I supporti non contano nulla, se non si ha qualcosa da infilarci dentro.
  11. 1 punto
    Sono convinta che Varys nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sia definito almento settantotto volte come "mellifluo".
  12. 1 punto
    Per me non è indispensabile il rispetto per il papa, basterebbe che la gente si occupasse del rispetto per chi comunque crede in certe figure, anche se poi la figura per lui/lei conta meno di zero. Ma ormai è moda lanciare mer... su chiunque abbia un minimo di autorità, come se fossimo una popolazione di frustrati (mi ci metto in mezzo eh, io per prima a volte lo faccio senza rendermene conto)
  13. 1 punto
    Ho finalmente scoperto il mandante di tutte le cazzate che faccio: Grazie Gargaros
  14. -1 punti
    Beh, insomma. Parlare di pregiudizi, spargimento di merda gratuita, azzeramento, inghippo, frustrazione... cozza un pò contro una cosa chiamata "storia". Per ogni papa si è parlato di nuovo inizio, nuova speranza, eppure i preti pedofili son sempre lì, belli scudati... lo IOR è sempre lì a fare speculazioni che farebbero rabbrividire i Rothschild... boh. Non è che me le invento io queste cose, carta canta. Pare diventato eccessivo chiedere onestà, trasparenza, referenze pulite... vabè, torno a parlare di scrittura, lasciamo stare la religione
  15. -1 punti
    http://newsalfemminile.it/!/cronaca/papa-francesco-le-donne-sono-inadatte-per-la-politica-e-i-gay-sono-un-segno-del-diavolo-2-29597.html Non so cosa ci sia di vero, ma se così fosse a me sembra di essere sempre fermi allo stesso punto.
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