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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 08/04/2014 in tutte le aree

  1. 2 punti
    Perché non invertire i termini della questione: mi compri un chilo di Parmacotto e ti regalo un Moccia ... ops, esempio sbagliato un Moccia non vale un etto di spalla... chiedo venia!
  2. 1 punto
    Titolo: Col nostro sangue hanno dipinto il cielo Autore: Eleonora C. Caruso Editore: SpechlessBook Pagine: 45 In Download free, qui Trama: In una Tokyo multiforme ma che appare senz’anima, l’host Shun una volta appreso della morte della sua cliente Yuri, ha modo di riflettere sul senso dell’esistenza e sulla sua condotta, attraverso una carrellata di frequentazioni stratificate, egli avrà modo di mettere in luce le pieghe del suo mondo (la sua Tokyo) e tutte le contraddizioni della società in cui si ritrova, suo malgrado, a sopravvivere per non essere schiacciato dalle sue pieghe. Nemmeno i sentimenti più sinceri, come l’amore non pronunciato per Toru, ha la forza necessaria per salvarlo, e divorato dallo stesso sistema che lo mantiene sul piedistallo, Shun può solo interrogarsi e scegliere se partire oppure restare. Contenuti: Partendo dall’assioma che l’autrice ci presenta un testo rischioso per tanti fattori e che proprio in quel gusto del rischio riesce a coinvolgere il lettore dalla prima all’ultima riga, il racconto breve si compone come una carrellata appena tratteggiata di tante storie che dentro la narrazione si compongono e restituiscono differenti visioni della vita e della sua corruzione. Il primo male che emerge con forza, tanto da sembrare ineluttabile, è proprio il mal di vivere che una società moderna e complessa impone alle persone, che di fatto, proprio come succede a Tokyo e a Shun, può imporre il suo modus vivendi o schiacciare chi cerca di discostarsi dalla realtà imposta e dalla sua visione. Al di la delle strade e delle luci con cui viene cosparsa la trama, l’autrice ci racconta una realtà cruda, che fagocita l’uomo e che non dà scampo a nessuno, compresi coloro che rivestono ruoli di controllo e che pensano di potersi permettere tutto quando in realtà non sono altro che vittime delle loro stesse pretese e di quella convenzione sociale impalpabile che condiziona le loro scelte. Da queste fondamenta emergono con un sistema di diadi le contraddizioni che affliggono le persone, portate a desiderare tutto e a comprarselo, credendo che quelle finzioni siano reali e insegnando a Shun, che svolge il ruolo suo malgrado dell’antenna parabolica che recepisce tutti i segnali, la differenza che intercorre tra la vita di facciata che i suoi clienti vivono pubblicamente e le loro paure a malapena accennate al buio o dopo un efficace bevuta di alcol, oppure la comparazione tra il giusto e lo sbagliato, il bene e il male, ricordando a tutti quanti che le scelte, anche quelle positive, possono non rivelarsi tali se inserite in un contesto dove molto facilmente chi sbaglia, per quanto popolare, rischia comunque di venire sommerso dal passo falso e dalle sue conseguenze. Shun ci dimostra come, al di la delle caratteristiche forzate ed estremizzate che incontra e descrive, tutte le persone scendono a patti con qualcosa e comunque dipendono da delle volontà altrui, sia che si avventurino nella nostra esistenza sotto forma di persone o di semplici desideri che vogliamo realizzare. La libertà, concettualmente, tende a non liberare dalle catene e diventa utopica, tanto che il gesto estremo della sua cliente Yuri, per quanto possa essere inappropriato ammetterlo, assurge proprio a quel ruolo di libertà in grado di salvare la persona, che se non si suicida, può soltanto cercare di scappare da quel sistema. Il testo della Caruso si intensifica e si stratifica su tanti contenuti sociali che escono fuori dalle parole o dall’ambientazione nipponica in cui lo troviamo ambientato, per diventare generale e pertanto applicabile a tutti. Come l’idea stessa che l’amore non si compra, ma che pagando si diventa dipendenti da esso e dall’idea che ci si possa sentire amati a ore. Ambientazione e personaggi: Le persone, Shun compreso, sul quale comunque troviamo dei dettagli fisici più marcati, sono a malapena tratteggiati, ma con linee marcate che rendono il loro caratteriale netto all’interno della trama e dello spazio in cui si muovono. Toru impara e rivela senza esserne consapevole le contraddizioni del comportamento del suo amico, Matsumoto è mite e può aiutare Shun a scappare dal sistema che lo sta per espellere, Yuri si è affrancata, per quanto sconfitta, dal dolore che nessun amore pagato riusciva a contrastare e a riempirne il vuoto, Mamini tesse le sue trame e cerca di comandare e direzionare gli altrui gesti, evidenziando tutte le debolezze più cupe che vive chi ritiene di essere privilegiato, ma alla fine incatenato dal sistema come tutti gli altri… I personaggi si muovono, assumono delle pose tipiche, che consentono al lettore e a Shun con lui di capire qual è il suo personale dramma e il modo per tirarsi fuori da una vita che sembra ormai irrecuperabile. Ma tutto questo avviene a Tokyo. Una città nota per essere briosa, illuminata e tecnologica ma che la narrazione ci restituisce cupa, priva di emozione e deprivata di umanità, qualsiasi sia il senso che le si voglia attribuire. L’ambientazione giapponese è curata, molto coerente, forse anche troppo tanto da apparire meno fluida in alcuni passaggi dove forse era meglio evidenziare di più l’emotività della situazione e meno il contorno, ma di fatto in quella dicotomia di dipinti si sente la città vibrare, apparirci davanti anche se non abbiamo mai avuto l’occasione di conoscerla davvero. Forma e stile: La costruzione del racconto è molto intuitiva, una narrazione dinamica, pulita e mai contraddittoria, che riesce a tenere il lettore incollato tra la trama e il sentimento provato, in un equilibrio costante. Buon ritmo e accuratezza anche delle frasi più brevi trainano la lettura sino alla fine. Giudizio finale e conclusioni: Non è molto facile riuscire a descrivere con appropriatezza e competenza un racconto come questo. Sono solo 45 pagine, ma spalancano un mondo che può piacere o non piacere, proprio come i dilemmi con cui decidiamo di amare o non amare qualcosa. “Col nostro sangue hanno dipinto il cielo” è un racconto tosto, che ci svela senza fronzoli una realtà che potremo temere, che svela nel profondo l’animo umano e le catene che noi crediamo essere invece sintomo di libertà. Ecco, forse per questo io personalmente ho amato questa storia. Ma di sicuro, non è una lettura per tutti, ma va dedicata a coloro che vogliono, con poche pagine, indagare la vita, i suoi dogmi e l’insensatezza dell’animo umano.
  3. 1 punto
    Io ho pubblicato una raccolta di racconti su amazon/createspace, avevo una sorta di esclusi da un precedente volume che ho poi mandato alle case editrici, mi sono accorto che una parte di loro erano adattabili per un concept umoristico e ho optato per l'autopubblicazione a prezzi proprio all'osso. Il motivo di questa scelta era molteplice. Innanzitutto la sfida. Perché se sai che non hai altri filtri oltre te stesso, ti imponi un regime di disciplina ferreo per tutta la fase di editing, l'impaginazione poi è una fase mefistotelica che può portati via del tempo, tra set up, sistemazione righe, pensi tutto vada finalmente bene, poi vai all'anteprima e sembra che abbiano "spettinato" le lettere su un foglio e giù a risistemare, argggh. Poi il lavoro sulla copertina, tra mille layout io avevo già una commissionata da amici, quindi tutto ok, no? Ecco appunto, no. anche qua la via crucis, copertina/back cover/millimetri di spessore e "the best soul of your dead relatives" (detto per i romanacci anglofoni) , lo spazio del codice, la tipologia di carta, vai a districarti con le percentuali e il programma adatto di amazon, scegli i 5 giorni free ogni 90 e pianifica come promuovere un po'. Non è solo questione di farti conoscere, ma di conoscere. Tutto, anche la cosa più insignificante che può farti fare le ossa e maturare. Avere l'esperienza di un gradino superiore che magari tornerà utile al momento in cui tra sei mesi forse una delle cinquanta case editrici contattate deciderà di darmi attenzione. Un articolo dell'anno scorso su IlFatto quotidiano paventava che non servissero più a nulla le cads editrici, tanto fai tutto te! E quell'articolo, pur facendo bene dal punto di vista dell'editoria a pagamento, fece più danni della grandine sia sullo screditare un mondo dell'editoria che non è tutto così, ma anche dal punto di vista di mostrare tutti i "deux ex machina" come fossero tutti con quell'imprinting la, del "tanto c'è l'americana che da amazon ha venduto milioni di copie e poi ha firmato con una major, fatece largo che passiamo noi". No, fortunatamente le storie sono le più varie e sono contento di averne lette di diverse in questo topic. Per me questo passo rappresenta un gradino di crescita personale dal punto di vista umano, poi è anche una possibilità. Ma innanzitutto è capire.
  4. 1 punto
    Maccio è il mio padre putativo. La demenza è il mio regno. Potrebbe nascere un sugello straordinario...
  5. 1 punto
    http://www.treccani.it/enciclopedia/redigere-o-redarre_%28La_grammatica_italiana%29/ Hai ragione!
  6. 1 punto
    Scrivo perché rende più reale ciò che immagino Scrivo perché, secondo me, per alcune persone è come essere un contenitore sotto ad un rubinetto che perde: se non versi un po' del tuo contenuto rischi di traboccare ugualmente (ma di sprecarne il contenuto) Scrivo per vanità, perché è impossibile non ammettere effettivamente quanto possa farci piacere il giudizio di un destinatario (anche se stessi tra un tot di tempo) Scrivo per mettermi alla prova. Scrivo anche per solitudine: quando vorrei cacciarla via, ma anche quando la richiamo a me e sono preoccupato se non torna. Scrivo perché un domani magari qualche mia opera continuerà ad esistere dopo la mia morte. Scrivo perché forse la mia soddisfazione più grande sarebbe trovare un mio libro in un cestone degli usati di una città diversa dalla mia ( magari nazione, ma meglio tenersi bassi )
  7. 1 punto
    La ppdm non la conosco ma è nata 2 giorni dopo di me... o meglio due giorni e 23 anni dopo di me!
  8. 1 punto
    La nota del narratore onniscente c'è, ma dopo che lei di congiuntivi ne ha già infilati diversi errati. Il fatto è che con una ragazza dal seno grosso (così è lei) non si sta a badare se sbaglia la grammatica, quindi nessuna espressione disgustata degli interlocutori, pensano ad altro nel mentre... Per come la vedo io potrebbe proprio ignorare l'esistenza del congiuntivo, ha diciassette anni e siamo nel 1914. Ha fatto le scuole, quindi la cultura base ce l'ha (forse dovrei rileggermi il libro cuore per capire come stavano messi col congiuntivo). Raccolgo certamente il suggerimento di sbagliare col condizionale, che tra l'altro all'epoca aveva un impiego molto più ampio di oggi. p.s. mio figlio più grande a 3 anni usava perfettamente il congiuntivo, è adesso (a 14) che lo sbaglia )
  9. 1 punto
    Letti e commentati 4/8! Ora lavoro al mio provino per la RDS academy! Poi nel pomeriggio torno sui testi, ha ragione Marcello, livello alto e sarà difficile votare
  10. 1 punto
    come al solito la risposta è relativa, dipende dall'invasività dell'annuncio, da cosa reclamizza e da quanto abbassa il prezzo di copertina. Personalmente, se ci fossero solo pubblicità di altrii libri e prodotti editoriali non sarei molto infastidito. se cominciassero a mettere pubblicità di cremine o altre robe simili, beh, allora mi darebbe fastidio.
  11. 1 punto
    Com'è la situazione oggi? Esistono ancora riviste che pubblicano e retribuiscono racconti?
  12. 1 punto
    Mah sinceramente non mi sembra di essere stata irrispettosa né niente e non vedo perché dovrei dire grazie perché tanto bene come è stato detto non sono stata trattata. Volevo evitare discussioni spiacevoli, ma a questo punto visto che mi è stato chiesto, dico la mia. Dopo aver firmato il contratto avevate detto che avreste revisionato il testo (da contratto era previsto editing e correzione bozze) me lo rimandate dopo un mese e senza specificare che era la prima pulitura né niente (magari essere più chiari con una persona alle prime armi? No? ). Va beh, riguardo il testo come mi avevate suggerito... non è che la pulitura non mi convincesse, non era stato fatto NIENTE. Era stato corretto a malapena un refuso e in modo anche errato (quindi l'attenzione di chi stava leggendo doveva essere proprio alta) al posto di "mia padre" era stato corretto con "mia madre" e non con "mio padre" peccato la madre non c'azzeccasse niente e che era evidente si stesse parlando del padre. Per il resto non era stato fatto niente, ripeto. Nemmeno una correzione di virgole. Niente. Un bel lavoro no? Io che sono una blogger e ho avuto sotto mano molto libri auto pubblicati o di piccole case editrici, lo so benissimo quanto sia importante l'editing e quindi non accettavo che il mio testo non fosse stato trattato. Mettiamoci anche che ogni volta che facevo una domanda mi veniva risposto in modo che più criptico non si poteva. Ho chiesto poi più volte quanto ci sarebbe voluto prima di pubblicare... mai avuto risposta! Ho chiesto se la versione della copertina che avevo presentato l'avreste tenuta con le scritte (avevo mandato una versione pulita e una con le scritte) e nessuna risposta. Un trattamento fantastico. Quando poi con tutto il tatto del mondo vi ho detto che c'ero rimasta male perché non era stato fatto editing né niente, voi solo allora avete avuto l'accortezza di spiegare che il testo dopo sarebbe stato inviato a un correttore di bozze. Ma non prima di avermi risposto con un simpatico "non sappiamo che farcene se ci sei rimasta male". A quel punto mi fidavo più del lavoro della mia amica che del vostro se non vi dispiace. Sbaglio? Non è una reazione normalissima? Comunque un paio di settimane fa - mentre ancora la mia amica stava lavorando sul testo - esce fuori la nuova politica aziendale sul sito con aggiornamenti vari eccetera. Non ero assolutamente d'accordo e allora ho deciso - e prima di farlo mi sono consultata anche con persone competenti - di rescindere da contratto e non ho fatto niente di male. Era un mio diritto. Il contratto prevede la rescissione dell'aurore in qualsiasi momento. Quindi devo dire grazie per avermi permesso di farlo? Era un mio diritto e l'ho esercitato. Punto. In più, eravate così interessati alla causa perché, come detto da voi letteralmente "lavoriamo notte e giorni per i nostri autori", che manco mi avete chiesto perché. Non ve n'è fregato proprio niente. Mi avete risposto "Buon proseguimento". Ancora una volta, trattamento fantastico. Menefreghismo totale. Ora, perché non sono d'accordo con la nuova politica? Perché ormai ho l'impressione che puntiate solo alla quantità e non alla qualità. Spendere il minimo per pubblicare il massimo. Volevate la mia opinione, è questa qui. E potrete anche smentirmi, ma la mole di contratti che state mandando a destra e a manca parla da sola secondo me. Non mi andava di farmi rappresentare da persone così. Non ho altro da aggiungere. Questa poi ripeto, è la mia opinione. Ognuno è libero di pensarla come vuole e non voglio creare polemiche perché sinceramente sono felice di essermene tirata fuori - e sì, la scelta di parole che ho utilizzato è corretta e mi aggrada - e non mi importa neanche più di cosa fa o non fa questa non-casa editrice (come vi definite sul vostro sito voi stessi). Poi ogni autore faccia quello che vuole. Questa è la mia esperienza e questa è solo la mia opinione. Io ho solo reagito normalmente a un comportamento poco serio e poco professionale. Fine del discorso. Per voi che mi avete chiesto invece che strada ho deciso di intraprendere, se volete contattarmi in privato vi risponderò, ancora non ho reso pubblica la notizia (non che sia niente di eclatante) e quindi preferisco non scriverlo qui.
  13. -1 punti
    Va bene, che ti devo rispondere? Hai la tua opinione sulla nostra scarsa professionalità e menefreghismo questo è tutto. Ci mancava solo che ci contestavi anche il furto ed eravamo in galera... Ripeto, buon proseguimento. E buon proseguimento a tutti gli altri del forum. Un saluto
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