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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 02/11/2013 in tutte le aree

  1. 2 punti
    Ecco cosa. Lascio un pensierino per la prof - quella di qualche anno fa - che m’aveva chiesto quale libro volessi leggere per il programma di recupero che m’aveva dato. Io, come un coglione risposi «Post Office!» così al volo, senza neppure sapere di che robe era fatto quel libro. Chiesto e risposto, ma solo perché poco prima era successa questa cosa… In pratica m’avevan sbattuto dal preside, tanto per esser chiari. Era per via dei bagni e delle quattro classi evacuate – il sapone pigiato negli scarichi dei lavandini pare che intasi. Insomma il preside si stava facendo attendere - lo stronzone - io fermo che non ci sapevo stare. Allora mi son trasferito nell’altra stanza, quella adiacente che c’avevan lasciato le chiavi su a penzolare immobili. No, dico, tu prendi una chiave, lasciala dentro la toppa di una porta chiusa e mettici uno come me. La porta. La chiave davanti agli occhi. Insomma giro la chiave e la porta si apre. Tipo che l’odore era stagnante di chiuso e muffetta, era la sala riunioni linda linda dei professori. Le finestre sempre chiuse. La prima cosa che ho fatto ho spalancato le finestre, e è entrato un vento che m’ha sbattuto un'anta sulla faccia, io son caduto e mi son rialzato accanto a questa seggiola di stoffa. C’era ‘sto libro sopra, con accanto una Biro e un foglietto piegato in due. L’ho agguantati tutti e tre di netto senza pensare a chi ci fosse o no da qualche parte. Fuih!, preso e infilato. La cazzo di camicia. Biro e foglietto compresi. Tutto infilato sotto la camicia. Insomma, a quel punto arriva il preside. Ero ancora carponi col sangue dal naso. Il vecchio s’avvicina, mi guarda come da dietro a una spessa lente di ingrandimento, e dopo che l’ha messa a fuoco dice: - Ragazzo. Infermeria. - Ma… - Ora! Poi fa suonare quel campanello rugginoso e arriva la bidella. Ecco, questo è quanto. Quando tornai in classe la prof mi chiese del programma e io non sapevo, «Post Office» risposi, così su due piedi, e col naso bendato. Lei spalancò gli occhi e mi mandò a casa. Per via della ferita credo. Quando l'ebbi riposto sulla scrivania della mia camera, andai a bere dell’acqua, poi tornai, e lo accarezzai, l’annusai: sapeva di quella muffetta della sala riunioni, di quell’odore di chiuso, e forse, proprio sulla copertina, ma solo lì, sapeva pure del metallo della goccia di sangue che mi ci s’era schizzata sopra. E, forse, annusandolo per bene si poteva pure sentir quell’aria entrare alla finestra, che l’accarezzava sulla crosta, una crosta adesso marrone che una volta era pure stata una copertina, ma insomma, non so come dirlo, lì per lì lo sentii proprio come un cazzo di fratello che m’aveva salvato dall’espulsione. Sette giorni, mi beccai, grazie a quella finestra, e in quei sette giorni di sospensione mi bevetti tutto quanto il libro come fosse una birra fresca. Non so cosa si possa dire, di ‘sto libro, ma ci son certe cose che ti si appiccicano addosso anche non volendo, come gli adesivi per le auto, quelli con mille slogan che tu piazzi lì, e loro ci rimangon mesi, forse, e forse magari ci rimangon pure per tutta la vita. Questo qui, è un adesivo che non si stacca. Come non si stacca la cicatrice sul naso che c’ho ancora, e a parte questo, se proprio non l’avete letto, allora io vi lascio giusto due righe due. Che poi son tre magari. Ma, ’fanculo, quelle che sono, sono. Lòllètto, il libro. In pratica. In una settimana di congedo dalla scuola. E son entrato nel mondo di ‘sto tipo qui che cazzo c’aveva una vita da paura. E allora parto da qui, dagli schizzinosi che lo potrebbero snobbare, ecco, solo un paio di cosette due, eh, anzi una: date retta, lasciate perdere. Lasciatelo lì, ‘sto coso. E se siete in libreria e proprio non potete fare ameno di osservarlo, «No!» dico, «Non lo toccate!», «Guai!». Piuttosto, allungate il braccino emaciato un poco più in là, ecco, proprio un poco poco più in là nell’altro scaffale, e sprofondate il vostro fottuto naso dove in bella vista ci sono quelle cazzo di cose lì - come si dice - le Sfumature di Grigio Nero e Rosso, ecco. Piazzatevi là e non rompete i coglioni. E già che ci siete metteteci pure un pizzico di basilico. Così c’avete pure il Verde. Già che ci siete prendeteli tutti e tre, quei merda di barattoli colorati e vaffanculo. Sentitevi arrapati così, nel vostro angolino variopinto, tranquillo. È tutto okay, occhei, sereni, va bene così. Ma, per cortesia, levatevi dai coglioni, per piacere. Che io per me rimango alla lettera B: Bì come Bukowski; Bì come Buko; Bì come Bello; Bì come Beveva, come Bene, come Betty; Bì come Buco di culo. Bì come una barcata di robe che c’è davvero, lì dentro nel libro. E che non sto qui a dire. Ecco, voi state lì coi colori del cazzo. Che poi, se mi giran le palle, che quella mi si è fregata un termine, cazzo. Cioè questa mi si è fregata il termine sfumature, ragazzi. E ve l’ha fregato pure a voi. Ecco, no, io sto qui con quella crosta in mano che sa di muffetta, io prendo questo, grazie. Me lo incarta? Posso aggiungerci anche un po’ di panna sopra? No, perché ‘sto coso io lo sto leccando come un cono, giuro. Sono diventato un bambino goloso. E con la panna sopra secondo me sarebbe fantastico, ‘sto cono... Allora: chi ha scelto le sfumature di ‘sta ceppa alzi la mano. Ecco, bene: tu, tu e tu: fuori. Fuori dalle balle. Non toccate Post Office. Quelli che sono rimasti qui: con me. Eccovi una copia ciascuno. Ecco cosa farete: andate a casa, ma di corsa!, stappate una Birra o un Rosso o se siete coi soldi prendete un Whiskey e staccate il telefono, sedetevi sulla poltrona, sul letto o dove cazzo vi pare e scartate il gingillo, poi sorseggiate, e rilassatevi. Lasciatevi cullare dalle onde: sfogliate, sfogliate, leggete, tanto a questo punto le pagine si apriranno da sole. E sarete fottuti. Perché svolazzeranno per la stanza come libellule, tanto sono leggere, soavi. Vi carpiranno la vista, le ali trasparentemente colorate di vita. Osservate le libellule, sorseggiate, vedete che si poggiano su tutto?, seguitele con lo sguardo, seguitele finché potete, finché avranno voglia di volare, perché non le scorderete più. Credete - date retta - lasciatelo lì. Che se siete degli sfumati di 'sta ceppa e prendete quei tre, che di sfumature ne hanno solo cinquanta, è meglio così. Che qui dentro, qui dentro a ‘ste duecento paginette scarse, di sfumature altro che se ce n’è. Milioni, ce n’è. MILIONI! Milioni di sfumature di vita, altro che cazzate. Qui c’è la realtà ruvida tratteggiata sulla strada, di quelle che ci cammini sopra mentre un tipo ti fa il ritratto su un ponte, o di quelle in un vicolo allagato, ce né milioni di tutte le sue brave sbavature del cazzo. Sbavature di vita. Di vita. Date retta, che la vita puzza, puzza come questo libro mezzo ammuffito, ma sa anche di fiori, di smog, di cani che abbaiano, di folate d'aria e se ne volete solo cinquanta, di sfumature, no, non è per voi. Per quel che mi riguarda avrei finito su questa faccenda, ecco cosa. Ah, quasi dimenticavo. Sulla scrivania c'ho una lattina di Bud aperta con l'apriscatole, che mi fa da portapenne. Oh, di penne ne uso tante, e le cambio spesso, quelle che non funzionano. Solo una, una penna soltanto, lascio sempre lì, e è una Biro. La Biro – ovvio - perché ci scrissi tante di quelle cazzate che magari uno di questi giorni ve ne racconto una. Ma poi, quando finì, e non la buttai, finito di scolarmi una Bud, dopo averne fatto un portapenne, la infilai lì e tuttora lì la tengo. Tuttora. Lei. Ecco quanto. Ah, il foglietto. Lo aprii solo dopo aver finito il libro, non per altro, ma involontariamente lo usavo come segna pagine, e non mi venne in mente di aprirlo finché, terminata la lettura, mi ritrovai a rigirarmelo tar le mani annoiato. Così lo dispiegai per gioco e lo osservai. Quando l'ebbi aperto per bene, lessi che c’eran scritte due cose dentro. Due parole. E una cominciava con la Bì: Bì come Bisogno: era scritto a Biro. E accanto gli faceva compagnia l'altra, dopo un grande spazio come se fosse sconnessa dalla precedente, che cominciava con la A: Amore. «Bisogno Amore». Ecco cosa c’era scritto su quel merda di foglietto. Lo osservai per diverso tempo. Poi riflettei. Non so ancora chi cazzo fosse il prof che lo leggeva in sala riunioni. Se lo scopro gli offro una Bì: Bì come Birra. Mi chiedo ancora se fosse del preside. Naturale, ora l’ho nel portafogli, il foglietto. Qui con me.
  2. 1 punto
    Io sono sulla strada che spero entro sei mesi o un anno mi condurrà a finire il mio primo romanzo, iniziato a luglio. Voglio pubblicare nella maniera più assoluta, ma non indiscriminatamente o a qualunque costo. Proverò con una selezione ragionevole di CE, tra big e settoriali, dopodichè proverò con le piccole di qualità. Se in nessun caso avrò dei risultati, passerò all'autopubblicazione in piccolissima tiratura. Perchè è così importante? Perchè è un segno tangibile del lavoro svolto, il giusto riconoscimento personale (ed un primo, accessibile banco di prova delle reazioni dei lettori) per aver dedicato tantissime ore al proprio sogno. Non sto dicendo che il mio romanzo sarà un capolavoro nè che dovrà diventare il più grande successo editoriale dai tempi della Bibbia. Dico soltanto che per me rappresenterà un traguardo importante, e sarà un piacere disporre di un bello scatolone dei miei libri anche come pura testimonianza del fatto che un bel giorno ci ho provato davvero, e se non ci sono riuscito, pazienza. Per me l'importante è arrivare alla fine del lavoro con qualcosa che a mio avviso sia valido, e disporne di una certa tiratura mi permetterà di farne ciò che voglio ad un prezzo correlato alle mie possibilità d'investimento: potrò regalarlo, venderlo agli amici, dimenticarlo negli scatoloni; tutte azioni dall'importanza molto relativa per come la vedo io. Ma se il mio romanzo rimane su un pc priverò la mia storia della possibilità di essere letta, discussa, criticata, amata o odiata. Sono troppo realista per illudermi sulla qualità del mio lavoro o sulle possibilità di trarne un guadagno, perciò il mio traguardo è solo il termine del lavoro, la certezza di avercela messa tutta e la personale, materiale soddifazione nell'avere tra le mani un libro che contiene una mia storia. Puro egocentrismo, certo, ma in parte "nobilitato" dal sudore di un aspirante scrittore.
  3. 1 punto
    A questo punto val la pena di fare ricorso a Thomas Love Peacock. "Si sciolse anche il resto della compagnia, con la sola eccezione di Scythrop, il quale si sprofondò nella sua poltrona, incrociò il piede sinistro sul ginocchio destro, pose il cavo della mano sinistra sulla parte interna della caviglia della gamba sinistra, e il gomito destro sul bracciolo della poltrona, toccandosi la tempia destra col polpastrello del pollice destro;arcuò poi l'indice lungo la parte superiore della fronte, appoggiò la punta del dito medio sul ponte del naso e le estremità delle altre due dita sulla parte inferiore del palmo; fissò lo sguardo assorto sulle vene del dosro della mano sinistra, e sedette in questa posizione come l'inamovibile Teseo..." T.L. Peacock scrisse "L'abbazia degli incubi", da cui è tratto il pezzo qui sopra, nel 1818 come presa in giro del romanzo gotico, allora tanto in voga. E non solo del romanzo gotico, ma anche di un certo "show don't tell" altrettanto in voga all'epoca (ebbene si, lo shw don't tell non è un'invenzione cos' recente), tanto da concludere la frase qui sopra con: "Confidiamo che i patiti delle minutiae nella poesia e nei romanzi apprezzeranno questa accurata descrizione di un atteggiamento meditabondo." Quella descrizione dell'atteggiamento meditabondo è funzionale alla storia, eppure - lo stesso Peacock ce lo dice - esagerare è facile.
  4. 1 punto
    C'è una discussione simile in cui si parla di questo. In sostanza: non si può fare. Per citare una parte di un testo, sia faccia parte di un libro o delle parole di una canzone c'è bisogno dell'autorizzazione di TUTTI coloro che detengono i diritti (autori ed editori). I ringraziamenti che trovate alla fine del libro sono dati per aver concesso tali autorizzazioni. Quindi, purtroppo, nun se po' fà! Finché nessuno se ne accorge, no.
  5. 1 punto
    In realtà mi sono vestita come al carnevale dell'anno scorso: da infermiera assassina XD
  6. 1 punto
    *gli cade distrattamente un foglietto dalla tasca*
  7. 1 punto
  8. 1 punto
  9. 1 punto
  10. 1 punto
    Ho letto che il possibile candidato è Jamie Dornan. Non possono prendersi il cacciatore più sexy della storia dei telefilm, non è giusto!
  11. 1 punto
    Ciao benvenuto! Occhio... hai usato 2 volte il termine " riguardo" rischi l'amputazione dell'arto, da queste parti
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