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Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione il 03/01/2013 in tutte le aree

  1. 2 punti
    Ehm... io ho votato: assolutamente sì, mi emoziona solo l'idea. Ammetto anche di aver letto i libri di Lisa J. Smith e di S. Meyer e naturalmente di aver visto i relativi telefilm e i film. Stessa cosa per i licantropi, ai quali preferisco però i vampiri Non esiste film o libro relativo all'argomento che io non abbia visto o letto, e se così è stato... sarà perché in quel momento c'era una catastrofe E, giacché sono in vena di confessioni: ho avuto anche una cotta per Gary Oldman nel film di Dracula *va a nascondersi*
  2. 1 punto
    Sto topic è diventato un topic del flood, voglio farlo tornare torbido
  3. 1 punto
    Ammetto che devo smettere di abbuffarmi di biscotti al cioccolato
  4. 1 punto
    Leggo fantasy, leggo manga fantasy, gioco ai gdr da quando riuscivo a tenere un joypad in mano, e forse è proprio per questo che ogni cosa che scrivo mi sa di vecchio, di già sentito. E quindi cestino. E poi mi manca quell'aura di meraviglia che autori come Tolkien riescono a far respirare. Io ogni tanto ci piazzo qualche battutina, e smonto tutto. Ho anche pensato di scrivere una storia fantasy/comica, ma non mi stava elettrizzando il risultato e ho abbandonato pure quella. Sono una frana.
  5. 1 punto
    a mio modo di vedere la narrativa di viaggio per essere tale può essere romanzata ma non inventata, ed è imprescindibile dall'aver compiuto in prima persona quel viaggio in quei luoghi. La base del racconto non può che essere l'esperienza di viaggio in prima persona. Liberi poi di fantasticare su quanto ci possiamo immaginare delle persone incontrate e delle loro storie.
  6. 1 punto
    Concordo con Unius. Mi sto avvicinando ora a questo modo di pensare e penso che certe cose l'uomo non le comprenderà mai, o almeno con gli attuali strumenti scientifici.
  7. 1 punto
    leggere talvolta per me è come andare al negozio di caramelle, vedo come scrivono gli altri, provo a immaginare se fossi io a scrivere quella cosa. Se mi ci vedo, mi rimane qualcosa dello stile, che comunque cerco di impastare con il mio in base alle necessità. Se non mi ci vedo, lo leggo e basta. Lo stile è sempre proprio, poi si costruisce in un certo modo, ma l'impalcatura può essere ibrida, e non penso che ci sia qualcosa di male. Spero si capisca il mio punto di vista.
  8. 1 punto
    rabbia passata ,mi sciolgo ai complimenti
  9. 1 punto
    Beeeeeeenvenuto, accomodati in Bar e siediti al tavolo, una tazza di tè o del rhum è sempre a tua disposizione (sempre che tu beva) oppure per rilassarti con un buon caffè Wdiano vai nel sezione cafè. E' un modo semplice per farti accomodare e darti un caloroso benvenuto
  10. 1 punto
    Ci tieni a questa storia? E allora lavoraci su, sapendo che potresti lavorare per anni. Se sei disposta a lavorare sodo per anni, vedrai che alla fine del lavoro otterrai una grandissima soddisfazione. Credo che il modo più duro, ma anche il più soddisfacente, per crescere artisticamente sia lavorare con costanza a un progetto, senza arrendersi, ma scavando a fondo nell'opera e migliorandola. Ti parlo per esperienza personale. Fidati.
  11. 1 punto
    Benvenuto Mauro ti auguro una buona permanenza, eccoti il nostro regolamento per orientarti al meglio nel forum. Per ogni dubbio, lo staff è a disposizione.
  12. 1 punto
  13. 1 punto
    Benvenuto! Ci si legge nei topic
  14. 1 punto
    Io ti do il benvenuto, ma non ti tocco. :-)
  15. 1 punto
    Ah, dunque anche tu lecchi la farina! Ecco: usare scrittori forti negli aspetti in cui noi siamo deboli per imparare e migliorare. Questo intendo. Io che scrivo in modo nervoso, contratto, condensato, vado a cercare autori pacati e generosi nelle descrizioni. Tu usi brani che ti sembrano riusciti per migliorare l'uso della punteggiatura. Chi esagera in barocchismi si andrà a leggere Hemingway o Bukowski, certo non D'Annunzio. Non è copiare, imitare. Ma farsi aiutare.
  16. 1 punto
    influenza eccome. Ricordo che nel periodo in cui leggevo Baricco tendevo a scrivere con mille ripetizioni come lui e mi piaceva un sacco. Ora ne sto alla larga perché odio quel modo di scrivere
  17. 1 punto
    Scusa, Lem. Scusa Swetty. E grazie.
  18. 1 punto
    Ciao Sabry! Questo è un componimento molto personale, immagino, e si legge fortissimo tra le righe. Inizialmente il lettore si trova davanti una rima alternata con esclusione del verso che sta in mezzo dallo schema di rime ( quindi un A*AB*BC*C etc. ): cominci con una cantilena, sommessa per la sua forma particolare, i versi che non rimano assumono la funzione di incisi, possono essere esclusi, è vero, ma sono proprio loro che danno forza al brano: quel se "in cielo, in terra" raccoglie una necessità ben precisa stimolata dal voler vedere una persona cara, quel piangendo poi è fortissimo, si lascia sottointendere, quasi, non rima, sta lì, in disparte, è un singhiozzare sommesso e rassegnato ma, nonostante questo, inevitabile. Questo è l'inizio: o meglio, l'inizio della fine, le sensazioni scatenate al principio, quando c'è da scaricare il pianto, quando ci si chiede il perché, e il lettore si abitua a questo ritmo ( sia contenutistico che metrico ) banalmente prevedibile: la composizione mantiene un certo equilibrio. Eppure poi succede qualcosa: qualcosa si è rotto, c'è un'interruzione. Quest'interruzione è bellissima e si sposa con una metrica perfetta: in particolare questo passaggio "Ho sentito il tuo profumo di tabacco, ma non vedo il tuo sorriso se mi volto." lo trovo veramente splendido. Lasci prendere il ritmo al lettore e poi cambi bruscamente ( è una caratteristica che ho notato anche nell'altra tua poesia ), lo irretisci con una cantilena che egli finisce per aspettarsi come necessaria per il proseguo e poi lo spiazzi. Questa volta il connubbio è perfetto, "Ho sentito il tuo profumo di tabacco," è lo slancio verso il dopo, verso quel momento in cui ti rendi conto che la persona amata non c'è più; ed allora, anche se hai pianto, anche se già lo sapevi, allora ti viene a mancare più che mai, perché non è alla tua mente che manca, quella persona manca al tuo corpo, ti manca lui, lì, in quel momento, quando l'abitudine ti ha lasciato per anni vederlo lì, associarlo a quella sensazione. E' lì che il vetro si rompe, la rima si spezza, si frantuma l'alternanza, il primo verso è il braccio che alza il bastone, ma l'ascoltatore non l'ha ancora visto, questo bastone, ora si aspetta un verso breve, e invece ecco ancora tredici sillabe, che per di più non fanno rima: eccola la mazzata! Pare che il ritmo non possa riprendere più, tanto hanno spiazzato quelle parole, tanto ha spiazzato quella carenza che c'è quasi una rinuncia, nel cercare la rima, di nuovo. Ora non è più traumatico come prima, e tuttavia le parole memoriali trasudano cenere e puzzano di camino chiuso. C'è solo un modo per uscire da questo "tunnel" ed è esattamente il modo nel quale esci, con una rima baciata, la rima dell'amore, la rima del sentimento, con quel passaggio che pare ti piaccia molto ( 13 -11 o 11 -13 o 12 -11, lo fai spesso ) e quel ritorno ad una musicalità ritrovata, vestita delle parole migliori, " bimba che stringe le tue mani ", "credendo fortemente nel domani " è quasi un appello alla ragazzina piena di sogni che non pensava alla morte, dov'è finita, ripescatela, forse lui avrebbe voluto così! Ritrovata quella, si può concludere come si era iniziato, lo scorrere del tempo torna ad essere quello di prima, ma questa volta non ci sono pianti, c'è un andare avanti, si torna a prima per non andare indietro, si ritorna alla passione della vita, che spetta ai vivi, che spetta agli ibisco che sono ancora nel giardino, loro sono ancora vivi, tu sei viva, non resta che guardare avanti ed godersela, finché magari quel rosso non sbiadirà nei toni, invece che del mattino, magari di una tranquilla serata. Mi è piaciuta molto.
  19. 1 punto
    Mi succede eccome, e mi capita di scrivere un inizio e poi non riuscire ad andare avanti perché l'atmosfera non è quella che avevo in mente o perché mi sembra un'idea cretina o perché non so proprio come continuare... Potrei vivere solo scrivendo incipit
  20. 1 punto
  21. 1 punto
    Non ho risposto perché per me manca l'opzione: se a uno piace, che lo legga XD i licantropi non mi piacciono un granché (troppo pelo per i miei gusti xD) i vampiri mi piacciono ma mi hanno abbastanza stufato quindi li seguo un po' con il contagocce ed evito accuratamente ogni cosa che possa essere vagamente paranormal romance. Vampiri e licantropi insieme, secondo me è diventato un cliché. Perché dovrebbero sempre e per forza stare tutti e due nella stessa storia? Se c'è un motivo logico che dà senso alla trama ok, ma se sono messi perché così si usa fare, allora meglio evitare proprio e concentrarsi solo su uno o sull'altro. E io (nonostante sia una fan di Underworld e di Van Helsing ai tempi) non ho ancora ben capito sta fissazione di mischiare vampiri e licantropi. Ha qualche fondamento nelle tradizioni popolari o è solo un'invenzione di un autore furbo a cui poi tutti quanti sono andati dietro? (Un po' tipo gli elfi strafighi di Tolkien che ora tutti quelli che usano gli elfi li fanno uguali ai suoi). Poi ribadisco se a uno piacciono queste cose vorrà leggerle e scriverle e non si farà nessun problema al riguardo. Certo ora vanno di moda ma mi pare che il mercato sia un po' saturo e non so quanto sarebbe facile collocare un testo del genere, contando che le serie che hanno un po' di seguito bene o male sono quelle che vengono dall'estero.
  22. 1 punto
    Benvenuta Sophie. Confermo entrambe le cose: non è mai troppo presto e qui troverai tante informazioni utili
  23. 1 punto
  24. 1 punto
    Io mi sono accorta che ho quasi risolto il problema cambiando approccio: i personaggi non fanno qualcosa mentre parlano, bensì parlano mentre fanno qualcosa. E' raro che due persone parlino e rimangano lì a fissarsi, con concentrazione maniacale, limitandosi a qualche cambiamento di espressione ogni tanto. Di solito si parla mentre si sta facendo altro. Mentre si cerca una pratica, mentre si mettono le cose sul nastro alla cassa del market, mentre si cazzeggia con l'accendino, mentre si disegna il piano di battaglia sulla mappa, mille cose. E questo apre possibilità infinite. Se ti metti a parlare con una persona che cucina, quello nel mentre affetterà le cipolle, metterà l'acqua, si pulirà le mani sullo strofinaccio (nervosamente o riflessivamente, decide l'autore a seconda del contesto). Due amici parlano alla fermata del bus? La loro azione è di aspettare il bus, quindi si guarda l'orologio, si allunga il collo per sbirciare che sia arrivato, si sbuffa perché c'è ritardo, e via così. Insomma, le 'azioni da conversazione' le ho quasi completamente abolite, in favore delle azioni-azioni.
  25. 1 punto
    Ho il tuo stesso problema, swetty, con la differenza che le mie azioni sono ancora più limitate. In particolare, come mi ha fatto notare più di una volta un mio lettore, i miei personaggi continuano a "inarcare un sopracciglio".
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