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Contenuti popolari

Sono mostrati i contenuti con più punti reputazione dal 14/09/2019 in tutte le aree

  1. 16 punti
    Nella vita ci sono persone diverse che hanno esperienze diverse, probabilmente chi si è trovato male con questa CE avrà avuto differenti aspettative, non credo si tratti di codardia sono solo esperienze diverse (e credo che ogni lettore sappia scindere abbastanza bene). Ad ogni modo non mi ero fatto un'impressione negativa sulla casa editrice fino ad ora: queste strenue difese, invece, mi fanno storcere il naso, personalmente faccio anche fatica a non credere che Diego e Tiziano siano la stessa persona e di conseguenza mi vien da dar poco credito a questi commenti.
  2. 9 punti
    Voglio condividere con voi una cosa che mi è capitata. Oggi in pausa pranzo ho fatto una lunga passeggiata fino al Mondadori store di Corridonia. Avevo voglia di approfittare della gentilezza dei commessi e ho visto che c'era l'uomo gentile che con pazienza ha cercato tra i loro fornitori i libri di @nemesis74 e di @Miss Ribston quando li ho ordinati (tra l'altro quello della miss l'ho beccato anche autografato ). Quindi sono entrato, ho visto che non c'era nessuno ed è andata più o meno così, dopo i saluti. «Vorrei approfittare della sua gentilezza e vedere se un libro è ordinabile, ma non perché lo ordino, vorrei solo sapere se sia ordinabile. Comunque non voglio farle perdere tempo, non fa nulla». «Sì, non c'è problema». Dico il titolo, lui cerca sul pc e alla fine dice «sì, però vedo che è uscito da poco, mi dà un tempo stimato di alcune settimane, forse perché i distributori ancora non ce l'hanno. Comunque sì, è ordinabile». «La ringrazio molto, è stato tanto gentile», vedo che si incuriosisce. «Ero curioso di saperlo perché...», getto l'imbarazzo oltre l'ostacolo, «... è il mio (*); qualcuno che conosco mi ha chiesto se fosse possibile ordinarlo in libreria». «Ah, allora in bocca al lupo [aggiunge alcune informazioni sugli ordini che non riporto, N.d.A]. Conosco la casa editrice, casomai ne ordino una copia come libreria, così quando mi arriva lo metto sullo scaffale delle novità e magari qualcuno lo vede». Io, con una faccia così «davvero? Beh... non so cosa dire... grazie... posso offrirle un caffè?» Mi dice altre cose, ma sono ancora sorpreso da quanto mi ha detto e, alla fine, ci salutiamo. (*) Quando ho un po' di tempo e di lucidità mentale apro una discussione su "i nostri libri".
  3. 9 punti
    Intervento di moderazione "Voi" chi, scusi? In questo forum ci sono quasi ventottomila utenti, che non meritano di essere insultati. Se ha dei problemi con un utente esistono i messaggi privati, li usi eventualmente. Io non permetterò né a lei né ad altri di offendere impunemente chicchessia. Sia chiaro che non tollereremo altri interventi di questo genere.
  4. 8 punti
    Futura autrice Harmony, pur senza aver mai letto un romanzo rosa... E futura autrice di gialli (di quelli però ne leggo). Dopo più di un anno di tentativi e attese inutili, le prime risposte sono arrivate dalle direzioni più impensate. Sto cominciando a capire che la vita è così: bisogna bussare a tutte le porte, anche quelle meno probabili, perché non sai mai quale potrebbe aprirsi.
  5. 8 punti
    Un anno fa, ore 6,40 nuova iscritta Lauram, un anno dopo Lauram, stessa ora e stessa location, () pensa alla parola da inserire nel vocabolario fantastico. L'orario e il luogo per entrare nel wd non è cambiato, non posso dire la stessa cosa di me. Con un manoscritto di 191 pagine cercavo info sulle case editrici poi ho abbandonato la sezione per vivere di officina. Con 191 pagine di pessima prosa non posso andare da nessuna parte, mi sono detta. Riscriverlo da capo. Questo devo fare. Lo sto facendo grazie ai consigli, alle impressioni che voi, amici virtuali, mi avete dato e continuate a darmi. Verba volant e lo scritto no. Non vale forse per noi che scriviamo tutti i giorni? Non ci vestiamo forse di concretezza? Ecco, io vi vedo così, nel lenzuolo che sopra lo spettro rende visibile il fantasmino. Ricordo il primo saluto di @bwv582 in ingresso, ricordo il primo commento che ho fatto a @Kikki, ricordo il primo racconto postato e le note di @Kunosulle virgole. Poi halloween con lo @Stregone e @Edu con i pollici nella zuppa di Natale, poi @Roberto Ballardini . @Talia, @ poeta Zaza, @Alba360 @ befana profana, @ AndC, Mercy, Nightafter, @Francesco121 , grazie per tutte le parole che avete ancora per me. Sto scrivendo col cellulare, con tutti questi tag è impazzito. Se questa dedica fosse un racconto in officina, la parola Grazie verrebbe messa in grassetto per le ripetizioni. Ma qui stiamo in Agorà ... Grazie ancora
  6. 6 punti
    Di recente mi è capitato di leggere diversi articoli sul fatto che ci sono più di 3000 parole italiane che vengono usate sempre meno. Il linguaggio diventa sempre più povero, si tende a privilegiare sempre le stesse parole, anche perché spesso non si conoscono tutti i sinonimi, o le diverse sfumature di significato. A questo proposito si sono messe in moto diverse iniziative molto carine in tutta Italia. Per esempio ho letto di una ditta di abbigliamento che a Milano vende magliette con parole come "impavido" o "radioso", con sotto la definizione. La Zanichelli invece ha pensato prima di fare dei graffiti lavabili, poi di mettere in alcune piazze italiane un dizionario gigante interattivo, con tutte le "parole-panda" che rischiano di estinguersi. Queste parole, sul nuovo dizionario, verranno segnalate con un fiorellino a fianco. Lo scopo è riassunto bene in questo estratto: «L'impoverimento del linguaggio - spiegano i virtuosi «zingarelliani» - comporta spesso un impoverimento del pensiero, del ragionamento e della capacità di comunicare, quindi di essere in relazione con l'altro. Ampliare il proprio lessico non significa pavoneggiarsi o peggio assumere toni snobistici, ma significa arricchire gli strumenti a disposizione per sviluppare la propria personalità e migliorare la propria capacità di comprensione». Se ne parla in questo articolo, dove si spiega anche come "adottare" una parola su facebook : https://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/vocabolario-piazze-italiane/ Il discorso mi interessa molto, perché io sono una di quei dinosauri che adopera spesso e volentieri termini "desueti", non per darmi delle arie, ma perché a volte hanno l'esatto significato che voglio esprimere. In realtà termini come alterco, boria o solerte per me sono del tutto normali, ma pare invece che, specie i giovani, le usino sempre meno. Secondo me le parole sono importanti, ognuna è nata per un motivo ben preciso, spesso legato alle nostre radici storiche e sociali, quindi dimenticarle o perderle sarebbe davvero come perdere parte della nostra cultura. Voi cosa ne pensate? Usate parole poco comuni, o adattate la vostra scrittura la vostra scrittura alla comprensione del pubblico? È una buona cosa continuare a usare questi termini, di modo che anche chi non li conosce li impari? O è una causa persa in partenza?
  7. 6 punti
    Ciao lettori. Faccio outing con una discussione che medito da tempo, perché il bello di confrontarsi con gli altri è anche modificare le proprie opinioni. Leggo molto da quando sono capace di farlo, eppure mi rendo conto di avere dei grandi pregiudizi... di genere. Ci sono generi letterari che proprio mi annoio a leggere (o peggio: che mi irritano), ma credo questo sia dovuto al fatto che sono incappata nei libri sbagliati, libri che non hanno fatto altro che confermare i miei preconcetti, rendendoli più solidi e triti di prima. Non apprezzare alcuni generi letterari non è un problema, ovviamente, ma prima di gettare la spugna vorrei che mi consigliaste qualche titolo che vi è particolarmente piaciuto... magari cambio idea. 1) Rosa (romance). Va be', io sono romantica quanto un paio di calzini di spugna, ma aiutatemi a eliminare questo pregiudizio, per favore. Cosa me ne faccio di una storia che so già avrà un lieto fine e che gira tutta intorno alla ricerca dell'amore, come fosse l'unica cosa importante nella vita? Come se lottare con qualcuno che ci vuol bene, o arrendersi a un sentimento incontrollabile fosse qualcosa di positivo. Se la mia vita non va bene, non sarà un uomo a metterla in ordine; se fin da subito una relazione si rivela complicata o contrastata, io lascio perdere... ho già rogne a sufficienza. Dai romanzi di questo genere, poi, mi sento un po' presa in giro: mi sembra finiscono proprio dove comincia la storia vera, che è la vita come appare dopo l'happy ending. Sono leggermente più tollerante con i romanzi sentimentali, ma in generale le storie che girano attorno all'amore mi fanno sbadigliare: le storie sentimentali che mi appassionano sono quelle utili a mandare avanti una trama o l'arco di evoluzione di un personaggio - quindi collaterali. 2) Storici. Mettono a dura prova la mia sospensione dell'incredulità. Non tanto per le ricostruzioni di ambientazione e trama, quanto per la psicologia e il comportamento dei personaggi: trovo che vestire un uomo (una donna, un ragazzo...) del 2019 con vestiti medioevali, farlo viaggiare a cavallo e fargli mangiare zuppe di cereali non basti a farne un uomo medioevale. Una diversa cultura, una diversa moralità, una diversa concezione di sé stessi, della vita, del bene e del male... Per costruire dei buoni personaggi in un'ambientazione storica bisognerebbe conoscere (oltre alla storia) la filosofia, l'arte, la società, la giurisprudenza del tempo. Altrimenti il romanzo non è storico, è ucronico... E allora leggo fantasy classico, che mi piace di più. 3) Young Adult e New Adult. Mi sembrano una versione semplificata ed edulcorata della narrativa "vera". Come il caffè decaffeinato. Mi è stato fatto osservare che sono stata adolescente anche io e che qualcosa dovrò pur aver letto. Purtroppo vengo da una famiglia narrativa-free (ammessi erano solo favole, saggi, enciclopedie e dizionari) e sono passata direttamente dalla narrativa per l'infanzia alle letture consigliate dalla mia professoressa di lettere del liceo: a quattordici anni leggevo Shakespeare, Svevo, Pirandello e Tolstoj (che adolescenza triste, direte. Non sapete il resto). Ho saltato a piè pari la fase Harry Potter e la fase Twilight e letto narrativa YA e NA quando ero già adulta. Pur senza fare di tutta un'erba un fascio (ci sono titoli che mi sono piaciuti più di altri), ammetto di non aver trovato un romanzo che mi incantata. Mi fermo qui. Se volete parlate dei generi che non vi piacciono, magari questa discussione sarà utile a qualcun altro, oppure insultatemi, riempitemi di freccine rosse e dimostratemi che sbaglio. Consigliatemi qualche titolo. Se ho imparato ad ascoltare ed apprezzare il metal (solo perché qualcuno ha avuto la pazienza di consigliarmi) posso apprezzare anche i generi di cui sopra (oppure criticarli con cognizione di causa).
  8. 6 punti
    Mi pare giusto. Forse sarebbe il caso di fare una distinzione tra Agenzie latterarie e Agenzie di servizi editoriali. È solo una proposta eh
  9. 6 punti
    Stando al contratto avrei dovuto ricevere tre rendiconto vendite e due pagamenti diritti d'autore. A oggi non ho visto assolutamente nulla, come del resto nessuna promozione nè presenza fisica del libro nelle librerie che loro definiscono "partner". Pensateci qualche minuto prima di cedere a questi stampatori tutto il tempo, la passione, la fatica che vi sono costati scrivere un romanzo.
  10. 5 punti
    https://www.giornalepop.it/libri-nuovi-al-macero/ I MILIONI DI LIBRI NUOVI MANDATI AL MACERO OGNI ANNO Andrea Antonini 22 Settembre 2019 Ogni anno centinaia di migliaia di libri nuovi e recenti sono distrutti dagli stessi editori che li hanno pubblicati. Grazie alla cosiddetta stampa digitale, che permette di produrre libri in piccolissime tirature e qualità vicina a quella tipografica, e agli e-book, che libri peraltro non sono, la situazione rispetto a un decennio fa è migliorata, ma non risolta, almeno per gli editori che continuano ad affidarsi ai tradizionali circuiti di distribuzione. Quando un editore decide di pubblicare dei libri informa della cosa la propria società di distribuzione e promozione (possono essere distinte, ma spesso coincidono). Gli agenti della società si fanno allora mandare le schede di presentazione delle novità che poi propongono alle librerie nel corso dei loro periodici pellegrinaggi. I librai valutano le proposte degli agenti e decidono quali titoli comprare. Comprare non è il termine giusto, come vedremo poi, diciamo che decidono quali libri ordinare. Dopo qualche tempo l‘editore riceve l‘elenco delle prenotazioni, e scopre che di un tale titolo le librerie nel loro insieme ne hanno richiesto quattrocento copie, di un altro tremila, e così via. A quel punto valuta quante copie far stampare di ogni novità, e decide anche se pubblicare libri che hanno avuto così poche prenotazioni da essere in perdita futura forte e sicura. Letteratura poliziesca e di fantascienza, dalla sterminata biblioteca dell’autore Il libro esce, alle librerie ne sono inviate le copie richieste e la società distributrice accredita quanto dovuto agli editori. Cioè, non accredita un tubo, dice agli editori che per il momento sono in credito di tot euro. Se l‘editore è piccolo e con poco potere di contrattazione quei soldi li vedrà dopo quattro, cinque, sei mesi. Cioè, non li vedrà, almeno non tutti. Perché il libraio che ha prenotato un certo titolo, quando si accorge che dopo un mese, o due o tre, non l‘ha ancora venduto, decide che non se ne fa niente e lo restituisce al distributore. Il quale lo rimette in magazzino e ovviamente storna il guadagno che aveva comunicato in precedenza all‘editore. Restituendo il libro, il libraio ottiene un credito da parte del distributore, e con quel credito può farsi mandare qualche altro titolo di più rapida vendita. Questo meccanismo tra l’altro giustifica il fatto che molti editori pubblichino novità perlopiù inutili a getto continuo. In questo modo compensano i resi con sempre nuovi titoli e tengono artificialmente alto il credito di cui godono con la distribuzione. Chi ne fa le spese sono perlopiù i collaboratori, pagati sempre meno o con ritardi di mesi e anni o non pagati del tutto. Quando i resi cominciano a diventare troppi e straripano dai magazzini del distributore, questi scrive una gentile lettera all’editore chiedendogli di riprendersi un po‘ di volumi, lo chiamano alleggerimento magazzino. L‘editore a proprie spese ritira dunque i libri invenduti, solo che anche l’editore non sa bene dove metterla tutta quella roba. E poi in buona parte si tratta di volumi ormai sciupati, smanacciati dai clienti delle librerie, rovinati dall’andirivieni, usati anche se non letti, e insomma non più vendibili. Va da sé che l’ “Omino Bufo” di Alfredo Castelli non finirà mai al macero Tra parentesi, il giorno in cui un cliente vorrà uno dei libri tornati al mittente, la libreria lo richiederà al distributore, il quale lo richiederà all’editore, il quale lo dovrà spedire a proprie spese al magazzino regionale del distributore che poi lo inoltrerà alla libreria. Quel libro sarà spedito con la formula postale economica del piego di libri e ci metterà una decina di giorni ad arrivare al distributore, che poi lo porterà al libraio al primo giro di consegne, ed ecco spiegato perché ci vogliono settimane per avere un titolo ordinato al libraio sotto casa. Se poi il cliente non lo va a ritirare, torna indietro e avanti così. Quando un libro che avete ordinato in libreria non arriva perché “esaurito presso il distributore”, vuol dire che in effetti il distributore non ce l’ha, e che per magari un decina di euro l’editore non si mette lì a prendere un volume, imballarlo, mandare in posta il fattorino e spendere due euro di francobolli. Tra il fatto che soprattutto nelle grandi città lo spazio-magazzino costa un sacco di soldi e che i volumi sono conciati, a un certo punto anche l’editore decide di liberarsi dei libri invenduti. Ne ha il diritto anche nei confronti degli autori, perché una clausola dei contratti di edizione dice che quando un titolo si rivela di difficile smercio l’editore ha il diritto di distruggerlo. Cosa che fa mandando al macero bancali di libri praticamente nuovi, recuperando qualche decina di euro con la vendita della carta. Esiste anche la possibilità di vendere quei libri ai rispettivi autori, sempre a prezzo di macero, i quali però immancabilmente non li vogliono. Alcuni editori cercano di non cedere a questo sistema folle di produzione e autodistruzione e tengono attivo tutto il proprio catalogo, ma sono pochi e mi dicono che anche loro non ce la fanno più a tenere centinaia di migliaia di libri nei magazzini. Psicoanalisi, freudiana per di più? Mannò, oggi con due pilloline va tutto a posto Morale della favola, quando un libro appena uscito vi interessa compratelo subito, perché dopo due anni potrebbe non esisterne più neanche una copia sul mercato. Una seconda morale è che per via di questo sistema librario inefficiente, le librerie finiscono per essere la morte dei libri. (Testo e immagini copyright © 2019 Andrea Antonini, Berlino).
  11. 5 punti
    Mi è arrivato un messaggio, e assieme al messaggio la foto del mio libro appena stampato. Confesso, ho pianto come una scema. Mi è successo solo in un'altra occasione, ed è stato quando hanno pubblicato un mio racconto su "Vivimilano", per un concorso del Corriere della Sera. Il giorno dell'uscita ho comprato il giornale, ma non l'ho aperto subito. Mi sono messa in un angolo del parco dietro casa, nascosta da un cespuglio. Ho aperto l'inserto. Tra i racconti selezionati c'era anche il mio. Era la prima volta che vedevo il mio nome stampato. Il pianto è stato irrefrenabile. Ci sono state nel mio percorso di scrittrice altre pubblicazioni, molti racconti, due romanzi importanti, c'è stata gioia, sì, tanta emozione, anche, ma non le lacrime. Non pensavo di averne ancora necessità. Invece erano lì, in attesa. E ancora adesso, mentre scrivo, fatico a trattenerle. È un pianto liberatorio per la nascita di un lavoro in cui ho fortemente creduto, che ho ostinatamente amato nonostante tanti se e tanti ma. Un lavoro a cui tengo più degli altri. C'è sempre un figlio prediletto, anche se il genitore non lo confesserà mai. Questo è il mio figlio prediletto. Il suo arrivo è il ritorno da tanto tempo atteso. Il mio cuore è in festa. Volevo condividere con voi questa mia gioia. Il 15 ottobre, se vorrete, mi troverete in libreria. Ringrazio di cuore Stefano Izzo e Daniele Pinna per aver reso possibile tutto questo.
  12. 5 punti
    Sull'onda della commozione ci tengo a condividere anch'io una bella notizia: il mio stupido cane è sopravvissuto dopo essere caduto dalla finestra del 1° piano. Sembra addirittura più sveglio di prima
  13. 5 punti
    La questione delle parole desuete è di lunga data. Questa è una celebre beffa letteraria di Tommaso Landolfi, che trasse in inganno fior di critici. Molte delle parole adoperate furono scambiate per invenzioni o neologismi, invece si trovavano tutte sullo Zingarelli dell'epoca (anni '60). La passeggiata (da Racconti impossibili) La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava la bozzima … Sono un murcido, veh, son perfino un po’ gordo, ma una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un malagma o di un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi fino alla fodina. In verità siamo ormai disavvezzi agli spettacoli naturali, ed è perciò da ultimo che siam tutti così magoghi e ci va via il mitidio. Val proprio la pena d’esser uomini di mobole, se poi, non che andarsi a guardare i suoi magolati, non si va neppure a spasso!… Basta. Uscii dunque, e m’imbattei in uno dei miei contadini, che volle accompagnarmi per un tratto. Ma un vero pigo! In oggi di quegli arfasatti e di quelle ciammengole o manimorce, ve lo so dir io, non se ne trova più a giro; né servon drusce per farli parlare, ma purtroppo hanno perso anche la loro bella e pura lingua di una volta. Recava due lagene. — Dove le porti? — Agli aratori laggiù: vede, dov’è quell’essedo. C’è il crovello per loro. — E il mivolo, o il gobbello? — Bah, noialtri si fa senza. E meno male che non avete al tutto dimenticato la vostra semplicità, pensai. Ma volevo scatricchiarmi; finalmente lui andò pei fatti suoi e potetti rimaner solo, e presi per una solicandola. Che dirvi? quando mi trovai tra quei miei piccoli amici senza parola, lo gnafalio, il telefio, il mezereo, e tutta quella gualda, mi si aprì il cuore. Procedetti, e principiarono i camepizi, le bugole, gli ilatri, i matalli, gli zizzifi anche, benché, a vero dire, guasti alquanto dall’exoasco o dall’oidio; e zighene e arginnidi (pafie o latonie) e le piccole depressarie passavano di luogo in luogo; e, accanto o sopra me, trochili e peppole, parizzole e castorchie, e l’aria era tutta uno zezzio, un zinzilulio… E c’era poi il popolo minore: le smicre, i lissi, l’empidi medesime, e chi potrebbe noverarlo tutto!… Alla fodina ormai l’acqua da tant’anni stagnava: rabeschi di gigartina, fumoso trasparire di carta, e zannichellia e scirpo; giungendo io, tre farciglioni fuggirono, e balenò un cimandorlo. Ma era destino che neppur qui fossi lasciato tranquillo. Sentii frusciar la frasca alle mie spalle; mi volsi: il gignore del ferrazzuolo che sbiluciava. — O tu?… Beh, che si fa di bello al distendino? — Uhm, poco di bello: il padrone s’è dato piuttosto alla moatra. Anche questo! Io non sono un lerniuccio, ma via… — Già, — riprese, — da noi ora è troppo se si fa fernette; mancano perfin le ingordine. — Bravo davvero il tuo padrone! — Mah, si sa bene, quando la s’infaona… — E qui ora che ci fai? — Per via dei leucischi. Ci si buttaron noi anni addietro. — Ah, ecco; e come… — Coi prostomi e colle molleche, — rispose pronto. Non era un caramogio, come non era uno sbiobbo, s’ha a dire. Ma io lo lasciai lì e mi spinsi innanzi per la lonchite. Sapevo che da un certo punto si scopriva una bella vista. Ed eccolo laggiù, il gran padre; e perfino si scorgevano brillare i froncoli quando prendevano il sole. E v’era una checchia venuta di lontano, con tanto di bonette all’ipartia… Quanti pensieri, quante fantasie m’invasero allora! Usava più il chenisco? Oh tempi d’una volta: “Inguala!”, e via per iciche, per mocaiardi, per cheripi, per lanfe. E qualcuno moriva in terra straniera, ma la chernite ne riportava intatte le spoglie al paese natale: o aveva anch’essa ormai perso la sua virtù?… Ah, s’era fatto tardi: sull’afaca e sulla ghingola compariva la trochilia, sull’atropa l’atropo, sull’agrostide l’agrostide; dove pur mò sfolgorio di sole, non era ormai che un ghimè; si diffondeva odor di nectria; s’udiva un ghiattire lontano. E così passo passo me ne tornai. — Or mentre io fendo i sisimbri e finché sia giunto a casa, dimmi o amico lettore: son io poco un ghiargione? Tu non rispondi, e con ciò assenti; e non hai torto. Pure, non ne darei un ghieu di chi non sapesse empirsi gli occhi e l’anima come io feci quel giorno, o, sapendo, volesse tenersi ogni cosa per sé solo. Ma ecco giunsi: la mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava, se non quella stessa, una bozzima.
  14. 5 punti
    Dopo la sviolinata di @KMR potevo solo andare in vacanza Ma sono tornato già da un po' e ho qualche spazio per ottobre. Accetterò lavori di editing fino a dicembre 2019, perché da gennaio 2020 ci saranno grandi novità per quel che riguarda la mia attività professionale. Ve ne parlerò a tempo debito; intanto auguro a tutti una buona scrittura
  15. 5 punti
    Ciao a tutti, per chi volesse cimentarsi con esercizi di scrittura che mescolano creatività e realtà, vi aspetto al mio laboratorio di scrittura creativa autobiografica il giorno 4 ottobre a Firenze presso la Biblioteca di Villa Bandini. Si tratta di un evento al'interno del calendario OFF del festival "L'eredità delle donne" diretto da Serena Dandini che si terrà nella mia città il 4/5/6 ottobre. Attraverso una serie di esercizi sul rapporto “donna e lavoro”, scriveremo e racconteremo pezzi della nostra letteratura personale per poi confrontarla con quella di alcuni romanzi scelti sul tema che saranno il filo conduttore dell’intero laboratorio. L'evento è gratuito ma su prenotazione al mio indirizzo mail carmengarofalo.writing@gmail.com. Per altre informazioni potete visitare la pagina https://ereditadelledonne.eu/evento-off/laboratorio-di-scrittura-creativa-autobiografica/ o il link all'evento su writer's dream
  16. 5 punti
    @mercy Che bel topic! Hai avuto un'ottima idea. Vorrei fare una piccola precisazione, però (non a te, in generale): Young Adult e New Adult, più che generi letterari, sono categorie di pubblico. La differenza è che i generi servono a identificare il contenuto di un'opera, mentre le categorie di pubblico indicano a chi è indirizzata principalmente ma non esclusivamente (il "target"). Da qui nascono le quattro categorie: MG (Middle Grade), YA, NA e A (Adult). Da pochi anni in Italia usiamo la seconda e la terza, ma in realtà queste categorie esistono da ben prima che ottenessero un nome specifico. Perché questa pignoleria? Perché queste categorie possono includere qualunque genere al loro interno. Quindi se tutti gli YA (o NA) che avete letto vi sembrano uguali (come nel caso di @bwv582) forse non ne avete letti abbastanza; viceversa, se il problema è nel modo in cui si presentano (come nel caso di @mercy, che li trova edulcorati rispetto alla narrativa Adult), allora probabilmente rientrate in un target diverso. In entrambi i casi, comunque, è possibile che abbiate letto i romanzi sbagliati. Come YA ti suggerisco Il Gioco di Ender, uno dei miei romanzi di fantascienza preferiti. In realtà non so se è definibile propriamente come YA (il film che ne hanno tratto lo è, anche se purtroppo è molto più superficiale rispetto al romanzo e non te lo consiglio). Il protagonista è un bimbetto di sei anni, ma non farti ingannare: tratta tematiche molto forti, dall'influenza di internet e dei social media nella popolazione (pur essendo stato pubblicato nel 1985) al genocidio e alla xenofobia, dalla manipolazione mentale ai concetti di moralità e giustizia. Il modo in cui tratta queste tematiche non è superficiale ma nemmeno troppo profondo ed è per questo che lo ritengo un YA. Ti suggerirei di leggere anche i suoi tre seguiti, ma il target di riferimento in quel caso è Adult. Te li consiglio lo stesso; le tematiche affrontate sono ancora più forti e trovi anche una delle rappresentazioni secondo me più "eleganti" del disturbo ossessivo-compulsivo. Detto questo, passiamo ai miei gusti. Il mio lavoro mi ha portato ad approfondire un po' tutti i generi letterari, quindi ho imparato ad apprezzarne anche alcuni che da adolescente non avrei nemmeno sfiorato. Non amo in modo particolare il Rosa, viceversa apprezzo molto le storie d'amore inserite collateralmente in altri generi come crescita dei personaggi; spesso lo Storico mi annoia e condivido quanto espresso da @mercy, ma anche in questo caso esistono delle eccezioni, come Follett. L'Erotico lo leggo solo se per lavoro, altrimenti evito.
  17. 5 punti
    Prova a spiegare all'editore le tue perplessità. Magari non le accetterà tutte (forse ritiene corretta la nuova versione oppure la trova più adatta alla sua linea editoriale), ma potreste riuscire a trovare un compromesso accettabile per entrambi. È comunque importante che tu sia felice del risultato finale. Sono un editor e mi occupo anche di romanzi brevi, quindi credimi quando ti dico che ciò che hai scritto non è affatto vero. Qualunque testo creativo può avere (e quasi sempre ha) bisogno di editing. Ciò vale a prescindere dalla lunghezza del testo o dalle competenze, conoscenze, fama, esperienza, età, sesso, e qualunque altra discriminante. Puoi essere anche lo scrittore o l'editor migliore del mondo, ma il tuo testo avrà comunque bisogno di essere editato.
  18. 5 punti
    Ettoplasma: unità di misura della materia nebbiosa che fuoriesce dal medium durante la fase di materializzazione necessaria per la ricomposizione visiva fantomatica di spiriti , se lo spirito in vita era più pesante si parla di chiloplasma. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  19. 5 punti
    Ognuno ha la sua esperienza e nessuno dovrebbe permettersi di dire che la propria rappresenta la verità e quella degli altri una menzogna fuorviante, senza conoscere i fatti
  20. 5 punti
    Buonasera a tutti! Scusate per il silenzio, è stato un periodo intenso. Avevo pensato anche di sottoporvi, mie care allieve, a delle verifiche ma è ancora presto. Magari la prossima settimana. Oggi parliamo di... colori, unità di misura, e anatomia umana. Colori - Boje (boja, f. sostantivo) Bianco - belo Nero - crno Rosso - crveno Blu - plavo Azzurro - svetlo plavo (letteralmente blu chiaro) Grigio - sivo Giallo - žuto Verde - zeleno Rosa - roze (ružičasto) Arancione - narandžasto Marrone - braon Viola - ljubičasto Lilla - lila Turchese - tirkizno Questi sopra sono i sostantivi, ma ovviamente i colori sono anche aggettivi e si concordano e declinano. Delle desinenze parlerò più avanti, per ora mi soffermo sugli esempi pratici. Esempi: La casa è gialla. - Kuća je žuta. / Gledam (vedo) žutu kuću. Il cielo è blu. - Nebo (sostantivo neutro, parlerò anche di questo) je plavo. / Sedimo (Siamo seduti) ispod (sotto) plavog neba (il cielo azzurro) * plavo vuol anche dire biondo, in riferimento ai capelli Maja indossa un vestito viola. - Maja nosi ljubičastu haljinu. Unità di misura - Jedinice mere peso (m) - težina (f) altezza (f) - visina (f) lunghezza (f) - dužina (f) larghezza (f) - širina (f) profondità (f) - dubina (f) volume (m) - zapremnina (f) area (f) - površina (f) grammo (m) - gram (f) milligrammo (m) - miligram (m) chilogrammo (m) - kilogram (m) tonnellata (f) - tona (f) libbra (f) - funta (f) oncia (f) - unca (f) pollice (m) - palac (f) piede (m) - stopa metro (m) - metar (m) centimetro (m) - centimetar (m) millimetro (m) - milimetar (m) miglio (m) - milja (f) iarda (f) - jarda (f) metro quadro - kvadratni metar ettaro (m) - hektar litro (m) - litar grado (m) - stepen volt - volt ampere - amper cavallo vapore - konjska snaga (f) Anatomia umana - parte prima (non vorrei bombardarvi con troppi vocaboli nuovi, ditemi se esagero) uomo (essere umano) - čovek uomo - muškarac donna - žena bambino - dete (n. sostantivo neutro) bambina - devojčica adolescente - tinejdžer (m), tinejdžerka (f) ragazzo - momak ragazza - devojka vecchio (sostantivo) - starac vecchia (sostantivo) - starica organismo - organizam cuore - srce sangue - krv arteria - arterija vena - vena cervello - mozak nervo - živac (pl. nervi - živci) vertebra (f) - kičmeni pršljen (m) colonna vertebrale - kičma stomaco - stomak, želudac intestini - creva (f. pl) intestino - crevo (neutro) fegato - jetra (f) rene - bubreg osso - kost scheletro - kostur costola - rebro (neutro) cranio - lobanja (f) muscolo - mišić bicipite - biceps tricipite - triceps tendine - tetiva (f) articolazione - zglob (m) polmoni - pluća (neutro plurale) genitali - polni organi pelle - koža Alla prossima lezione!
  21. 5 punti
    Io non sono straniera, e come Edelweiss, a mezzanotte ho atteso l'apertura del form e senza neppure essere Speedy Gonzalez, sono riuscita a inviare alla Meucci e fra un po' firmeremo un contratto di rappresentanza. Certo, ho dovuto provare per un po' di mesi, ma come si dice, chi la dura la vince. E so per certo, che diversi suoi autori hanno seguito la scia dell'invio di mezzanotte, per essere letti da lei. Sta tutto nella qualità di ciò che si scrive, nell'attenzione al proprio lavoro. Tutto lì, semplice e difficile allo stesso tempo.
  22. 5 punti
    Innanzitutto non ti sei presentato in Ingresso (qui il link per facilità) come da Regolamento; inoltre, sempre da Regolamento, è vietato l'uso delle parole tutte in maiuscolo. Tu le hai usate ripetutamente in più post, se avverrà ancora dovrò assegnarti un richiamo! La persona che hai citato, ovvero @Mino , è qui da molto tempo, per cui riteniamo attendibile la sua testimonianza, anche in base ad altri interventi. MI fa piacere per te. Purtroppo, però, ho avuto modo di valutare di persona, su richiesta di alcuni autori pubblicati da questa casa editrice, che i loro libri non erano presenti in due fiere italiane abbastanza grandi, in cui era stata garantita la presenza dei loro libri. Posso essere concorde sulla fattura (alcune copertine sono anche accattivanti) però di uno di questi autori ho conoscenza diretta e per aver presentato due suoi libri posso dire che non sono stati sottoposti a editing. Quanto detto finora vale anche per @Tiziano P. , anche lui non presentatosi in Ingresso.
  23. 5 punti
    Per riuscirci, ci si riesce pure, nei limiti del numero bassissimo accettato ogni mese. A suo tempo io ci ero riuscito, sia pure senza esito (comprensibilmente, visto il testo che proponevo), se non ricordo male in un minuto netto o poco più. Ovviamente mi ero preparato tutto il materiale con largo anticipo e perfettamente organizzato per allegarlo in pochi istanti. Il problema vero, che noi esordienti fatichiamo a capire, è che tutti gli agenti di peso hanno già l'agenda piena con gli autori che rappresentano. Accettarne anche solo uno o due nuovi ogni anno, per loro rappresenta un'autentica scommessa, in termini di tempo e lavoro. L'unica soluzione sarebbe quella di aumentare il personale dell'agenzia, associando agenti junior da far crescere nel mestiere o assumendo personale. Cioè quello che fanno le mega-agenzie anglofone più note. Solo che il mercato italiano è talmente povero, da tutti i punti di vista, che si tratta di un investimento che davvero in pochi si sentono di fare. Mi pare comprensibile.
  24. 4 punti
    Esatto, chiunque voglia rispondere a @Edmund Duke può farlo in privato, anche perché questa non è neppure la sezione adatta per esternare una propria osservazione a riguardo, esistono sezioni apposite. In ogni caso, punti "verdi" e "rossi" hanno la medesima valenza: così come si accetta un punto verde senza domandarsi il perché e senza chiedere di argomentare, la stessa cosa dovrebbe valere per quelli rossi. Purtroppo argomentare sempre comporterebbe, il più delle volte, l'OT; è per questo motivo che chiediamo sempre e ripetiamo ancora (a tutti) di fare un uso moderato e consapevole dei punti rossi e di chiarire in privato con i diretti interessati lì dove possibile (tanto più che lo Staff può verificare e anche sanzionare l'uso spropositato e immotivato dei punti rossi). E adesso di nuovo e definitivamente fine OT!
  25. 4 punti
    Zero zero setter: cane di James Bond. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
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