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  1. Ultima ora
  2. queffe

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Ah, ecco: credo si veda nella foto del tuo avatar. (Ok: sono riuscito a fare la battuta peggiore da quando sto nel WD ) Ma per non lasciare che questo sia solo un OT: Mokassino: caffé cattivo, molto cattivo. Fatto malissimo: proprio coi piedi, come si dice. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  3. Poeta Zaza

    Ciao

    @cesario Interessante presentazione. Ti aspettiamo in Officina e non solo. Buona permanenza sul WD! Zaza
  4. queffe

    Buona sera a tutti, sto scoprendo la bellezza scrittura

    Ciao @Nikky , benvenuta e buona permanenza!
  5. Poeta Zaza

    Salve a tutti!

    @franciesmorrone_scrittore Bella presentazione, grazie.
  6. queffe

    Ehilà

    Ciao @Kuroi_Ko, benvenuta!
  7. queffe

    Ciao

    Benvenuto e buona permanenza!
  8. queffe

    Salve a tutti!

    Benvenuto e grazie della presentazione. Buona permanenza!
  9. bwv582

    Le ragazze - Capitolo 2 - 2/3

    Riguardandolo a mente fredda può essere un fraintendimento. Ho inteso il "qui" come la sede dell'associazione (la casa protetta) mentre il "qui" è "Bologna" in generale. Il punto è che parli della sede dell'associazione prima e dopo questo passaggio, quindi invece del "qui" generico specificherei "Bologna" visto che momentaneamente "esci" dalla sede con la narrazione (anche se magari sono io l'unico lettore poco sveglio ). Alla prossima lettura, @Kikki.
  10. NiP

    If you don’t ask, you don’t get

    Complimenti, @miwalolita . Ma il "primo" romanzo con cui sei entrata in contattato con l'agenzia che fine ha fatto?
  11. Oggi
  12. Kikki

    Le ragazze - Capitolo 2 - 3/3

    Sono entrata nelle loro vite e nei loro pensieri per qualche istante, a volte un poco di più, poi il vetro del finestrino si è rialzato, il loro sguardo è tornato a rivolgersi alla strada e alle macchine di possibili clienti, la nostra auto è ripartita e loro sono rimaste di nuovo sole, esposte sul marciapiede. Sono solo delle donne. Qualche volta nemmeno quello, sono ancora delle ragazze, quasi delle bambine. Era questo che mi incuriosiva tanto? Mentre guido verso casa penso a queste cose, rallento quando passo di fronte alle ragazze sui marciapiedi, di fianco ai lampioni, cerco di cogliere il loro sguardo senza essere vista, non sono più riconoscibile ora, sono solo una persona a caso su uno dei tanti motorini che passano per la strada. Potrei essere una minaccia. Rabbrividisco al pensiero del sangue che colava dalla fronte della ragazza che ho aiutato ieri sera. Come starà? In strada questa sera non l’abbiamo trovata, ma Roberto crede di aver capito di chi si tratta, siamo passati al suo posto di lavoro e non c’era. Spero che l’abbiano lasciata riposare e che non fosse assente perché troppo grave. Di sicuro i segni che le ha lasciato la bottiglia sulla pelle spariranno prima della paura che deve aver sentito. È strano vedere le ragazze così, sedute alla fermata dell’autobus, illuminate dall'alone freddo delle alogene: hanno lo sguardo duro, inespressivo, minaccioso, aggressivo, sono pronte a scattare alla prima avvisaglia di pericolo. E fanno bene a stare in guardia. Continuo a pensare che siano donne coraggiose, ci avevo visto giusto da bambina. Mentre entro nell'ultima rotonda che mi porterà a casa, vedo nell'ombra, dietro una siepe, due ragazze di colore che si stringono nelle giacche imbottite e mi viene un sorriso ironico mentre penso che le chiamano donnine allegre…, ma a chi sarà venuta in mente una definizione così scema e così completamente inappropriata? Mi sembra davvero un controsenso: al freddo, mezze nude, su un marciapiede, di notte, vengono picchiate, derubate, minacciate, stuprate, accoltellate, sono il bersaglio di tutti coloro che non hanno di meglio da fare che andare in giro di notte a lanciare insulti e bottiglie dai finestrini. Quando passi di fronte a loro non ne vedi nemmeno una che sorrida, a parte Maddalena, ovviamente. Non ne vedi nemmeno una che abbia lo sguardo sereno e tranquillo. Come riusciamo a non capire che la strada non si sceglie? Che queste ragazze sono schiave… siamo in Italia, uno dei paesi più ricchi del mondo, la culla della cultura, del bel vivere, della buona cucina, del sole, del mare, delle canzoni d’amore e dell’allegria…, ma siamo un paese schiavista. Non trovo una definizione più appropriata, è inutile nascondersi dietro paroloni e tanti discorsi. Se i clienti non si vergognano di andare con queste ragazzine, se i magnaccia non si vergognano di vendere corpi altrui, se lo stato e i giornali non si vergognano di parlarne solo per mostrare un impegno che il più delle volte non si concretizza in niente, perché dovrei essere reticente e usare una parola diversa da schiavismo? Faccio un secondo giro della rotonda. Mi sento addosso un qualche tipo di responsabilità. Non conosco queste ragazze, sono uscita solo una volta con i volontari e ancora non so niente; ma completo ugualmente un secondo giro e provoco qualche alzata di testa, interrogativa e sul chi va là. Capisco che non sto facendo un favore a nessuno, neanche a me considerando le mie dita congelate dentro ai guanti e il naso che cola, così imbocco la mia uscita e vado a casa. Passo una giornata turbolenta. A livello di pensieri, dall’esterno non si nota niente, il mio tran tran quotidiano continua come se il mio cervello fosse un lago di acque ferme. Non riesco a smettere di rimuginare sul fatto che tutte le ragazze che ho visto sui marciapiede ieri sera, sono una minuscola parte di tutte le prostitute che ci sono in Italia e nel mondo intero. Quello che ho visto ieri sera in strada, insieme ai racconti di Roberto, mi lascia interdetta. Mi chiedo come ho fatto, come non mi sono mai chiesta perché quelle donne si trovassero sul marciapiede. Anche io mi sono sempre fermata all’apparenza. Forse perché il farsi delle domande per ottenere risposte ti costringe anche a prendere delle iniziative. E io non ero pronta. Le ragazze partono dalle campagne o dai sobborghi di grandi città; alle spalle hanno situazioni che non offrono niente. Non hanno una via d’uscita e nessuna prospettiva. Nessuna di loro viene dalla Francia o dalla Germania, nei loro paesi di origine la miseria è grave, sono i cosiddetti paesi in via di sviluppo o con profondi problemi sociali come la Romania, la Moldavia, l'Ucraina, l'Albania, la Russia e la Nigeria. Roberto dice che in zona fiera ci sono due donne italiane, della provincia di Bologna. Mi rendo conto che ingannare queste persone o promettere loro che in Italia avranno un lavoro, deve essere davvero semplice, non hanno niente da perdere. Tentare di cambiare la propria sorte è il minimo che possano fare. Le donne che ho visto nelle poche ore che è durata l’uscita con la macchina di pattuglia dell’associazione, non sono altro che ragazzine, anche minorenni, come Love. Alcune partono spontaneamente, altre vengono vendute dai genitori ai trafficanti, altre vengono rapite, oppure comprano un viaggio nell'agenzia turistica dietro l'angolo. Ci sono anche quelle che decidono “liberamente” di battere, il vero problema è che non hanno scelto il regime di schiavismo e di violenza in cui sono poi costrette a vivere. Tante donne vivono tutta la vita in una qualche provincia dal nome esotico, cercando per tutto il tempo di arrivare alla fine della giornata, della settimana, di riempire la pancia alla famiglia. Nella loro vita non c'è tempo per niente altro: la ricerca di soldi e la sopravvivenza sono i motori che le fanno spostare verso la parte ricca del Vecchio Continente. Molte di loro, nei paesi d’origine, lavorano in fabbriche, in cui guadagnano anche 100 o 150€ al mese, una cifra standard che però non permette loro di mantenere se stesse e la famiglia. Una delle proposte più quotate per risolvere questo problema, che viene identificato prima di tutto come degrado urbano, poi come prostituzione e per ultimo come tratta di donne a scopo di sfruttamento sessuale, è la riapertura delle case chiuse. Il progetto di regolarizzazione della prostituzione prevede di fiscalizzare le prestazioni sessuali di quelle donne che si prostituiscono. Roberto mi ha dato da leggere l’intervento che sta preparando per un evento di presentazione in una chiesa. Lui identifica il problema principale che affrontano le associazioni che si occupano di tratta a scopo di sfruttamento sessuale nel fatto che le donne coinvolte non sono prostitute, ma vengono prostituite. L’iniziativa di riapertura delle case chiuse è ammirata da molti e criticata aspramente da altrettanti, perché non tiene conto delle difficoltà che si dovrebbero affrontare cercando di inquadrare ragazzine minorenni e donne clandestine che costituiscono una buona parte delle presenze in strada. Questo secondo i dati raccolti dalle unità di strada delle diverse associazioni e riportati da Roberto. Mi ritrovo a chiedermi come sia possibile che queste donne risultino invisibili la maggior parte del tempo nonostante siano sempre in mostra lungo i lati delle strade. Da quello che leggo nell’intervento di Roberto, le ragazze rientrano in pochissimi ambiti d'intervento e se ne parla solo in occasione di violenza o di morte. Dopo una rapida ricerca su internet, mi rendo conto che il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, ricopre il terzo posto, subito dopo il narcotraffico e il commercio di armi, per quanto riguarda i guadagni della malavita organizzata. Ci sono quindi degli interessi politici ed economici molto forti alla base. p.s. oltre ad aver interrotto male il pezzo precedente con conseguente terribile inizio in questo pezzo, o anche sforato di 200 caratteri, così il finale del capitolo è rimasta sul mio file... mi dispiace molto
  13. Kikki

    La Formula Magica - Cap. 6

    Ciao @DSGU Perdona la pausa nella lettura, ma ho avuto una settimana terribile e davvero impegnativo. Riprendo il filo della tua storia Intanto questo capitolo mi sembra molto corto, come mai? trovo che ci siano un po' di ripetizioni. In fin dei conti dici la stessa cosa cambiando parole. Eviterei la ripetizione di bravo, del verbo piacere e anche di migliore che torna nella frase seguente che non ho copiato. Metterei: Ero bravo in matematica, ma non era la materia che preferivo. Era però quella in cui riuscivo meglio di tutti i miei compagni e mi piaceva essere il migliore. Proposta: I miei voti mi piazzavano di gran lunga davanti a tutta la classe e, a detta della prof, in tutta la scuola nessuno mi batteva/ andava meglio di me. Benché riuscissi tanto bene in matematica, non riuscivo ad apprezzarla. Scusa, questa è una proposta con un tono completamente diverso dal tuo, ma il concetto torna e ritorna e, sinceramente, non capisco che bisogna ci sia di ripeterlo. Non mi sembra fondamentale. In antitesi metterei la materia che invece era la preferita. il momento della lezione, credo credo che qui valga la pena approfondire, dire due parole in più, faccio una prova: anche perché l'italiano includeva una miriade di aspetti sconosciuti, non era solo la poesia a sfuggirmi. Però mi piaceva da matti. Ci sono molti comunicare in poche righe, questo mi sembra il più semplice da sostituire. Proposta: La matematica mi riusciva perché non mi coinvolgeva a livello personale. L'impersonalità dei numeri mi dava sicurezza. O almeno credo che sia questo quello che volevi dire, io l'ho intesa così. I numeri parlavano solo alla prof e ai pochi... serve un sinonimo di capire o un'altra maniera di formulare la frase, ti propongo: Aveva numeri e lettere, ma solo per pochi aveva significato. Le parole in italiano che sarebbero state chiare a tutti mi facevano sentire nudo. Riuscivo a sentire l'odore di Guayaquil già dall'aeroporto. quanto tempo è passato? Torna da solo o con i genitori? va in vacanza oppure va perché è successo qualcosa a qualcuno della famiglia in Ecuador? Come si sente prima di partire? Anche prima di partire crede che sarà strano tornare in Ecuador? Strano in che senso? Bello questo! trovo che varrebbe la pena approfondire anche qui approfondirei e chiarirei. Ti senti meglio di noi in che senso? metterei: mi sentivo di non appartenere di fronte a quest'uomo da cui proviene lo stesso cognome che portiamo io e mio padre. Trovo la parte del nonno molto importante e interessante, ma molto imprecisa. Intanto non capisco come faccia a essere prima morto e poi a comparire di fronte al protagonista, c'è qualcosa che mi sfugge. Tutta l'ultima parte sul fatto che non scegliamo da dove veniamo e che quasi mai quello che immaginimo dei nostri avi corrisponde a verità, secondo me vale la pena approfondirla. In generale trovo che tutti i pezzi siano appena accennati e che valga la pena approfondirli e scavare, non solo nella testa del protagonista, ma anche in tutto il contorno delle cose che vede e che sente a livello di sapori, profumi, rumori. Per esempio, l'odore di Guayaquil che sente fin daall'aeroporto, che odore è? Perché lasci il lettore a chiedersi di che cosa stai parlando? Spiegami cosa si trova dentro a questo odore, perché in questo modo mi stai raccontando della città che probabilmente io lettore non ho mai visto. Continuo ad apprezzare la suddivisione in argomenti e la semplicità del linguaggio, però è necessario approfondire le tematiche e curare la lingua. Semplice non vuol dire che tu possa usare sempre e solo due parole. Cerca parole che esprimano quello che vuoi dire e non aver paura di dire troppo. Fammi vedere quello che ha vissuto il protagonista. Ciao @DSGU, ti ringrazio della lettura
  14. Lauram

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Timballo: assomiglia a alla "Maccarona dance" KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  15. Kikki

    Le ragazze - Capitolo 2 - 2/3

    Se Maddalena e Kamelia sono le stesse dell'altro frammento si spiega la conoscenza, però se quella è la base dell'associazione in cui sta Roberto... perché lui ha domandato di loro quando le ha viste? Non gli capita di vederle lì? qui non mi è ben chiaro cosa non ti sia chiaro... Aliona vive nella casa rifugio da qualche mese, prima era in strada dove aveva passato un anno circa insieme a Kamelia e Maddalena che sono ancora in strada. Roberto vede Kamelia e Maddalena solo in strada, mentre Aliona la vede alla casa rifugio. Cosa mi sono lasciata scappare? In cosa ho fatto casino? Non riesco a vederlo. Non capisco il senso di questo passaggio nel contesto. perché avrei dovuto specificare che era la "zia" a dirlo, l'ho rimesso a posto in revisione provo a postare l'ultima parte oggi! Grazie mille @bwv582
  16. Kikki

    Le ragazze - Capitolo 1 - 2/2

    e io vi ringrazio davvero per questo! Sono contenta.
  17. Kikki

    Salve a tutti!

    Benvenuto @franciesmorrone_scrittore
  18. Kikki

    Ciao

    Benvenuto @cesario Ti auguro una buona permanenza e buon divertimento!
  19. camparino

    [FdI 2019-2] L'isola

    [FdI 2019-2] L'isola “I perdenti muoiono al caldo” Dove aveva letto quella frase? Francesco non lo ricordava, ma adesso sembrava adattarsi in modo fastidioso alla sua situazione. Il volo sarebbe durato dieci ore. Cercò ricordi gradevoli, frasi diverse. “Cosa prendi, tesoro?”. “Un whisky prima e una sigaretta dopo”. Sorrisi. “Qual'è il suo segreto?”. “Capire che ci sono tre modi per rovinarsi: il gioco, le donne e andare contro mercato. Il gioco è il più rapido, le donne il più piacevole, andare contro mercato il più sicuro”. Sorrisi. Poi i ricordi divennero sgradevoli, le frasi lo disturbavano. “Lei ha perso il suo valore aggiunto”. “E' solo un cialtrone con un bell'orologio”. “Abbiamo esaurito le ragioni per essere sposati”. Turbamento. Aprì un libro che parlava di uno squalo assassino. Lo aveva già letto anni prima. Era rassicurante come la mano di un vecchio amico, non avrebbe riservato sorprese. L'aereo atterrò sull'isola. Francesco scese con gli altri passeggeri, recuperò il bagaglio e si diresse verso la dogana. Era tardo pomeriggio e faceva caldo. Dopo un anno sull'isola ricordava due frasi ricorrenti: “Dammene un altro” e “Cosa vuoi per regalo?”. Nei rari momenti di lucidità Francesco capiva di essere in un mondo finto. Una Disneyland, con baristi al posto di Topolino e tante fidanzate nei panni di Minnie. La loro dolcezza aumentava in modo esponenziale con l'avidità. L'ultima si chiamava Olaisi. Gli diceva “Da te voglio la borsa e la vita” e la frase lo divertiva. Un giorno gli portò una bambola di pezza, con due bottoni al posto degli occhi. “E' uno scongiuro potente, - gli disse – benedetto dalla santera”. “Una santera vera?” rise lui. “Vuoi incontrarla?”. “Perché no?”. Lo portò in una bidonville. Era come scendere all'inferno. Stesso odore, stessi dannati. Lui pensò che il diavolo fosse una società impotente, distratta da altre priorità. Senza cattiveria, solo illusioni, tentativi, egoismo, tanta indifferenza per i dettagli. La baraccopoli era un incidente di percorso. Come per la natura. Una specie senza valore, lasciata all'estinzione. In quell'ambiente malato crescevano fenomeni che sfuggivano alle regole della società e della natura. Incomprensibili. La santera era tra questi. La trovarono seduta su uno sgabello vicino a una baracca. Aveva in mano un libricino simile a un messale. Davanti, una candela accesa ricoperta di piume di gallo. “Vai solo, - gli disse Olaisi – è un momento intimo”. La santera lo guardò senza vederlo, la voce sembrava provenire da dentro di lei, altrettanto vecchia e malata “L'inizio è sulla nave degli schiavi che ci porta dall'Africa. Siamo i figli, le madri, i padri violentati, gettati in mare agonizzanti. Abbiamo il loro odore, la loro miseria. Siamo ancora schiavi. Senza padrone da odiare, Dio da pregare. I nostri sono i santi scomunicati dei morti viventi”. Staccò un foglio dal messale e glielo porse “Leggi, mentre brucia sulla candela”. Francesco lesse. “Gloriosa sant'Anna, custode della corona di spine. Tante spine donasti. A un uomo si conficcò nel cuore, perché fosse capace di amare. A una donna nel ventre, perché potesse procreare. Ora chiedo alla tua santa mano di conficcarmi una spina nella fronte, perché io possa ritrovare me stesso” Il foglio si consumò sulla fiamma e la vecchia sembrò addormentarsi. Una settimana dopo Francesco partì. L'aereo atterrò a Malpensa. Lui scese con gli altri passeggeri, recuperò il bagaglio e si diresse verso la dogana. Era mattina e faceva freddo.
  20. camparino

    Gli animali non ti guardano

    @m.q.s. Ciao Per me è un racconto bello e non convenzionale. Di una tristezza umida come il sudore delle notti d'estate. Osservazioni Spezzerei la frase Preferirei "bagna l'anulare". Lubrifica ha qualcosa di meccanico. Preferirei "sono intrecciate" Preferirei "vortica veloce". Più minimale. Aggiungerei "E' strano come continui a avvertire certi stimoli". Per rafforzare. un leggero schiocco? ciaff è brutto. Curiosa la scelta della seconda persona. Personalmente avrei trovato più efficace la terza. Magari al presente. Rileggendo il racconto per fare le osservazioni lo ho apprezzato ancora di più. Resto convinto che gli animali ci guardano eccome. C'è molto talento e un sentimento triste. Bravissimo
  21. Marcello

    Salve a tutti!

    Benvenuto, Francesco
  22. Ieri
  23. mercy

    Rinascita di un'ombra

    Ciao @Bardo96, e benvenuto in Officina. Non è facile per me commentare il tuo racconto, perché 1) non so che tipo di commento può interessarti: magari vuoi un commento sullo stile, sull'originalità, sulla struttura del testo, ma 2) io sono solo una che legge, quindi le mie osservazioni sono strettamente amatoriali. Prendi solo quelle che ti posso tornare utili e butta via le altre. Allora. nota grafica: nell'individuare i dialoghi sono più eleganti le caporali «» ma, se vuoi usare il trattino, inserisci sempre uno spazio tra questo e il testo. ho trovato un solo refuso (che è un'ottima cosa in un racconto lungo, io ne lascio a manciate!): non ho trovato errori di sintassi (altra ottima cosa) lo stile mi sembra curato. mi limiterei ad alleggerirlo di qualche aggettivo possessivo, come in questi casi: potresti, eventualmente, usare "Congrega" e "Ordine" - dato che si tratta dell'unica setta che nomini. rivedrei la scelta di qualche aggettivo (o addirittura ne eliminerei un paio), come in questo caso: il linguaggio è antico, ok. il sacerdote non lo conosce, ok. Ma se dici che le parole sono estranee e incomprensibili, dire che il linguaggio è "quasi dimenticato" non aggiunge nulla, anzi indebolisce un poco il concetto. Vetusto poi significa "a cui l'antichità conferisce prestigio" - e qui mi sembra superfluo oltre a non convincermi troppo. mi ha parecchio colpita l'atmosfera lugubre e crudele del racconto. E ho trovato angosciantissima la faccenda delle ombre ricacciate nei corpi per combattere per Rekrea, credo sia un'idea interessante su cui lavorare. Dico lavorare perché secondo me ci sarebbe altro da dire per aumentare l'efficacia del racconto. Non spieghi perché a Rekrea servano tanti soldati, perché ci sia un'altra guerra. Dalla pena che Acreio prova nello svolgere il suo compito, capisco che riportare in vita i soldati sia sentito come una tremenda necessità ma, non avendo nessuna notizia sull'ambientazione, non so altro. Una guerra perpetua? Guerra di difesa? Un regno travagliato dalla carestia? Un regno che non ha abbastanza uomini "vivi" per difendersi o un regno che preferisce utilizzare i morti? E perché? Ha altri compiti, la congrega? Sono i suoi membri a scegliere di rianimare i cadevi oppure sono costretti a farlo? Caratterizzare un po' le circostanze in cui si svolge la vicenda (magari solo attraverso qualche riflessione del protagonista) potrebbe, secondo me, dare qualche altro tocco di colore (colore nero, ovviamente). In generale un buon racconto, che ho letto volentieri.
  24. Ciao Tina, ho visto la presentazione del tuo libro qui su writer's dream... mi incuriosisce, si presenta bene e il genere mi piace...l'ho messo sulla lista della spesa.  Ciao, in bocca al lupo! Lory 

  25. Sira

    Clausura

    Eh... diciamo che il mio chiostro non è sempre in festa, come quello di molti, credo. Ci passeggio sempre volentieri, comunque... anche se la mia passeggiata credo sia più giusto chiamarla introspezione. Tu già sai che il momento intimo ti porterà gioia, io, al contrario, non ne sono sempre certa, anzi... Però, bello... sono davvero contenta per te. Tornando alla poesia, la clausura riguarda la chiusura inconsapevole dei due al mondo, una coppia simbiotica, in sostanza, che annulla le rispettive individualità. Sono contenta che tu sia passato. Grazie!
  26. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Valanghe: innevate colline piemontesi KGUCJROXEZPBDQALIH V TMWFNSY
  27. Edu

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Falso, ma, vista l'assonanza, capisco che ci si possa confondere con un altra formidabile arma laser di cui dispongo
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