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  1. Ultima ora
  2. Heidi

    LFA Publisher

    Buongiorno a tutti, ho ricevuto recentemente una proposta di pubblicazione della mia opera da parte di questa casa editrice, perciò ho letto con interesse tutti i preziosissimi post relativi alla LFA publisher. Confermo la rapidità e gentilezza delle loro risposte e questa sera dovrò chiarire con loro alcuni dettagli del testo al telefono. Per quanto riguarda i tempi di lettura devo dire che, nel mio caso, ci è voluto circa un anno intero ma la notizia della loro proposta è giunta davvero come meravigliosa, anche in virtù del fatto che, fin'ora, le recensioni sono state più che positive. Inoltre mi considero una sorta di versione "demo" di scrittrice, ho ancora talmente tanto da imparare che avere la possibilità di pubblicare gratis e con un editore che, seppur piccolo e giovane, si muove con entusiasmo e determinazione, direi che mi possa rendere comunque piuttosto felice. Speriamo bene quindi e in bocca al lupo a tutti
  3. AndreaA

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Bravi! Aggiornateci!
  4. The_Butcher_of_Blaviken

    [Sfida 20] Di ricami, di veli, di seta e di spose

    Ciao @Eudes passo a commentare brevemente anche questo racconto (ma ti riferivi a questo in chat, qualche giorno fa?) La trama mi è piaciuta molto, anche perché i temi che hai trattato mi hanno sempre affascinato. Non so quali siano le tue fonti d'ispirazione, ma io rivedo tantissimi aspetti cari al folklore giapponese . Più precisamente parlo dello tsukumogami, un particolare tipo di yokai ( una creatura soprannaturale della mitologia giapponese) che si impossessa di un oggetto. Esistono delle storie che vertono proprio sul kimono da sposa posseduto (Kosode no te), dove il vestito perseguita gli uomini che hanno causato la morte della giovane donna che lo indossava. Nella tua storia, l'avvenimento che ha portato in vita l'abito è lasciato un po' all'interpretazione del lettore: si può semplicemente pensare che sia stata Emma che, per vendicarsi, si è materializzata nel vestito, oppure è più probabile che Emma abbia infuso uno spirito nell'abito durante il processo di cucitura, per via del suo desiderio così forte, delle frustrazioni e delle sue paure. Detto questo, il racconto è molto lineare e interessante, ma è un po' sbilanciato. La parte iniziale indugia molto sui particolari, cosa che si perde proseguendo nella lettura. Il finale l'ho trovato un po' troppo frettoloso, soprattutto l'entrata in scena del biondino. Sicuramente è importante per far capire che Manuela non è completamente succube dello spirito nel vestito, ma è solo abbozzato e decisamente improvviso Sono sicuro che senza il limite degli 8000 caratteri, avresti fatto un lavoro migliore. Per il resto, hanno già detto tanto Mattia e Emy. Bravo!
  5. Kikki

    Nube Ocho edizioni

    Nome: Nube Ocho edizioni Sito: http://nubeocho.com/index.php/it/ Catalogo: http://nubeocho.com/index.php/it/catalogo-ita Modalità di invio dei manoscritti: http://nubeocho.com/index.php/it/contatto-ita Distribuzione: http://nubeocho.com/index.php/it/distrib-ita Facebook: https://www.facebook.com/nubeochoitalia/
  6. mercy

    [Sfida 20] Di ricami, di veli, di seta e di spose

    @Eudes, ammetto che condivido in buona parte le osservazioni di Mattia e di Emy e che, dopo averle lette, non saprei aggiungerne di sensate. La storia è molto buona nel suo essere "favolesca", e mi piacciono anche i personaggi tagliati con l'accetta. Sia tu che AdStr avete "giocato in casa", secondo me, ma vi apprezzo entrambi, per motivi diversi. La realtà che tu racconti, anche quando fai della narrativa fantastica, è concreta al grado massimo. Già che ci siamo: le tue protagoniste femminili sono ottime, sei bravo a raccontare di donne giovani e vecchie (e questo mi lascia ben sperare riguardo una ragazzina e vive in un condominio), ma cavolo, un uomo mai? Trovi gli uomini noiosi? Pensi non valga la pena di farci girare intorno una storia? Io sarei molto curiosa di conoscere qualche uomo raccontato da te. Vabbè, solo se ti va.
  7. Mattia Alari

    Le incisioni [revisionato]

    L'inizio del racconto è un po' lento. La descrizione dell'ambiente è minuziosa, sembra tu stia traducendo a parole un quadro ad una persona cieca. Ci sono particolari molto belli e sensibili, come la descrizione delle varie "consistenze" fisiche (sabbia, alghe, scogli) e ciò denota un approccio "concreto" alla realtà ma al tempo stesso, sognante e sensibile. Le considerazioni di Alice infatti sono molto plausibili e si sente uno spirito dolcemente "femminile" evocato dalle tue parole. E' ottimo che tu ci sia riuscito anche con poche parole ma molta atmosfera. Alice è ancora adolescente all'inizio (così la si vede, per l'ambiguità che hai creato con la frase: "Vibra nell'aria l’odore di una barca di legno riversa su un fianco, addossata agli scogli, elegante e silenziosa agonia dell’adolescenza di Alice" a mio parere non del tutto chiara). Ma la questione si chiarisce subito ed ecco il racconto malinconicissimo della perdita del primo amore da parte di Alice. Un primo amore a cui non è poi seguito nulla di altrettanto importante e la presenza di Guido, una sorta di fantasma da "ignorare" in quel momento di ricordo, lo sottolinea ulteriormente. Bella la parte di Alice e Maurizio all'inizio di tutto, la scena è piena di tenerezza verso di lei (quella che poi non ha lui, con quelle parole). Personalmente trovo il cinismo di Maurizio una randellata inopportuna ma... lo è pure per Alice quindi funziona. Il resto, tranquillamente svolto, una storia "comune" e singolare al tempo stesso. I pellegrinaggi nei luoghi di infanzia (e giovinezza, per alcuni) sono come visite alle tombe di noi stessi. E' proprio questo che fa Alice: tocca la lapide del suo passato, rovinato in un presente che ha distrutto quasi i resti di qualcosa che appare più bello proprio perché romanzato dal ricordo. Come il primo amore, per qualcuno. Che lei non ha dimenticato. La chiusa non è originale (immaginavo un bambino e immaginavo anche il nome che avrebbe avuto) ma è molto immediata ed efficace. A parte qualche frase da rivedere all'inizio... un buon racconto. Per quel che vale, mi è piaciuto. Alla prossima
  8. Marcello

    Show don't tell & Co

  9. Ospite

    Show don't tell & Co

    @Caty Non ti preoccupare, non lo sa nessuno. La lista di cosa è show e cosa è tell è lunga e articolata, e di solito si rifiuta lo show perché non lo si sa fare, usare, capire. E quando ci si prova viene un pastrocchio illeggibile perché si crede di fare show, quando invece stiamo facendo tell. Te aspetta una risposta precisa, e al massimo ti diranno che show è descrizione... che insomma è un po' come dire che l'acqua è bagnata. O non ci sono più le mezze stagioni. Se show è descrizione, tell cos'è? Oppure che lo show and tell è una di quelle regole assurde che rendono la prosa priva di fantasia, ingessata e protocollare. Poi insomma, c'è anche chi dice che Eco scriveva solo tell e in maniera lenta. Lo stesso Harry Potter ha paginate di tell. E in tell la Rowling ha scritto alcune delle pagine più belle dell'intera saga. Tu in Harry Potter sapresti dire quali parti sono tell e quali show? O se magari le due cose sono talmente mischiate e concatenate tra loro da migliorarsi a vicenda ed essere indistinguibili? In una frase, in un paragrafo, capitolo e libro intero, c'è spazio a sufficienza per entrambe le forme. Una non esclude l'altra. Sono indivisibili.
  10. Dotto era un ragazzo: basso, bruttino e pieno di brufoli. Sì innamorò di una ragazza che lo umiliò pubblicamente rifiutandolo in malo modo al liceo. Da allora passò le sue giornate in biblioteca, leggendo di tutto. Divenne molto colto e capì, con il passare degli anni e diventando sempre più brutto, che sicuramente non avrebbe visto una ragazza da vicino (molto vicino), se non pagandola e decise quindi di laurearsi in ginecologia e si laureò con il massimo dei voti. Divenne il più bravo ginecologo del reame e passarono sotto di lui, tutte le principesse delle fiabe. L'unico errorino, se proprio ci si vuole attaccare al pelo, è nel nome. In realtà lo chiamavano per abbreviare: Dottò (vista la "confidenza"che si instaura in questo tipo di visite). Comunque era bravissimo e ricercatissimo curava tutte con passione e disciplina, soprattutto dalle malattie sessuali, che quegli zozzoni dei principi azzurri erano soliti trasmettere.
  11. ElleryQ

    Istos Edizioni

    Grazie, @Kikki , ho corretto il link a Facebook. Ne approfitto per avvisare che la discussione è aggiornata. Ricordiamo agli utenti che, in occasione dell'attività di aggiornamento e snellimento dei topic delle CE, alcuni post sono stati rimossi o editati, in relazione alle recenti leggi sulla privacy e la responsabilità indiretta dei gestori sui contenuti. Anche i post OT, o contenenti pareri personali e informazioni non essenziali alla funzione della sezione, o ringraziamenti, congratulazioni, informazioni ripetute simili a quelle già scritte da altri, sono stati e saranno da qui in poi nascosti o editati a discrezione dello Staff. Vi chiediamo, quindi, la cortesia di aiutarci a mantenere snelli e facilmente consultabili i topic.
  12. Sharon Mercuri

    Mi presento!

    Salve a tutti, sono Sharon e, ad essere sincera, poco altro c'è da dire. Amo la scrittura, questo si. E' stato amore a prima vista, un viaggio intrapreso dai "pensierini" delle elementari e mai concluso. Adesso sono circa sette anni che scrivo racconti, capitoli o brevi romanzi e vorrei, come tutti voi immagino, che un giorno questa mia passione per le storie ben raccontate possa diventare un mestiere. In sostanza amo la scrittura ed amo le storie, in qualsiasi forma esse possano presentarsi... cinema (vorrei diventare regista un giorno ), fotografia, arte... sono tutte discipline che mi appassionano profondamente. Ho scoperto Writer's Dream ieri sera e ho deciso di iscrivermi nell'arco di dieci minuti. Una community dove poter leggere racconti altrui e far leggere i propri è ciò che cercavo da tempo! Spesso per me riuscire ad ottenere pareri sinceri è difficile e spero che qui, invece, siate spietati
  13. Cerusico

    Le incisioni [revisionato]

    Commento Le incisioni Alice arriva all'ultimo gradino, piega le ginocchia per saltare, i piedi affondano nella sabbia asciutta. Scosta una bottiglia di birra e un pallone sgonfio, calpesta mozziconi di sigaretta. Le alghe brune, rinsecchite dal sole di fine ottobre, oscillano al ritmo del vento leggero. La spiaggia è una striscia sufficiente per quattro ombrelloni appena, schiacciata tra una scogliera che penetra nel mare e un promontorio ricoperto di arbusti che la tiene al riparo dagli sguardi del paese; alle spalle, una stradina polverosa che conduce al porto in disuso. Vibra nell'aria l’odore di una barca di legno riversa su un fianco, addossata agli scogli, elegante e silenziosa agonia dell’adolescenza di Alice. Sfila le scarpe e cammina sulla battigia, cullata dal rassicurante mormorio delle onde; da lontano giunge il grido di un gabbiano. Se riuscisse ad abbandonare, anche solo per un istante, la percezione dell’esistenza di Guido, intento a fumare appoggiato alla ringhiera arrugginita, si convincerebbe di essere sola al mondo. Raggiunge l’estremità della riva, cerca con lo sguardo uno scoglio per metà sommerso, si incanta mentre lo osserva. L’acqua si è impossessata di un bel pezzo della spiaggia, Alice pensa ai pomeriggi trascorsi lì, sempre troppo brevi; poi pensa a Maurizio. Valuta il percorso per raggiungere la meta senza rischiare di scivolare. Indugia sui sassi pungenti, riscoprendo la delicatezza delle piante dei piedi, un tempo quasi insensibili. Giunta a destinazione, si accoccola e passa la mano sulla pietra umida. Un minuscolo granchio si ripara in una rientranza; di fianco, i polpastrelli di Alice sfiorano ciò che ha resistito a ventiquattro anni di pioggia, di rassegnazione e di salsedine. Accetta che sono quelle iniziali, a malapena distinguibili, il motivo per cui ha chiesto al marito di fermarsi lì: una M e una A un po’ sghemba, col tratto orizzontale troppo lungo, incorniciate da un cuore spigoloso. Il viso le sfiorisce in un sorriso triste. *** Maurizio stava suonando un pezzo dei Sonic Youth quando lei lo baciò. A lui cadde di mano il plettro e spalancò gli occhi. Aveva quindici anni, Alice, e lui ventiquattro, un viso tutto angoli e gambe magrissime; non era bello, ma era con lui che aveva sognato di fare l’amore per la prima volta. E dopo, quando lui si era disteso ansimante e l’aveva accolta sul petto, lei fu certa per qualche minuto che avrebbe ascoltato battere il cuore di Maurizio ogni giorno della sua vita. Parlarono dei loro nomi preferiti, associandoli a figli immaginari di un futuro distante, le sembrò un discorso solenne che ben si accordava all'occasione. «Non voglio figli» disse lui, accarezzandole i capelli. «Perché?» gli chiese stupita. Lui non rispose, sollevò una spalla e poi riempì i polmoni d’aria, liberandoli con un sospiro. «Perché vuoi togliere a un’altra creatura la possibilità di vivere un momento come questo?» lo incalzò. «Perché questi momenti passano. E poi non ti rimane niente.» «Ma che dici? Per noi non finiranno mai. E comunque, rimane sempre il ricordo, no?» «I ricordi fanno soltanto male.» «Anche quelli belli?» «Soprattutto quelli.» «Ma allora… che senso ha tutto questo?» Lui strinse le labbra, lo sguardo distante a scandagliare le stelle. «Forse ha senso adesso, in questo preciso istante. Adesso è bello, adesso è magico. Ma non resterà così. Cambieremo noi, cambierà il ricordo di ciò che abbiamo fatto e anche il valore che gli daremo non sarà lo stesso. E alla fine, di tutto quanto, non resterà niente.» Lei rimase in silenzio, incerta se proseguire una conversazione che stava portando via l’emozione dalle guance candide. Lui lo avvertì, allora la strinse un po’ di più. Alice ricordò le parole di Gilda, compagna di tanti pomeriggi monotoni trascorsi tra una panchina e un sogno di fuga. Penserai che è per sempre, le aveva detto mangiando un gelato al pistacchio, dentro un vestitino che metteva in evidenza linee che Alice poteva ancora solo sperare di avere, poi avrai un altro, e un altro ancora, e capirai che tutto è fatto per finire. Non che fosse d’accordo, Alice. E proprio per quello un brivido le scosse il corpo minuto, percorrendole la colonna vertebrale. Si rannicchiò avvolgendosi nel telo e si unì a lui, come se quello fosse l’unico modo per trattenerlo e per non permettere al tempo voluttuoso di portare via ogni cosa. *** Maurizio si laureò a dicembre di quell'anno, a gennaio salì su un treno, a Roma trovò ad accoglierlo un lavoro a tempo determinato e un appartamento condiviso con studenti. Alice attese Pasqua per rivederlo. Erano trascorsi tre mesi dalla partenza, ma la città aveva masticato e sputato fuori un Maurizio allegro e spigliato in un modo che non la faceva sentire al sicuro. Dagli occhi era sparita la malinconia di cui si riempivano mentre osservava i tramonti e poi Alice, nello scorcio di estate che avevano condiviso. Attesero che il sole calasse sulla stessa spiaggia della prima volta, per replicare gesti, respiri e parole che si erano svuotati di significato, mentre lei pensava di non voler essere lì e che Gilda, forse, aveva ragione. Si salutarono come vecchi amici, lontani dall'ingresso di casa, e lei comprese che nulla sarebbe stato come prima, neanche quando, di lì a tre anni, si sarebbe diplomata. L’idea di trasferirsi a Roma per vivere con lui le sembrò di colpo una fantasia infantile lontanissima, troppo eterea per essere afferrata e troppo flebile per poter essere ritenuta autentica. Alice si voltò, asciugò una lacrima e, senza concedersi traccia di dubbi, si lasciò definitivamente alle spalle la spensieratezza. *** «Alice!» La voce di Guido le giunge da lontano, uno schiaffo che la riporta sulla terra. Coi polpastrelli ripercorre ancora una volta la A incisa con un sasso appuntito, simulacro di una materia fatta di speranze e ingenuità. Tira su col naso e si solleva per tornare lì dove sa di voler stare. Con le scarpe in mano, cammina sulla sabbia fresca fino alle scalette. Reti rosse, strappate e logore sono ammucchiate a un’estremità della barca, l’odore è di legno marcio misto a pesce andato a male. Quando passa vicino, Alice scorge una scritta sbiadita sulla vernice azzurrina ormai scrostata. Con la sua scrittura infantile, chissà quando, aveva scritto: Tutto potrei sopportare tranne perderti. «Dai, che sta piangendo» la richiama Guido. Gli dà un bacio sulla punta del naso, apre la porta posteriore dell’auto, prende in braccio il bimbo e gli sussurra Sono qui, non vado da nessuna parte. «Torniamo a casa» dice al marito. «È messa proprio male, la spiaggia» sottolinea Guido avviando il motore. Alice assicura il figlio sul seggiolone, prende posto sul sedile del passeggero e appoggia la fronte al finestrino. Lo sguardo sorvola le orme che ha lasciato sulla sabbia, poi si concentra sull'orizzonte: uno spicchio color tuorlo d’uovo sta tuffandosi velocemente in mare. «Un tempo era meglio» risponde appena il sole sparisce. «Tutto è meglio quando si è ragazzini.» Quando si immettono in autostrada, Guido le chiede sottovoce: «Dorme Maurizio?» Lei si volta, osserva il viso del bambino, le sue labbra socchiuse a formare un cuoricino. Poi annuisce, e torna a guardare avanti.
  14. Cerusico

    Le parole di Nefeli

    Ciao @Luca Ferrarini, ti leggo per la prima volta e provo a dirti le mie impressioni generali. Cercherò di separare le mie osservazioni tra forma e contenuto. Forma In questo testo - non so se si tratta di una tua precisa caratteristica - noto una certa abbondanza: per abbondanza intendo una serie di cose, che includono le d eufoniche, una certa ricchezza di dettagli sensoriali e di tentativi di esprimere in modo elaborato pensieri e sensazioni della protagonista. In certi passaggi ho percepito un certo barocchismo che, secondo il mio mero gusto estetico, potrebbe essere sfrondato, per far sì che le immagini ne emergano rinvigorite. In tal senso, anche un uso più accorto della punteggiatura potrebbe aiutare alcuni periodi. Un esempio: Qui, ti confesso, ho fatto fatica ad arrivare in fondo alla frase, nella mia mente non si sono formate immagini chiare ma sono stato travolto da troppe congiunzioni, troppe parole, troppo di tutto per essere realmente assimilato e apprezzato. E questo, a mio modo di vedere, è l'aspetto più farraginoso del testo, quello che gli fa perdere di incisività dal punto di vista strettamente formale. Maggiore limpidezza, maggiore pulizia e meno sovrabbondanza credo gioverebbero non poco. Infine, in un paio di occasioni usi gli come pronome clitico, riferendoti a Nefeli che è invece donna. Te ne riporto un esempio: Ho trovato invece carezzevole il modo in cui fai compiere a Nefeli il suo viaggio interiore, un percorso lungo che poi rende efficace il finale. E a tal proposito, passo ai... Contenuti Sul fronte del contenuto del tuo racconto, ammetto che soffre di una staticità estrema. La tua protagonista non compie sostanzialmente alcuna azione fino alla fine, limitandosi a ripercorrere la sua vita e ciò che l'ha condotta a essere ciò che è. Tuttavia, a mio personalissimo avviso, questo sembra più un meccanismo a uso e consumo del lettore: sono cose che Nefeli sa perfettamente, e suona vagamente artificioso il fatto che riepiloghi dentro la sua testa snodi che, suppongo, conosce alla perfezione. Dopo i primi due terzi di racconto, che trovo sovraccarichi stilisticamente e artificiosi come contenuto, trovo che tu abbia trovato una dimensione più chiara, che ho sentito maggiormente vicina, e lo fai nel finale, col ritorno a casa di Nefeli: lì, quando lei guarda fuori dalla finestra, ho ricevuto le informazioni davvero interessanti su di lei, sul suo modo di concepire il mondo, e su come viva la scrittura. In questo, per me, risulta senz'altro la parte più riuscita del tuo racconto. A rileggerti!
  15. Le solite leggende metropolitane... Dotto era un semplicissimo medico della mutua partenopeo di bassa statura che amava parcheggiare il calesse sotto casa, aiutato dai ragazzi del posto. Nelle copie a carta carbone dell'epoca l'apostrofo venne scambiato per una delle tante macchie che si producevano con quel tipo di carta e sparì dalla relativa documentazione. Tutto qui.
  16. Kikki

    Istos Edizioni

    Controllando questa CE mi sono accorta che non funziona né il link a facebook né al sito. Volevo iserirla io perché li ho incontrati alla fiera del libro per bambini, ora non so se siano gli stessi. Il sito che indicano quelli con cui ho parlato io non funziona ugualmente, ma la pagina facebook è attiva pagina facebook Istos Edizioni Io li conosco come casa editrice per ragazzi.
  17. Oggi
  18. Kikki

    Fulmino edizioni

    Nome: Fulmino edizioni Sito: https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/home Catalogo: https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/fulmino-edizioni/pubblicazioni Modalità di invio dei manoscritti: edizioni@fulmino.it Ivana Lombardini https://sites.google.com/site/ludotecadelleparole/contatti Distribuzione: non specificato Facebook: assente
  19. Mattia Alari

    Il sesso.

    Una scena di sesso può essere una scopata, può essere un incontro d'amore, può essere un'esperienza... può essere tante cose. Il sesso non è solo scopare e non comprendo tutto questo problema a scrivere di qualcosa che riguarda profondamente anche chi non lo fa o non ne vuole sapere. Come autori descriviamo la morte e nessuno di noi è morto e nessun morto è tornato indietro a dirci "cosa" si sente. Visto che vi è poco pudore ad affrontare un mistero (perché lo è) non comprendo che problema ci sia a parlare schiettamente (o meno, anche quelle sono decisioni personali e di stile) di qualcosa di vitale come il sesso. Come le persone, il sesso può essere sano o meno sano; diverso, singolare... specifico e unico. Il confinte tra eros e osceno è labile (e personale) ma tra erotismo e pornografia vi è un abisso. La pornografia non è erotica e tratta il sesso come fosse un video di cibo su "Giallozafferano". L'erotismo è difficile. Bisogna avere una mente erotica e diversamente dalla dotazione standard genitale... quella non è di tutti. Ecco perché molte scene di sesso fanno ridere loro malgrado.
  20. Sharon Mercuri

    Borderline

    Commento a Sogno 1 @ Vittoria Ribolova : *** Non esiste più. I polpastrelli sono lessi, l’acqua della vasca da bagno è fredda, piena di sapone e lacrime. Quella gelida mattina di febbraio la coglie di sorpresa. Irrompe nella sua immobilità in un’esangue alba di neve. Un’atassia latente le smuove i muscoli, ma i sogni la trattengono in un ritmo spasmodico, uno dopo l’altro. La tengono ancorata al sonno, lontana dall’incubo, statico e perfetto, del risveglio.Le passano davanti gli occhi come una nomade caccia selvaggia. Non esiste più. Continua a vederlo nonostante la sua mente cerchi di buttarlo fuori, di combatterlo come un’infezione. Non riesce a staccarselo di dosso. Gli occhi simili a lividi sul volto bianco seguono ancora i suoi movimenti. Le scottano le guance, sente i polmoni bruciare mentre si chiede se sentirà ancora per molto le unghie affondare nella carne, la mano premuta sulla bocca, i loro corpi incollati in una morsa letale e lei immobile, pietrificata. “Chi sei?”. Quella domanda le martella le meningi. Se la ripete all’infinito, scandisce ogni lettera come una preghiera, una litania verso un Dio senza volto. Desidera non conoscere la risposta. Rimanere ancora un po’ vittima inconsapevole di quello stato di incostante apnea dalla realtà. Non esiste più. Apre gli occhi lentamente, come si fa quando ci si sveglia, e sembra quasi che la pelle si stia strappando. Vorrebbe ritrovarsi. Lo vorrebbe davvero. Vorrebbe accettare quel suo corpo diverso, marchiato, vorrebbe accogliere quei segni come la cicatrice argentea di un’operazione. Guardare il riflesso della sua esile figura nello specchio, sentire il tumulto della vita che va in frantumi. Un brivido le percorre la spina dorsale. Non esiste più. Decide di alzarsi e l’acqua le solletica le gambe. Si aspetterebbe di vedere, impresse sulla pelle, le impronte delle sue mani, sottili, come una patina di inchiostro. Ma questo è il risultato. Lì, in quello specchio, non c’è nessun riflesso. Non vede niente. Non esiste più. “Chi sei?”, ripete flebilmente. Le sue labbra si muovono lente, le parole scorrono dense come sangue. La voce si perde nell’eco sordo dei suoi pensieri sordi. Poi più niente. Non esiste. Non esiste. Non esiste. Stavolta è lei a non esistere. Ma lui è reale. Tremendamente reale. “Chi sei?”. E la risposta giace ancora sul fondo di quella vasca. Taciuta, immutata. In attesa di qualcosa che forse nemmeno accadrà. Lei chiude gli occhi. Adesso non è altro che un esule. Confinata insieme a quella risposta. Vede quello che vede lui. Sente quello che sente lui. Vuole quello che vuole lui. Ma lei non è lui. Non esiste più. Nei suoi pensieri si vede seduta su un treno diretto chissà dove. Le rotaie stridono per via del ghiaccio. Questo rallenta la traversata. Un sottile velo di condensa appanna il vetro. Lei vi poggia un dito. Il freddo le penetra le ossa attraverso la pelle. I movimenti lenti delle sue mani formano dei segni. Parole. Poi una frase. “Io sono te”. Guardando fuori dal finestrino vede il paesaggio cristallizzato. E lei vi è bloccata, in quel tempo e in quel luogo. Chiude gli occhi. Esausta. In un altro vagone un uomo cerca di ripararsi dal freddo e un bambino piange in attesa del latte. Lei si addormenta. Non esiste più.
  21. Vittoria Ribolova

    Il sesso.

    @Tareus bah. Ecco il problema. Meccanicamente tutte le scopate sono uguali. Se ripenso alle mie, sono solo mie.
  22. Giulio Santoni

    Case editrici di soli racconti

    @Mister Frank tu hai avuto modo di lavorare con loro?
  23. In caso di scadenza del periodo indicato sul contratto (valevole per la cessione, da parte dell'autore, del diritto di sfruttamento economico dell'opera), o di rescissione di quest'ultimo, i diritti ceduti tornano in possesso dell'autore, per cui l'editore non può più vendere le copie stampate, con eccezione delle scorte in deposito (che per legge possono essere ancora vendute per un anno); nel caso del digitale, non essendoci un deposito la pubblicazione dev'essere rimossa immediatamente.
  24. Sharon Mercuri

    Sogno 1

    Ciao @Vittoria Ribolova, È un vero peccato per una storia così bella. Avresti potuto approfondire di più, scavare veramente nel profondo del personaggio, creare una storia degna di questo nome, piacevole da leggere e da assaporare. C’è la base, su quello non ci piove, ma avresti potuto costruirci attorno molto di più, gestire meglio questa bella di idea che ha invece come punto di forza la sua atmosfera un po’ onirica, un po’ reale, il potente miscuglio sogno-realtà che di per sé è sempre efficace. Il problema di questo racconto è l’incompletezza. Ci sono moltissimi spunti ma pochi sono stati sviluppati. Nelle prime frasi butti lì la storia delle pillole senza poi approfondirla davvero. Avrei aggiunto un po’ di descrizione. Sono veramente così importanti per lei? In che modo le hanno stravolto la vita? Dobbiamo sentire quello che prova non tentare di dedurre da una parola. Facci sentire semplicemente quanto queste pillole hanno importanza all’interno del racconto. A volte è bene non raccontare proprio tutto al lettore ma qui non viene detto nulla. Avvicinati un po’ al tuo personaggio. Noto infatti un certo distacco con la protagonista e trattandosi di una narrazione in prima persona la lettura risulta troppo macchinosa per un’atmosfera del genere e, d’altra parte, non aiuta chi legge a creare un legame con il personaggio, cosa che invece dovrebbe essere sfruttata al meglio in una prima persona. Per ultima cosa un gigantesco interrogativo: chi è lui? Dai troppe cose per scontate. È qualcuno legato sentimentalmente con lei, e questo è chiaro, ma dovresti mostrarci l’amore, la mancanza, il dolore della perdita. Rendere il loro rapporto qualcosa di palpabile, inserire un po’ di tensione e gestire meglio l’elemento sorpresa. Lui è morto. Okay, ma che succede? Una persona non scompare così di punto in bianco come traspare dalle tue parole. Dovresti giocare un po’ sul vedo-nonvedo, nel senso, quando lei dice che lui: Una frase così netta non lascia spazio alla fantasia. È così punto e basta e non è efficace stravolgere tutto alla fine. Lui in quel momento è lì, frutto della sua immaginazione? Può darsi. Un “fantasma”? interessante. Un allucinazione? Ancora meglio. Con una frase così ti precludi qualsiasi possibilità e così la frase alla fine: Risulta troppo dissonante. È molto bella l’immagine di lui che chiude gli occhi e lei rimane sola. Veramente azzeccata. Rendi però più evidente il sogno di lei. è tutto molto confuso, il che potrebbe essere un effetto voluto calcolando il genere del racconto, ma lo è fin troppo. Un lettore che non capisce è un lettore che abbandona la lettura. Qui la frase si presuppone come l'inizio di una bella descrizione, di un ricordo che invece non c'è e che secondo me andrebbe aggiunto. L’immagine qui è invertita troppo bruscamente, dovresti accompagnarla un po’. Cado. Troppo netto. Serve una frase più morbida tipo: “ed io cado con lei”/”ed io insieme a lei” una cosa del genere. Questo “E lei sale” lo leverei. Eleva l’intensità a soggetto. Poi si scioglie? Cosa si scioglie? Non solo questa frase, il paragrafo è poco chiaro. Se non sbaglio è tutto riconducibile alla frase che lei ricorda, quindi scrivere qualcosa come “adesso vedo le lettere confondersi nel bicchiere di latte che ho in mano”. Anche perché la frase “ è di latte e argento” lì per lì risulta confusa e, perdonami il modo brusco, senza senso a primo impatto perché solo dopo, andando avanti, l’immagine di lei che beve il latte si fa più chiara. Ma non avevi detto che i sogni non li raccontava più nella prima riga? Molto efficace (e bella) quest’immagine delle sensazioni notturne. Qui non mi convince. Sei poco esaustiva, come se volessi saltare la narrazione per arrivare subito alla fine. Queste righe risultano piatte, con poca personalità. Sono semplicemente raccontate. Nel complesso, come ho già detto, le basi per una bella storia ci sono, adesso sta a te arricchirla un po'. Idea veramente bella e interessante, bel modo di approcciarti a questo stile un po' sfuggevole,ma peccato per lo scheletro così fragile.
  25. mercy

    The revenge

    @libero_s, credo di averti già detto che adoro sommamente gli esercizi di stile. Adoro collateralmente anche le provocazioni letterarie. Esercizio formalmente riuscitissimo, a mio modesto parere, al netto di un paio di sbavature che ti hanno fatto notare Andrea 28 e Black. Ma, cavolo, il finale. Avresti dovuto, gentilmente, non essere così lapidario. Mi sembra tu lo abbia appiccicato lì, e non finisce nulla, anzi comincia oscuramente qualcosa di diverso. Ci avrei messo, da parte del vecchio, una battuta non sulle regressioni, ma sulle precisazioni. Tipo: Perché gli avverbi esplicitano e precisano, tipo. Vabbè. Mi ritiro vergognosamente.
  26. ElleryQ

    Adiaphora Edizioni

    Discussione aggiornata. Ricordiamo agli utenti che, in occasione dell'attività di aggiornamento e snellimento dei topic delle CE, alcuni post sono stati rimossi o editati, in relazione alle recenti leggi sulla privacy e la responsabilità indiretta dei gestori sui contenuti. Anche i post OT, o contenenti pareri personali e informazioni non essenziali alla funzione della sezione, o ringraziamenti, congratulazioni, informazioni ripetute simili a quelle già scritte da altri, sono stati e saranno da qui in poi nascosti o editati a discrezione dello Staff. Vi chiediamo, quindi, la cortesia di aiutarci a mantenere snelli e facilmente consultabili i topic.
  27. luca c.

    Off topic. Ti taggo.

    Prima che il capo mi banni per eccesso di tag nei suoi confronti: Edit: Aggiunta spoiler superflua
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