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  4. Stefano Verrengia

    Mamma, come si riconosce l’amore?

    Sono onesto e sono un ex-batterista. Le tue parole di commento e la tua capacità persuasiva convincerebbero anche che la terra è piatta, non lo nascondo (lavori forse nel mondo del marketing?). Ho capito perfettamente le tue intenzioni che sono più che nobili dal mio punto di vista, ma ho visto, in questa poesia, un talento buttato letteralmente nel cesso (soprattutto per la dota persuasiva, estremamente potente!). A presto cara, spero in una finale vinta.
  5. Elisa Audino

    Fisicamente non ci sei mai

    Avevo dimenticato di rispondere. Avrebbe senso e, forse, avrebbe senso anche muoverla, spostando completamente a destra la seconda parte, che ha un cambio di tono. Ci devo lavorare su.
  6. Niko

    Show don't tell & Co

    No, non sono sicuro che c'entri col forum
  7. DSGU

    La Formula Magica - Cap. 8

    Gordo Era febbraio, ed era la festa di una mia cugina. A pensarci bene, era la festa di due cugine, festeggiate la stessa notte. Come ad ogni festa di famiglia, mi ero fatto da parte con i cugini della mia età, o comunque con tutto il gruppo dei non adulti. Eravamo in una stanza da letto in cui avrebbero dormito poi alcuni degli invitati. Non so nemmeno chi ci avrebbe dormito lì: forse io? Può essere. Mi ricordo che la finestra della stanza dava sul cortile, e che entrava luce da fuori nonostante fosse notte, perché le lampadine in cortile erano accese. Mio fratello si era trovato molto bene con tutti i ragazzini lì. Io però mi sentivo già completamente staccato. Non mi divertivano, e probabilmente lo avevano capito. Purtroppo non riuscivo a ridere, come se non avessi mai dato permesso al mio bambino di essere un bambino e come se fossi un adulto in mezzo a bambini. Ricordo che uno dei miei cuginetti, forse senza nemmeno troppa malizia mi chiamò gordo. Riesco ancora a sentire il dolore. Negai di essere grasso, gli dissi che non era vero, e infine gli chiesi perché dicesse una cosa così. Rispose che lo diceva perché era così, mi ripeté che lo ero. Tirai dentro la pancia più che potei e mi alzai la maglietta. Credevo di riuscire a nascondere il mio peso (e l’immagine che avevo di me) a quel bambinetto, giocando con il mio fiato. Ma lui tocco la mia pancia con il dito indice e insistette, dicendo che proprio quello che si vedeva era quello che intendeva. Poi andò, insieme ad altri ragazzini a giocare da qualche parte. Ero completamente spezzato. Se avessi potuto, sarei scappato in camera mia a piangere. Purtroppo però non avevo una camera mia. Fino a quel momento della mia vita, non avevo mai avuto una camera mia, solo per me. Allora scomparii nella mia mente, nella solitudine della mia testa, al riparo da qualsiasi altro attacco dal mondo reale. Liceo Avevo scelto piuttosto casualmente il liceo scientifico in cui sono poi finito. Avrei tanto voluto iscrivermi a un liceo linguistico. Aveva senso a un livello profondo di me, così tanto profondo che però non riuscivo minimamente a spiegarmelo, tantomeno a spiegarlo agli altri, con termini razionali. Se avessi dovuto dire perché volevo andare a un liceo linguistico, avrei risposto che mi piaceva la parola “linguistico”. Avrei voluto fare la battuta che forse avrei imparato a usare bene la lingua e con lo sguardo avrei implicato connotazioni sessuali. Ma non sarei riuscito a dire più di questo. E così, quando la mia professoressa di inglese mi consigliò di fare piuttosto un liceo scientifico, mi rassegnai. Credo che in quel momento, si decisero molte cose di quello che sarebbe diventata la mia vita nel futuro. In ogni caso, il primo giorno al liceo che avevo distrattamente scelto non pensai a queste cose. Pensai solo al fatto di essere in ritardo. Edificio nuovo, nuova parte della città, il mio sguardo totalmente perso e quasi disperato mentre sto per salire le scale. Temo che tutti mi noteranno, visto che sto per arrivare in ritardo. Un’altra ragazza è di fronte a me e sembra persa tanto quanto me. Scopriamo che siamo nella stessa sezione e insieme riusciamo a trovare la stanza in cui andare. Chissà se c’è qualche lezione che non riesco a vedere, nascosta in tutto ciò. Bus Spostarsi col bus ogni mattina era qualcosa di magico. Ero finalmente cresciuto, o almeno lo ero abbastanza da potermi spostare da solo in città. Mi sentivo come se il bus fosse al mio servizio, come se il conducente fosse il mio autista e gli altri passeggeri fossero fortunati che il mio bus avesse tanti posti disponibili, tra cui dei posti anche per loro. Mi sedevo quasi sempre nello stesso posto in fondo, da cui potevo tenere d’occhio il mio bel bus. Ascoltavo musica nella nuova scoperta tecnologica di cui potevo servirmi, il mio lettore mp3. Viaggiare in quel bus era la parte migliore della giornata. Ero finalmente da solo: nessuna famiglia, nessuna classe, nessuno che mi potesse disturbare o ferire. Le cuffie le usavo anche quando non avevo nessuna musica, come nei giorni in cui il lettore mp3 era scarico. Mi permettevano di immergermi meglio nel sogno. Era un sogno nebbioso, e non riuscivo a capire bene il perché di quella nebbia. Nessun confine era ben chiaro, ed ero per lo più perso tra i dettagli sfumati che si creavano nella mia mente di quasi adolescente. Per fortuna il ritmo stabile della batteria delle canzoni rap nelle cuffie mi guidava. Come il tamburo guida i soldati ignari verso la battaglia, mi dava un barlume di ordine e di direzione.
  8. dyskolos

    Show don't tell & Co

    Non sarai solo Staremo insieme, ignoranti, «tutta la vita, tu ed io»
  9. Marcello

    Show don't tell & Co

    Questa però è una cosa strana, che sarebbe da chiarire... A chi sì e a chi no @Niko ne conosci il motivo?
  10. Lauram

    [Sfida 22] Tradimento ideale

    Ciao @ITG per essere la prima volta che scrivi un racconto comico te la sei cavata egregiamente. Non c'è il grottesco a far ridere ma riflessioni ironiche. Per me il racconto è geniale, mi è piaciuto come hai lavorato di regia. Da un palestrato (mi è preso un colpo, sto scrivendo un racconto che ha un palestrato per protagonista) a Maurizio Costanzo e al tradimento dei propri sogni. Per me prova superata. Bravo. Un solo appunto, vediamo se ti può aiutare: In questo paragrafo ripeti più volte i passaggi precedenti. Il lettore riderebbe anche solo leggendo "era dal ginecologo", punto. Fa ridere, implica una situazione divertente senza il dover andare a spiegare. È una freddura, non ha bisogno di altro (almeno credo, non sono di certo un'esperta:)) Complimenti e ciao.
  11. Sira

    Sulle punte del silenzio

    Ciao @Stefano Verrengia, ti ringrazio per l'analisi e per il tempo che mi hai dedicato. Ho trovato il tuo commento molto interessante, così come la tua poesia che a breve passerò a commentare. Felice che ti sia piaciuta. Ciao @Dark Smile, E hai fatto benissimo: è sempre un piacere vedere il senso del proprio testo plasmarsi in base alla sensibilità del lettore. Mi ha fatto piacere che tu abbia voluto condividere il tuo sentire. Grazie cara!
  12. Ngannafoddi

    Show don't tell & Co

    A me non è spuntata nessuna strisciolina rossa. E quando rileggo e mi accorgo dell'errore, ormai è troppo tardi qui sul WD , perché io non ho più i poteri del sostenitore. Ci saranno almeno mille errori nei miei messaggi passati, forse merito l'espulsione per troppa ignoranza.
  13. Elisa Audino

    Fisicamente non ci sei mai

    Ciao @niva esse, come ho scritto sopra, ero molto in dubbio su questa poesia. Non che di solito non usi un tono colloquiale, ma qui è forse più elementare e antipoetico del solito. Il concetto che volevo rendere (e non l'ho filtrato più di tanto, l'ho guardato è scritto com'era, quasi infantile) era esattamente quello del vuoto. Il risveglio del dopo. Grazie delle belle parole, buona continuazione
  14. Elisa Audino

    Fisicamente non ci sei mai

    Caro @Anglares, rispondo con un po' di ritardo, mi sono data un paio di giorni per riflettere meglio su quello che avevo scritto. L'ho postata qui per prova, usando l'Officina esattamente per quello che è.La guardo, la ?poesia?, ancora un po' con un occhio sinistro, che da un lato vede qualcosa che inciampa dall'altra sa che forse sto tentando di aggiungere una qualche rottura a quel dialogo a cui spesso faccio ricorso (parlo sempre con qualcuno, questo è vero, non riesco a farne a meno ). Ancora non sono sulla via giusta, ma la sta cercando. In questa poesia un po' disconnessa ero forse più curiosa di altre di sapere quanto sono uscita fuori strada. Grazie ancora
  15. Lauram

    [Sfida 22] Spia!

    Ci sono tante trovate divertenti che solo tu riesci a inserire con nonchalance. Sembra che ti escano lì per lì senza rifletterci prima, la scrittura fluida inoltre aiuta a metterle in rilievo. La soluzione finale mi è piaciuta molto. Ciao caro socio @Edu
  16. dyskolos

    Show don't tell & Co

    A me invece la «strisciolina rossa» compare, se scrivo onniscente (senza la i). Ma devo precisare che, a differenza della maggior parte degli esseri viventi dell'orbe terracqueo, vado su Linux (non su win$o$). Io peraltro l'ho sempre scritto con la i come in scienza: la radice è sempre quella.
  17. DSGU

    L'ennesimo io

    Mi piace il fatto che le lettere io trovino eco alla fine del verso in "olio". L'espressione eco d'olio non la capisco perfettamente, o almeno non ne sono completamente sicuro. Intendi dire che l'olio continua ad andare e tornare a causa della sua proprietà fisica che lo fa stare sopra l'acqua e del fatto che il mare sia agitato? Il movimento che fa l'olio lo fa sembrare un eco? Trovo azzeccata la "d" eufonica, aumenta la carica irruente del verso. Molto bella l'immagine "ladro di minuti". La mia sensibilità ti consiglierebbe di evitare l'apostrofo e optare invece per "di un". Tra le due varianti credo sia la migliore, ma forse per quello che vuoi dire è già perfetta la scelta che hai fatto? Bella l'allitterazione in "m". Ma se la mela è ancora immatura, come fa a essere dolce? Questi sono i due versi che mi sono piaciuti di più. Vicino all'io, si inserisce immediatamente un forte ego, che si reputa infallibile. Ma già al verso successivo torna la realtà: esistono delle eccezioni per tutti, anche per gli spadaccini infallibili. Questi due versi invece io li toglierei, se dovessi togliere qualcosa. L'allitterazione è molto bella, ma sento una forzatura che quasi stona con la naturalezza del resto. Di per se non sono così male, ma mi sembrano gli unici versi superflui. Forse però c'è qualcosa che non ho capito io. Molto bella l'espressione "sussurri d'una carezza", le "s" di "sussurri" si trasformano nelle "z" di "carezza". E lo fanno tranquillamente, seguendo il concetto che esprimono. Il tutto viene già preparato sonoramente dalla parola "dissimulatore". Penso alla polvere da cui si dice che proveniamo, e a cui secondo la Bibbia torneremo. E penso all'infinità dell'Universo, rispetto a cui non siamo che granelli. La polvere ci dice che siamo mortali, infatti moriremo tutti quanti. Il concetto del tempo è suggerito anche dal "granello" che potrebbe far pensare alla clessidra e alla sabbia al suo interno. Ma tutto ciò ha senso solo perché già anticipato dall'espressione "ladro di minuti". Il numero di stanze è otto, di due versi ciascuna. Otto come il simbolo dell'infinito, e il fatto che la poesia termini con "io" chiude bene il cerchio (o il simbolo dell'infinito?) Componimento molto interessante @Lmtb99
  18. Marcello

    Show don't tell & Co

    ah no? Oddio, non so che dirti... Se scrivo una parola con tre "t", per esempio, a me compare sempre: come nel correttore di Open Office. Non avevo idea che a qualcuno non succedesse, lo imparo ora dopo quasi sette anni di WD... Forse c'è da attivare o disattivare qualche particolare comando? Non ne ho idea, magari qualcuno che lo sa verrà a dircelo...
  19. simone volponi

    Show don't tell & Co

    la striscia a me non compare
  20. Marcello

    Show don't tell & Co

    E però il narratore è onnisciente e a me piacerebbe sapere perché il 99% degli utenti di un forum di scrittura sbaglia a scriverlo... Se lo scrivete senza "i" vi appare anche la strisciolina rossa sotto: non è un caso. Scusa @Ngannafoddi non ce l'ho con te, ma avevo deciso che la prossima volta che lo avessi visto scritto in maniera scorretta avrei pontificato...
  21. Talia

    [FdI 2019 -2] Post Fata Resurgo

    Commento Post Fata Resurgo "Io scommetto cinquanta euro che caca prima quello marrone!" esclamò Antonio girandosi di scatto. Aveva cominciato a sudare freddo dentro il locale, per questo era uscito per primo. Dalla tasca aveva preso un fazzoletto di carta usato, con l'umore ormai secco e appiccicato. Si asciugava i palmi delle mani, con lo sguardo fisso sul marciapiede. Trasferiva il fazzoletto da una mano all'altra, mentre con i piedi batteva il cemento per non percepire il tremore alle cosce. Finché non aveva notato quei due cani randagi intenti a razzolare tra i bidoni. Aveva provato un certo sollievo nel proporre il gioco agli amici che, dietro di lui, stavano uscendo dal ristorante. "Io invece scommetto che quello pezzato se lo monta tra due secondi." Gli rispose Paolo generando un coro di risate. "Guarda che non stavo scherzando, puntiamo!" insistette Antonio. Carla lo prese sotto braccio e lo guardò dritto negli occhi: "Giulia non stava bene quando siamo usciti. Forse è meglio se andiamo." E lo trascinò verso l'auto. Coricatosi, Antonio non trovava il fianco giusto per prendere sonno. Così controllava la sveglia ogni cinque minuti finché non lesse 5:01. La bloccò per non farla squillare e uscì senza nemmeno sciacquarsi il viso. Durante il tragitto deglutiva in continuazione la saliva che gli riempiva le guance e le gambe vorticavano senza perdere il ritmo tacco punta tacco punta, sembrava un soldato a una parata militare. Il barista stava ancora fissando il bandone ma Antonio entrò senza esitare. Giunto davanti alla slot ancora spenta, vide il suo viso riflesso nel monitor e stentò a riconoscersi in quell'uomo con le occhiaie bluastre e i capelli brizzolati, ammazzettati e unti. Mentre rincasava con un'andatura più rilassata e pensava alla colazione, sulla soglia una ragazza in minigonna di jeans e rossetto rosso lo salutò senza alzare lo sguardo dal cellulare. Rimase immobile per un attimo, poi chiese alla moglie che stava versando del caffè:"Da quando Giulia si veste in quel modo per andare a scuola?" "Da quando è diventata donna, cioè tre anni fa. Ma il trucco lo usa solo da quest'anno." Antonio sollevò le spalle e incassò la testa. "Devo scappare in ufficio, scusami." Rispose arrossendo. Scelse la strada più lunga. Aveva bisogno di tempo prima di affrontare la riunione con suo padre e suo fratello. Sapeva che non sarebbe stato in grado di giustificare certi ammanchi nel bilancio. Si arrovellava per trovare una scusa, quando il telefono squillò. "Ascoltami bene. Hai tre giorni per ridarmi ciò che mi devi, altrimenti qualcuno pagherà al posto tuo. Tua moglie mi piace, è proprio una gran gnocca. E credo che mio figlio sia rimasto affascinato dalle poppe di tua figlia." Invertì d'istinto il senso di marcia, ma le mani tremavano un po'. Spalancò la porta di casa con un certo vigore e sentì Carla singhiozzare in salotto. "Mio dio, cosa è successo? " urlò correndo da lei e urtando il mobilio. "Ci hanno staccato la corrente. Ho contattato la banca, per capire… Tu lo sai bene, cazzo!" Percepì il dito della donna puntare con rabbia verso la sua coscia. Poi Carla si alzò in piedi e cominciò a spingerlo con violenza e a colpirgli il petto con pugni goffi e disperati." Vattene da questa casa. Adesso basta!" Strillò spingendolo fuori. Antonio si rifugiò in macchina e cominciò a guidare. Ogni tanto si asciugava le lacrime con la manica del cappotto. Più il cellulare suonava con insistenza mostrando il volto di suo fratello, più lui premeva sull'acceleratore diretto dalla parte opposta della città, dove sapeva di trovare un po' di sollievo. Entrò nella sala scommesse del locale dopo essersi fermato al bancone del bar a prendere un bicchiere di whiskey torbato. Il proprietario non aveva dato segno di stupirsi, era abbastanza abituato a servire alcolici in tutto gli orari del giorno e della notte. Quell'odore di legno di botte lo rianimò un po'. Provò a concentrarsi su una puntata ma il suo cervello sentiva solo l'eco della rabbia di Carla. E le minacce ricevute al telefono. Le gambe cominciarono a diventare molli come burro fuso e la colonna vertebrale a collassare su sé stessa. Nel sorreggersi a un tavolino di fianco, lo fece traballare. Un libro adagiato sopra il ripiano scivolò a terra. Antonio lo raccolse e lesse il titolo: Animali magici, portafortuna e numerologia. Lo aprì a caso. Un grosso uccello dal piumaggio variopinto emergeva tra lingue di fuoco al centro della pagina e accanto una poesia: Bruciano lavanda, cannella, mirra e cardamomo. Diffondono nell'aria e profumano il rogo miracoloso. Risorge dalla cenere purificatrice, si rinnova come il sole la fenice. Non aveva finito di leggere che un uomo gli puntò da sotto la giacca una pistola tra le scapole e lo obbligò a raggiungere un vicolo dietro il locale. Tre tizi a gambe divaricate li stavano aspettando, giocando con dei randelli. Mentre il tipo con la pistola diceva: "Questo è un avvertimento, per farti capire che il mio capo non scherza. Ricordati: cinquantamila", la testa di Antonio rimbombo intorno e poi il buio lo avvolse. Fu l'odore dolciastro della cannella mescolato al retrogusto gradevole di altre resine a svegliarlo. Era disteso su uno strato di cenere tiepida, tutto intorno sabbia e dune. Da una di queste stava spuntando il sole mattutino. Nonostante i raggi splendessero lucenti, riuscì a scorgere in controluce un meraviglioso uccello che stava spiccando il volo con eleganza...la fenice…bisbigliò prima di risvegliarsi in un lettino della Terapia Intensiva. Antonio segna con un pennarello rosso un'altra ics sul calendario. Quasi trecentosessanta ics: sorride orgoglioso. Finisce di tamponare i capelli con l'asciugamano che tiene intorno al collo e si versa del succo di arancia. "E anche per oggi ho resistito a scommettere". Così gli ha detto di ripetere lo psicoterapeuta ogni sera. Nessun grande progetto, ma accontentarsi di ogni giornata andata a buon fine. Il cellulare lo avvisa di un messaggio:"Sai che tutti gli amici mi invidiano il tuo regalo! Grazie ancora, papà!". E segue un selfie di Giulia che solleva il pollice da sotto un lucente casco rosa e oro. Sorride ancora, Antonio. Va in bagno e si osserva nello specchio mentre si prepara: crema idratante, deodorante, gel. La cicatrice spunta dall'attaccatura dei capelli e percorre in verticale metà fronte. Certo non è proprio decorativa, ma è contento di vederla: gli ricorda da cosa è riuscito a risollevarsi. E subito si osserva il torace con riconoscenza. Sul pettorale sinistro, proprio sopra il cuore, si è fatto tatuare un grosso uccello colorato che vola contro sole. E sotto la scritta Post Fata Resurgo, il motto della fenice. Indossa un abito nuovo, comprato apposta per quella serata attesa da settimane, e si osserva: gli sta bene e mette in risalto un fisico tonico, che prima non aveva. Sono stati il nuoto e il jogging che, secondo la terapia di recupero, doveva praticare regolarmente. Si sente ringiovanito e più forte. Più forte anche perché adesso non prova più quei tremori all'idea di giocare, come era successo due giorni prima dal tabaccaio. In attesa del suo turno alla cassa, vide stesi in bella vista, tipo lenzuola ad asciugare, centinaia di grattaevinci luccicanti. Il suo primo pensiero fu: se ne compro uno che male può farmi, solo uno. Ma poi si era guardato le mani sporche di bianco: per far fronte alle spese degli avvocati e onorare i debiti, lavorava anche come imbianchino e guardia notturna. Non poteva permettersi di rovinare i suoi progressi con uno stupido biglietto. Sì, si sente davvero pronto per riconquistare sua moglie. Afferra con delicatezza la rosa rossa confezionata dal fioraio e si dirige a prendere Carla. Ha prenotato un ristorantino molto intimo con vista sul mare.
  22. irene m

    Mamma, come si riconosce l’amore?

    Apprezzo molto la tua schiettezza @Stefano Verrengiae quindi grazie per il tuo parere (e anche per la fiducia!) perché, come dicevo prima ad Anglares, se posto una poesia qui è perchè mi servono pareri sinceri, positivi o negativi non ha importanza. ... questa però è molto più di una delusione! questa è una delle poche situazioni che giustificano l'allontanamento dal tavolo (e poi dal ristorante!) con la scusa della toilette. Comunque, scherzi a parte, provo a spiegarti (ma non per farti cambiare idea, solo per spiegare il perché della semplicità - o banalità): qui parli di analogie adolescenziali e in effetti l'idea era proprio quella di un dialogo con una ragazza adolescente (quindi, dato il titolo, per coerenza non potevo essere troppo filosofica, perché altrimenti l'adolescente mi salutava dopo tre parole!) che, inesperta, chiede quali siano i "sintomi" inconfondibili dell'amore. Quindi non volevo arrampicarmi in metafore ardite e troppo concettuali, volevo dar vita a una sorta di "show don't tell", qualcosa che mostrasse cosa (mi soffermo solo su alcuni effetti, ovviamente, anche perché preferisco scrivere poesie brevi) dovrebbe/potrebbe sentire una persona che probabilmente è innamorata. Il sorriso, dunque, quello ebete che ci si forma mentre camminiamo da soli e magari in realtà ci sono proprio pochi motivi per sorridere nella nostra vita... ma noi sorridiamo, pensando a quella persona: sarà banale, però è sicuramente un sintomo; e poi il cuore che rimbomba come se in tasca o nella borsa ci portassimo dietro John Bonham che picchia sulla batteria; quindi l'essere svagati (non accorgersi che piove) e infine l'insonnia (vabbé, quella magari ci fosse solo quando siamo innamorati!). Sì, in effetti sono cose banali, ma no, la poesia è stata scritta forse troppo di getto, ma non svogliatamente, questo mi sarebbe veramente impossibile. Una riflessione più attenta sulla scelta delle parole, questo assolutamente sì, sarà fatta, senza dubbio. Grazie ancora per la tua analisi schietta, alla prossima!
  23. Lauram

    I racconti della Settima Luna - Quinto ciclo

    Complimenti a tutti ragazzi, devo essere sincera non li ho letti tutti , recupero va bene? Ma solo dopo i penna e spada
  24. Corto Monzese

    Copyright di nomi di protagonisti di film

    Buonasera, mi chiedevo se si può usare come 'nom de plume' per un libro il nome di un protagonista di un film senza incorrere in alcun problema. Molte grazie
  25. Floriana

    La Catena

    @GiuliaShumaniTutanka accetta i pareri degli altri anche se non li condividi. Per le correzioni può darsi che abbia sbagliato io. Ripeto a me sembra una storia d'amore tra due uomini. (magari sbaglio) Buona serata
  26. Anglares

    Affonda

    @Dark Smile ciao, I tuoi passaggi sono sempre graditissimi, sai che apprezzo la tua scrittura e il tuo sguardo. Con la tua sensibilità sai creare e ricreare delle immagini: mi hai permesso di leggere con te questi versi e di riscoprirli come nuovi. I tuoi "deliri" non mi dispiacciono mai. A presto.
  27. Bluesman

    Jukebox

    Bulli, pupe, gangster, whisky e scazzottate... Il "nostro" duro di Chicago...
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