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  2. Ton

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 127 OT

    Ma sei matto?? È un capolavoro sembriamo due usciti da Naruto
  3. Xal

    IoScrittore

    Non ha senso parlare di "partenza" lenta o veloce. L'incipit dovrebbe incuriosire il lettore facendo nascere domande e curiosità. Lento o veloce che sia, se non scatena curiosità, se non fa una promessa al lettore (=risponderò a questa tua curiosità) è un incipit destinato a morire lì.
  4. Rhomer

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 127 OT

    ahah, quel ferro da stiro accanto a corto maltese non si può proprio vedere...
  5. Sjø

    Jo March

    Confermo in quanto sono stato rappresentato da questa agenzia e ne posso parlare solo bene, soprattutto per la fase di editing.
  6. Nancy C.

    Il gioco delle Consonanti

    r pns nvc ch l mnd s n ngm bngn, ch l nstr fll rnd trrbl prch prtnd d ntrprtrl scnd l prpr vrt. Questa è abbastanza facile, dai.
  7. Ton

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 127 OT

    @Kuno bellissima!!
  8. Ton

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 127 OT

    Appirieparatevi!
  9. Rhomer

    Alma mater

    Alma mater Ogni mattina, Alma accendeva e spegneva tre volte il lume della vergogna. Quella mattina, Pietro chiese: «Perché si chiama così, mamma?», gli occhioni azzurri imploravano risposte sincere. «Se vuoi essere un uomo, dovrai vincere la paura del buio», gli rispose accarezzandogli la guancia. Pietro non riusciva mai a capire le parole di sua madre, i significati di quelle frasi mutavano dal giorno alla notte. «Perché l'altra sera mi hai chiamato...» alzò gli occhi scavando nel ricordo «...O-tro-ba?», disse incerto. «Tesoro mio, stavi sognando. La prossima volta che accade, tocca questo», toccò tre volte il crocifisso appeso al muro. Pietro scese dal letto e lo toccò a sua volta. «Quelle piccole ditina lo hanno sfiorato una volta», lo guardò sorridendogli e rimproverandolo al contempo. Lui si mise in punta di piedi, e con l'indice diede tre piccoli colpetti al crocifisso. «Uno, due, e tre». Poi rise e l'abbracciò. «Ora vestiti, altrimenti farai tardi a scuola». Ogni mattina, Pietro si teneva ben strette le coperte fino alla punta del naso, gli occhioni azzurri sgusciavano via in preda alla curiosità. Quella mattina, una gracile donna stava immobile ai piedi del letto; nuda e con lo sguardo fisso su di lui. In viso somigliava a sua madre, ma lei era calva, pallida, e con le iridi rosse cremisi. «Hai girato il crocifisso», disse sgranando gli occhi. Pietro sentì sul viso il peso di quelle parole, fredde e taglienti come rasoi. Gli si accapponò la pelle e si girò di scatto. Lo vide: il crocifisso era al contrario. La donna iniziò a canticchiare dondolando le braccia: «uno per il Padre, due per il Figlio, e tre per lo Spirito santo». Improvvisamente prese fuoco; fiamme nere le dilaniavano il corpo. Sentì la puzza di carne bruciata farsi strada fin dentro al cervello. Affondò la testa dentro le coperte, e iniziò a tremare. Un'ora dopo, sentì i passi di sua madre che arrivavano dal corridoio. Lei entrò, e la sentì accendere e spegnere tre volte il lume della vergogna. Ogni pomeriggio, Alma aggiungeva tre gocce di mescalina nella cioccolata. Quel pomeriggio, le increspature in quel liquido scuro le rievocavano immagini di antichi rituali. Mescolò per bene indugiando davanti alla finestra che dava al giardino; il tepore della luce filtrata dalle nuvole le massaggiava la fronte. Oltre il giardino, l'anziana vicina le sorrise mentre annaffiava le piante. Alma ricambiò con un sorriso energico figurandosi quel volto raggrinzito puntellato da spilli. La cioccolata era tiepida adesso, dunque si avviò in direzione della stanza di Pietro. «Hai finito i compiti?», disse sbattendo più volte le palpebre; la stanza era immersa nel buio. «Non posso, mamma. Non mi sento bene», la voce tremula si mescolava alla tosse secca. «Non preoccuparti, tesoro.». Fece abituare gli occhi all'oscurità, dopodiché gli si accostò vicino, e gli diede la cioccolata. «Ti farà bene, Otroba», l'ultima parola le uscì come un sussurro. Pietro iniziò a bere, a ogni sorsata singhiozzava, cercava di nasconderlo il più possibile. «Qual è il problema?». La voce di Alma era fredda, carica di indignazione. Lui lo notò, ma non resistette comunque, e sbottò in un pianto fragoroso. «Mi fa male, mamma. Non la smette, mi morde i piedi, mi guarda, e ride. Lo sta facendo anche adesso». Due occhi rossi rilucevano ai piedi del letto. A sentire quelle parole, la gracile donna affondò con forza i denti acuminati nella carne. Pietro mugugnò sentendosi pervadere dal calore; la mescalina cominciava a fare effetto. Alma accese il lume della vergogna, mise il crocifisso alla rovescia, spense il lume della vergogna, lo riaccese, lo spense, e ancora lo riaccese, e ancora lo spense. Pietro era immerso in un sonno agitato, ripeteva le frasi che sua madre gli sussurrava all'orecchio; svariate bestemmie e preghiere alla rovescia. Dopo quella che ad Alma parve essere una mezz'ora di profonda devozione e rettitudine, uscì dalla stanza, lasciando Pietro in balia delle tenebre. Ogni pomeriggio, Pietro bagnava il letto. Quel pomeriggio, si ritrovava a perdere il controllo del proprio corpo; i muscoli si stiravano e i bronchi si dilatavano. Si lasciava andare in continue evacuazioni, mentre il cuore gli pompava acido da batteria. In quello stato delirava costantemente, digrignava i denti, e, tra una contrazione e l'altra, assumeva posizioni assurde. Era rimasto immobile per molto tempo; si sorreggeva con le braccia mentre le gambe le teneva buttate all'indietro. Coi piedi sanguinanti rivolti verso l'alto, era come se fosse sprovvisto di articolazioni. Il petto si gonfiava in modo innaturale ad ogni grave respiro emanato. I suoi occhi erano lucidi e privi di pupille, solo due grandi iridi azzurre. Osservava la gracile donna che gli sorrideva a denti stretti. «Ioup eresse otirtun osseda», disse tirandolo a sé con le sue zanne; le unghie gli penetrarono la pelle come fosse burro. «Li oim oproc é out», rispose lui con la voce di un uomo. Lei iniziò a scuoterlo violentemente, mentre in cucina Alma sentiva le urla di suo figlio perforagli i timpani. Quella sera, finalmente la donna gracile allattava al seno suo figlio. Quella notte, la casa di Alma era immersa nel buio e nel silenzio. Ogni abitante del quartiere accusava sintomi influenzali, mentre nel cielo privo di stelle si intravedeva un piccolo squarcio; all'interno vi erano tante piccole sagome intente ad osservare. Venti anni dopo, Alma si recava nell'ufficio di suo figlio, non lo vedeva da almeno dodici anni. Era diventato un elemento di spicco della società; capo di una potente azienda farmaceutica, famoso filantropo, e in procinto di attuare una brillante carriera politica. Era molto emozionata, tutta in tiro attendeva di fronte alla scrivania dell'ufficio. Quella era forse la stanza più grande nella quale fosse mai stata. Un enorme vetrata offriva lo spaccato di una società intenta ad oliare gli ingranaggi del mondo; distese di grattacieli si sfidavano a chi si avvicinasse di più al cielo. Da quell'altezza, Alma si sentì come una divinità, intenta ad osservare il mondo sotto ai suoi piedi. Teneva stretto a sé il lume della vergogna. «Ciao, mamma. Avresti dovuto avvertirmi, non ho molto tempo», disse Pietro alle sue spalle. Lo vide e venne travolta dalle emozioni; era alto, bellissimo, gli occhi di un azzurro cristallino. Chinò il capo, si sentì soggiogata e fragile di fronte a quello sguardo. «S-scusami, amore mio. Non ti vedo da così tanto tempo. Io non...ecco, volevo solamente...Ti ho portato questo, ti ricordi?». Con mani tremanti gli mostrò il lume della vergogna, Pietro sorrise. «Mi ricordo molto bene, ma adesso guardami, per favore». La sua voce era calda e profonda. Alma alzò lo sguardo e vide gli occhi del Signore, lacrime di gioia le inondarono il viso. «Non ne ho più bisogno, ho vinto le tenebre molto tempo fa». Quella mattina, Pietro era felice. Aveva rivisto la sua dolce madre, si era inebriato dei ricordi di un piccolo fanciullo pieno di paure e rimorsi, aveva fatto l'amore con almeno dieci vergini, e pregustava l'imminente giorno delle elezioni. Solo allora avrebbe potuto nutrirsi dei piedi degli uomini.
  10. dyskolos

    Non riesco mai a finire quello che comincio

    Avevo lo stesso problema, anche se non in ambito "letterario". Non ho mai trovato un modo per risolverlo; mentre però cercavo codesto modo, sono guarito: il tempo ha fatto il miracolo, alleluia È molto peggio aver la "sindrome del foglio bianco" e non sapere che scrivere. Potresti fare due cose: Concentrare quelle sei storie in una: fai una specie di insalata, ma ben amalgamata Scrivere quelle sei storie contemporaneamente. Se scegli la 1. sta' attenta a non "bruciare" gli argomenti: potrebbero servirti in futuro. Ottimo! Vuol dire che hai il pensiero più veloce del braccio Forse è questa la radice del «problema», che non è un problema, ma una cosa positiva.
  11. Kuno

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 127 OT

    Io come al solito ci metto la locandina
  12. Rhomer

    P o r t o di O d e s s a

    Ciao, @flambar . Ho letto il tuo racconto e proverò a dirti cosa ne penso. Prima di esprimermi riguardo al contenuto vorrei farti notare un po' di cose. Premetto fin da subito che non mi sento per nulla pronto a sezionare un racconto per evidenziare potenziali errori di qualsivoglia natura, questo perché io stesso ne commetto tanti quando scrivo, dunque prendi le mie parole come quelle di uno che ci prova più che altro. Di contro, compensero con un'analisi precisa (almeno per quello che concerne il mio personale gusto) sul contenuto; dunque la storia e il ritmo. Allora, cominciamo: Questa frase mi suona male. Personalmente la rivedrei tutta. Un esempio potrebbe essere: Sapendo come vanno queste cose, ovvero: bevi tu, bevo io, e finamo per menarci. E poi ci metti: Cercai una scusa dicendo agli organizzatori etc Sarà un cane buonissimo, ne sono sicuro... ( : metterei una virgola dopo "aggrapparmi" Anche qui andrebbero messe un po' di virgole. Ho notato che un po' in generale ci sono problemi con la punteggiatura. Dunque eviterò di riportarli tutti dopo questo esempio. Il mio consiglio è quello di rileggere ogni frase più volte, così da capire come scorre, e dunque aggiungere o togliere virgole, punti etc. E' un problema comune, anche io tendo a fare casini in tal senso ( : conobbi* . "Conoscetti" penso sia arcaico se non errato proprio Qui non ho ben compreso. Intendi un salto spericolato? In caso sarebbe meglio specificarlo, così da risultare più chiaro. Anche qui, la rifarei tutta. Esempio: Stupiti dalla ferocia del mio cane, si immobilizzarono. Riuscii a scappare facendomi spazio tra loro, dirigendomi verso l'entrata del porto. Alla faccia del salvataggio... ( : Non c'è bisogno che scrivi che è stato Satana ad azzannargli la mano, si capiva anche senza qui mi hai fatto ridere. Anche se non capisco bene perché prendi come riferimento il napoletano. Così all'improvviso, senza un contesto, stona secondo me. Anche se il soprannome mi piace. Ok, mi domando che razza di gente può prendere ordini da un folle simile ( : Ok, mi fermo qui con le annotazioni. Ti esorto a prenderle con leggerezza, ricordandoti che non sono la persona adatta a fare questo tipo di "lavoro", più che altro perché non è nella mia indole. Sono uno di quelli che, quando legge una storia, si concentra soprattutto sul contenuto. Ovviamente è fondamentale migliorare la scrittura: sintassi, grammatica etc, perché senza queste la storia ne risente negativamente. Come in questo caso appunto. Mi spiace dover ammettere che tutti questi errori non mi hanno fatto immergere nella lettura. Per quanto riguarda la storia in sé, non riesco a vederla come una vera "storia". Proverò a spiegarmi; ci sono dei personaggi e degli avvenimenti, ma il tutto scorre come una sequenza senza un filo conduttore (narrativamente parlando). Non so se ho reso l'idea, ci riprovo dicendoti che mi è sembrato più il racconto di un amico che, tra una birra e l'altra, mi parla di 'sto fattaccio con il suo cagnone. Ecco, ho trovato il termine consono: è un'esperienza! Bene, penso che renda l'idea, forse... Comunque, la trama risulta assente di conseguenza. E mi spiace, visto che il protagonista e il suo fedele Satana, mi stavano davvero simpatici. Che altro aggiungere... spero di rileggerti, sono del parere che avvenimenti simili (per quanto semplici all'apparenza), se coadiuvati con una trama di fondo, possono rendere bene. Spero che i miei consigli possano esserti utili e non spiacevoli. Ciao, e alla prossima!
  13. Talia

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 127 OT

    Luna - Gianni Togni Talia
  14. LemonAid

    Presentazione

    Buonasera a tutti. Mi chiamo Mia e ho iniziato a scrivere storie da bambina. Cinque anni fa ho intrapreso, per gioco, la via del selfpublishing che, inaspettatamente, mi ha donato una fetta di sogno che mai avrei pensato di ottenere. Di recente, in seguito ad alcune proposte editoriali ricevute, ho trovato questo sito. Avevo bisogno di informazioni, di leggere esperienze altrui, e queste pagine mi sono state infinitamente utili. Di fronte a dubbi, indecisioni, ansie e paure, è stato confortante poter avere questo confronto, seppur indiretto. Per questo, ho deciso di iscrivermi e di presentarmi. Un saluto (:
  15. AnnamariaZ

    Mi presento

    Grazie, Flambar. Sì, lo penso anch'io. La scrittura è memoria e riflessione e, alla fine, anche se eterodiegetica, rimane autodiegetica. Così la penso io. A presto
  16. flambar

    Mi presento

    Benvenuta @AnnamariaZio definirei la scrittura come un antidoto molto valido per disintossicarsi dai veleni della vita. Oh! è solo un mio parere basato sul cambiamento personale avuto al momento dell'iscrizione a WD. Buona fortuna
  17. Poeta Zaza

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 127 OT

    In attesa del pensiero giusto per sciogliere la nostra creatività
  18. Oggi
  19. Cicciuzza

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 127 OT

    Allora: il regolamento lo metto io, la canzoncina la mettete voi, e mi raccomando siate puntuali Domenica alle 12 esatte E niente. Pronti cazzeggio via!
  20. Poeta Zaza

    Mi presento

    Un saluto di benvenuta a te e di buon inizio qui al WD, @AnnamariaZ
  21. Liberre

    Un Roerio da favola [31/03/2019]

    Ragazzi ma che voi sappiate: 1 la classifica che verrà pubblicata è preceduta da mail ad personam? 2Qualcuno l'ha ricevuta così nel caso mi metto l'anima in pace?
  22. Befana Profana

    Off topic. Ti taggo.

    ma dai che scherzavo, piccolo Spank @luca c. Ti farei vincere tutte le lune (ma anche tu ti metti a fare il canetto, ora? )
  23. AnnamariaZ

    Mi presento

    Bach è una delle mie grandi passioni. Ed è vero che si coniuga perfettamente col Paradiso e con le sue armonie celestiali. Buon fine settimana a te.
  24. bwv582

    Mi presento

    Allora posso ricordare che il giorno che abbiamo letto l'ultimo canto del Paradiso in classe, ha voluto che portassi un cd con della musica organistica di Bach (sapeva che ce l'avevo) perché diceva che secondo lei la musica d'organo bachiana "solenne" (quindi corali, fughe lente e lunghi preludi, non toccate e cose simili) si accompagnava bene al Paradiso di Dante. Io dal mio CD scelsi la fuga bwv552b. Così, anche per fugare ogni coincidenza e senza fare nomi e cognomi che non è corretto. Tra l'altro ho una mezza passione per la "Comedìa" (anche grazie alla prof. del triennio) ed ero uno dei pochi dello scientifico (all'epoca) ad averla letta per conto mio visto che, al contrario del classico, per lo scientifico si facevano 6 canti per cantica (parlo comunque del triennio 2003/04-2005/06 quando, appunto, ero al triennio). Comunque se non ti ho annoiato, ti ringrazio perché mi hai dato un'occasione per ricordare. Ed è bello ricordare. Però non parlo più, promesso! Di nuovo buona permanenza e buon fine settimana, @AnnamariaZ. Un saluto e un buon fine settimana anche a te, @Ippolita2018.
  25. bwv582

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Net: rete informatica leggera, senza aggiunte (al contrario di quella lord). KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  26. AnnamariaZ

    Mi presento

    È strano, però. Io sono una specialista della Comedìa. Tengo anche Lecturae Dantis. Non mi hai annoiato affatto. :-)
  27. luca c.

    Off topic. Ti taggo.

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