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Vik19

Voci (1/2)

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Il mio commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/9961-operazione-virgo-prologo/page__gopid__147831#entry147831

La troncatrice parte con un brontolio che diventa in pochi secondi un sibilo acuto mentre la lama gira sempre più veloce.

Io non lo sento: le voci sono un clamore acuto nella mia testa. Voci indistinte, tante, che parlano e gridano tutte insieme. Martellano le mie tempie, pretendono la mia attenzione, ma io non capisco quello che dicono, che chiedono, che vogliono. E loro gridano sempre più forte.

Abbasso la lama rotante: quando tocca l’asse di legno bloccata dalle morse, si scava la sua sede, si crea il suo spazio, vi penetra, sensuale, senza che io avverta alcuna resistenza. Chiudo gli occhi scosso da un brivido, ho un’erezione dolorosa.

Le voci si smorzano, si spengono quasi, diventano sussurri eccitati, incalzanti che non sono nulla rispetto alle grida irose di prima.

Per qualche secondo assaporo quasi la pace. Poi riprendono: il clamore ritorna. Veloce, incalzante, senza requie.

Metto un’altra asse sul tavolo della troncatrice.

Il sudore stilla sulla mia fronte, mi cola lento sul viso, negli occhi. Brucia.

La guardo rientrare a casa, nascosto nel mio furgone. E’ così bella: i suoi capelli castani ondeggiano nel sole dell’autunno che strappa loro riflessi quasi ramati.

Premo le dita sulle tempie e mi concentro su di lei. Le borse della spesa, i suoi vestiti. Lei che accarezza il cane della vicina, mentre parla con la padrona. La sua risata attraversa gli alberi e la strada e arriva fino a me.

La sento con grande chiarezza, nonostante le voci. Come una cascata di campanelli argentini.

E’ un’insegnante.

Seduto sull’alto sgabello al mio banco da lavoro, ho spiegata davanti a me la carta stradale, con tutte le strade, le vie intorno alla sua casa.

La studio a lungo. Le tracce del pennarello rosso indicano le telecamere, di sicurezza, del controllo del traffico, tutte quelle che devo evitare. Sono sempre di più, ogni volta.

Ho memorizzato tutto: dove parcheggiare il furgone, la strada che devo percorrere per andare da lei.

Oscillo lento avanti e indietro sullo sgabello di legno, gli occhi stretti, passo le dita sulle tempie, massaggiandole lievemente, cercando un po’ di sollievo. Inutile: le voci sono sempre lì che martellano incessanti, senza pietà.

Raccolgo la pianta, le foto che ho stampato. Le guardo un’ultima volta, poi apro lo sportello della stufa economica, quella dove brucio la segatura che produco ogni giorno nel mio laboratorio. Il calore mi investe, denso, quasi fisico.

Getto tutto nella stufa, guardo i fogli consumarsi veloci nel fuoco. Aspetto finchè sono sicuro che siano completamente inceneriti.

Mi volto, spengo la luce e salgo le scale. La testa mi scoppia, mi fa così male che ho la nausea.

Devo cercare di dormire. Ingoio quattro compresse di Tavor e mi sdraio vestito sul letto, in attesa che facciano effetto. Non ho nessuna speranza di riuscire a dormire senza, il clamore delle voci è ormai assordante. Non ce la faccio più. Non mangio. Non dormo senza pasticche. Sono sfinito.

Il sonno mi crolla addosso come una tonnellata di mattoni neri, farciti di incubi popolati da ratti famelici.

Un’altra giornata di sole autunnale, splendida e luminosa... troppo luminosa! la luce mi ferisce gli occhi, nonostante gli occhiali da sole. La pulsazione dietro le orbite è particolarmente dolorosa.

Dal finestrino di destra, aperto, vedo la sua casa attraverso gli alberi.

La guardo bramoso. Le voci urlano, mi spingono, vorrebbero che fosse subito. Il dolore che mi provocano è insopportabile.

Mi piego lentamente in avanti, appoggio la fronte sul volante del furgone, chiudo gli occhi, cercando un po’ di sollievo.

Mi accorgo all’improvviso del rumore dei colpi sul finestrino, dal mio lato. Sollevo di scatto la testa, sbattendo gli occhi con sofferenza. Una maledetta vecchia con il cappellino viola mi guarda e batte con il manico dell’ombrello sul finestrino.

Gesù piantala di battere con quell’ombrello! Ogni colpo risuona come una campana nella mia testa! Abbasso il finestrino con la mano sinistra, mentre la destra nascosta dal mio corpo, stringe convulsamente il coltello. Maledizione non voglio essere costretto ad ucciderla! Rovinerebbe tutto!

Mi tolgo gli occhiali da sole e la guardo in silenzio; lei stringe gli occhi dietro gli spessi occhiali e mi scruta:

“Si sente bene giovanotto?” la voce sembra una raspa sul legno grezzo.

Resto ancora a guardarla per alcuni secondi, incerto, cercando di metterla bene a fuoco, poi le rispondo con uno sforzo:

“No, ho l’emicrania...”

La vecchia scuote il capo, vedo il suo sguardo perdersi, iniziare a vagare, poi si gira e se ne va borbottando:

“L’emicrania! Ah quanto mi tormenta a me sapeste... Ho la cervicale io, e ho avuto anche il trigemino. Divento vecchia, è brutta la vecchiaia... Il Seconal, ecco cosa ci vuole per il mal di testa, sì quello ci vuole...” la voce della vecchia si perde mentre lei si allontana zoppicando e appoggiandosi all’ombrello come ad un bastone.

La guardo andare via, mentre cerco di decidere come comportarmi con lei. Mi ha visto in faccia, vicino a casa di lei. Potrebbe riconoscere il mio furgone. Devo scendere, seguirla e ucciderla? La voci si scatenano in un clamore entusiasta quando formulo questo pensiero.

Ma poi dovrei rinunciare a lei, non posso permettermi troppa polizia in giro.

Non posso farlo.

Non ce la faccio.

E’ troppo tempo che aspetto, non posso gettare tutto via così. Chi se ne frega se la vecchia mi ha visto: è abbastanza svanita da dimenticarsi di me. Spero.

Lei è lì, è vicina, troppo vicina per rinunciare ora.

Dio, mi si spacca la testa!

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La troncatrice parte con un brontolio che diventa in pochi secondi un sibilo acuto mentre la lama gira sempre più veloce.

Io non lo sento: le voci sono un clamore acuto nella mia testa. Voci indistinte, tante, che parlano e gridano tutte insieme. Martellano le mie tempie, pretendono la mia attenzione, ma io non capisco quello che dicono, che chiedono, che vogliono. E loro gridano sempre più forte.

Dato che sono le frasi d'esordio potresti curarle un po' di più. Sostituendo un sempre e facendo attenzione ai possessivi. Ricordati che quando si narra in prima persona si rischia sempre un'inflazione di riflessivi e possessivi.

la carta stradale, con tutte le strade, le vie intorno alla sua casa.

Questa frase è un pugno in un occhio per stradale e strada, inoltre sarebbe comunque una precisazione superflua.

Il calore mi investe, denso, quasi fisico

Non comprendo cosa intendevi, il calore non è una sensazione fisica di per sé?

Il sonno mi crolla addosso come una tonnellata di mattoni neri, farciti di incubi popolati da ratti famelici

Bel passaggio...

Le voci urlano, mi spingono, vorrebbero che fosse subito. Il dolore che mi provocano è insopportabile.

Mi piego lentamente in avanti, appoggio la fronte sul volante del furgone, chiudo gli occhi, cercando un po’ di sollievo.

Mi accorgo all’improvviso del rumore dei colpi sul finestrino, dal mio lato. Sollevo di scatto la testa, sbattendo gli occhi con sofferenza. Una maledetta vecchia con il cappellino viola mi guarda e batte con il manico dell’ombrello sul finestrino.

Gesù piantala di battere con quell’ombrello! Ogni colpo risuona come una campana nella mia testa! Abbasso il finestrino con la mano sinistra, mentre la destra nascosta dal mio corpo,

Troppi possessivi e riflessivi. Non è necessario specificare a chi uno si rivolge o a chi appartenga una parte del corpo quando si narra in prima persona.

Metti una virgola dopo Gesù, se no sembra lui a battere con l'ombrello!

con lei. Mi ha visto in faccia, vicino a casa di lei. Potrebbe riconoscere il mio furgone

Qui e nelle frasi dopo ci sono troppi "lei". Elimina "il mio", è ovvio sia il suo.

Allora, secondo me dovresti rivedere un po' tutto il testo. C'è qualche ripetizione di troppo nelle parole, particelle e concetti. Soprattutto il dolore alla testa, è ribadito costantemente e raccontato, poco vissuto dunque dal lettore.

Ovviamente il linguaggio è caotico, scordinato e poco lineare, ma ritengo sia una scelta voluta per rendere la confusione e il disagio che albergano nella mente del protagonista. Essendo in prima persona esprime bene la condizione precaria del protagonista.

Questo a livello contenutistico. Invece alcuni accorgimenti stilistici vanno oltre il background del personaggio e sono da rivedere per rendere più scorrevole la lettura...

Leggerò volentieri il seguito, a presto! :festeggiamo:

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<p><em>Linee guida: quando commenti, cerca di analizzare i seguenti punti: <strong>trama, contenuti, grammatica, personaggi, stile</strong>. Aggiungi poi un tuo <strong>commento finale.</strong> Non essere stringato, ma cerca di essere il più approfondito possibile.</em></p>

La troncatrice parte con un brontolio che diventa in pochi secondi un sibilo acuto mentre la lama gira sempre più veloce.

Io non lo sento: le voci sono un clamore acuto nella mia testa. Voci indistinte, tante, che parlano e gridano tutte insieme. Martellano le mie tempie, pretendono la mia attenzione, ma io non capisco quello che dicono, che chiedono, che vogliono. E loro gridano sempre più forte.

Dato che sono le frasi d'esordio potresti curarle un po' di più. Sostituendo un sempre e facendo attenzione ai possessivi. Ricordati che quando si narra in prima persona si rischia sempre un'inflazione di riflessivi e possessivi.

la carta stradale, con tutte le strade, le vie intorno alla sua casa.

Questa frase è un pugno in un occhio per stradale e strada, inoltre sarebbe comunque una precisazione superflua.

Il calore mi investe, denso, quasi fisico

Non comprendo cosa intendevi, il calore non è una sensazione fisica di per sé?

Il sonno mi crolla addosso come una tonnellata di mattoni neri, farciti di incubi popolati da ratti famelici

Bel passaggio...

Le voci urlano, mi spingono, vorrebbero che fosse subito. Il dolore che mi provocano è insopportabile.

Mi piego lentamente in avanti, appoggio la fronte sul volante del furgone, chiudo gli occhi, cercando un po’ di sollievo.

Mi accorgo all’improvviso del rumore dei colpi sul finestrino, dal mio lato. Sollevo di scatto la testa, sbattendo gli occhi con sofferenza. Una maledetta vecchia con il cappellino viola mi guarda e batte con il manico dell’ombrello sul finestrino.

Gesù piantala di battere con quell’ombrello! Ogni colpo risuona come una campana nella mia testa! Abbasso il finestrino con la mano sinistra, mentre la destra nascosta dal mio corpo,

Troppi possessivi e riflessivi. Non è necessario specificare a chi uno si rivolge o a chi appartenga una parte del corpo quando si narra in prima persona.

Metti una virgola dopo Gesù, se no sembra lui a battere con l'ombrello!

con lei. Mi ha visto in faccia, vicino a casa di lei. Potrebbe riconoscere il mio furgone

Qui e nelle frasi dopo ci sono troppi "lei". Elimina "il mio", è ovvio sia il suo.

Allora, secondo me dovresti rivedere un po' tutto il testo. C'è qualche ripetizione di troppo nelle parole, particelle e concetti. Soprattutto il dolore alla testa, è ribadito costantemente e raccontato, poco vissuto dunque dal lettore.

Ovviamente il linguaggio è caotico, scordinato e poco lineare, ma ritengo sia una scelta voluta per rendere la confusione e il disagio che albergano nella mente del protagonista. Essendo in prima persona esprime bene la condizione precaria del protagonista.

Questo a livello contenutistico. Invece alcuni accorgimenti stilistici vanno oltre il background del personaggio e sono da rivedere per rendere più scorrevole la lettura...

Leggerò volentieri il seguito, a presto! :festeggiamo:

Grazie per i suggerimenti: sto rivedendo il testo ed eliminando un po' di particelle di troppo.

Per quanto riguarda il discorso sul calore che investe il protagonista quando apre la stufa, intendevo come se il calore esercitasse una sorta di pressione fisica sul suo corpo. Non so se riesco a spiegare qual'è la sensazione che vorrei descrivere, se ti è mai capitato di passare da un ambiente ad un altro con una temperatura molto differente al punto che ti sembra di affrontare un muro di calore.

Grazie ancora. La seconda parte è online!

Ciao

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Sì, adesso ho capito! Intendevi la pressione del fuoco non il suo calore, giusto?

Non avevo visto la seconda parte :wah: vado a leggermela!

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La troncatrice parte con un brontolio che diventa in pochi secondi un sibilo acuto mentre la lama gira sempre più veloce.

Mamma mia che frase difficile come incipit! Niente di sbagliato eh, ma è poco incisa con quella ‘troncatrice’ messa subito lì.

Il sudore stilla sulla mia fronte, mi cola lento sul viso,

La virgola fra soggetto e verbo spezza sempre il ritmo

la carta stradale, con tutte le strade

Ridondante

le telecamere, di sicurezza

Anche questa virgola mi confonde

A me è piaciuto. L'unica cosa che mi chiedo è: una persona così disturbata è normale che organizzi un piano così razionale, compreso l'elenco delle telecamere? Probabilmente sì, però in qjuesto passaggio c'è stato qualcosa che non mi ha convinto del tutto. Nel senso: sembra una preparazione di un serial killer più che di uno disturbato. Però in fondo ci sta, non credo sia uno sbandato, credo che sia guidato dalle voci o qualcosa di simile.

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Trama: Le storie personali e/o psicologiche mi interessano sempre. Anche se la situazione trattata, ossia lo squilibrio mentale del protagonista, è stata e sarà utilizzata in svariate situazione, credo che sia proprio lo specifico problema personale a rinnovare il testo. Questo significa che se la storia viene trattata anche da un lato emotivo, e non solo di causa-effetto, allora è sicuramente un genere che non ha problemi.

L'incipit mi piace, non lo trovo sgradevole, ma penso che una disposizione diversa delle parole potrebbe rendere meglio. Faccio un esempio molto grezzo:

Con un brontolio che diventa in pochi secondi un sibilo acuto, mentre la lama gira più veloce, parte la troncatrice.

Non so se ho reso l'idea, in sostanza (io personalmente) sono attirato dalle frasi articolate in modo diverso, più che da quelle lineari, e penso che in questo specifico testo vada bene.

Per quanto riguarda i contenuti: ho letto ancora poco per creare un legame e decidere per quali parti protendere, quindi devo vedere il proseguo della storia, e constatare se si tratti solo di pazzia fine a se stessa o provocata da colpe di altri.

Grammatica: prima di me hanno già detto a riguarda ma vorrei sottolineare una maggiore attenzione per le virgole. Oltre a quelle poste tra soggetto e il verbo, in generale ne ho visto un po' troppe. Nel complesso, penso, ce ne dovrebbero essere di meno, in quanto tutto dovrebbe essere un filone di pensiero che però viene bloccato dalla loro presenza.

Commento finale: come detto all'inizio, sono molto attratto da questo genere di narrativa, quindi il mio giudizio è anche un po' di parte, ma quello che rende una storia vera, (secondo il mio parare) non è tanto la plausibilità delle vicende, che come diceva Mazoni la realtà è il miglior spunto per una storia, siccome supera la fantasia; ma l'intreccio tra i personaggi e le loro azioni e i loro pensieri. In pratica un storia che si snoda attorno alla persona, e non una persona che passeggia nella storia.

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