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Ospite Spritz

Nomi di marche

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Ospite Spritz

Ho una domanda un po' curiosa: ma nei romanzi (e anche in racconti ecc) ci sono delle limitazioni per quanto riguarda l'uso delle marche dei prodotti, o anche qui si cade nel caso della pubblicità occulta?

Per esempio:

"Mio marito mi ha regalato un Samsung a led!" esclamò Francesca tutta contenta.

"Ah... e così, invece dell' Ipad, ha scelto un televisore" commentò la sua amica Arianna.

Sì lo so, è particolarmente stupido, ma è giusto per rendere l'idea.

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no, di sicuro ci non ci sono problemi di pubblicità occulta, al massimo potresti far inc...are qualcuno se denigri la sua marca. Se scrivi "la (nome di una marca di auto) fa dei catorci con materiale di scarto" potresti ricevere una diffida dall'avvocato di quell'azienda, ma per quanto riguarda la pubblicità occulta proprio no!

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Non penso ci siano problemi, ma io preferirei non sciorinare nomi di marche se non strettamente necessario, quindi adottando "tablet" al posto di "iPad", "palmare/smarthpone" al posto di "iPhone", "scarpe da ginnastica/sneaker" al posto di "Nike/Adidas", ecc.

A meno che, ovviamente, il marchio non sia fondamentale (penso ad esempio a "Il diavolo veste Prada" dove certi nomi sono indispensabili per contestualizzare la vicenda). Non so in quale manuale l'ho letto, ma l'insegnamento alla base era: "state scrivendo fiction, se uno vuole i nomi delle marche apre un catalogo".

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Non so a livello legale cosa sia permesso e cosa no ma da lettrice è una cosa che mi irrita moltissimo leggere romanzi zeppi di marchi, a volte anche solo un'unica citazione mi irrita... non so se per gli altri lettori è lo stesso.

Il mio consiglio è che se puoi evitare è meglio oppure, se proprio è necessario, il consiglio di MattB mi sembra ottimo! :la:

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Ospite Spritz

Esatto, esatto, meglio non cacciarsi in questo tipo di guai. Per altro, è una cosa che non faccio praticamente mai, mettere il nome di una marca. Più che altro era una curiosità, per ora ho trovato un solo esempio: nei libri di Glenn Cooper i protagonisti (agenti FBI) continuavano a usare il loro "Blackberry". Ma in questo caso credo che fosse per rendere il tutto un po' più realistico.

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da lettrice è una cosa che mi irrita moltissimo leggere romanzi zeppi di marchi

A me non da particolare fastidio. Dipende dalla tipologia di romanzo che stai leggendo. Se leggi chick lit non puoi aspettarti un romanzo senza marche. Ma in genere la letteratura post minimalista fa ampio uso delle marche. é un modo come un altro per contestualizzare la storia. Se uno scrittore ti dice che quel tipo guida l'ultimo modello della audi o della bmw, sai già che ti trovi davanti ad una persona con una certa disponibilità economica, senza che l'autore te lo debba chiarire ulteriormente.

In certi casi poi, le marche sono funzionali alla struttura del romanzo, mi viene da pensare a Glamorama o a Il Diavolo Veste Prada.

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A me non da particolare fastidio. Dipende dalla tipologia di romanzo che stai leggendo. Se leggi chick lit non puoi aspettarti un romanzo senza marche. Ma in genere la letteratura post minimalista fa ampio uso delle marche. é un modo come un altro per contestualizzare la storia.

Chick lit non ne ho mai letta, quindi non mi riferisco a quel genere di romanzi ma a storie di genere thriller/noir/horror in cui non credo che nominare la ditta produttrice delle scarpe indossate da un personaggio secondario sia tanto funzionale alla storia. A volte penso che siano le CE a spingere i loro autori a farlo per una sorta di pubblicità occulta. Parlo ovviamente di grossi nomi della scrittura.

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Parlo ovviamente di grossi nomi della scrittura.

beh non penso che uno come King nomini quella particolare marca di auto o la coca cola, perché la casa editrice gli chiede di farlo o perché ha dei contratti di sponsorizzazione con queste marché. A volte ci sta e basta, perché certe marche sono oramai diventate di uso quotidiano che il loro stesso marchio si è "imbastardito". La coca cola ne è l'esempio. Magari uno sta bevendo pepsi o chinotto, però si dice sempre che sta bevendo coca cola, e difficilmente troverai uno scrittore che nomini di pepsi o chinotto.

Poi ripeto, se scrivi un romanzo dove i protagonisti sono tipi per cui conta solo l'apparenza è ovvio che le marche siano essenziali. Penso a certi dialoghi di American Psycho sui biglietti da visita, gli aperitivi o i colletti delle camicie di quello stilista rispetto a quelli di un altro stilista, la forza di quel romanzo è proprio mettere in evidenza il vuoto dei protagonisti e non sarebbe riuscito a fare ciò senza una massiccia overdose di marche. Lo stesso discorso vale anche per quando si nominano film, libri, canzoni o gruppi musicali, anche quelli sono "marche". C'è chi dice che le marche facciano invecchiare un libro perché lo ancorano ad un certo periodo storico (un romanzo parlasse di fiat ritmo e di sì o ciao, oggi potremmo definirlo "antiquato" secondo tale punto di vista) ma io credo che siano la trama o i comportamenti dei personaggi e non le citazioni di marche a rendere universale a livello temporale o antiquato, un romanzo.

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La coca cola ne è l'esempio. Magari uno sta bevendo pepsi o chinotto, però si dice sempre che sta bevendo coca cola, e difficilmente troverai uno scrittore che nomini di pepsi o chinotto.

Ehm, Stefano Benni in un racconto!

Comunque sono d'accordo, le marche non sono necessarie, ma spesso contestualizzano.

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Ehm, Stefano Benni in un racconto!

ahaha colpito ed affondato!

Il problema a me più che con le marché succede con canzoni, film e tutte compagnia bella.

Ad esempio, mi riesce difficile dire che il tipo X sta ascoltando della musica e non fare riferimento a quale musica sta ascoltando.

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Ospite Spritz

Io, tutto sommato, sono d'accordo con Vale. Contestualizzano, secondo me rientrano anche queste nel campo del "mostrato e non raccontato". Tra l'altro, mi sono accorto che le uso, specialmente nel discorso diretto, perchè spesso le usiamo e fanno parte di un linguaggio comune.

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Io credo che sciorinare marche su marche non faccia bene a un racconto (al di là di quanto sia legale o meno) ma che in qualche caso sia giusto usarli.

Il discorso è sempre dare colore alle cose.

Se descrivo un ragazzo che indossa Adidas, Lee attillati e una iTailor faccio diventare cretino il lettore.

Allo stesso modo anche dire che indossa scarpe da ginnastica, pantaloni e camicia può diventare superfluo.

(L'esempio è un esempio: spesso è superfluo descrivere l'abbigliamento in toto, ma lo faccio giusto per rendere l'idea).

Invece dire che il ragazzo indossa scarpe, camicia e un paio di Lee attillati può aiutare il lettore a contestualizzare il ragazzo in un certo modo, se il target dei Lee mi serve per definire la giovane età o l'appartenenza all'epoca in cui la marca andava per la maggiore.

Insomma, le marche possono essere un dettaglio che dà colore.

Ovviamente vanno usate come un mezzo e non come un fine. L'elenco delle brand preferite da un personaggio interessa a ben pochi.

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nel mio racconto utilizzo la marca "Tarion" (poco conosciuta) per una famiglia/casata medievale, vado incontro a problemi legali?

Poi non mi va di cambiarlo perché ci azzecca tantissimo

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On 29/10/2016 at 19:38, Kotobi dice:

nel mio racconto utilizzo la marca "Tarion" (poco conosciuta) per una famiglia/casata medievale, vado incontro a problemi legali?

Poi non mi va di cambiarlo perché ci azzecca tantissimo

Direi che puoi stare tranquillissimo, è in effetti un nome dall'aria "medievale".

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3 ore fa, Nativi Digitali Edizioni dice:

Direi che puoi stare tranquillissimo, è in effetti un nome dall'aria "medievale".

Grazie, ora posso stare piú tranquillo

 

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Ospite Andrea.Dee

Ho utilizzato nomi di marche senza diffamare nessuno. Se avrò successo dovranno pure ringraziarmi per avergli fatto pubblicità, altro che diffamazione.

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Buongiorno a tutti,

mi scuso se eventualmente l'argomento è già stato trattato in altre sezioni, ma non ho trovato nulla in merito.

 

Mi spiego: ho intenzione di autopubblicare il mio libro con una piattaforma on line, occupandomi della revisione e di ogni altro aspetto, copertina compresa (e non avrò nemmeno nessuna consulenza di alcun tipo sulla questione legale, credo). L'unico dubbio che ho è legato all'uso di marchi automobilistici all'interno della storia: è possibile citare modelli di auto, case automobilistiche, ecc...? Il mio libro si basa tutto sul mondo delle auto, e utilizzo a profusione modelli e marchi, tanto che spesso le auto diventano esse stesse protagoniste della narrazione. Credete sia possibile pubblicare un libro di questo genere senza incorrere in problemi di diritti? Non vorrei tirarmi addosso le ire delle case automobilistiche! Anche perchè sono veramente tantissime, e se dovessi chiedere il consenso di tutte ci impiegherei anni...

 

 

 

 

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L'argomento è stato dibattuto in tantissime discussioni: nomi di negozi, di ristoranti, di cantanti... 

Non ho tempo ora per unire la discussione alle altre che riguardano argomenti simili, ma il concetto rimane sempre lo stesso:  se il tuo personaggio dice "salì sulla Mercedes" non ci sono problemi di alcun tipo, se invece dice "la Mercedes è un'auto che fa c...re" qualche problemino potresti incontrarlo.  Non per i diritti, ma per la diffamazione.

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