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cordelia

In 3 mesi nemmeno una presentazione

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Ospite Ice*
PS Il tuo link dice oltre 5 euro a copia per 200 pagine... se sei un editore, il prezzo di copertina diventa 20-25 euro...

Secondo quale calcolo matematico? 15-20 euro di ricarica su un libro?

E come farebbero gli editori che vendono i libri a 10-12 euro? Hanno la stampa in omaggio?

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5 a copia di prezzo di stampa, vuol dire che con distributore, libraio e autore serve almeno 18 euro di prezzo di copertina... se l'editore lavora gratis ;)

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Secondo quale calcolo matematico? 15-20 euro di ricarica su un libro?

E come farebbero gli editori che vendono i libri a 10-12 euro? Hanno la stampa in omaggio?

Uno dei link che ho messo sopra te lo spiega al centesimo... quello di Mozzi, mi pare :)

EDIT eccolo http://www.absolutepoetry.org/GIULIO-MOZZI-Come-e-fatto-il

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Ospite Linda Rando

Ancora? Stiamo parlando di piccola e media editoria.

Fammelo dire di nuovo e ti becchi un richiamo.

E basta con 'sto link di Mozzi, è un articolo di tre anni fa, in tre anni il mercato si è RIVOLUZIONATO incredibilmente.

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No, non è specificato sul contratto che sarebbero state organizzate presentazioni (e come diceva qualcuno in questa discussione a quanto pare non lo fanno mai, e ora ho capito perchè). Probabilmente io vivo in un mondo fatato e pieno di illusioni, ma ero davvero convinta che una CE per non andare in fallimento in due mesi dovesse sbattersi per piazzare i suoi libri!

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Ospite Ice*

Permetti che tra 18 euro e 25 euro ci sia una certa differenza?

E ribadisco, i prezzi dei libri dei piccoli editori (quelli che fanno prezzi definibili "normali") sono più bassi. E molti di loro stampano in digitale e non è che costi tanto meno.

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Ospite Linda Rando

5 a copia di prezzo di stampa, vuol dire che con distributore, libraio e autore serve almeno 18 euro di prezzo di copertina... se l'editore lavora gratis ;)

E aggiungo: il piccolo editore il distributore di solito non ce l'ha, il libraio manco lo vede da lontano, non stampa in offset. Il medio editore non stampa in offset. E tra 25€ e 18€ la differenza è abissale. A-b-i-s-s-a-l-e.

Stavi dicendo che occorre risparmiare, no? Quindi per quale motivo un editore dovrebbe andare a spendere volutamente di più di quanto potrebbe, pur avendo lo stesso identico risultato?

E ora BASTA. Non intendo più riportare in asse la discussione. Al prossimo passo al ban diretto.

Stiamo parlando di piccola e media editoria.

Fammelo dire di nuovo e ti becchi un richiamo.

E basta con 'sto link di Mozzi, è un articolo di tre anni fa, in tre anni il mercato si è RIVOLUZIONATO incredibilmente.

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a me pare che 'sta discussione stia andando un tantino sul surreale... se anche un piccole editore scegliesse di fare piccole tirature non in digitale, e senza nemmeno avere accordi particolari col tipogrago... ma che importa o.o? Adesso bisogna stare pure a fare i conti in tasca alla gente, ma ognuno stampi e spenda come gli pare, l'impresa e i danari sono suoi.

Quello che a me sembra poco sensato è il metter su un'azienda, partendo giustamente dal basso, ma senza potersi permettere nemmeno minime spese (quale che sia il motivo di questa scelta, non cambia nulla), nemmeno100-200 euro ogni tanto (sarebbero cifre assurde per un imprenditore?), come spera di far conoscere i suoi prodotti?

Ripeto che non ho nulla contro chi decide di aprire un'impresa animato da belle speranze e nobili propositi, ma se hai solo quelli non ottieni granché.

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Ospite Linda Rando

a me pare che 'sta discussione stiaa andando un tantino sul surreale... se anche un piccole ediotre scegliesse di fare piccole tirature non in digitale, e senza nemmeno avere accordi particolari col tipogrago... ma che importa o.o? Adesso bisogna stare pure a fare i conti in tasca alla gente, ma ognuno stampi e spenda come gli pare, l'impresa e i danari sono suoi.

Quello che a me sembra poco sensato è il metter su un'azienda, partendo giustamente dal basso, cercando erò di investire pochissimi soldi (quale che sia il motivo di questa scelta, non cambia nulla), al punto di snaturare tutto quanto. Se un editore non può nemmeno permettersi piccole spese ogni tanto (100-200 euro per chi ha scelto di fare l'imprenditore sarebbero cifre assurde?), come spera di far conoscere i suoi prodotti?

Ripeto che non ho nulla contro chi decide di aprire un'impresa animato da belle speranze e nobili propositi, ma se hai solo quelli non ottieni granché.

Sante parole :sss:

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Ospite Ramble&Gamble

No, non è specificato sul contratto che sarebbero state organizzate presentazioni (e come diceva qualcuno in questa discussione a quanto pare non lo fanno mai, e ora ho capito perchè). Probabilmente io vivo in un mondo fatato e pieno di illusioni, ma ero davvero convinta che una CE per non andare in fallimento in due mesi dovesse sbattersi per piazzare i suoi libri!

Non è vero che non succede mai. Nel contratto che ho firmato io (con una piccola casa editrice free) c'è un paragrafo dedicato alla promozione e tra i punti trattati ce n'è uno relativo alle presentazioni che la casa editrice si impegna a organizzare. Tra l'altro il libro uscirà tra una settimana e l'editore mi ha già proposto un paio di soluzioni per una presentazione da fare nei prossimi mesi.

Insomma, magari non succederà spesso che l'editore inserisca questa clausola nel contratto, ma talvolta succede.

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Comunque il quadro che ne esce è deprimente per uno "scrittore che sogna". Ora non ci si può fidare più nemmeno degli editori free, poiché molti di questi sono EAP travestiti (non parlo del mio caso, ma di un altro utente-amico di cui ho avuto notizia oggi).

Purtroppo il discorso "lo scrittore faccia lo scrittore, ma l'editore faccia l'editore, non il tipografo!" è sacrosanto nella teoria, ma sembra mera utopia nella pratica.

Personalmente sono stato molto attento al contratto free che ho firmato: ne ho scartati 4 (tra questi ce n'era uno spaventosamente vantaggioso, ma il titolare non aveva una reputazione esattamente immacolata... e ho desistito), e quello che ho scelto pareva non dico il meglio a cui un esordiente possa aspirare, ma è abbastanza vicino.

Eppure, se andrò avanti, so già che mi ritrovo nella stessa, medesima, identica situazione di Cordelia.

Organizzare presentazioni costa tempo e denaro, e probabilmente il piccolo editore (sto generalizzando) non lo ritiene un investimento produttivo. E poi, quante ne dovrebbe organizzare per un autore? E quanti libri ha un suo autore? E quanti autori ha?

Ecco che allora meglio non imbarcarsi su questa nave.

Discorso esecrabile in teoria, ma è quello che succede nella realtà (ovviamente ci saranno delle eccezioni, e beato chi le trova!)

La cosa che sto imparando è che a nessuno interessa aiutarti a emergere. Se ermergi da solo, allora sono "loro" che fiutano in te la chance di fare soldi. Ma finché non emergi, hai voglia ad aspettare che qualcuno ti aiuti!

Una volta un cantante otteneva un'audizione: se il discografico vedeva talento, investiva su di lui. Ora devi prima arrivare in TV e guadagnarti un tuo pubblico: solo allora il discografico si fa vivo (e che tu sappia cantare benino o benissimo diventa l'ultimo dei dettagli).

Ho capito che succede lo stesso coi libri. Quindi, a questo punto, siano benedetti i book on demand: almeno ti tieni i diritti e fai il libro come vuoi tu. Poi magari vendi 1000 copie DA SOLO e lo fai presente a un grande editore: allora certo che non ti guarderanno come uno che agogna il loro aiuto per sbocciare, ma come un fiore già pronto per essere venduto e sul quale "val la pena" investire.

Scusate questo lunghissimo post, ma mi sono reso conto che per quattro anni ho remato nella direzione sbagliata. E ho pensato che questo "rinsavimento" potesse essere d'aiuto a qualcun altro.

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io non la farei così tragica, semplicemente in Italia le CE sono mille mila, ma solo pochissime (tra queste anche delle piccole e micro) arrivano a farsi conoscere dai lettori. Io se mai decidessi di pubblicar qualcosa la lista del WD la guarderei solo per controllare le modalità di invio per le CE che ho scoperto di mio girovagando tra gli scaffali (fisici o telematici che fossero) e i cui prodotti mi convincono.

Di tutte le altre non saprei che farmene anche se avessero venti pagine di commenti positivi, perchè sarebbero stati lasciati lì dagli autori, e non li ritengo il massimo dell'affidabile, per quanto sinceri.

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io non la farei così tragica, semplicemente in Italia le CE sono mille mila, ma solo pochissime (tra queste anche delle piccole e micro) arrivano a farsi conoscere dai lettori. Io se mai decidessi di pubblicar qualcosa la lista del WD la guarderei solo per controllare le modalità di invio per le CE che ho scoperto di mio girovagando tra gli scaffali (fisici o telematici che fossero) e i cui prodotti mi convincono.

Di tutte le altre non saprei che farmene anche se avessero venti pagine di commenti positivi, perchè sarebbero stati lasciati lì dagli autori, e non li ritengo il massimo dell'affidabile, per quanto sinceri.

Certo la tua conclusione è impeccabile in quanto a logica e buonsenso (e, onestamente, mi pento di non aver fatto così). Però la prova del nove non esiste. Perché potresti pure spedire i tuoi lavori a una casa editrice che t'ispira fiducia e, dopo 4 o 5 mesi, questa ti dice che non è interessata. E poi che fai? Se per te non è indispensabile pubblicare, allora rinunci e tanto di cappello alla tua coerenza.

Ma se hai puntato la tua vita sulla scrittura? Se ci hai investito tempo e denaro? Vedrai che non sarà così semplicere rinunciare.

Non so Cordelia, ma io ho avuto pazienza e sono stato forte a resistere alle tentazioni. Ma ora mi trovo più o meno nel limbo, per dirla alla Inception.

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Io sono delusa ancora prima di cominciare, fate un po' voi. :sss:

Più leggo testimonianze e più penso che non riuscirei mai ad accettare che un mio libro venga venduto a un prezzo che non mi sta bene, senza ebook o con l'ebook a 15 euro con DRM, con una copertina che mi fa schifo, con un editing fatto dalla nonna dell'editore, con la possibilità di acquisto che si limita al sito della CE, senza presentazioni, e magari pure senza che io percepisca alcun guadagno prima di aver venduto 200 copie.

Se la mia unica possibilità di pubblicare fosse a quelle condizioni, POD tutta la vita.

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Io sono delusa ancora prima di cominciare, fate un po' voi. :sss:

Più leggo testimonianze e più penso che non riuscirei mai ad accettare che un mio libro venga venduto a un prezzo che non mi sta bene, senza ebook o con l'ebook a 15 euro con DRM, con una copertina che mi fa schifo, con un editing fatto dalla nonna dell'editore, con la possibilità di acquisto che si limita al sito della CE, senza presentazioni, e magari pure senza che io percepisca alcun guadagno prima di aver venduto 200 copie.

Se la mia unica possibilità di pubblicare fosse a quelle condizioni, POD tutta la vita.

Il prezzo è deciso dall'editore, in ogni caso. Puoi avere poco o niente su cui contrattare, se non un editing fatto con la motosega che taglia p.es. una storia secondaria e fa scendere pagine e prezzo (la tecnologia print on demand ha un prezzo per pagina dal quale non si scappa).

L'ebook è una cosa che la CE fa per tutti i suoi autori o per nessuno, e lo sai da prima di firmare il contratto.

La copertina di solito prevede un accordo di massima, quindi se fa proprio schifo puoi dirlo ;)

L'acquisto online è quasi sempre allargato a IBS e altri bookshop, anche se per ovvi motivi le CE puntano a farti vendere dal loro sito (non pagano percentuali a nessuno o quasi)

Le presentazioni richiedono preparazione, telefonate, ospiti: tutte cose che hanno un costo e che devono essere eventualmente indicate sul contratto, così come (sempre eventualmente) i diritti cinematografici, di vendita all'estero eccetera.

Il discorso delle 200 copie è un modo per rientrare almeno delle spese vive, e per obbligare l'autore emergente a scendere dalla nuvola e a impegnarsi in prima persona.

Last but not least, l'editing. Se per leggere un manoscritto (e fare una scheda di qualche pagina) pagano 40 euro (non ho la fonte, me lo dissero a voce un paio d'anni fa quindi potrebbe essere cambiato) già una buona correzione bozze è più faticosa di una semplice lettura. Quindi l'editing - essendo molto più impegnativo di una semplice correzione bozze - ha un prezzo ancora più alto (io non lo farei, se mi chiedessero di farlo, per meno di 500 euro). A questo punto dipende dall'editore: se fa fatica a sopravvivere, non spenderà una cifra del genere per un romanzo che non venda almeno 500 copie, immagino...

Ciao :)

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Io sono delusa ancora prima di cominciare, fate un po' voi. :sss:

Più leggo testimonianze e più penso che non riuscirei mai ad accettare che un mio libro venga venduto a un prezzo che non mi sta bene, senza ebook o con l'ebook a 15 euro con DRM, con una copertina che mi fa schifo, con un editing fatto dalla nonna dell'editore, con la possibilità di acquisto che si limita al sito della CE, senza presentazioni, e magari pure senza che io percepisca alcun guadagno prima di aver venduto 200 copie.

Se la mia unica possibilità di pubblicare fosse a quelle condizioni, POD tutta la vita.

Sì, a conti fatti conviene tutta la vita.

Uno cerca di dedurre la politica editoriale REALE di un editore attraverso gli atteggiamenti, il catalogo, la qualità (materiale e immateriale) dei libri, eccetera: questo fa una grande selezione, ma purtroppo non ti mette al riparo.

Purtroppo il fai-da-te, almeno all'inizio, mi pare l'unica soluzione veramente, veramente affidabile.

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Alexmai, lo so che quelle cose si sanno in anticipo, difatti io ho una bella lista di editori a cui non invierei mai niente. Anzi, io se mai finirò un romanzo che riterrò valido (e che persone di cui mi fido riterranno davvero valido) punterò direttamente alle big (e non a tutte, tra l'altro) o a bookaholic, poi eventualmente a un pod con ebook gratuito o a meno di 2 euro.

D'altra parte è anche vero quello che dice coloradosprings, ovvero che per quanto ti informi e selezioni alla fine la fregatura può arrivare lo stesso. Questo l'ho scoperto recentemente partecipando a un concorso free, per esempio, dove non sono stata "fregata" nel senso letterale del termine, ma non ho avuto alcuna soddisfazione dall'esser stata selezionata. Al contrario, in un altro concorso free sono stata così contenta che mi sarei messa a correre per la strada in mutande. Insomma, scoprire cosa si nasconde sotto la maschera dell'editoria è dura. :)

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Circa le presentazioni, non mi sembra si sia accennato a una (purtroppo triste) realtà: molti librai non vogliono le presentazioni di autori esordienti o comunque non affermati.

Il punto è che il ritorno economico non c'è, secondo loro nella migliore delle ipotesi si riempie la libreria di persone che al massimo compreranno il libro che l'autore (o l'editore) si porta dietro. Insomma, tanto rumore per nulla.

Diverso discorso è per le catene di librerie (vedi Feltrinelli), dove immagino ogni singolo responsabile decide in maniera autonoma. Per esempio, la Feltrinelli vicino casa mia ospita spesso presentazioni di autori pubblicati da piccole CE.

Ma di fronte al diniego dei librai l'editore dovrebbe attrezzarsi diversamente, magari ideando presentazioni in luoghi diversi dalle librerie (anche un pub andrebbe bene, perché no?).

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Certo la tua conclusione è impeccabile in quanto a logica e buonsenso (e, onestamente, mi pento di non aver fatto così). Però la prova del nove non esiste. Perché potresti pure spedire i tuoi lavori a una casa editrice che t'ispira fiducia e, dopo 4 o 5 mesi, questa ti dice che non è interessata. E poi che fai? Se per te non è indispensabile pubblicare, allora rinunci e tanto di cappello alla tua coerenza.

sì, per me non è indispensabile pubblicare, o meglio non lo è a tutti i costi. Io libri ne leggo tanti e CE quindi ne ho saggiate e conosciute un bel po', soprattutto quelle che si occupano dei generi che preferisco. Se proprio Invierò solo a quelle CE, le altre potranno anche essere le migliori del mondo, perchè no, ma io non le conosco, non le ho mai "incontrate", e probabilmente ci sarà un motivo. Poi tra queste non escludo che ce ne siano di validissime di cui semplicemente io non mi ero accorta, ma vabbè, la probabilità è remota.

Se quelle CE non mi selezionano, vorrà dire che il mio testo non è bello abbastanza per figurare in un catalogo che io stessa apprezzo per la qualità. E a questo punto perchè cercare di inserirmi in cataloghi che nemmeno conosco o che non mi piacciono per niente? Se il mio testo non è un granchè, che ci insisto a fare.

Non so voi, ma io non avrei nè tempo nè le competenze per promuovermi da sola, e e proprio dovessi non vedo perchè mettere in mezzo un CE. Mollo qualche euro a un grafico per farmi una copertina, con pazienza mi sistemo l'impaginazione, lo faccio leggere e rileggere da amici&co per correggerlo un po', e poi me lo promuovo in giro. La CE a che mi serve, se non può garantirmi nulla di quello che non potrei fare da me? In questo topic si è arrivati a dire che per alcune CE è troppo costoso addirittura organizzare una presentazione perchè dieci copie sono una spesa troppo grossa... se alcune CE facessero davvero così (ma spero di no!), ma cos'è, uno scherzo?

L'invio a tappeto nella speranza che qualche CE risponda non lo capisco proprio, sinceramente. E poi ti chiedi perché spesso spuntano testimonianze di gente che si lamenta del proprio editore (non mi riferisco a te nello specifico), e altrettanto spesso si tratta di gente che prima d'inviare qualcosa nemmeno sapevano che esistesse quella CE (averne letto o provato a comprare un libro, poi...).

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Ospite Ramble&Gamble

L'invio a tappeto nella speranza che qualche CE risponda non lo capisco proprio, sinceramente. E poi ti chiedi perché spesso spuntano testimonianze di gente

che si lamenta del proprio editore (non mi riferisco a te nello specifico), e altrettanto spesso si tratta di gente che prima d'inviare qualcosa nemmeno sapevano che esistesse quella CE (averne letto o provato a comprare un libro, poi...).

Concordo in pieno. Oltretutto sembra che anche leggere i contratti prima di firmarli e discutere con l'editore del loro contenuto sia un optional. Se un contratto non è soddisfacente non si firma, se non è abbastanza chiaro si chiedono lumi, se mancano cose che per te autore sono fondamentali, si indaga sul motivo di quelle mancanze.

Mi sembra che invece si preferisca firmare alla cieca, dando per scontate cose che non lo sono affatto, pregare che vada tutto bene e poi lamentarsi quando le nostre aspettative non vengono soddisfatte. Va benissimo pretendere serietà, ma bisognerebbe anche svegliarsi un attimo invece di aspettare la prima proposta free con la penna già in mano, pronti a firmare a qualsiasi condizione.

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In questo topic si è arrivati a dire che per alcune CE è troppo costoso addirittura organizzare una presentazione perchè dieci copie sono una spesa troppo grossa... se alcune CE facessero davvero così (ma spero di no!), ma cos'è, uno scherzo?

Credo di aver detto che la spesa è spedire le copie in libreria senza garanzia che se ne venda neanche una, non parlavo di quelle per la presentazione (che si spera vadano via tutte subito), evidentemente mi sono spiegato male :(

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Il problema secondo me è che molti vedono il pubblicare come "una grossa opportunità che la CE ha umilmente deciso di offrirti", e quindi non firmando hanno paura di perdere l'occasione della loro vita. Nella loro testa l'immagine che si fanno è simile a quella di un ristoratore che ti offre di mangiare gratis per un anno nel proprio ristorante. Che importa se poi nei piatti ci trovi le mosche e i capelli dei cuochi? E' gratis, mica si può dire di no!

E invece io dico di no, perché forse a casa mia non saprò cucinare un piatto da chef, ma almeno di mosche e di capelli non ce ne sono.

Modificato da Feleset
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Concordo in pieno. Oltretutto sembra che anche leggere i contratti prima di firmarli e discutere con l'editore del loro contenuto sia un optional. Se un contratto non è soddisfacente non si firma, se non è abbastanza chiaro si chiedono lumi, se mancano cose che per te autore sono fondamentali, si indaga sul motivo di quelle mancanze.

Mi sembra che invece si preferisca firmare alla cieca, dando per scontate cose che non lo sono affatto, pregare che vada tutto bene e poi lamentarsi quando le nostre aspettative non vengono soddisfatte. Va benissimo pretendere serietà, ma bisognerebbe anche svegliarsi un attimo invece di aspettare la prima proposta free con la penna già in mano, pronti a firmare a qualsiasi condizione.

Questo intervento non fa una grinza in linea teorica. Diversa è la pratica.

Non so se ti è capitato già di trattare con un editore (ma in generale è lo stesso con un qualsiasi datore di lavoro), ma ti assicuro che se cominci a essere troppo analitico - il che, sia chiaro, è un tuo sacrosanto diritto -, incominci un rapporto di fiducia col piede sbagliato.

1 - perché se l'editore è in buona fede, alla terza/quarta domanda comincia ad avvertire la tua diffidenza, cosa che noterai nel suo tono di risposta. Si sentirà offeso e, sentendo che ti sta facendo un favore (c'è una sperequazione tanto logica quanto evidente tra il numero degli editori e quello degli aspiranti scrittori), la base su cui costruirai il rapporto sarà fragile.

2 - perché se l'editore è in malafede, tu non lo sai e lui usa il trucco psicologico che scaturisce dalle osservazioni del punto 1 per metterti a tacere e abbindolarti.

Te lo dice uno che si è beccato un vaffa perché era troppo "arrogante" nella contrattazione (al 90% l'editore era in mala fede e s'è arrabbiato che l'avevo sgamato; ma resta comunque quel 10% di possibilità dove si è semplicemente irritato a causa delle mie continue domande).

Sono cose che comunque vedrai da te quando deciderai di trattare con un editore.

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Non è che chi firma con una CE aspettandosi qualcosa che magari non c'è scritto sul contratto sia per forza uno sprovveduto! Certe cose vengono affrontate non solo con una penna in mano, ma anche attraverso una conversazione a cui tu, scribacchino per passione, hai creduto perchè in quell'editore ci credevi! Nessuno mi ha promesso mari e monti, sapevo esattamente che la CE in questione era piccola, ma sentendo parlare l'editore ero veramente convinta che fosse anche molto ambiziosa, quindi speravo che potessimo "crescere insieme".

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Purtroppo l'ambizione è gratis... se costasse, avrebbero tutti le orecchie basse ;)

Al mio primo editore credevo... dopo pochi mesi lo avrei arso volentieri, e avrei trovato una fila di gente con fiammiferi e accendini da prestare ;)

Purtroppo è un mondo difficile, specie per chi come me sogna(va) a occhi aperti. Difficile in primis per chi ci lavora (spesso anche i dipendenti faticano a essere pagati, figuriamoci gli autori)... :(

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Se quelle CE non mi selezionano, vorrà dire che il mio testo non è bello abbastanza per figurare in un catalogo che io stessa apprezzo per la qualità. E a questo punto perchè cercare di inserirmi in cataloghi che nemmeno conosco o che non mi piacciono per niente? Se il mio testo non è un granchè, che ci insisto a fare

Potrebbe essere. Ma anche no.

Non è un segreto che, data la grande affluenza di manoscritti, le case editrici non leggano esattamente ogni riga di ogni singolo manoscritto,

Infatti gli editori un pochino più seri chiedono prima la sonossi e un brano, poi eventualmente il testo intero.

Ora se tu ti rivolgi a una casa editrice che ha 3 persone che devono selezionare un manoscritto tra 300, e che "intraletti" 10 ne ricevono 15 nuovi nello stesso giorno (non di rado capita che sospendano gli invii-manoscritto), non li puoi nemmeno biasimare se leggono il primo capitolo, qualche pagina nel mezzo e il finale.

Va da sé che un tipo di valutazione del genere non è infallibile. E se ti bocciano, non vuol dire necessariamente che hai scritto sciocchezze.

Vero, nella maggior parte dei casi è così; tuttavia è umano che ognuno di noi tenda a considerarsi l'eccezione, soprattutto se ci ha speso tempo e denaro sopra.

L'invio a tappeto nella speranza che qualche CE risponda non lo capisco proprio, sinceramente. E poi ti chiedi perché spesso spuntano testimonianze di gente che si lamenta del proprio editore (non mi riferisco a te nello specifico), e altrettanto spesso si tratta di gente che prima d'inviare qualcosa nemmeno sapevano che esistesse quella CE (averne letto o provato a comprare un libro, poi...).

Non mi sento minimamente toccato dal tuo riferimento. ;)

Resto convinto che il contratto che ho firmato io sarebbe considerato estremamente appetibile da qualunque aspirante scrittore abbia un approccio realistico col mondo dell'editoria. Cioè, in linea teorica, quando vai in una pasticceria e ordini 100 grammi di biscotti, l'addetto è tenuto a indossare il cappello e ad usare i guanti. In pratica, col caos delle persone in fila che vanno di fretta, con i biscotti che finiscono a vista d'occhio, il caldo che ti fa sudare, i piedi che iniziano a farti male, nessuno che si lamenta che non vengano presi coi guanti... che fai? ti metti a fare polemiche? Sì, mi dirai. Perché è nel tuo diritto. Però poi sono seccature, perché quando torni nel negozio, l'addetto ti guarda storto per la figura che gli hai fatto fare, i colleghi dell'addetto ti trattano con freddezza, i presenti al momento della tua "rivolta" cominciano a indicarti come un piantagrane, ecc...

Allora tu puoi dire: chi se ne frega! Io ho ragione, sono TUTTI loro che hanno torto. Ed è così.

Però lo fai in questo negozio, lo fai in un altro, lo fai in un altro ancora, ma vedi che nessuno segue le regole e niente cambia. Alla fine ti scocci.

E quando persone che non si conoscono tra loro cominciano a trattarti alla stessa maniera, e ti dicono che sei un piantagrane, allora il dubbio che possano aver ragione un po' ti viene. E non è scandaloso che cerchi di smussare un po' il tuo atteggiamento.

Perdona la verbosa metafora per spiegare - secondo il mio opinabile punto di vista, ci mancherebbe - la differenza tra teoria e pratica. ;)

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Ospite Ramble&Gamble

Questo intervento non fa una grinza in linea teorica. Diversa è la pratica.

Non so se ti è capitato già di trattare con un editore (ma in generale è lo stesso con un qualsiasi datore di lavoro), ma ti assicuro che se cominci a essere troppo analitico - il che, sia chiaro, è un tuo sacrosanto diritto -, incominci un rapporto di fiducia col piede sbagliato.

1 - perché se l'editore è in buona fede, alla terza/quarta domanda comincia ad avvertire la tua diffidenza, cosa che noterai nel suo tono di risposta. Si sentirà offeso e, sentendo che ti sta facendo un favore (c'è una sperequazione tanto logica quanto evidente tra il numero degli editori e quello degli aspiranti scrittori), la base su cui costruirai il rapporto sarà fragile.

2 - perché se l'editore è in malafede, tu non lo sai e lui usa il trucco psicologico che scaturisce dalle osservazioni del punto 1 per metterti a tacere e abbindolarti.

Te lo dice uno che si è beccato un vaffa perché era troppo "arrogante" nella contrattazione (al 90% l'editore era in mala fede e s'è arrabbiato che l'avevo sgamato; ma resta comunque quel 10% di possibilità dove si è semplicemente irritato a causa delle mie continue domande).

Sono cose che comunque vedrai da te quando deciderai di trattare con un editore.

Parlo per esperienza personale. Sarò stato particolarmente fortunato, non so che dirti. Entrambi gli editori con i quali ho trattato (ho rifiutato la proposta del primo e accettato quella del secondo) sono stati disponibili al dialogo e per niente innervositi dalle mie domande. Ma soprattutto, a nessuno dei due è mai passato per la testa la possibilità che mi stesse facendo un favore.

Il rapporto con un editore non è una questione di favori, di aiutare qualcuno a emergere o cose del genere. è un rapporto di lavoro, niente di più. E come tale va trattato. Firmeresti mai un contratto per lavorare in un ristorante senza sapere quante ore dovrai lavorare, quali saranno le tue mansioni, a quanto ammonterà la retribuzione, se avrai un giorno libero oppure due, se l'orario sarà spezzato o su turni? Meno "sogni nel cassetto", più concretezza. Questo è il mio punto di vista.

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Purtroppo è un mondo difficile, specie per chi come me sogna(va) a occhi aperti. Difficile in primis per chi ci lavora (spesso anche i dipendenti faticano a essere pagati, figuriamoci gli autori)... :(

Quanto dici è l'emblema di quanto deprimente sia la situazione.

Non so quanto inavvertitamente, comunque dici indirettamente che la figura del dipendente di una casa editrice è più importante dell'autore.

Questa è una sciocchezza, ma non ti biasimo affatto: per averla detta, tu che in questo mondo sei senz'altro più addentro di me, devi aver avuto questa percezione. Altrimenti non credo ti saresti mai sognato di dichiararlo. :(

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