Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Fabrizia

La miseria delle mie storie

Post raccomandati

Ho intitolato così il topic perché ultimamente ho una sorta di timore che mi blocca. Mi considero abbastanza inesperta del mondo e della scrittura. Cosa hanno in comune queste due parole? Semplice: sento che la mia misera conoscenza del mondo (con il mondo intendo persone, luoghi, situazioni ecc) mi sia di intralcio alla creazione di trame convincenti e originali. nella maggior parte dei casi le vedo banali, che non possono dare al lettore una lezione morale convincente. Secondo voi la creazione di storie convincenti è legata alla conoscenza del mondo? O alla creatività? Ammetto che insieme queste due cose possono dare risultati straordinari.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Conoscenza del mondo.

In che senso? Perché Emily Bronte, per dirne una, non si è mai spostata tanto di casa, ha sempre vissuto in un posto, non si è mai sposata, eppure ha scritto Cime Tempestose.

Se vuoi un esempio più vicino, il nostro Jack Shark è una persona onesta e integerrima, eppure ha scritto di serial killers e omicidi.

Posso portarti la mia esperienza. Ascolto sempre molto. Quando non mi lascio andare all'idiozia (e alla mia natura istrionica) mi sto zitta e ascolto. è incredibile quanto le persone parlino di sé, dei proprio guai, delle proprie storie, e te ne accorgi una volta che impare a stare zitto e ascoltare.

Io non è che ho fatto chissà che esperienze, la mia vita è banale, la amo così com'è, ma le trame che invento (spero) non lo sono.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Quoto ciò che dice Vale, e aggiungo: una storia deve per forza avere una morale? Tu cerca di scrivere qualcosa di originale, cerca di ascoltare (proprio come diceva Vale) e vedrai che qualcosa salterà fuori.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

e che te frega della lezione morale? Se c'è qualcosa da imparare dalla tua storia se scrivi come si deve verrò tutto fuori da solo, se invece è solo puro intrattenimento... che male c'è? Puoi migliorare la vita di chi ti legge anche facendolo ridere a crepapelle o facendolo rilassare per qualche ora.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi unisco a chi sostiene di fregartene della lezione morale. Se c'è, verrà fuori da sola, senza che tu ce la metta dentro a forza. Se gli scrittori fossero in grado di scrivere storie convincenti e realistiche solo perché hanno fatto il giro del mondo non meno di due volte e abbiano parlato con millemila persone dei loro problemi esistenziali, i veri scrittori non esisterebbero. La documentazione è fondamentale, e la conoscenza la si raggiunge anche leggendo e informandosi, senza bisogno di esperienze di vita vissuta (anche se, lo ammetto, sarebbero ideali). Per dirne una, non serve ammazzare una persona per essere in grado di descrivere le emozioni dell'assassino o quelle della vittima.

O sì? *Forse ha trovato un modo di impiegare il pomeriggio*

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

ma l'importante non è essere iperrealisti, dopotutto... basta riuscire a "fregare" il lettore :asd:

racconti di un protagonista serial killer e tutti ti fanno i complimenti per come hai reso il personaggio, ti danno premi su premi, etc etc? Cosa importa se qualche serial killer ti scrive (dalla prigione, si spera) per dirti che lui in quel personaggio non si riconosce? Se i lettori si sono fatti infinocchiare dalla tua bravura e il romanzo funziona, che importa che sia fiction e non vita vera?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'unica azione morale è quella fatta senza scopo. Così diceva Schopy, e secondo me aveva ragione. Nel senso, allargando e parafrasando, togli ogni scopo morale e scrivi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Conoscenza del mondo.

In che senso? Perché Emily Bronte, per dirne una, non si è mai spostata tanto di casa, ha sempre vissuto in un posto, non si è mai sposata, eppure ha scritto Cime Tempestose.

Se vuoi un esempio più vicino, il nostro Jack Shark è una persona onesta e integerrima, eppure ha scritto di serial killers e omicidi.

Posso portarti la mia esperienza. Ascolto sempre molto. Quando non mi lascio andare all'idiozia (e alla mia natura istrionica) mi sto zitta e ascolto. è incredibile quanto le persone parlino di sé, dei proprio guai, delle proprie storie, e te ne accorgi una volta che impare a stare zitto e ascoltare.

Io non è che ho fatto chissà che esperienze, la mia vita è banale, la amo così com'è, ma le trame che invento (spero) non lo sono.

Conoscenza del mondo come ho spiegato prima (cioè persone, luoghi, situazioni ecc). Comunque sono d'accordo con te, devo stare zitta e ascoltare, ultimamente mi sono rifugiata troppo in me stessa isolando gli altri o magari non ascoltandoli veramente, stando rifugiata nel mio mondo (se pensate che io sia schizofrenica non sbagliate :follia:)

Per dirne una, non serve ammazzare una persona per essere in grado di descrivere le emozioni dell'assassino o quelle della vittima.

O sì? *Forse ha trovato un modo di impiegare il pomeriggio*

Ti prendo in parola :sornione:

L'unica azione morale è quella fatta senza scopo. Così diceva Schopy, e secondo me aveva ragione. Nel senso, allargando e parafrasando, togli ogni scopo morale e scrivi.

e che te frega della lezione morale? Se c'è qualcosa da imparare dalla tua storia se scrivi come si deve verrò tutto fuori da solo, se invece è solo puro intrattenimento... che male c'è? Puoi migliorare la vita di chi ti legge anche facendolo ridere a crepapelle o facendolo rilassare per qualche ora.

Mi tocca dare ragione anche a voi, il problema è che, una volta finito di scrivere, rileggo la storia e mi chiedo in che modo potrebbe essere d'aiuto ad eventuali lettori (ovvero mi chiedo il motivo per il quale dovrebbe intrattenerli). Automaticamente rispondo che è praticamente inutile e non ha motivo di esistere. Forse dovrei lavorare sull'autostima...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Nessuna storia è indispensabile, nessuna storia ha realmente motivo di essere. Ci sono perché ci divertono, se poi ci insegnano qualcosa tanto di guadagnato... ma l'unico scopo di una storia è intrattenere. Tutto qui.

Lavora senz'altro sulla tua autostima, e non pensare che una storia di un autore affermato e conosciuto abbia un qualche motivo più delle tue per stare al mondo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi unisco a chi sostiene di fregartene della lezione morale. Se c'è, verrà fuori da sola, senza che tu ce la metta dentro a forza. Se gli scrittori fossero in grado di scrivere storie convincenti e realistiche solo perché hanno fatto il giro del mondo non meno di due volte e abbiano parlato con millemila persone dei loro problemi esistenziali, i veri scrittori non esisterebbero. La documentazione è fondamentale, e la conoscenza la si raggiunge anche leggendo e informandosi, senza bisogno di esperienze di vita vissuta (anche se, lo ammetto, sarebbero ideali). Per dirne una, non serve ammazzare una persona per essere in grado di descrivere le emozioni dell'assassino o quelle della vittima.

O sì? *Forse ha trovato un modo di impiegare il pomeriggio*

Non sono d'accordo per quanto riguarda la lezione morale, se per questa si intende un insegnamento di fondo che giustifica le azioni dei protagonisti. Penso infatti che il tutto debba riportare a una summa, un concetto da trasmettere al lettore. E questo non perché un testo debba insegnare per forza qualcosa a chi legge, ma perché ciò semplifica di molto la strutturazione della trama e contribuisce all'incisività della narrazione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non sono d'accordo per quanto riguarda la lezione morale, se per questa si intende un insegnamento di fondo che giustifica le azioni dei protagonisti. Penso infatti che il tutto debba riportare a una summa, un concetto da trasmettere al lettore. E questo non perché un testo debba insegnare per forza qualcosa a chi legge, ma perché ciò semplifica di molto la strutturazione della trama e contribuisce all'incisività della narrazione.

Io trovo estremamente difficile scrivere forzando la trama affinché venga espresso un determinato insegnamento morale. Io penso a scrivere la storia, poi ci penseranno i critici a trovare le morali recondite. Non è un caso che molti scrittori, alla domanda 'In che modo ha strutturato la trama affinché risaltasse la morale di fondo?', rispondano: 'Ah, c'era una morale di fondo? O.o'

Il 'problema' è che noi italiani pensiamo più a inserire un messaggio o una morale che a scrivere storie. E' la nostra eredità culturale. Gli autori anglosassoni, dalla forte tradizione romanzesca piuttosto che poetico-filosofica, non ci badano proprio alla morale (giustamente, secondo me. L'importante, in fin dei conti, è scrivere una storia. Il resto sono ciuffole di contorno).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io trovo estremamente difficile scrivere forzando la trama affinché venga espresso un determinato insegnamento morale. Io penso a scrivere la storia, poi ci penseranno i critici a trovare le morali recondite. Non è un caso che molti scrittori, alla domanda 'In che modo ha strutturato la trama affinché risaltasse la morale di fondo?', rispondano: 'Ah, c'era una morale di fondo? O.o'

Il 'problema' è che noi italiani pensiamo più a inserire un messaggio o una morale che a scrivere storie. E' la nostra eredità culturale. Gli autori anglosassoni, dalla forte tradizione romanzesca piuttosto che poetico-filosofica, non ci badano proprio alla morale (giustamente, secondo me. L'importante, in fin dei conti, è scrivere una storia. Il resto sono ciuffole di contorno).

Io non ho parlato di insegnamento morale, mi pare di averlo sottolineato nel mio post; i benefici sono altri, non riguardano l'educazione del lettore.

Per quanto riguarda gli scrittori, mi è difficile credere che cadano dalle nuvole se qualcuno fa loro notare che c'è una morale. Nel caso si trattasse di un messaggio secondario può pure essere, ma io credo che uno scrittore è talmente esperto e competente per quanto riguarda il suo testo che non può ignorare l'effetto che questo può avere sul lettore.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io non ho parlato di insegnamento morale, mi pare di averlo sottolineato nel mio post; i benefici sono altri, non riguardano l'educazione del lettore.

Per quanto riguarda gli scrittori, mi è difficile credere che cadano dalle nuvole se qualcuno fa loro notare che c'è una morale. Nel caso si trattasse di un messaggio secondario può pure essere, ma io credo che uno scrittore è talmente esperto e competente per quanto riguarda il suo testo che non può ignorare l'effetto che questo può avere sul lettore.

Dici? Le parole possono assumere significati diversi a seconda di chi le legge. Le interpretazioni sono numerose, e quasi mai univoche. Penso che molti scrittori non si pongano il problema di analizzare a fondo quale sarà l'effetto che il loro scritto sortirà sul pubblico. Il punto chiave deve rimanere l'intrattenimento.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Dici? Le parole possono assumere significati diversi a seconda di chi le legge. Le interpretazioni sono numerose, e quasi mai univoche. Penso che molti scrittori non si pongano il problema di analizzare a fondo quale sarà l'effetto che il loro scritto sortirà sul pubblico. Il punto chiave deve rimanere l'intrattenimento.

Su quello non c'è dubbio, basti pensare ai significati che possiamo dare a canzoni di appena quattro minuti, figurarsi un romanzo.

Per il resto, perdonami ma dissento ancora: come fa uno scrittore, anche a patto che scriva per semplice intrattenimento, a non immedesimarsi nel lettore, a prevedere le sue reazioni? Come fa a sapere che una battuta di un personaggio fa ridere, se non si mette nei panni del lettore comune? Io non credo che scriva scene che facciano ridere solo lui. E il discorso può estendersi a qualunque altra reazione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Su quello non c'è dubbio, basti pensare ai significati che possiamo dare a canzoni di appena quattro minuti, figurarsi un romanzo.

Per il resto, perdonami ma dissento ancora: come fa uno scrittore, anche a patto che scriva per semplice intrattenimento, a non immedesimarsi nel lettore, a prevedere le sue reazioni? Come fa a sapere che una battuta di un personaggio fa ridere, se non si mette nei panni del lettore comune? Io non credo che scriva scene che facciano ridere solo lui. E il discorso può estendersi a qualunque altra reazione.

Cavoli, ma saper scrivere in modo tale da suscitare nel lettore le esatte emozioni che gli si vorrebbe far provare è l'apice della abilità letteraria! Ne parli come se fosse una dote in possesso di chiunque! Immedesimarsi nel lettore è impossibile, perché ogni lettore è diverso. Ciò che entusiasma uno, può benissimo annoiare un altro. Perciò, l'unico appiglio dello scrittore in erba che non è Stephen King o George Martin è scrivere ciò che piace a se stesso, nella speranza che piaccia ad altri.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Cavoli, ma saper scrivere in modo tale da suscitare nel lettore le esatte emozioni che gli si vorrebbe far provare è l'apice della abilità letteraria! Ne parli come se fosse una dote in possesso di chiunque! Immedesimarsi nel lettore è impossibile, perché ogni lettore è diverso. Ciò che entusiasma uno, può benissimo annoiare un altro. Perciò, l'unico appiglio dello scrittore in erba che non è Stephen King o George Martin è scrivere ciò che piace a se stesso, nella speranza che piaccia ad altri.

Scusami, ma quando hai parlato di "critici ai quali tocca scovare la morale recondita dell'opera" pensavo parlassimo di autori di un certo livello, non di esordienti. Anche quando hai parlato di tradizione anglosassone a confronto con quella italiana, ritenevo si discutesse di autori da migliaia di copie vendute. Mi sono sbagliato?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×