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kurdt

Il desiderio segreto di tutti gli scrittori.

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Scrivo per il piacere di scrivere, sfogarmi, riflettermi e vedere quanto è profonda la mia anima (se profonda lo è veramente). Trovo che la scrittura si possa paragonare allo specchio nel mondo fisico: scrivere è una delle vie per comprendere chi siamo, capire di cosa è composto il nostro inconscio.

Naturalmente anche io desidererei che quei quattro punti si avverassero. Sarei ipocrita a dire il contrario. E la contraddizione c'è, perché se da una parte si scrive per ricolmarci di Arte, dall'altra scriviamo per aspirare alla fama corrompendo ciò che scriviamo (e quindi forse chi siamo?). Ma non me ne preoccupo tanto, siamo esseri umani, e l'uomo è contraddizione a priori (almeno secondo me).

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è da poco che sono iscritto a questo forum e, girando qua e là, continuo a vedere molto pressapochismo e idee del tutto poco chiare.

Rispondo sinteticamente:

1)Scrivere per mestiere vuol dire scrivere per essere letti. Scrivere per avere uno sfogo personale non vuol dire per forza che si debba essere letti.

2)I soldi sono il cancro della vita.

3)Brava, credere di saper scrivere non vuol dire saper scrivere.Per essere uno scrittore vero bisogna studiare.

4)Non sperate di essere i migliori scrittori italiani. Baricco vi distruggerebbe con un solo verso. Potrei fare eccezione per Fabio Volo, con lui potreste vincere :asd:

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Se la storia piace a te e riesci a rileggerla con piacere, bene, ma riguardo al mantenerti con la scrittura, quello è un altro paio di maniche, la maggior parte degli scrittori che conosco (passati e presenti) è riuscito a guadagnarci qualcosa solo in tarda eta, non vale per tutti, chiaro.

Ti auguro di riuscirci ;)

Appunto parliamo del desiderio "nascosto" di ogni scrittore.

Solo che il mio desiderio, adesso, non è più tanto nascosto!

Per quanto riguarda il mio libro, l'ho potuto rileggere una volta soltanto dopo la prima stesura poi è cominciato uno dei periodi più brutti che una persona possa attraversare. Spero che le CE chiudano un occhio di fronte ai piccoli errori che non ho potuto correggere.

Devo pur continuare a credere nei sogni...

(Scusate l'OT e il piccolo sfogo!)

:(

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è da poco che sono iscritto a questo forum e, girando qua e là, continuo a vedere molto pressapochismo e idee del tutto poco chiare.

Rispondo sinteticamente:

1)Scrivere per mestiere vuol dire scrivere per essere letti. Scrivere per avere uno sfogo personale non vuol dire per forza che si debba essere letti.

2)I soldi sono il cancro della vita.

3)Brava, credere di saper scrivere non vuol dire saper scrivere.Per essere uno scrittore vero bisogna studiare.

4)Non sperate di essere i migliori scrittori italiani. Baricco vi distruggerebbe con un solo verso. Potrei fare eccezione per Fabio Volo, con lui potreste vincere :asd:

quoto in toto. a parte che per il punto due. non cerco la ricchezza. o meglio, andrebbe quantificata. oggi, guadagnassi 50 euro in più alla settimana, cambierebbe letteralmente la mia qualità della vita.

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Credo che alcuni dei problemi qui trattati siano più speculativi che realistici. Almeno per me. Che io scriva dei miei tormenti interiori o di un più commerciale intrigo internazionale la cerchia dei miei lettori si assesta comunque sul vertiginoso numero di zero, o al massimo qualche volenteroso commentatore del wd. Quindi, al mio livello, scrivo guidata dalle mie motivazioni che sono provare piacere nel creare storie e imparare a scrivere meglio. Non scrivo per mestiere, non per questo non intendo farlo al meglio delle mie possibilità. Quello di cui scrivo, però, lo scelgo io, e se per mantenersi posso comprendere che uno scrittore di professione debba accontentare le richieste dei suoi datori di lavoro e magari sfornare un paranormal romance invece dell'horror splatteroso che sente scorrere sotto alle dita, non lo giudico negativamente perché lo fa. Spero però per lui che mentre scrive uno, non lasci perdere l'altro.

Scrivere non è né uno sfogo, né un mestiere del tutto razionale. Sta lì in mezzo, non è solo creazione artigianale altrimenti il lettore stesso, se un minimo navigato, si rende conto della mancanza di autenticità di quel che legge. Così come non è solo trasposizione della propria anima, perché lo stesso lettore si lamenterebbe e cercherebbe qualcosa di più strutturato, meglio costruito.

Ma scrivere non è aggiustare le macchine. E' qualcosa di creativo e il mondo interiore dello scrittore è la base. Lo studio è imprescindibile, certo.

Farsi leggere è conseguenza. Scrivere è comunicare, e quindi a qualcuno il mio messaggio, la mia storia, i miei personaggi dovranno pure arrivare. Per comunicare infatti bisogna essere in due. Ma il mio lettore ideale è qualcuno a cui piace quello che scrivo. Non qualcuno ai cui gusti io mi adeguo. Non ho il vincolo dei soldi. Non ho neppure il vincolo di un editore. Posso e devo cercare di rendere le mie storie migliori in termini di quello che comunicano, nella forma e nei contenuti, ma rimane principalmente un mio bisogno. Forse perché la mia lettrice ideale sono sempre io. Quella parte di me che compra libri e legge da una vita, che quindi applica i criteri di giudizio che le fanno ritenere buono un libro, alle cose che l'altra sé scrive.

Se mai, probabilmente no, mi troverò nella situazione di avere un reale pubblico potrei cambiare idea, ma sono appunto speculazioni. Al momento che di pubblico non ne ho, scrivo comunque e il mio desiderio più libidinoso al riguardo è di rileggere e sentire che quel che ho creato è una figata stratosferica, scritta meravigliosamente bene. Solo in quel momento potrò preoccuparmi del perché il mondo dei lettori non mi caga.

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Credo che alcuni dei problemi qui trattati siano più speculativi che realistici. Almeno per me. Che io scriva dei miei tormenti interiori o di un più commerciale intrigo internazionale la cerchia dei miei lettori si assesta comunque sul vertiginoso numero di zero, o al massimo qualche volenteroso commentatore del wd. Quindi, al mio livello, scrivo guidata dalle mie motivazioni che sono provare piacere nel creare storie e imparare a scrivere meglio. Non scrivo per mestiere, non per questo non intendo farlo al meglio delle mie possibilità. Quello di cui scrivo, però, lo scelgo io, e se per mantenersi posso comprendere che uno scrittore di professione debba accontentare le richieste dei suoi datori di lavoro e magari sfornare un paranormal romance invece dell'horror splatteroso che sente scorrere sotto alle dita, non lo giudico negativamente perché lo fa. Spero però per lui che mentre scrive uno, non lasci perdere l'altro.

Scrivere non è né uno sfogo, né un mestiere del tutto razionale. Sta lì in mezzo, non è solo creazione artigianale altrimenti il lettore stesso, se un minimo navigato, si rende conto della mancanza di autenticità di quel che legge. Così come non è solo trasposizione della propria anima, perché lo stesso lettore si lamenterebbe e cercherebbe qualcosa di più strutturato, meglio costruito.

Ma scrivere non è aggiustare le macchine. E' qualcosa di creativo e il mondo interiore dello scrittore è la base. Lo studio è imprescindibile, certo.

Farsi leggere è conseguenza. Scrivere è comunicare, e quindi a qualcuno il mio messaggio, la mia storia, i miei personaggi dovranno pure arrivare. Per comunicare infatti bisogna essere in due. Ma il mio lettore ideale è qualcuno a cui piace quello che scrivo. Non qualcuno ai cui gusti io mi adeguo. Non ho il vincolo dei soldi. Non ho neppure il vincolo di un editore. Posso e devo cercare di rendere le mie storie migliori in termini di quello che comunicano, nella forma e nei contenuti, ma rimane principalmente un mio bisogno. Forse perché la mia lettrice ideale sono sempre io. Quella parte di me che compra libri e legge da una vita, che quindi applica i criteri di giudizio che le fanno ritenere buono un libro, alle cose che l'altra sé scrive.

Se mai, probabilmente no, mi troverò nella situazione di avere un reale pubblico potrei cambiare idea, ma sono appunto speculazioni. Al momento che di pubblico non ne ho, scrivo comunque e il mio desiderio più libidinoso al riguardo è di rileggere e sentire che quel che ho creato è una figata stratosferica, scritta meravigliosamente bene. Solo in quel momento potrò preoccuparmi del perché il mondo dei lettori non mi caga.

Mi ritrovo in quasi tutto ciò che hai scritto soprattutto quando dici: "Forse perché la mia lettrice ideale sono sempre io"

Non c'è frase più vera!

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scrivere ciò che ci piacerebbe leggere è certamente la prima cosa, la più importante, quello che dà il via al tutto. me siamo qui perché 'scrivere non è soltanto un sogno' e vi è desiderio (o ambizione) di farne qualcosa di simile a un mestiere, è inevitabile pensarlo come a un mestiere, anche come approccio mentale. quindi, se servisse, anche scrivere (bene) qualcosa che magari non leggeremmo mai...

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Credo che alcuni dei problemi qui trattati siano più speculativi che realistici...

...eccetera. Dieci e lode. :thumbup:

1)Scrivere per mestiere vuol dire scrivere per essere letti. Scrivere per avere uno sfogo personale non vuol dire per forza che si debba essere letti.

2)I soldi sono il cancro della vita.

3)Brava, credere di saper scrivere non vuol dire saper scrivere.Per essere uno scrittore vero bisogna studiare.

4)Non sperate di essere i migliori scrittori italiani. Baricco vi distruggerebbe con un solo verso. Potrei fare eccezione per Fabio Volo, con lui potreste vincere :asd:

Concordo appieno sulla (1) e sulla (3).

La (2) sono solo belle parole, ma niente più. I soldi sono strumenti, e come tali non basta averli, ma anche saperli usare. Come diceva il tizio, "il potere logora chi non ce l'ha" -- e i soldi funzionano allo stesso modo: se sai come usarli, e come non farti usare da loro, sono una benedizione, altro che cancro.

Per la (4), prima di distruggermi, con un verso o magari anche con due, Baricco dovrebbe imparare a farsi leggere da qualcun altro, adolescenti a parte. Ho letto due suoi libri: uno era Oceano Mare, del quale non ricordo NULLA a parte il titolo (forse c'era una casa vicino a una spiaggia?)

Dell'altro invece ho dimenticato anche il titolo, ma forse rivedendo la copertina in libreria potrei riconoscerlo (e quindi evitarlo). Non sono mai arrivato a un terzo libro di un autore di cui non ho gradito i primi due (eccetto King, per rispetto a Jack: ma non mi è piaciuto nemmeno il terzo, CVD).

Mi spiace per Baricco: spero non gli chiedano mai di scrivere la prefazione per uno dei miei libri :)

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mmm bella domanda! Io ho iniziato a scrivere per "necessità" di narrare a me stessa le idee che mi ronzano senza pace nella testa.

Col tempo sono cresciuta, migliorata e maturata e certo, se c'è una cosa che sogno è che il romanzo che ho scritto diventi un best seller famosissimo e mi riempia di soldi u.u

Però non posso soffocare le mie idee o il mio stile in nome della vendita, non lo so a me suona un po' come svendere i propri "principi di scrittore", ma magari sono esagerata. Certo, ci sono cose che si possono migliorare, ma non cose che vanno eliminate in nome del pubblico.

Che si adatti il pubblico u.u e questo non lo dico per eccesso di ego (giuro! magari vi state facendo una cattiva idea ^^'), ma per realismo: anche i miei scrittori preferiti a volte fanno scelte che non condivido, ma un'opera d'arte va apprezzata nella sua interezza se è valida e soprattutto non va creata perché piaccia, altrimenti perde la sua valenza artistica (o sbaglio?)

Questo è in generale quello che penso, il sunto è che tutti i miei blocchi e le pippe mentali che mi faccio sono nei confronti delle mie aspettative su me stessa e non su quelle degli altri o di un potenziale pubblico.

Però devo ammettere che quando vedo pubblicate scempiaggini con trame di una banalità disarmante mi chiedo se sbaglio qualcosa, mi chiedo come sia possibile che loro ce l'abbiano fatta lo stesso ed un qualunque validissimo scrittore no.

Comunque se posso darti un consiglio, credi sempre nel tuo lavoro, ascolta le critiche ma non cedere al fascino della folla (ma come sono saggia u.u) :P

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Ospite Signor Ford

E' stato detto un po' di tutto. La mia è la seguente:

1. scrivo perché voglio, fremo dalla voglia di comunicare qualcosa. Sì. Mi piacerebbe essere letto, mi piacerebbe arrivare. Certo, a chi non piacerebbe?

2. I soldi saranno pure il cancro e non fanno la felicità, ma per campare servono, soprattutto per chi vive o vorrebbe vivere di quel che scrive. Ma penso che di questi tempi avere dei soldi faccia gola un po' a tutta la maggioranza.

3. No, al terzo punto dico di non aver mai creduto di saper scrivere. Ci provo, inciampo, mi rialzo e cado in un burrone. S'impara, si studia, si legge, si apprende. Ma a volte si rimane allo stesso punto.

4. Devo essere franco non ci ho mai pensato a cose di questo genere nemmeno nel mio intimo. Ma se ci devo pensare, e partendo dal fatto che sia un sogno, perché mi devo limitare a essere il migliore italiano e non mondiale? :asd:

Per tutto il resto quoto e straquoto nerina.

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Ospite Jack Shark

Il mio sogno è sempre stato uno: vivere di scrittura. Fare quello come mestiere. Avere la dicitura "scrittore" sulla carta d'identità.

Questo comporta avere moltissimi lettori, un gran seguito, fama successo, soldi (non necessariamente milioni)

L'unica cosa non contemplata è la pretesa di essere considerato un grande scrittore o il migliore o cose del genere. Francamente non mi interessa questo...

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Non potete capire quanto mi piaccia questa immensa voglia che avete di voler essere scrittori e spero per voi che questo possa realizzarsi, in un modo o in un altro. Studiate e chiedete, informatevi e scambiate informazioni, vi sarà utile nella crescita culturale e scriverete sempre meglio.

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Scrivo perché amo farlo, provo una gioia immensa più o meno tutte le volte che sto seguendo un'idea o un personaggio e mi metto davanti alla tastiera. Di conoseguenza, il mio sogno più grande, che si trascina dietro una serie di micro-sogni annessi, sarebbe di avere tutto il tempo che vorrei per scrivere, quindi, fondamentalmente, di fare della scrittura il mio mestiere, senza dovermi preoccupare di avere un ulteriore lavoro per mantenermi. Vorrei, poi, torme di fan che mi seguono con affetto; vorrei aprire ogni giorno il mio blog (che non ho), la mia pagina facebook (che non ho) o twitter (come sopra) e vederli invasi di messaggi di sostegno e apprezzamento. Vorrei che la gente leggesse e rileggesse le mie parole fino a farle diventare parte di sé. Vorrei che i crtici letterari dicessero: "ma come è potuta esistere la fantascienza/il fantasy/il thriller/l'horror o qualsiasi altro genere (mainstream compreso) prima dell'arrivo di questa Sygrid?"

Quanto al denaro, non ho abitudini dispendiose; mi accontenterei di averne a sufficienza per acquistare una casa medievale a Siena, uno chalet di montagna e un appartamento sulla spiaggia, e per garantire una vita serena a me e alla mia famiglia.

Parliamo di sogni, ovviamente...

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1)Tutti noi desideriamo che quello che scriviamo sia letto. Possibilmente MOLTO .

2)A tutti noi piacciono i soldi

3)Crediamo di saper scrivere

4)Contiamo di diventare Il miglior scrittore italiano (La miglior scrittrice).

Come fate voi?

1) Spero di essere letto, ma ancor più criticato. M'interessa migliorare, la trovo l'unica maniera per arrivare a farmi leggere "abbastanza". Lo giudicherei un ottimo risultato. Il MOLTO lo lascio ai gasati dei punti 3 e 4.

2) ASSOLUTAMENTE NO! (e qui dentro credo che sia ampiamente dimostrato, vedasi Porto Emergenti)

3) ASSOLUTAMENTE NO! ( e provo pena per chi lo crede)

4) Come punto 3.

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Ospite Ice*

Io non punto a diventare famosa o immortale o robe simili, già riuscire a fare della scrittura un lavoro sarebbe un sogno che si avvera, mi basterebbe arrivare a fine mese, non chiedo molto.

Non credo esista la perfezione e quindi da tanti lettori arrivano anche tante critiche e secondo me ci vuole un bello stomaco per digerire tutto quanto. Preferisco un'esistenza tranquilla con pochi lettori ma affezionati :D

Ma mi rendo conto di quanto sia difficile tutto questo e di quanto pochi siano quelli che ci riescono .-.

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nell'approcciarmi alla scrittura e al mondo editoriale ho avuto una serie di piccoli traguardi, sogni che pian piano ho visto realizzarsi. La voglia di finire una storia, poi di farla leggere, che fosse apprezzata, che fosse presa in considerazione da qualche editore free. Da lì, il sogno di pubblicare, di vedermi in libreria, di presentarlo, di leggere delle recensioni sulle riviste che amo. Potrei dilungarmi ulteriormente, questi step in fondo li ho raggiunti! Ora mi aspetto qualche riscontro, l'interesse della gente, poi che il mio nuovo manoscritto si trasformi in realtà (quindi in un secondo romanzo pubblicato) fino ad arrivare al "sogno dei sogni": vivere di scrittura!

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nell'approcciarmi alla scrittura e al mondo editoriale ho avuto una serie di piccoli traguardi, sogni che pian piano ho visto realizzarsi. La voglia di finire una storia, poi di farla leggere, che fosse apprezzata, che fosse presa in considerazione da qualche editore free. Da lì, il sogno di pubblicare, di vedermi in libreria, di presentarlo, di leggere delle recensioni sulle riviste che amo. Potrei dilungarmi ulteriormente, questi step in fondo li ho raggiunti! Ora mi aspetto qualche riscontro, l'interesse della gente, poi che il mio nuovo manoscritto si trasformi in realtà (quindi in un secondo romanzo pubblicato) fino ad arrivare al "sogno dei sogni": vivere di scrittura!

Ne sono sicura Vil, sento che, per te, arriveranno grandi soddisfazioni!

:festeggiamo:

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nell'approcciarmi alla scrittura e al mondo editoriale ho avuto una serie di piccoli traguardi, sogni che pian piano ho visto realizzarsi. La voglia di finire una storia, poi di farla leggere, che fosse apprezzata, che fosse presa in considerazione da qualche editore free. Da lì, il sogno di pubblicare, di vedermi in libreria, di presentarlo, di leggere delle recensioni sulle riviste che amo. Potrei dilungarmi ulteriormente, questi step in fondo li ho raggiunti! Ora mi aspetto qualche riscontro, l'interesse della gente, poi che il mio nuovo manoscritto si trasformi in realtà (quindi in un secondo romanzo pubblicato) fino ad arrivare al "sogno dei sogni": vivere di scrittura!

Come non quotarti... Hai espresso perfettamente anche il mio pensiero...:)

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