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nerinacodamozza

L'isola

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Allora questa è la mia storia per il nano. Non pretendo che sia originale, as usual, è soprattutto un esercizio e lo scopo è finirla e darle una sua coerenza interna, non pubblicare o renderla appassionante per un lettore che vi troverà una miriade di cliché. Mi serve, spero, per imparare e per farlo mi servo di ambientazioni e argomenti che mi intrigano anche se sono stati già trattati mille volte e in modo assai migliore.

Il titolo provvisorio è l'isola perché l'ambientazione è un'isola. Mi inchino a me stessa per questo tocco di originalità, ma il titolo è davvero l'ultimo dei problemi, aspettate di andare avanti.

Su questa isola tropicale vivono bambini e ragazzini che, loro non lo sanno, sono lì per turpi scopi dei cattivissimi e ricchissimi uomini dietro le quinte. Questo all'inizio della storia non è detto e a parer mio non è importante. I bambini credono che ci sia una guerra e che loro vengano preparati a combattere. Da un lato c'è la descrizione di come i bambini vengano allenati a diventare efferati e atletici assassini e soldati obbedienti, questo devo ancora vedere nei particolari come farlo, ma sostanzialmente si allenano in varie discipline e partecipano alle lezioni in cui vedono video violenti, sentono storie terrificanti su quello che succede nel mondo e imparano a memoria slogan vari.

A prescindere da quanto questo sia plausibile (ben poco credo), la storia, la trama (ahhhhhhhhhhhh) riguarda nello specifico un gruppetto di questi ragazzini. Ho deciso che l'isola è divisa in più parti, nella prima ci stanno i bambini fino agli otto anni circa, di quella parte non ne parlo, c'è e basta, poi nella seconda i ragazzini dagli otto ai quattordici, quindici anni, dipende e nell'ultima i più grandi e quello che fanno qua lo dirò dopo.

La storia parte con l'arrivo di un nuovo ragazzino in una delle squadre nella parte dell'isola dove stanno i ragazzini di mezzo. E si presentano i vari personaggi che sono:

A. superbravissima nelle arti marziali, soprattutto quelle che più che la forza vogliono l'agilità e l'astuzia. S'impegna e crede fermamente a quello che sente alle lezioni. Il suo terrore è quando la routine viene sbarellata da chi non rispetta le regole, il che la rende amata dai vari maestri e dalle guardie e odiata da quasi tutti gli altri. Il motivo per cui ha questa ossessione per le regole è che è il suo modo per difendersi dai brutti ricordi, quando le sono successe brutte cose erano sempre momenti in cui la routine non veniva rispettata. Cerca di avere le situazioni sotto controllo e per farlo ha bisogno che ci siano delle regole certe e granitiche. Rispetta l'autorità e si sottomette alla gerarchia.

B. pigra e manipolatrice. Se fa qualcosa per qualcuno vuole qualcosa in cambio. Vuole all'inizio quello che per i bambini è importante, avere ad esempio una collezione di conchiglie enormi, o cibo in abbondanza, poi crescendo vuole potere. (nel macrogruppo dei ragazzini ci sono ovviamente piccoli leader e poveri sfigati). A differenza di A. matura prima sessualmente e inizia ad avere rapporti con altri ragazzini sempre per ottenere cose in cambio, in particolare con D (ma questa sottotrama ve la risparmio). A. è invece disgustata da queste cose.

C. è il nuovo arrivato, più piccolo di qualche anno di A e B, è un po' un incrocio fra le due, perché la sensazione di vincere ed essere bravo nelle varie discipline gli piace assai, ma nello stesso tempo è attratto dalle forme di potere che i ragazzini instaurano fra di loro. Ha un atteggiamento collaborativo con i maestri, perché gli insegnano cose che lo interessano, ma molto oppositivo rispetto alle guardie che non fanno differenze su chi è bravo a combattere, ma per mantenere l'ordine picchiano indiscriminatamente chi gli sta sulle scatole e lui le prende diverse volte e il suo scopo nella prima parte diventa vendicarsi delle guardie.

Ci sono poi altri personaggi più o meno importanti che non starò a descrivere (per pietà di chi è arrivato fin qua e decide di proseguire nel mio sproloquio).

Quindi che cosa succede in pratica? Questi ragazzini attraverso varie vicissitudini crescono e lo scopo della storia è vedere come cambiano i loro rapporti. (poco interessante?) A. inizia a sentirsi sola, ma non perde di vista gli ideali che le sono stati inculcati, si affeziona a C perché si allenano sempre insieme e lui prende sul serio queste cose.

B. pure si affeziona a C, perché i due si insinuano nel gruppetto dei ragazzini più turbolenti, quelli che dettano legge e faranno diverse cose vietate, capitanati da un ragazzino (a che lettera siamo E?) che è un vero sociopatico (ovvio che a crescere in un contesto simile lo sia diventato). Ognuno persegue i propri obiettivi e C, durante una rissa collettiva in cui due fazioni si affrontano, quando arrivano le guardie a riportare l'ordine ne ammazza una e prende la pistola. A quel gesto i ragazzini si rivoltano contro le altre guardie e le uccidono. Muoiono anche alcuni ragazzini e in quel momento vanno tutti fuori di testa, esaltati e alla fine la povera B, viene violentata da quasi tutti. Non da C, perché è più piccolo e non ha ancora questi impulsi, ma non fa niente per difenderla.

B. che fino a quel momento era stata sì un po' disubbidiente, ma pur sempre una bambina, passa un momento di grave sconforto a cui reagisce trovando come scopo per andare avanti, vendicarsi di tutti e pensare a un giorno in cui sarà al sicuro e nessuno potrà più farle del male. E progetta la sua scalata al "potere" facendo un patto con C, facendo leva sul suo desiderio di primeggiare.

(succedono poi varie cose, nello specifico ancora non lo so, ma che riguardano quel che ho detto finora, facendo interagire vari altri personaggi), fino a che anche A e C maturano e da bambini scoprono gli impulsi sessuali. Sono ragazzini per cui essendo tutti e due belli sono attratti l'uno dall'altra, a quattordici anni mi pare sia normale. Con questo loro rapporto C. s'interessa meno dei vari intrighi compiuti da B. che a sua volta non lo accetta. Non è innamorata di C. ma l'amicizia con lui le serve per non subire ripicche e vendette per quello che ha fatto. Quindi il contrasto fra A e B continua e (qua non so bene che succede, splendida trama, I know), fino a che tutti e tre passano nell'ultima parte dell'isola dove vanno i grandi. Qua si viene a scoprire il vero scopo della loro educazione, c'è chi lo capisce subito e chi ci mette di più. I ragazzi vengono fatti combattere per piacere dei ricchissimi e potentissimi turpi individui di cui parlavo prima, fanno snuff movie, scommesse, assistono mentre si massacrano, i meno bravi muoiono subito e per non sprecare tutti quegli individui come B. che in un incontro non farebbe gran spettacolo c'è anche uno sfruttamento sessuale.

(Il mio immaginario è un po' malato, lo so).

Qua la storia che prima aveva toni meno pesanti lo diventa sempre di più, entrano in gioco anche i cattivissimi, uno in particolare che s'invaghisce di A. e la vuole per sé. Anche qui capitano cose che non so bene, ma si arriva alla fine dei vari personaggi. B. in qualche modo si salva (anche se è forse quella a cui succedono più cose brutte), e lascia l'isola promossa a prostituta personale di uno dei ricchissimi.

A. è ancora convinta che se continuerà a vincere i combattimenti e sopportare quello che le fanno fare, potrà andarsene e vivere con C. tutta la vita.

C. che è molto più bravo di tutti gli altri ha una possibilità di andarsene dall'isola, (e quindi non essere condannato a morire prima o poi in qualche combattimento, quando ci sarà un avversario più bravo di lui) ma i sadici, cattivissimi tiratori delle fila dietro le quinte, per testare la sua fedeltà obbligano A e C a sfidarsi a uno di questi incontri (magari perché è stata B a spifferare la loro storia, non so devo ancora pensarci come legare i tre alla fine).

A e C affrontano ovviamente un brutto dilemma. Devono combattere con le spade, cosa in cui A. ha più possibilità di vincere perché è superbrava, ma anche C lo è. All'inizio non fanno nulla, ma se non combattono sanno che verranno ammazzati entrambi, quindi A attacca per prima, ma lo fa solo perché sa che C reagirà e la ammazzerà. Infatti C. sbiella e reagisce ammazzandola perché lei non si difende più.

A muore e C rimane con un senso di colpa grande come una casa che lo convincerà di essere cattivo senza dubbi.

Fine.

Qui ci starebbe il celeberrimo fantozziano commento.

Pur avendo una fine (e ce l'ho perché questo è un flashback del personaggio C in un'altra storia, quindi lì non era un finale ma un prequel e mi serviva che fossero successe queste cose) non è una storia ben concatenata vero?

Come potrei migliorarla? Il concetto di base, l'idea forte non c'è, o al massimo è che l'educazione genera mostri, ma che nonostante questo qualcuno conserva un germe di umanità (A).

Grazie a chi è arrivato alla fine.

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Non so perché, ma leggere questa trama mi ha fatto pensare più a un soggetto per un bel pulp movie, alla Tarantino. L'idea dei ragazzi in un contesto simile è originale e anche la storia regge benissimo. Una volta finito il Nano, sfrutterei questa idea; sviluppandola potresti ricavarci qualcosa di veramente molto interessante.

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A me ha ricordato un po' un incrocio tra Il Signore delle Mosche e Ender's Game, trasportati nel XXI secolo (aggiungendo quindi sadismo e sesso esplicito).Se devo dire, non mi convince la chiusura della storia di B -- dopo l'inizio tramante non ce la vedo a fare la puttana d'alto bordo (ma forse è solo un mio pregiudizio).

In ogni caso non ho ben capito il perché di tutto questo addestramento: se lo scopo è quello di farli ammazzare tra sé con ferocia, tanto vale farlo direttamente da piccoli, o comunque da appena arrivati sull'isola. A che scopo mantenerli tanto a lungo?

E a questo proposito, come arrivano sull'isola? Traffico di bambini dal terzo mondo? E perché allora prenderli da piccoli (meno di otto anni?) e non già cresciuti? Insomma, mi puzza un po' 'sta faccenda dell'allevamento. Occorre trovare una spiegazione molto solida del perché sia necessario allenarli fin da piccoli e mantenerli così a lungo per poi buttarli dopo un solo duello.

Non potrebbe essere che solo l'elite viene addestrata, e destinata a massacrare i nuovi arrivi? Se eventualmente (seeee...) qualcuno dei nuovi arrivi sopravvive al massacro, allora viene arruolato nell'elite, eccetera. No?

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Infatti i tuoi dubbi sono ragionevoli e me li sono fatta anch'io. Sul come arrivano sull'isola sì traffico di bambini del terzo mondo. Sul perché è debole la spiegazione. Diciamo che l'idea originaria era che fosse un esperimento per creare una sorta di soldato perfetto, un esperimento fra il militare e il pedagogico, quindi i bambini venivano presi intorno ai 4-5 anni. Anche perché per poter fare una cosa del genere su un'isola intera per quanto persa nell'oceano ci vogliono agganci militari, se no ti scoprono, no?

Però fra gli investitori del progetto c'è chi è soprattutto interessato al lato ludico (ludico per loro cattivi e sadici) e quindi le cose rimangono com'erano all'inizio, ma l'attenzione è spostata su altro. Gli investitori comprano i bambini e ci scommettono soldi, per questo li allevano e li addestrano, perché hanno tanti di quei soldi da poterselo permettere e li seguono (da lontano) un po' come farebbe un allevatore di cavalli che li fa anche correre. Poi la lusinga della vittoria e un solo incontro vale comunque soldi (i video si vendono ad altri ricconi, e un biglietto per assistere a uno di quei combattimenti ancora di più.

Non ha senso?

Belfagor, io volevo fare la regista! Ma che sia originale ne dubito, come dice Alaine ci sono diversi precedenti, in più rendere plausibili le psicologie non è affatto semplice, il rischio di cavolate è molto alto.

Ah, B. in realtà lei deve sopravvivere perché è presente nel romanzo (temporanealmente successivo a questo), e in quel romanzo sarà una gran maitresse di bordelli di lusso. Ma come ci arriva ammetto di non averlo pensato che mentre scrivevo qua, quindi se risulta poco plausibile faccio in fretta a trovare un altro perché.

Grazie a tutti. Ma non vi pare che manchi un po' di sostanza?

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Grazie a tutti. Ma non vi pare che manchi un po' di sostanza?

Quella ce la devi mettere tu, altrimenti l'artista a che serve? :asd:

Se ti può incoraggiare, tra i modelli citati Il Signore della Mosche di sostanza ne ha ancora meno del tuo, ma è diventato non di meno un testo di riferimento (e ha fruttato il Nobel al suo autore) per le sue amare riflessioni sulla reale natura delle persone.

Trova e permea di significato il tuo, e prepara un biglietto per Stoccolma!

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Rileggerò il signore delle Mosche e studierò lo svedese nel frattempo.

Ma a me sembra una trama povera. Lo so che la sostanza ce la devo mettere, ma io scrivo telenovele non romanzi. Potrei inventare i vari intrighi, le situazioni, ma sempre un caos sembrerebbe. Le amare riflessioni mi sfuggono, gli intrallazzi no. Ahimè.

Grazie :umhh:

Dimenticavo, la spiegazione che ti ho dato casca come un castello di carte sotto il soffio che stai facendo sbuffando perché ora che mi hai dato attenzione ti martello di domande?

Modificato da nerinacodamozza

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Dimenticavo, la spiegazione che ti ho dato casca come un castello di carte sotto il soffio che stai facendo sbuffando perché ora che mi hai dato attenzione ti martello di domande?

I miei sbuffi non fanno testo: io sbuffo sempre, anche quando sono da solo (in realtà i due momenti coincidono).

Ed essere martellato di domande mi fa sentire utile, che è sempre un toccasana per il mio ego bislacco. :)

No, la spiegazione sta in piedi -- e ci sono libri famosi che si reggono su molto meno. Però ripeto: per l'esperimento militare vale il modello di Ender's Game (che è un bel libro comunque, anche se non all'altezza del racconto da cui è nato, e a differenza della saga che è in seguito diventato); per la comunità di ragazzi-guerrieri Il Signore eccetera.

Ma più in sintesi, il tuo libro di cosa dovrebbe parlare? Qual è il motivo di fondo, la sua ragion d'essere? Se tu dovessi riassumere tutta la storia in una sola parola, quale sceglieresti? Queste sono le domande che di solito ti permettono di dare un senso a ciò che scrivi: focalizzare il tema.

Una volta che hai capito di cosa stai parlando *per davvero*, al di là delle parole e degli episodi narrati, allora i muscoli sopra queste ossa, e la pelle che li ricopre, verranno da sé.

Costringi tutta la tua storia in UNA SOLA parola: quale scegli? (suggerimento: non rispondere ora, dormici sopra)

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Ci penserò domani, stanotte credo che penserò a me seduta vicino a qualche letterato cinese che lotta per la libertà del suo popolo. Che stuzzichini ci saranno da mangiare? Magari involtini cinesi in onore al letterato. O tutto veg in onore a me.

Grazie ancora e buonanotte.

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Ospite Bradipi

A me non convince per nulla, mi sembra una trama buona per un fumetto o un cartone (in qualunque modo li chiamino i giapponesi).

Nel sotfware gratuito inserito in quasi tutti i cervelli umani vi è un comando fondamentale: "scopare!" o se preferisci "crescete e moltiplicatevi". Vuoi fare dei buoni soldati? Non mettere insieme ragazzi e ragazze soprattutto quando gli ormoni bollono, non si impegneranno negli allenamenti perchè interessati ad altro.

Netta separazione dei sessi, come insegna ogni esperienza dagli assassini a Reich, il sesso forse come premio per chi vinca un incontro. Il sesso omesessuale può favorire il cameratismo, come nel battaglione sacro tebano.

Mai fare combattere alunni di una stessa scuola, non hai un buon combattimento, vedi "freakonomics" il capitolo sul sumo (imbrogliano pure loro alla grande, non è solo il calcio è tutto lo sport).

Metti più scuole ognuna diretta da un maestro diverso in modo che vi possa essere astio tra gli allievi.

Le guardie non servono, e mai armate: "Vuoi andartene? Vai, la porta è lì!". Non mi risulta che la camorra, o altre organizzazioni similari, abbiano difficoltà di reclutare nonostante i rischi.

Non sarei un amico se ti nascondessi le mie perplessità.

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Non mi piace molto la parte dei ricconi voyer e in sostanza tutta la parte ludica, credo che se dopo tutta la storia che hai raccontato mi venisse fuori che è solo una gara di lotta all'ultimo sangue per snuff movies e spettatori esclusivi il libro volerebbe dalla finestra. Ma fin lì la storia mi è piaciuta.

Non so se Bradipo ha ragione sulla separazione dei sessi, devo rifletterci anch'io anche per altre questioni, perché il fatto è che siamo così abituati a dare la separazione per scontata, che non ci viene neanche in mente che potrebbe funzionare in altro modo. Per esempio, gli animali che cacciano in branco non fanno molte distinzioni, ma i loro periodi riproduttivi sono limitati nell'anno (lo stesso per dire anche per i vulcaniani). Forse una qualche proibizione o limitazione potrebbe essere sufficiente, se unita a un condizionamento forte, tipo un nemico esterno o il desiderio di una vita migliore.

Ma come storia mi sembra funzioni, sono solo diciamo le motivazioni di fondo quelle che andrebbero sistemate e forse anche lo scenario complessivo. L'idea del supersoldato mi sembra buona, anche se sfruttata, ma perché non anche un supersportivo, qualcuno che poi venga immesso in un circuito su scala planetaria, appunto come un cavallo da corsa? Giustificherebbe anche tutto l'investimento. Però a quel punto vedo meglio uno sport violento che intrattenga le masse, non i singoli.

Ti consiglio un film, Rollerball, ma non l'ultimo, la prima versione con James Caan.

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Bradipo, fai benissimo a esprimerle. Ed è vero che non sono cose troppo logiche, e molto probabilmente inverosimili. Infatti non ho pensato di avere la trama del secolo (ha dei buchi logici enormi) e non la scrivo per vincere davvero il nobel, ma neanche per proporla all'editore più scrauso d'Italia. Però a me quel contesto fa venire voglia di scrivere e devono esserci maschi e femmine, altrimenti viene meno la mia di motivazione :asd: avevo pensato di mettere maschi e femmine separati, però m'intrigava vedere cosa sarebbe successo con maschi e femmine di quell'età insieme. Finché sono bambini non ci sono grandi problemi, una femmina può tranquillamente vincere un maschio, ma crescendo cosa succede? Cosa fa una ragazza che è oggettivamente meno forte? Ridimensiona il suo desiderio di essere la più forte? Trova un alleato che la protegga? S'innamora ed è pronta a sacrificarsi? Si unisce con altre? Trova comunque un modo per essere forte perché è stata condizionata a volerlo fare? Usa il sesso come si fa oggi? O viene usata dal sesso come si fa oggi? E cosa fa un ragazzo? Approfitta della sua maggiore forza fisica per fare quello che vuole? O la tendenza è quella di avere una sola ragazza? L'amore adolescenziale da Romeo e Giulietta sopravvive in un contesto simile? Probabilmente tutto questo interessa solo me, lo so, ma ponendo il caso che una cosa così inverosimile esista, la storia poi si muove nello specifico di alcuni personaggi date queste condizioni e al contesto non do troppa importanza. Sbaglio, ma è l'unica cosa che mi ha fatto venire voglia di scrivere e speravo che fosse un po' aggiustabile.

E sulla questione di far combattere alunni di una stessa scuola qua invece era proprio parte dell'esperimento. I soldati che vanno creati devono essere pronti ad ammazzare la persona con cui sono cresciuti se se la trovano di fronte, questo è uno degli scopi. Non sono soldati veri, sono appunto un esperimento, devono avere una motivazione (e la motivazione è il nemico esterno, ma eventualmente modificabile in altro nella teoria di chi ha fatto l'esperimento) per cui niente vale allo stesso modo. Chi ha ideato l'esperimento (il mio alter ego militare sadico) non ha mai avuto intenzione di far combattere davvero questi ragazzi, una volta presi i dati su chi arriva al fondo e chi no (nella storia diversi ragazzi scelgono di suicidarsi) vuole sapere questo, quanti sono, in un contesto del genere quelli che ucciderebbero e quelli che invece non ce la fanno, dicevo alla fine dell'educazione vengono comunque ammazzati. Non vanno in nessuna guerra.

Lo fa solo il personaggio C perché non è un semplice orfanello comprato come gli altri, ma il riccone che l'ha messo lì non riesce a condannarlo perché lo vuole sfruttare o perché si è in qualche modo affezionato non lo sa bene neanche lui. (E B. ma devo capire come) E comunque i ragazzini sono divisi in squadre, ma in quella fase dell'educazione non combattono ancora per ammazzarsi. Prendono punti e basta.

Ok, non regge comunque. Non mi assolverei neanche io. :asd:

Non mi piace molto la parte dei ricconi voyer e in sostanza tutta la parte ludica, credo che se dopo tutta la storia che hai raccontato mi venisse fuori che è solo una gara di lotta all'ultimo sangue per snuff movies e spettatori esclusivi il libro volerebbe dalla finestra. Ma fin lì la storia mi è piaciuta.

Swetty, per me era logico che questa storia dell'esperimento potesse solo sfociare in quello. Chi lo finanzia è malato perché è troppo ricco. (Mia personale considerazione da invidiosa che non ha una sicurezza economica certa) così ricco da rendersi conto che può fare cosa vuole, quasi ogni cosa e se lo si fa con i cani, perché non con i bambini? Chi alleva cani da combattimento quanto lo usa un cane poi? Quanto ci mette a trovare un cane più aggressivo che lo ammazza? Pochi incontri. Certo un cane cresce più in fretta e costa meno, ma i soldi non sono un problema, non è un investimento. E poi essendo nato come esperimento di un altro tipo in cui la parte ludica era la prova finale per vedere se facevano quel che veniva chiesto, c'è già instaurato un giusto ricambio. Non stanno ad aspettare anni.

Non ti piace perché la ritieni inverosimile, stupida o cosa?

Chiedo solo per sapere, sei autorizzata come Bradipo a non apprezzare, non è neanche il caso di specificarlo.

Perché a me quel parallelismo con quello che si fa con i cani, quel piacere di chi gode a vedere altri combattere e non lo fa lui se proprio ha voglia di adrenalina è una cosa a cui ho pensato da subito, più che il soldato o altro, era proprio il nucleo dell'idea di cui volevo parlare, anche se poi mi sono spostata ad altro dopo che ho avuto dei personaggi.

Sull'ultima perplessità che hai, volevo che lo scopo finale fosse quello di ucciderli, non di farne dei veri campioni (soldati o altro). Che ci fosse proprio questa mancanza di senso, che non fosse vero niente perché mi piaceva il contrasto con gli sforzi che i ragazzini fanno. Mi sa che è un po' il senso che da allegra ottimista do alla vita. Tanti sforzi e poi si muore, che senso ha? Quindi ho pensato anche alla domanda di Alain di riassumere in una sola parola la trama, e forse è proprio questo. Che non c'è un senso, se non nel gioco stesso, nell'esperimento. Che in fondo chi ci ha creati (inteso come i meccanismi biologici che hanno portato ad avere gli esseri umani, ma anche i cani eccetera, non un dio o gli alieni) ci hanno condizionato più di qualsiasi scienziato malato, a sopravvivere anche se poi si muore. E non era facile.

Non che queste mie riflessioni a livello di pensatori quale Vasco saranno troppo presenti nella storia. Io mi concentro sui personaggi che hanno questo contesto e vedo cosa fanno loro. Non mi allargo a filosofeggiare, non ne sono capace. E probabilmente neppure a rendere realistici quei personaggi, ho un sacco di dubbi sulla verosomiglianza, non è facile capire che tipo di morale e di credenze hanno ragazzini del genere.

Grazie a tutti.

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Quello che non regge secondo me è che non si allevano i cani da combattimento per poi farli combattere in sessioni private.Cioè ci sarà anche chi è malato da voler vedere due cani che si sbranano, ma quanto può durare?

I cani e i galli (e i pugili - Rocco e i suoi fratelli) vengono allevati per combattimenti pubblici dove si scommette e la chiave è proprio nella scommessa, non tanto e e non solo nella violenza.

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Ma anche se hai ragione e probabilmente ce l'hai non saprei come riformulare il tutto. Per ora scrivo il resto.

Com'è Alain, tutto chiaro prima di partire? :asd:

Non ce la farò mai a scrivere qualcosa di sensato. Porcaccia vacca.

Grazie Swetty

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Com'è Alain, tutto chiaro prima di partire? :asd:

Tutto chiaro: parti!

Piuttosto, se posso aggiungere un'idea: scrivi dal punto di vista di uno dei ragazzi, e resta più sul vago che puoi sulla struttura e sulle reali funzioni dell'isola (dopotutto, che ne sa, lui, di come funziona la cosa? Lui vede solo quello che gli lasciano vedere...) Eviterai le domande più fastidiose, facendo invece passare la tua reticenza come "efficace gestione del PdV" o anche come una "criptica allegoria, nascosta dietro un sapiente vedo e non vedo" :asd:

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I punti di vista sono tre, dei tre personaggi che ho descritto su. Questa è una delle poche certezze, perché sono già in fase di dubbio su tutto il resto. Per me è la norma, vado avanti con i dubbi, finché non ne ho le scatole piene e lascio perdere.

L'idea di lasciare tutto sul vago mi piacerebbe assai. Tipo Mine hana di Wedekind, ma è difficilotto per la mia ansia di spiegare.

In più ho bisogno di partire per un'isola tropicale, così quando non so che scrivere parto con qualche appassionata descrizione da sturm und drang polinesiano.

In più questa cosa del nano mi fa più male che bene. Scrivere ogni giorno per forza senza sapere che scrivere, fa solo sì che scriva schifezze.

Ma la trama postata all'inizio non mi dà più tante soddisfazioni. La voglio più corta e incisiva.

Sarà anche che in questi giorni sto studiando ben altro e alla mia età i neuroni, se gli chiedo pure di tirar fuori una trama, mi mandano direttamente a quel paese. (Non in modo così fine, ma il senso è quello).

Non ho la parola, per dirla a modo tuo.

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Ciao.

Comincio col dire che secondo me la plausibilità della storia lascia il tempo che trova. Metà o forse più dell'arte sarebbe da cestinare se il nostro metro di giudizio fosse la plausibilità o non plausibiità della storia. Quindi non mi preoccuperei di questo. In fondo i punti di riferimento di chi vuole parlare di isole e bambini (ovvero Peter Pan ed Il Signore Delle Mosche) hanno poco di plausibile. Anche se dalla tua descrizione mi sembra che ti avvicini più a Battle Royale che ai due libri sopra citati.

Comunque:

A. superbravissima nelle arti marziali, soprattutto quelle che più che la forza vogliono l'agilità e l'astuzia. S'impegna e crede fermamente a quello che sente alle lezioni. Il suo terrore è quando la routine viene sbarellata da chi non rispetta le regole, il che la rende amata dai vari maestri e dalle guardie e odiata da quasi tutti gli altri.

Accertati di conoscere bene l'arte marziale di cui parli e le tradizioni che ad essa si legano. è un lavoro non semplice ma essenziale per la credibilità di quello che scrivi. Il modo per non sciropparti ricerché bibliografiche pesanti, sarebbe quello di inventare tu un'arte marziale che si adatti a forgiare nel modo da te voluto il carattere di A, ma ho idea che questo sia ancora più complesso della ricerca tra vecchi e polverosi tomi di cultura orientale in biblioteca :asd:

B. pigra e manipolatrice.

dalla descrizione che ne fai mi sembra manipolatrice, ma non pigra. Ci vuole comunque un certo impegno per riuscire a manipolare le persone ed a farlo in modo continuativo. Forse pigra in senso fisico, ma non pigra come caratteristica caratteriale (faccio ammenda per l'orribile ripetizione)

Mi sembra più manipolatore C, almeno in prospettiva.

Qua la storia che prima aveva toni meno pesanti lo diventa sempre di più

emmm... non mi è sembrato che fino a questo punto i toni fossero "meno pesanti"! :omicida:

Qua si viene a scoprire il vero scopo della loro educazione, c'è chi lo capisce subito e chi ci mette di più. I ragazzi vengono fatti combattere per piacere dei ricchissimi e potentissimi turpi individui di cui parlavo prima, fanno snuff movie, scommesse, assistono mentre si massacrano, i meno bravi muoiono subito e per non sprecare tutti quegli individui come B. che in un incontro non farebbe gran spettacolo c'è anche uno sfruttamento sessuale.

fa tanto Hostel. Questa parte la rivedrei, forse anche la eliminerei o inventerei qualche escamotage (si scrive così? uff non ho voglia di cercarlo su google!) tipo un cane sciolto tra le guardi che riprendeva i combattimenti e si rivendeva i film, ma non la tratterei come una cosa organizzata volontariamente, come il fine della segregazione sull'isola.

Ho cercato di evidenziare alcuni punti deboli della storia, ma ce ne sono migliaia che verranno fuori mano mano che scrivi e che ti accorgerai renderanno incoerente la storia in più punti. Te lo dico per esperienza perché io avevo iniziato una storia simile che ho temporaneamente abbandonato perché le incoerenze e le semplificazioni in cui incappavo ad ogni pagina mi hanno scoraggiato, e contemporaneamente era arrivata una storia che mi appassionava di più e che pretendeva di essere scritta.

La storia a grandi linee mi piace (altrimenti dovrei ammettere che non mi piace neanche la mia e non è vero) quindi ti invito ad andare avanti ma con molta molta attenzione ad ogni cosa che scrivi, perché orientativamente, con tutta la carne al fuoco che hai messo è facile pensare a duecento o più pagine di romanzo, e con una mole simile fare errori di questo tipo è un attimo. Per chiarimenti chiedere a Stephen King a proposito dell'incoerenza delle Notti Di Salem : MrOrange :

Anzi, se riesci a non bloccarti tu, sarà uno stimolo pure per me per riprendere il mio romanzo, anche se poi non è proprio uguale perché è simile l'ambienzazione ma poi sviluppiamo la trama su binari ben diversi. (Tra l'altro spero riapra presto la sezione over 18 perché volevo pubblicarci il mio incipit, che secondo me può essere valido anche come racconto fine a se stesso)

Se ci terrai informati dei tuoi progressi ti seguirò con molta attenzione! ;)

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Accertati di conoscere bene l'arte marziale di cui parli e le tradizioni che ad essa si legano. è un lavoro non semplice ma essenziale per la credibilità di quello che scrivi. Il modo per non sciropparti ricerché bibliografiche pesanti, sarebbe quello di inventare tu un'arte marziale che si adatti a forgiare nel modo da te voluto il carattere di A, ma ho idea che questo sia ancora più complesso della ricerca tra vecchi e polverosi tomi di cultura orientale in biblioteca :asd:

Sai che non avevo pensato ad inventarla? Mi hai dato un'ottima idea.

dalla descrizione che ne fai mi sembra manipolatrice, ma non pigra. Ci vuole comunque un certo impegno per riuscire a manipolare le persone ed a farlo in modo continuativo. Forse pigra in senso fisico, ma non pigra come caratteristica caratteriale (faccio ammenda per l'orribile ripetizione)

Mi sembra più manipolatore C, almeno in prospettiva.

Pigra intendevo in senso fisico, sì. E anche C è un po' manipolatore. Infatti vanno d'accordo.

emmm... non mi è sembrato che fino a questo punto i toni fossero "meno pesanti"! :omicida:

in effetti ho scritto un po' una cacchiata

fa tanto Hostel. Questa parte la rivedrei, forse anche la eliminerei o inventerei qualche escamotage (si scrive così? uff non ho voglia di cercarlo su google!) tipo un cane sciolto tra le guardi che riprendeva i combattimenti e si rivendeva i film, ma non la tratterei come una cosa organizzata volontariamente, come il fine della segregazione sull'isola.

Ok, questa cosa non convince nessuno.

Devo pensare ad altro, mi sa.

Ho cercato di evidenziare alcuni punti deboli della storia, ma ce ne sono migliaia che verranno fuori mano mano che scrivi e che ti accorgerai renderanno incoerente la storia in più punti. Te lo dico per esperienza perché io avevo iniziato una storia simile che ho temporaneamente abbandonato perché le incoerenze e le semplificazioni in cui incappavo ad ogni pagina mi hanno scoraggiato, e contemporaneamente era arrivata una storia che mi appassionava di più e che pretendeva di essere scritta.

La storia a grandi linee mi piace (altrimenti dovrei ammettere che non mi piace neanche la mia e non è vero) quindi ti invito ad andare avanti ma con molta molta attenzione ad ogni cosa che scrivi, perché orientativamente, con tutta la carne al fuoco che hai messo è facile pensare a duecento o più pagine di romanzo, e con una mole simile fare errori di questo tipo è un attimo. Per chiarimenti chiedere a Stephen King a proposito dell'incoerenza delle Notti Di Salem : MrOrange :

Anzi, se riesci a non bloccarti tu, sarà uno stimolo pure per me per riprendere il mio romanzo, anche se poi non è proprio uguale perché è simile l'ambienzazione ma poi sviluppiamo la trama su binari ben diversi. (Tra l'altro spero riapra presto la sezione over 18 perché volevo pubblicarci il mio incipit, che secondo me può essere valido anche come racconto fine a se stesso)

Se ci terrai informati dei tuoi progressi ti seguirò con molta attenzione! ;)

Grazie Alessandro, già me ne sono accorta che non è facile scrivere una storia così. Non che per me esistano molte storie facili, ma ad inventare un contesto del genere c'è il rischio di scrivere cose inverosimili e non coerenti neppure tra di loro.

In questi giorni non ho scritto, ma voglio pensare a delle modifiche da fare sulla trama.

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Non scoraggiarti perché la trama è buona. Io un libro del genere lo leggerei!

Ripeto, non pensare di scriverlo in un paio di mesi, perché non è fattibile neanche per i grandi scrittori da otto ore al giorno, però quando avrai risolto almeno un pò dei problemi di "credibilità" dei primi capitoli (di sicuro i più complicati) sono sicuro che le cose cominceranno a fluire più chiare!

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A me ricorda nella trama "Non lasciarmi" con questa comunità di adolescenti che viene cresciuta per scopi abbastanza turpi, all'interno della quale nascono e si costruiscono rapporti interpersonali, mentre nello sviluppo di questi rapporti, mi fa venire in mente "Cecità" perchè questi rapporti, in una comunità forzatamente chiusa, diventano violenti, prevaricanti, fortemente erotizzati.

Ora, in entrambi i romanzi che ho citato, queste situazioni sono funzionali per l'esposizione di precisi elementi che allo scrittore stanno a cuore. Dal mio punto di vista è questo ciò che conta in un romanzo, per cui la tua storia va bene se dietro ad essa mi vuoi dire qualcosa. Se è la metafora di un contenuto che ti sta a cuore e se riesci a comunicamelo. Che non deve necessariamente essere altissima filosofia, no, anche solo un tuo pensiero, o una riflessione, qualcosa che interagisce fra te, scrittore, e me, lettore, che crea un ponte. Non solo un elenco di fatti. Non so se riesco a spiegare questo concetto, ma è questo che cerco quando leggo, ed è questo che trovo raramente nei libri, perciò leggo meno, ultimamente :(

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Ora, in entrambi i romanzi che ho citato, queste situazioni sono funzionali per l'esposizione di precisi elementi che allo scrittore stanno a cuore. Dal mio punto di vista è questo ciò che conta in un romanzo, per cui la tua storia va bene se dietro ad essa mi vuoi dire qualcosa. Se è la metafora di un contenuto che ti sta a cuore e se riesci a comunicamelo. Che non deve necessariamente essere altissima filosofia, no, anche solo un tuo pensiero, o una riflessione, qualcosa che interagisce fra te, scrittore, e me, lettore, che crea un ponte. Non solo un elenco di fatti. Non so se riesco a spiegare questo concetto, ma è questo che cerco quando leggo, ed è questo che trovo raramente nei libri, perciò leggo meno, ultimamente :(

Ti sei spiegata, sì. Però a scrivere quei capolavori era gente un cicinin più valida letterariamente di me. Il mio messaggio, o riflessione, sarebbe estremamente banale, perché io sono banale. In più se partissi con una tesi da dimostrare, non ci riuscirei. Non riesco a programmare cosa voglio dire, ci ho provato, ma non ci riesco. Non riesco a creare un personaggio partendo dal fatto che so che è un egoista e che il suo arco narrativo va da qua a là perché è così che l'intera trama funziona. Devo partire dalla storia e vedere se i personaggi hanno loro qualcosa da dire.

Di base era però una storia che parlava di sopravvivenza, questo l'ho capito. Come e cosa si fa per sopravvivere comunque. Non tanto per dire che lo spirito d'adattamento umano è forte e che alcune leggi morali cadono in determinate circostanze, ma solo per descrivere quello che fa il personaggio A per sopravvivere, e cosa fanno B e C, e in che modo le cose che fa uno determinano quello che fanno gli altri.

Ma non riesco a vedere chiaramente di cosa voglio parlare, in estrema sintesi.

Non ho le idee chiare per niente.

Magari lo saprò alla fine, magari no.

Credo che abbiate tutti ragione con questa cosa della riflessione, la parola di Alain, e forse il fatto che ci sia o meno è anche la differenza fa la letteratura e la bassa narrativa. E le storie che mi vengono in mente sono bassa narrativa.

Ora intanto sono in stand by per mancanza di tempo, non ho più scritto per il nano, né pensato alla trama, e nei momenti in cui mi è venuta voglia di mettermi a scrivere (stroncata comunque dai bisogni primari) non ho pensato a questa isola. Ma ho pensato ad altri personaggi abbandonati al loro destino. Avevo voglia di tornare a vedere cosa facevano, a sentire cosa sentivano, rivedere i posti. Proprio come se esistessero e per rientrarci mi bastasse rimettermi a scrivere. Una sensazione che mi ha fatto sentire bene.

Che è poi il nocciolo del mio problema. Io scrivo per creare posti immaginari dove mi piace stare immersa. Non scrivo per dare messaggi o per riflettere sull'uomo o altro. E se è un problema perché finisce che mi ci perdo (e chi in teoria dovrebbe leggerlo si perderebbe al quadrato, stufandosi e avvertirebbe la mancanza di senso), è anche il motivo per cui scrivo, la motivazione, quello che mi fa provare interesse.

Grazie comunque a tutti, mi spiace di non poter dire: sono a un buon punto, ho trovato la trama ideale, funziona a meraviglia e scrivo come un treno. No, ho accantonato tutto e sto meditando di tornare a scrivere qualcosa con cui avevo litigato, non perché abbia una fine o una soluzione ai problemi di trama, solo perché ho nostalgia. Però non sono depressa per questo, anzi.

(e no, Alain neanche quel romanzo ha una parola :bla: )

Abbattetemi pure. Tornerò a pensarci quando mi tornerà la voglia. Magari sedimentando verrà fuori qualche idea migliore. Probabilmente no, ma se viene a voi non esitate a dirmela.

:saltello:

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