Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite Linda Rando

Uniti contro l'editoria a pagamento: perché l'eap fa male

Post raccomandati

Secondo me è sbagliato generalizzare in questo modo: sul WD siamo tutti individui diversi, ognuno ha la propria opinione sull'editoria e non è detto che se uno, per esempio, apprezza alcune doppio binario, questo sia il parere di tutti. Io per esempio non credo che invierò mai niente a chi non è totalmente free. Qualcuno lo fa? Amen, rispetto la sua scelta, e d'altronde se uno si trova bene con una casa editrice non vedo perché non debba dirlo.

Per quanto riguarda gli intasamenti: negli esempi che hai fatto secondo me hai messo anche cose che non c'entrano niente con la narrativa, e che per tanto non fregano spazio a chi scrive romanzi. Se io scrivo un bel fantasy lo spazio me lo frega Licia Troisi, non la Littizzetto o la Clerici. E se uno compra un libro di barzellette lo fa perché vuole leggere barzellette, non è che se non ci fosse ne comprerebbe uno di poesie. Insomma, stiamo parlando di diverse fette di mercato.

Per quanto riguarda gli EAP, di sicuro non intasano le librerie, però per esempio intasano il web. Senza contare che a mio avviso sprecare così tanta carta per nulla è un danno: di tutte le copie che gli EAP stampano la maggior parte restano invendute. Spero almeno che le buttino nella raccolta differenziata.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io credo invece che le librerie abbiano limiti fisici ben precisi. Quando uno scaffale è interamente occupato da "Cotto e mangiato" toglie spazio anche ad altri generi. Questo è un danno grosso ad una migliore circolazione di idee. Per questo sostengo che Pizzibuti fa meno danni della Littizzetto. Le mie, in ogni caso, sono domande/riflessioni, non certezze. La doppia interpretazione sui "doppio binario" che mi disorientava un po', non era sulla pluralità delle posizioni presenti tra i forumisti. La libertà di pensiero mi pare cosa ovvia, nemmeno da ricordarmi. Ma sul fatto che gli amministratori prima condannano l'EaP senza se e senza ma (basti vedere l'inizio di questo topic), poi però ne trattano parecchi con molta considerazione. La mia non è, peraltro, polemica nei loro confronti, ma un tentativo di comprendere meglio. Ho in ballo un manoscritto e, se mi spiegate che magari non commetto un crimine contro l'umanità, posso prendere in considerazione una soluzine, per così dire, intermedia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

La mia opinione in merito alla questione?

Se un editore a doppio binario ti ha offerto un contratto free ed è ben valutato, dovresti prenderlo in considerazione.

Se un editore a doppio binario ti ha offerto un contratto con contributo (anche minimo) fossi in te lo scarterei, indipendentemente dalle valutazioni altrui.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Lo scopo di questo portale è far capire a chi ha bisogno di informazioni come operano gli editori, andando nello specifico.

Le sfumature di pensiero possono essere diverse. Chi è nella lista "Doppio binario" a volte pubblica in modalità FREE...dunque può esserci chi evita le pubblicazioni a pagamento ma accetta un contratto di un "doppio binario" se è un contratto 'free' e se le condizioni sono soddisfacenti...e può esserci anche chi ideologicamente evita a prescindere chi pubblica (anche in parte) a pagamento...E poi ci sono quelli che dicono: "Pago solo se la cifra è bassissima"...

Tutto questo però è un discorso a parte rispetto alla professionalità, onestà e legalità di ogni singolo editore...Teoricamente, anche un editore Free può infrangere la legge se applica certi comportamenti: l'autore non si vedrà sottrarre neppure un centesimo ma potrebbe esserci ugualmente un comportamento illegale (esempio: mancato rispetto dei termini di pubblicazione o mancato versamento dei diritti d'autore, se previsti).

Comunque, come già detto, il forum serve a confrontarsi. Perciò è normale e utile leggere idee differenti sullo stesso argomento, perchè sono utili a formare una propria idea. Questa è in sintesi l'utilità maggiore di questo forum.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Secondo il mio modesto parere il problema non è tanto il fatto di pagare, quanto il fatto di ritrovarsi a pagare molto e non averne in cambio nulla (e molto spesso prendersi delle fregature).

Pubblicare con un EAP o con una free molto piccola è la stessa cosa, solo che magari la free anche se piccola si sbatte un po' di più e cerca di curare meglio il tuo libro e di distribuirlo come può.

L'EAP o chiunque ti chieda soldi, farà un pessimo editing (quando lo fa) e non gli interesserà più di tanto vendere il tuo libro visto che ha già coperto le spese.

E' molto più economico e gestibile il print on demand in queste situazioni :)

Immagina di essere a un buffet e voler mangiare un panino: con una free avrai due ore di coda da fare ma se ti va bene ti troverai un panino decente senza pagare nulla, con un Print on demand potrai sederti comodamente in un angolo e mangiarti il panino che ti sei portato da casa con dentro tutto quello che vuoi, con un EAP non farai la fila ma dovrai pagare il panino 10 volte il suo valore e molto probabilmente sarà tutto bruciacchiato. Cosa sceglieresti tu?

Io penso che l'EAP faccia male più che altro agli autori stessi :)

(esempio ispirato della giornata XD)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
La mia opinione in merito alla questione?

Se un editore a doppio binario ti ha offerto un contratto free ed è ben valutato, dovresti prenderlo in considerazione.

Se un editore a doppio binario ti ha offerto un contratto con contributo (anche minimo) fossi in te lo scarterei, indipendentemente dalle valutazioni altrui.

E' quello che farò. Anche perché un free ti offre l'opportunità di ritenere ben giudicato e apprezzato il tuo lavoro. Con l'EaP ti resterà sempre il dubbio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Immagina di essere a un buffet e voler mangiare un panino: con una free avrai due ore di coda da fare ma se ti va bene ti troverai un panino decente senza pagare nulla, con un Print on demand potrai sederti comodamente in un angolo e mangiarti il panino che ti sei portato da casa con dentro tutto quello che vuoi, con un EAP non farai la fila ma dovrai pagare il panino 10 volte il suo valore e molto probabilmente sarà tutto bruciacchiato. Cosa sceglieresti tu?

wohow.giflove1.gif

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Io credo invece che le librerie abbiano limiti fisici ben precisi. Quando uno scaffale è interamente occupato da "Cotto e mangiato" toglie spazio anche ad altri generi. Questo è un danno grosso ad una migliore circolazione di idee. Per questo sostengo che Pizzibuti fa meno danni della Littizzetto..

Ma questo non è colpa né delle librerie né dei vip, a mio modo di vedere. Se quei libri vengono creati è perché vendono, e se vendono significa che sono gli italiani a volerli. Il problema della poca cultura non si risolve sostituendo i libri della Clerici con quelli di Eco, perché così facendo si rischia solo di danneggiare economicamente un mondo che già di per sé è in crisi. Se la gente legge poco le case editrici dovranno pur campare di qualcosa. Insomma, se si vuol far sì che la gente legga bisogna cambiare la mentalità, non le vetrine.

Che poi chi decide che certe cose debbano essere per forza "il Male"? Io anni fa ho preso due libri di barzellette su Totti. Ho fatto un peccato mortale? Certo, qualcuno potrà pensare che ho buttato via i soldi per una schifezza, ma se io volevo una lettura cazzeggio perché non dovevo prenderla? Non è che se non ci fosse stato Totti avrei preso King, eh.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Io credo invece che le librerie abbiano limiti fisici ben precisi. Quando uno scaffale è interamente occupato da "Cotto e mangiato" toglie spazio anche ad altri generi. Questo è un danno grosso ad una migliore circolazione di idee. Per questo sostengo che Pizzibuti fa meno danni della Littizzetto..

Ma questo non è colpa né delle librerie né dei vip, a mio modo di vedere. Se quei libri vengono creati è perché vendono, e se vendono significa che sono gli italiani a volerli. Il problema della poca cultura non si risolve sostituendo i libri della Clerici con quelli di Eco, perché così facendo si rischia solo di danneggiare economicamente un mondo che già di per sé è in crisi. Se la gente legge poco le case editrici dovranno pur campare di qualcosa. Insomma, se si vuol far sì che la gente legga bisogna cambiare la mentalità, non le vetrine.

Che poi chi decide che certe cose debbano essere per forza "il Male"? Io anni fa ho preso due libri di barzellette su Totti. Ho fatto un peccato mortale? Certo, qualcuno potrà pensare che ho buttato via i soldi per una schifezza, ma se io volevo una lettura cazzeggio perché non dovevo prenderla? Non è che se non ci fosse stato Totti avrei preso King, eh.

È un ragionamento che non fa una piega.

Spesso ci si dimentica che le librerie sono attività commerciali, che devono quindi produrre reddito, non istituti di beneficenza preposti alla diffusione della cultura e sovvenzionati dallo stato o dalle associazioni culturali.

E spesso ci si dimentica che gli editori stessi sono attività imprenditoriali, che hanno come scopo primario il guadagno, non la diffusione della cultura.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Tutto molto corretto, ma che la forbice vada legermente rivista è altrettanto indubbio. Non sono un talebano (continuate ad attribuirmi pensieri che non sono miei, tipo quello sulla pluralità del forum), comprendo benissimo le ragioni del mercato, ma penso che qualcosa si possa comunque fare, vendendo e non perdendoci. Basterebbe un pizzico (pizzico, mi raccomando) di fantasia e di creatività. Purtroppo è più comodo adagiarsi totalmente (TOTALMENTE) sulle regole imposte dal mercato. Condanno l'eccesso, non il fatto che si debba assecondare in larga parte il mercato. Per esempio, fossi un libraio, allestirei una zona esordienti (strutturata in modo meritocratico) e al cliente indeciso suggerirei di tentare un'alternativa (che magari ho letto). Certo, è più comodo alzare la serranda e imprecare alle logiche del mercato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Il mondo è cambiato, la gente va di fretta.

Una volta la libreria era il piccolo negozietto dove il libraio era un consigliere col quale parlare di libri, scambiarsi opinioni, farsi consigliare lo sconosciuto di turno.

Oggi le piccole librerie sono quasi del tutto scomparse. Le poche rimaste, degli esordienti se ne sbattono, a meno che non siano spinti dalla pubblicità o dalle major dell'editoria.

Le medie e grandi librerie sono gestite da persone che infilano dentro commessi a contratti trimestrali, che spesso non hanno alcuna competenza, che se ne fregano di dare consigli, che aspettano alla cassa come se l'attività fosse un supermercato.

Cosa possiamo fare noi?

NON comprare certi libri.

ORDINARE e richiedere telefonicamente certi titoli di esordienti secondo noi meritevoli.

Un libraio che riceve molte richieste telefoniche per certi titoli, prima o poi si troverà costretto a metterne in vendita qualche copia (di questo ne ho esperienza diretta...)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Immagina di essere a un buffet e voler mangiare un panino: con una free avrai due ore di coda da fare ma se ti va bene ti troverai un panino decente senza pagare nulla, con un Print on demand potrai sederti comodamente in un angolo e mangiarti il panino che ti sei portato da casa con dentro tutto quello che vuoi, con un EAP non farai la fila ma dovrai pagare il panino 10 volte il suo valore e molto probabilmente sarà tutto bruciacchiato. Cosa sceglieresti tu?

Io penso che l'EAP faccia male più che altro agli autori stessi :D

(esempio ispirato della giornata XD)

Questo è un esempio perfetto... thumbup.gifthumbup.gif

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Perdonami Ayame, ma non capisco dove stia la pareoccupazione.

Forse hai un'idea un po' imprecisa di come funziona il mercato editoriale, perché ciò che avviene è esattamente il contrario di quanto affermi tu: i libri stampati dagli editori a pagamento NON arrivano in libreria.

Il nodo infatti non è la stampa, ma la DISTRIBUZIONE. Distribuzione che questa gente non ha e che non si preoccupa di cercare. Leggiti Editori A Perdere, di Miriam Bendìa, e potrai farti un'idea precisa sulla questione.

I big rifiutano il 99 per cento delle proposte, perché il 99 per cento della roba che arriva loro è impubblicabile. Oltre a questo ci sono editori di settori. Se hai scritto una storia di guerra, non mandarlo ad esempio a Fanucci, non è il loro genere e non lo pubblicherebbero, anche se il libro è un capolavoro. E se è una storia sulla Seconda Guerra Mondiale, non lo pubblicherà nessuno, perché dai dati sui gusti e le tendenze di mercato in loro possesso, sanno che certe storie attualmente non tirano. Eh si, l'editoria è soprattutto un mercato. Gli editori amano la letteratura (non è vero che se ne fregano) ma devono far quadrare i conti.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Io credo invece che le librerie abbiano limiti fisici ben precisi. Quando uno scaffale è interamente occupato da "Cotto e mangiato" toglie spazio anche ad altri generi. Questo è un danno grosso ad una migliore circolazione di idee. Per questo sostengo che Pizzibuti fa meno danni della Littizzetto..

Ma questo non è colpa né delle librerie né dei vip, a mio modo di vedere. Se quei libri vengono creati è perché vendono, e se vendono significa che sono gli italiani a volerli. Il problema della poca cultura non si risolve sostituendo i libri della Clerici con quelli di Eco, perché così facendo si rischia solo di danneggiare economicamente un mondo che già di per sé è in crisi. Se la gente legge poco le case editrici dovranno pur campare di qualcosa. Insomma, se si vuol far sì che la gente legga bisogna cambiare la mentalità, non le vetrine.

Che poi chi decide che certe cose debbano essere per forza "il Male"? Io anni fa ho preso due libri di barzellette su Totti. Ho fatto un peccato mortale? Certo, qualcuno potrà pensare che ho buttato via i soldi per una schifezza, ma se io volevo una lettura cazzeggio perché non dovevo prenderla? Non è che se non ci fosse stato Totti avrei preso King, eh.

È un ragionamento che non fa una piega.

Spesso ci si dimentica che le librerie sono attività commerciali, che devono quindi produrre reddito, non istituti di beneficenza preposti alla diffusione della cultura e sovvenzionati dallo stato o dalle associazioni culturali.

E spesso ci si dimentica che gli editori stessi sono attività imprenditoriali, che hanno come scopo primario il guadagno, non la diffusione della cultura.

Ciao Jack, come va? Spero tutto ok!;-)

In genere sono d'accordo con te, ma questa volta solo parzialmente: non so se tu abbia letto il libro di

Aldo Moscatelli "Le invio un manoscritto. Attendo contratto". Se non erro è ancora disponibile su internet in

formato pdf.

Io la penso come lui: dare dell'imprenditore a un editore equivale a svilire la figura di quest'ultimo.

Ovviamente nel libro Moscatelli motiva, a mio parere in modo convincente, la sua posizione: all'inizio la pensavo

come te, e anche come Beppe Severgnini nel suo Lezioni semiserie di italiano (citato da qualcuno qualche pagina

prima), ma poi mi sono convinto che

non è così. Qualora tu non l'avessi letto, ti consiglierei di scaricartelo perché comunque è una lettura divertente.

In particolare, ti consiglio di cercare la parola "imprenditore": in questo modo arrivi al punto dove

parla del suo modo di vedere la questione. Per carità, può essere che anche dopo aver letto Moscatelli (sempre che

tu non l'abbia già fatto:-)) tu rimanga della tua opinione, ma sono convinto che parlare di un editore

come di un imprenditore non sia giusto: io la pensavo come te, ma poi mi sono ricreduto, perché penso che

mettere la questione in questi termini sia "pericoloso" per la figura dell'editore.

Fammi sapere, se hai voglia, cosa ne pensi! Ti ringrazio in anticipo! Ciao e buona serata/giornata!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Ciao,

ovviamente il termine "imprenditore" è solo un modo per generalizzare la questione che un editore deve comunque fare i conti con il portafogli. Insomma, una casa editrice non è comunque un istituto di beneficenza, e quindi, per quanto un editore possa avere ideali e scopi nobili quali la diffusione di cultura e di letture di qualità (e lo spero che i miei editori mi abbiano pubblicato per la qualità) deve in ogni caso far quadrare i conti alla fine del mese, pagare gli stipendi ai collaboratori, pagare i fornitori di beni e servizi.

Come dice per es. Galgano nell'intervento sopra, se un manoscritto è di qualità, ma non è di un genere appetibile per il mercato, difficilmente un editore, soprattutto se piccolo e quindi dotato di mezzi limitati, può correre il rischio di pubblicarlo per il solo amore della cultura.

Io sono una sorta di mini-pseudo-imprenditore-da-quattro-soldi e mi rendo conto, quando parlo con un rappresentante, che per quanto sia valido un prodotto che mi propone, io devo valutarne non solo la qualità, ma anche la vendibilità, perché, al pari di un piccolo editore, non posso permettermi di investire in un prodotto che poi non venderò.

Con questo ovviamente non voglio svilire la figura dell'editore, ma nessun editore che ha la CE come unica forma di sostentamento, lavora per la gloria e per gli ideali e basta...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
I big rifiutano il 99 per cento delle proposte, perché il 99 per cento della roba che arriva loro è impubblicabile.

Questo è un dato puramente virtuale, in quanto i BIG non leggono quasi mai il materiale che arriva loro, ma si limitano a cestinarlo o (in rari casi) a rispedirlo indietro.

Mi spiego: come fa un editore a dire che il 99% del materiale che riceve è impubblicabile se non lo legge? Sulla base di cosa dichiara l'impubblicabilità?

È come se dicessi che il 99% dell'Umbria fa schifo senza averci mai messo piede, ma solo per sentito dire...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Che i grossi editori non leggano è uno dei miti dell'editoria. Ovviamente, è pura illusione pensare che redazioni che ricevono sui 300 manoscritti la settimana, li leggano per intero prima di farsi un giudizio. A volte cestinano sulla base della semplice lettera di accompagnamento (perché? Leggete "Le invio un manoscritto. Attendo contratto" di Aldo Moscatelli, lo trovate in rete in pdf).

Altre volte basta loro leggere la prima pagina (anche mezza) per trovarci orrori di tutti i tipi: dalla grammatica, alla sintassi, alla punteggiatura. Ma non è vero che non leggano.

Forse ho esagerato a dire che il 99 per cento della roba che ricevono è impubblicabile. Ma credo che se non è il 99, sia il 98 o il 97. E sapete perché? Perché in Italia ci sono più scrittori che lettori. Un sacco di gente (e ne ho anche conosciuta personalmente) legge un libro all'anno, se lo legge, ma pretende di scrivere romanzi. Anzi, togliamo pure il "pretende". Li scrive e li invia senza tanti complimenti.

Già è difficile scrivere (per non dire farsi pubblicare), se si è avidi lettori. Figurarsi se uno non prende mai in mano un libro.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma come fate a sapere se le big leggono i manoscritti? A parte che credo dipenda da editore a editore, se inviate loro qualcosa e non ricevete risposta non potete sapere se l'hanno cestinato direttamente o se invece non è piaciuto.

L'ebook di Aldo Moscatelli è sicuramente interessante, ma nemmeno lui penso possa conoscere le dinamiche interne di una casa editrice che non è la sua.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se non leggessero, non accetterebbero di ricevere materiale. Quindi, non è che lo prenderebbero e cestinerebbero senza aprirlo. Semplicemente, il pacco ti tornerebbe indietro, in quanto il destinatario (la casa editrice), non accetta inediti di esordienti. Hanno persone stipendiate apposta per dare una controllata ai manoscritti in arrivo.

Come poi vada intesa questa "lettura" l'ho giò spiegato, ma sanno che tra quella pila di roba che arriva ogni giorno può nascondersi il nuovo autore da due milioni di copie. Essendo il processo di scrematura molto volece (come ho già scritto, a volte sulla sola base della lettera di presentazione), perché non dare un'occhiata? Nessuno, in un campo imprenditoriale così incerto come quello dell'editoria, può permettersi di lasciarsi sfuggire il nuovo grande autore (in termini di vendite) del futuro, anche se magari capita una volta ogni dieci anni.

Che poi i primi editori a cui la Rowling spedì Harry Potter lo rifiutarono è un altro dicorso. Lo rifiutarono perché secondo loro quella roba non avrebbe venduto (e qui entra in gioco la caretteritica primaria dell'essere umano: errare), ma si fecero quella convinzione proprio perché il manoscritto lo lessero. E funziona così anche in Italia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Dipende dalle case editrici. Per esempio sul sito della Feltrinelli e della Salani non si trovano indicazioni su come inviare manoscritti, quindi io credo che loro eventuali invii li cestinino proprio. Non tornano indietro al mittente perché l'indirizzo esiste, e non è compito della posta preoccuparsi che un pacco venga aperto dal destinatario.

Per quanto riguarda Mondadori, invece, loro accettano periodicamente solo determinati generi, quindi se nel periodo dei gialli tu invii un fantasy te lo restituiscono (almeno così ho capito).

Altre case editrici invece credo che leggano i manoscritti come dici tu: lettera di presentazione, sinossi e qualche pagina. Se fa schifo non vanno avanti, e d'altronde non vedo cosa ci sia di male (se uno scrive davvero da cani si nota subito, è inutile perderci tempo).

Il mio discorso era più un invito a non generalizzare, perché ogni casa editrice è un caso a sé.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Ma come fate a sapere se le big o leggono i manoscritti?

Hai ragione, dipende da editore a editore.

In primis, è ovvio che l'editore che chiede in visione SOLO la sinossi, NON legge i manoscritti.

Secondo: l'editore che dice "i manoscritti interi li cestiniamo a prescindere" NON legge manoscritti.

Terzo: quando spedisci un manoscritto e ti torna indietro intatto, significa che NON è stato letto.

Quarto: quando l'addetto stampa di una big mi dice: "noi i manoscritti che ci inviano NON li leggiamo, ma li cestiniamo" e alla domanda "ma allora perché nel sito c'è scritto che li accettate" NON mi risponde, significa che NON li leggono.

Quindi le mie motivazioni riguardano mie esperienze dirette personali.

Quindi galgano, quando dici: "Se non leggessero, non accetterebbero di ricevere materiale."

Ti rispondo: È una manovra commerciale tesa a dare dell'editore l'immagine di un'azienda "aperta" al nuovo. Se un editore si dimostra chiuso e ostile, l'immagine ne risente, e quindi anche le vendite dei libri di quell'editore.

Poi, è ovvio che ci sono Big che forse qualcosa in qualche maniera leggeranno, ma non sono la maggioranza, te lo assicuro.

E ovviamente leggono ognuno secondo le loro modalità.

Raramente una big vuole tutto il manoscritto, proprio perché ne fa una lettura parziale.

La maggioranza vogliono la sinossi e un estratto. E decidono in base a quello se leggere tutto il resto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non ho mai detto che li "leggano". Mi sembrava di essere stato chiaro sul fatto che scremano sulle basi delle sinossi, e se queste li stuzzicano, sul primo capitolo (anche meno). Solo in seguito, al limite, chiedono in visione l'intero manoscritto.

Non so con quali editori hai avuto esperienze tu, ma spesso le case segnalano sul proprio sito periodi di "piena" (in qualunque modo si voglia intendere il termine), e pertanto di non inviare materiale fino a nuovo ordine. Spesso chi invia non si prende la briga di fare questi controlli, e si, a volte le case editrici si "dimenticano" di segnalarlo nei loro siti, ma questo non significa che la roba che arrivi passi direttamente nel cestino.

Sulla loro politica di apertura al nuovo come semplice maschera per la propria immagine, avrei molto da ridire. Ma come si dice? Il mondo è bello perché è vario ed è giusto che ognuno abbia la sua opinione, ci mancherebbe.

Solo una cosa: ma non era tutto nato da una discussione sull'eap? Come siamo arrivati a cavillare di queste cose?

Io credo (ma è un'opinione personalissima), che non valga la pena dannarsi l'anima a scrivere partendo dal presupposto che tanto coi big non hai speranze. E questo, assolutamente, senza nulla togliere ai piccoli, che anzi, a volte ti senti di pensare: "Ma chi glielo fa fare?" e quindi hanno tutto il mio rispetto incondizionato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Per esempio sul sito della Feltrinelli e della Salani non si trovano indicazioni su come inviare manoscritti, quindi io credo che loro eventuali invii li cestinino proprio.

Solo una precisazione. Sulla pagina facebook di Adriano Salani editore c'è una lunga discussione (si intitola "giovani scrittori") con tutte le indicazioni per l'invio (solo cartaceo) e l'indirizzo a cui inviare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Per esempio sul sito della Feltrinelli e della Salani non si trovano indicazioni su come inviare manoscritti, quindi io credo che loro eventuali invii li cestinino proprio.

Solo una precisazione. Sulla pagina facebook di Adriano Salani editore c'è una lunga discussione (si intitola "giovani scrittori") con tutte le indicazioni per l'invio (solo cartaceo) e l'indirizzo a cui inviare.

Capito. Buono a sapersi. :(

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Io credo (ma è un'opinione personalissima), che non valga la pena dannarsi l'anima a scrivere partendo dal presupposto che tanto coi big non hai speranze.

Su questo la pensiamo alla stessa maniera.

Però non sono così convito come te che con le big funzionino tanto facilmente i canali standard... soprattutto alla luce delle esperienze, delle persone con le quali ho parlato, e facendo un minimo di ragionamento logico, fra i libri sugli scaffali e il modo con il quale chi ci è arrivato, dice di esserci arrivato...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Guarda Jack, lungi da me pensare che sia tutto rose e fiori. Contano le amicizie (politiche e non), le raccomandazioni, la visibilità televisiva (più o meno meritata), i letti che uno/a riesce a farsi e tutto il resto di cui sappiamo alla perfezione.

Dico solo che non è mai tutto bianco o tutto nero: anche nelle situazioni più squallide trovi sempre la persona seria. Magari una soltanto, d'accordo, ma ti assicuro che c'è. Anch'io parlo per esperienza personale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

Che la spintarella o l'amico possano fare (e spesso facciano) la differenza tra essere pubblicati o no, credo nessuno si sognerebbe di discuterlo.

Però che gli editori non leggano è un falso, ne ho ricevuto molte volte smentita, da gente che proprio sta nelle redazioni e smista i manoscritti (per lo più stagisti che vorrebbero suicidarsi per il compito infame che gli tocca XD) e l'ho anche sperimentata di persona. In pratica un grosso grosso editore, di quelli "tanto non leggono, figurati" s'è sbagliato e ha mandato a me una mail destinata a un redattore, dove diceva grossomodo "ti giro questo file, dagli un'occhiata".

Poi non mi hanno più contattata e amen, ma intanto l'interesse c'è stato. Leggono, leggono.

Il mio ego oltretutto ringrazia che la svista fosse innocua e non una roba del tipo "ahahahahah ma guarda questa, ma come si fa, ma che porcheria, fatti due risate con me" °_°

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Però che gli editori non leggano è un falso

Io farei una precisazione.

Che TUTTI gli editori non leggano (i manoscritti che gli vengono spediti) è falso.

ma che TUTTI gli editori leggano (i manoscritti che gli vengono spediti) è altrettanto falso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Però che gli editori non leggano è un falso

Io farei una precisazione.

Che TUTTI gli editori non leggano (i manoscritti che gli vengono spediti) è falso.

ma che TUTTI gli editori leggano (i manoscritti che gli vengono spediti) è altrettanto falso.

Ciao, questa volta, invece, sono d'accordo con te appieno:-)

Come dici tu, c'è chi li legge e chi per niente (ovviamente si parla delle sinossi, al 90%, e questo accade anche

perché una marea di presuntuosi (quelli che prima di spedire non curano lo scritto a dovere) intasano i canali: se le

case editrici non fossero sommerse di robaccia forse non si limiterebbero a giudicare dalla sinossi...). Per

questione di conoscenze personali io so che alcune CE non li leggono: cestinano e basta, altre invece lo fanno; direi

che il numero delle CE che leggono i manoscritti è più alto di quello che si aspetterebbe un realista come me, ossia

un pessimista. Ciao a tutti!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×