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Ospite Signor Ford

La letteratura ha un Orientamento Sessuale?

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Ospite Signor Ford
E' da un po' di tempo che giro intorno a questo argomento, e mi ci sono confrontato spesso.
Mi spiego: spesso si parla di "narrativa gay" o "letteratura gay" (o LGTB, e tanti altri modi). Mi chiedo perché, a prescindere dal genere (giallo, fantasy, horror), sulla base dell'argomento trattato automaticamente il libro in questione venga etichettato come appartenente a questa "categoria".
Ho fatto una ricerca in merito, ma purtroppo non ho trovato molto che contribuisca a chiarire le idee:
Sulla base delle poche informazioni che ho acquisito, si tende a ritenere un libro a tematica omosessuale se:
1. Chi lo scrive è omosessuale (ora però molto meno di prima)
2. Se al suo interno viene trattato l'argomento dell'omosessualità, in maniera più o meno centrale (mi spiego: un breve accenno non costituisce una catalogazione di questo genere, ma ho capito che varia sulla base dei pensieri delle correnti letterarie).
Ed eccomi a noi: senza per forza entrare in polemica mi piacerebbe confrontarmi con voi sull'argomento, per capire cosa ne pensiate, in sintesi: un romanzo, una raccolta di racconti o una silloge poetica, anche se magari la storia parla di due elfi omosessuali piuttosto che di due detective che si amano o se l'autore è omosessuale, vanno catalogati come libri di narrativa omosessuale?
Inoltre ho un altro dubbio: esiste nelle librerie che frequentate uno spazio apposito dove questo tipo di libri vengono riposti?
Ovviamente un pensiero di questo tipo ha delle chiare relazioni anche di tipo sociale, ma vorrei che se ne parlasse senza per forza prendere una posizione sull'omosessualità pro o contro. Conoscete altri modi per definire o catalogare la "letteratura LGTB"?
Insomma, voi cosa ne pensate? icon_cheesygrin.gif

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Credo che la prima cosa da dire è che le etichette lasciano un po' il tempo che trovano. Possono essere utili per dare un'idea al potenziale lettore sul contenuto di un libro che si accinge ad acquistare, ma nulla di più.

Per usare un paragone forte è come la questione delle razze umane: guardando da lontano uno ha facilmente l'impressione che le razze esistano: bianchi, neri, gialli... Poi, se si scende nel dettaglio, tutto sfuma. Le differenze tra diverse popolazioni appaiono difficili da definire, i criteri che si è pensato di utilizzare appaiono sostanzialmente irrilevanti, si è costretti a fare un'infinità di eccezioni oppure a suddividere all'infinito ogni presunta razza in sottorazze diverse. Per non parlare degli "ibridi", vero incubo dei razzisti. Alla fine è necessario concludere che o ogni individuo fa razza a se oppure le razze non esistono.

Lo stesso succede con la letteratura. Certamente non è "letteratura omosessuale" quella prodotta da scrittori omosessuali, né lo è mai stato nel passato. Altrimenti dovremmo considerare letteratura omosessuale l'intera produzione, tanto per fare due esempi, di Gide o di Wilde, e così non è. Potremmo usare la definizione per "Teleny", anche se Wilde si è limitato a curare quel libro e non è chiaro se vi abbia messo realmente mano.

Né possiamo utilizzare la definizione di letteratura omosessuale semplicemente per testi in cui l'omosessualità dei protagonisti è centrale, altrimenti dovremmo definire come tale "Morte a Venezia". Volendo potremmo anche farlo, ma che senso avrebbe?

Quando si parla di LGTB si intende, di solito, un tipo di letteratura militante, in cui è centrale non tanto l'omosessualità, quanto l'affermazione, implicita o esplicita, che gli omosessuali soffrono di discriminazioni che vanno corrette ed eliminate. Ancora una volta, però, in questo modo si finisce per escludere testi in cui l'omosessualità è assolutamente centrale ma non sono militanti.

Secondo me la risposta al quesito che poni, Mister, è semplice, anche se, in qualche modo, deludente. La letteratura omosessuale è quella che definisce se stessa come tale. Se un autore considera la sua produzione come "letteratura omosessuale" allora certamente lo è. Altrimenti ogni interpretaione è possibile.

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Ospite

Penso che questa classificazione sia assurda, per me non esiste la letteratura omosessuale; se in un libro fantasy ci sono due omosessuali rimane sempre un libro fantasy e così via.

Con questo ragionamento se in un libro di fantascienza ci sono due personaggi che portano il busto cos'è allora letteratura ortopedica?

Queste sono le solite classificazioni che non hanno nulla a che vedere con la letteratura.

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Sono in perfetta sintonia con Nanni e Outsider. In più aggiungo: non bisogna confondere il genere con l'argomento, a meno che quest'ultimo non pervada talmente il testo da non permettere una classificazione a se stante dello stesso, divenendone, insomma, lo scopo unico.

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Ospite

È una classificazione senza senso... La letteratura secondo me è asessuata...

Però in merito a questo, ricordo il film: la patata bollente

con Pozzetto, la Fenec e Massimo Ranieri nella parte del gay. In quel film, Ranieri lavorava in una libreria "alternativa" in cui vendevano libri considerati di genere omosessuale.

Non so quanto ciò fosse funzionale al film e quanto verità invece ci sia...

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Anch’io mi ritrovo nei pensieri dei post precedenti.

Personalmente non mi sono mai posto un simile quesito, perciò ogni mia opinione può benissimo valere una cicca.

Credo che catalogare la letteratura per orientamento sessuale dell'autore o dei contenuti sessuali non abbia molto significato. La sola situazione in cui credo necessaria una simile distinzione è nella letteratura erotica (cercando quindi d’indirizzare l’opera al giusto target di lettori).

Non credo nemmeno sia possibile la definizione di un genere letterario che tenga esclusivamente in considerazione la sessualità degli autori. D’altronde un autore narra situazioni che spesso non rientrano nel suo bagaglio d’esperienze, perciò un autore omosessuale può benissimo scrivere di sessualità etero o viceversa.

Credo, infine, che una simile catalogazione sia da attribuirsi ad un preciso progetto pubblicitario che, definendo in tal modo delle opere intenda orientarne le vendite a una precisa gamma di consumatori.

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Io credo che in questo caso non si identifichi il genere tanto con il tema, quanto con il target a cui è dedicata l'opera. Quindi non si tratta di contenuti LGBT, quanto di pubblico LGBT. Ovvio che se il pubblico è LGBT, cercherà contenuti consoni, e quindi anche questa letteratura LGBT avrà un certo tipo di contenuti. Niente vieterebbe, in linea di principio, che nella letteratura LGBT rientrino libri che non hanno niente a che rivedere con l'omosessualità (la già citata produzione di Wilde o Intervista col vampiro, ma anche cose totalmente inaspettate), ma visto che il pubblico non è in grado di deciderli, saranno per lo più quello che gli editori riterrano più consoni a un pubblico LGBT, e quindi quasi inevitabilmente a contenuto anche LGBT.

Il fatto che si etichetti un libro in base a un target non è una cosa legata al genere sessuale del target, ma un insieme di caratteristiche di questo target. Per esempio, anch'io bordeggio il target LGBT, nella caratteristica double income no child, visto che in casa siamo in due ad avere lo stipendio e non abbiamo bambini, quindi alcune cose pensate per un target LGBT possono comprendere anche me (i weekend di lusso per esempio). Ma per dire, anche il genere young adult rientra in questa categoria, per non parlare di quella fabbrica di target che è la letteratura porno-erotica-sentimentale.

In realtà, non la vedo una cosa molto sbagliata: scrivere con un target in mente di solito produce testi migliori che scrivere con un genere in mente tipo fantasy o horror, cioè che limita i contenuti e la forma. E il target non è discriminante per se: in realtà molti di noi (io per prima) hanno come target il WD, e si può dire in un certo senso che la mia produzione è letteratura wdiana, perché questo è il mio pubblico. Diventa discriminante quando i lettori vengono identificati con quello che leggono (leggi letteratura LGBT quindi sei omosessuale) e peggio ancora quando vengono biasimati per questo. Ma non succede solo con la letteratura LGBT, conosco persone che non parlano con quelli che leggono paranormal romance perché sono cose da ragazzine in tempesta ormonale.

Ecco, abbiamo parlato spesso di lettori selvaggi, in questo caso perlerei di osservatori di lettori selvaggi. icon_cheesygrin.gif

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Beh, nel cinema ci stanno film dichiaratamente orientati in tal senso. Per dire, c'è il festival LGBT di Torino. (e a Macerata, nel cinema in cui abbiamo proiettato i classici cinesi, ripropongono le pellicole del festival. Naturalmente il gestore è gayssimo. Quando poriettarono i film del festival, una delle edizioni precedenti, ci fu una piccola manifestazione con gli imbec... con gli iscritti di Forza Nuova che fecero un picchetto con uno striscione da :facepalm: ... Onore al gestore gay :la: )

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Ospite

Ma un conto è un autore che vuole rivolgersi ad un pubblico LGBT (confesso che ho conosciuto soltanto oggi l'esistenza di questo acronimo), un conto è un autore che, perché omosessuale o perché parla di omosessuali, venga messo a forza in questa categoria.

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Ospite Signor Ford
Ecco, ora che ho letto un po' delle vostre impressioni cerco di chiarirmi le idee anche io:
Tendenzialmente mi pare che il nodo della questione sia: La narrativa LGTB non è un genere e non dovrebbe esserlo, a meno che, come dice Nanni, non abbia dei contenuti di lotta alle disparità o invece lo stesso scrittore non si definisce autore di narrativa omosessuale. Oppure invece si confonde il genere con il pubblico, come detto da Swetty, in cui se io scrivo un libro dove è presente una storia di omosessuali è più facile che diventi di dominio per un pubblico con quel tipo di gusti piuttosto che universale. Io penso che siano in parte definizioni esatte, ma di per contro ho anche dei dubbi al riguardo.
Di fatto, se parliamo di narrativa omosessuale, esistono delle tendenze di riferimento e di catalogazione sulla base del punto di vista che in quel preciso momento guarda la stessa cultura omosessuale: da dentro e da fuori. Purtroppo non sempre gli orientamenti coincidono: vi sono persone omosessuali che definiscono la narrativa omosessuale un genere in quanto narrano storie omosessuali atte a testimoniare la diversità di cultura o comunque la lotta per l'accettazione del modo di essere. A volte di libri, che magari, nelle intenzioni dell'autore c'era soltanto la volontà di narrare una storia, diventano delle bandiere per esprimere il malessere sociale o la mancanza di diritti a prescindere dalla volontà di chi l'ha scritto. Credo che sia lo stesso principio per cui si facciano a volte delle rassegne differenziate che hanno lo scopo non solo di dire che esistono delle differenze di cultura o di trattamento sociale, ma hanno anche l'ingrato compito di avvicinare chi non conosce la realtà a quel tipo di cultura nella speranza di rimuovere la discriminazione. Altri invece lottano perchè questa concezione di genere letterario a parte non ci sia, ma che il libro si incanali nei generi canonici, quindi fruibili a tutti a prescindere dall'affettività dei protagonisti o dello scrittore. Il di fuori invece è un po' più complesso, in quanto le storie hanno più difficoltà a imporsi editorialmente per via dei ragionamenti di mercato e delle concezioni di target del pubblico, ma anche, credo per via del fatto che dal di fuori avvenga ugualmente questo tipo di catalogazione senza premurarsi di indagare sulle intenzioni e sulla storia in sé. Per esempio l'anno passato andai a una presentazione di un autore che apprezzo tanto per il suo ultimo libro. L'autore si è lamentato a un certo punto del fatto che il suo libro, dove il protagonista è omosessuale, è stato da diverse persone definito "l'ultimo libro di X capolavoro della letteratura LGTB italiana" (non era precisamente questo ma il succo era così). Lui giustamente si chiedeva e chiedeva agli spettatori che cosa fosse la letteratura LGTB in quanto pensava, da autore, di aver scritto una storia che a parte il protagonista e la sua sfera personale (amori, menzioni di atti) di omosessuale non avesse molto. Le sue intenzioni erano quelle di scrivere una storia (tra l'altro molto bella e avvincente).
Ecco alla fine anche io sono portato a chiedermi cosa sia realmente la narrativa LGTB, non la cultura, che di fatto ha una sua connotazione più variegata, ma perlomeno si definisce su basi certe, per quanto opinabili.
Nella mia richiesta vi chiedevo quale fosse secondo voi l'atteggiamento delle librerie nei confronti della narrativa LGTB:
Da quel poco che io ho visto, a livello di atteggiamento e anche di sistemazione dei libri con storie omosessuali, vi è una variegata mole di comportamenti che cerco di sintetizzare qui (N.B. le categorie le ho inventate io sul momento, non c'è nessuna scientificità o studio che io abbia studiato o di cui sia a conoscenza al riguardo):
1. "Librerie esclusivamente LGTB": hanno libri e materiale esclusivamente omosessuale di media, grande e piccola editoria comprese anche pubblicazioni EAP :facepalm: e sono ovviamente rivolte a un pubblico omosessuale. Mi sembra che in Italia ve ne siano 2 che rischiano sempre, di anno in anno, di chiudere i battenti;
2. "Librerie normali": difficilmente trovi libri con contenuti o riferimenti LGTB se non delle grandi e medie marche, sparsi negli scaffali secondo le canoniche catalogazioni (per editori o per nome autore);
3. "Librerie sensibili": raggruppano i testi LGTB o presunti tali tutti da una parte. Possono essere senza etichetta o anche, come mi è capitato, con un etichetta riportante "Narrativa Identità di Genere" piuttosto che "Narrativa omosessuale". Spesso gli scaffali sono in basso o a un lato della sala;
4. "Librerie con catalogazione sul piacere": mettono i libri LGTB nel quartiere della narrativa erotica, poi, se in 100 pagine non c'è nemmeno un accenno a un bacio o a un rapporto fisico non fa nulla :sss: Li trovi in mezzo alle storie erotiche, possibilmente in un reparto seminascosto.
Ecco, ammetto, io avrò le mie idee ma rimango ancora confuso. Mi potete aiutare?

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Se il punto è se esista una discriminazione nei confronti della letteratura che si rivolge, principalmente ed esplicitamente a lettori omosessuali ebbene sì, temo che non si possa non essere che d'accordo. Questa descriminazione esiste. E' uno dei tanti aspetti dell'omofobia, talvolta latente talaltra manifesta, che permea la nostra società.

I gestori di librerie potrebbero giustificarsi col fatto che non è chiaro se esista e cosa sia la letteratura omosessulae (o LGTB) e anche questo ha un suo fondo di verità.

Ma molti dettagli, piccoli o grandi, mostrano che non è esattamente così.

Poi magari il gestore di una grande libreria generalista è a sua volta omosessuale, ma deve adeguarsi. E questo è ancora più triste.

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Ospite Signor Ford
Se il punto è se esista una discriminazione nei confronti della letteratura che si rivolge, principalmente ed esplicitamente a lettori omosessuali ebbene sì, temo che non si possa non essere che d'accordo. Questa descriminazione esiste. E' uno dei tanti aspetti dell'omofobia, talvolta latente talaltra manifesta, che permea la nostra società.

Non intendevo parlare di discriminazione. Certo, può essere un argomento correlato ma io lo riprenderei dopo, magari affrontando altri aspetti sull'omosessualità e l'editoria. Attualmente volevo solo sapere se qualcuno aveva notato una di queste sistemazioni dei libri aventi come oggetto l'omosessualità e quanto questo potesse essere correlato alla sussistenza o meno di un genere/etichetta di letteratura omosessuale. In merito al tuo intervento Nanni, dato che ci siamo arrivati, devo dire che non mi è chiaro questo passaggio:

I gestori di librerie potrebbero giustificarsi col fatto che non è chiaro se esista e cosa sia la letteratura omosessulae (o LGTB) e anche questo ha un suo fondo di verità.

Ma molti dettagli, piccoli o grandi, mostrano che non è esattamente così.

Poi magari il gestore di una grande libreria generalista è a sua volta omosessuale, ma deve adeguarsi. E questo è ancora più triste.

Di che dettagli parliamo?

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secondo me quello che hanno le librerie italiane (all'estero non saprei) è un problema generale di catalogazione. Gli scaffali sono quasi sempre gestiti in maniera approssimativa. Probabilmente perchè chi li ha sistemati per forza di cose non s'intende a sufficienza di tutti quei generi, o perchè alle volte è un casino scegliere in quale scaffare piazzare un libro.

Parlando di librerie di grosse città. In quelle di paese a stento c'è uno scaffale fantascienza, figuriamoci altri.

Poi lo ammetto, io certi tipidi storie, ovvero quelle che sono state scritto col chiaro intento di dichiarare le tesi dell'autore (qualunque sia il genere e le idee in questione, non è un discorso riferito al LGTB), non le comprendo. Non riesco nemmeno a leggerle e non ne capisco l'utilità (se un libro è dichiaratamente filo-qualcosa, chi vuoi che lo vada a leggere se non chi è d'accordo con l'autore? A 'sto punto scrivi un saggio), e per questo non mi auspico di vedere uno scaffale LGTB in una libreria (come non mi auguro di vedere uno scaffale per i libri ambientalisti, o quelli per vegetariani, etc). Per quanto riguardo invece libri che narrano storie con in mezzo tematiche LGTB... E' un mainstrem? Scaffale narrativa. E' un thriller? Scaffale relativo. E via dicendo.

A meno di librerie particolari (per fare un esempio stupido, se è una libreria che tratta erotico e porno, magari uno scaffale dedicato ci sta). In tutti gli altri casi, trovo un po'... inutile il volere uno scaffale (e quindi un genere) a parte. Come appunto non ho mai capito perchè una persona con certe idee politiche si metta a leggere solo autori con idee affini o storie che parlino di gente con quelle idee. O perchè tanta gente si accorga che l'autore o l'autrice x esistono quando vengono a sapere che erano omosessuali o presunti tali, e solo a quel punto scatta l'interesse.

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I gestori di librerie potrebbero giustificarsi col fatto che non è chiaro se esista e cosa sia la letteratura omosessulae (o LGTB) e anche questo ha un suo fondo di verità.

Ma molti dettagli, piccoli o grandi, mostrano che non è esattamente così.

Poi magari il gestore di una grande libreria generalista è a sua volta omosessuale, ma deve adeguarsi. E questo è ancora più triste.

Di che dettagli parliamo?

Mi riferivo a quelli a cui accennavi tu, come il ritrovare i racconti di genere omosessuale dietro le scale, o magari in altre collocazioni di difficile accesso

In generale di non favorire la ricerca di testi del genere come si fa invece, tanto per dire, con la fantascienza, coi gialli o con la letteratura sentimentale.

Non ho mai parlato dell'argomento con un libraio. Chissà cosa risponderebbe.

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Ospite Signor Ford

Certamente è un problema di catalogazione e soprattutto anche di "vendibilità" del prodotto. Infatti credo che sia anche piuttosto difficile riuscire a posizionare un libro che tratta, nel bene o nel male, determinati argomenti, tra quelli che possono finire in pole position in classifica tra i più venduti.

A mio avviso forse bisogna fare un passo indietro: la definizione di letteratura omosessuale credo che in gran parte derivi, almeno al suo interno, dalla concezione di CULTURA QUEER o LGTB.

Anche questo concetto, da come ho avuto modo di vedere, ha una genesi controversa che tende da un lato a identificare gli aspetti comunitari di tutto gli omosessuali del globo e spesso viene usato, sempre internamente, a identificare la cultura di genere in termini di diversità dal resto del mondo, ma anche di avvicinamento a chi non è gay per una maggiore conoscenza del tema e quindi anche una maggiore accettazione dello stesso. Quindi costruisco gli elementi in comune che, per matrice sociale, esperienziale o comportamentale mi rendono diverso dal resto degli esseri umani ma nel contempo evidenzio quelle che sono i punti in comuni con una cultura più generale dell'umanità: ho delle differenze ma non sono tanto diverso, rimango una persona e come tale mi devi accettare.

Spesso infatti a tale tipo di cultura riconduco comunque anche la produzione letteraria fatta da omosessuali o comunque che, nella storia, evidenziano aspetti di vita quotidiana degli omosessuali.

Ripeto, questo mi sembra di desumerlo dalle produzioni e dai dibattimenti interni al popolo LGTB globale: c'è chi sostiene che la cultura gay uccida gli omosessuali "ghetizzandoli" come chi rivendica invece la sua specificità da incanalarsi insieme alle altre culture esistenti.

Al di fuori, purtroppo vi sono pochi elementi oggettivi su cui basarsi. Mi sembra di capire quindi che comunque si identifica un romanzo come gay, a prescindere dai contenuti effettivi, solo perché al suo interno comunque sono presenti temi o riferimenti alla omosessualità o omoaffettività dei suoi protagonisti.

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Questo credo sia un ultriore tipo di problema. Venerdì sera sono stato a cena con un mio amico, critico musicale e grandissimo appassionato di musica lirica. Anche se da punti a chiunque sulla musica classica in genere. E' anche un omosessuale dichiarato e capace di autoironia. Una persona davvero notevole.

Ma, mi domando, la sua produzione culturale va considerata nell'ambito LGTB? Certamente no, è produzione culturale e basta, né credo gli farebbe piacere una simile definizione. Anche se posso immaginare che abbia subito e subisca le angherie più o meno occasionali degli omofobi.

Così, è naturalmente solo la mia opinione, credo che la letteratura LGTB sia soltanto quella che considera se stessa come tale, e che sia rivolta comunque a tutti, perché non credo che uno scrittore possa desiderare di limitare deliberatamente i propri lettori.

Se qualcuno pensa di scrivere solo per gli omosessuali secondo me commette un errore di fondo ma, naturalmente, se così vuole è sempre un suo diritto farlo.

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Ospite Signor Ford

Infatti Nanni condivido in pieno, ma dubito, a parte pochissimi esempi, che uno scrittore omosessuale che scrive romanzi intenda rivolgersi esclusivamente a un pubblico omosessuale. Penso che intenda scrivere a tutti quanti, ma il tutti quanti, per ragioni di mercato piuttosto che per ragioni di altro tipo, a volte non contempla questo tipo di storie o comunque non viene messo in condizioni di farlo.

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Secondo me non bisognerebbe trattare la letteratura "omosessuale" (le virgolette non sono a caso) come un qualcosa a parte, solo per alcuni, specifica eccetera. O almeno, è giusto che abbia una classifica, ma come può averla la letteratura classica, gialla, noir, poliziesca, fantasy eccetera. Si può anche non condividere un genere, che rispecchia certo un modo di vita, ma chiunque può, deve, dovrebbe avere la facoltà, la libertà di leggere qualunque cosa, non solo quello che fa più comodo, che piace, che rispecchia il proprio canone di vita ignorando ciò che non ci piace.

Come si può definire "solo omosessuale" o "per omosessuali" il per me fantastico, struggente e drammatico romanzo "Les amitiés particulières", di Roger Peyrefitte, pure definito il papa degli omosessuali, perchè lui lo era, ma è assolutamente irrilevante e inutile dare questa specificazione, a mio parere, davanti a quello che ha scritto.

(Ho potuto solo leggerne degli stralci in francese, purtroppo il romanzo tradotto in italiano è introvabile, a meno di ordinarlo in librerie che hanno vecchie giacenze. Ho visto il film, sempre in francese di Jean Delannoy, (grazie a youtube si può vedere tutta la versione, in spezzoni di diciannove minuti l'uno. Ce ne sone sei) con il grandissimo ( e bellissimo allora, di una bellezza da paradiso perduto) e da noi sconosciuto Didier Haudepin, oggi sessantenne.(Il film è del 1964).

Perchè parlo tanto di questo film, anche se trasposizione bellissima di una bellissima opera letteraria?

Perchè sono profondamente convinto che non bisogna mai etichettare gli uomini come la nostra società invece fa abitualmente.

Io ho pianto, mi sono immedesimato, ho invidiato la vita pure drammatica di alcuni personaggi adolescenti del film (c'è poco da nascondere: dei due personaggi principali e maggiormennte "coinvolti".

La mia stessa vita, il mio modo di vedere le cose e gli altri sono stati diversi dopo aver conosciuto questa storia.

Non mi importava assolutamente nulla che la storia d'amore (peraltro castissima, assolutamente di una commovente castità e ingenuità) fosse fra due ragazzi. A me interessava La storia d'amore, i turbamenti che portava, i pregiudizi e le ipocrisie della società che li circondava, cosa che una storia d'amore "tradizionale" (...) non sarebbe stata in grado di dare.

E questo tipo di storie ti fanno capire il mondo. E che sarebbe ora, una buona volta, di rivedere alcune vecchie e ipocrite condizioni di questo mondo. Utopia, purissima utopia.

Beato il giorno o il mondo dove ognuno potrà essere finalmente solo se stesso, senza doversi "nascondere" dietro fittizi e ipocriti veli, messi su da errate concezioni e interpretazioni di un modo "giusto" e univoco per vivere, a discapito e sofferenza di tutti gli altri, che non riescono, non possono, non vogliono e non devono adeguarsi.

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Sì, anch'io ho visto qua e là il genere "narrativa gay" e mi sembra soltanto una trovata commerciale, oppure una catalogazione assurda. Anche se il tema tratta di relazioni tra uomini, il libro ha comunque una sua sintesi, una trama che viene specificata nella copertina, quindi non capisco perché stare a rimarcare il fatto che la narrativa sia gay. La scrittura è scrittura, a prescindere da chi scrive. Wilde per me era un genio. Mettiamo anche lui nella narrativa gay? Mah. Non dovrebbe sussistere il problema in quanto:

- se chi scrive è omosessuale, non capisco perché debba stare in un genere a parte oppure ostentare la propria sessualità

- se il libro tratta di relazioni omosessuali, anche qui non capisco perché debba essere in un genere a parte. Sembra quasi un annuncio per dire "attenzione!narrativa gay!" mah.

- in ultimo, vi lascio con un aforisma di wilde:

"La letteratura è sempre il precursore della vita. Essa non imita la vita, ma la plasma ai suoi fini."

(Oscar Wilde)

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Ospite Signor Ford

Sicuramente condivido il fatto che senza etichette si viva molto meglio, ma purtroppo c'è un uso di etichette per qualsiasi cosa facciamo. In merito alla questione autore omosessuale/sue opere nel catalogo di narrativa gay continuo a condividere, anche perchè credo che nessuno oggi si sognerebbe di catalogare Moby Dick, piuttosto che il Ritratto di Dorian Gray, Alice nel paese delle meraviglie o La ricerca del tempo perduto come libri di narrativa gay solo perchè il loro autore pare fosse o meno omosessuale.

Però continuo a sostenere che, sia da un lato che dall'altro ci sia una tendenza: catalogare la narrativa come gay, sulla base dell'argomento, dall'interno e altresì catalogarla ugualmente narrativa gay dall'esterno solo per il fatto che la storia tratti di uno o più protagonisti omosessuali. Invece un po' mi lascia perplesso il ritenere il genere di narrativa gay come una trovata commerciale. Dubito che l'omosessualità venda prodotti :sss: , non mi sembra uno di quei marchi appetibili che convinca le masse ad acquistare qualcosa, altrimenti non mi spiegherei come mai certi libri, pure notevoli, arranchino a vendere qualche copia. Non so, mi sbaglio?

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"Trovata commerciale" nel senso che si vuole ostentare qualcosa pur di venderla, etichettandola e catalogandola in modo da indirizzarla a un certo tipo di target. E il mondo ne è pieno. In questo senso non capisco come mai un libro che tratti di certi temi non possa interessare anche a un etero, almeno che non si tratti di Melissa P la vendetta, ma quello è un altro genere... Mi sembra stupido che si chiami così, ecco. Tra poco avremo anche il cinemagay? Mah.

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A mio parere un libro in cui si tratta l'argomento della omosessualità, indipendentemente quale sia tema centrale o il genere del libro, questo non dovrebbe essere etichettato come qualcosa solo per un certo genere di persone... certo c'è a chi non piace e vuole evitarlo però come tutti facciamo quando una trama o un argomento di un libro non attirano la nostra attenzione lo scartiamo senza problemi, non posso dire che la letteratura è completamente assesuata perchè non mi troverei d'accordo. Penso che un libro che tratta certi argomenti possa essere letto da chiunque e che possa aiutare anche ad ampliare la visione delle persone. Comunque io in una qualsiasi libreria dalle mie parti non ho mai trovato una sezione a parte per questo genere che è quasi sempre mischiato nel resto o del tutto assente.

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Ospite Signor Ford
"Trovata commerciale" nel senso che si vuole ostentare qualcosa pur di venderla, etichettandola e catalogandola in modo da indirizzarla a un certo tipo di target. E il mondo ne è pieno. In questo senso non capisco come mai un libro che tratti di certi temi non possa interessare anche a un etero, almeno che non si tratti di Melissa P la vendetta, ma quello è un altro genere... Mi sembra stupido che si chiami così, ecco. Tra poco avremo anche il cinemagay? Mah.

Non so Rose, non mi trovi d'accordo: il Gay è bello in Italia non ha mai funzionato, anzi. Il resto del mondo occidentale ha sicuramente, negli anni, posto attenzione a dare rilievo all'omosessualità nei film, nei libri e nella televisione, e non mi riferisco ai telefilm d'oltreoceano a solo uso e consumo dei gay, ma a quelli rivolti a tutti. Anch'io penso che un libro possa essere accessibile a tutti senza per forza essere vincolato ad appartenere a una categoria specifica. Ma di fatto la narrativa omosessuale viene catalogata, per quanto non ci sia una definizione specifica ed esaustiva.

Comunque io in una qualsiasi libreria dalle mie parti non ho mai trovato una sezione a parte per questo genere che è quasi sempre mischiato nel resto o del tutto assente.
oops.gif non mi stupisce proprio, sai? Secondo me il problema sta che siamo portati erroneamente a pensare che se un libro parla di determinate cose, e nel mezzo ci finisce magari un protagonista o una vicenda gay, sia risolto esclusivamente a persone omosessuali.

Mi piacerebbe parecchio essere smentito icon_cheesygrin.gif

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Secondo me la letteratura gay è quella dove non si parla male dei gay :)

Scherzi a parte, ho visto una volta una sezione LGBT in una libreria, e anche a me è sembrata una cosa ghettizzante.

Però ho provato a immedesimarmi in un gay. Chiaramente mi farebbe piacere leggere libri dove i protagonisti soffrono per le stesse cose che fanno soffrire me... o sono felici per le stesse cose... ecco, come faccio a trovarle? Perché se è vero che l'Amore è universale, è anche vero che certi temi, che ci piaccia o no, hanno eccome un genere.

Chi ha letto David Leavitt sa di cosa parlo. Ragazzi che fanno outing a genitori assenti, confusione sessuale in adolescenza che può portare a omosessualità da adulti, omosessualità semplice e sacrosanta che non ha motivazioni psicologiche, amore verso amici/amiche etero... Dove trovi questi temi?

Perché il problema non è la letteratura omo, ma quella etero, che spesso tratta l'omosessualità superficialmente o come elemento di disturbo.

Un mio coinquilino - tedesco, giovane e open-minded - corse via la sera che misi sul dvd Segùnda Piel, un bellissimo film con Javier Bardem in versione gay. Corse letteralmente via. Terrorizzato. Penso che molta gente quando si trovi per sbaglio in mano un libro che tratta temi gay, scappi allo stesso modo.

E nel mio piccolo, il mio falso Bret Ellis una volta l'ho trovato nella sezione gay di una libreria online solo perché in effetti ci sono un paio di baci gay... ecco, forse è bastato che fosse un libro "omofobic-free" :)

ciao a tutti

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Ospite Linda Rando

Segnalo che è stato pubblicato un articolo sul blog nato da questa discussione, a firma di Francesco (ovvero il Signor Ford):

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Ospite Signor Ford
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Proseguo qui la discussione, casomai poi ci sitrasferisce.

Nell'articolo dici:

L’unico approccio in questo momento attuabile, parrebbe essere quello di affrontare questo tema identificando il punto di vista in due differenti versanti: dall’interno e dall’esterno della cultura omosessuale.

(il sottolineato è mio).

Quello che mi chiedo a questo punto è perché accettare l'idea che esista una "cultura omosessuale", ma rifiutare il fatto che esista una "letteratura omosessuale"? Definendo una cultura, viene definito un gruppo antropologico, si definiscono spazi, obbiettivi comuni, tendenze, ecc. dove si esprime quest'appartenenza di gruppo.

Ma allora perché escludere che questa "cultura" non si esprima anche in una forma d'arte peculiare?

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Credo che ci si trovi davanti a una serie di problemi difficilmente risolvibili. Facciamo l'esempio di un "gruppo antropologico" diverso: le donne, e domandiamoci se esista e cosa sia una letteratura femminile. Potrebbe essere

  • La letteratura prodotta dalle donne
    La letteratura rivolta alle donne, e quindi non necessariamente scritta da donne (vedi romanzi rosa)
    La letteratura incentrata su problemi legati alla femminilità
    La letteratura militante femminista. Che sia rivolta a tutti o solo a uso interno del movimento

Come si vede gli stessi problemi incontrati nel definire la letteratura omosessuale li ritroviamo in quest'altro contesto.

Lo stesso si può dire per la letteratura "giovanile". Anche se abbiamo una categoria abbastanza ben definita come "letteratura per ragazzi", che però non è esattamente la stessa cosa.

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Ospite Signor Ford

Per quanto mi riguarda possiamo anche mantenere la discussione includendoci la cultura LGTB, ma andiamo con ordine:

@Lollozip: alcune cose che hai scritto mi lasciano un po' perplesso, come:

Chi ha letto David Leavitt sa di cosa parlo. Ragazzi che fanno outing a genitori assenti, confusione sessuale in adolescenza che può portare a omosessualità da adulti, omosessualità semplice e sacrosanta che non ha motivazioni psicologiche, amore verso amici/amiche etero... Dove trovi questi temi?

Non so, io credo di aver letto l'opera omnia di David Leavitt ma nella definizione non mi ci ritrovo, soprattutto se diciamo che la confusione sessuale in adolescenza può portare all'omosessualità adulta. Non so, la confusione sessuale è un aspetto che credo abbia la totalità della popolazione mondiale (e che men che meno ammetterebbe la maggioranza) ma da un lato sono convinto che non sia solo la confusione a generare una persona omosessuale. La persona omosessuale cresce consapevole o meno di esserlo, propenderà sicuramente alla confusione e alla sperimentazione di diverse situazioni, ma di fatto chi è omosessuale prima o poi comprende che ama le persone dello stesso sesso e che da loro è attratto in maniera equivocabile. Ok, sono OT, scusate.

In merito alla cultura gay forse dobbiamo fare una specificazione (o perlomeno la devo fare io): Non ho negato o mi sono accanito contro la letteratura e la sua identificazione come genere omosessuale: mi scaglio contro chi riconosce come gay storie che di gay hanno solo vicende o protagonisti. Inoltre non esiste una definizione di letteratura LGTB che ne delinei i confini. La Cultura gay, invece, ha una sua definizione e una sua storia, direttamente correlata a diversi aspetti, che se volete possiamo analizzare. La letteratura ha un suo percorso, ma fa parte di una cultura che si genera e si connota per taluni aspetti (territoriali, di gruppo, appartenenza o quello che vogliamo) , ma non mi risulta che esista una cultura horror o una cultura Thriller da cui si trascende una letteratura horror o thriller. Non so se ho evidenziato come le due cose sono legate ma l'una non è per forza discendente dall'altra.

Comunque, parliamone thanks.gif

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...omosessualità semplice e sacrosanta che non ha motivazioni psicologiche

leggere con attenzione... :D non ho detto che la confusione sessuale sia l'unico modo per diventare omosessuali (mamma mia, penso che potrei essere lapidato per molto meno!) né che sia l'unico tema caro a Leavitt. Mi riferivo a Ballo di Famiglia, Un luogo dove non sono mai stato, Eguali Amori... libri pieni dei temi che ho detto (oltre a molto altro, ovvio). Ricordi l'amicizia tra Celia e Nathan? Ecco.

(e andando veramente OT... sei così sicuro che la "totalità della popolazione mondiale" sia preda di confusione sessuale? allora come diceva Nanni Moretti, mi identifico in una minoranza... :D)

Certo che se non basta avere "vicende e protagonisti gay" per fare una storia gay... mi domando cos'altro ci sia!

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