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Ospite Ice*

Uscire fuori, perplimere e altre forme scorrette

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Credo sia un anglicismo, in inglese si usa questa forma.

Cosa che rende questa costruzione corretta, solo che gli anglicismi meriterebbero un discorso a parte tutto per loro.

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Credevo anch'io che fosse un anglicismo, ma lo trovato anche in testi di una certa età, adesso non ricordo quali, ma diciamo che se va bene erano dell'Ottocento.

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Beh, anche nell'ottocento l'inglese già si parlava. Magari però è proprio una forma arcaica. In questo caso secondo te sarebbe corretta?

Certo che mi piacerebbe molto sapere in quali testi tu l'abbia trovata.

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No, secondo me non lo sarebbe lo stesso.

Per dire, nel libro che sto leggendo adesso (un diario della prima guerra mondiale) usa "la fronte" invece che "il fronte" e magari nel 1917 era forma corretta, ma certo non nel 2011.

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Non ho letto tutto, forse ne avete parlato... Detesto l'espressione "in qualche modo", ripetuta con frequenza ossessiva de visu e in Tv. Tempo fa ho contato 15 ripetizioni in 3/4 minuti di trasmissione. Mi fa un effetto anche peggiore del "sinistrese" "cioè " all'inizio di ogni frase, rmai scomparso. Non sono espressioni scorrette in sé, ma rese tali dall'abuso. C'è rimedio? :mazza:

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Non a breve termine, non credo. Tra l'altro ho notato che gli americani hanno (tra le altre parole ripetute ossessivamente nel parlato, tra cui il celeberrimo "you know" XD) lo stesso vizio del "cioé", o meglio "I mean".

Non mi infastidiscono più di tanto, o almeno la maggior parte. Però mi infastidisce alquanto una ripetizione ossessiva che va in voga tra molti miei concittadini (spero solo loro) e che rischia di contagiare: "Minchia oh". Ecco, quello è irritante. Per quanto si possa tentare di replicare dei dialoghi credibili e naturali, ci sono forme e modi di parlare che comunque non userei mai, qualunque sia il contesto.

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Grandissimo thread! Mi fate morire! :wohoo:

Anche il liguria, dalle parti di savona si usa molto dire "vado a spiaggia". Che è una forma che a noi genovesi suona inaccettabile. In effetti vorrei capire meglio il perchè di questo uso. Diciamo vado a spasso, vado a scuola. Al sud (puglia e basilicata per certo) dicono però "vad' alla shcoo' " ovvero "vado alla scuola", e l'estivissimo "vad' a u mer' (traducibile come vado a il mare). Quindi mi pare che la faccenda si complichi e in questi modi di dire così comuni è probbaile si siano conservate le forme dialettali più antiche.

Ma qui voglio rilanciare il theard di partenza: avevo un amico che si rifiutava di dire mi perplime, e sosteneva che la forma corretta di "questa cosa mi rende perplesso" è "mi PERPLENDE". :pat:

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Considero fastidiosa l'omissione dell'articolo davanti a "settimana scorsa/prossima". Sembra un calco dall'inglese e suona piuttosto male. Tuttavia si sente sempre più spesso (i giornalisti televisivi incorrono spesso in questo errore) e credo diventerà d'uso comune.

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Giusto oggi stavo ripassando qualche regoletta dal mio bignami di grammatica & co. Mi è saltato agli occhi che avverbi come sotto, sopra, oltre e lungo non vogliono la preposizione a, per cui è scorretto un "sotto al tavolo" mentre la forma corretta è "sotto il tavolo." Per molti di voi sarà un'ovvietà, ma mi pare di vedere spesso in giro un uso scorretto di questi avverbi.

Nel mio vocabolario diceva che si potevano usare entrambe le forme. °_°

Ah, a quanto pare sono l'unica italiana al mondo a non aver mai sentito usare "perplimere". Non sapevo nemmeno che quella parola esistesse.

Comunque una forma (credo) dialettale a mio avviso scorretta è "sapere fare a" + verbo infinito.

Esempi: "Sai fare a camminare?"; "Ma tu non sai fare ad andare in bici!"; "Noi sappiamo fare a scrivere, voi no."

Dalle mie parti si usa tantissimo, tanto che io stessa lo dicevo senza rendermi minimamente conto che fosse scorretto (c'è voluto qualcuno del sud per farmelo notare).

Per par condicio, in Sicilia invece usano come verbi transitivi alcuni che non lo sono: salire, scendere, entrare, uscire.

Esempi: "Questa valigia la scendo."; "Esci il cane!"

(tra parentesi: ho capito che Onin era siciliano proprio perché l'ho visto usare una di queste espressioni in un post XD)

Anche io non avevo mai sentito perplimere e non ne avevo neanche sentito la mancanza...

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Giusto per confondervi un altro po' le idee, la forma "andare a" utilizzata in ogni caso e modo è molto romagnola.

I romagnoli vanno a scuola e vanno a casa, come tutti, ma vanno anche a Francesco o a zia. Giuro.

Tra le parole che aborro ultimamente (oltre ovviamente ad "aborrire"), l'aggettivo "pesante", che in ambito giornalistico sta diventando il sostituto di ogni altro aggettivo. La crisi è pesante, il terremoto pesante, il caldo pesante e le conseguenze pesanti. Non li reggae più. Spero sia solo una moda pesante e passeggera.

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Per ritornare all'origine del post:

Perplimere: non esiste (ancora)

Uscire fuori: è codificato, può non piacere, ma non credo possa essere considerato un errore, Accademia della Crusca docet

http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3933&ctg_id=93

Riguardo a "salire" e "scendere" è vero, noi siciliani lo facciamo spessissimo, sia che si vada realmente in alto o in basso, sia che si vada verso nord o verso sud.

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Non siete stufi anche di sentir ripetere a tutto spiano "in qualche modo"? Indica, che io sappia, tentativo, approssimazione, soluzione pasticciata... Invece è diventato, chissà perché, un intercalare.

Mesi fa ho contato le otto ripetizioni della conduttrice di "Linea blu" in forse tre minuti ! :li:

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Ultimamente mi capita di veder scrivere aldilà tutto attaccato.

Non per intendere la vita dopo la morte, ma per dire che una cosa è al di là di un'altra.

E' come affianco, se scritto attaccato ha un significato diverso da "vicino". Sono errori che mi lasciano un po' perplessa.

Modificato da Bee

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Temo che come automatismo verrebbe anche a me da scrivere "aldilà", pur sapendo che è scorretto, magari mi correggerei dopo ma mi sa proprio che come imput scriverei inizialmente tutto attaccato...

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Infatti l'ho visto fare anche a te. Ma sei solo l'ultimo esempio, ultimamente ne ho visti tantissimi, anche nei giornali e in un libro. Non so, a me viene automatico distinguere le due diverse scritture proprio perchè mi viene automatico distinguere i diversi significati.

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Vedi, viene automatico.

Aldilà di alcune cose personalizzate

Status di oggi.

Per questo l'ho segnalato qui, perchè viene automatico come affianco, ma è sbagliatissimo ;)

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Ospite Ice*

per non parlare di apposto al posto di a posto (provate a ripeterlo tre volte velocemente) :follia:

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Che, anche quello, voce del verbo appostarsi. Come affiancare.

Son proprio due cose diverse, attaccato e staccato, ma in tantissimi lo ignorano e, sinceramente, passi lo status sul forum che chissene, passi il giornale che magari la fretta, ma in un libro viene da prenderlo e lanciarlo dalla finestra...

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Ospite Ice*

Non ho capito a che Alain ti riferisci, comunque apposta è giusto tutto attaccato o,o

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Ops... però forse Alain si riferiva all'autore che diceva l'ho fatto apposta, mentre io l'ho scambiato per un esempio di frase errata... che stupido...

Come non detto! :blush:

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Vi propongo anche io una parola: ovvero.

Io l'ho sempre usata come sinonimo di 'cioè', ma quando ho fatto la patente mi sono ritrovata davanti ai quiz dove era usata con il significato di 'o'/'oppure' (all'inizio infatti non capivo nulla tumblr_m2ju3bWGsI1qdlkyg.gif ). Da lì ho creduto che avesse due significati.

Ora mi è venuto il dubbio, e ho visto che la Treccani dice: "Nell’uso corrente ha attualmente una funzione soprattutto esplicativa, equivalente a cioè, ossia".

Quindi... ovvero=cioè è sbagliato? tumblr_m2ju4himQM1qdlkyg.gif

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  • 1 O, oppure, o anche (quando una possibilità non esclude l'altra): di solito passo le vacanze al mare, a Capri o. a Ischia

  • 2 O, oppure, o invece (per alternative che si escludano a vicenda): o sei sordo o. fai finta di non sentire

  • 3 Ossia, cioè (con valore esplicativo, per introdurre un chiarimento o un equivalente): i partenopei, o. i napoletani

  •  In funzione di cong. testuale, col sign. di “o meglio”, “altrimenti”, indica un'alternativa, di solito preferibile, a quanto detto in precedenza: Decidiamo subito. O., sentiamo il parere degli altri

  •  sec. XIII

Temo di sì, ha significato avversativo non esplicativo

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Più orrendo di perplimere riesco solo a immaginare lisergico e criticità... evidentemente la Crusca, a forza di andare al mulino, si è infarinata il cervello!

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Ospite Woland

Temo di sì, ha significato avversativo non esplicativo

Ovvero è congiunzione coordinante sia disgiuntiva sia esplicativa :fuma:

Modificato da BartlebyLoScrivano

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