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swetty

Bambini, ragazzi e altra gente piccola

Post raccomandati

Come molti di voi ormai si sono accorti, ogni tanto mi vengono dubbi esistenziali sui bambini. Nel mio libro ne ho piazzati due di quattro anni (gemelli), uno di otto e uno di dieci, e una ragazza di sedici anni. Comunque credo che un certo tipo di informazioni vada bene anche per altri, quindi allargherei il discorso anche ad altre età.

Vorrei quindi invitare i genitori del forum, ma anche i ragazzi più giovani, a raccontare un po' della loro vita da e con i bimbi, aneddoti curiosi, modi di pensare, cose così: la quotidianità di un bambino/ragazzo sotto i 16-17 anni, i problemi principali, le ansie, in modo da rendere più credibili e vivi i personaggi "piccoli" delle nostre storie.

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Ospite

Ok, comincio io con un piccolo aneddoto divertente, giusto per rompere il ghiaccio.

Io da piccolo giocavol SOLO con le macchinine. Mai avuto un supereroe giocattolo, li odiavo tutti, quei cosi.

Certe volte, ci giocavo assieme a mio nonno, che ora purtroppo non c'è più. Era vecchio e si addormentava facilmente. Mi ricordo che si sedeva sullo sgabello che aveva costruito lui cinquant'anni prima, si appoggiava al treppiede e si appisolava, ronfando beatamente.

Beh... non se c'ero io lì intorno..

Quando avevo quattro anni, un pomeriggio ero fuori in cortile e volevo giocare assieme a lui. Solo che si continuava ad addormentare e io non riuscivo a farlo stare sveglio e avere le sue attenzioni. All'ennesima volta in cui l'ho visto scivolare sul treppiede e appisolarsi, mi sono stufato e, sbuffando, sono andato a riempire l'innaffiatoio d'acqua per rovesciargliela tutta sul coppino! icon_cheesygrin.gif

Era ghiacciata, e il mio povero nonno è sobbalzato sullo sgabello, e per poco non cadeva. E io sono dovuto scappare in fretta dalla mamma (che, sorniona, aveva assistito di nascosto all'intera scenetta), se no mi prendevo due belle sculacciate!

Erano veramente dei gran bei tempi! icon_lol.gif

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Io avevo un modo alquanto singolare di giocare, non so se sia stato condiviso da altri.

Ebbene, io con i miei giocattoli non giocavo... li posizionavo. Avevo una marea di soldati, mostri, creature e quant'altro e li schieravo come se dovessero affrontare una battaglia, oppure in fila indiana, o con schemi geometrici. E quando avevo finito non li muovevo più. Mi accontentavo di starli a guardare, anche per dieci minuti di fila. Anziché farli interagire fisicamente, facevo svolgere tutta l'azione nella mia mente e sfogavo il mio entusiasmo gesticolando forsennatamente, ma senza toccare i giocattoli. Un atteggiamento che ho mantenuto fino agli 11 anni.

A volte, ci ricado persino adesso, a più di vent'anni suonati.

Ok, chiamate pure lo psichiatra.

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la quotidianità di un bambino/ragazzo sotto i 16-17 anni, i problemi principali, le ansie, in modo da rendere più credibili e vivi i personaggi "piccoli" delle nostre storie.

A sedici/diciassette anni "ragazzi" non ce n'è più, e ormai nemmeno più quelli piccoli scherzano.

Scena vera dei miei ragazzi, un paio d'anni fa (il grande 15, il piccolo 11).

Andando a pranzare al centro commerciale passiamo davanti al porto, e in un angolo appartato (ma non tanto) scorgiamo tre signorine al lavoro. Alla sera (purtroppo) questo è uno spettacolo obbligato, ma a mezzogiorno è insolito, tanto da spingere il grande a osservare perplesso "ma che ci fanno già fuori a quest'ora?"

Non faccio a tempo a riprenderlo, facendogli notare che simili commenti davanti al fratellino sono inopportuni, che una vocina divertita arriva dal sedile posteriore: "magari fanno il tre per due".

:facepalm::facepalm::facepalm:

--

Alain

p.s. sì, sono un padre disdicevole...

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Io da piccola giocavo principalmente con le barbie. Purtroppo la maggior parte dei miei giochi era vecchia: le mie barbie non avevano vestiti e scarpe e non possedevo nemmeno un ken (me ne hanno regalati due verso i nove anni). Quindi, c'era una barbie vecchia con il cranio rasato a metà che faceva il maschio, la barbie bionda era la "buona" e quella con i capelli neri la "cattiva". Il vestito da ballo e all'occorrenza da sposa della barbie buona era un foulard che legavo con un nastro sulla vita. La barbie cattiva non aveva diritto al vestito e durante i combattimente finiva scaraventata contro il muro.

Poi sono arrivati i ken: quello biondo ha perso entrambe le gambe e quello bruno con lo smoking ne ha persa solo una.

Ah, le mie barbie rimanevano anche incinte: mettevo un pupazzetto sotto il vestito-foulard della barbie durante la gestazione. Poi quando arrivava il momento il pupazzetto usciva e veniva cullato.

Le storie si basavano principalmente su innamoramenti, combattimenti all'ultimo sangue e tradimenti.

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Io da piccola avevo mostri, macchinine, lego, un paio di trasformers e una barbie. La barbie finiva sempre per sbattere a qualche muro tirata per i capelli -.-'

Con le mie sorelle andavamo d'accordo. I giochi che facevamo di solito li inventava Isabella (la mamma di Anastasia :ohh: ) ed erano sempre cose deliranti. Non litigavamo mai, a parte qualche discussione a voce alta. Eravamo parecchio legate, lo siamo tuttora.

Mia sorella mi racconta che la mattina viene svegliata dai figli, una bambina di sette e un bimbo iperattivo di quattro, che ha qualche problema di comunicazione. I bambini si svegliano presto e si mettono a giocare. Solo che lei è gelosa, non vuole che lui tocchi i giochi, e lui non ci sta. Va sempre a finire che se le danno.

Comunque ho chiesto a Linda di scrivermi qualcosa sui figli come mamma, poi te la posto qui ^_^

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Ricordo un aneddoto di qualche settimana fa. In famiglia il venerdì sera guardavamo tutti NCIS. A un certo punto, fra le varie analisi del caso, viene fatta un'analisi sullo sperma. La mia tredicenne sorellina - piuttosto, come dire, ingenua rispetto a molte coetanee - inizia a scherzare con la parola, senza immaginare cosa significasse, finché a un certo punto chiede direttamente a mio padre: "Pa', ma a proposito, che cos'è 'sto sperman?"

Naturalmente questo è un aneddoto che non so quanto possa valere, nel senso che oggigiorno le ragazzine di 11 anni sanno già benissimo che cos'è lo sperma. Vedi un po' che mondo è il tuo, Swetty.

Ricordo che quando io e i mie fratellini eravamo piccoli, tutti al di sotto dei 10 anni, capitava che ce le dessimo di santa ragione. C'è stata una fase in cui, lo ricordo bene, tutto era molto inconsapevole: ci davamo addosso e basta, senza "tecniche" particolari. Poi abbiamo iniziato a prenderci a pugni; vabbè, pugni! Pugnetti più che altro (non fraintendete :x ), nel senso che ce le davamo senza sapere che potevamo farci assai male, ma in fondo in fondo, controllando le mani, senza mai usare tanta forza. Ricordo che, almeno per me, era una sorta di lotta: volevo dare il cazzotto, ma qualcosa di indipendente dalla mia volontà lo smorzava. Poi c'è stata la classica età in cui io ero il maggiore e me ne rendevo conto. Sentivo - e sento tuttora - la responsabilità per i miei fratelli. Per esempio, se venivo a sapere che qualcuno li trattava male, mi incavolavo e volevo farne di tutti i colori al "cattivo". Il rovescio della medaglia era che quando i miei fratelli mi facevano incavolare - ma proprio tanto, però - capitava che gli dessi un ceffone (sindrome del papà?), salvo poi pentirmene un istante dopo. A un certo punto le mazzate sono finite.

A proposito del difendere i propri fratelli. Capitò una volta che mandai affanculo mio zio dopo averlo visto litigare con mio padre. Non avevo capito bene quale fosse il motivo, ma per me mio padre aveva ragione, e mi faceva piangere il fatto che fosse dispiaciuto a causa di mio zio. Avrò avuto 13 anni.

So che la differenza di età è importante. Quando eravamo più piccoli, io e i miei fratelli eravamo pappa e ciccia, basta. Ora non è più così. Loro sono quasi coetanei, io sono un po' più grande (2 anni). Risultato: loro escono insieme e parlano molto fra loro, mentre io sono un po' tagliato fuori - anche a causa del fatto che sono uno che nei rapporti interpersonali non se la cava per niente. Però, sì, insomma, crescendo la differenza di età si fa notare, nei gusti, nel modo di rapportarsi alle cose e alle persone, nei modi di pensare. E si crea distanza.

Con la mia sorellina, invece, io faccio la parte del classico fratello grande che stravede per lei. Con il piccolo dettaglio che mi sento... in colpa, in un certo senso, per il fatto che lei sembra aver preso la strada dell'introversione in un mondo che non lo permette.

Swetty, in verità potrei andare avanti per secoli, anche perché sono uno che ama il sapore malinconico di certi ricordi. Se posso esserti utile per qualche domanda più precisa, sei la benvenuta, anche per mp.

P.S.

Ho il timore di essermi steso su un immaginario lettino dello psicologo. Chiedo scusa se alcune cose non hanno attinenza con la domanda, ho provato a cancellarne quante più possibile, ma non riesco a scinderle dai ricordi.

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Nicolaj non preoccuparti, credo che tutti apprezziamo i racconti dei quadretti familiari.

Visto la piega che ha preso la cosa (ma i genitori sempre pronti a parlare dei figli sono spariti?), metto anche la mia esperienza.

Noto che non sono l'unica che picchiava la Barbie: io ne avevo una, che perse i vestiti molto presto, e che di solito legavo mani e piedi e appendevo a testa in giù. Poi le avevo anche fatto il lettino e aveva qualche vestitino cucito a mano, ma più che altro il suo scopo era essere sbatacchiata.

I miei giochi preferiti erano i lego (e lo sono tutt'ora): con i pezzi che avevo costruivo una casa enorme su ruote, sostanzialmente sempre la stessa, dove però le cose erano proporzionate agli omini e quindi più grandi che nei lego normali. Prima dei lego avevo un altro tipo di costruzione, dove però avevo pochi pezzi: con queste costruivo la navetta di Mazinga o Glodrake (non ricordo) e la rampa di lancio. La stessa navetta, semplificata, la facevo anche con gomma, matita e righello quando avevo finito il compito in classe e aspettavo che gli altri consegnassero. Questo alle elementari, alle medie la mia prof di matematica disse che non era dignitoso e smisi. Ero devo dire piuttosto monotona: avevo un puzzle con la cartina dell'Europa che rifacevo ogni giorno, e ho continuato anche quando ha cominciato a mancare la metà dei pezzi. E a un certo punto ho imparato a memoria il testo dell'album delle figurine di Lady Oscar (l'unico che abbia mai completato).

Il rapporto con mio fratello è sempre stato strano: lui è più giovane di sette anni, però da quando andava alle elementari è più alto di me. Il che significa che da quel momento in avanti è lui che ha passato i vestiti a me e poi essendo più alto non sembra che sia più giovane. Una cosa curiosa è che fino a che lui non è diventato adolescente avevamo la stessa identica voce, nemmeno mia madre riusciva a distinguerci, cosa che spesso al telefono creava situazioni spassose. Siamo sempre stati molto affiatati, e quando è stato operato di tonsille gli facevo da interprete con l'alfabeto muto.

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Ospite

Ecco un genitore di bambino di 8 anni, a tua completa disposizione icon_cheesygrin.gif

Allora, se tu mi facessi delle domande specifiche, sarebbe tutto molto più semplice.

Per il momento ti posso dire che:

-un bimbo nella situazione da te descritta sarà in continua lotta per emergere rispetto agli altri, per attirare l'attenzione. Quindi ogni tanto uscirà con dei comportamenti sconsiderati e apparentemente immotivati, solo per farsi notare. Quindi un mettersi a strillare senza motivo, mettersi a correre in un centro commerciale, fare capricci per cose apparentemente stupide.

-Un bimbo passerà dei momenti di maturità inaspettata, come discorsi molto più maturi rispetto all'età, frutto principalmente di imprinting, cioè riporterà ragionamenti sentiti da persone più grandi, facendoli suoi ma con espressioni adulte. (es. ieri sera Michele davanti al TG: "Ma come si fa? Il mondo sta andando in pezzi e loro parlano dello stress da ritorno dalle ferie??")

-Lo stesso bambino passerà dei momenti di regressione, per riguadagnarsi lo spazio rispetto ai fratelli più piccoli. Quindi a volte vorrà essere imboccato, vorrà farsi aiutare per vestirsi, vorrà delle coccole prima di andare a letto...

-Inoltre vorrà di sicuro degli spazi per sé, dei momenti tutti per sé, sarà geloso delle proprie cose, dei propri giochi e dei suoi spazi.

Per il resto, ripeto, fammi delle domande specifiche e avrai risposte esaurienti icon_wink.gif

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Jack, in realtà, avendo poco a che fare con i bambini, mi servirebbero più che altro degli spunti. Per esempio, la scena di Spritz che annaffia il nonno devo riuscire a infilarla da qualche parte. icon_cheesygrin.gif

I bambini della mia storia non sono fratelli, anche se finiranno con coabitare. Quello di otto e dieci anni sono fratellastri (hanno una mamma ciascuno) e sono cugini di quella di sedici, i due gemelli non sono parenti, ma ripeto finiranno col trovarsi tutti sotto lo stesso tetto. I tre più grandi si alleeranno tra loro e con uno degli adulti e finiranno con l'ottenere qualcosa ritenuto impossibile fino a quel momento (non dico di più per non spoilerare troppo).

Comunque una domanda specifica ce l'ho.

-Un bimbo passerà dei momenti di maturità inaspettata, come discorsi molto più maturi rispetto all'età, frutto principalmente di imprinting, cioè riporterà ragionamenti sentiti da persone più grandi, facendoli suoi ma con espressioni adulte. (es. ieri sera Michele davanti al TG: "Ma come si fa? Il mondo sta andando in pezzi e loro parlano dello stress da ritorno dalle ferie??")

Il più grande dei due fratelli (quello di dieci anni) è molto preso dal suo ruolo di principe ereditario. È un ragazzino intelligente e disciplinato e dannatamente serio. Dici che i bambini ripetono i discorsi sentiti dai grandi, ma può essere che facciano ragionamenti complessi da soli? Per dire, lui si opporrà al matrimonio combinato della sorella maggiore (di 24 anni), pensando che lei non ne sarà felice e che non sia una cosa giusta. Ovviamente ne avrà sentito parlare "in casa", ma lui è l'unico che si oppone apertamente, e lo fa su una base razionale perché non vive con la sorella e l'ha appena conosciuta. E sarà la sua cocciutaggine a realizzare la cosa impossibile di cui sopra.

Ora mi dispiacerebbe tirar fuori un qualche modo semplice per farlo arrivare alla conclusione (origliare gli adulti, o leggere una qualche storia, o così via), perché mi piacerebbe molto di più far vedere un "sistema di valori in formazione", ma non vorrei neanche forzargli la mano.

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Ospite

Sì, fanno da soli ragionamenti anche molto complessi. Il mio ne faceva anche a 6/7 anni, a volte ci lasciava a bocca aperta.

Soprattutto quando queste cose riguardano il suo micromondo, cioè la famiglia.

Quindi l'atteggiamento del tuo personaggio è assolutamente plausibile.

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(es. ieri sera Michele davanti al TG: "Ma come si fa? Il mondo sta andando in pezzi e loro parlano dello stress da ritorno dalle ferie??")

E vabbé, Jack, ma se gli fai vedere Studio Aperto non puoi pretendere che il pargolo non si ribelli! icon_cheesygrin.gif

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Se ti va leggiti qualche libro per bambini. Quelli della Pitzorno sono molto buoni.

Questi tre parlano degli anni '50, ma alcune cose sono adatte anche ai giorni nostri:

- Ascolta il mio cuore;

- Diana, cupido e il commendatore

- Re Midia ha le orecchie d'asino

Questi due sono ambientati ai nostri giorni circa (magari 15 anni fa)

- Speciale Violante

- Principessa Laurentina

Le protagoniste di sono tutte femmine. Però secondo me vale la pena leggerli.

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Così in generale non saprei da dove iniziare icon_cheesygrin.gif

Se ti viene qualche domanda specifica provo a vedere se mi viene qualcosa di utile da dire.

I ragionamenti complessi a 10 anni sono in grado di farli (ovviamente ci sono differenze da bambino a bambino, conosco adulti che non ne sono ancora in grado icon_cheesygrin.gif ), ma in linea generale è in quell'età che iniziano a farsi le loro teorie su come funziona il mondo, la società, e alcuni sono particolarmente perspicaci. In base al carattere del ragazzino avranno propensioni diverse: alcuni sono soprattutto pratici e nelle loro riflessioni propongono soluzioni, altri più idealisti con un forte senso morale, altri ancora sembrano fregarsene. Questi ultimi di solito sono quelli che più ripetono il pensiero dominante nella famiglia, mentre gli altri iniziano a distaccarsi e avere idee proprie.

Alcuni sono davvero acuti, soprattutto nell'intendere le dinamiche di rapporti anche fra gli adulti, cosa che mi stupisce sempre. Poi ovviamente molto dipende dal tipo di educazione che hanno ricevuto, dalla società in cui vivono.

Sono bravi anche a vedere le incongruenze fra i valori che gli sono stati insegnati e i modi in cui la gente normalmente li infrange e ti fanno domande spiazzanti.

Iniziano a confrontarsi maggiormente con gli altri, è il periodo in cui le bambine ad esempio iniziano a vergognarsi di avere una maglietta stretta se sono grasse (alcune purtroppo anche prima), e iniziano anche i comportamenti che io chiamo da ochette e da baccaglio icon_cheesygrin.gif infatti i bambini più lenti in questo, quelli ad esempio a cui non interessa vestirsi in un certo modo, che rimangono più bambini vengono un po' tagliati fuori.

I problemi che li assillano (a parte problemi familiari) sono sempre di più riguardo alle amicizie, a come vengono visti dagli altri, i loro successi o insuccessi. Diventano più strafottenti, rispondono male, sono più inquieti e nello stesso tempo meno propensi a dire di cosa si tratta come facevano qualche anno prima. Probabilmente non lo capiscono bene neanche loro, non sono ancora così adolescenti da rimuginare a lungo su di sé e capire chi sono, e magari vanno in crisi senza sapere bene il motivo. In altri momenti, o in altri ambiti sono più piccoli, e oscillano fra il voler essere autonomi e fare da soli al bisogno di essere guidati. Ma parlarne in generale è vago, lo so.

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Una cosa mi chiedevo. I bambini delle mie storie sono tutti un po' mielosi e questo non va bene.

Per esempio, a un certo punto dovrò piazzare i due gemelli (4 anni) in una stanza per tutto un intero giorno, in una situazione stressante, e non è pensabile che stiano buoni in un angolo. Qualche idea? Con loro ci saranno la tata con cui vanno d'accordo e papà e mamma che vedono tipo una volta ogni due anni e che assolutamente non sanno come prenderli.

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Ospite

Scrivo qui qualche altro aneddoto-flash.

Da piccolo ho imparato a scrivere da solo, a tre/quattro anni, ancor prima di andare all'asilo. Mia mamma, quando mi ha visto con la penna in mano a tracciare lettere sbilenche e a scrivere parole mi ha guardato sorpresissima. "Ma chi ti ha insegnato a scrivere?" mi ha detto. E io: "Nessuno, ho imparato da solo guardando le lettere".

Lei mi ha sorriso e si è messa a guardarmi mentre scrivevo da solo.

Ho scritto Mamma, Marco (mio nome), e Luca, (nome di mio fratello).

Mi sono strovato in crisi quando ho dovuto scrivere "macchina", perchè non riuscivo ancora a concepire la presenza dell'acca, che per me non esisteva.

L'unica parola che non riuscivo a pronunciare era "Batman", il suono TM non mi entrava in bocca. Continuavo a dire baPPan, ma sentivo che non era giusto e mi arrabbiavo da matti. Poi, un giorno ce l'ho fatta senza pensarci.

Una mia amica fino a dieci anni credeva che quando c'era il vento caldo del Fohen (che per tutti noi piccini era "fon"), ci fosse un gigante che si stava asciugando i capelli col Phon e che generava il vento caldo con l'apparecchio.

Ho scoperto da solo che Babbo Natale non esisteva, a sei anni (ero uno di quei bambini piuttosto sveglio, ora che ci penso). Un giorno sono entrato in camera da letto dei miei, e sotto al letto ho trovato due scatole di lego nuove, le stesse che mi vennero regalate a Natale. ho cominciato a fare un ragionamento astruso, sospettando che babbo natale non esistesse. Ma prima di capire che erano i miei a comprare i giochi sono arrivato addirittura a pensare che la notte della vigilia di Natale passasse davanti a casa mia "il camion dell'Iper" (il centro commerciale dove facevamo spesa) e che scaricasse i giochi, che i miei comperavano sul momento.

Quando, dopo le vacanze di Natale, sono andato a scuola e ho detto che Babbo Natale non esisteva, tutti gli altri bambini mi hanno riempito d'insulti, ma io ho trovato conforto nella maestra, che mi ha bisbigliato: "lo so che hai ragione tu, Marco, ma lascia che lo scoprano da soli anche loro".

Se mi viene in mente ancora qualcosa, ve lo dico.

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Una cosa mi chiedevo. I bambini delle mie storie sono tutti un po' mielosi e questo non va bene.

Per esempio, a un certo punto dovrò piazzare i due gemelli (4 anni) in una stanza per tutto un intero giorno, in una situazione stressante, e non è pensabile che stiano buoni in un angolo. Qualche idea? Con loro ci saranno la tata con cui vanno d'accordo e papà e mamma che vedono tipo una volta ogni due anni e che assolutamente non sanno come prenderli.

Il comportamento dei bambini con gli estranei dipende dal carattere. Ci sono bambini che con me iniziano a chiacchierare a ruota libera, magari vengono a trovarmi per via dei gatti, altri invece sono diffidenti, non rispondono alle domande (ma restano a fissarti, oh, se ti fissano!) e dopo un po' si allontanano senza cagarti. Di solito sono quelli che danno fastidio ai gatti, o quelli maleducati. Tipo il bimbo che ha gettato il nocciolo della pesca nel mio giardino.

Una volta che prendono confidenza però diventano incredibili.

Avevo fatto amicizia con un bambino albanese che viveva qui vicino, un ragazzino molto intelligente, andava benissimo a scuola, gli ho regalato il mio vecchio mac, peccato che si è rotto dopo un po'.

Una volta gli ho chiesto cosa gli piacesse fare nel tempo libero, e mi ha detto: "studiare, stare con gli amici e fare l'amore". Che avrà avuto nove o dieci anni. C'era un altro ragazzino, qullo della gattina, che se n'è uscito: "seee, fare l'amore! Io faccio l'amore col cuscino."

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Divertenti le vostre storie!

Io da piccola stavo tanto all'aria aperta, avevo la fortuna di abitare giusto di fronte a un parco privato e ho passato tutte le estati arrampicandomi sugli alberi (e volando non poche volte di sotto, ero un po' spericolata.) Quand'ero in casa, in camera mia giocavo spostando tavoli, sedie e cuscini e costruendo improbabili tane in cui immaginavo che abitassero gli scoiattoli. Detestavo i bambolotti di qualsiasi genere e grado e giocavo solo con le barbie (come kitty i miei genitori non avevano pensato che mi sarebbe servito anche un Ken, per cui avevo non poche barbie con i capelli rasati e colorati di arancione con il pennarello che dovevano sopperire all'assenza di rappresentanti del genere maschile.) Adoravo poi macchinine telecomandate e lego. Quand'ero in giardino mi piaceva anche preparare pranzetti con quello che trovavo (per esempio staccavo foglie dagli alberi, grattavo un gessetto sul pavimento finché non accumulavo un bel po' di polvere, e poi ci strofinavo sopra le foglie, per fare "le bistecche impanate".)

Qualche aneddoto: una volta, scavando in giardino (aprivo buche un po' dappertutto!) ho trovato una riproduzione di una moneta romana; parecchi anni dopo l'ho fatta stimare e ho scoperto che era solo una patacca, ma per anni l'ho tenuta sempre con me pensando che fosse un vero tesoro. Un'altra volta avevo messo in giardino una bottiglietta piena d'acqua in cui avevo immerso una foglia di citronella, pensando chissà come che ne sarebbe venuta fuori una bottiglietta di profumo. Qualche giorno dopo ho scoperto che una lucertola era andata a incastrarsi dentro la bottiglietta ed era morta annegata; sono stata male per anni e ancora adesso, ripensandoci, mi viene da piangere.

E poi... ero una gran chiacchierona e attiravo sempre l'attenzione degli adulti perché avevo un visetto paffuto. Una volta, quando in casa nessuno mi badava, pare che abbia preso in mano il telefono e abbia composto un numero a caso, entrando in comunicazione con un avvocato di Catania (al tempo abitavo a Pescara.) Quando mia mamma si è accorta che ero al telefono mi ha strappato la cornetta di mano e si è scusata con l'avvocato, il quale pare abbia invece detto che si stava godendo un mondo la chiacchierata (chissà poi che gli stavo dicendo, mah!)

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Quand'ero in giardino mi piaceva anche preparare pranzetti con quello che trovavo (per esempio staccavo foglie dagli alberi, grattavo un gessetto sul pavimento finché non accumulavo un bel po' di polvere, e poi ci strofinavo sopra le foglie, per fare "le bistecche impanate".)

Io invece facevo le torte con la sabbia, quella bagnata per il ciocclato e quella asciutta per lo zucchero a velo e la farina. icon_cheesygrin.gif

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Io sono sempre stata asociale anche da piccola o.o

ero una bambina tranquillissima e silenziosissima e soprattutto timidissima, che se ne stava sempre per i fatti suoi e difficilmente davo confidenza agli estranei.

Quand'ero piccolissima poi avevo una specie di avversione per gli uomini sconosciuti tanto che ogni volta che veniva a casa mia un uomo iniziavo a piangere finché non se ne andava o.o (parlo di 6 mesi - un anno).

Avevo un paio di amiche del cuore con cui giocavo spesso e allora con loro si che mi lasciavo andare e facevamo giochi idioti e ridevamo come pazze, cantavamo, ci inventavamo le coreografie, giocavamo alla parrucchiera (una volta ho ingarbugliato i capelli della mia amica in una spazzola e quasi abbiamo dovuto chiamare i pompieri per toglierla XDDD) oppure giocavamo alla famiglia o a cucinare con i pentolini e le verdure dell'orto.

Se no la maggior parte del tempo stavo da sola, essendo figlia unica e vivendo in un paese di tre anime non c'erano molti spazi di vita sociale. Giocavo tantissimo sia con i lego (costruivo appartamenti xD) e sia con le barbie, ne avevo un bel numero e qualche Ken ma erano in minoranza in tutti i sensi, del tipo che Barbie era la strafiga atletica, ricca, brava in tutto, esperta di arti marziali e manesca, mentre ken era lo sfigato sempliciotto, fallito, cascamorto che finiva sempre per essere riempito di botte dalla barbie di turno o.o

Ogni tanto poi "mi toccava" andare all'oratorio (in un paese così piccolo se non andavi a messa alla domenica venivano a prenderti a casa e mi è toccato pure fare la chierichetta) e d'estate c'era il grest. Mentre tutti i ragazzi si divertivano a giocare all'aperto io lo odiavo a morte e ci sono sempre andata controvoglia - tra l'altro essendo piccola sono sempre stata una schiappa in tutti i giochi in cui ci fosse da correre o cose simili quindi oltretutto mi sono sempre sentita una sfigata cronica.

Invece a scuola andavo benissimo, sono sempre stata considerata più intelligente della media e riuscivo in tutto senza particolari sforzi, infatti facevo il minimo indispensabile (sono una pigrona esagerata) e puntualmente la maestra se ne usciva dicendo che ero intelligente ma mi impegnavo poco, essendo poi sempre stata una secchioncella diventando più grande sono finita inevitabilmente di nuovo nel gruppo degli sfigati, poi da ragazzina ero grassa quindi ero anche presa in giro per quello e ho passato la mia fase "odio il mondo" XD

C'è da dire poi che diventando più grande mi sono un po' staccata dalle mie coetanee sono diventata un maschiaccio e sono sempre andata d'accordo di più con i ragazzi, infatti anche ora i miei migliori amici sono maschi o,o sarà per il fatto che le altre ragazzine se la tiravano troppo e pensavano a truccarsi e ai vestiti e a uscire a ballare, cose che a me non sono mai minimamente interessate e alla fine ho proprio preso le distanze dal mondo femminile e preferisco passare il tempo con nerd e dintorni XD

Riguardo ad aneddoti particolari, ho avuto un'infanzia così noiosa e sono sempre stata così ligia alle regole che non ho mai combinato niente di particolarmente eclatante o.o sono sempre stata una bambina giudiziosa u.u di contro c'era che essendo troppo buona finiva che gli altri se ne approfittavano e io sopportavo in silenzio - questo fino all'adolescenza poi ho iniziato a ribellarmi e.e

*fine della seduta dallo psicologo*

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Da bambino ero uguale ad adesso, soltanto con meno barba. Nel senso: amicizie zero, introspezione a manetta, musica e libri.

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Beh, io non ero il tipo di bambina mielosa.

Le cose cattive che ho fatto da piccola (prima di andare alle medie, quelle successive non le scrivo di certo icon_cheesygrin.gif ):

parolacce: le ho scritte sul banco di una compagna con cui avevo litigato, scritta una bella spessa per tutto il pavimento del cortile di amici dei miei (seguito cazziatone colossale e obbligo di ripulire), provato a dirla in chiesa (e sì l'oratorio toccava anche a me) più per esperimento che altro (non sono stata incenerita da cui i primi dubbi). Quelle dette soltanto non contano.

furti: rubacchiavo un po' ovunque, fino a spingermi al furto vero e proprio con il mio amichetto nel negozio di giocattoli al piano superiore, cosette che si nascondevano facilmente, pezzi della playmobil, aprivamo le confezioni e prendevamo. Mai stati sgamati.

Scherzi telefonici e suonare i campanelli, le classiche cose.

Preparato una pozione mortale per un compagnetto di classe, insieme a un'amichetta, composta da detersivi vari. L'intento era di versarla nel suo bicchiere di coca cola mentre si festeggiava un compleanno. Non è stata portata a termine per subentrato buon senso, e perché ci siamo convinte che se ci avessero scoperte i nostri genitori sarebbero andati in prigione al posto nostro (non che il compagnetto moriva. Era antipatico :oOo: )

Con la stessa amichetta ci eravamo innamorate di un bambino di un'altra classe (già fidanzato icon_lol.gificon_lol.gif ), gli abbiamo scritto una lettera d'amore ( icon_lol.gif ) modificando le nostre scritture e inventando due identità diverse (lo scopo ancora non mi è chiaro, ma è stato divertente), poi siamo entrate a scuola fingendo di aver dimenticato qualcosa e gliel'abbiamo lasciata sotto al banco. Mi pare che chiedessimo una risposta. Il pirla è andato a dirlo alla sua maestra e questa viene a parlare con la nostra, perché avevamo scritto che la risposta avrebbe dovuto consegnarla a noi due ( wallbash.gif ). La maestra ci disse di non frequentare bambine come quelle. surprice.gif

(a lui l'abbiamo spiegato anni dopo, purtroppo crescendo non era più figo come a otto anni)

Sempre per lui (l'amore è l'amore) abbiamo inventato a casa un cambio del giorno di catechismo, a scuola un impegno di qualche sport per essere messe nel corso con la sua classe. Peccato che gli avessero appena rasato i capelli e non ci piaceva più (e a dirla tutta non ci cagava proprio)

Fatto scoppiare un petardo in chiesa con un'altra amichetta.

Con quest'ultima in quinta elementare d'estate fumato parecchie sigarette, tipo tre o quattro insieme ( icon_lol.gif ) perché dovevamo finire il pacchetto, in un parchetto. Il fatto di non essere stata male mi fa presumere che non aspirassimo, ma era lo stesso cosa molto proibita.

Ai pranzi e alle cene di festa mi veniva permesso bere il fondo dei bicchieri di vino e agli adulti faceva ridere. Mi piaceva molto la sensazione, tanto che con l'amichetto dei furti, nonché vicino di casa, una specie di fratello, ci siamo sbronzati di Martini un pomeriggio soli a casa. Lui è stato male ma non ha parlato. L'abbiamo rifatto altre volte (non capitava spesso di essere soli abbastanza a lungo)

Dato la colpa al cane per qualsiasi cosa si rompesse in casa. Dopo aver spaccato il bidet (ci salivamo sopra) lo sguardo della nonna è stato poco convinto.

Detto bugie sui cavalli che possedevo (manco mezzo ovviamente). E sul fatto di parlare più lingue.

Invocato il diavolo per una prova di coraggio. (il rituale prevedeva di tenere il suo disegno vicino al letto tutta la notte, ma gli amichetti non l'hanno mai saputo, nel cuore della notte ho svegliato la nonna che ha dovuto buttarlo via ed esorcizzare la stanza e rassicurarmi). Le prove di coraggio erano bestiali, bisognava stare rinchiusi nelle cantine, arrampicarsi in posti pericolosi.

Sperimentato le gioie del toccarsi con l'amichetto vicino di casa icon_eek.gif se ci penso ora mi viene male.

E qui mi fermo che è meglio.

Una cosa che si raccontava di me da piccola: ho morsicato un vecchio prozio perché si chiamava Zio Delizio e il suo braccio assomigliava alla pelle croccante del pollo arrosto.

Per tutto il resto ero buona, difendevo i più deboli di me, e andavo bene a scuola. Non ero manesca, passavo ore a disegnare tranquilla, a giocare con i minipony, o in cortile con la bici, i pattini, l'elastico. A parte quel goccio di Martini ogni tanto icon_cheesygrin.gif ero una brava bambina.

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Ah, dimenticavo: dai tre anni in su ho cominciato a contestare mia mamma su ogni cosa, non sopportavo che fosse lei a prendere tutte le decisioni. Mia mamma giura che una volta quando avevo tre anni esatti e mi aveva rimproverata per qualcosa non ho detto nulla, senza farmi vedere sono andata in terrazza dove lei teneva la sua collezione di piante grasse, le ho prese una per una (badando bene a evitare le spine) e le ho buttate di sotto, in strada (meno male che in quel momento non passava nessuno!) Credo al tempo di aver rischiato la vita; quando mia madre se n'è accorta non può non esserle passata per la testa, almeno per un nanosecondo, l'idea di farmi fare la stessa fine delle piante.

Invece, quand'ero più grande, a quattordici anni, ho conosciuto una ragazza che per me è diventata più importante di una sorella. Ci confidavamo tutto, parlavamo al telefono per ore e in classe tutto il tempo ma, soprattutto, insieme avevamo messo in atto un progetto di "fotografie artistiche." Passavamo settimane a inventarci una scenografia, creavamo costumi, dipingevamo cartelloni, pensavamo a trucco luci e tutto il resto per poi passare un pomeriggio di sessione fotografica (al tempo non c'erano macchine digitali e, soprattutto, non c'erano soldi per comprare tanti rullini e sviluppare, per cui per ogni nuova foto potevamo permetterci un solo scatto, che doveva essere perfetto.) Per farvi un esempio dei soggetti, in una foto volevamo raffigurare una sposa; siamo andate in chiesa e abbiamo "comprato" un paio di candele (cioè: messo soldi nelle offerte e, invece di accenderle, ce le siamo portate via; non si fa, lo so) abbiamo fabbricato un abito da sposa con una tenda vecchia (tenuta su sulla schiena con le mollette del bucato, ma tanto non si vedeva XD,) fabbricato una specie di altare con uno scatolone su cui abbiamo posato una tovaglietta ricamata e siamo andate per la foto nel sottoscala di casa della mia amica, che aveva una bella parete in mattoni a vista e le luci giuste.

Che bei tempi...

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Nerina, le tue avventure sono le più divertenti.

Sygrid mi ha ricordato di una cosa che facevo a 4-5 anni. Abitavano al quinto piano e il nostro pianerottolo era una specie di balcone. Sul nostro piano c'erano altri due appartamenti oltre al nostro. Io prendevo il nostro zerbino e anche quello dei vicini e mi divertivo a buttarli di sotto. Lo facevo regolarmente. Non solo gli zerbini buttavo di sotto. Anche il mio bambolotto preferito (lo adoravo e ci dormivo assieme). Poi un giorno non l'ho visto più, che tristezza.

Ma la cosa per cui ero famosa era un'altra. Da piccola ero molto capricciosa col cibo, non mi piaceva nulla e non mangiavo niente. Andavo anche poco volentieri all'asilo. Mia sorella, che ha 4 anni in più di me, mi accompagnava tutte le mattine assieme a un'amica, che ancora si ricorda di me. Mia sorella doveva leggermi il menù del pranzo, se c'era qualcosa che non mi piaceva cominciavo a piangere perché volevo tornare a casa. Posso solo dire a mia discolpa che a mia sorella non è mai venuto in mente di mentirmi dicendomi che nel menù c'erano cose che mi piacevano.

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uuuh, sul cibo ne so una bellissima di mio figlio piccolo:

adesso un po' meno, ma fino a pochi anni fa era impossibile sul cibo: non gli piaceva NIENTE, tranne il riso (ma senza sugo), i wurstel, le patatine fritte, la pizza, e i McNugget; quasi nient'altro, nemmeno il pane.

Ma la sua vera passione erano (e sono tuttora) le olive: se gliene metti davanti una confezione aperta, la finisce.

Un giorno (avrà avuto tre o quattro anni) avevamo preparato il risotto coi piselli, convinti che gli sarebbe bastato scartare i piselli e mangiare il riso. Niente di più sbagliato: si rifiutava di ingerire qualsiasi cosa fosse stata a contatto con quella roba verde, finché... suo fratello maggiore non ebbe il lampo di genio di dirgli che quelle palline verdi erano "olive piccole". Allora, come allo scattare di un interruttore, il pirlotto non solo si è sbafato il risotto con tutti i piselli, ma ha perfino esclamato "che buone queste olive piccole!"... icon_lol.gif

Ci abbiamo riprovato in seguito, contrabbandandogli il vitello per "petto di pollo, come quello delle crocchette", ma non ha più funzionato... peccato.

Ah, a proposito di pollo: un'estate, poco dopo l'episodio di cui sopra, siamo andati in campagna dai miei, in Toscana, dove in paese c'era (ancora fino a poco tempo fa) un vero pollaio, di quelli di una volta, con le galline vere all'interno.

Passeggiando mano nella mano con il piccolo, mi è capitato allora di passare davanti a quel pollaio, proseguendo come se nulla fosse. Fatti due passi, mio figlio si blocca, riflette, torna indietro e guarda attraverso la rete.

- Ma sono quelli i polli? - mi chiede perplesso.

Attimo di gelo.

"Adesso non mi mangia più nemmeno il pollo" ho pensato in quel momento.

- Sì - rispondo, stringendo i denti.

- Ah.

Temevo il peggio, e invece non è poi successo nulla, e lui ha continuato a mangiare i McNuggets, pur avendo visto un pollo vero. Ma vista la sua (innegabile, ancorché perversa) intelligenza, probabilmente ha capito che quello dei McNuggets è finto, così non si è fatto nemmeno il problema.

Meno male icon_cheesygrin.gif

--

Alain

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Ah, p.s. fragole.

A mio figlio (lo stesso di prima) ora piace anche lo yogurt alla fragola, il gelato alla fragola, il frappè di fragola, il chewing gum alla fragola, la marmellata di fragola, perfino la crostata di fragola... ma non le fragole. :facepalm:

--

Alain

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