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swetty

Follett, Ken

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Sto leggendo La caduta dei giganti e se la memoria non m'inganna è il primo libro di Follet che leggo.

Ho un giudizio contrastante per ora (pagina 200). Si legge bene, ma lo stile non mi piace molto, è troppo pieno di spiegazioni, secondo me qualche sforbiciata qua e là non gli avrebbe fatto male. Soprattutto il secondo capitolo è pieno pieno.

I personaggi sono dei bei personaggi, ma a volte troppo sbrigativi e poco motivati nelle loro scelte, soprattutto quando si tratta di amore e sesso. E le situazioni che vivono sono in un certo senso libresche: l'argomento mi è familiare, ho già letto altri romanzi sui temi che tratta e me li ricordo più "veri" (in primis Com'era verde la mia vallata di Richard Llewellyn).

Però mi prende, ho voglia di andare avanti e non vedo l'ora di arrivare a sera per sapere che succede nelle pagine dopo. E devo dire che la storia, la sua idea, la scelta del periodo, tutto è azzeccatissimo. Insomma, magari ci sono un sacco di cose che non mi soddisfano, ma è un gran bel libro.

Strano, vero?

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Io devo ancora leggerlo, ma mia madre, che ha letto un sacco di suoi titoli, mi ha detto che "La Caduta dei Giganti" è anche meglio de "I Pilastri della Terra", il suo libro più venduto e apprezzato. Vedrai che al termine delle mille pagine ti sarai fatta un'idea molto dettagliata dei personaggi e delle famiglie, perchè sono molto caratterizzati.

io per mancanza di tempo devo ancora iniziarlo, ho troppi libri in attesa e due che sto leggendo.

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No, non è strano swetty!

Ho provato delle sensazioni simili quando ho letto I pilastri della terra; i personaggi erano tipizzati al massimo, la capacità di emozionare il lettore pari a zero, ma ho trovato molto interessante l'ambientazione storica e ho divorato le mille e passa pagine in pochi giorni (chi l'avrebbe detto che avrei trovato avvincente l'approfondita descrizione di una machina follatrice!) Stessa cosa per Mondo senza fine (ma il bizzarro fenomeno è presto spiegato: è la fotocopia del libro precedente.)

Ho letto parecchi anni fa La cruna dell'ago ma mi ricordo che la storia mi era piaciuta molto, mentre il mio libro preferito di Ken Follett è il terzo gemello, ha una trama mozzafiato.

Per il momento mi sono tenuta lontana da La caduta dei giganti solo perché è ambientato in un periodo storico che on mi interessa particolarmente (storia troppo recente per i miei gusti.)

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io prediligo quelli di spionaggio ambientati nella seconda guerra mondiale, principalmente il codice rebecca, le gazze ladre e il volo del calabrone. secondo me, a prescindere dallo stile, che è comunque passabile, follett è bravissimo a scrivere scene di suspense

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Ho letto solo i Pilastri della terra, e si fa leggere, ma l'unico personaggio che mi piaceva e per cui mi emozionavo era il prete che voleva costruire la benedetta cattedrale. Pessima la storia d'amore che mi ha annoiato. Il cattivo aveva il suo perché nell'essere proprio cattivo trash, ma alla lunga mi era venuto a noia pure lui, perché era tutto troppo prolisso. Mi è piaciuta l'ambientazione e ripeto il prete. E comunque si faceva leggere con piacere, ma non mi è venuta voglia di leggere altro di Ken Follet.

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io credo d'aver letto di sicuro due suoi libri, ma forse sono di più. Per quanto facendo due conti non mi piaccia proprio come stile (personaggi, tipo di storie, andamento trama, clichè, etc etc) una volta che comincio a leggere mi prende assai.

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Di Follet ho letto solo I pilastri della terra, perchè me l'avevano consigliato. Diciamo che il libro unisce due cose che mi piacciono molto: le cattedrali gotiche e il medioevo (quello vero, non quello finto dei fantasy).

La storia d'amore tra Jack e Aliena mi piace.

Poi ho letto pure il seguito, che è interessante solo per l'epidemia di peste. La protagonista femminile la trovo davvero odiosa.

Comunque, a parte I pilastri della terra, che ho letto diverse volte, Ken Follet non mi interessa e di solito lo ignoro.

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Ho letto alcuni romanzi di Follet, come "Codice A Zero", "I pilastri della Terra", "Mondo senza fine", "Il volo del calabrone". Devo dire che mi sono piaciuti molto, soprattutto per quanto riguarda "l'immersione" storica...:)

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Riporto qui il post che avevo fatto nell'altro topic perché là era un po' OT.

Pensa che io invece adoro "I pilastri della terra", mentre "Mondo senza fine" l'ho mollato a metà e lo butterei volentieri nel cesso. No, i personaggi non sono assolutamente uguali, quelli di "Mondo senza fine" sono delle brutte copie il cui problema maggiore è "oddio non mi voglio sposare con l'uomo che amo perché poi mi sento schiava". Niente a che vedere con "devo scappare dal castello di mio padre perché l'hanno conquistato a forza per poi violentarmi".

Ma visto che sono buona, dico che effettivamente "Mondo senza fine" è scritto meglio (e grazie al cavolo, Ken Follett aveva 17 anni di esperienza in più alle spalle).

Di Ken Follett comunque ho letto anche "Il pianeta dei bruchi", ma ero piccola e mi ricordo poco. La storia mi era parsa carina.

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Di Follet ho letto solo "I Pilastri della Terra" e "La Caduta dei Giganti". Come è già stato detto da molti di voi, è interessante e prende, anche se il suo stile è molto semplice e forse un po' scontato. Credo che i suoi libri si basino più che altro sullo sviluppo della storia dei vari personaggi, anche se pure loro sono a volte trattati in maniera semplicistica. Da questo punto di vista ho apprezzato di più "La Caduta dei Giganti", anche se come argomento mi interessava di più il medioevo. Il motivo è che davvero, soprattutto perché le vicende storiche sono trattate in maniera abbastanza complessa e influiscono sui personaggi, vien voglia di scoprire cosa accadrà loro.

Diciamo che Follet con economia di mezzi riesce a farsi apprezzare. Però non mi fa impazzire.

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Sto andando lenta, ma devo dire che mi prende parecchio. Poi Grande Guerra e Rivoluzione Russa sono temi per me ricorrenti e in certi momenti è come ritrovare dei vecchi amici.

Continuo però a pensare che l'aspetto psicologico dei personaggi avrebbe dovuto essere più incisivo. Mi spiego: i personaggi compiono delle azioni e prendono decisioni sulla base di inclinazioni e convinzioni che vengono spiattellate esplicitamente al lettore (dette e non mostrate in parole povere).

Per ora ogni personaggio si muove in un modo che mi convince, ma perché io so (in base alla mia esperienza) che date certe inclinazioni e convinzioni si arriva a certe azioni e decisioni.

Ma è appunto una conseguenza logica, non intuitiva. Mi chiedo cosa succederebbe se un personaggio improvvisamente non aderisse allo stereotipo, saprebbe anche allora essere convincente?

Stamattina però gli ho trovato un errorraccio nella gestione del PDV. :asd: Dovrebbe licenziare l'editor.

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Personalmente ritengo Follet il più grande autore contemporaneo che abbia saputo riproporre la formula del feuilleton.

E, sempre personalmente, il meglio di sé l'ha dato in: I pilastri della terra, Un letto di leoni e Una fortuna pericolosa.

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Feuilleton? surprice.gif

Finito La caduta dei giganti, e aspetto il seguito della trilogia. Consigliatissimo a chiunque voglia un bel romanzo storico documentato e preciso sulla prima guerra mondiale. Alla fine tutto torna e anche i personaggi acquistano un loro spessore.

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Perché, tu non pensi sia così swetty? Secondo me Follet è magistrale (a volte più a volte meno) proprio per aver ripreso le trame tipiche dei romanzi d'appendice rielaborandole a modo suo per un pubblico più moderno. Secondo te non è così?

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Premetto che ho letto solo La caduta dei giganti, ma quest'ultimo secondo me non è ascrivibile alla categoria romanzo d'appendice, ma al romanzo storico serio e documentato. Certo è facile da leggere per me, che riconosco persino i libri da cui sta prendendo spunto, ma non credo che sia poi così facile o scontata la storia che racconta, né banale: racconta un'epoca così com'era e lo consiglierei tra i romanzi per un corso di storia sulla prima guerra mondiale(*). Cosa che non si può certo dire dei romanzi d'appendice. Inoltre sono pagine dense, in cui non si perde dietro ai dettagli solo per tirare la pagine della puntata. In ultimo, ti trascina con la vicenda, non con la suspence: anzi la suspence è ai minimi termini e il fatto che nonostante questo si vada avanti è indice di un ottimo libro.

(*)Giusto per rispondere in anticipo alla critica che non si studia storia sui romanzi: alcuni romanzi e libri nei corsi di storia universitari possono essere usati (e vengono usati) per far immedesimare gli studenti in un periodo storico. Insomma, è più facile ricordarsi le tappe della Rivoluzione Francese se uno ha visto Lady Oscar o quelle dello sbarco in Normandia se uno ha visto Salvate il soldato Ryan o meglio ancora Band of Brothers, o dell'invasione giapponese in Cina se uno ha letto La buona terra, o appunto della grande guerra e della rivoluzione russa se uno ha letto La caduta dei giganti.

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Finito La caduta dei giganti, e aspetto il seguito della trilogia. Consigliatissimo a chiunque voglia un bel romanzo storico documentato e preciso sulla prima guerra mondiale. Alla fine tutto torna e anche i personaggi acquistano un loro spessore.

Buono a sapersi, visto che è sulla mia "lista d'attesa"... thumbup.gifthumbup.gif

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Un consiglio: provate a leggere "Tempo di spettri", di Leo Perutz, sempre in tema di Grande Guerra e rivoluzione russa. Un romanzo un po' alla Roth (Joseph), ma molto più intricato.

Tra l'altro, tecnicamente, è proprio un feuilletton, nel senso che è stato pubblicato a puntate su di un giornale e, in qualche modo, questo si avverte.

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Sono a pagina 450 e posso solo dire che quando leggo Follett mi vergogno dei miei tentativi letterari. Detto questo, non concordo con alcune osservazioni. 1) Dite di personaggi stereotipati e non adeguatamente tratteggiati. Non condivido: le azioni dei personaggi si basano in molti casi su pressioni contingenti: la società di quei tempi, la cappa conservatrice che li opprime, etc. Oppure, nel filone russo, cause di forza maggiore come povertà, violenza e così via. Lo stesso dicasi per i minatori gallesi, indirizzati sin da giovani verso il solo destino possibile. Insomma, in molti casi le azioni dei personaggi sono guidate dall'esterno - dalla società, dalla storia, dalla contingenza - e non da proprie pulsioni interiori. 2) C'è chi parla di immagini superficiali. Questo, mi pare il colmo. Ogni riga di ogni pagina presuppone una conoscenza così profonda dei dettagli (mi vengono in mente le strisce di cotone per le mestruazioni, oppure le innumerevoli dinamiche storiche presenti in ogni dialogo sull'escalation bellica) da non credere che una sola perona possa venire a capo di tutto questo (Follett, che voi sappiate, si avvale di una squadra?). 3) In alcuni post leggo di una scrittura giudicata troppo semplice e asciutta. Dal mio punto di vista, è la principale qualità di uno scrittore.

Per il resto trovo credibili e ben descritte sia le situazioni, sia le vicende e sia i personaggi. Vista la ponderosità del tomo, ci mancava soltanto che indugiasse troppo anche sulle pieghe dell'anima. Un saluto a tutti.

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D'accordissimo. Se fosse così semplice, com'è che non siamo tutti scrittori arcifamosi e milionari?

Perché perfino uno che non sa cucinare intuisce che nei fast food (senza fare nomi) si mangia da schifo, nonostante ci sia la coda di ragazzini fuori... non è necessario saper scrivere bene per saper leggere bene (il contrario invece sì, anche se non è sufficiente).

--

Alain

p.s. comunque a me Ken Follett piace abbastanza, a piccole dosi. Sinceramente ritengo che I pilastri della terra sia un vero capolavoro della narrativa di intrattenimento, pur con tutti i suoi limiti, così come La cruna dell'ago.

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Insomma, in molti casi le azioni dei personaggi sono guidate dall'esterno - dalla società, dalla storia, dalla contingenza - e non da proprie pulsioni interiori.

Mah. All'inizio, Fitz si gira verso Ethel, i due si scambiano un'occhiata e dieci pagine dopo zompettano allegramente in un letto. Mi è sembrato forzato, ho dovuto giustificarmi la cosa: la vicenda non mi è scivolata naturalmente. Altri autori avrebbero seminato piccoli indizi, oltre a metterci un po' di titubanza e di incertezza, facendoci arrivare a poco a poco a una conclusione che a quel punto non può essere che quella. E non credo che approfondimenti di questo tipo avrebbero allungato il libro: in tanti punti fa delle disquisizioni lunghissime sulle possibili opzioni di un personaggio, che si poteva evitare se preparava meglio la psicologia.

Ma ripeto alla nausea: questo non rovina per nulla la lettura, è solo una caratteristica, non un difetto.

(mi vengono in mente le strisce di cotone per le mestruazioni, oppure le innumerevoli dinamiche storiche presenti in ogni dialogo sull'escalation bellica) da non credere che una sola perona possa venire a capo di tutto questo (Follett, che voi sappiate, si avvale di una squadra?).

Quest'esempio mi ha fatto sorridere, perché di queste famose pezze di cotone (fustigare il traduttore in questo caso icon_cheesygrin.gif ) mia madre ne aveva ancora negli anni settanta e immagino che Follett abbia assistito alla diffusione degli assorbenti usa e getta, quindi (a meno che essere un uomo non gliel'abbia impedito) era giusto uno dei punti in cui non doveva documentarsi. icon_cheesygrin.gif

Si appoggia a un centro di ricerca, c'è scritto nell'ultima pagina del libro.

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Ribadisco che disseminare di indizi la vicenda tra Fitz ed Ethel, ed applicare lo stesso metro su tutto il resto, significa fare un libro di duemila pagine. Sarà che da maschio me ne infischio di certe sfumature e tu, da donna, ci fai molto caso. Io preferisco l'incessante incedere delle vicende. E in ogni caso non mi pare proprio che manchino dettagli e sfumature, un po' ovunque.

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Penso poi un'altra cosa. Nelle scene di sesso, ravviso in tutti i personaggi un'urgenza non controllabile. La cappa di perbenismo, l'ortodossia religiosa, l'etichetta dell'aristocrazia, sono tutti elementi che caricano i personaggi di impulsi irrefrenabili (quanto naturali e scontati oggigiorno). Credo che questi elementi deflagrino, in determinate situazioni. Non solo, in alcuni momenti il sesso sembra quasi condizionare le vicende storiche (scusate per la lettura freudiana della prima guerra mondiale).

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3) In alcuni post leggo di una scrittura giudicata troppo semplice e asciutta. Dal mio punto di vista, è la principale qualità di uno scrittore.

Sono d'accordo, specialmente se parliamo di narrativa contemporanea. Ken Follett ha uno stile che si fa sempre leggere, di qualunque cosa parli. A me delle cattedrali non importa un accidente, eppure ho divorato "I pilastri della terra". Non ho letto "La caduta dei giganti", ma lo terrò presente se mai un giorno vorrò leggere qualcosa di "insolito" (il primo Novecento non è un periodo che mi appassiona particolarmente, ma ogni tanto mi piace cambiare).

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Sono a pagina 450 e posso solo dire che quando leggo Follett mi vergogno dei miei tentativi letterari. Detto questo, non concordo con alcune osservazioni. 1) Dite di personaggi stereotipati e non adeguatamente tratteggiati. Non condivido: le azioni dei personaggi si basano in molti casi su pressioni contingenti: la società di quei tempi, la cappa conservatrice che li opprime, etc. Oppure, nel filone russo, cause di forza maggiore come povertà, violenza e così via. Lo stesso dicasi per i minatori gallesi, indirizzati sin da giovani verso il solo destino possibile. Insomma, in molti casi le azioni dei personaggi sono guidate dall'esterno - dalla società, dalla storia, dalla contingenza - e non da proprie pulsioni interiori. 2) C'è chi parla di immagini superficiali. Questo, mi pare il colmo. Ogni riga di ogni pagina presuppone una conoscenza così profonda dei dettagli (mi vengono in mente le strisce di cotone per le mestruazioni, oppure le innumerevoli dinamiche storiche presenti in ogni dialogo sull'escalation bellica) da non credere che una sola perona possa venire a capo di tutto questo (Follett, che voi sappiate, si avvale di una squadra?). 3) In alcuni post leggo di una scrittura giudicata troppo semplice e asciutta. Dal mio punto di vista, è la principale qualità di uno scrittore.

Per il resto trovo credibili e ben descritte sia le situazioni, sia le vicende e sia i personaggi. Vista la ponderosità del tomo, ci mancava soltanto che indugiasse troppo anche sulle pieghe dell'anima. Un saluto a tutti.

Il mio punto di vista:

1) Non è che sono stereotipati, più che altro mi sembrano poco profondi. Bada che quel che sto per dire è puro gusto personale: io preferisco le caratterizzazioni graduali, quelle in cui la personalità e la psicologia di un personaggio emergono per lievi pennellate, e che spesso hanno un'aura di indeterminatezza che me li fa vedere come persone reali. I personaggi di Follet, per quanto siano trattati in modo che sia difficile non appassionarsi alle loro storie, emergono netti immediatamente, e mi appaiono subito come pure creazioni letterarie. Non dico artificiosi; semplicemente troppo semplici per essere veri.

2) Le immagini di Follet mi sembrano ben tratteggiate e documentate. Il suo realismo lo apprezzo abbastanza.

3) Questi sono gusti personali. Questo stile invoglia a farsi leggere, certo, ma secondo me non contribuisce a dare profondità, perché elimina certe sfumature che si possono ottenere solo con un linguaggio più complesso e "sfumato".

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Sto arrivando alla fine e la mia valutazione positiva è ulteriormente corroborata. E' proprio bello svagarsi su situazioni storiche così ben descritte. Tra famiglia e lavoro, il tempo è poco e in questo modo si unisce l'utile al dilettevole. Come gusto personale, tra l'altro, preferisco gli stili asciutti a quelli troppo descrittivi o svolazzanti, quindi mi trovo proprio a mio agio.

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Io sono un'appassionata di Ken Follett e dei suoi libri tanto che ormai penso di aver letto tutti i suoi libri: mi piacciono sia quelli ad ambientazione storica sia quelli di spionaggio. Mi piace molto come accompagna il lettore attraverso le situazione che descrive e, come è stato già detto, è molto bravo a creare suspence. Secondo me è molto bello anche "mondo senza fine", ambientato nel medioevo.

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Ospite Njagan

Io adoro Ken Follett. E' uno dei pochi che riesce a creare quella specie di telepatia che unisce la mente dello scrittore a quella del lettore. E' vero, a volte si dilunga in descrizioni accurate che potrebbero essere evitate. Anche Stephen King lo fa, ma entrambi sanno bene cosa vuol dire scrivere. A proposito di King, nel suo "On Writing" spiega cosa significhi comunicare telepaticamente con il lettore: scrivere, dice King, e' la quintessenza della telepatia. E questi due signori conoscono bene il loro mestiere.

A proposito di Follett, il mio libro preferito e' Un luogo chiamato liberta'. Romantico come pochi romanzi riescono a esserlo ormai. E' stato il secondo libro che ho letto. Il primo I pilastri della Terra. Dopo questi...li ho comprati e letti tutti, compresi i primi che Follett pubblico' con vari pseudonimi.

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Non apprezzo Ken Follet. Malgrado il successo planetario, la sua è una letteratura d'intrattenimento magari coinvolgente, ma decisamente modesta quanto a trame e personaggi. Senza contare la lunghezza esagerata dei testi, non sorretta da effettive esigenze narrative. Non voglio farmi linciare dai suoi tanti estimatori... Ecco il link di "Qualcuno" che condivide: http://qualcunoscrivequalcosa.blogspot.com/2011/07/la-caduta-dei-giganti.html

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