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blauk

Evanescenza

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Che puzza infernale.

Non riesco a capire da dove provenga, eppure so di conoscerne la causa, è solo che mi sfugge.

Non riesco a ragionare, il mio cervello si sta inceppando, come gli ingranaggi di un vecchio orologio, piano piano rallentano e perdono il passo con quella che è la realtà. La vista mi si è annebbiata, solo se mi concentro riesco a mettere a fuoco qualcosa che sia più in là del mio naso. Non che ci sia nulla da vedere, solo un soffitto bianco, con pareti bianche e una microscopica ragnatela in angolo, che stupra quel candore ceruleo.

Non ho voglia di alzarmi, né di muovere la testa, ma qualcuno lo fa per me. Vengo afferrato per il mento da una soffice mano dalle dita affusolate, curata nei minimi particolari, non sembra appartenere a questo sporco mondo.

I miei occhi seguono il movimento della testa e mi ritrovo a fissare una figura familiare della quale mi sfugge il nome. Se solo il mio cervello non avesse la ruggine negli ingranaggi. Vorrei gridare, ma penso che rischierei solo di spaventare la mia bellissima compagna. Il fatto che la mia vista sia offuscata la rende ancora più bella, perché lì dove l'occhio critico vedrebbe un difetto, la mia mente aggiunge con la fantasia delle rifiniture che rendono ancor più perfetto quel viso.

Sto morendo, mi sfuggiva il concetto, ma ora che l'ho afferrato non me lo lascio più scappare. Che puzza, cosa ci faccio qui?

Come se qualcuno avesse oliato improvvisamente quella macchina cigolante che è il mio cervello, il torpore che l'avvolge si dirada. I pensieri arrivano come un fiume in piena, tutti insieme.

Mi torna la vista, sbatto un paio di volte le palpebre, poi provo a concentrarmi sulla ragazza che ho accanto, che avevo accanto. È scomparsa, sbatto di nuovo le palpebre un paio di volte.

Non sono più in una stanza bianca, è tutto buio intorno a me e fa freddo, mi trovo all'aperto.

Con uno sforzo immane, come se la mia testa pesasse cento chili, guardo me stesso, il mio corpo.

Sono in strada, a giudicare dall'asfalto che mi circonda, forse su un marciapiede.

Uno squarcio enorme mi dilania l'addome, è uno spettacolo orribile eppure non sento dolore.

Di nuovo la foschia mi avvolge gli occhi, prepotentemente, ancor più di prima. Gli ingranaggi rallentano, rallentano, fino quasi a fermarsi. Partoriscono un ultima idea, poi si arrestano definitivamente.

La puzza, ora mi ricordo da dove proviene. Fuori possiamo pure essere le persone più pulite e curate del mondo, ma dentro odoriamo di carogna dal giorno in cui nasciamo.

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piano piano rallentano e perdono il passo con quella che è la realtà
gli ingranaggi sono una similitudine, il soggetto del periodo sembrerebbe essere il cervello; il tal caso sarebbemeglio "rallentA" e "perdE".
La vista mi si è annebbiata, solo se mi concentro riesco a mettere a fuoco qualcosa che sia più in là del mio naso
se il tipo avesse la vista annebbiata non vedrebbe nemmeno il naso... e poi quella è un'espressione un po' troppo colloquiale e adatta alle nebbia vera e propria.
che stupra quel candore ceruleo
candore ceruleo? L'aggettivo "ceruleo" indica il colore dei cielo sereno, quendi azzurro chiaro e non bianco.
Il fatto che la mia vista sia offuscata
ha la vista offuscata e vede una piccolissima ragnatela in un angolo?

Non mi convince, specialmente il finale: i gas della decomposizione che danno l'odore caratteristico alle "carogne" sono diversi da quelli che vengono prodotti dalla flora batterica intestinale, quindi l'odore è necessariamente diverso. E poi, non capisco cosa questo racconto voglia comunicare.

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Per essere molto giovane ho notato che hai un certo pessimismo nei confronti della vita. E della morte.

Almeno da quello che traspare nei tuoi scritti.

E' vero che Montaigne disse "Chi insegnerà agli uomini a morire, insegnerà agli uomini a vivere", che presa dal lato cristiano ha un suo senso. Pur non essendo la morte la nostra massima ambizione, si può arrivare a considerarla "sorella", come disse S. Francesco, non fa paura se considerata un passaggio.

Ma se considerata una fine a se stessa, è veramente angosciante.

Ecco, leggendo il tuo scritto ho avuto questa impressione, specie dove dici

Gli ingranaggi rallentano, rallentano, fino quasi a fermarsi. Partoriscono un ultima idea, poi si arrestano definitivamente.

Claro. E dopo? il Grande Nulla? Questo apparente concetto (ho avuto questa impressione) mi deprime.

Non tanto personalmente, ho avuto la fortuna (per alcuni interlocutori una sfortuna) di essere credente fin da piccolo, con alti e bassi, nei "bassi" mi discostavo per seguire la corrente, ma vedendo che mi portava al nulla, ho preferito credere, fermo restando che rispetto le idee di tutti.

Certamente non esiste la morte "eroica", la morte "bella", come cantava d'Annunzio nella Grande Guerra, al contrario di Ungaretti e il corpo umano è un concentrato di ogni lordura, fisicamente parlando.

Ma è un involucro che riveste un'anima, un'anima immortale e questo è semplicemente divino.

Togliamo il divino all'uomo e resterà solo questo nostro modo di pensare, di vivere, che non è bello, non è mai stato bello nella storia dell'umanità.

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Sì sono piuttosto pessimista, soprattutto quando scrivo. Non che io sia una persona depressa, ma semplicemente per me scrivere significa far uscir fuori i pensieri più scuri e tristi. Sfortunatamente non sono credente e sono un materialista, quindi per me la morte è la fine di tutto, ma non necessariamente una tragedia, solo una "macchina che si spegne" :)

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Essere pessimisti non significa certo essere depressi.

Ma la morte per un credente non è una tragedia nè una "macchina che si spegne".

In quanto al resto che hai detto... era come avevo immaginato.

ps

Sono andato OT, sarà questo piacevole caldo. Dalle mie parti oggi c'erano 45 gradi all'ombra.

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Vengo afferrato per il mento da una soffice mano dalle dita affusolate, curata nei minimi particolari,

Come fa a vedere la mano se gli prende il mento e lui non muove la testa?

I miei occhi seguono il movimento della testa

Così sembra che lui guardi una qualche testa che si muove

La puzza, ora mi ricordo da dove proviene. Fuori possiamo pure essere le persone più pulite e curate del mondo, ma dentro odoriamo di carogna dal giorno in cui nasciamo.

Tecnicamente, credo che l’interno di un neonato sia molto pulito. Ma a parte questa inezia, quello che mi stona è che questa frase arrivi dopo che gli ingranaggi si sono fermati. Se lui è morto, non pensa. Io metterei la questione degli ingranaggi per ultima.

Nel complesso non è male, mi è piaciuto. Insomma lui vede la sua morte, forse vede un angelo, o magari chi lo ha ucciso… beh è tutto un po’ aperto alle interpretazioni, cosa che generalmente non mi convince, ma qui è riuscito bene.

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