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Nanni

Parabola

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Un giorno un guerriero unno, in mezzo a una piana desolata, incontrò un tipo in toga bianca e si accinse a squartarlo per il lungo e per il largo. Il tipo gli disse:

- Ti consiglio di non farlo.

- E perché? – Chiese il barbaro.

- Perché sono Dio. – Gli rispose il tipo.

- Bene – decise il barbaro dopo averci pensato un po’ su - Ti squarterò lo stesso. Se sei Dio non ti farò del male. In caso contrario mi sarò tolto la soddisfazione di aver eliminato un imbroglione.

- Sbaglieresti – replicò Dio - perché ti punirei egualmente, quello che conta è il gesto. Se tu alzi la spada su di me sarai maledetto. Anche se la tua spada non può farmi del male.

Il guerriero rinfoderò la spada, convinto. Poi invitò Dio al suo bivacco e gli offrì il suo cibo: carne frollata ventiquattr’ore sotto la sella del cavallo e Kvass, una bevanda alcolica ricavata dal latte di giumenta fermentato. Dopo un paio d’ore Dio si sentì male, i suoi intestini presero a contorcersi per le coliche, il suo stomaco si rivoltò ma era troppo tardi, qualcosa di intollerabile gli era entrato nel sangue attraverso i visceri.

L’Unno lo guardò con curiosità.

- Cosa ti succede, Dio? – Chiese.

- Mi hai avvelenato, barbaro? - Chiese a sua volta Dio.

- No, hai mangiato quello che ho mangiato io e bevuto quello che ho bevuto io. Ti ho trattato come si tratta un fratello.

Dio sospirò.

- E’ vero. È proprio quello che hai fatto.

- Ma, un dio - chiese ancora l’unno - non dovrebbe essere in grado di resistere a un po’ di carne frolla e a qualche coppa di Kvass?

- Trova da solo la risposta – gli rispose l’altro - ora sai qualcosa che gli altri tuoi simili non sanno.

Poi morì. L’Unno si fece sacerdote e convertì molti dei suoi compagni. Divenne un uomo famoso e stimato, la sua parola era ascoltata all’interno ed al di fuori dell’orda, ma non parlò mai a nessuno del suo incontro in mezzo alla steppa.

Nemmeno quando, in punto di morte, si fece portare la sua ultima coppa di latte di giumenta fermentato.

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Ospite Signor Ford

Leggo sempre con piacere questi tuoi racconti brevi che come al solito mi affascinano per l'ambientazione e per l'uso originale che fai della storia e degli elementi con cui giochi nella narrazione. Nelle tue storie ritrovo sempre una morale che va aldilà e che comunque in qualche modo apre spiragli di riflessione sulla realtà moderna e su come sia correlata con il senso storico del passato. Lo stile è scorrevole e non ho trovato rilievi da fare.

I miei complimenti!

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Tu hai decisamente un certo talento per i racconti brevi, Nanni. Per quanto riguarda il linguaggio, non mi sembra di aver trovato imperfezioni o punti che hanno bisogno di essere migliorati.

Questo racconto lascia parecchie questioni in sospeso, forse è questo il suo punto di forza. L'uomo che si era identificato come Dio è morto e non sapeva cosa stava mangiando nè l'effetto che gli avrebbe fatto; ci sono solo due possibili spigegazioni:

1- non era un Dio, ma solo un uomo molto convincente che ha fatto un disperato tentativo di non essere ucciso dall'unno;

2- era davvero un Dio e ha orchestrato una messinscena per creare un culto.

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Si, Nautilus, come hai intuito è un racconto aperto, ognuno è libero di interpretare come vuole le questioni lasciate in sospeso. Oppure di non interpretarle affatto.

E ti ringrazio per gli apprezzamenti.

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E' davvero incredibile.

Mi complimento tantissimo con te innanzitutto per la fantasia. A chi verrebbe mai in mente di scrivere una parabola? A poche persone credo, ma tu l'hai fatto davvero molto bene.

Il bello è che l'interpretazione è davvero libera, anche se sinceramente io non so molto come interpretare tutto ciò. Chi era davvero l'uomo? Era seriamente un Dio? Non credo di voler rispondere a questa domanda, forse preferisco lasciare la tua parabola avvolta nel mistero, preferisco fare così, mi affascina ancora di più.

Il tutto è scritto molto bene, non ho trovato errori e lo stile è scorrevole e chiaro.

Complimenti e ancora complimenti, hai fatto un gran bel lavoro!

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Una coppa di Kvass anche a te, Jasey, in ringraziamento.

Ma forse di mattina è meglio di no... Dovrebbe essere abbastanza alcolico.

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E' piaciuta anche a me questa parabola, io amo le parabole.

Mi ha ricordato, inevitabilmente, l'episodio o leggenda di Attila che fu fermato nella sua avanzata da papa Leone I, semplicemente parlandogli, ma non si sa cosa si dissero.

Potere della parola. Nella tua parabola, come hai detto, ci possono essere diverse interpretazioni, davvero ognuno può scegliere quella che più gli piace.

Io preferisco credere che l'uomo fosse un millantatore. Se fosse stato Dio, poichè sapeva di avere a che fare con una umanità di idioti, certamente sarebbe morto nel mangiare quella roba, ma poi si sarebbe alzato e se ne sarebbe andato. Giusto per dimostrare e far vedere agli uomini, notoriamente idioti come ho già detto, un fatto da loro risaputo e giudicato irreversibile, la morte, che poteva essere stravolto e invertito. Ma solo da Dio.

Come fece effettivamente Gesù sulla croce. Che bisogno aveva di morire? Solo per far capire quello che voleva dire agli uomini, come un rappresentazione teatrale. Ma gli uomini non hanno mai capito.

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Il racconto incuriosisce subito e si legge bene, scorre che è un piacere. Il finale però lascia un po' di amaro in bocca (almeno a me fa quest'effetto): uno si aspetterebbe di trovare qualche evento o battuta di sorprendente o illuminante, qualcosa che possa dare un senso agli eventi... e invece si rimane perplessi e confusi.

Spero di leggere altri tuoi racconti.

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La tua interpretazione, Unius, è assolutamente legittima e tocca quello che secondo me è il cuore della parabola, il suo vertice. Perché dal comportamento del presunto o sedicente Dio il guerriero trae un insegnamento, ma nemmeno io so quale. E la sua vita ne viene cambiata, Così rispondo anche a Pok, purtroppo, data questa premessa, il finale non può essere più esplicativo di così, perché la parabola è una curva aperta.

Ringrazio tutti e due per i commenti.

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A livello di forma non ho trovato nessun errore, a parte forse (volendo fare i pignoli) l'assenza dei trattini a chiudere il discorso diretto:

- Ti consiglio di non farlo.
- Ti squarterò lo stesso. Se sei Dio non ti farò del male. In caso contrario mi sarò tolto la soddisfazione di aver eliminato un imbroglione.
- perché ti punirei egualmente, quello che conta è il gesto. Se tu alzi la spada su di me sarai maledetto. Anche se la tua spada non può farmi del male.

Per il resto mi ha affascinato e la cosa mi ha sorpreso non poco, perché di solito i finali aperti (quando non sono ben congegnati come questo) mi infastidiscono e le ambientazioni di questo tipo mi sembrano sembre troppo artefatte. Due possibili ostacoli che hai superato benissimo, perché il finale anziché infastidirmi mi ha spinto a riflettere ed invece l'ambientazione è resa molto bene, forse anche grazie alla descrizione della particolare bevanda. Da apprezzare poi sicuro la ricerca che hai fatto al riguardo, per cercare le abitudini alimentari degli unni. Ti faccio i miei complimenti.

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Ho sempre pensato che i trattini non vadano chiusi, a differenza delle virgolette e dei caporali.

Posso sbagliarmi, però.

Grazie comunque per l'annotazione e gli apprezzamenti.

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Un ottimo racconto, sia per quanto riguarda lo sviluppo della trama, sia per il messaggio trasmesso. Anche la grammatica e la sintassi le ho trovate prive di errori. Un testo scorrevole, piacevole da leggere e pronto a stupire il lettore, lasciandogli qualcosa su cui riflettere.

Ho apprezzato particolarmente il linguaggio utilizzato: dichiari che si tratta di una parabola e ne fai l'inizio di un culto religioso. Tuttavia, utilizzi dei termini volutamente gergali e privi di fronzoli, dando un segnale ancora più forte al lettore.

Mi è davvero piaciuto, ti faccio i miei complimenti.

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Mi piace particolarmente il carattere diretto della tua prosa che introduce subito il lettore nel cuore della narrazione e che, come giustamente è stato notato, ricorda l'atmosfera delle parabole. A rileggerti!

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Un finale spiazzante, senza dubbio, anche se non privo di interessanti e molteplici risvolti. In genere non amo i messaggi criptici, poichè maliziosamente credo che se l'autore non ha detto nulla di preciso, forse non aveva nulla da dire. Non mi sembra il tuo caso, comunque, perchè questo racconto in realtà mi è servito nella misura in cui mi ha fatto riflettere.

Ciò che ho rilevato è che il barbaro aveva di fronte a sè due scelte, apparentemente antitetiche, le conseguenze delle quali, però, coincidono ambedue con la morte del "tipo in toga bianca". A volte il caso gioca brutti scherzi all'uomo, rivelando a quest'ultimo la limitatezza delle sue possibilità. Forse il barbaro ha capito questo: ognuno è un granello di polvere nell'universo, e per quanto voglia strenuamente affermare la sua volontà, gli ingranaggi del Caso lo ignorano e continuano a ticchettare indefessi. Non so se hai mai sentito la canzone Samarcanda di Vecchioni. Il concetto che volevo esprimere è proprio quello. Comunque bel racconto, asciutto ma intriso di significato. Il significato in parte lo deve aggiungere il lettore, è vero, ma è un gioco, questo, che mi piace ;D

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Forse il barbaro ha capito questo: ognuno è un granello di polvere nell'universo, e per quanto voglia strenuamente affermare la sua volontà, gli ingranaggi del Caso lo ignorano e continuano a ticchettare indefessi.

Forse. E' una buona ipotesi. E, naturalmente, conosco "Samarcanda", anche se qui nessuno fugge.

Ti ringrazio per l'interpretazione e ringrazio anche Disma per il suo apprezzamento.

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