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Daniele P

Su come l'editoria a pagamento sia un falso problema...

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Ospite

Solito discorsone fuffologico per giustificare la richiesta di soldi.

Mi dite quanti autori esordienti hanno "sfondato" grazie a una pubblicazione a pagamento?

(e non dopo che per sbaglio hanno pubblicato a pagamento e poi hanno pubblicato free indipendentemente dalla prima pubblicazione)

O viceversa, quanti libri pubblicati a pagamento hanno avuto successo?

Possibilmente qualcuno che abbia pubblicato chessò, negli ultimi 20 anni? (non il solito Moravia, per piacere...)

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Beh, il discorso dei soliti " grandi autori " che hanno sfondato dopo aver pagato vuol dire : " se sei bravo, ma veramente bravo, prima o poi il tuo talento viene riconosciuto ". Questo in linea di massima è vero, ma devi essere veramente bravo.

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Leggo nel sito indicato:

Oggi chi vuole fare conoscere i propri testi ha molti canali oltre al libro tradizionale. Esiste internet, c'è la stampa digitale ed esistono servizi online come Lulu e molti altri.

Il problema è che questi servizi non garantiscono la presenza di un libro sugli scaffali delle librerie.

Perché, l'editoria a pagamento lo garantisce? Non voglio dire che, in qualche occasione, non sia possibile trovare un libro pubblicato a pagamento sullo scaffale di una libreria: garantire vuol dire dare la sicurezza che ciò succeda.

Nella stragrande maggioranza dei casi non succede.

E la selezione che l'editore non a pagamento è costretto a operare tra i testi che riceve (perché investe dei soldi e deve rientrarci) è proprio un concetto darwiniano, e non ha nulla di stupido.

Non pubblicherei mai senza che ci sia almeno un minimo di selezione. Di recente ho partecipato a un concorso in cui un certo numeri di racconti selezionati da una giuria, sarebbero stati pubblicati. Il mio non lo è stato. In seguito gli stessi organizzatori hanno pensato di pubblicare anche gli altri racconti, non ho dato il permessi per il mio. In che compagnia sarei stato?

Non mi importa quale criterio sia stato utilizzato per la selezione, non è competenza mia deciderlo, ma un criterio ci deve essere, altrimenti non pubblico neanche se è (come in questo caso) gratis.

Per finire è opportuno ripetere - è stato già scritto più volte - che non si possono paragonare gli scrittori del passato, in questo caso Proust e Svevo, a chi oggi pubblica tramite l'editoria a pagamento, perché allora l'editoria a pagamento non esisteva. Almeno come è concepita oggi.

Andavano in una stamperia e si facevano stampare il numero di copie del loro libro che ritenevano necessarie. Insomma, se vogliamo, il paragone è coi moderni print on demand, non con le EAP.

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Purtroppo l'Editore in questione pensa che il problema dgli EAP sia un falso problema e che si tratti di liste di proscrizione. Questo dopo che ho chiesto semplicemente, dopo che mi avevano chiesto un autore, se anche loro seguivano la politica dell'editoria a pagamento.

Sono passato per uno che gli faceva la morale...

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Se fosse un falso problema non se ne discuterebbe con tanto accanimento. Chiaro che questa casa editrice difenda le sue posizioni, ci mancherebbe altro che le fosse impedito. Nello stesso modo chi è contrario ha il diritto di esprimere le sue opinioni e di fare le sue liste, che non sono "liste di proscrizione", visto che non hanno il potere di proscrivere alcuno. Servono solo ad aiutare a scegliere.

Paradossalmente se uno è deciso a pubblicare a pagamento niente gli impedisce di utilizzare le liste del WD (o altre che eventualmente esistano) per scegliere la EAP che fa per lui.

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Se fosse un falso problema non se ne discuterebbe con tanto accanimento. Chiaro che questa casa editrice difenda le sue posizioni, ci mancherebbe altro che le fosse impedito. Nello stesso modo chi è contrario ha il diritto di esprimere le sue opinioni e di fare le sue liste, che non sono "liste di proscrizione", visto che non hanno il potere di proscrivere alcuno. Servono solo ad aiutare a scegliere.

Paradossalmente se uno è deciso a pubblicare a pagamento niente gli impedisce di utilizzare le liste del WD (o altre che eventualmente esistano) per scegliere la EAP che fa per lui.

Il suo problema è che noi, non accettando di lavorare con editori a pagamento (non ha senso per un'agenzia letteraria), abbiamo chiesto quale era la loro politica. Non capiscono come mai seguiamo la politica di non far entrare i nostri autori in catalogi di editori EAP.

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Capisco. Però se avessi un agente e mi proponesse una casa editrice a pagamento... Non dico dove lo manderei, ma penso si possa intuire.

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Solito discorsone fuffologico per giustificare la richiesta di soldi.

Non posso che quotarti... blink1.gif

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Solito discorsone fuffologico per giustificare la richiesta di soldi.

Non posso che quotarti... blink1.gif

Non è solo fuffa, è peggio: è negare il problema, spostando l'attenzione sui veri "falsi" problemi. O su cose scontate. E' tipico di chi si arrampica sugli specchi o vuole mischiare le carte in tavola...

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Oggi chi vuole fare conoscere i propri testi ha molti canali oltre al libro tradizionale. Esiste internet, c'è la stampa digitale e ci sono servizi di stampa online come Lulu e molti altri.

Il problema è che questi servizi non garantiscono la presenza di un libro sugli scaffali delle librerie.

Invece gli scaffali sono invasi da opere del Gruppo Albatros.

L'autore di un'opera pubblicata ha sempre e comunque diritto al riconoscimento dei suoi diritti e dei benefici economici che si possono trarre dalla pubblicazione dell'opera, e questo tuttavia non è in contraddizione con l'idea che l'autore partecipi ai rischi che comporta l'impresa editoriale.

Sì, peccato che nella maggior parte dei casi non si tratti affatto di partecipazione alle spese, ma di copertura totale + guadagno.

L'autore di un libro di valore, deciso e risoluto a farlo conoscere al pubblico, riuscirà comunque a trovare un editore che accetterà di pubblicarlo.

A dire il vero il Gruppo Albatros accetta di pubblicare anche pagine di blog e Wikipedia incollate a caso.

Che poi l'autore voglia contribuire ai costi di produzione del libro (come faceva Italo Svevo)

E Moravia stavolta non c'è? XD

Concordo con il discorso di Nanni, comunque.

non cambia comunque nulla riguardo al valore del libro che, se esiste, emergerà comunque.

Qui avrei qualche dubbio, ma va beh.

Tutte le rimanenti discussioni sull'editoria a pagamento sono futili, narcisistiche

Non riesco a capire cosa ci sia di narcisistico nel contestare la vanity press. O_o

Scusate, ma non resistevo. icon_cheesygrin.gif

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Credo che il succo del discorso sia di non illudersi perché il mercato editoriale è sovraccarico e le grandi casi editrici "dettano le leggi del mercato". Il problema reale è questo, quello degli editori a pagamento è una conseguenza.

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Tante tante parole inutili per giustificare che loro, in linea di massima (tradotto: sempre! Io sono perspicace), sono EAP.

E poi che significa che qualsiasi altro discorso contro l'editoria a pagamento è velleitario e narcistico? Allora a WD siamo una manica di narcisisti e non lo sapevamo!

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Se fosse un falso problema saremmo solo noi a gridare allo scandalo, ma come ben sappiamo ci sono tanti editori che si affrettano - giustamente - a dire "non chiediamo un centesimo", chi si fregia - altrettanto giustamente - del suo marchio "NO EAP" e via discorrendo.

Poi possiamo star lì a discutere su quali EAP arrivino effettivamente nelle librerie, su chi propone contributi tutto sommato ridotti e su chi ti appioppa 300 copie del tuo "capolavoro" (tanto oggi chi non conosce 300 amici fidati disposti ad acquistare una copia del suo libro?), ecc. ecc.

Per quanto mi concerne, sono sicuro che fra gli EAP c'è anche chi svolge con professionalità il suo lavoro, fa buoni libri, fa tanta selezione e magari chiede solo un acquisto di 30 copie scontate o giù di lì. Ma se io fossi un editore, pubblicherei un libro di meno e toglierei la clausola del piccolo contributo obbligatorio. Mi sentirei molto meglio e soprattutto non rischierei di esser scambiato per un cialtrone.

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Credo che il succo del discorso sia di non illudersi perché il mercato editoriale è sovraccarico e le grandi casi editrici "dettano le leggi del mercato". Il problema reale è questo, quello degli editori a pagamento è una conseguenza.

Il mercato è sovraccarico soprattutto per colpa degli editori a pagamento. È un circolo vizioso dal quale sarà difficile uscire, perché più libri ci sono in giro, più è difficile emergere anche se vali qualcosa.

Se non esistessero gli EAP, le piccole case editrici free potrebbero ritagliarsi una fetta di mercato più significativa di quella attuale, e magari diventare con il tempo una valida alternativa allo strapotere delle major.

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Il mercato è sovraccarico soprattutto per colpa degli editori a pagamento. È un circolo vizioso dal quale sarà difficile uscire, perché più libri ci sono in giro, più è difficile emergere anche se vali qualcosa.

Se non esistessero gli EAP, le piccole case editrici free potrebbero ritagliarsi una fetta di mercato più significativa di quella attuale, e magari diventare con il tempo una valida alternativa allo strapotere delle major.

QUESTA è l'esatta fotografia di come stanno le cose.

Il resto è solo "chiacchiere e distintivo"... icon_cheesygrin.gif

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A me lascia basita il modo in cui rigirano la frittata dots.gif

Già, son proprio bravi in questo... :facepalm:icon_sad.gif

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Personalmente non penso che l'esistenza degli editori a pagamento tolga fette di mercato agli editori free perché i loro libri non arrivano nelle librerie dato che sono solo un modo per spillare soldi agli autori ingenui. Se ci fosse una maggiore informazione sul mondo editoriale e sul suo funzionamento forse gli EAP avrebbero meno clienti ma le major continuerebbero ad avere comunque la stragrande fetta del mercato editoriale.

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Personalmente non penso che l'esistenza degli editori a pagamento tolga fette di mercato agli editori free perché i loro libri non arrivano nelle librerie dato che sono solo un modo per spillare soldi agli autori ingenui. Se ci fosse una maggiore informazione sul mondo editoriale e sul suo funzionamento forse gli EAP avrebbero meno clienti ma le major continuerebbero ad avere comunque la stragrande fetta del mercato editoriale.

Arrivare in libreria ormai è un'utopia, visto che la distribuzione costa all'editore più della metà dei ricavi, e per questo ormai viene fatta quasi esclusivamente attraverso canali alternativi.

Per una casa editrice free le probabilità di arrivare in libreria (parliamo a livello nazionale) sono più o meno le stesse di una casa editrice a pagamento, visto che entrambe arrivano sugli scaffali quasi esclusivamente su ordinazione del libraio. Il mio discorso è un altro, e prescinde dalla presenza fisica del libro in libreria: prendiamo il web come esempio. Se cerchi gli editori su google, i primi risultati che vengon fuori oltre alle major sono EAP. Eliminando questa fetta di mercato, le probabilità di imbattersi in un libro di una piccola CE free sono sicuramente più alte. E più sono alte, più la piccola CE free ha possibilità di vendere.

Il mercato non si cambia certo in un giorno, ma per mettere in moto il cambiamento è necessario prima eliminare gli ostacoli.

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Personalmente non penso che l'esistenza degli editori a pagamento tolga fette di mercato agli editori free perché i loro libri non arrivano nelle librerie dato che sono solo un modo per spillare soldi agli autori ingenui.

Ecco, questo in effetti è un problema non banale.

A naso, mi verrebbe da dare ragione a meryj, visto che le EAP non portano i loro libri sugli scaffali e quindi non fanno diretta concorrenza con le CE che invece cercano di vendere onestamente.

Però poi, pensandoci meglio, non ne sono così sicuro: in pratica, per davvero, quante piccole CE portano i loro libri in libreria? Una volta credevo tante. Ora mi sa ben poche, specie da quando il PoD permette loro di stampare solo sul venduto o quasi.

Di conseguenza, adesso temo proprio che EAP e piccole CE attingano proprio allo stesso mercato: ossia gli autori che vendono in prima persona a parenti e amici -- le 200 copie canoniche, insomma.

Chi si rivolge a un EAP è costretto a venderle, per cercare di rimettersi almeno un po' in pari; chi ha la fortuna (o bravura) di interessare una piccola CE ha comunque una fettina di estimatori disposti a finanziare la prima (e di solito unica) edizione; in un caso come nell'altro, le vendite di solito finiscono lì per entrambi.

In definitiva, mi sa proprio che NayaN abbia ragione: gli EAP e le piccole CE (o una parte rilevante di esse) concorrono sulla stessa fetta di mercato, e le EAP di fatto FANNO una concorrenza sleale a chi invece esegue una selezione, o come minimo si assume un piccolo rischio.

Chi invece probabilmente non si preoccupa affatto delle EAP, o addirittura potrebbe trovarle quasi utili (per esempio per calmierare il mercato e balcanizzare la concorrenza), sono le CE medio/grandi, quelle abituate a tirature nell'ordine delle migliaia di copie, effettivamente distribuite in libreria e presenti se non proprio sui banchi, almeno negli scaffali.

--

Alain

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Se nelle librerie ci sono pochi editori free medio piccoli allora non c'e' una distribuzione efficiente e gli eap non c'entrano in questo caso. Per quello che riguarda il mercato editoriale online non mi esprimo perché ne so davvero poco. :-)

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Se nelle librerie ci sono pochi editori free medio piccoli allora non c'e' una distribuzione efficiente e gli eap non c'entrano in questo caso. Per quello che riguarda il mercato editoriale online non mi esprimo perché ne so davvero poco. :-)

Mi autoquoto per risponderti:

Arrivare in libreria ormai è un'utopia, visto che la distribuzione costa all'editore più della metà dei ricavi

Quello che fai tu è un discorso semplicistico. Non che sia sbagliato, ma stai analizzando solo la conseguenza senza ricercare la causa. Forse è necessario andare un po' più a fondo e cercare di capire i motivi per cui un editore non arriva in libreria. Non che il mio ragionamento debba essere per forza quello giusto, è solo una mia idea, magari sbaglio io e hai ragione tu, però vorrei provare a dare delle motivazioni che vadano al di là del semplice "è colpa dell'editore che non è capace di fare il proprio mestiere".

Provo a ridurre anche io ai minimi termini.

1) La distribuzione capillare ha dei costi altissimi.

2) L'editore che non vende abbastanza non può permettersi una distribuzione capillare.

3) L'editore potrebbe farsi conoscere di più - e di conseguenza vendere di più - se non esistesse il fenomeno EAP che gli toglie una fetta di mercato.

4) L'editore che vende di più può permettersi una distribuzione capillare e una maggiore visibilità attraverso la promozione e la pubblicità, provando (non dico riuscendoci, ma provando sì) a contrastare lo strapotere delle major.

Spero di essermi fatta capire.

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Arrivare in libreria ormai è un'utopia, visto che la distribuzione costa all'editore più della metà dei ricavi

Sono sostanzialmente d'accordo con te su tutto, tranne che sul seguente punto del sillogismo:

3) L'editore potrebbe farsi conoscere di più - e di conseguenza vendere di più - se non esistesse il fenomeno EAP che gli toglie una fetta di mercato.

Come ho cercato di illustrare prima, gli EAP tolgono mercato sì, ma solo a quegli editori che si accucciano nella nicchia delle 200-copie-per-parenti-e-amici (che sono ahimè la maggioranza dei piccoli, oggi).

Quindi se un editore soffre per la concorrenza (sleale) degli EAP è perché lui stesso si è infilato in una fetta del mercato che non sarebbe di sua competenza -- quella degli autori autocompranti, che anche se non pagano per pubblicare, "pagano" poi nel vendere ai propri conoscenti quelle poche copie sufficienti per coprire le spese dell'editore.

Un editore serio, che punti non alle duecento ma quanto meno alle mille copie per ogni titolo in catalogo, e che quindi sia disposto a lavorare per distribuire, in teoria non dovrebbe sentire questa concorrenza più di tanto (proprio come non la sente Mondadori) semplicemente perché insisterebbe su una fetta di mercato del tutto disgiunta da quella degli EAP.

I costi astronomici di distribuzione non aiutano, è vero. Ma limitarsi agli spiccioli dei parenti anche meno.

Morale? Visto che non puoi togliere dal mercato le EAP (quello che fanno non è illegale, ed esisteranno sempre i voglio-fare-lo-scrittore-anche-se-non-so-scrivere), e che il web è un sistema di promozione men che marginale, l'unica via d'uscita per le CE che vogliano fare gli Editori con la E maiuscola sia nell'appropriarsi di un pezzo della distribuzione e di arrivare davvero nelle librerie: per esempio consorziandosi tra loro per dividere i costi fissi tra tutti. Ma finché si continuerà a vedere nell'autore un finanziatore, anziché un fornitore, mi sa che questo non avverrà tanto presto...

--

Alain

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Alain, credo di quotarti in toto, entrambi gli interventi.

Solo non capisco una cosa:

Chi invece probabilmente non si preoccupa affatto delle EAP, o addirittura potrebbe trovarle quasi utili (per esempio per calmierare il mercato e balcanizzare la concorrenza), sono le CE medio/grandi,

Capisco balcanizzare la concorrenza: l'esistenza degli EAP fa scadere la qualità percepita di tutte le piccole CE, ma non colgo il "calmierare". Nel senso che io lo interpreto come "tenere basso il prezzo", ma forse sbaglio. O forse non colgo dov'è il vantaggio.

In realtà le grandi CE sono loro a decidere il prezzo, in quanto possono permettersi, come tutti i big in quasi tutti i settori, di andare in perdita per un lungo periodo (il concetto se vogliamo de "il banco vince sempre"), e oltretutto stabiliscono il prezzo della qualità più alta sul mercato (almeno come percezione) : se Dan Brown costa 10 euro, perché devo pagare Alain Voudì 14, che è pure un libro più corto e di un illustre sconosciuto? (ragionamento fatto da molti anche qui)

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Morale? Visto che non puoi togliere dal mercato le EAP (quello che fanno non è illegale, ed esisteranno sempre i voglio-fare-lo-scrittore-anche-se-non-so-scrivere), e che il web è un sistema di promozione men che marginale, l'unica via d'uscita per le CE che vogliano fare gli Editori con la E maiuscola sia nell'appropriarsi di un pezzo della distribuzione e di arrivare davvero nelle librerie: per esempio consorziandosi tra loro per dividere i costi fissi tra tutti. Ma finché si continuerà a vedere nell'autore un finanziatore, anziché un fornitore, mi sa che questo non avverrà tanto presto...

--

Alain

Ti straquoto Alain.

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Alain, credo di quotarti in toto, entrambi gli interventi.

Solo non capisco una cosa:

Chi invece probabilmente non si preoccupa affatto delle EAP, o addirittura potrebbe trovarle quasi utili (per esempio per calmierare il mercato e balcanizzare la concorrenza), sono le CE medio/grandi,

Capisco balcanizzare la concorrenza: l'esistenza degli EAP fa scadere la qualità percepita di tutte le piccole CE, ma non colgo il "calmierare". Nel senso che io lo interpreto come "tenere basso il prezzo", ma forse sbaglio. O forse non colgo dov'è il vantaggio.

In realtà quello che intendevo con "calmierare" (forse usato in senso troppo esteso) non era riferito al livellamento (verso il basso) del prezzo dei volumi, ma al livellamento (ugualmente verso il basso) del mercato editoriale in sé.

In altre parole, le "big" possono approfittare della massa strabordante di EAP più o meno autosostentate (ci vuol poco) per far affogare nel mare magnum le CE piccole-ma-serie, che già hanno problemi a tirare a fine mese (vedi il caso Asengard), e si ritrovano inoltre così a combattere per far emergere la propria immagine dalla massa più o meno indistintamente anonima dei loro innumerevoli concorrenti, EAP o meno.

Essere nei primi dieci su cento è un conto, essere nei primi dieci su diecimila un altro... anche il distributore più intellettualmente onesto ha un limite...

Per "balcanizzare la concorrenza", intendevo invece proprio il processo di frantumazione della concorrenza in un numero elevatissimo di editori a livello subminimo, tutti insistenti sulla stessa fascia di mercato -- fascia che per le "big" è men che marginale, per non dire insignificante.

Morale: se io fossi una "big" e le EAP non esistessero, potrei addirittura pensare a crearne qualcuna apposta, per poi spedirla tra i piedi dei medio/piccoli più fastidiosi. E chi lo sa se, in effetti, ... icon_evil.gif

--

Alain

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