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Sguigon

Nibiru: ciò che resta [cap.2 pt.1]

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Capitolo 2: Rifugiati e rifugi

Messosi seduto si tolse di dosso delle sottili coperte umide di sudore e constatò di avere solo una canottiera e dei boxer.

Aveva la sensazione di essersi destato da un sogno immensamente lungo.

Le persone al di fuori della tenda non si erano accorte del suo risveglio e non sapeva se questo era positivo o meno.

Vide che c’erano alcuni stracci sporchi di sangue ammucchiati in un angolo e, acconto, un basso mobile con sopra delle forbici e alcuni coltelli.

Si girò dall’altra parte un po’ perché era disturbato dal sangue sconosciuto e un po’ per cercare delle informazioni che lo potessero aiutare a capire dove si trovasse.

Vicino c’erano alcuni vestiti piegati, per logica pensò fossero i suoi, e una piccola sacca.

Mentre stava analizzando il circostante, si accorse che gli individui avevano smesso di parlare; alcune ombre si allontanarono mentre una si girò verso l’ingresso.

Non avendo trovato nulla di rassicurante, basandosi sugli stracci sporchi, afferrò un coltello sul mobile e attendeva pronto a difendersi.

Delle mani allargarono i teli e sporse per prima una nuca.

Strinse l’arma nascondendola dietro la schiena pronto a colpire, ma allentò la presa quando vide il viso di una donna.

«Ah, ti sei svegliato.», disse lei quando fu completamente dentro, «Non sentendoti più lamentare ho pensato che ci avessi lasciato», concluse ironica.

L’uomo la osservava, continuando a non capire in che situazione si trovasse.

«Allora», riprese vedendolo spaesato, «come ti senti?».

L’atmosfera era tesa e imbarazzante. Lei, tranquilla come se lo conosceva da sempre, mentre lui rigido e con la sensazione di dover dire qualcosa, ma non ricordava nemmeno come si chiamava.

Incalzò ancora con le domande restando comunque calma « Non ricordi nulla, Isaam? ».

Sentendo quel nome qualcosa scattò in lui. In un attimo la mente lo portò, prima verso il sogno appena terminato, nel momento in cui qualcuno lo chiamava, poi verso un voce femminile con un tono molto triste, che allo stesso modo pronunciava ‘Isaam’.

« Isaam, riesci a capire quello che dico? », la donna appariva preoccupata dal fatto di non ricevere risposte.

« Ci conosciamo? », finalmente parlò restando comunque sospettoso.

« Bene, parliamo la stessa lingua. », commentò sollevata,« Sei stato trovato svenuto e ti hanno portato qui. Avevi una ferita alla testa, io ho fatto il possibile per sistemarti e no, non ci conosciamo ancora ».

« Allora come sai il mio nome? », la presa sul coltello ridiventava forte.

« Quando sei arrivato avevi un braccialetto con le tue generalità. Tutta la tua roba è in quella sacca accanto agli abiti. », fece una breve pausa e lo squadrò, « Faresti meglio a vestirti e, se ce la fai, a raggiungermi di fuori. Questa tenda serve per cure di emergenza, ti verrà indicato dove puoi riposare».

La donna si mosse per uscire ma Isaam intervenne «Aspetta! Ma chi sei?».

«Oh giusto. Sono Samantha. Mi occupo di assistere i feriti e fare il possibile per limitare le morti con le conoscenze che ho a disposizione», ci tenne particolarmente a sottolineare l’ultima frase.

«Sei una dottoressa?!», convenne.

«Se vuoi chiamarmi in questo modo … Adesso appena finisci di prepararti esci, chiamerò qualcuno per farti accompagnare in una tenda libera», detto questo, girò le spalle senza constatare la presenza di altre domande e uscì.

Prima di fare qualsiasi cosa, portò la mano sulla testa che gli doleva.

Effettivamente aveva una piccola fasciatura dietro il capo ma, non ricordandosi come se l’era procurata, poteva essere stato chiunque, persino la dottoressa che affermava di averlo curato.

Ancora con l’arma a portata di mano, Isaam si infilò subito i vestiti: dei semplici jeans, una camicia con maniche corte, e una leggera giacca.

Dopo afferrò la sacca che conteneva, con molte probabilità, notizie su di lui e la rivoltò spargendo il contenuto sul materassino.

Come detto dalla dottoressa, trovò un piccolo braccialetto di plastica sottile. Lo prese e sopra c’era scritto ‘Isaam R. - Anni: 33’.

Infilò in tasca l’oggetto e continuò l’ispezione (da fuori si sentì Samantha chiamare qualcuno).

C’era uno stropicciato foglietto di carta su cui non vi era scritto nulla, ma la cosa che attirò la sua attenzione era la presenza di un pugnale fuori dal comune.

Aveva una lama triangolare e il manico era decorato da facce inquietanti. Il corpo dell’arma era molto dettagliato con disegni geometrici che percorrevano l’impugnatura.

Come ultimo oggetto, una catenina placcata in oro con una croce all’estremità.

L’ombra della dottoressa, proiettata sulla tenda, richiamò col braccio qualcuno; Isaam, vedendo questo, avvertì la sensazione di essere imprigionato e si voltò verso la parte opposta per cercare un’apertura tramite la quale fuggire. Si inginocchiò alla ricerca di un varco, scostò un telo che fungeva da tappeto e il senso di prigionia aumentò per la nuova scoperta: al posto di un soffice manto erboso vide delle lastre di marmo che si univano, tramite saldature, alle giunture della tenda impedendo di sollevarla o scavarci sotto.

L’unica alternativa era tagliare il telo, non si scoraggiò, deciso più che mai, si allungò verso il materasso per prendere il pugnale e li si immobilizzò. In piedi davanti all’entrata una figura con una lampada lo fissava.

La luce, che colpiva le pupille abituate alla penombra, gli impediva di capire chi fosse, poi quello parlò.

« Finalmente ti sei svegliato! ».

Dalla voce era un ragazzo molto giovane e, dall’intonazione che aveva usato, sembrava attendesse quel momento più di qualunque altra cosa.

« Devo farti molte domande, devo sapere tutto! ».

« Ti dispiace spegnere la luce? Così mi accechi! », gli intimò Isaam con il pugnale ancora in mano.

« Oh scusa. Ecco fatto. Dai adesso esci ti mostro la tua tenda, nel mentre possiamo parlare. Ti aspetto fuori ».

Rimasto nuovamente solo si voltò e lacerò il telo, ma ancora una volta dovette scontrarsi contro l’impossibilità di evadere. Un muro di pietra gli bloccava l’uscita e l’unica via, ormai, era quella che lo portava verso gli estranei.

“Che posto è questo?”, pensò, “ Prima quel sogno e adesso questa tenda senza vie di fuga, non ricordo nulla”.

Il ragazzo di prima lo chiamò da fuori «C’è qualche problema? Vuoi una mano?».

« No! », si affrettò a rispondere per non fare entrare nessuno, «Finisco di vestirmi ed esco! ».

In realtà non aveva altro da fare, cercava di guadagnare del tempo anche se non sapevo come usarlo.

“ E va bene”, analizzando la situazione si portò verso le sue cose per raccoglierle, “Per ora è meglio non fare nulla di avventato. Se fossi stato catturato, sarei stato trattato in modo completamente diverso”.

Si scrollò le spalle, la borsa penzolava in una mano, e cautamente uscì.

Buio e tende, questa fu la prima visione che gli si parò davanti.

Si girò per vedere bene dove si trovasse e constatò che a bloccargli l’uscita era una grande colonna di pietra.

Poco distante notò la dottoressa Samantha intenta a conversare, mentre vicino a lui, come una guardia del corpo, c’era il ragazzo che, fremendo, lo attendeva.

« Ciao Isaam? Posso chiamarti ‘Isaam’? », era allegro e parlava veloce, « Come va la testa Isaam? Io ti ho visto arrivare, sembravi grave ma ora vedo che stai bene, eh Isaam! ».

Il ripetere continuamente il nome glie lo aveva fatto odiare nonostante lo avesse appena ricordato.

« Ehi, calma. Ancora non so né dove mi trovo né chi sei ».

« Purtroppo per te hai conosciuto Peter », si avvicinò Samantha, « Ti avevo detto di non disturbarlo! », redarguì il ragazzo, « Si è appena ripreso, lascialo tranquillo finché non prende familiarità col posto ».

« Mica lo sto disturbando, stiamo facendo amicizia ».

« Che posto è questo? », chiese Isaam. La donna lo guardò « Momentaneamente è dove trascorriamo la maggior parte del tempo. Dove viviamo c’è stato un problema con le tubature e ci siamo arrangiati qui. Per ora, il meglio che possiamo offrirti è una tenda. Sei nuovo, perciò non creare problemi, renditi utile e vedrai che ti troverai bene. Gustav! », chiamò qualcuno da lontano, « Gustav ti indicherà il posto dove andare, lì potrai sistemarti ».

« E se volessi andarmene? », replicò con aria di sfida.

« E dove vorresti andare, fuori? », accennò un sorriso, « Beh, allora buona fortuna! ».

« Eccomi qui, Samantha », arrivò Gustav, un uomo alto e robusto con un accento tedesco, si girò verso Isaam, « Allora, seguimi ti mostro dove starai ».

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Messosi seduto si tolse di dosso

Dovresti mettere una virgola dopo “seduto”. E comunque iniziare il capitolo con "Messosi" non è una buona idea. opterei per "Si sedette e...", mi sembra più incisivo.

si tolse di dosso delle sottili coperte

Eviterei di mettere 3 “d” consecutive. Inoltre “delle” in questo caso andrebbe trasformato in “le”, perché altrimenti è come se ti riferissi a “delle coperte” a caso, e non proprio a quelle che coprono il protagonista.

sottili coperte umide di sudore

Difficile che le coperte siano umide di sudore (il protagonista non si trova in una sauna): al limite possono esserlo delle semplici lenzuola (più sottili e quindi più impregnabili) o puoi dire che lui era sudato.

e constatò di avere solo una canottiera e dei boxer.

Detto così, dai l’impressione che indossi degli indumenti che non sono i suoi: è questo che volevi intendere o la canottiera e i boxer sono proprio i suoi e lui si è accorto di essere stato svestito? In quest’ultimo caso riformulerei meglio la frase.

Aveva la sensazione di essersi destato da un sogno immensamente lungo.

Anche qui le tre "d" le eviterei: lo so che è più 'poetico', ma potresti utilizzare "svegliato" o verbi simili.

Opterei per “lungo sogno”: gli avverbi sono ridondanti e appesantiscono la lettura. Inoltre, generalmente, la funzione degli avverbi è quella di agire sul significato di un verbo, mentre qui lo usi per rafforzare un aggettivo.

Le persone al di fuori della tenda

Meglio “fuori dalla tenda”.

e non sapeva se questo era positivo o meno.

A parte il congiuntivo, perché non provi a riformulare questa seconda frase come una domanda che il protagonista si fa in quel momento? Tipo “si chiese se...”

Vide che c’erano alcuni stracci sporchi di sangue ammucchiati in un angolo

Se parti con la “telecamera” messa nella testa del protagonista, evita di utilizzare verbi come “vide”, “sentì”, “provò” e mostra direttamente gli oggetti di tali azioni (è ovvio che è lui a vedere e sentire).

In questo caso, molto meglio:

Alcuni stracci sporchi di sangue erano ammucchiati in un angolo
stracci sporchi di sangue

Gli stracci, per loro definizione, danno già l’idea di qualcosa di ‘sporco’.

Meglio trasfromare in “stracci insanguinati” o espressioni simili.

ammucchiati in un angolo e, acconto, un basso mobile con sopra delle forbici e alcuni coltelli.

Innanzitutto l’errore di battitura in “accanto”.

Poi è meglio evitare di utilizzare aggettivi e specializzare, per così dire, il nome “mobile”, dato che in questo caso è possibile (“mobiletto” indica appunto un mobile di piccole dimensioni).

C’è da dire, però, che modificando la frase precedente, bisogna modificare anche questa, altrimenti manca il predicato. Per farlo, basta trasformare “forbici” e “coltelli” in soggetti.

Si girò dall’altra parte un po’ perché era disturbato dal sangue sconosciuto e un po’ per cercare delle informazioni che lo potessero aiutare a capire dove si trovasse.

Le due motivazioni vanno staccate dalla frase principale. Meglio inserire i due punti dopo “altra parte” e sostituire la “e” con una virgola.

perché era disturbato dal sangue sconosciuto

Non funziona: se si fosse trattato del sangue di un suo conoscente o del proprio sarebbe stato meno disturbato? Eliminerei l’aggettivo, se non proprio la frase.

Vicino c’erano alcuni vestiti piegati, per logica pensò fossero i suoi, e una piccola sacca.

Per l’inciso, forse meglio utilizzare due trattini, altrimenti il lettore potrebbe fare fatica a seguirti e toccherebbe rileggere la frase (com’è successo a me).

Vide che c’erano alcuni stracci sporchi di sangue ammucchiati in un angolo e, acconto, un basso mobile con sopra delle forbici e alcuni coltelli.

...

Vicino c’erano alcuni vestiti piegati, per logica pensò fossero i suoi, e una piccola sacca.

Utilizzi troppo spesso “alcuni”: eliminerei l’ultimo.

Mentre stava analizzando il circostante,

O hai dimenticato qualche altra parola o non capisco quale espressione usi per indicare “il luogo circostante”.

Mentre stava analizzando il circostante, si accorse che
gli individui
avevano smesso di parlare;

“Individui” suona male ed è troppo generico. Cerca di riferirti a loro con qualcosa di più specifico.

Mentre stava analizzando il circostante, si accorse che gli individui avevano smesso di parlare; alcune ombre si allontanarono mentre una si girò verso l’ingresso.

Ti segnalo ancora “alcune”: lo usi troppo spesso.

Inoltre i due “mentre” non funzionano così vicini. Riformula la frase evitandone almeno uno e se mantieni il secondo aggiungi una virgola prima.

Un’ultima cosa (eh, sono impossibile, abbi pazienza book6.gif ): se lui vede delle ombre (quindi in teoria delle semplici sagome scure), come fa a vedere che una si è “girata”? Un’ombra di spalle e una di fronte non hanno quasi gli stessi contorni? Magari ha visto che l’ombra prendeva “la direzione” della tenda.

Non avendo trovato nulla di rassicurante, basandosi sugli stracci sporchi,

Questi due gerundi, messi uno dopo l’altro, suonano davvero male e posticipano troppo la frase principale.

afferrò un coltello sul mobile e attendeva pronto a difendersi.

Attento ai tempi verbali: se usi dall’inizio il passato remoto, devi continuare per tutto il testo se la narrazione non prende direzioni particolari (es. ricordo, sogno, etc).

Inoltre metterei una virgola dopo “attendeva” (cioè “attese”, per quanto detto prima).

Delle mani allargarono i teli e sporse per prima una nuca.

Sinceramente non è un bel modo di mostrare uno sconosciuto che entra nella tenda: questa frase la eliminerei e la scriverei ex-novo o, al limite, eliminerei “sporse per prima una nuca”.

Inoltre, continuando con la reazione del protagonista di stringere l’arma, è come se fermassi il poveretto con la testa dentro e il corpo fuori, mentre entrare nella tenda è un’azione fluida. Non puoi interromperla per dirmi cosa fa il protagonista.

Strinse l’arma nascondendola dietro la schiena pronto a colpire,

A parte la virgola che andrebbe dopo “schiena”, per dare un po’ di respiro, utilizzi troppe frasi dipendenti una dietro l’altra.

Altro punto: se fossi nei panni del protagonista non credo che nasconderei l’arma dietro la schiena, perché in caso di necessità renderebbe i miei tentativi di difesa troppo poco efficaci. Magari la nasconderei sotto le coperte: sarebbe più facile colpire qualcuno che non dover portare il braccio in avanti da dietro la schiena.

«Ah, ti sei svegliato.», disse lei

Attento alla punteggiatura nei dialoghi: è vero che esistono diverse modalità di utilizzo, ma non puoi mettere un punto all’interno delle virgolette e una virgola fuori. Il punto va sicuramente tolto, mentre per la virgola ci sono diverse scuole di pensiero.

Le possibilità più comuni sono:

«Ah, ti sei svegliato» disse lei

«Ah, ti sei svegliato», disse lei

«Ah, ti sei svegliato,» disse lei

Per quanto mi riguarda, mi trovo meglio con la prima, ma è una questione d’abitudine. L’importante è decidere per una sola opzione e applicarla in tutto il testo.

«Ah, ti sei svegliato.», disse lei quando fu completamente dentro, «Non sentendoti più lamentare ho pensato che ci avessi lasciato», concluse ironica.

Qualunque opzione tu scelga, dopo “dentro” non puoi mettere la virgola, ma occorre il punto, perché la prima battuta è una frase a sé. Infatti è corretto il “Non” maiuscolo.

quando fu completamente dentro,

Eliminerei questa specificazione: non devi mostrare ogni minimo dettaglio al lettore. Lui già immagina che lei parla quando è dentro la tenda.

«Non sentendoti più lamentare ho pensato che ci avessi lasciato»

Io inserirei una virgola dopo “lamentare”, ma è una questione di gusto personale, quindi potrebbe anche andare bene così.

«Non sentendoti più lamentare ho pensato che ci avessi lasciato», concluse ironica.

Non concordo su quel “concluse”. Questi verbi non vengono usati per bellezza, ma semplicemente per indicare chi parla tra i presenti, e tu l’hai già puntualizzato con il primo “disse”. Ipotizzo che tu l’abbia messo per poter aggiungere “ironica” (per quanto mi riguarda, una maledetta “parola-scorciatoia”, anche se in tanti le amano), ma anche qui potresti fare uno sforzo in più e mostrarmi l’ironia: può essere identificata nel tono di voce, nello sguardo, nel sorriso/ghigno, nel modo di atteggiare le sopracciglia. Insomma, esistono infinite possibilità. Scegline una e mostramela.

L’uomo la osservava,

A meno che non sia la prima volta che mi mostri il protagonista (e correggimi se sbaglio ma credo sia lo stesso del capitolo 1), non puoi chiamarlo solo “uomo”, avrà pure un nome. Già si trova in un posto sconosciuto e con degli sconosciuti, se poi non identifichi almeno lui più avanti diventerà un macello a furia di usare la donna, l’uomo, tizio e caio.

continuando a non capire in che situazione si trovasse.

Molto meglio "luogo" al posto di situazione: la prima cosa che mi chiederei nella sua situazione è “dove sono”? Quindi specifica.

«Allora», riprese vedendolo spaesato, «come ti senti?».

1° considerazione: ancora errori nella punteggiatura. Non puoi utilizzare punto interrogativo e punto, anche se in mezzo ci sono le virgolette. Elimina il punto se hai scelto di inserire la punteggiatura all’interno dei caporali.

Un consiglio: cerca di informarti bene sull’uniformazione del testo per quanto riguarda la punteggiatura nei dialoghi. Penso che tu abbia capito di non conoscerla a sufficienza, quindi nel resto del testo mi asterrò dal fartelo notare ancora o diventerei pesante.

2° considerazione: lo so che si usa, ma eviterei d’interrompere le battute, se non è proprio necessario (non sai quante volte il mio Super-critico mi ha ripresa per questa cosa). Non serve quel “riprese”, si capisce che è la donna a parlare.

Inoltre il fatto che lei lo veda spaesato è ininfluente vita la domanda che gli pone.

come se lo conosceva da sempre

Attento a congiuntivi/condizionali, che basta un errore come questo per farti cestinare dagli editori: “come se lo conoscesse”.

L’atmosfera era tesa e imbarazzante. Lei, tranquilla come se lo conosceva da sempre, mentre lui rigido e con la sensazione di dover dire qualcosa, ma non ricordava nemmeno come si chiamava.

Questa parte non funziona. Al limite dovresti sostituire il primo punto con i due punti, perché il secondo periodo è una spiegazione del primo.

Inoltre, se utilizzi la costruzione “Lei… lui…”, quel "mentre" va eliminato.

Ancora, trasformerei “ma non ricordava” con “anche se non ricordava”.

ma non ricordava nemmeno come si chiamava.

Anche se in questo capitolo ha perso la memoria, non puoi prendere in giro il lettore: se utilizzi il narratore onnisciente, deve sapere per forza come si chiama il protagonista, e se invece utilizzi solo il punto di vista del protagonista, non puoi evitare di dire il suo nome nel 1° capitolo, perché ancora lo ricordava ( o ho capito male io? tutto è possibile).

Incalzò ancora con le domande restando comunque calma.

Qui ci sono diverse cosucce da sistemare:

- “incalzare” prevede la costruzione “incalzare qualcosa/qualcuno”, quindi hai dimenticato “lo”;

- inoltre, non puoi utilizzare il verbo “incalzare”, che di per sé dà l’idea di qualcosa di pressante e continuativo, e poi dire che resta calma; sarà solo una mia sensazione, ma le due cose insieme stonano;

- poi scusa ma mi sembra che, per essere la 2° domanda, non si tratti proprio un “incalzare”.

Sinceramente, lascerei solo la battuta di dialogo.

« Non ricordi nulla, Isaam? ».

Mai inserire spazi tra le caporali o virgolette e la battuta vera e propria (correggi anche nel resto del testo).

Vedi sopra per la punteggiatura.

Sentendo quel nome qualcosa scattò in lui.

Anche qui, io avrei inserito una virgola dopo “nome”.

In un attimo la mente lo portò,

È incredibile quante persone utilizzino queste espressioni: subito, un attimo, all’improvviso, e simili.

Ho commentato 3 testi della sezione narrativa in 2 giorni e, nonostante la differenza di stili e di generi, le ho trovate in tutti (chi più chi meno).

Potrà essere un mio personale gusto, ma ripeto: le azioni sono già concatenate l’una all’altra, non c’è nessun bisogno di specificare l’ovvio.

Detto questo, lo eliminerei per rendere più fluida la lettura.

la mente lo portò, prima verso il sogno appena terminato, nel momento in cui qualcuno lo chiamava, poi verso un voce femminile con un tono molto triste, che allo stesso modo pronunciava ‘Isaam’.

Innazitutto toglierei la virgola dopo il verbo “portò”: non puoi interrompere la frase in quel punto, perché non si tratta di un inciso ma di una costruzione ben precisa: “prima… poi...”.

Va bene, invece, la virgola prima di “poi”.

Comunque, il periodo non mi convince così com’è, lo riformulerei.

« Isaam, riesci a capire quello che dico? », la donna appariva preoccupata dal fatto di non ricevere risposte.

Vedi sopra per punteggiatura/virgolette.

Dopo la battuta, a meno che non ci sia un verbo che la riguarda (come disse, parlò, urlò, etc), la frase successiva inizia con la lettera maiuscola.

Un’altra cosa: anche se usi un narratore onnisciente, meglio non saltare da un punto di vista all’altro nello stesso paragrafo. Magari potresti obiettare che il verbo “appariva” dimostra che si tratta di un’ipotesi del protagonista, ma non serve al lettore: sia la preoccupazione che il motivo che si cela dietro sono implicite nella domanda “riesci a capire quello che dico?”.

____________________________

Non avertene a male, ma preferisco fermarmi qui nella correzione.

Capisco che questo sia il tuo primo vero romanzo (da quanto ho capito), ma credo che tu sia ancora piuttosto acerbo per tentare di scrivere qualcosa di così complesso senza le giuste fondamenta.

Innanzitutto, ripeto quanto detto sopra (e fidati, avrei tanto voluto che qualcuno l’avesse detto a me un bel po’ di anni fa, risparmiandomi un gran lavoraccio con le revisioni dei miei primi lavori): informati bene sulle modalità di utilizzo della punteggiatura nei dialoghi. Altrimenti dopo dovrai praticamente uniformare da zero tutto il testo e ti assicuro che potrebbe farti rimpiangere di aver iniziato a scrivere.

Poi, ti consiglio di leggere tanto e di provare a cimentarti ancora un po’ con racconti più brevi, su cui è possibile lavorare più agevolmente.

Le costruzioni delle frasi sono spesso contorte e, personalmente, trovo che usi poco le virgole per dare le giuste pause.

Ho notato nel testo anche diversi errori di grammatica.

Ovviamente non voglio abbatterti (se vedessi cosa scrivevo io dieci anni fa… :facepalm: ).

Se posterai qualche racconto breve, sarò felice di commentarlo e l’esercizio ti aiuterà a migliorare lo stile, oltre che la scrittura in sé.

Quindi, se davvero ci tieni a questo romanzo, lavora affinché tu un giorno possa scriverlo come merita.

Spero di rileggerti presto. thumbup.gif

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Aveva la sensazione di essersi destato da un sogno immensamente lungo
.

Questa frase mi confonde: si è svegliato o no? A me sembra di sì, e dopo un sogno, quindi perché lui ne ha solo la sensazione?

un basso mobile

Brutta espressione, non rende l’idea: basso rispetto a cosa? Rispetto agli stracci?

per logica pensò fossero i suoi

Non è in grado di riconoscerli?

alcune ombre si allontanarono mentre una si girò verso l’ingresso

Come fa a sapere da che parte si gira se è un’ombra attraverso la tenda? Potrebbe anche essere di spalle all’ingresso.

analizzando il circostante

Questa espressione non l’ho mai sentita, si usa?

Non avendo trovato nulla di rassicurante, basandosi sugli stracci sporchi, afferrò un coltello sul mobile e attendeva pronto a difendersi.

Cosa significa ‘basandosi sugli stracci sporchi’? Non mi piace il passaggio di verbi: afferrò un coltello e si mise in attesa

Delle mani allargarono i teli e sporse per prima una nuca.

Da dizionario nuca: parte posteriore del collo. Quindi entra di spalle, oppure con la testa girata all’indietro. Intanto lo trovo scomodo, e poi quando si rigira cosicché lui possa vedere che è una donna?

ma allentò la presa quando vide il viso di una donna

E’ vero che ci sono studi che dimostra che si è più concilianti con una sconosciuta donna (per esempio nelle interviste per strada) ma non so se questa sia la giusta situazione. Perché il fatto che sia donna lo tranquillizza? Si sente nella posizione di instaurare un corpo a corpo?

«Allora», riprese vedendolo spaesato, «come ti senti?».

Ma queste virgole dopo i caporali sono necessarie?

tranquilla come se lo conosceva da sempre

se lo conoscesse

«Sei una dottoressa?!», convenne.

Se fa una domanda, non può convenire

e uscì.

Prima di fare qualsiasi cosa, portò la mano sulla testa che gli doleva.

Sintatticamente, è Samantha che si tocca la testa

Effettivamente aveva una piccola fasciatura dietro il capo ma, non ricordandosi come se l’era procurata, poteva essere stato chiunque, persino la dottoressa che affermava di averlo curato.

Non capisco la perplessità: mi sembra ovvio che la fasciatura gliel’abbia fatta la dottoressa. Non è così? Instilli un dubbio su cui non dai poi indizi. Forse ti riferivi alla ferita, non so…

dei semplici jeans

Come sono dei jeans complicati? Di solito si usa semplici jeans relativamente alla situazione (vado a un matrimonio con dei semplici jean), ma qui non si sa lui da dove venisse, i jeans potevano andare bene

Rimasto nuovamente solo si voltò e lacerò il telo, ma ancora una volta dovette scontrarsi contro l’impossibilità di evadere. Un muro di pietra gli bloccava l’uscita

Ma che senso ha mettere una tenda se poi sotto c’è il marmo e intorno i muri? Tanto valeva mettere una porta all’ingresso e lasciare la stanza. Oltretutto, lui come può non accorgersene prima? Se sei in tenda c’è la luce, ci sono i rumori, una stanza in muratura con un unico varco è tutta un’altra cosa.

Buio e tende, questa fu la prima visione che gli si parò davanti.

Si girò per vedere bene dove si trovasse e constatò che a bloccargli l’uscita era una grande colonna di pietra.

Non ho ben capito la descrizione. Inoltre, se davanti all’uscita c’è la colonna, come faceva lui prima a vedere le ombre?

Non mi ha convinto molto. Non ho capito il passaggio con il capitolo precedente, a parte il fatto che lui continua a non sapere dove si trova. Il personaggio principale, poi, è poco analizzato: dovrebbe essere terrorizzato, almeno credo, o spaesato, invece a tratti sembra un po’ confuso a tratti semplicemente non sembra nulla. La descrizione del posto non mi piace, questa tenda che è una stanza ha poco senso. Non sappiamo né dove né quando siamo, però ci sono jeans e accento tedesco, cose quotidiane.

Infine, alleggerirei lo stile, le frasi sono inutilmente appesantite e la scelta lessicale non sempre è adeguata.

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Aveva la sensazione di essersi destato da un sogno immensamente lungo
.

Questa frase mi confonde: si è svegliato o no? A me sembra di sì, e dopo un sogno, quindi perché lui ne ha solo la sensazione?

la sensazione era diretta alla durata del sogno, non se si era effettivamente svegliato

per logica pensò fossero i suoi

Non è in grado di riconoscerli?

evidentemente no

analizzando il circostante

Questa espressione non l’ho mai sentita, si usa?

in italiano ha un senso, quindi dove sta il problema?

ma allentò la presa quando vide il viso di una donna

E’ vero che ci sono studi che dimostra che si è più concilianti con una sconosciuta donna (per esempio nelle interviste per strada) ma non so se questa sia la giusta situazione. Perché il fatto che sia donna lo tranquillizza? Si sente nella posizione di instaurare un corpo a corpo?

In seguito scoprirà perchè la dottoressa non gli crea agitazione, adesso non l'ho sa perchè non c'è alcun motivo, siccome non si è sviluppato nulla

«Allora», riprese vedendolo spaesato, «come ti senti?».

Ma queste virgole dopo i caporali sono necessarie?

http://undiciparole.forumfree.it/?t=55174607

questo modo di scrivere l'ho letto in una guida che ho preso stesso qui.

Effettivamente aveva una piccola fasciatura dietro il capo ma, non ricordandosi come se l’era procurata, poteva essere stato chiunque, persino la dottoressa che affermava di averlo curato.

Non capisco la perplessità: mi sembra ovvio che la fasciatura gliel’abbia fatta la dottoressa. Non è così? Instilli un dubbio su cui non dai poi indizi. Forse ti riferivi alla ferita, non so…

qui è stato un errore mio, non intendevo il dubbio sulla fasciatura, ma sulla causa della ferita.

Rimasto nuovamente solo si voltò e lacerò il telo, ma ancora una volta dovette scontrarsi contro l’impossibilità di evadere. Un muro di pietra gli bloccava l’uscita

Ma che senso ha mettere una tenda se poi sotto c’è il marmo e intorno i muri? Tanto valeva mettere una porta all’ingresso e lasciare la stanza. Oltretutto, lui come può non accorgersene prima? Se sei in tenda c’è la luce, ci sono i rumori, una stanza in muratura con un unico varco è tutta un’altra cosa.

I muri non sono tutt'intorno, c'è solo un pavimento e quello che lo blocca, ai lati no, ma uno che non lo sa(come del resto tu) pensa che ci siano anche ai lati, per questo motivo non ha tagliato ancora.

Buio e tende, questa fu la prima visione che gli si parò davanti.

Si girò per vedere bene dove si trovasse e constatò che a bloccargli l’uscita era una grande colonna di pietra.

Non ho ben capito la descrizione. Inoltre, se davanti all’uscita c’è la colonna, come faceva lui prima a vedere le ombre?

anche qui ho sbagliato. Non intendevo l'uscita, ma la parte dove aveva lacerato il telo.

Non mi ha convinto molto. Non ho capito il passaggio con il capitolo precedente, a parte il fatto che lui continua a non sapere dove si trova. Il personaggio principale, poi, è poco analizzato: dovrebbe essere terrorizzato, almeno credo, o spaesato, invece a tratti sembra un po’ confuso a tratti semplicemente non sembra nulla. La descrizione del posto non mi piace, questa tenda che è una stanza ha poco senso. Non sappiamo né dove né quando siamo, però ci sono jeans e accento tedesco, cose quotidiane.

Infine, alleggerirei lo stile, le frasi sono inutilmente appesantite e la scelta lessicale non sempre è adeguata.

Scrivo qui per ringraziare te e missduck per l'intervento. Tralasciando come sempre la parte grammaticale, ho da fare qualche spiegazione.

Noto una differenza di analisi tra missduck, emma, e anche gli altri che hanno commentato il primo capitolo.

Mentre la prima se è soffermata principalmente sulla grammatica, lessico ecc, gli altri hanno accennato anche al senso su alcune faccende.

Sorvolando sulle parti dove è colpa mia( come il fatto della colonna sull'uscita), i dubbi che si vengono a creare sulle vicende, caratteri, comportamenti e luoghi, sono fondati se il racconto fosse terminato.

Siccome però è solo la prima parte del secondo capitolo(e il primo non contribuisce a nulla, siccome è un sogno) è normale che tutto sia poco chiaro, considerando il fatto che non si tratta nè di una storia qualunque nè di un'ambientazione e condizioni sociali qualunque.

Sia ben chiaro, non sto dicendo che siccome non è qualcosa di già visto, il libro è bellissimo, ma semplicemente che: come è normale che sorgono alcuni dubbi, allo stesso tempo non lo è siccome non riguarda la nostra vita quotidiana ma quella del mondo che sto scrivendo.

Per fare l'esempio della tenda: per loro, evidentemente, è normale avere delle tende in quel luogo chiuso mentre per noi no, questo non significa che non abbia senso.

Siccome sono tende di fortuna, perchè in seguito diranno il motivo esatto del loro utilizzo, è normale che chi si trova in quelle condizioni, preferisca avere un po' di privacy stando in una tenda, che in mezzo a tutti quanti.

Sono sicuro che la questione del senso di alcune parti si ripeterà nel corso degli altri capitoli, ma vorrei che accettaste come normale questo lato, e mi aiutaste a correggere gli errori concreti.

Altrimenti, se volete, vi dico direttamente la fine del libro, così tutto ciò che sembra non avere un senso( carattere, luogo, azione ecc) lo riacquista.

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Per quanto riguarda l'uniformazione del testo, prova a dare un'occhiata a questa dispensa, che analizza le modalità più usate da diverse case editrici (tra le più importanti): studia quella che ti piace di più e applicala in tutto il testo.

http://www.oblique.it/images/formazione/dispense/punteggiatura_dialoghi_scheda.pdf

Per il resto, effettivamente ho dato più importanza alla forma che alla trama in sé (a parte il sogno che non avevo ben capito). Sarà che è la prima cosa che guardo, perché senza una forma chiara è difficile riuscire a seguire anche la storia: per questo ti ho consigliato di fare più esercizio, perché il lettore può basarsi solo su quello che legge e una padronanza non buona della lingua rende tutto più difficile da decifrare.

Spero comunque di esserti stata utile.

A rileggerti!

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