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Cupido

 

Click.
Alain, guarda che ci sono anche tante bellissime storie di amori felici. Secondo me chi dice il contrario è un grande poeta, oppure solo un grande sfigato. Decidi tu ;-)

Click.
Un poeta, senza dubbio. Sono i poeti a creare il mondo, con le loro parole.

Click.
O i musicisti con la loro musica? :-P

Click.
Sorry per i musicisti, mia darkissima Lady, ma io scrivo e quindi voto per la Parola. smile.png

Che cose meravigliose sono le parole, non trovi?
Distanti come siamo nello spazio e nel tempo, io e te siamo collegati in grazia di questo filo di parole, così che non c'è distanza o età che queste non possano superare, e annullare.

Pure, che cose incomplete sono le parole.
Chiudiamo un pensiero in un guscio di parole e lo spediamo in giro per il mondo, nella dolce illusione che il guscio evochi in chi lo riceve lo stesso sentimento che ce lo ha ispirato, senza però curarci di ricordare che quello che volevamo condividere non era il guscio, la parola, ma piuttosto l'emozione che ne giustificava l'esistenza. Così le parole, quelle stesse parole che avrebbero dovuto avvicinarci per ciò che sentiamo, hanno invece rinchiuso e reso inaccessibile ogni altro significato che se stesse: nomina nuda tenemus. E non ci lasciano ora altra scelta se non accettare questa comunicazione balbettante, incompleta, difettosa, oppure non comunicare affatto.

Che cose meschine sono le parole.
Distanti come siamo nel luogo e nell'età, io e te siamo collegati solo da un muro di parole.

Click.
Guarda Al che i muri separano, non collegano XD Però la riflessione è bella. Tua? happy.png

Click.
Sì, è mia. E le parole, nel nostro caso, sono tutto ciò che ci unisce. Che altro conosco, di te, se non le parole che ci scambiamo qui su DW? Il tuo nick, il tuo sesso, che è il mio preferito, e la tua età, che è metà della mia, e anche un po' meno. Il resto sono solo parole.
Di te però ho un pensiero, che mi tiene compagnia mentre mi addormento e che mi ritrovo ancora accanto al risveglio, che mi distrae quando cerco di lavorare, che mi raffredda il caffè mentre guardo fuori dalla finestra e mi chiedo se il cielo che vedi tu è lo stesso che vedo io, che anche ora si sovrappone alle parole che sto cercando di bloccare sullo schermo.
E il pensiero è che ti amo: irresponsabilmente, teneramente, incondizionatamente.


- Qualcuno qui ha ordinato un cuoricino?
Sobbalzo. Sono solo in casa, ma riconosco quella voce, anche se non la sentivo già da un po'.
- Amorino, possibile che tu non abbia mai niente di meglio da fare? – lo saluto rassegnato, senza nemmeno voltarmi.
Sento un frullo d'ali e me lo trovo a fianco, l'arco d'oro che sbatacchia contro la faretra semivuota.
Mi ignora, e si siede sulla mia spalla per leggere la conversazione in corso sullo schermo.
Non è molto da che sono iscritto al Dreamer's Warehouse (DW per gli amici), ma ho incontrato gente davvero notevole in questo forum di sognatori. Brillanti, svegli, spiritosi. Un sacco di ragazze. Un po' giovani per me (un po' tanto a dire il vero) ma va bene lo stesso. Io sono giovane dentro.
- Il pistolotto sulle parole non è molto originale – osserva Cupido, critico.
- Amorino – gli ricordo – quelle sono i mattoncini Lego di ogni scrittore: è inevitabile che qualcuno prima o poi ne scriva, non ti pare? Chessò: Bergson, forse? Jakobson? O magari Chomsky?
Sbuffa, ma continua a leggere.
- "-mente-mente-mente" – scimmiotta quando arriva all'ultima riga. – Dai, che porcata!
- Credi che non lo sappia? Ce li ho messi apposta.
Mi scruta, aggrottando le sopracciglia.
- Se mi corregge i tre avverbi, vuol dire che accetta il resto – spiego con piglio machiavellico.
Cupido fa una smorfia, ma le sopracciglia gli si sollevano.
- Astuto – concede. – Com'è? È carina?
- È giovane – faccio notare, mettendo già le mani avanti. In effetti non lo so, se è carina.
- Be', '91, è più che maggiorenne. Perché una di ventidue sì e una di venti no? – osserva, malizioso.
- Amorino, lascia perdere, vuoi? – il riferimento è a una brutta storia passata. Quasi passata, per me.
Click.
Stai scherzando, vero? Dimmi che è uno scherzo! :-(

Il mio angioletto malefico scoppia a ridere.
- Ti è andata buca, Al! – mi sfotte, indicando lo schermo – Sei troppo cerebrale, per la sua età!
- Preferisco usare il cervello piuttosto che esibire il pisello – borbotto mogio mogio.
Sghignazza, sventolando ostentatamente il corpo del reato proprio davanti al mio naso.
- Amorino, ti togli dallo schermo, per favore?
Sparisce da davanti al monitor, e di colpo riappare al suo interno.
- Sul serio – insiste, attraverso gli altoparlanti del pc – ma perché continui a frequentare questi forum? Tanto poi, anche se qualcuna ti fila, finisce che non ci combini niente lo stesso. Ma esci, cercati qualcuna che puoi toccare: lo capisci "toccare”? Te lo ricordi ancora, come si fa?
Per dimostrare il concetto tocca le parole sul video e me le sparpaglia tutt'attorno, come un salvaschermo dispettoso. Sospiro. Tolgo le mani dalla tastiera e mi appoggio all'indietro sulla sedia.
- Cosa vuoi da me? – chiedo rassegnato, e anche un po' demoralizzato dalla risposta di DarkLady.
- Ho ancora una freccia per te – mi ricorda dal desktop, indicando la sua faretra virtuale.
- Ma possibile che con San Valentino alle porte tu non abbia niente di meglio da fare che stare a svolazzare attorno a me? Non hai proprio nessun altro cuore solitario da importunare?
Ridacchia, riapparendo sulla mia spalla. Lo schermo si riassesta ammiccando.
- Di', sai chi mi sembri a volte? – chiede, sgomitandomi divertito. – Ti ricordi Dick?
- Phil Dick, lo scrittore?
- Sì, come no: ti piacerebbe! – ride. – No, il tuo Dick: il cane, te lo ricordi?
Immagini della mia infanzia: le domeniche in Toscana; una stradina che serpeggia tra i colli; una villetta con giardino; un pastore tedesco, di proprietà di nessuno, amico mio. Dick.
- Ricordi che ogni volta che passava un'automobile lui le correva dietro abbaiando?
- Già – ricordo. – La strada era ancora sterrata. Sembra quasi di parlare del secolo scorso.
- Tecnicamente, era il secolo scorso – sottolinea Cupido, impietoso. – Tu mi sembri proprio lui.
- Dick? Io? Cioè?
- Se anche un'automobile si fosse fermata, immagini che avrebbe fatto?
- Fammi indovinare: sarebbe scappato via con la coda tra le zampe.
- Esatto! – esclama festoso, battendo le mani. – Il signor Alain vince una bambola gonfiabile!
Il browser sullo schermo naviga per i fatti suoi fino a un sito di articoli made in Hong Kong.
- Ti spiace? Stavo chattando.
- Stavi perdendo tempo – mi corregge, ma intanto il browser torna al Dreamer's Warehouse.
- E va bene: pensa che io sia troppo vecchio per lei, ma questo non significa che non possa darle lo stesso qualcosa.
- Ma se non sai nemmeno com'è fatta!
- E che mi importa di come è fatta? È intelligente, e colta, e acuta come un taglierino, oh, non te ne perdona una, quando chatti con lei non puoi mica permetterti di scrivere di getto, come viene viene, sai? Anzi, pensa bene a quello che stai scrivendo, perché alla prima osservazione un po' dubbia lei ti ci inchioda, così, al volo, e non si perde una citazione che fosse una, e...
Cupido si accoccola sul monitor, con le braccia incrociate sotto al mento, imitando i puttini di Raffaello, e sbatte le palpebre languidamente, atteggiando le labbra a cuoricino.
- ... e non fare l'idiota, Amorino, dicevo sul serio.
- Ti piace proprio, vero? – riassume lui, con aria sognante.
- Quanto sei scemo, Amorino – confermo io, stizzito.
Lui scende dal monitor, sorvola il mouse, poi lo spolvera con le ali e ci si siede sopra.
- Tanto non ci avresti combinato niente lo stesso – mi consola, comprensivo. – Te l'ho detto: sei come un cagnolone che corre dietro alle auto, ma poi, se una si ferma a guardarti, vai nel panico.
- Anche a me ha fatto piacere rivederti, Amorino: uscendo, controlleresti per favore se...
- Ma perché hai tanta paura? Di cosa, poi?
- Io non ho paura: è solo troppo giovane per me, punto.
- E tanto era anche acerba – mi canzona. – Se non hai paura, rispondile che non era uno scherzo.
- Ma tu sei fuori!
- Lo vedi?
- Senti, si capisce benissimo che non ci pensa nemmeno. Basta, scherzavo, finita.
Magari fosse così facile, ma piuttosto che dargli questa soddisfazione negherei l'esistenza di Internet.
- Ma perché non te ne cerchi una della tua età? – mi chiede, non senza logica.
- Perché a vent'anni possono permettersi di scegliere. A quaranta, prendono ogni tuo sospiro come una promessa impegnativa.
- E tu non vuoi impegnarti – completa lui impietoso.
- Non è per quello... – inizio, ma poi mi fermo davanti al suo ghigno. – Va bene, è anche per quello, ma dai, su, diciamocelo, cosa posso offrire, io, a una quarantenne? Per lo meno a una ventenne posso offrire l'esperienza, posso guidarla a scoprire cose che lei nemmeno ancora immagina esistere, posso se non la smetti di ridere posso infilarti quella freccia dove ti fa molto ma molto male, insomma, senti un po': a vent'anni il mondo è ancora nuovo. A quaranta sei già stufo. E io voglio rivedere il mondo come lo vedevo a vent'anni. Anzi, come avrei dovuto vederlo a vent'anni, se non fossi stato troppo impegnato a fare il quarantenne già allora. Posso?
Cupido cerca di smettere di ridere, e si asciuga le lacrime dagli occhi. Lo odio, quando fa così.
- Sai, Amorino, mi sono sempre chiesto una cosa: le tue penne, ti ricrescono se te le strappo via?
Si rovescia all'indietro, in preda a un nuovo accesso di risa, e rotola sulla tastiera battendo lettere a caso nel box della chat. Premo DEL e cancello tutto: non sia mai che DarkLady pensasse a un malore. Che verrà presto, mi sa, ma non a me. Finalmente Cupido la smette e mi fissa angelico.
- Quindi riassumiamo – mi dice, contando sui ditini. – Tu vuoi innamorarti, e vuoi essere amato, ma senza impegno, e solo finché ti fa comodo. In cambio, offri tutta la tua smisurata conoscenza del mondo – esita un momento per vedere se reagisco al sarcasmo, ma io non cedo. – In pratica, vuoi fare il professore all'Università della Vita, e sedurre una studentessa col tuo charme e savoir-faire.
Si mette a sedere sul bordo della scrivania, guardandomi serafico mentre fa dondolare i piedini.
Taccio. Se lo ignoro abbastanza a lungo, magari se ne va.
- Che è come dire – insiste – che non vuoi una vera relazione: ti basta un'ammiratrice.
- Hai finito, ora? Ciao, Amorino, alla prossima.
- Sai cos'è, Al? Qui mi sa invece che il problema sei tu, che da un lato vorresti amare, ma dall'altro non sopporti di essere amato.
- Amorino, ci togliamo dai coglioni, o devo andarmene io?
Lo sbotto lo azzittisce per un istante. Sono stato un po' duro, lo ammetto, ma mi è proprio scappata.
- Oh-oh-oh! – esclama poi, allibito. – Che reazione, gente! Qui abbiamo toccato un nervo scoperto!
Poi mi guarda e si fa serio.
- È così, allora? – chiede, perplesso. – Davvero credi di non meritare di essere amato? E perché?
Eh, bella domanda, "perché". Perché, come fai ad amare uno che ha ferito chi lo amava?
Cupido mi fissa, in attesa. Io continuo a guardare il monitor, senza vederlo.
- Le automobili non dovrebbero mai fermarsi – rispondo infine, cupo.

(A questo punto ci vorrebbe un bel flashback. Però gli errori del mio passato, se permettete, sono affar mio; e inoltre, se dovessi star qui a spiegarli tutti per filo e per segno, le cinque pagine concesse per questa storia non mi basterebbero.
Ragion per cui, introduciamo ora la strepitosa novità del racconto-fai-da-te: ogni lettore è pregato di inserire al posto di questo paragrafo il resoconto del proprio peggior sbaglio in amore, quello che ricorda con più rammarico. Non serve che sia un dramma: no, niente di così spettacolare; è sufficiente che le conseguenze di quell'errore si facciano ancora sentire a distanza di anni, tanto che ogni nuova relazione si trasformi per voi nell'inconscio tentativo di rimediare a quello sbaglio primevo, ottenendo così il bel risultato di non correggere il primo e di compromettere l'ultima.
Lo ricordate? Bene, ora crogiolatevi per un po' nell'autocommiserazione, e proseguiamo)


Click.
Alain? Ci sei ancora?

Nessuna emoticon. Notevole: DarkLady ne infila sempre almeno una o due per messaggio.
Voglio dire: dopotutto anche questa è pur sempre una reazione.
- Amorino, io non voglio più far male a nessuna. Voglio che siano loro a lasciare me, e non per qualcosa che ho fatto, ma perché deve essere naturale che loro lo vogliano, dopo un po', e con una ventenne è giusto e normale che vada così. Chiedo solo di poter dare finché ho qualcosa di buono da dare, e poi lasciare che lei prosegua per la sua strada appena si sentirà pronta per farlo: ti sembra poi tanto strano? Voglio solo amare ed essere amato, posso?
- No, Al: tu non vuoi essere amato, tu vuoi essere punito – mi volto a guardarlo, ed è serio. – Sì, Al, lo so cosa pensi di aver fatto, ma guarda che ormai non se ne ricorda più nessuno, nemmeno lei.
- Lo ricordo io, e tanto basta.
Sbuffa, a disagio. Il dottor Sigmund Amorino è in difficoltà. Sbircia il messaggio sul monitor.
- Al, forse non sembra, ma io mi sono affezionato a te. Va bene innamorarsi, ma qui tu vuoi farti del male, e a me questo non va. Te ne trovo io un'altra giusta per te: questa lasciala stare, va bene?
Sembrerebbe anche un'offerta ragionevole, ma adesso ho un'altra cosa per la mente.
Per fortuna so come prenderlo. Mica per niente ci frequentiamo da trent'anni.
- Nemmeno in cambio di un altro "Amore e Psiche”?
Si azzittisce di colpo. Beccato. Ah, vanitas vanitatis!
- Non sei Apuleio – sa solo ribattere, ma ormai ci ha messo due secondi di troppo.
- Chi lo sa? Magari lo sono stato. Ogni autore è tutti gli Autori. Ogni libro, tutti i Libri.
Invece di farmi pagare la battuta esita ancora, lanciando un'altra occhiata allo schermo.
- Lo sai come andrà a finire, vero? – chiede, infine.
- Che perderò di nuovo tutto ciò che ho.
- Poco ma sicuro – annuisce – E vuoi davvero ricominciare daccapo, dopo? Ci sei passato, lo sai.
- Amorino, guardami: ho quarant'anni suonati, fra cento sarò morto, forse anche meno. Che me ne farò, di tutta ‘sta roba, fra cent'anni? E poi in fondo cos'è che ho? Una botte per dormire e una ciotola per bere. Della ciotola posso fare a meno, e ci sono tante altre botti in giro.
- Quello era Diogene, non Apuleio.
- Sarò stato anche lui. E anche Pitagora, che ricordava di essere stato Etalide, eccetera.
- Metterai in imbarazzo lei e te stesso.
- Lei è maggiorenne, è intelligente, e può decidere da sé. E io sono abituato a farmi additare.
- Dillo.
- Cosa?
- Di': perderò tutto quello che ho, e mi esporrò al pubblico disprezzo.
- "Perderò tutto quello che ho, e mi esporrò al pubblico disprezzo".
- Lo sai che è vero, sì?
- Sì.
- E che ti mollerà presto, e soffrirai come un cane, sì?
- Dick soffriva, ogni domenica, quando me ne andavo. E scodinzolava ogni venerdì, al mio ritorno.
Mi scruta ancora, con le labbra strette. Poi si rassegna, ed estrae la freccia d'oro dalla faretra.
- Porgi la mano – mi ordina.
- Non nel cuore?
- È troppo piccolo, potrei mancarlo.
Non polemizzo: eseguo, e lui mi punge. Una goccia del mio sangue scivola lungo la punta.
- Vado? – mi domanda un'ultima volta. – È la tua risposta definitiva? La accendiamo?
- Aspetta – lo interrompo. – Posso? – chiedo poi, indicando la freccia ancora sanguinante.
Me la porge, curioso. La prendo; poi, con un gesto brusco, la giro in modo che gli graffi il palmo.
- Ahi! – esclama, sorpreso. – Che fai?
Poi capisce, e spalanca gli occhi tremante – Che hai fatto?
- Sai, Amorino – dico, con aria pensosa, – è che riflettevo su una cosa che hai detto: quando uno corre dietro a tutte le automobili che passano, forse non è perché vuole davvero acchiapparne una.
Mi guarda, e già lo sguardo gli si addolcisce. Ha capito.
- Forse è solo perché gli piace correre – concludo, guardandolo negli occhi.
La fronte gli si distende, e le labbra gli si spiegano in un accenno di sorriso.
- Non era DarkLady, quella che avevi in testa, vero? – mi chiede dolcemente.
- Forse non è di una persona che sono innamorato, ma dell'Amore stesso – confermo. – Ti secca?
- Ma io sono...
- ...un Greco, dopotutto, no? – completo io per lui. – Chissà: forse lo eravamo entrambi, un tempo.
Sorride apertamente, adesso, e due fossette gli si formano maliziose sulle gote.
- Sì, e tu devi essere stato Odisseo – mi canzona. Poi sospira – Allora, lasci tutto per davvero.
- Credevi che scherzassi?
- Gli altri Dei non la prenderanno bene – avverte.
- E tu lasciali pensare quel che vogliono.
- Non sarà così facile.
- Non lo è mai – confermo. – Diciamo così: ai tuoi tempi, il mondo era molto più piccolo; oggi c'è molta più gente, e molto più bisogno di amore. Da solo non ce la potevi fare, ma forse in due...
L'angioletto sorride, assorto, poi fa spallucce, scrollando le ali, e mi allunga la mano – Andiamo?
- Dammi ancora un istante per un ultimo excipit come si deve.

E così finisce la mia storia: abbandono i miei beni terreni e mi espongo al biasimo degli Dei e delle genti. Ma ottengo l'unica cosa che ho sempre voluto, e mi pare un cambio più che onesto.
A voi che leggete lascio un avvertimento, il motto del Dreamer's Warehouse:
"Siamo fatti della sostanza di cui son fatti i sogni”. Le parole, come scrivevo a DarkLady, sono false per loro stessa natura, e spesso dicono il contrario di quel che sembra: così non date troppo peso alle mie.
Pure, se vorrete avere la pazienza e la buona volontà per spezzare il loro guscio, chissà che non possiate trovare, all'interno, il seme di qualcosa di buono. È per voi: il mio ultimo regalo terreno.
Ora, se volete scusarmi, il mio Amorino mi aspetta. E io non vedo l'ora di provare le mie nuove ali.


--
Alain

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Questo racconto è veramente straordinario!

 

Vedo dalla data che è stato postato diversi anni fa... pare sia stato scritto ieri.

 

Non so se @Alain.Voudì  è o sei ancora attivo qui nel forum (dal profilo non mi pare)...

 

Comunque mi permetto di lasciare qui un commento, perché secondo me è un racconto bellissimo come pochi!

 

Alle 16/4/2011 at 00:29, Alain.Voudì ha detto:

Ogni autore è tutti gli Autori. Ogni libro, tutti i Libri.

 

Così questo racconto, per quello che ha dentro, per come è scritto e per quello che dà è un po' tutti i Racconti!

 

I miei migliori complimenti di sempre all'autore!

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