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nerinacodamozza

Economia e finanza

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Neanche so dare un titolo. Mi serve sapere come funzionano troppe cose, ma faccio troppa confusione se cerco di capire da sola. Visto che non è un argomento che toccherò nel profondo, ma mi serve solo per mettere meno nebuloso un pezzo di trama chi sa rispondermi a qualche domanda specifica?

In una grossa società, tipo multinazionale che differenza c'è fra il presidente del consiglio di amministrazione, il presidente e basta e l'amministratore delegato? Sono sempre persone diverse?

A me serve sapere chi può avere più potere fra tutti. Come potrebbe una persona che non è una di queste tre figure (se ce ne sono altre ditemi), avere più potere decisionale di loro? Tipo avere la maggioranza delle azioni? Intendo metodi legali, non ricatti vari.

Poi un altro mistero: le azioni.

Spiegatemi, per favore, in modo semplice, io faccio una società, cresce e viene quotata in borsa, cioè? Si dà un valore a pezzetti virtuali dell'azienda e chi le compra dà a me i soldi, in cambio di profitti se il mio valore cresce?

Se la mia azienda fa una cavolata immensa, tipo si scopre che aveva traffici loschi, o qualcosa di moralmente condannabile, può succedere che la gente voglia vendere le azioni? E se succede che danno ha l'azienda?

Fino al produrre qualcosa e venderlo ci arrivo a capire dove sta il guadagno, ma parlando di azioni no. Immagino che se da un giorno all'altro molti vogliono liberarsi delle azioni di una società queste inizino a valere poco. In che modo questo va a intaccare il capitale della società, quello fatto dal guadagno reale di ciò che ha prodotto e venduto?

E ancora, se uno ha tante azioni, tipo la maggioranza, o comunque una quota fondamentale, c'è un modo per mandarlo via se non lo si vuole nella gestione della società? C'è un qualche statuto che possa avere regole in base ai quali impedire a qualcuno di controllare la società, magari dandogli solo i soldi che gli spettano? E a chi spetterebbe decidere? Al consiglio d'amministrazione?

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Ho aspettato a vedere se qualcuno rispondeva, ma sembra non si faccia avanti nessuno. Premetto che ho studiato pochissimo economia, però lavoro in una multinazionale quotata in borsa, e metto i miei due cent.

Puoi vedere un'azienda come una oligarchia/monarchia assoluta. All'interno delle aziende si sviluppano le stesse correnti e gli stessi meccanismi che si sviluppavano alle corti dei tempi andati, con congiure, defenstrazioni, movimenti simili. L'unica differenza è che (di solito) nessuno viene assassinato e invece che essere giustiziata la gente viene licenziata (parlo di alta dirigenza). Ma se togli questo, i giochini di potere sono gli stessi.

L'Amministratore Delegato è l'equivalente del Primo Ministro e viene delegato dal Consiglio di Amministrazione (che è il vero detentore del potere) a rappresentarlo. Questo però in Italia, perché, come negli stati ci sono stili e ordinamenti diversi, così è anche nelle aziende: in parte sono figure regolate per legge, in parte sono regolate da consuetudini, di solito nazionali o per area linguistica. Trovi qualcosa qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Amministratore_delegato

Comunque le cose possono variare da azienda ad azienda e anche di anno in anno nella stessa azienda. A volte le figure di presidente del consiglio di amministrazione e AD possono coincidere, a volte no. Di solito invece il Presidente è una figura diversa e il suo ruolo è simile al presidente della repubblica in Italia.

In teoria, sono gli azionisti a detenere il potere, ma in pratica è il Consiglio di amministrazione, che sta all'Assemblea degli azionisti come il Consiglio dei ministri sta al Parlamento.

http://it.wikipedia.org/wiki/Azionista

Dal tuo punto di vista, si distinguono tre tipi di azionista (sarebbero di più):

- piccolo azionista, che non conta un emerito nulla e usa le azioni come forma di risparmio;

- azionista istituzionale (di solito banche; tipicamente possiedono un 1-2% e non sono interessate se non marginalmente ai giochi di potere - ma a volte lo sono invece, dipende dall'azienda e dall'investimento); in Italia gli investitori istituzionali in una S.p.A. sono obbligatori;

- azionista vero (chi detiene pacchetti consistenti, e questo dipende dall'azienda cos'è consistente, a volte 1%, a volte 20%).

La Matsumoto però non può essere un'azienda semplice, ma è sicuramente gestita da una holding:

http://it.wikipedia.org/wiki/Holding

come la FIAT, per dire (controllata dalla Exor). Le holding sono animali strambi e complicati, comunque il principio è il seguente: se io detengo il 51% della società A e la società A detiene il 51% della società B, in realtà io detengo poco più del 25% di B, ma la controllo come se la possedessi al 100%. Nella pagina di Wikipedia trovi diverse tipologie di holding.

Sulla carta è facile: c'è una società "madre" (chiamamola Matsumoto Family Holding Inc.) che non produce nulla ed è proprietà dei membri della famiglia, ognuno dei quali avrà una quota (questo devi vedere tu quanto, dipende dal potere relativo dei membri). Questa società possiede le altre aziende del gruppo, in tutto o in parte. Si distinguono:

- società controllate (quando la quota della Matsumoto Family è maggiore del 50%);

- società partecipate (quando la quota della Matsumoto Family è inferiore al 50%).

Le controllate possono non essere S.p.A. e non è obbligatoria la presenza dell'investitore istituzionale. Tipicamente la Matsumoto Family possederà diverse aziende al 100%, qualcuna controllata tipo al 60-80% e numerose partecipazioni in altre società. La cosa si svolge ovviamente a livello planetario, per cui potrà controllare aziende sparse per tutto il pianeta. Tipicamente, se un'azienda produce qualcosa ha un'espansione al più nazionale. Quando senti parlare di IBM, per esempio, non si tratta sempre della stessa azienda: la società americana possiede diverse aziende in diversi stati, tra cui IBM Italia, IBM France, ecc.; però in Italia possiede anche altre società. Se invece l'azienda è un oggetto finanziario e non produce, può avere estensione internazionale. Ma non è una regola fissa.

In pratica però la situazione è molto più complicata. Le aziende possono possedere azioni di altre aziende, in cascata, ma anche incrociandosi (l'unico limite è la fantasia del consulente finanziario) e tipicamente, anche se poi si sa chi possiede cosa, non è mai così lampante sulla carta, e una persona può possedere azioni di più società.

A me serve sapere chi può avere più potere fra tutti. Come potrebbe una persona che non è una di queste tre figure (se ce ne sono altre ditemi), avere più potere decisionale di loro? Tipo avere la maggioranza delle azioni? Intendo metodi legali, non ricatti vari.

Il ricatto, ma anche l'accordo, è una pratica abituale. Il potere finale comunque è dato dagli azionisti e funziona come in una riunione di condominio: è la somma delle percentuali che conta. Con più del 50% delle azioni si può sfiduciare il consiglio di amministrazione e nominarne un altro, con conseguente cambio al vertice dell'azienda.

Quest'operazione sembra semplice, ma non lo è. Qui è dove la faccenda si fa politica e ci possono essere diversi scenari. Innanzitutto, questo è un contraccolpo per l'azienda e sicuramente un'operazione del genere farà crollare il titolo. Poi, il consiglio di amministrazione o alcuni suoi membri possono essere molto radicati in azienda, per esempio possono essere a conoscenza di alcuni "segreti contabili" o altro, o essere carismatici e aver creato una rete di solidarietà: un consigliere potrebbe portarsi via mezza azienda in caso o anche solo quei dieci dirigenti chiave. Insomma, giochi di potere a fiotti. Complicati dal fatto che i consiglieri possono esserlo anche di società diverse, dove magari la Matsumoto ha interessi senza avere la maggioranza e non gli farebbe bene inimicarseli.

Poi un altro mistero: le azioni.

Spiegatemi, per favore, in modo semplice, io faccio una società, cresce e viene quotata in borsa, cioè? Si dà un valore a pezzetti virtuali dell'azienda e chi le compra dà a me i soldi, in cambio di profitti se il mio valore cresce?

Le azioni sono un investimento e fruttano in due modi. Molte società danno dei dividendi, irrisori se presi sulla singola azione (tipo 2 centesimi), ma cospicui se si possiede una discreta fetta (qualche milione di azioni); conta che di solito le azioni vengono vendute a pacchetti di qualche migliaia.

Ma il vero modo è con l'aumento del valore. Cioè io compro oggi le azioni a 10 e domani le rivendo a 20. Questa è molto simile a una scommessa e non è detto che riesca. Esistono dei meccanismi per ridurre il rischio.

Se la mia azienda fa una cavolata immensa, tipo si scopre che aveva traffici loschi, o qualcosa di moralmente condannabile, può succedere che la gente voglia vendere le azioni? E se succede che danno ha l'azienda?

In questo caso il titolo è l'ultimo dei tuoi problemi, il vero problema è che l'azienda viene condannata e può venire chiusa. Di sicuro l'AD e il consiglio di amministrazione, ma anche altri dirigenti, vengono condannati penalmente.

Se è solo una cosa morale, sì, può succedere che il titolo crolli. Però esistono meccanismi di protezione, per cui un titolo viene sospeso dalle trattazioni per eccesso di ribasso (non so quale sia la soglia) se crolla troppo velocemente e di solito queste cose finiscono presto. Anche perché le aziende (di sicuro la Matsumoto) possono controllare in diversi modi l'opinione pubblica. E se la campagna diffamatoria non funziona e le vendite si mantengono stabili, le azioni riprendono a salire (nonostante tutto, né Nestlè, né Nike sono fallite).

L'azienda in sé non ha danni dalla svautazione del titolo, però gli azionisti non sono felici e se la rifanno col consiglio di amministrazione. Inoltre, se la svalutazione è consistente, può essere che il capitale non sia sufficiente a garantire i debiti e quindi che si inneschi una procedura di fallimento. Però di quest'ultima cosa non sono sicura. Per il resto, la società continua a funzionare come prima.

E ancora, se uno ha tante azioni, tipo la maggioranza, o comunque una quota fondamentale, c'è un modo per mandarlo via se non lo si vuole nella gestione della società? C'è un qualche statuto che possa avere regole in base ai quali impedire a qualcuno di controllare la società, magari dandogli solo i soldi che gli spettano? E a chi spetterebbe decidere? Al consiglio d'amministrazione?

Se ha più del 50% no, non c'è se lui non è in qualche modo d'accordo o convinto ad andarsene, se non facendolo interdire o facendo fallire l'azienda. Qui dipende molto dal personaggio: se è uno che partecipa e si fa valere, non c'è modo se non attaccando l'azienda dall'esterno (rastrellando azioni, per esempio, facendo lobbing con le banche, o altre cose di questo tipo). Se invece è uno che si defila, allora il consiglio di amministrazione più intortarlo come vuole.

Esistono statuti che prevedono cose del genere, ma di solito non sono riferiti ad azionisti persone, ma ad azionisti società. Per esempio, un AD fraudolento (chiamiamolo Tizio) potrebbe agire così. Crea una società sua (*) (di fatto, ma è meglio se non è noto che è sua), chiamiamola Cattivo S.p.A. Dopodiché crea la Matsumoto Big S.p.A., dove la Matsumoto Family ha l'80% e la Cattivo S.p.A. il 15% (il resto piccoli e banche), però con uno statuto in cui l'AD della Matsumoto Big lo mette obbligatoriamente la Cattivo e la clausola che, se la Cattivo decide di acquistare azioni della Matsumoto Big, la Matsumoto Family non si oppone e la Cattivo compensa tipo acquistando azioni a un prezzo maggiorato del 20%, fino a poniamo una quota della Cattivo del 35%. A questo punto Tizio (come AD di Matsumoto Family) fa confluire nella Matsumoto Big tutte le società di proprietà della Matsumoto Family.

Tizio fonda la Cattivo2, a cui (come AD della Matsumoto Family) vende il 16% della quota di Matsumoto Big posseduta dalla Matsumoto Family. Controllando sia la Cattivo che la Cattivo2, Tizio può arrivare a controllare la Matsumoto Big senza che la Matsumoto Family possa opporsi.

Ovviamente questo presume che il consiglio di amministrazione della Matsumoto Family non si opponga mai in tutta l'operazione, ossia che in quel consiglio non ci sia neanche un fedelissimo della famiglia Matsumoto o che nella famiglia Matsumoto siano tutti dei perfetti deficienti. Però credo che complicando il quadro, con tante società, ecc. non sia così impossibile, avendo i fondi, agire in modo che la Matsumoto Family non se ne accorga, credo però si sconfini in qualcosa di illegale, tipo violazioni di obblighi tra Tizio in quanto AD e la Matsumoto Family.

(*) Invece che sua può essere di una lobby che lo finanzia, ma il principio non cambia.

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