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Feleset

Routine

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Routine

Le lancette dell'orologio da parete segnavano le 17:45. Il bucato ormai doveva essere asciutto, così afferrai decisa la bacinella, uscii in giardino e mi concentrai sui fili come un chirurgo in sala operatoria. Il tessuto delle lenzuola, liscio sotto le mie dita, era pronto ad abbandonare il calore del sole estivo. La mia mano raggiunse una molletta. Uno, due, tre... e anche questo lavoro era fatto.

Alle 17:55 mi ricordai che il bagno era sporco. Sfregai con la spugna la superficie del lavandino, poi del bidè, poi del gabinetto... no, anche la doccia era da lavare. Ma dovevo stirare. Osservai l'interno del box. Perché la vita doveva sempre condurmi di fronte a un bivio? Abbozzai un sorriso e chiusi gli occhi. L'obbligo di scegliere era soltanto un'illusione. Io avrei fatto tutto.

Quando mi catapultai in cucina erano le 19:14.

«No!» mi uscì prima che potessi rendermene conto; le mie pupille si spostavano sulla lancetta dei secondi come un gatto che osserva una lucertola. Era tardi. Troppo tardi. E i minuti dopo le sette divennero quindici, quasi l'orologio si stesse beffando di me. Gli diedi le spalle e corsi verso lo sportello sotto ai fornelli. Il tempo non mi avrebbe battuta neanche stavolta. Presi una padella e ci versai sopra dell'olio. Uova, latte, sale, pancetta. La frittata iniziò a cuocersi, e io lavai l'insalata. Girai la frittata e presi pesche e banane per preparare la macedonia. Dovevo ancora apparecchiare. Stesi la tovaglia, ci appoggiai due piatti, cercai i tovaglioli, spensi il fornello, afferrai due forchette e due coltelli, tagliai l'insalata, estrassi due bicchieri dalla lavastoviglie, portai il pane, misi l'insalata in una terrina, agguantai una bottiglia d'acqua naturale, condii la verdura con aceto, sale e olio e mi bloccai di fronte al fornello. Il battito del mio cuore era accelerato. Con l'ansia di chi con un biglietto in mano ascolta i numeri vincenti del lotto, mi voltai verso la parete.

Le 19:43. Ero in anticipo. Mi lasciai sfuggire un grido.

«Hai visto, eh?» esclamai additando le lancette. «Ho vinto io!»

Sola, senza alcun supporto, avevo ottenuto la gloria.

Ma quando il mio piede pestò una briciola, mi resi conto che la guerra non era ancora finita.

Il pavimento poteva aspettare la fine della cena, ma la televisione impolverata no, così mi avvicinai con uno straccio al mobile di legno su cui era appoggiato l'apparecchio e iniziai a pulire con attenzione la parte superiore.

Una stretta mi bloccò lo stomaco come una cintura. Sussultai e urlai, mentre con le mani cercavo di liberarmi da quelle che compresi essere braccia umane.

«Hai paura che non ti sposi più?»

La voce familiare fece rilassare il mio corpo. «Mi hai fatto prendere un colpo» dissi.

Lui lasciò la presa e io mi voltai. Stava sorridendo.

«Ero geloso della polvere» disse.

Il suo buonumore mi contagiò e mi avvicinai per baciarlo, poi tornai verso i fornelli. «È pronto» dissi, e sollevai il coperchio della padella per mostrare la frittata. «Devo ancora finire di stirare, di passare l'aspirapolvere e di spolverare. Oggi ho finito il turno alle quindici e trenta.»

Lui rimase in silenzio, avvicinò il piatto e prese la sua porzione di cena.

Il mio sguardo cadde per l'ennesima volta sulla parete. «Già le venti e un minuto» sospirai. «Dovrò farcela. Spero almeno che la frittata sia venuta bene.»

«Te lo dirò dopo» rispose lui con fermezza. Si avvicinò con passo deciso all'orologio, lo staccò dalla parete e lo gettò a terra.

«Ma che fai?» esclamai. Corsi a raccogliere l'oggetto, ma prima che potessi farlo lui lo pestò.

«No» disse.

«Ma perché?» domandai, e lo afferrai per le braccia.

Lui avvicinò il suo volto al mio. «Prova a pensarci.»

Rimasi immobile, la bocca ancora aperta, finché un lampo mi accese il cervello. «Domani!» esclamai. «Domani partiamo!»

«Già. Il mare ci aspetta.»

«Sì, ma...»

Prima che potessi continuare, lui mi tappò la bocca con un dito. «Niente ma. Adesso siamo in ferie.»

Restai qualche istante a fissarlo negli occhi, poi abbassai lo sguardo. L'orologio da parete, con il vetro rotto ancora bloccato sotto il piede, sventolava ormai bandiera bianca. Le mie pupille cercarono le lancette. Erano immobili.

La stretta calorosa del mio compagno mi impedì d'indugiare oltre, e sollevando a mia volta le braccia gli circondai la schiena con avidità. In silenzio, ferma in quell'incastro perfetto, mi resi conto di come lui avesse spezzato le mie ultime catene. E il tempo si fermò.

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commento lampo (fra 20 minuti ho il treno):

bellino, mi piace.

La storia magari non sarà niente di speciale, ma il racconto è molto semplice, molto lineare, pulito, e la tecnica rende bene l'idea. Non ho proprio tempo adesso di metteremi a fare complicate analisi filologiche e lessicali, ma un sano "simpatico, mi piace", come si usava ai vecchi tempi, ci sta tutto.

E ora, se volete scusarmi, volo a prendere il treno!

--

Alain

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commento lampo (fra 20 minuti ho il treno):

bellino, mi piace.

La storia magari non sarà niente di speciale, ma il racconto è molto semplice, molto lineare, pulito, e la tecnica rende bene l'idea. Non ho proprio tempo adesso di metteremi a fare complicate analisi filologiche e lessicali, ma un sano "simpatico, mi piace", come si usava ai vecchi tempi, ci sta tutto.

E ora, se volete scusarmi, volo a prendere il treno!

--

Alain

Il tuo commento è in sintonia perfetta con il mio racconto. icon_lol.gif

Comunque ti ringrazio. ^^

Diciamo che questo testo è nato più che altro perché avevo voglia di scrivere qualcosa, poi siccome non mi piace scrivere a caso ci ho dato un significato. Ma mi rendo conto anch'io che non sia chissà quale storia emozionante, ecco. XD

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Ciao Feleset. Mi piace molto il tuo modo di scrivere, di sicuro puoi migliorare ma mi pare che tu sia sulla strada giusta. Le metafore e le similitudini mi paiono tutte azzeccate, e sei molto brava a creare un'aura di suspense.

Il problema del racconto (a mio avviso, eh!) è proprio questo: troppa suspense per una storia in realtà ordinaria.

Nella prima parte, fino "le 19.43" eccetera, devo ammettere che nella lettura tendevo a saltare in avanti, alla ricerca del momento in cui la storia sarebbe entrata nel vivo, poi non ho avuto più problemi, mi sono sincronizzata con il giusto ritmo di lettura.

Ti segnalo alcune cosucce che avrei preferito scritte in manidera diversa (sempre, appunto, parere personale):

La frittata iniziò a cuocersi,
mi sembra una frase un po' pesante, avrei preferito qualcosa di più semplice.
Ma quando il mio piede pestò una briciola
anche questa immagine per me stona un po'.
cercavo di liberarmi da quelle che compresi essere braccia umane.

idem.

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Ciao Feleset. Mi piace molto il tuo modo di scrivere, di sicuro puoi migliorare ma mi pare che tu sia sulla strada giusta. Le metafore e le similitudini mi paiono tutte azzeccate, e sei molto brava a creare un'aura di suspense.

Il problema del racconto (a mio avviso, eh!) è proprio questo: troppa suspense per una storia in realtà ordinaria.

Nella prima parte, fino "le 19.43" eccetera, devo ammettere che nella lettura tendevo a saltare in avanti, alla ricerca del momento in cui la storia sarebbe entrata nel vivo, poi non ho avuto più problemi, mi sono sincronizzata con il giusto ritmo di lettura.

Ti segnalo alcune cosucce che avrei preferito scritte in manidera diversa (sempre, appunto, parere personale):

La frittata iniziò a cuocersi,
mi sembra una frase un po' pesante, avrei preferito qualcosa di più semplice.
Ma quando il mio piede pestò una briciola
anche questa immagine per me stona un po'.
cercavo di liberarmi da quelle che compresi essere braccia umane.

idem.

Ciao! Mi fa piacere che il mio modo di scrivere ti piaccia (ancora mi chiedo se dovrei darmi all'ippica XD) e sono perfettamente consapevole di poter migliorare, anche perché mi accorgo io stessa che con il passare del tempo i miei scritti migliorano (i primi che ho postato qui sul WD già li correggerei tutti, per dire XD).

La suspense è un effetto voluto. Ho voluto far in modo che l'autore sentisse l'ansia della donna, come se far passare anche solo un minuto in più significasse la fine. Ho esagerato volutamente, la donna prende le faccende di casa come se fosse una missione di guerra o comunque qualcosa in cui non si può lasciarsi andare.

Per quanto riguarda le correzioni, non ho capito cosa intendi per "pesante". Magari se mi fai qualche esempio di come avresti corretto le frasi capisco meglio. Non so proprio cosa stai cercando di dirmi.

Grazie mille, comunque! ^^

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Mi spiego meglio (scusa icon_lol.gif )

La frittata iniziò a cuocersi,
preferirei un "mentre la frittata cuoceva" ecc..
Ma quando il mio piede pestò una briciola
io punterei a un più semplice "Ma quando pestai una briciola"
cercavo di liberarmi da quelle che compresi essere braccia umane.

per me è meglio "cercai di liberarmi dalla stretta del mio compagno".

Per me non devi assolutamente darti all'ippica angry.gif

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Ospite Signor Ford

Il tuo racconto mi ha convinto, devo rendere merito a uno stile che comunque mi è sembrato impeccabile, non eccessivo o complesso, arrivando al dunque con un buon ritmo. Solitamente mi lascio coinvolgere da questi quadretti dove l'intento non è descrivere una situazione ricca di colpi di scena o un'ossessiva ricerca di suspense, perchè penso che parlare anche dell'ordinario ci renda più vicini e più compresibili (questo ovviamente è un mio parere), però qualcosa mi ha lasciato perplesso: nonostante sia una storia ordinaria, descritta in maniera che mi è piaciuta molto, ho faticato ad afferrare l'ossessione per gli orari della protagonista. Molto probabilmente perchè, gestendo un racconto con la descrizione della fretta a non far ritardo, mi ha portato a pensare che ci fosse dietro a tutta l'impalcatura qualcosa di inaspettato (mi chiedevo: perchè teme di non fare in tempo? cosa succede se ritarda?) ma poi non ho capito quale sia il motivo, non voleva farsi trovare durante i lavori di gestione della casa dal compagno? Era un avvenimento speciale e doveva ancora cambiarsi e farsi bella? Alla fine lui arriva (splendido il gesto dell'orologio e l'idea del tempo che si ferma) e si scopre che dall'indomani sono in ferie. Insomma, mi ha generato aspettativa che però mi è caduta sul finire, capendo che in realtà attendevo qualcosa che non faceva parte di questa storia.

A rileggerti!

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Capisco. Diciamo che le tue correzioni sono più "armoniose".

cercavo di liberarmi da quelle che compresi essere braccia umane.

per me è meglio "cercai di liberarmi dalla stretta del mio compagno".

Lei non si rende conto che si tratta del suo compagno finché lui non parla. Non l'ha sentito avvicinarsi, e quindi è giusto che anche il lettore non sappia chi sia. ^^

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Il tuo racconto mi ha convinto, devo rendere merito a uno stile che comunque mi è sembrato impeccabile, non eccessivo o complesso, arrivando al dunque con un buon ritmo. Solitamente mi lascio coinvolgere da questi quadretti dove l'intento non è descrivere una situazione ricca di colpi di scena o un'ossessiva ricerca di suspense, perchè penso che parlare anche dell'ordinario ci renda più vicini e più compresibili (questo ovviamente è un mio parere), però qualcosa mi ha lasciato perplesso: nonostante sia una storia ordinaria, descritta in maniera che mi è piaciuta molto, ho faticato ad afferrare l'ossessione per gli orari della protagonista. Molto probabilmente perchè, gestendo un racconto con la descrizione della fretta a non far ritardo, mi ha portato a pensare che ci fosse dietro a tutta l'impalcatura qualcosa di inaspettato (mi chiedevo: perchè teme di non fare in tempo? cosa succede se ritarda?) ma poi non ho capito quale sia il motivo, non voleva farsi trovare durante i lavori di gestione della casa dal compagno? Era un avvenimento speciale e doveva ancora cambiarsi e farsi bella? Alla fine lui arriva (splendido il gesto dell'orologio e l'idea del tempo che si ferma) e si scopre che dall'indomani sono in ferie. Insomma, mi ha generato aspettativa che però mi è caduta sul finire, capendo che in realtà attendevo qualcosa che non faceva parte di questa storia.

A rileggerti!

Ti ringrazio molto, i tuoi complimenti mi fanno davvero piacere. ^^

Ah, ti sei domandato perché ha fretta? Beh, semplicemente perché quel giorno il suo compagno lavora fino a sera (come si vede alla fine) mentre lei rientra alle tre e mezza, quindi si ritrova un sacco di cose da fare. Diciamo che ho voluto descrivere una sorta di ossessione: in realtà se non fa i lavori non la ammazza nessuno, però lei si sente perennemente in ansia, probabilmente perché lavora troppo. :D

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Ospite Signor Ford

Vedi ci ho pensato anche io a quest'aspetto, ma siccome non lo coglievo nella sue pienezza ho riletto nuovamente il racconto, pensando magari a una mia distrazione su qualche dettaglio che poteva essermi sfuggito. Eppure non colgo appieno la sua ossessione, la storia è troppo lineare, il suo pensiero, per quanto pervaso dalle ore che scorrono, non mi dà l'idea della "vera ansia da massaia". Ma va bene così. icon_cheesygrin.gif

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Ospite

Secondo me hai fatto un ottimo lavoro con questo racconto ^^

Una storia che sarebbe stata noiosissima sei riuscita a renderla divertente e scorrevole gestendo molto bene il ritmo e facendo percepire perfettamente l'ansia e il perfezionismo della protagonista.

Mi pare di notare che sei migliorata parecchio :)

Questo è un buon esercizio, ora però devi inizare a lavorare anche sulla trama :)

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Ospite

Mi trovo sommariamente d'accordo con Mastinu, durante il breve testo viene create tutta un'aspettativa e un'attesa nei confronti della storia che non viene appagata in nessun modo, al punto che arrivato alla fine mi son detto "Embé? Tutto qui? Non succede altro?".

Data la narrazione in prima persona e la puntigliosità per gli orari ( "«No!» mi uscì prima che potessi rendermene conto; le mie pupille si spostavano sulla lancetta dei secondi come un gatto che osserva una lucertola. Era tardi. Troppo tardi. E i minuti dopo le sette divennero quindici, quasi l'orologio si stesse beffando di me" ) l'attenzione ai dettagli (mentre cucina la frittata prepara la tavola elencando praticamente ogni elemento possibile) ci si aspetterebbe che la protagonista abbia un qualche tipo di tendenza ossessivo-compulsiva, invece non c'è assolutamente niente, semplice fretta la cui motivazione appare eccessiva.

Anche considerando la protagonista come una perfezionista stressata dal troppo lavoro mi pare che la carica d'aspettativa sia stata eccessiva rispetto a quello che alla fine sarà l'effetto delle sue azioni, tant'è che, appena visto il marito mi aspettavo assaggiasse la frittata solo per dire che faceva schifo e le lanciasse il piatto ma non è successo nemmeno questo :sss:

Riassumendo: tanto rumore per nulla, ti direi di gestire meglio la cosa dilatando maggiormente gli eventi (senza cambiarne la forma, se non vuoi perdere l'aspetto ossessivo-compulsivo) e trovare qualche motivazione più concreta per l'atteggiamento della protagonista, così com'è risulta troppo poco.

Oppure di dare un'altra forma alla sua fretta, descrivendola in maniera precisa ma più rapida e incisiva, così da poter giustificare comunque le sue azioni senza cambiare il finale e ottenere lo stesso effetto d'ansia.

Per la forma del testo: niente da eccepire, buono stile, abbastanza fluido da farsi leggere e farti arrivare alla fine senza interruzioni, come IceLady ci vedo un buon esercizio (di forma, di contenuti vale quanto detto sopra almeno secondo me) bella la scena finale adatta a quel che leggo volevi ottenere ma non tanto adatta a quel che si è venuto a creare (per quel che ho detto sopra, tanta aspettativa e poi non succede niente :sss: ) ma non un buon racconto, troppo scarno e poco motivato per quello.

Ultima cosa: perché "Routine"?

"Routine è il modo pratico e consueto di procedere nell'attività quotidiana." e da quel che leggo al commento di Mastinu mi par di capire che questa non sia una giornata consueta e che normalmente la sua routine sia diversa o,o (lavora fin dopo le tre, lavora sino alle tre ma di solito non ha tanto da fare... etc.).

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Grazie Icelady. ^^ Una cosa per volta, ho preferito partire con un racconto breve (quasi un esercizio di stile), poi tenterò via via cose più difficili.

Mi trovo sommariamente d'accordo con Mastinu, durante il breve testo viene create tutta un'aspettativa e un'attesa nei confronti della storia che non viene appagata in nessun modo, al punto che arrivato alla fine mi son detto "Embé? Tutto qui? Non succede altro?".

Data la narrazione in prima persona e la puntigliosità per gli orari ( "«No!» mi uscì prima che potessi rendermene conto; le mie pupille si spostavano sulla lancetta dei secondi come un gatto che osserva una lucertola. Era tardi. Troppo tardi. E i minuti dopo le sette divennero quindici, quasi l'orologio si stesse beffando di me" ) l'attenzione ai dettagli (mentre cucina la frittata prepara la tavola elencando praticamente ogni elemento possibile) ci si aspetterebbe che la protagonista abbia un qualche tipo di tendenza ossessivo-compulsiva, invece non c'è assolutamente niente, semplice fretta la cui motivazione appare eccessiva.

Anche considerando la protagonista come una perfezionista stressata dal troppo lavoro mi pare che la carica d'aspettativa sia stata eccessiva rispetto a quello che alla fine sarà l'effetto delle sue azioni, tant'è che, appena visto il marito mi aspettavo assaggiasse la frittata solo per dire che faceva schifo e le lanciasse il piatto ma non è successo nemmeno questo :sss:

Riassumendo: tanto rumore per nulla, ti direi di gestire meglio la cosa dilatando maggiormente gli eventi (senza cambiarne la forma, se non vuoi perdere l'aspetto ossessivo-compulsivo) e trovare qualche motivazione più concreta per l'atteggiamento della protagonista, così com'è risulta troppo poco.

Oppure di dare un'altra forma alla sua fretta, descrivendola in maniera precisa ma più rapida e incisiva, così da poter giustificare comunque le sue azioni senza cambiare il finale e ottenere lo stesso effetto d'ansia.

Per la forma del testo: niente da eccepire, buono stile, abbastanza fluido da farsi leggere e farti arrivare alla fine senza interruzioni, come IceLady ci vedo un buon esercizio (di forma, di contenuti vale quanto detto sopra almeno secondo me) bella la scena finale adatta a quel che leggo volevi ottenere ma non tanto adatta a quel che si è venuto a creare (per quel che ho detto sopra, tanta aspettativa e poi non succede niente :sss: ) ma non un buon racconto, troppo scarno e poco motivato per quello.

Ultima cosa: perché "Routine"?

"Routine è il modo pratico e consueto di procedere nell'attività quotidiana." e da quel che leggo al commento di Mastinu mi par di capire che questa non sia una giornata consueta e che normalmente la sua routine sia diversa o,o (lavora fin dopo le tre, lavora sino alle tre ma di solito non ha tanto da fare... etc.).

Grazie del commento. ^^ Che dire, l'idea di descrivere una scena quotidiana come se fosse una scena d'azione forse non mi è riuscita del tutto, nel senso che per la protagonista è davvero importante riuscire a portare a termine tutti i lavori prima che il compagno rientri a casa (o comunque lasciarsi meno lavori possibili per la sera), ma forse il lettore come dite voi si aspetta qualcosa di più. Non so, c'è da dire anche che ogni lettore percepisce la lettura in modo diverso.

In ogni caso mi fa piacere il tuo parere sulla forma del testo. ^^

Per quanto riguarda il titolo: beh, i lavori che fa sono una routine, anche se quella giornata è particolarmente impegnativa. La protagonista è intrappolata in questa ossessione perché fa le faccende tutti i giorni, non perché deve farle in quel particolare giorno. Inoltre ho pensato che il titolo si adattasse al fatto che alla fine viene menzionata la vacanza: staccare dalla routine quotidiana fatta di lavoro e faccende per lei non è facile.

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Ospite

Grazie del commento. ^^ Che dire, l'idea di descrivere una scena quotidiana come se fosse una scena d'azione forse non mi è riuscita del tutto, nel senso che per la protagonista è davvero importante riuscire a portare a termine tutti i lavori prima che il compagno rientri a casa (o comunque lasciarsi meno lavori possibili per la sera), ma forse il lettore come dite voi si aspetta qualcosa di più. Non so, c'è da dire anche che ogni lettore percepisce la lettura in modo diverso.

In ogni caso mi fa piacere il tuo parere sulla forma del testo. ^^

Per quanto riguarda il titolo: beh, i lavori che fa sono una routine, anche se quella giornata è particolarmente impegnativa. La protagonista è intrappolata in questa ossessione perché fa le faccende tutti i giorni, non perché deve farle in quel particolare giorno. Inoltre ho pensato che il titolo si adattasse al fatto che alla fine viene menzionata la vacanza: staccare dalla routine quotidiana fatta di lavoro e faccende per lei non è facile.

Aspettativa: Mh se è una questione di importanza e non di ossessione vera e propria allora sono dell'idea che vada un po' diluita l'aspettativa o,o

Titolo: capito o,o

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Ma l'idea sarebbe proprio quella di esagerare. Non è forse in prima persona? Che per voi (io mi sono immedesimato abbastanza con la protagonista in quanto mi devo occupare della famiglia e in casa "lavoro" allo stesso modo) la fretta e l'ossessione per i tempi siano immotivati non vuol dire che non non lo siano per la donna.

Non a caso, il racconto è stato scritto da una ragazza, e le due ragazze che hanno commentato non hanno notato incongruente la cosa, cosa che invece hanno fatto i maschi. Non che i maschi (io che sarei altrimenti? xD) non facciano le faccende domestiche eh, ma psicologicamente vengono affrontate in modo diverso, da alcune anche in questa maniera, difatti non ho riconosciuto solo me stesso nel suo (donna del racconto) modus operandi ma anche mia madre la mia ragazza ecc.

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Grazie del commento (ma tanto tu l'avevi già letto, quindi non conti XD).

Io non farei tutta questa distinzione tra uomini e donne. Probabilmente ci sono anche delle donne che non si riconoscono in quello che ho scritto, così come ci sono uomini (come te) che ci si riconoscono. Non credo che il sesso incida in questo senso, a meno che non si voglia porre la questione "le donne fanno le faccende, gli uomini vanno a lavorare".

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Ehi sto andando a statistica, non mi rompere ogni volta che voglio generalizzare un po' altrimenti non si può più ragionare xD

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A mio parere è un buon esercizio di stile, il ritmo è incalzante e si plasma bene al soggetto trattato. Ma non riesco ad afferrarne il senso. O meglio, il messaggio è chiarissimo però manca qualcosa, credo manchi il lavoro introspettivo sul personaggio principale, quel qualcosa che farebbe capire al lettore - o che almeno gli dia qualche indizio per capire - perché lei sia così ossessionata dal dover fare tutto esattamente in quel modo e entro quelle scadenze.

Quella che racconti più che routine è un comportamento compulsivo, quasi una psicosi, ed è poco credibile che una persona che si comporta in quel modo provi sollievo nel pensare che il giorno dopo partirà per le vacanze. Al contrario, solitamente una compulsione di quel tipo peggiora di fronte a un cambio di abitudini, seppur temporaneo.

Sulla forma nulla da dire, è il contenuto che mi lascia perplessa.

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A mio parere è un buon esercizio di stile, il ritmo è incalzante e si plasma bene al soggetto trattato. Ma non riesco ad afferrarne il senso. O meglio, il messaggio è chiarissimo però manca qualcosa, credo manchi il lavoro introspettivo sul personaggio principale, quel qualcosa che farebbe capire al lettore - o che almeno gli dia qualche indizio per capire - perché lei sia così ossessionata dal dover fare tutto esattamente in quel modo e entro quelle scadenze.

Quella che racconti più che routine è un comportamento compulsivo, quasi una psicosi, ed è poco credibile che una persona che si comporta in quel modo provi sollievo nel pensare che il giorno dopo partirà per le vacanze. Al contrario, solitamente una compulsione di quel tipo peggiora di fronte a un cambio di abitudini, seppur temporaneo.

Sulla forma nulla da dire, è il contenuto che mi lascia perplessa.

Ti ringrazio. Terrò presente il consiglio per i miei prossimi scritti (questo alla fine resta poco più che un esercizio di stile, in effetti). Intanto mi fa piacere sapere che almeno sulla forma ho raggiunto un buon risultato, è già qualcosa. ^^

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Ospite
Alle 17:55 mi ricordai che il bagno era sporco. Sfregai con la spugna

Il passaggio è troppo repentino. Nel senso, mi viene da pensare che le è venuto in mente mentre ritirava il bucato o mentre lo sistemava (10 minuti fanno pensare ciò) e quindi mancherebbe il passaggio nel quale entra in bagno)

Quando mi catapultai in cucina erano le 19:14

ecco, qui invece mi viene da pensare che in bagno ci ha messo troppo tempo. Io rivedrei un attimo i tempi.

Presi una padella e ci versai sopra dell'olio

dentro, non sopra

e io lavai l'insalata

non mi tornano di nuovo i tempi. La frittata dal singolo lato si cuoce in meno di due minuti, assolutamente insufficienti per permettere di lavare l'insalata. Quindi, meglio "misi a lavare l'insalata" o "misi a bagno l'insalata"

estrassi due bicchieri

brutto termine. Meglio "tirai fuori"

portai il pane

anche qui, termine inadeguato. "presi il pane"

agguantai una bottiglia

non bello, ma ci può stare... io avrei cambiato anche questo però

con un biglietto in mano

l'inciso va fra due virgole

da quelle che compresi essere braccia umane.

Stilisticamente brutto. Non è che ci voglia chissà quanto tempo per capire che sono braccia. E perché "umane"? C'era forse qualche possibilità che non fossero state umane? Nel complesso quindi, senza svelare troppo, io alleggerirei la frase, scrivendo: "...cercavo di liberarmi da quell'abbraccio."

che non ti sposi più?

io specificherei "che IO non ti sposi più?" per evitare confusione nel lettore

Già le venti

virgola dopo "già"

«Ma che fai?» esclamai

se dici "esclamai" dov'è il punto esclamativo? Quindi al limite "Ma che fai?!"

e lo afferrai per le braccia.

perché questo gesto?

finché un lampo mi accese il cervello.

io avrei scritto "finché un lampo mi si accese nel cervello" altrimenti sembra che fino a quel momento il suo cervello fosse spento, invece che in fremente attività.

le braccia gli circondai

virgola dopo braccia

con avidità

avidità??? non ne afferro il senso.

In silenzio, ferma

io utilizzerei "bloccata" per evitare la ripetizione con il "si fermò" della fine.

Allora...

Il racconto non è male, mi piace. Si coglie bene l'affanno e il senso di soffocamento, di oppressione e di dipendenza dall'orologio.

Io rivedrei però un attimo l'utilizzo di tanti aggettivi che stonano e quelle piccole incongruenze temporali, che ti ho segnalato. Se hai domande, chiedi pure.

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Grazie del commento. ^^

In pratica mi hai detto il contrario di quello che mi hanno detto gli altri. XD

Comunque, per quanto riguarda i tempi, penso che siano molto soggettivi: io per esempio ci metto una vita a fare qualunque cosa. XD In realtà non è importante cosa esattamente la protagonista abbia fatto, ciò che conta è che abbia lavorato. In ogni caso lei dopo aver pulito il bagno si mette a stirare, per quello passa così tanto tempo. Nel primo intervallo invece ho semplicemente supposto che avesse poca roba da raccogliere.

Ah, per la frittata: dipende da quante uova uno fa. Se ipotizziamo che il suo compagno abbia molta fame (cosa che si potrebbe facilmente pensare dato che torna da lavorare), potrebbe aver fatto anche sei uova. Però è vero che a lavare l'insalata ci si mette comunque troppo.

Per quanto riguarda le correzioni delle frasi, su alcune hai ragione, avrei dovuto esprimermi in modo diverso. Stai attento però che in alcuni casi le tue correzioni mi avrebbero causato delle ripetizioni: c'è un motivo se ho usato termini come "estrassi" o "afferrai" al posto di "presi"; semplicemente non potevo scrivere "presi il pane, presi i bicchieri, presi le bottiglie, ecc".

Ah, l'aggettivo "avidità" alla fine l'ho messo perché non me ne veniva un altro che spiegasse in modo chiaro cosa intendevo dire. Ci ho pensato parecchio, ma niente. In pratica volevo dire che la donna abbraccia il compagno con forza, ma non nel senso che vuole fargli male, nel senso che sente il bisogno del suo affetto.

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Ospite
Grazie del commento. ^^

In pratica mi hai detto il contrario di quello che mi hanno detto gli altri. XD

Non ho letto gli altri commenti, ora ci guardo...

Comunque, per quanto riguarda i tempi, penso che siano molto soggettivi

Sì, lo sono. L'importante è che siano verosimili. Questa dello stiro in effetti mi era sfuggita. In effetti avevo capito che non aveva stirato affatto perché si era attardata in bagno...

potrebbe aver fatto anche sei uova

icon_eek.gif povero fegato...

Per quanto riguarda le correzioni delle frasi, su alcune hai ragione, avrei dovuto esprimermi in modo diverso. Stai attento però che in alcuni casi le tue correzioni mi avrebbero causato delle ripetizioni: c'è un motivo se ho usato termini come "estrassi" o "afferrai" al posto di "presi"; semplicemente non potevo scrivere "presi il pane, presi i bicchieri, presi le bottiglie, ecc".

Sì, mi capita di utilizzare sinonimi per evitare le ripetizioni, ma l'importante è che siano sinonimi che ci stiano bene. Un paio di "prese" ce lo potevi mettere icon_wink.gif

Ah, l'aggettivo "avidità" alla fine l'ho messo perché non me ne veniva un altro che spiegasse in modo chiaro cosa intendevo dire. Ci ho pensato parecchio, ma niente. In pratica volevo dire che la donna abbraccia il compagno con forza, ma non nel senso che vuole fargli male, nel senso che sente il bisogno del suo affetto.

Secondo me "forza" rende benissimo l'idea.

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Se "forza" rende l'idea allora lo sostituisco, dato che anche io lo preferisco. È che avevo davvero paura che qualcuno potesse pensare che lei tenti di stritolarlo. XD

Ah, piccola parentesi: "povero fegato" dovresti dirlo al mio ragazzo, visto che io realmente gli cucino la frittata con la pancetta. XD

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"Maniacale" è la prima cosa che ho pensato. "Paranoica" e "ossessiva" l'hanno seguita.

Mi ha messo un gran bel senso di ansia, leggere della battaglia di questa anonima (proprio così, una donna qualsiasi, anche questo mi piace) protagonista contro il tempo.

Il racconto rimane frenetico, la lettura accelerata e tachicardica, finchè l'uomo non spacca l'orologio.

Solo allora il lettore si rilassa. Un buon esempio di empatia!

Il racconto è semplice, ben scritto, va giù come l'acqua.

Confesso che anche io mi aspettavo accadesse qualcosa alla fine, ma il fatto che ciò non sia successo non solo non mi ha deluso, ma mi ha dato prova del fatto che stavo leggendo qualcosa di originale.

Questa tensione infinita della protagonista (e con essa del lettore) verso "un qualcosa" è semplicemente frantumata come un vecchio orologio. La delusione è un ottimo risultato, vuol dire che il messaggio è arrivato.

Grammaticalmente nulla da segnalare: o non c'è, e quindi va bene, o non me ne sono accorto, e quindi la storia era abbastanza interessante da non farmene accorgere.

Ben fatto!

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