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Sygrid

Critiche

Post raccomandati

grazie villages, sei stato molto comprensivo e mi hai dato anche tu saggi consigli icon_wink.gif

Penso che, alla fine, se farò più esperienza riuscirò a stare più tranquilla. Infatti poco fa ho postato e spero di imparare moltissimo! Meglio voi che il mio relatore di tesi, comunque :fuma:

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Sperando che nelle undici pagine precedenti non ci siano state troppe divagazioni, rispondo come da topic.

Le critiche sono parte integrante della letteratura. Banale, ma è così.

A meno che non si scriva un diario prettamente personale o una lista della spesa, quello che buttiamo su carta è fatto per esser letto dagli altri, quindi sottoposto a giudizi, punti di vista; il bello è questo.

Se preserviamo i nostri testi dalla critica siamo al pari di un eterno dormiente.

Sarà un'altra banalità, ma ricevere complimenti non ci permette in alcun modo di spostare lo sguardo in avanti. E' sì importante, perché ci fa ricavare fiducia ed entusiasmo, ma a livello pratico un complimento ha un impatto minore rispetto a una critica, che invece ci trasforma in veri e propri ricercatori e perfezionisti.

Di solito ringrazio di cuore ogni singolo utente che posta qualcosa su quello che ho scritto, e soprattutto se in maniera sincera esprime il suo giudizio (ne viene da sé che considerandomi ancora molto "grezzo" riceva più critiche che complimenti).

Inoltre, più la critica è dura, più abbiamo modo di far lavorare il cervello: andiamo a scandagliare i perché, i per come, i quando, i dove. E se poi la durezza della critica è ingiustificata, al pari del complimento avremo un elemento in più per giudicare la nostra opera valida.

Per questo, e anche per le esperienze personali vissute finora, posso dire che le critiche sono un tesoro da preservare in ogni loro forma. Arrabbiarcisi sopra è proprio inutile! icon_cheesygrin.gif

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Aggiungo anch'io una possibile reazione:

Questa cosa è assolutamente esagerata! Nessuno nota un dettaglio di così poco conto! Che esagerazione! No, no, lo lascio così, tanto nessuno penserà a questa contraddizione insignificante!

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Aggiungo anch'io una possibile reazione:

Questa cosa è assolutamente esagerata! Nessuno nota un dettaglio di così poco conto! Che esagerazione! No, no, lo lascio così, tanto nessuno penserà a questa contraddizione insignificante!

a volte sono stata tentata di cadere anche in questo meccanismo :fuma: però è durato pochi secondi perché cerco di essere perfezionista, anche se non riesco mai a raggiungere un risultato sufficiente :-_-:

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Le critiche servono senza ombra di dubbio. Su questo punto altri prima di me hanno detto tutto ciò che c'era da dire per cui non mi ripeto.

Quello che vorrei chiedervi è come vi ponete nei confronti delle critiche giuste a livello di contenuti ma scritte in modo volgare e offensivo. Le accettate comunque fingendo che non siano così maleducate? Le rifiutate a priori?

Per me una critica può essere dura fino al limite (estremo del mio cosmo. fulmine di pegasus.... torniamo seri) ma deve essere sempre scritta con un tono educato, non deve mai essere offensiva. In rete invece di critiche infarcite di maleducazione se ne trovano in abbondanza. Come non citare Gamberetta... le critiche che muove sono spesso corrette (salvo quando è così presa dal voler criticare che si lascia sfuggire ovvietà) ma sfortunatamente sono scritte in modo così maleducato che non da solo fastidio all'autore del testo ma anche al semplice lettore... forse perché a me chi si mette in cattedra senza mostrare rispetto non piace.

La sua idea è che il valore di una critica non è influenzato dal tono con cui è espressa. È davvero così?

Sia chiaro non sto facendo una campagna contro questa ragazza o altro, lei è solo la classica goccia che fa traboccare il vaso.

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Ospite

Io semplicemente, siccome sono una persona civile, chiedo che la gente si rivolga a me con lo stesso tono civile, se uno mi insulta e pensa di avere il diritto di insultarmi perché si sente superiore, io penso di avere il diritto di sbattermente altamente di quello che dice.

Di persone intelligenti e educate ce ne sono tante in giro che possono darmi consigli migliori anche senza sputarmi in faccia.

Per dirla molto terra terra -_-

Quando posto qualcosa qui nel WD gli utenti espongono sempre in modo pacato le loro impressioni, a volte anche molto diverse dalle mie e sempre in modo pacato si stabilisce un dialogo, cosa che l'insulto gratuito non fa, essendo a senso unico e dall'alto di un piedistallo, quindi personalmente preferisco avere a che fare con persone che mi trattano da loro pari e con cui posso parlare tranquillamente.

Stroncatura non è sinonimo di critica costruttiva.

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La critica intelligente deve essere motivata.

In quel caso le critiche sono utili...

Le offese non sono critiche, ma offese e basta.

E allora per quanto possa essere giusta, non credo nemmeno che sia degna di risposta.

Le critiche dure non sono quelle che offendono, ma sono quelle che tirano fuoi tutti i difetti di un testo senza fartene passare liscia nemmeno una... :facepalm:

Onestamente di critiche (in letteratura ancora poche per la verità, per mancanza di materiale) ne ho ricevute tante, ma quelle in cui lo scopo centrale era colpire l'autore e non l'opera le ho sempre lasciate perdere, perché non sono utili per migliorare ma solo per farti rodere il fegato.

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Ospite

Mi è capitato di ricevere critiche offensive, ma se sono giuste, al limite posso far finta di ignorarle e non degnarle di risposta, però non posso non tenerne conto solo perché il modo era sbagliato.

Ciò che conta alla fine è la sostanza. Il modo maleducato mi servirà solamente a farmi un giudizio negativo sulla persona che me l'ha fatta, ma finisce lì.

@Jair

La reazione da te descritta la conosco bene. Siccome io sono uno che tendenzialmente spulcia i dettagli, me la sento rivangare spesso. E alla domanda: "ma chi ci fa caso?" tendo a rispondere: "Io, per esempio!"

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@Jack Nel tuo discorso c'è un problema di fondo. Se leggo una recensione offensiva ma corretta dal punto id vista sostanziale di un libro altrui mi è piuttosto facile rendermi conto della sua correttezza ma non lo è altretanto se il libro è il mio. Se mi sento insultare che motivo ho di ritenere corrette quelle critiche? Se fossi in grado di vedere dove sbaglio non avrei bisogno di critiche per migliorare.

Non dimentichiamoci che spesso chi fa questo tipo di critiche viene colpito da deliri di onnipotenza e si fa prendere la mano dalla voglia di "criticare" e puntualmente non vede più cose ovvie (vedi il mio ultimo intervento nel topic di Licia Troisi per capire cosa intendo http://www.writersdream.org/forum/viewtopic.php?f=31&t=116&start=30#p128734

Ancora più spesso poi proprio da parte di questi recensori (o presunti tali) si trovano le boiate più assurde che ne minano la credibilità. Sempre per riferirmi a Gamberetta basta guardare le sue FAQ per iniziare a dubitare se vale la pena di dar retta alle sue recensioni, senza poi parlare di quando scrive che Manzoni scrive da schifo (un intero articolo dedicato...). Lei sfortunatamente è solo un esempio (tra l'altro come ho già detto in genere nelle recensioni indica punti corretti, questo bisogna dargliene atto)

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La sua idea è che il valore di una critica non è influenzato dal tono con cui è espressa. È davvero così?

Secondo me non è così. Da una parte, non è che i critici scarseggino e se la critica è valida arriverà anche da qualche altra parte.

Ma soprattutto, chi mi dice che sia davvero una tua sensazione e non solo un desiderio di metterti in mostra? Quello che si cerca quando si sottopone un testo a critica, non è sapere se ci sono magagne (ci sono per definizione), ma solo se queste magagne danno fastidio al lettore. Ma se uno si mette con la lente d'ingrandimento a cercare le pulci, è ovvio che scova anche la cosa più insignificante, o spaccia per errori cose che non lo sono.

@Jack Nel tuo discorso c'è un problema di fondo. Se leggo una recensione offensiva ma corretta dal punto id vista sostanziale di un libro altrui mi è piuttosto facile rendermi conto della sua correttezza ma non lo è altretanto se il libro è il mio. Se mi sento insultare che motivo ho di ritenere corrette quelle critiche? Se fossi in grado di vedere dove sbaglio non avrei bisogno di critiche per migliorare.

Quoto.

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Ospite
@Jack Nel tuo discorso c'è un problema di fondo. Se leggo una recensione offensiva ma corretta dal punto id vista sostanziale di un libro altrui mi è piuttosto facile rendermi conto della sua correttezza ma non lo è altretanto se il libro è il mio. Se mi sento insultare che motivo ho di ritenere corrette quelle critiche? Se fossi in grado di vedere dove sbaglio non avrei bisogno di critiche per migliorare.

Forse è questione di abitudine.

Ormai sottopongo i miei lavori al pubblico da quasi 20 anni, e inoltre lavoro a contatto col pubblico, quindi sono molto abituato a ricevere critiche di tutti i generi, di tutti i tipi, e per tutto quello che faccio, dalla scrittura al lavoro stesso.

Questa lunga esperienza mi ha insegnato a saper distinguere l'offesa gratuita alla critica offensiva ma motivata, mi ha insegnato a filtrare ciò che è buono da ciò che non lo è, mi ha insegnato la pazienza, la sopportazione.

Con questo non giustifico chi si comporta così, non sopporto chi utilizza questo metodo di critica come modus operandi, e quindi, una volta... due volte... poi queste critiche le salto, non le leggo, ma comunque non mi toccano.

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Ospite

Il problema è che un critico che si pone sul piedistallo e insulta non sa fare il suo lavoro, anche il critico è scrittore e la regola prima di uno scrittore è di attirare l'attenzione del lettore e convincerlo a seguirlo.

In questo caso bisogna distinguere: chi è il destinatario delle critiche?

E' il lettore e la critica serve a dirgli di non buttare i soldi per comprare quel libro?

O è l'autore e la critica serve a dirgli dove ha sbagliato e perché?

Nel primo caso un tono acceso magari può servire a sottolineare e a "convincere" a non leggere un libro (cosa che fa molto piazzista da televendita)

Nel secondo caso come dicevo prima, bisogna stabilire un dialogo con l'autore, se tu a uno dici "sei un cretino e non sai scrivere" questo ti saluta e se ne va per i fatti suoi. Giustamente.

Aggiungo un'ultima considerazione personale: dire a qualcuno di non comprare un libro perché fa schifo lo trovo piuttosto superficiale e stupidotto, uno può dire che il libro non gli piace, ma consigliare a qualcuno magari con gusti opposti ai propri di non comprarlo è inutile, se a uno piace un genere, per quanto trash sia, se lo leggerà comunque.

Faccio un esempio: da ragazzina ho letto le cronache di Dragon Lance, se stessi ad ascoltare chi distrugge i fantasy avrei dovuto buttarle via perché sono considerate scarse. A me sono piaciute e se mi capiterà un po' di tempo leggerò altri libri, per citare swetty: nessuno è mai morto per aver letto un brutto libro. Tutto questo accanimento io non lo capisco, sinceramente.

Sembra più un sistema per sfogare le proprie frustrazioni e deliri di onnipotenza.

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Critiche...

Ho un approccio ambivalente: mi rendo conto che la critica costruttiva è utile, permette di migliorarsi. Se la critica è costruttiva sono disposto anche a tollerare che venga fatta in modo poco simpatico. Se la ritengo non costruttiva semplicemente la ignoro.

L'autoreferenzialità non aiuta mai.

Quanto sopra non toglie che quando vengo criticato un po' ci resto male. icon_cry.gif In realtà mi dispiace: io vorrei scrivere sempre bene, regalare agli altri lo stesso piacere che provo io a leggere un buon libro/racconto/poesia.

Una critica significa che ho fallito in questo intento.

Ho però imparato dalle critiche una cosa importantissima: una storia è chiara nella mia testa.

Renderla altrettanto chiara anche al lettore che può solo leggere quello che scrivo e non può leggermi nel pensiero quello che volevo dire è difficilissimo! wallbash.gif

Ed è anche molto difficile per me rileggere e correggere quello che scrivo: io "so" quello che volevo dire e quando rileggo una mia storia tutto fila.

Ma quanto di questo universo logico e coerente sono riuscito a trasferire sulla carta e quanto è invece solo nella mia mente? E' proprio dura per me.

In conclusione: ho bisogno di voi! HELP! :facepalm: Per cui ingoiare l'orgoglio ferito, ben vengano le critiche e pedalare!

Ciao

Vittorio

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Ospite
Una critica significa che ho fallito in questo intento.

Sbagliato!

Una critica significa che hai fallito nel tuo intento con quella persona. E basta.

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Ho però imparato dalle critiche una cosa importantissima: una storia è chiara nella mia testa.

Renderla altrettanto chiara anche al lettore che può solo leggere quello che scrivo e non può leggermi nel pensiero quello che volevo dire è difficilissimo! wallbash.gif

Ed è anche molto difficile per me rileggere e correggere quello che scrivo: io "so" quello che volevo dire e quando rileggo una mia storia tutto fila.

Ma quanto di questo universo logico e coerente sono riuscito a trasferire sulla carta e quanto è invece solo nella mia mente? E' proprio dura per me.

E' esattamente quello che succede a me! Soprattutto per quanto riguarda i racconti brevi. Però in questi giorni postare sul WD mi ha aiutato tantissimo.

A questo proposito volevo ringraziare tutti quelli che mi hanno sopportata icon_cheesygrin.gif giuro che in futuro avrò meno ansie xD

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Ho però imparato dalle critiche una cosa importantissima: una storia è chiara nella mia testa.

Renderla altrettanto chiara anche al lettore che può solo leggere quello che scrivo e non può leggermi nel pensiero quello che volevo dire è difficilissimo! wallbash.gif

Ed è anche molto difficile per me rileggere e correggere quello che scrivo: io "so" quello che volevo dire e quando rileggo una mia storia tutto fila.

Ma quanto di questo universo logico e coerente sono riuscito a trasferire sulla carta e quanto è invece solo nella mia mente? E' proprio dura per me.

E' esattamente quello che succede a me! Soprattutto per quanto riguarda i racconti brevi. Però in questi giorni postare sul WD mi ha aiutato tantissimo.

A questo proposito volevo ringraziare tutti quelli che mi hanno sopportata icon_cheesygrin.gif giuro che in futuro avrò meno ansie xD

meglio di me, io i problemi li ho fra quello che ho in testa (una figata) e quello che esce nello scritto (non proprio una figata) icon_cheesygrin.gif

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Di solito le persone che leggevano i miei racconti dicevano che scrivevo bene, ma poi non spiegavano.

Da quando sono qui ho capito molte cose.

Molti trucchi del mestiere.

Le critiche mi hanno aiutato a crescere.

Le critiche mi hanno fatto incazzare un casino.

Le critiche mi aiuteranno a crescere.

Le critiche continueranno a farmi incazzare un casino.

Eppure continuerò a scrivere, e ad aspettare critiche.

Saluti

VelvetA

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meglio di me, io i problemi li ho fra quello che ho in testa (una figata) e quello che esce nello scritto (non proprio una figata) icon_cheesygrin.gif

*schiaffeggia*

icon_cheesygrin.gif

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Personalmente, penso che chi critichi un opera letteraria, qualunque essa sia, debba avere delle motivazioni valide.

Finora non mi è mai capitato che qualcuno mi dicesse: "Ehi! Questo tuo racconto è orrendo!" Certo, è probabile che qualcuno non apprezzerà le mie opere... quando succederà, mi farò spiegare cosa non va secondo costui per cercare di

migliorarmi. Di andare in depressione non se ne parla nemmeno: io scrivo perchè mi rende felice, per qual motivo dovrei smettere? Perchè qualcuno dice che i miei racconti sono brutti? Ma andiamo...

Io ascolterei la critica e poi... se degna di nota mi impegno a controbattere o ad accettarla, altrimenti... non ci bado...

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Di andare in depressione non se ne parla nemmeno: io scrivo perchè mi rende felice, per qual motivo dovrei smettere? Perchè qualcuno dice che i miei racconti sono brutti? Ma andiamo...

Sono d'accordo... thumbup.gif

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Darei per acquisito che le critiche servono. Le cerco, le accetto e ne tengo conto. Naturalmente attribuisco un maggior peso alle osservazioni del lettore competente....E qui si pone il problema: l'editore ( specie se ci pubblica ) lo è per definizione; il lettore/valutatore per es. di WD o di "letture incrociate" (anch'io lo sono) lo do per "attrezzato" a giudicare il testo. Se invece si tratta di persona d'ignota "preparazione" il giudizio m'interessa comunque, quale pubblico ipotetico, ma la critica può essere impropria. Anche in questo caso però - se si scrivono libri d'intrattenimento e non saggi o trattati destinati agli addetti - il rifiuto globale di chicchessia ( brutto, noioso, non si capisce...) non sarà costruttivo però parla chiaro

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Personalmente adoro criticare ed essere criticata. Perché vuol dire che qualcuno non ha solo letto la mia storia, l'ha analizzata, ci ha speso del tempo, ha cercato di capirla fino in fondo.

Questo almeno è quello che faccio io, dunque se gli altri fanno lo stesso per me vado in estasi, anche se la critica è negativa o magari non sono d'accordo. Diamine quella persona ha perso del tempo per me! La storia comunque ha catturato il suo interesse, e visto che è il mio obbiettivo primario quando scrivo (io non ci credo che uno scrive solo per se stesso, o meglio, se lo fa non pubblica da nessuna parte, nemmeno qui) mi ritengo appagata! ^^

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Personalmente adoro criticare ed essere criticata. Perché vuol dire che qualcuno non ha solo letto la mia storia, l'ha analizzata, ci ha speso del tempo, ha cercato di capirla fino in fondo.

Questo almeno è quello che faccio io, dunque se gli altri fanno lo stesso per me vado in estasi, anche se la critica è negativa o magari non sono d'accordo. Diamine quella persona ha perso del tempo per me! La storia comunque ha catturato il suo interesse, e visto che è il mio obbiettivo primario quando scrivo (io non ci credo che uno scrive solo per se stesso, o meglio, se lo fa non pubblica da nessuna parte, nemmeno qui) mi ritengo appagata! ^^

ciao Noa, in teoria quoterei il tuo discorso, che non fa una piega ma credimi che molte recensioni sono dettate da fattori che contano ben poco con la passione di chi legge e chi scrive. Io sono un blogger e collaboro con riviste e siti. Mi capita di recensire o giudicare molti dischi, demo di artisti emergenti. Faccio un parallelo con la musica, convinto che la differenza sia appena sottile.

Sono sempre stato "libero" nelle mie parole, nei miei giudizi, libero da ogni tipo di condizionamento e, come dici tu, se voglio poi muovere delle critiche - positive o negative che siano - devo leggere/ascoltare i prodotti con attenzione.

Ma molti recensori o critici si limitano a sparare sentenze, senza magari nemmeno aver completato un'opera, aver ascoltato un disco. Bisogna prendere con le pinze anche i critici.

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Ospite
Ma molti recensori o critici si limitano a sparare sentenze, senza magari nemmeno aver completato un'opera, aver ascoltato un disco. Bisogna prendere con le pinze anche i critici.

Ovviamente.

Molti critici criticano solo per il gusto di trovare i difetti in ciò che scrivi. Ma anche questo fa parte del gioco. Tutto sta a saperli riconoscere e non prendersela quando succede...

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Di solito le persone che leggevano i miei racconti dicevano che scrivevo bene, ma poi non spiegavano.

Da quando sono qui ho capito molte cose.

Molti trucchi del mestiere.

Le critiche mi hanno aiutato a crescere.

Le critiche mi hanno fatto incazzare un casino.

Le critiche mi aiuteranno a crescere.

Le critiche continueranno a farmi incazzare un casino.

Eppure continuerò a scrivere, e ad aspettare critiche.

Saluti

VelvetA

Queste parole le voglio scolpite in un blocco di marmo a futura memoria.

Gli appunti che ho ricevuto sulle quattro sciocchezzuole postate qui mi sono state più utili e gradite di tutti i complimenti stile "brava brava bambina scrivi così bene non ho capito un tubo del tuo racconto ma è bellissimo lo stesso e non so neanche spiegarti perché" incassati nel corso degli anni.

Forse sto cascando nell'estremo opposto, dato che a volte, quando mi sento dire che la robaccia piena di errori fattuali, buchi nel plot e sentimentalismo stucchevole che ho scritto al liceo è "vera letteratura" (cito testualmente), metto mano a un metaforico revolver. Poi be', vado in libreria, vedo sullo scaffale meraviglie così e ridimensiono un po' il pessimismo...

La verità è che, personalmente, mi piace rifinire e dirozzare quello che scrivo, più ancora che vomitare parole sulla pagina bianca. Le critiche in questo sono una manna, come si può ben immaginare: se riconosco che c'è qualcosa di intelligente e motivato da prendere, passo sopra anche ai toni sgarbati (contro i quali, grazie al cielo, ho la pelle piuttosto dura). E poi, naturalmente, c'è la questione dell'orgoglio: cerco di essere il più sportiva e coriacea possibile riguardo le critiche perché mi rifiuto di somigliare a certe persone cui ho avuto la sfortuna di fornire feedback dettagliato - garbatissimo nella forma e con annotazioni positive ma, bonsignùr, meglio la deportazione all'Isola del Diavolo che promuovere a pieni voti otto pagine in corpo 12 che vanno avanti a forza di indicativo-virgola-gerundio indicativo-virgola-gerundio indicativo-virgola-gerundio con abbondanti spruzzate di infodump. L'autrice di questo pezzo ha reagito alle critiche (mie e di altri lettori che puntualizzavano gli stessi difetti) affermando che stavamo distruggendo la sua autostima e che non avrebbe mai più postato scritti perché "non serve a niente farsi ripetere cose che sa già". E con ciò è diventata il mio anti-modello di vita.

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Non creo un topic nuovo, ma in questi giorni mi sta frullando un dubbio in testa.

Le critiche indicano quello che il lettore percepisce e servono (almeno per me) per vedere se le cose arrivano o no. Però mi spiazzano quando sono del tipo "non devi scrivere così perché se no sembra X" e io volevo esattamente che sembrasse X. Ossia, per esempio, due personaggi stanno trattando e io voglio dare l'impressione senza dirlo che uno dei due ceda malvolentieri su un qualche punto, quindi gli faccio dire una qualche battuta o compiere qualche azione in questo senso, senza però dire "non gli piaceva cedere su questo punto ma doveva farlo lo stesso".

A questo punto, puntuale come le tasse: il personaggio non dovrebbe dire A o fare B perché se no sembra che ceda malvolentieri.

Io queste non so proprio come gestirle, non capisco se sono io che sbaglio da qualche parte o il lettore che si aspetta qualcosa e gliene arriva un'altra e si sente deluso. blink1.gif

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Io penso dipenda dal tipo di lettore, ci sono quelli che si fanno "portare" dall'autore, ossia che si siedono leggono e seguono il tuo filo logico senza farsi troppi problemi, e quelli che invece vogliono prendere il controllo e quindi si fanno delle aspettative che non corrispondono alle tue intenzioni, quindi sei inserirai un personaggio-mammoletta ti diranno "ma questo personaggio è una mammoletta" pensando che tu non lo sappia e abbia commesso un errore quando invece si tratta di una scelta stilistica o una scelta di trama che può dipendere anche molto dal gusto personale o da esigenze di copione e quindi non per forza è "sbagliato".

In quel caso l'unica cosa da fare penso sia prendere atto del fatto che il tuo messaggio è arrivato a destinazione così come volevi trasmetterlo, che è la cosa più importante.

Se si uccide un personaggio magari molto amato, sicuramente ci sarà chi si lamenta, ma non per questo l'autore deve fare un sondaggio e decidere chi salvare e chi no sulla base del gradimento. Un romanzo non è il Grande Fratello (non che una cosa simile non si possa organizzare, anzi sarebbe un esperimento interessante ^_^)

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Non creo un topic nuovo, ma in questi giorni mi sta frullando un dubbio in testa.

Le critiche indicano quello che il lettore percepisce e servono (almeno per me) per vedere se le cose arrivano o no. Però mi spiazzano quando sono del tipo "non devi scrivere così perché se no sembra X" e io volevo esattamente che sembrasse X. Ossia, per esempio, due personaggi stanno trattando e io voglio dare l'impressione senza dirlo che uno dei due ceda malvolentieri su un qualche punto, quindi gli faccio dire una qualche battuta o compiere qualche azione in questo senso, senza però dire "non gli piaceva cedere su questo punto ma doveva farlo lo stesso".

A questo punto, puntuale come le tasse: il personaggio non dovrebbe dire A o fare B perché se no sembra che ceda malvolentieri.

Io queste non so proprio come gestirle, non capisco se sono io che sbaglio da qualche parte o il lettore che si aspetta qualcosa e gliene arriva un'altra e si sente deluso. blink1.gif

Allora...

ciò che conta, è che il lettore percepisca ciò che tu vuoi che percepisca. Se poi il lettore da quella scena si aspetta un'altra cosa, a te non deve importare.

Perché il lettore ha una visione parziale della storia, mentre solo tu hai la visione globale e sai dove devi andare a parare...

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...

Se si uccide un personaggio magari molto amato, sicuramente ci sarà chi si lamenta, ma non per questo l'autore deve fare un sondaggio e decidere chi salvare e chi no sulla base del gradimento.

...

Concordo con tutto.

Sul fatto dell'uccisione del personaggio senza sondaggio, però, ci andrei con le molle.

misery.jpg&h=190&w=140

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