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Lucy L.

L'ultima notte - Cap. 1 [Parte 1/2]

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Capitolo 1

«E’ permesso?»

La ragazza bussò alla porta, candida quasi quanto il suo sorriso piegando leggermente di lato la testa per guardare attraverso la fessura che si era creata.

«Sì? Chi è?»

«Ehm salve, Il mio nome è...»

«Avanti si sbrighi ad entrare così le faccio quel dannato autografo e va via perché sono molto impegnato.»

Il ragazzo che era disteso sul letto si passò una mano tra i capelli rosso fuoco lunghi fino al collo, sottili come spaghetti con fare altezzoso e pieno di sé provocando una forte risata nella ragazza che, spalancando al porta, entrò in quella camera d’ospedale che odorava di disinfettante e brodo di pollo.

«Mi dispiace per lei Kaerney, ma io non sono una sua fan bensì la sceneggiatrice. Le ho fatto mandare il copione qualche settimana fa.»

Jack Kaerney squadrò dalla testa ai piedi la ragazza che aveva di fronte: alta più o meno un metro e settantacinque che indossava jeans, t – shirt e converse verdi. Ad occhio e croce poteva avere vent’anni.

«Sì, proprio ora stavo leggendo la scena della piscina. Prego si sieda, mi perdoni per la cattiva figura.»

«Si figuri, perdoni lei me per non averla avvertita del mio arrivo ma non ho avuto modo di contattarla. In ogni modo il mio nome è...»

Prima che lei potesse pronunciare il suo nome, Jack l’anticipò.

«Kimberley Leyburn felice di conoscerla. A quanto pare lei sa già chi sono quindi non credo ci sia bisogno di ulteriori presentazioni.»

«Sono contenta che conosca il mio nome ma mi scusi...io non so assolutamente chi lei sia.»

Kim, dopo aver preso posto sull’unica sedia disponibile in quel piccolo quadrato bianco sorrise accavallando le gambe. Jack le rivolse uno sguardo interrogativo.

«Ma come? Ha appena pronunciato il mio cognome.»

«Il fatto che io sappia il suo cognome non implica che io la conosca e che non ci sia bisogno di presentarsi. Lei non crede?»

Il ragazzo deglutì e i suoi occhi grigi screziati d’azzurro si abbassarono sul lenzuolo. Era la seconda volta che lei lo metteva in imbarazzo, non gli era mai capitato di sentirsi così a disagio con una ragazza. Di solito era lui che prendeva in mano la situazione e che affascinava tutte con il suo carisma ma con Kimberley Leyburn non funzionava.

«Mi chiamo Jack Kaerney e devo confessarle che il suo copione mi ha conquistato.»

«Sono compiaciuta. Magari dopo la convalescenza può aiutarmi a scegliere gli altri attori per i ruoli secondari e quello per il ruolo della protagonista. Che cosa ne dice?»

Jack ci pensò su per un po’ poi decise che non avrebbe declinato l’offerta e che l’avrebbe volentieri aiutata. Le ispirava fiducia e il suo copione gli piaceva davvero tanto.

«Può contare su di me. Mi dimetteranno venerdì mattina, che ne dice se sabato sera andiamo a cena? Ovviamente una cena di lavoro così mi parlerà meglio di questo suo film e magari ci accorderemo sui giorni per le audizioni.»

Kim sorrise scuotendo la lunga massa di capelli nocciola le cui ciocche ondulate ricadevano morbide sulle sue spalle.

«Mi sembra un’ottima idea.» Guardò l’orologio ben stretto al suo polso sinistro. «Si è fatto tardi Signor Kaerney è meglio che vada. Le do il mio numero di telefono, mi chiami se ha bisogno di qualcosa.»

Estrasse un post – it arancione dalla sua borsa, ci scribacchiò sopra il suo numero di telefono e lo attaccò sulla pagina aperta del copione che Jack teneva sulle gambe.

«Grazie mille.»

«Di nulla, buonanotte...Jack.»

Detto ciò Kim andò via chiudendosi la porta alle proprie spalle lasciando Jack solo immerso nel proprio silenzio intento a fissare ancora quel post – it arancione.

«Allora, com’è andata?»

«Come vuoi che sia andata? E’ un attore Jane e qui si parla solo ed esclusivamente di lavoro.»

Jane Scott 26 anni, manager di Kimberley nonché confidente e amica più fidata guidava lungo la strada per il ritorno a casa e contemporaneamente voleva assolutamente sapere, nei minimi dettagli di cosa avessero parlato Jack e Kim in quella camera di ospedale.

«Sì, sì come no...avanti ti ha fatto qualche proposta indecente?»

«Jane! Cerca di contenerti...Jack Kaerney non vanta una luna schiera di ragazze che gli vanno dietro e non ha mai fatto proposte indecenti a nessuno, tantomeno a me e poi, per la cronaca, sei stata tu a sceglierlo per la parte di Robert e non io.»

Jane sorrise maliziosamente mentre parcheggiava l’auto sulla strada che costeggiava la casa di Kim.

«Perché sono certa che lui è più che perfetto per quella parte, fidati di me. E credo anche che tu debba fare Drew la protagonista.»

Kim sospirò sonoramente chiudendo gli occhi poi li riaprì e rivolse uno sguardo indecifrabile alla sua compagna seduta di fianco con il busto ruotato nella sua direzione.

«Non posso farlo, io sono la sceneggiatrice e il mio compito è quello di scrivere il copione non quello di recitare. Non so nemmeno se mi assegneranno la regia...spero proprio di sì.»

Jane sbottò.

«Oh andiamo! Tanti di quelli attori hanno recitato nei film scritti e diretti da loro!»

«Ad esempio?»

«Sylvester Stallone, Mel Gibson e potrei continuare all’infinito!»

Tra le ragazze calò un silenzio colmo di imbarazzo quasi nessuna delle due sapesse più cosa dire quando all’improvviso Kim si voltò verso l’amica facendole un sorriso.

«Io non sono un’attrice e non lo farò mai. Buonanotte Jane, grazie per il passaggio.»

Con fare quasi imperiale scese dall’auto, chiuse la portiera e si diresse verso la porta di casa sua. Jane era così abituata agli sbalzi d’umore dell’amica che non fece nulla per richiamarla e in silenzio accese i motori dell’auto e ripartì lasciandosi tutto alle spalle.

Quando Kim entrò in casa notò immediatamente la spia rossa della segreteria telefonica accesa ma decise per il momento di ignorarla perché aveva bisogno di una bella doccia calda.

Il viaggio da Gosmore, paesino vicino Londra, a Seattle l’aveva stancata parecchio e appena arrivata era subito corsa da Jack Kaerney per chiedergli cosa ne pensasse del copione senza mangiare ne ripulirsi.

Finalmente era a casa e poteva godersi quella doccia e quella cena tanto desiderata.

Magistralmente chiuse per bene la porta d’ingresso comprese tutte le porte e le finestre di quella casa a due piani affidatale dalla nonna in eredità poi si diresse al piano superiore dove finalmente potè chiudersi in bagno e rilassarsi completamente.

Mentre si liberava dalle pinzette che le tenevano alzato il ciuffo si guardò allo specchio e si accorse della stanchezza dipinta sul suo volto. Aveva le occhiaie leggermente scure, il trucco era praticamente assente e i capelli letteralmente fuori posto, fortunatamente quel ragazzo non aveva osato commentare il suo stato decisamente pessimo e aveva avuto la decenza di tenere i suoi pensieri negativi per se...sempre che avesse fatto caso a com’era conciata.

Con fermezza scosse la testa. Era solo lavoro, si disse, non poteva permettersi il lusso di pensare a frivolezze del genere e soprattutto non doveva curarsi di quello che pensavano gli attori dei “comuni mortali” perché d’altro canto anche loro senza trucco diventano come tutti gli altri ma lui...lui le era sembrato diverso...cos’aveva lui che altri attori con cui aveva fatto conoscenza non avevano?

Con questo pensiero che le ronzava per la testa entrò nel box doccia rivestito da pannelli in plastica opaca e lasciò che il getto dell’acqua calda accarezzandole prima la testa scendesse lungo tutta la sua schiena procurandole sollievo.

Nel momento esatto in cui poggiò il piede destro fuori dal box doccia il cordless cominciò a suonare.

Kim ancora una volta lo ignorò e immersa nel fumo di condensa si diresse nuovamente allo specchio, afferrò un pettine e cominciò a spazzolare i propri capelli profumati al cocco.

La segreteria attaccò: «Salve a tutti, sono Kim e non sono in casa lasciate un messaggio dopo il segnale acustico ciaoo. Ehi sono sempre io...questo è il quinto messaggio che ti lascio...possibile che tu non sia ancora arrivata a casa? Richiamami appena puoi.»

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«E’ permesso?»

La ragazza bussò alla porta, candida quasi quanto il suo sorriso piegando leggermente di lato la testa per guardare attraverso la fessura che si era creata.

Se uno apre la mia porta prima che io abbia detto “avanti” mi incazzo.

Candida è la ragazza o la porta?

mano tra i capelli rosso fuoco lunghi fino al collo, sottili come spaghetti

Scusa? I capelli sono molto più sottili degli spaghetti. La dizione corretta sarebbe spessi come spaghetti.

«Mi dispiace per lei Kaerney, ma io non sono una sua fan bensì la sceneggiatrice. Le ho fatto mandare il copione qualche settimana fa.»

Prosegue la maleducazione della ragazza. A scuola ci si chiama per cognome, nei rapporti professionali no: “Mi dispiace per lei, sig. Kaerney” o se vuoi rimarcare l’ambientazione anglofona “Mi dispiace per lei, mr. Kaerney”

Jack Kaerney squadrò dalla testa ai piedi la ragazza che aveva di fronte: alta più o meno un metro e settantacinque che indossava jeans, t – shirt e converse verdi. Ad occhio e croce poteva avere vent’anni.

Niente “che”. Converse è una marca vero? Allora maiuscolo.

20 anni sono pochi per una sceneggiatrice.

Il ragazzo che era disteso sul letto

«Sì, proprio ora stavo leggendo la scena della piscina. Prego si sieda, mi perdoni per la cattiva figura.»

Alt! Dove si svolge l’azione? L’unico posto che riesca a immaginare dove si entri solo bussando su una porta e si trova uno a letto è un ospedale.

Jack firma autografi, quindi è famoso, presumo ricco e non ha nessuno al suo servizio né body gard né maggiordomi? O forse stai descrivendo un pazzo mitomane?

«Sono contenta che conosca il mio nome ma mi scusi...io non so assolutamente chi lei sia.»

«Il fatto che io sappia il suo cognome non implica che io la conosca e che non ci sia bisogno di presentarsi. Lei non crede?»

Ti ispiri a Ionesco o a Beckett?

Una sceneggiatrice giovane e sconosciuta (lui non l’ha riconosciuta subito)si reca da un famoso attore (regista, produttore) e cosa pretende di sapere, oltre il nome?

Gruppo sanguigno, n° di carta di credito?

Io personalmente non firmo autografi, non sono nessuno, ma a questa battuta inviterei la sig.ina Kimberley Leyburn ad andare a fare in …., altro che imbarazzarmi.

«Mi chiamo Jack Kaerney e devo confessarle che il suo copione mi ha conquistato.»

Luana, nei rapporti commerciali non funziona così.

La sceneggiatrice vuole vendere il proprio prodotto a Jack, qualunque cosa sia (attore, regista…)

Immagina questa scena: tu e un venditore ambulante:

Venditore: “Guardi questa collana”

Tu: “questa collanina è meravigliosa”

Venditore: Pensavo di chiedere 10 euro, pronto a venderla per 5, ora dico:”Sì bellissima, solo 30 euro”

Magari dopo la convalescenza può aiutarmi a scegliere gli altri attori per i ruoli secondari e quello per il ruolo della protagonista. Che cosa ne dice?»

No! Qualunque sia la tipologia dello spettacolo, teatro, cinema, televisione lo sceneggiatore non sceglie nulla. La scelta è del regista o del produttore.

«Può contare su di me. Mi dimetteranno venerdì mattina, che ne dice se sabato sera andiamo a cena? Ovviamente una cena di lavoro così mi parlerà meglio di questo suo film e magari ci accorderemo sui giorni per le audizioni.»

Allora siamo veramente in ospedale!

manager di Kimberley

Dal poco che so, gli scrittori non hanno manager.

«Jane! Cerca di contenerti...Jack Kaerney non vanta una luna schiera di ragazze che gli vanno dietro e non ha mai fatto proposte indecenti a nessuno, tantomeno a me e poi, per la cronaca, sei stata tu a sceglierlo per la parte di Robert e non io.»

Immagino che volessi scrivere “Jack Kaerney vanta una lunga schiera di ragazze che gli vanno dietro e non ha mai fatto proposte indecenti a nessuno”

Incongruenza severa: ma se Kim ha detto di non conoscere Jack tanto da pretendere di ricevere una presenazione.

«Oh andiamo! Tanti di quelli attori hanno recitato nei film scritti e diretti da loro!»

«Ad esempio?»

«Sylvester Stallone, Mel Gibson e potrei continuare all’infinito!»

Solo dopo che sono diventati star!

Nessuno investe i soldi necessari per fare un film su uno sconosciuto/a.

Mentre si liberava dalle pinzette che le tenevano alzato il ciuffo

Non si chiamano forcine?

Un unico commento possibile: scrivi di ciò che conosci.

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Allora Bradipi comincio con il ringraziarti per i tuoi consigli che sono certa, si riveleranno molto utili in futuro :)

Prima di tutto devo dire che ho scritto questo primo capitolo vagando un po' con la fantasia senza curarmi molto di come davvero funziona il mondo dello spettacolo dato che in genere non scrivo storie di questo tipo e soprattutto non faccio mai racconti in terza persona per cui questa per me è una prima volta.

Se uno apre la mia porta prima che io abbia detto “avanti” mi incazzo. Candida è la ragazza o la porta

Allora qui magari dovevo specificare che la ragazza bussa e chiede è permesso allo stesso tempo e che sbircia soltato. Ovviamente siccome il protagonista maschile sta leggendo non si accorge di ciò.

Per quanto riguarda la frase: "candida quasi quanto il suo sorriso" è ovvio che in questo caso candida è riferita alla porta. E' stato un mio errore quello di non mettere la frase tra le virgole.

Prosegue la maleducazione della ragazza. A scuola ci si chiama per cognome, nei rapporti professionali no: “Mi dispiace per lei, sig. Kaerney” o se vuoi rimarcare l’ambientazione anglofona “Mi dispiace per lei, mr. Kaerney”

Hai pienamente ragione ma l'omissione di signore è voluta, non per sottolineare la maleducazione della ragazza, quanto la sua sfrontatezza dato che lui l'ha appena tratta come una ragazzina idiota.

Alt! Dove si svolge l’azione? L’unico posto che riesca a immaginare dove si entri solo bussando su una porta e si trova uno a letto è un ospedale.

Jack firma autografi, quindi è famoso, presumo ricco e non ha nessuno al suo servizio né body gard né maggiordomi? O forse stai descrivendo un pazzo mitomane?

Che si tratta di un ospedale lo dico esplicitamente continuando la frase: "Il ragazzo che era disteso sul letto si passò una mano tra i capelli rosso fuoco lunghi fino al collo, sottili come spaghetti con fare altezzoso e pieno di sé provocando una forte risata nella ragazza che, spalancando al porta, entrò in quella camera d’ospedale che odorava di disinfettante e brodo di pollo.

E poi il fatto che uno sia ricco e famoso non vuol dire che automaticamente abbia maggiordomi ecc...e poi nelle cliniche private o negli ospedali non è possibile fare una cosa del genere. Per quanto ne sappia.

Niente “che”. Converse è una marca vero? Allora maiuscolo.

20 anni sono pochi per una sceneggiatrice.

20 anni sono pochi per una sceneggiatrice che proviene da una famiglia povera. Capisco quale sia il tuo dubbio ma avevo intenzione di parlare capitolo per capitolo della storia della ragazza e solitamente non spiego tutto nel primo capitolo.

Ti ispiri a Ionesco o a Beckett?

Una sceneggiatrice giovane e sconosciuta (lui non l’ha riconosciuta subito)si reca da un famoso attore (regista, produttore) e cosa pretende di sapere, oltre il nome?

Gruppo sanguigno, n° di carta di credito?

Io personalmente non firmo autografi, non sono nessuno, ma a questa battuta inviterei la sig.ina Kimberley Leyburn ad andare a fare in …., altro che imbarazzarmi.

Questa battuta l'ho inserita di proposito perché detesto la superiorità degli attori che solo perché sono famosi non hanno bisogno di presentazioni. Può suonare patetica ma con questa frase ho voluto accentuare ulteriormente la sfacciataggine della protagonista che anche nonostante sappia perfettamente chi è Jack lo coglie di sorpresa e lui avendo un carattere dolce e mansueto si imbarazza.

Luana, nei rapporti commerciali non funziona così.

La sceneggiatrice vuole vendere il proprio prodotto a Jack, qualunque cosa sia (attore, regista…)

Immagina questa scena: tu e un venditore ambulante:

Venditore: “Guardi questa collana”

Tu: “questa collanina è meravigliosa”

Venditore: Pensavo di chiedere 10 euro, pronto a venderla per 5, ora dico:”Sì bellissima, solo 30 euro”

Ho capito solo che il copione è già stato venduto a un produttore che comparirà sucessivamente ed è stato poi spedito all'attore che in questo caso è Jack. Ovviamente se è sbagliato mi correggo.

No! Qualunque sia la tipologia dello spettacolo, teatro, cinema, televisione lo sceneggiatore non sceglie nulla. La scelta è del regista o del produttore.

Lo so perfettamente che lo sceneggiatore non decide nulla è per questo che Kimberley è sia regista che sceneggiatrice. Ovviamente le cose risulteranno più chiare andando avanti con la lettura.

Dal poco che so, gli scrittori non hanno manager.

Jane è la sua manager primo perché è sua amica e secondo perché per quando Kim possa sembrare povera proviene da una famiglia ricca e facoltosa che può permettersi qualsiasi cosa.

Immagino che volessi scrivere “Jack Kaerney vanta una lunga schiera di ragazze che gli vanno dietro e non ha mai fatto proposte indecenti a nessuno”

Incongruenza severa: ma se Kim ha detto di non conoscere Jack tanto da pretendere di ricevere una presenazione.

Ho risposto prima dicendo che lei sa perfettamente chi è Jack.

Solo dopo che sono diventati star!

Nessuno investe i soldi necessari per fare un film su uno sconosciuto/a.

Concordo pienamente ma dovrai leggere il seguito per capire il motivo di quest' affermazione.

Non si chiamano forcine?

Le forcine sono piccole e sottili io invece immaginavo proprio delle pinzettine colorate :)

Ti ringrazio ancora per aver commentato e grazie per i consigli :) la prossima volta farò qualche ricerca in più così da essere più precisa e dettagliata :) comunque ho voluto riportare uno ad uno i tuoi commenti così da farti comprendere il motivo delle mie scelte :)

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Concordo pienamente ma dovrai leggere il seguito per capire il motivo di quest' affermazione.

Lucy, proprio no! I lettori cercano tutte le ragioni per non leggerti, sei tu che devi essere più affascinate della televisione, tanto per fare un esempio.

Non pensare allo staff di questo forum: noi leggiamo tutto quello che viene postato, ma non così chi compra un libro.

Per le visite in ospedale: negli ospedali pubblici nei normali reparti di degenza all'orario di ingresso può entrare chiunque, nelle terapi intensive o semiintensive o nessuno o una/due persone. Ma se un VIP si ricovera stai sicura che vi è una sorveglianza che evita ai fan di entrare: immagina un paparazzo che entra e fotografa un attore mentre è in pigiama, con ovvio danno per l'immagine del fotografato.

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Concordo pienamente ma dovrai leggere il seguito per capire il motivo di quest' affermazione.

Lucy, proprio no! I lettori cercano tutte le ragioni per non leggerti, sei tu che devi essere più affascinate della televisione, tanto per fare un esempio.

Non pensare allo staff di questo forum: noi leggiamo tutto quello che viene postato, ma non così chi compra un libro.

Per le visite in ospedale: negli ospedali pubblici nei normali reparti di degenza all'orario di ingresso può entrare chiunque, nelle terapi intensive o semiintensive o nessuno o una/due persone. Ma se un VIP si ricovera stai sicura che vi è una sorveglianza che evita ai fan di entrare: immagina un paparazzo che entra e fotografa un attore mentre è in pigiama, con ovvio danno per l'immagine del fotografato.

Si lo so che devo essere io quella che deve affascinare il lettore però voglio specificare che questo è il genere di racconto che non destinerei mai alla pubblicazione. L'ho solo postato per primo per imparare a ricevere critiche e soprattutto per migliorarmi. Questo è il mio primo racconto in terza persona e tu mi hai fatto capire che ho sbagliato determinate cose e che in futuro presterò attenzione a non commettere gli stessi errori e per questo ti ringrazio. Per quanto riguarda l'ospedale hai ragione c'è sorveglianza ma non maggiordomi.

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Mi piace il tuo atteggiamento, molti alle prime critiche se ne vanno un po' offesi, per cui commento in modo un po' più dettagliato, sperando che possa esserti utile.

La ragazza bussò alla porta, candida quasi quanto il suo sorriso piegando leggermente di lato la testa per guardare attraverso la fessura che si era creata.

questa frase non funziona bene, bussa e insieme piega la testa per guardare, ok, fin qui ci sta, ma "la fessura che si era creata" mi fa chiedere quando? Forse la porta era già socchiusa, allora metterei qualcosa tipo "la ragazza bussò alla porta socchiusa, piegando appena la testa di lato per guardare attraverso lo spiraglio. (mi piace di più di fessura, ma è solo gusto personale). Eviterei il candida perché è ambiguo a chi si riferisca. Oppure se la apre lei lo metterei, prima che bussi. Tipo: "La ragazza aprì la porta senza fare rumore, socchiudendola un poco, quindi piegò la testa per guardare attraverso lo spiraglio e in quel momento bussò.

- E' permesso?

Qualcosa del genere sono solo esempi migliorabili.

«Sì? Chi è?»

«Ehm salve, Il mio nome è...»

Continua il problema di ambientazione poco chiara, chi risponde vede la ragazza?

«Avanti si sbrighi ad entrare così le faccio quel dannato autografo e va via perché sono molto impegnato.»

e va via non mi piace come suona. Inoltre usi dannato che mi fa pensare che il personaggio sia alquanto cafone, ma andando avanti poi non sembra più così.

Il ragazzo che era disteso sul letto si passò una mano tra i capelli rosso fuoco lunghi fino al collo, sottili come spaghetti con fare altezzoso e pieno di sé provocando una forte risata nella ragazza che, spalancando al porta, entrò in quella camera d’ospedale che odorava di disinfettante e brodo di pollo.

Suonano male i tre che. Il primo lo eviterei senza problemi "Il ragazzo disteso sul letto si passò una mano..." funziona lo stesso.

Inoltre non capisco quale punto di vista tu voglia assumere, quello del ragazzo? Della ragazza o del narratore esterno? Sembrerebbe quest'ultimo, però l'introdurre l'odore di disinfettante e di brodo quando entra la ragazza mi sposta nel punto di vista di lei, altrimenti il narratore lo direbbe prima, tipo.

"Il ragazzo disteso sul letto, in quella camera che odorava di disinfettante e brodo di pollo, si passò una mano fra i lunghi capelli rosso fuoco, lisci (meglio lisci che sottili come dice Bradipo gli spaghetti sono più spessi) come spaghetti, in un gesto che denotava la stessa arroganza della frase appena pronunciata. La ragazza scoppiò in una risata, spalancò la porta ed entrò nella camera."

E' sempre un esempio scritto velocemente senza badare troppo allo stile, ma in questo caso capisco che a narrare è un narratore che mi sta dicendo quel che accade senza entrare nei pensieri dell'uno o dell'altra, per ora, può sempre farlo in seguito.

Oppure.

"Il ragazzo disteso sul letto si passò una mano fra i lunghi capelli rosso fuoco, lisci come spaghetti, in un gesto così arrogante da provocare una risata nella ragazza. Lei, ridendo, spalancò la porta ed entrò nella camera investita dall'odore di disinfettante e brodo di pollo. (qua il narratore si mette dalla parte della ragazza)

Jack Kaerney squadrò dalla testa ai piedi la ragazza che aveva di fronte: alta più o meno un metro e settantacinque che indossava jeans, t – shirt e converse verdi. Ad occhio e croce poteva avere vent’anni.

«Sì, proprio ora stavo leggendo la scena della piscina. Prego si sieda, mi perdoni per la cattiva figura.»

«Si figuri, perdoni lei me per non averla avvertita del mio arrivo ma non ho avuto modo di contattarla. In ogni modo il mio nome è...»

Prima che lei potesse pronunciare il suo nome, Jack l’anticipò.

«Kimberley Leyburn felice di conoscerla. A quanto pare lei sa già chi sono quindi non credo ci sia bisogno di ulteriori presentazioni.»

«Sono contenta che conosca il mio nome ma mi scusi...io non so assolutamente chi lei sia.»

Kim, dopo aver preso posto sull’unica sedia disponibile in quel piccolo quadrato bianco sorrise accavallando le gambe. Jack le rivolse uno sguardo interrogativo.

«Ma come? Ha appena pronunciato il mio cognome.»

«Il fatto che io sappia il suo cognome non implica che io la conosca e che non ci sia bisogno di presentarsi. Lei non crede?»

Il ragazzo deglutì e i suoi occhi grigi screziati d’azzurro si abbassarono sul lenzuolo. Era la seconda volta che lei lo metteva in imbarazzo, non gli era mai capitato di sentirsi così a disagio con una ragazza. Di solito era lui che prendeva in mano la situazione e che affascinava tutte con il suo carisma ma con Kimberley Leyburn non funzionava.

qua passi al punto di vista di Jack. E allora magari meglio farlo per tutta la scena, fin dall'inizio, mi aiuta a focalizzarmi su un personaggio, oppure fare come hai fatto, ma senza spostarsi sulla ragazza.

Non mi piace la descrizione fisica dei personaggi quando è così insieme scarna e dettagliata. Di una persona si notano l'altezza e quello che veste? Non credo di ognuno si nota un qualche particolare e dipende da chi sta guardando. Qua guarda Jack e piuttosto che elencare che vestiti indossa, magari si sofferma sul bel viso, o sul fisico prosperoso o qualcosa di più personalizzato.

«Sono contenta che conosca il mio nome ma mi scusi...io non so assolutamente chi lei sia.»

detta così è una bugia, perché qualcosa sa altrimenti si troverebbe lì per caso e non conoscerebbe neppure il suo nome. Lo metterei in un altro modo.

«Sono compiaciuta. Magari dopo la convalescenza può aiutarmi a scegliere gli altri attori per i ruoli secondari e quello per il ruolo della protagonista. Che cosa ne dice?»

la sceneggiatrice non mi pare faccia anche il casting? La battuta non mi suona comunque naturale.

«Allora, com’è andata?»

«Come vuoi che sia andata? E’ un attore Jane e qui si parla solo ed esclusivamente di lavoro.»

Jane Scott 26 anni, manager di Kimberley nonché confidente e amica più fidata guidava lungo la strada per il ritorno a casa e contemporaneamente voleva assolutamente sapere, nei minimi dettagli di cosa avessero parlato Jack e Kim in quella camera di ospedale.

«Sì, sì come no...avanti ti ha fatto qualche proposta indecente?»

Mi sono chiesta se parlassero al telefono o cosa, specificherei che anche Kimberley è sull'auto. Poi alla prima domanda dell'amica Kimberley fa tutto lei icon_cheesygrin.gif L'amica le ha solo chiesto com'è andata, mica se Jack le è saltato addosso. Poteva risponderle "Bene, mi sembra un ottimo professionista disponibile a collaborare nella scelta del resto del cast." e invece risponde che hanno parlato solo di lavoro, presupponendo una curiosità dell'amica che al lettore non arriva. Potresti mettere che l'amica le chieda qualcosa tipo "Allora, che tipo è? E' carino, ci ha provato eccetera".

I due avverbi così vicini stanno male. Toglierei assolutamente, già si capisce l'urgenza con "minimi dettagli".

«Jane! Cerca di contenerti...Jack Kaerney non vanta una luna schiera di ragazze che gli vanno dietro e non ha mai fatto proposte indecenti a nessuno, tantomeno a me e poi, per la cronaca, sei stata tu a sceglierlo per la parte di Robert e non io.»

Quindi lo conosce bene, per sapere queste cose, o è comunque interessata a lui per conoscere questi particolari della sua vita.

«Oh andiamo! Tanti di quelli attori hanno recitato nei film scritti e diretti da loro!»

quegli

In generale il dialogo mi sa un po' di poco spontaneo.

Il viaggio da Gosmore, paesino vicino Londra, a Seattle l’aveva stancata parecchio e appena arrivata era subito corsa da Jack Kaerney per chiedergli cosa ne pensasse del copione senza mangiare ne ripulirsi.

Magistralmente chiuse per bene la porta d’ingresso comprese tutte le porte e le finestre di quella casa a due piani affidatale dalla nonna in eredità poi si diresse al piano superiore dove finalmente potè chiudersi in bagno e rilassarsi completamente.

non ci vuole maestria nel chiudere una porta, cambierei avverbio, anzi lo ometterei proprio.

Il comprese è sbagliato, le porte e finestre di quella casa non sono comprese nel chiudere la porta d'ingresso.

Buttare lì che la nonna le ha lasciato la casa in eredità stona un po', mentre chiude le porte, sto osservando cosa fa, chiude le finestre e quel particolare che c'entra? Amplierei di più la descrizione della casa, così da poter aggiungere anche quel particolare.

Aveva le occhiaie leggermente scure, il trucco era praticamente assente e i capelli letteralmente fuori posto, fortunatamente quel ragazzo non aveva osato commentare il suo stato decisamente pessimo e aveva avuto la decenza di tenere i suoi pensieri negativi per se...sempre che avesse fatto caso a com’era conciata.

sugli avverbi, forse sono un po' troppi? icon_cheesygrin.gif

Con fermezza scosse la testa. Era solo lavoro, si disse, non poteva permettersi il lusso di pensare a frivolezze del genere e soprattutto non doveva curarsi di quello che pensavano gli attori dei “comuni mortali” perché d’altro canto anche loro senza trucco diventano come tutti gli altri ma lui...lui le era sembrato diverso...cos’aveva lui che altri attori con cui aveva fatto conoscenza non avevano?

I puntini di sospensione usali con molta parsimonia. La domanda poi mi suona male, mi viene da pensare lo chiedi a me? Sei tu che scrivi, dimmi perché ora le viene da pensare che Jack è diverso, che cosa l'ha colpita di lui.

In generale quello che mi passa di questo personaggio femminile, è che non è vero che le importa del lavoro, di pensieri sul lavoro non ne fa manco mezzo, ma sia solo una scusa per mostrarla come ragazza interessata al lavoro e non ai ragazzi. Da quel che si legge è interessata al risvolto romantico o simili del lavoro. Aggiungi pezzi in cui si chiede qualcosa della sceneggiatura, di quello che l'aspetta. Oppure dì chiaramente che questo tizio le piace.

Non so che tipo di storia sarà, magari equivoco pensando a un innamoramento fra i due, però nei romanzi/racconti d'amore c'è sempre questo voler mettere che alla ragazza non piace il ragazzo, o non lo vuole ammettere. Può funzionare se gestito bene, ma in altri casi, come questo sembra più una forzatura.

Spero ti sia un po' utile il commento, è comunque solo la mia umile opinione. icon_smile.gif

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La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo questo scritto, è che l'autrice sia piuttosto giovane.

La seconda sono stati certi fumetti che leggevo da ragazzino. Roba giapponese, sopratutto. In cui magari i protagonisti erano attratti l'uno dall'altra ma la tiravano per le lunghe per centinaia di episodi, prima di scambiarsi anche solo un bacetto. Tra equivoci, imbarazzi e coincidenze di ogni genere. Si parlava di innamoramenti tra star nascenti della pallavolo e allenatori, tra principesse e garzoni. Qui c'è in ballo qualcosa tra un presunto quotatissimo attore sciupa femmine e una - apparentemente anonima sceneggiatrice.

Magari ai tempi questi giochetti funzionavano. Forse perché ero molto più giovane, forse perché comunque gli autori ci sapevano mettere un pò di pepe. Non so.

Al momento, non ho trovato nessuna attrattiva nel continuare a leggere la tua storia -te lo dico con tutta sincerità- trovo che si muova tutto troppo goffamente, e i punti salienti li hanno già sottolineati benissimo Bradipo e Nerinacodamozza. Scrivi di ciò che sai, come ti ha suggerito il primo, oppure se non sai documentati il più possibile, aggiungo io. Il tuo racconto è troppo acerbo, se descrivi una situazione verosimile, è necessario che lo sia il più possibile, non lasciare niente al caso.

Non so, continuo a immaginarti giovane icon_cheesygrin.gif Allora il consiglio migliore è davvero quello di scrivere di ciò che conosci, sarà il modo migliore per farti "le ossa."

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Mi piace il tuo atteggiamento, molti alle prime critiche se ne vanno un po' offesi, per cui commento in modo un po' più dettagliato, sperando che possa esserti utile.
La ragazza bussò alla porta, candida quasi quanto il suo sorriso piegando leggermente di lato la testa per guardare attraverso la fessura che si era creata.

questa frase non funziona bene, bussa e insieme piega la testa per guardare, ok, fin qui ci sta, ma "la fessura che si era creata" mi fa chiedere quando? Forse la porta era già socchiusa, allora metterei qualcosa tipo "la ragazza bussò alla porta socchiusa, piegando appena la testa di lato per guardare attraverso lo spiraglio. (mi piace di più di fessura, ma è solo gusto personale). Eviterei il candida perché è ambiguo a chi si riferisca. Oppure se la apre lei lo metterei, prima che bussi. Tipo: "La ragazza aprì la porta senza fare rumore, socchiudendola un poco, quindi piegò la testa per guardare attraverso lo spiraglio e in quel momento bussò.

- E' permesso?

Qualcosa del genere sono solo esempi migliorabili.

«Sì? Chi è?»

«Ehm salve, Il mio nome è...»

Continua il problema di ambientazione poco chiara, chi risponde vede la ragazza?

«Avanti si sbrighi ad entrare così le faccio quel dannato autografo e va via perché sono molto impegnato.»

e va via non mi piace come suona. Inoltre usi dannato che mi fa pensare che il personaggio sia alquanto cafone, ma andando avanti poi non sembra più così.

Il ragazzo che era disteso sul letto si passò una mano tra i capelli rosso fuoco lunghi fino al collo, sottili come spaghetti con fare altezzoso e pieno di sé provocando una forte risata nella ragazza che, spalancando al porta, entrò in quella camera d’ospedale che odorava di disinfettante e brodo di pollo.

Suonano male i tre che. Il primo lo eviterei senza problemi "Il ragazzo disteso sul letto si passò una mano..." funziona lo stesso.

Inoltre non capisco quale punto di vista tu voglia assumere, quello del ragazzo? Della ragazza o del narratore esterno? Sembrerebbe quest'ultimo, però l'introdurre l'odore di disinfettante e di brodo quando entra la ragazza mi sposta nel punto di vista di lei, altrimenti il narratore lo direbbe prima, tipo.

"Il ragazzo disteso sul letto, in quella camera che odorava di disinfettante e brodo di pollo, si passò una mano fra i lunghi capelli rosso fuoco, lisci (meglio lisci che sottili come dice Bradipo gli spaghetti sono più spessi) come spaghetti, in un gesto che denotava la stessa arroganza della frase appena pronunciata. La ragazza scoppiò in una risata, spalancò la porta ed entrò nella camera."

E' sempre un esempio scritto velocemente senza badare troppo allo stile, ma in questo caso capisco che a narrare è un narratore che mi sta dicendo quel che accade senza entrare nei pensieri dell'uno o dell'altra, per ora, può sempre farlo in seguito.

Oppure.

"Il ragazzo disteso sul letto si passò una mano fra i lunghi capelli rosso fuoco, lisci come spaghetti, in un gesto così arrogante da provocare una risata nella ragazza. Lei, ridendo, spalancò la porta ed entrò nella camera investita dall'odore di disinfettante e brodo di pollo. (qua il narratore si mette dalla parte della ragazza)

Jack Kaerney squadrò dalla testa ai piedi la ragazza che aveva di fronte: alta più o meno un metro e settantacinque che indossava jeans, t – shirt e converse verdi. Ad occhio e croce poteva avere vent’anni.

«Sì, proprio ora stavo leggendo la scena della piscina. Prego si sieda, mi perdoni per la cattiva figura.»

«Si figuri, perdoni lei me per non averla avvertita del mio arrivo ma non ho avuto modo di contattarla. In ogni modo il mio nome è...»

Prima che lei potesse pronunciare il suo nome, Jack l’anticipò.

«Kimberley Leyburn felice di conoscerla. A quanto pare lei sa già chi sono quindi non credo ci sia bisogno di ulteriori presentazioni.»

«Sono contenta che conosca il mio nome ma mi scusi...io non so assolutamente chi lei sia.»

Kim, dopo aver preso posto sull’unica sedia disponibile in quel piccolo quadrato bianco sorrise accavallando le gambe. Jack le rivolse uno sguardo interrogativo.

«Ma come? Ha appena pronunciato il mio cognome.»

«Il fatto che io sappia il suo cognome non implica che io la conosca e che non ci sia bisogno di presentarsi. Lei non crede?»

Il ragazzo deglutì e i suoi occhi grigi screziati d’azzurro si abbassarono sul lenzuolo. Era la seconda volta che lei lo metteva in imbarazzo, non gli era mai capitato di sentirsi così a disagio con una ragazza. Di solito era lui che prendeva in mano la situazione e che affascinava tutte con il suo carisma ma con Kimberley Leyburn non funzionava.

qua passi al punto di vista di Jack. E allora magari meglio farlo per tutta la scena, fin dall'inizio, mi aiuta a focalizzarmi su un personaggio, oppure fare come hai fatto, ma senza spostarsi sulla ragazza.

Non mi piace la descrizione fisica dei personaggi quando è così insieme scarna e dettagliata. Di una persona si notano l'altezza e quello che veste? Non credo di ognuno si nota un qualche particolare e dipende da chi sta guardando. Qua guarda Jack e piuttosto che elencare che vestiti indossa, magari si sofferma sul bel viso, o sul fisico prosperoso o qualcosa di più personalizzato.

«Sono contenta che conosca il mio nome ma mi scusi...io non so assolutamente chi lei sia.»

detta così è una bugia, perché qualcosa sa altrimenti si troverebbe lì per caso e non conoscerebbe neppure il suo nome. Lo metterei in un altro modo.

«Sono compiaciuta. Magari dopo la convalescenza può aiutarmi a scegliere gli altri attori per i ruoli secondari e quello per il ruolo della protagonista. Che cosa ne dice?»

la sceneggiatrice non mi pare faccia anche il casting? La battuta non mi suona comunque naturale.

«Allora, com’è andata?»

«Come vuoi che sia andata? E’ un attore Jane e qui si parla solo ed esclusivamente di lavoro.»

Jane Scott 26 anni, manager di Kimberley nonché confidente e amica più fidata guidava lungo la strada per il ritorno a casa e contemporaneamente voleva assolutamente sapere, nei minimi dettagli di cosa avessero parlato Jack e Kim in quella camera di ospedale.

«Sì, sì come no...avanti ti ha fatto qualche proposta indecente?»

Mi sono chiesta se parlassero al telefono o cosa, specificherei che anche Kimberley è sull'auto. Poi alla prima domanda dell'amica Kimberley fa tutto lei icon_cheesygrin.gif L'amica le ha solo chiesto com'è andata, mica se Jack le è saltato addosso. Poteva risponderle "Bene, mi sembra un ottimo professionista disponibile a collaborare nella scelta del resto del cast." e invece risponde che hanno parlato solo di lavoro, presupponendo una curiosità dell'amica che al lettore non arriva. Potresti mettere che l'amica le chieda qualcosa tipo "Allora, che tipo è? E' carino, ci ha provato eccetera".

I due avverbi così vicini stanno male. Toglierei assolutamente, già si capisce l'urgenza con "minimi dettagli".

«Jane! Cerca di contenerti...Jack Kaerney non vanta una luna schiera di ragazze che gli vanno dietro e non ha mai fatto proposte indecenti a nessuno, tantomeno a me e poi, per la cronaca, sei stata tu a sceglierlo per la parte di Robert e non io.»

Quindi lo conosce bene, per sapere queste cose, o è comunque interessata a lui per conoscere questi particolari della sua vita.

«Oh andiamo! Tanti di quelli attori hanno recitato nei film scritti e diretti da loro!»

quegli

In generale il dialogo mi sa un po' di poco spontaneo.

Il viaggio da Gosmore, paesino vicino Londra, a Seattle l’aveva stancata parecchio e appena arrivata era subito corsa da Jack Kaerney per chiedergli cosa ne pensasse del copione senza mangiare ne ripulirsi.

Magistralmente chiuse per bene la porta d’ingresso comprese tutte le porte e le finestre di quella casa a due piani affidatale dalla nonna in eredità poi si diresse al piano superiore dove finalmente potè chiudersi in bagno e rilassarsi completamente.

non ci vuole maestria nel chiudere una porta, cambierei avverbio, anzi lo ometterei proprio.

Il comprese è sbagliato, le porte e finestre di quella casa non sono comprese nel chiudere la porta d'ingresso.

Buttare lì che la nonna le ha lasciato la casa in eredità stona un po', mentre chiude le porte, sto osservando cosa fa, chiude le finestre e quel particolare che c'entra? Amplierei di più la descrizione della casa, così da poter aggiungere anche quel particolare.

Aveva le occhiaie leggermente scure, il trucco era praticamente assente e i capelli letteralmente fuori posto, fortunatamente quel ragazzo non aveva osato commentare il suo stato decisamente pessimo e aveva avuto la decenza di tenere i suoi pensieri negativi per se...sempre che avesse fatto caso a com’era conciata.

sugli avverbi, forse sono un po' troppi? icon_cheesygrin.gif

Con fermezza scosse la testa. Era solo lavoro, si disse, non poteva permettersi il lusso di pensare a frivolezze del genere e soprattutto non doveva curarsi di quello che pensavano gli attori dei “comuni mortali” perché d’altro canto anche loro senza trucco diventano come tutti gli altri ma lui...lui le era sembrato diverso...cos’aveva lui che altri attori con cui aveva fatto conoscenza non avevano?

I puntini di sospensione usali con molta parsimonia. La domanda poi mi suona male, mi viene da pensare lo chiedi a me? Sei tu che scrivi, dimmi perché ora le viene da pensare che Jack è diverso, che cosa l'ha colpita di lui.

In generale quello che mi passa di questo personaggio femminile, è che non è vero che le importa del lavoro, di pensieri sul lavoro non ne fa manco mezzo, ma sia solo una scusa per mostrarla come ragazza interessata al lavoro e non ai ragazzi. Da quel che si legge è interessata al risvolto romantico o simili del lavoro. Aggiungi pezzi in cui si chiede qualcosa della sceneggiatura, di quello che l'aspetta. Oppure dì chiaramente che questo tizio le piace.

Non so che tipo di storia sarà, magari equivoco pensando a un innamoramento fra i due, però nei romanzi/racconti d'amore c'è sempre questo voler mettere che alla ragazza non piace il ragazzo, o non lo vuole ammettere. Può funzionare se gestito bene, ma in altri casi, come questo sembra più una forzatura.

Spero ti sia un po' utile il commento, è comunque solo la mia umile opinione. icon_smile.gif

Allora grazie per i consigli mi sono molto utili icon_smile.gif grazie per avermi detto che devo scegliere solo un punto di vista così nel secondo capitolo non sbaglierò icon_smile.gif ora anche a me i dialoghi sembrano molto statici e poco spontanei e lavorerò anche su quello icon_smile.gif grazie mille per il vostro aiuto mi farà crescere molto icon_smile.gif

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La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo questo scritto, è che l'autrice sia piuttosto giovane.

La seconda sono stati certi fumetti che leggevo da ragazzino. Roba giapponese, sopratutto. In cui magari i protagonisti erano attratti l'uno dall'altra ma la tiravano per le lunghe per centinaia di episodi, prima di scambiarsi anche solo un bacetto. Tra equivoci, imbarazzi e coincidenze di ogni genere. Si parlava di innamoramenti tra star nascenti della pallavolo e allenatori, tra principesse e garzoni. Qui c'è in ballo qualcosa tra un presunto quotatissimo attore sciupa femmine e una - apparentemente anonima sceneggiatrice.

Magari ai tempi questi giochetti funzionavano. Forse perché ero molto più giovane, forse perché comunque gli autori ci sapevano mettere un pò di pepe. Non so.

Al momento, non ho trovato nessuna attrattiva nel continuare a leggere la tua storia -te lo dico con tutta sincerità- trovo che si muova tutto troppo goffamente, e i punti salienti li hanno già sottolineati benissimo Bradipo e Nerinacodamozza. Scrivi di ciò che sai, come ti ha suggerito il primo, oppure se non sai documentati il più possibile, aggiungo io. Il tuo racconto è troppo acerbo, se descrivi una situazione verosimile, è necessario che lo sia il più possibile, non lasciare niente al caso.

Non so, continuo a immaginarti giovane icon_cheesygrin.gif Allora il consiglio migliore è davvero quello di scrivere di ciò che conosci, sarà il modo migliore per farti "le ossa."

Be' che dire... sono davvero giovanissima dato che ho 18 anni e tanto ancora da imparare icon_cheesygrin.gif grazie anche a te per aver commentato e... d'accordo non scriverò mai più di ciò che non conosco oops.gif XD il messaggio è penetrato in profondità... xD in ogni modo ora ho cominciato e continuo... mi documento meglio ma DEVO continuare :) magari chissà... vi faccio anche cambiare idea... chi lo sa :)

Inoltre rigrazio tutti per avermi fatto aprire gli occhi facendomi capire dove sbaglio thanks.gif

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