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Victoria_88

The cat and I - Capitolo 2

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CAPITOLO 2

Nel corso del tempo, tornai molte volte in quel parco. Aspettai Kyo di fronte al cancello ripetutamente ed a lungo. Ma come era accaduto in precedenza, lui non comparve.

Continuai a lasciargli del cibo e, insieme ad esso, in seguito, presi l’abitudine di lasciargli dei messaggi. Inizialmente erano composti da poche frasi, poi divennero vere e proprie lettere. Gli raccontavo della mia vita e di tutto quello che mi passava per la testa. Spesso gli facevo domande. Da dove veniva? Qual’era la sua storia? Cosa faceva? Come stava? E soprattutto…perché non tornava? Quand’è che ci saremmo potuti rivedere?

Non ottenni mai risposta, però…le lettere puntualmente sparivano.

Passarono nuovamente gli anni ed arrivò il giorno del mio quindicesimo compleanno. Uscii con le mie amiche per festeggiare ma la mia testa era rivolta altrove. Quasi non vedevo l’ora che giungesse la fine del pomeriggio. Quando arrivò il momento dei saluti, non esitai un attimo. Correndo, mi fiondai in direzione del parco. Arrivata, oltrepassai il cancello e mi guardai attorno.

« Kyo? » chiamai « Kyo? Ci sei? Sono io, Caterina! »

Era illogico comportarmi in quella maniera, lo sapevo. Ma non riuscivo a trattenermi. Qualcosa dentro di me lo voleva disperatamente rivedere. Mi fermai. Perché? Che senso aveva? Non avrei dovuto preoccuparmi piuttosto? Cos’era Kyo? Un gatto? Un umano? O qualcos’altro? Perché avevo affidato tutta me stessa in quel modo ad una creatura che in fondo neppure conoscevo?

Poi sentii dei passi dietro di me. E una voce.

« Ciao Caterina ». Pronunciò il mio nome con affetto. Mi voltai per vedere chi fosse e mi trovai di fronte un ragazzo. Pareva poco più grande di me. Indossava un paio di pantaloni bianchi sportivi ed una maglietta nera. Era alto e dal fisico slanciato. Il suo sguardo era indecifrabile. Mi guardava come si guarda una persona molto cara. Il suo sorriso era pieno di affetto. I suoi occhi, neri e profondi come la notte, brillavano, entusiasti, colmi di una gioia intensa. Ma ciò che mi colpì di più furono i capelli, d’un arancione intenso, un colore che non avevo mai visto, tranne…

Poi capii. « Kyo? » La domanda fu un sussurro quasi impercettibile. Il suo sorriso si fece più ampio.

« Si » disse semplicemente « Sono io »

Fu allora che capii. Di fronte a lui, di fronte alla sua voce, al suo sguardo ed al suo sorriso, capii perché l’avevo cercato. Capii perché….per tutti quegli anni…avevo affidato tutta me stessa in quel modo a quella creatura. A quel gatto. A quel ragazzo.

« Hai paura? » domandò. Era una domanda superflua. « No » risposi. La mia voce non tremava più, tranne forse che per la commozione. Kyo allora si avvicinò. Lentamente e con cautela mi prese una mano. Il tocco delle sue dita, che finalmente potevo sentire, sembrò mandare il mio intero braccio in fiamme. Lo vidi prendere con l’altra mano qualcosa dalla tasca, qualcosa che gentilmente mi fece indossare al polso: un braccialetto.

Lo guardai sorpresa. Era un oggetto molto semplice, ma bello, composto da tante palline lucide e colorate d’un rosso brillante. Notai immediatamente che Kyo ne indossava uno uguale.

« Buon compleanno » mi disse, con un sorriso.

« Come facevi a saperlo? » domandai stupita. Kyo rise. « L’ho letto in una delle lettere che mi hai scritto. Non ricordi? »

Arrossii, imbarazzata e allo stesso tempo felice. Allora le aveva lette veramente! Kyo sembrò leggermi nel pensiero perché disse piano : « Grazie. Non sai quanto mi hai reso felice. Sapere che mi pensavi. Vedere che mi cercavi. Vedere che mai ti eri dimenticata di me… nonostante tutto. »

Rischiai di perdermi in quegli occhi che mi fissavano intensamente, così gentili, eppure…così tristi. A stento riuscii a parlare. « Come… come potevo dimenticarti? Te l’ho promesso »

Kyo sorrise e prese la mia mano tra le sue, stringendomela forte.

« Anch’io ti voglio fare una promessa » Sfiorò con le dita il braccialetto che indossava.

« Questo braccialetto… è ciò che mi permette di rimanere umano. Finchè lo indosserò e finchè tu lo indosserai… potremmo stare insieme. »

Risi. « Sembra davvero di essere in una favola, così! »

« Le favole però hanno un lieto fine » replicò lui. La sua voce d’un tratto s’era incupita.

« E la nostra non può essere una di quelle favole? » scherzai.

Kyo non rispose. Guardò altrove poi tornò a sorridermi, tristemente. Mi prese per mano.

« Vieni! » esclamò all’improvviso. Lo seguii sorpresa.

« Dove stiamo andando? » gli domandai, mentre oltrepassavamo il cancello ed uscivamo dal parco.

Rise. « Bè, non vorrai certo stare in questo parco per sempre, no? »

Un anno esatto. Questo fu il tempo che trascorremmo assieme Kyo ed io. Sarebbe forse eccessivo e troppo sdolcinato dire che mi insegnò a vivere. Ma fu così. A poco a poco cominciai a conoscerlo. E più tempo trascorrevamo assieme, più mi affezionai a lui, ai suoi modi e al suo mondo. O meglio….al “nostro” mondo. Perché era questo che ogni giorno pareva fare per me. Costruire un mondo tutto nostro, appartenente solamente a noi. Forse fu questo il suo sbaglio. Kyo mi insegnò a vivere. Ma non m’insegnò cos’era la vita. Mi rinchiuse in una favola da cui fu in seguito difficile uscire. Tuttavia, almeno per quel periodo, non desideravo altri che lui.

Una mattina di Gennaio mi svegliai con una sorpresa che mi attendeva fuori dalla finestra: un mondo dipinto di bianco. Era arrivata la prima neve. Spalancai la finestra elettrizzata e respirai a fondo. Adoravo la neve. Rendeva tutto più magico. Poi sentii suonare il campanello.

“Chi può essere a quest’ora?” pensai sorpresa, scendendo le scale. Indossai un giubotto ed un paio di stivali per uscire ed aprii la porta.

« Kyo!! » esclamai sorpresa. Era proprio lui. Mi attendeva al cancello. Appena mi vide, con un balzo lo scavalcò senza problemi e venne verso di me. Gli andai incontro e lui, all’improvviso, mi prese per un braccio.

« Forza! Vieni con me! » disse, trascinandomi senza tanti complimenti giù per il vialetto.

« Kyo … cosa …aspetta! » balbettai sbalordita cercando di resistergli. « Insomma Kyo, sono ancora in pigiama! Aspetta un attimo! » Ma Kyo continuava a trascinarmi.

« Insomma, lascia perdere! Chi se ne frega del pigiama!» replicò esasperato « Dai, sali! » aggiunse, mentre montava su una bicicletta che si era portato dietro.

« Eh? » balbettai spalancando gli occhi, e prima che potessi controbattere, mi fece sedere dietro di lui.

« Tieniti forte! » mi gridò, mentre partiva a una velocità spaventosa. Feci giusto in tempo ad aggrapparmi alla sua schiena. Urlai. Per un attimo ebbi paura di cadere all’indietro e perdere l’equilibrio.

« Kyo!! Vai troppo veloce! Rallenta!! »

« Cosa?! » mi gridò di rimando mentre giravamo ad una curva piegandoci pericolosamente. Mi aggrappai a Kyo ancora più forte per non cadere.

“Questo è un pazzo!” pensai.

« Si può sapere dove mi stai portando?! »

« E’ una sorpresa! » mi rispose.

« Come sarebbe a dire? Kyo… » ma a quel punto lui mi interruppe dicendo : « Eccoci, siamo arrivati! »

Di colpo frenò, virando la bici di lato. Scesi un po’ intontita, ma ancora viva.

« Vieni » mi disse Kyo, prendendomi per mano. Solo allora mi resi conto che ci trovavamo al nostro parco, il luogo del nostro incontro. Oltrepassammo il cancello e Kyo mi condusse per alcuni piccoli sentieri. Infine giungemmo ad una grande radura che costeggiava il fiume. Trattenni il fiato. Era stupenda. La neve l’aveva interamente ricoperta con un manto bianco immacolato.

« Facciamo a gara a chi arriva prima? » mi sfidò Kyo e in un attimo cominciò a correre.

« No, Kyo, aspetta!! » protestai, e cominciai a correre anch’io, inseguendolo.

Tentare di raggiungere Kyo era quasi impossibile. Era troppo veloce.

« Aspettami! » gridai nuovamente, ma di risposta mi giunse solo la sua risata. Passarono solo pochi istanti e, com’era prevedibile, inciampai. Caddi con un tonfo. Kyo si fermò e mi raggiunse immediatamente. Vedendomi con la faccia imbronciata e coperta di neve, scoppiò a ridere divertito.

« Sei proprio buffa! » commentò. Io allora mi vendicai. Nel momento in cui afferrai la sua mano per rialzarmi, mi lasciai cadere nuovamente apposta, trascinandomelo dietro. Cademmo entrambi, sprofondando nella neve. Cominciammo a lottare per gioco, spingendoci e buttandoci manciate di neve a vicenda. Alla fine, esausta per il freddo, la fatica ed il troppo ridere, rimasi immobile a pancia in su, guardando il cielo.

« Mi piace qui » dissi. Kyo si sdraiò vicino a me, con due mani dietro la testa.

« Anche a me » disse.

« Mi piace la neve » continuai « Rende tutto così magico, ed inoltre…» mi fermai.

« Inoltre? » domandò Kyo, incuriosito.

Rimasi in silenzio per alcuni attimi.

« Immutabile »dissi infine.

Kyo si alzò leggermente, appoggiandosi ad un braccio.

« Che cosa intendi?» volle sapere. Mi alzai anch’io, mettendomi seduta.

« Guarda » dissi, con lo sguardo rivolto verso la radura che si estendeva davanti a noi « E ascolta » aggiunsi.

Non parlammo. Il parco pareva addormentato, immerso in un silenzio totale. Gli unici rumori a spezzarlo erano lo scorrere lento del fiume in lontananza e il lieve soffiare del vento tra i rami innevati.

« Non sembra anche a te » dissi piano « che nulla in questo luogo possa mai cambiare? Di trovarci in un posto di bellezza e quiete eterna? In un luogo così… mi sento protetta. Mi dona una gran pace. E’ assurdo, ma penso… in un posto così bello, coperto dalla neve, sicuramente…. Nulla di male potrebbe mai accadere »

« Ci tieni così tanto? » domandò d’un tratto Kyo.

« A che cosa? » replicai, confusa.

« All’immutabilità»

Ancora una volta avvertii uno sprazzo di tristezza nel suo sguardo. Abbassai gli occhi.

« Si, perché…» mormorai a bassa voce, a fatica «…insieme … »

Lo guardai, facendomi coraggio. « Perché, se tutto è immutabile noi staremo sempre insieme. Ed io … non perderei coloro a cui voglio bene »

Kyo non rispose. Alzò il braccio e dolcemente mi accarezzò il viso.

« Tu non mi perderai » disse « Qualsiasi cosa accada… io sarò sempre lì, accanto a te. Però l’immutabilità … a ma non piace. »

Quelle parole furono come una doccia fredda. Le interpretai come un rifiuto.

Kyo vide il mio sguardo addolorato.

« Lo sai cosa diventa la neve quando si scioglie? » domandò d’un tratto.

«Diventa acqua » risposi, confusa.

Lui sorrise. « Sbagliato » disse «Diventa primavera »

Lo guardai sorpresa. Lui rise della mia espressione stupita. Mi prese tra le sue braccia, stringendomi forte.

« Guarda » disse, facendomi osservare la radura a sua volta « La neve un giorno si scioglierà e poi, fra qual stesso luogo soffierà una brezza calda. Crescerà l’erba, spunteranno i fiori e gli alberi si riempiranno di foglie verdi di tutti i tipi. Ci sarà un gran baccano. Uccellini che cantano ovunque, scoiattoli che si inseguono, api che volano di fiore in fiore. Perfino il fiume parrà scorrere in modo più gioioso. Sarà una gran festa. Ci sarà vita ovunque. E sarà bellissimo »

« Davvero? » domandai a stento.

Kyo avvicinò il suo viso al mio. La sua voce era un sussurro, calda e dolce.

« Si, davvero. Non avere paura. Credimi »

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Nel corso del tempo, tornai molte volte in quel parco.

Sembra che stoni un po' nel corso del tempo a mio parere andrebbe bene "con il passare degli anni" o "con il trascorrere del tempo"

oltrepassai il cancello e mi guardai attorno.

starebbe meglio " guardandomi attorno"

Era illogico comportarmi in quella maniera

ti suggerirei di mettere "in quel modo"

di fronte alla sua voce

Non si può stare di fronte a una voce D:

Costruire un mondo tutto nostro, appartenente solamente a noi.

Appartenente solamente suona male...meglio "che apperteneva solo a noi" "che appartenesse solo a noi"

« Kyo!! » - « Kyo!! Vai troppo veloce! Rallenta!! »

Basta un solo punto esclamativo poiché si capisce lo stato d'animo della protagonista dalla descrizione.

fra qual stesso luogo

E' un errore di digitazione vero? :)

Nell'insieme anche questo capitolo mi è piaciuto molto, mi sembra molto scorrevole e mi è risulalto piacevole leggerlo...tutto ciò su cui avevo dei dubbi l'ho riportato qui...aspetto con ansia il terzo capitolo :)

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Aspettai Kyo di fronte al cancello ripetutamente ed a lungo

Non sono una talebana della regola delle d eufoniche in certi casi non mi disturbano ma "ed a lungo" non mi piace proprio come suona, leggendo sembra e da lungo.

Qual’era la sua storia?

qual era

E soprattutto…perché non tornava? Quand’è che ci saremmo potuti rivedere?

Non ottenni mai risposta, però…le lettere puntualmente sparivano.

I puntini di sospensione invece proprio non li amo, ma comunque se li usi ci va uno spazio dopo.

Nel corso del tempo, tornai molte volte in quel parco.
Passarono nuovamente gli anni ed arrivò il giorno del mio quindicesimo compleanno.

Inizi con una descrizione riassuntiva di cosa fa in quegli anni, trovo ripetitivi ripetere che passarono nuovamente gli anni, toglierei quella parte, a meno che non cambi qualcosa, ma se lei fino ai quindici anni continua a portare cibo e biglietti, lo toglierei, altrimenti lo specificherei. Nuovamente non mi convince comunque.

Quasi non vedevo l’ora che giungesse la fine del pomeriggio. Quando arrivò il momento dei saluti, non esitai un attimo. Correndo, mi fiondai in direzione del parco. Arrivata, oltrepassai il cancello e mi guardai attorno.

toglierei il quasi, non vedere l'ora esprime un forte desiderio di qualcosa, avere un quasi forte desiderio mi suona un po' un controsenso.

Era illogico comportarmi in quella maniera, lo sapevo. Ma non riuscivo a trattenermi. Qualcosa dentro di me lo voleva disperatamente rivedere. Mi fermai. Perché? Che senso aveva? Non avrei dovuto preoccuparmi piuttosto? Cos’era Kyo? Un gatto? Un umano? O qualcos’altro? Perché avevo affidato tutta me stessa in quel modo ad una creatura che in fondo neppure conoscevo?

Passaggio troppo brusco, da quello che racconti prima non sembra legata in questo modo al gatto, non da dire "avevo affidato tutta me stessa". Da quello che dici va solo a portargli le lettere, ma non sembra così presa. Aggiungerei nella parte iniziale qualcosa di più specifico sullo stato d'animo.

Il suo sguardo era indecifrabile. Mi guardava come si guarda una persona molto cara.

se è indecifrabile non dovrebbe assomigliare a come si guarda una persona cara.

I suoi occhi, neri e profondi come la notte,

espressione troppo abusata.

ischiai di perdermi in quegli occhi che mi fissavano intensamente, così gentili, eppure…così tristi.

decisamente usi troppi puntini di sospensione.

E più tempo trascorrevamo assieme, più mi affezionai a lui, ai suoi modi e al suo mondo.

metterei più mi affezionavo

Costruire un mondo tutto nostro, appartenente solamente a noi.

ripeti il concetto.

Un anno esatto. Questo fu il tempo che trascorremmo assieme Kyo ed io. Sarebbe forse eccessivo e troppo sdolcinato dire che mi insegnò a vivere. Ma fu così. A poco a poco cominciai a conoscerlo. E più tempo trascorrevamo assieme, più mi affezionai a lui, ai suoi modi e al suo mondo. O meglio….al “nostro” mondo. Perché era questo che ogni giorno pareva fare per me. Costruire un mondo tutto nostro, appartenente solamente a noi. Forse fu questo il suo sbaglio. Kyo mi insegnò a vivere. Ma non m’insegnò cos’era la vita. Mi rinchiuse in una favola da cui fu in seguito difficile uscire. Tuttavia, almeno per quel periodo, non desideravo altri che lui.

Perché riassumere tutti questi aspetti del loro rapporto? Non mi stai facendo vedere nulla, tutto questo amore a me non arriva, sostituiscilo con delle scene che trasmettano quello che spieghi qua.

Una mattina di Gennaio mi svegliai con una sorpresa che mi attendeva fuori dalla finestra:

minuscolo

« Kyo!! » esclamai sorpresa. Era proprio lui. Mi attendeva al cancello. Appena mi vide, con un balzo lo scavalcò senza problemi e venne verso di me. Gli andai incontro e lui, all’improvviso, mi prese per un braccio.

in ogni scena c'è un sorpresa e un all'improvviso, usali di meno.

La neve un giorno si scioglierà e poi, fra qual stesso luogo soffierà una brezza calda.

manca qualcosa

La scrittura mi pare immatura.Il bello di questa storia, finora, potrebbe essere nella sua dolcezza, cerchi immagini semplici e appunto dolci, e questo è anche positivo, ma le scegli un po' troppo stereotipate, oserei qualcosa di diverso che renda i personaggi e quello che vivono più unici.

Trovo un po' inverosimile l'inizio, i sentimenti che prova verso kyo gatto sono troppo raccontati, non passano bene.

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Nel corso del tempo, tornai molte volte in quel parco.

Nel corso di quanto tempo?

Visto che poco più in basso parli di anni io qui metterei "mesi"

Mi guardava come si guarda una persona molto cara.

Se ha lo sguardo indecifrabile io sto pezzo lo leverei.

Fu allora che capii. Di fronte a lui, di fronte alla sua voce, al suo sguardo ed al suo sorriso, capii perché l’avevo cercato. Capii perché….per tutti quegli anni…avevo affidato tutta me stessa in quel modo a quella creatura. A quel gatto. A quel ragazzo.

Io da lettrice non ho capito. Dovresti far capire anche i lettori, sì ok ci si può arrivare ma se il personaggio dice di "aver capito" io voglio leggere "cos'ha capito"XD

Un anno esatto. Questo fu il tempo che trascorremmo assieme Kyo ed io. Sarebbe forse eccessivo e troppo sdolcinato dire che mi insegnò a vivere. Ma fu così. A poco a poco cominciai a conoscerlo. E più tempo trascorrevamo assieme, più mi affezionai a lui, ai suoi modi e al suo mondo. O meglio….al “nostro” mondo. Perché era questo che ogni giorno pareva fare per me. Costruire un mondo tutto nostro, appartenente solamente a noi. Forse fu questo il suo sbaglio.

Cosa le avrebbe insegnato?

Se in questo tempo succede qualcosa di particolare o importante tu non lo fai vedere.

Com'è questo mondo?

Kyo mi insegnò a vivere.

Questa la leverei, sopra dici che è eccessivo e sdolcinato e qui lo ripeti.

Kyo!! Vai troppo veloce! Rallenta!! »

« Cosa?! » mi gridò di rimando mentre giravamo ad una curva piegandoci pericolosamente. Mi aggrappai a Kyo ancora più forte per non cadere.

“Questo è un pazzo!” pensai.

Parli di una moto da cross?XD

Dialoghi e pensiero esagerati per una biciclettaO_O

l’immutabilità

Metti un sinonimo, già lo ripeti due volte :-)

Lo guardai sorpresa. Lui rise della mia espressione stupita. Mi prese tra le sue braccia, stringendomi forte.

« Guarda » disse, facendomi osservare la radura a sua volta « La neve un giorno si scioglierà e poi, fra qual stesso luogo soffierà una brezza calda. Crescerà l’erba, spunteranno i fiori e gli alberi si riempiranno di foglie verdi di tutti i tipi. Ci sarà un gran baccano. Uccellini che cantano ovunque, scoiattoli che si inseguono, api che volano di fiore in fiore. Perfino il fiume parrà scorrere in modo più gioioso. Sarà una gran festa. Ci sarà vita ovunque. E sarà bellissimo »

« Davvero? » domandai a stento.

Kyo avvicinò il suo viso al mio. La sua voce era un sussurro, calda e dolce.

« Si, davvero. Non avere paura. Credimi »

Questo pezzo non mi piace proprio.

Trovo imbarazzante per una sedicenne essere trattata come una bambina di cinque anni.

Perché quella spiegazione io la darei a un bambino piccoloXD

Poi le che gli chiede: davvero?

Sembra proprio una ritardataXD

Ma nemmeno lui è credibile qui, un ragazzo dovrebbe essere meno "Biancaneve" secondo meXD

Comunque... appena riesco leggerò la continuazione :-)

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