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Victoria_88

The cat and I - Capitolo 1

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THE CAT AND I

“Non ti sento nella mano, eppure continuo a vederti:triste visione, non sei dunque sensibile al tatto come alla vista? O sei soltanto un pugnale della fantasia, vana illusione di un cervello ardente di febbre? Tu mi guidi per una via a cui già mi volgevo, mi offri lo strumento che già stavo per adoperare. I miei occhi son divenuti lo zimbello degli altri sensi, o valgono più di tutti loro assieme.

Io continuo a vederti.

(Faust- Goethe)

CAPITOLO 1

Ho conosciuto un ragazzo che si trasformava in un gatto.

La prima volta che lo incontrai fu a nove anni. Mi ero persa in un parco. Mi ero allontanata troppo dai miei genitori. Correvo lungo i sentieri, chiamandoli ad alta voce e cercandoli inutilmente.

Lui era lì e mi osservava.

Quando mi fermai per riprendere fiato, il cuore mi batteva a mille per la paura e le lacrime cominciarono a salirmi agli occhi. Gli alberi mi apparivano enormi e spaventosi, il sentiero senza fine. Non sapevo cosa fare e dove andare.

Poi sentii una presenza dietro di me. Mi voltai, titubante, ma non c’era nessuno. Poi un fruscio. Mi voltai ancora, senza trovare niente. All’improvviso vidi una sagoma sbucare da dietro un albero. Due occhi gialli comparvero tra l’erba alta, avvicinandosi.

Era un gatto. Si fermò sul ciglio del sentiero, guardandomi. Miagolò, come per salutarmi. Sospirai sollevata. Non ero sola. Mi accovacciai accanto a lui.

« Ciao micio!!» dissi, affettuosa. Allungai la mano per accarezzarlo. Il gatto si avvicinò e mi lasciò fare. Cominciò addirittura a fare le fusa, ed io risi. Aveva un pelo morbidissimo con dei colori che non avevo mai visto. Un misto tra arancione, nero e bianco.

Continuai ad accarezzarlo e in un attimo tutta la mia paura passò. Mi sentii quasi serena.

« Io mi chiamo Caterina, te?» domandai. Il gatto mi guardò e miagolò.

« Ma cosa ci fai da queste parti? Abiti qui? » Il gatto continuava a guardarmi. Sembrava veramente che mi stesse ascoltando. « Dove abiti? » domandai ancora. All’improvviso il gatto si voltò e cominciò a camminare allontanandosi da me. « Ehi aspetta!!» esclamai, alzandomi in piedi di scatto. Non volevo rimanere un’altra volta sola.

Mi misi a correre per seguirlo. Temevo di perderlo di vista. Ma non accadde. Ogni volta che credevo d’averlo perso, voltavo l’angolo e lo trovavo immobile, a guardarmi. Quasi mi aspettasse.

Continuai a seguirlo, gridando ogni tanto: « Aspetta! Fermati per favore! Dove vai?» Il gatto continuò a correre, a fermarsi, ad aspettarmi e poi ripartire. Alla fine giungemmo ad un luogo familiare. Mi guardai intorno e mi resi conto che era il cancello d’entrata del parco. Il gatto si fermò, guardò il cancello e miagolò, come per dire: « Siamo arrivati »

Guardai il cancello, incredula, poi m’inginocchiai. Il gatto si avvicinò ed io lo presi in braccio.

« Grazie! Non dimenticherò mai che mi hai aiutato. Grazie. » dissi, contentissima e sollevata.

Continuai a tenerlo stretto a me, affondando il viso nel suo bellissimo pelo, coccolata dal suono delle sue fusa e del suo respiro. Poi sentii delle voci che mi chiamavano.

« Caterina!! Caterina!! »

Mi alzai di scatto e corsi verso i miei genitori. Piansi, contenta di averli ritrovati. Anche loro ovviamente erano molto sollevati. Mi rimproverarono dicendo di non allontanarmi mai più e che era una fortuna che avessi ritrovato la strada.

« E’ stato un gatto ad aiutarmi!! » esclamai emozionata.

« Un gatto? » domandarono stupiti.

« Si, guardate » mi voltai per indicarglielo. Ma lui non c’era più. Delusa mi guardai attorno.

« Micio! » gridai « Micio, dove sei? »

Ma non ricomparve più.

La seconda volta che lo incontrai avevo dodici anni. Era la vigilia di Natale. Le strade erano illuminate dagli addobbi natalizi, i negozi erano luminosi, le vetrine allestite con oggetti invitanti, le persone camminavano e chiacchieravano allegramente con in mano borse colme di regali di Natale.

Mi strinsi di più nel mio cappotto per proteggermi dal freddo. Anch’io avevo appena finito di comprare regali per la mia famiglia e per i miei amici. I miei genitori, in via del tutto eccezionale, vista l’occasione, mi avevano dato una paghetta più cospicua del solito.

Mancava solo un’ultima cosa da fare, prima di tornare a casa. Entrai in un supermercato e comprai del salmone affumicato e del latte. Con quegli ultimi acquisti in mano, m’incamminai felice. Dopo dieci minuti ero arrivata. Alzai lo sguardo. Il cancello era ancora aperto, benché ormai fosse buio pesto ed il parco deserto. Ricordai come mi sembrasse immenso quel luogo da bambina. Era strano pensare che si trattasse solo di tre anni prima. Mi pareva che fosse passata un’eternità da allora.

M’accovacciai e tirai fuori due ciotole che mi ero portata dietro da casa. Versai in una il latte e nell’altra misi il salmone.

« Ecco qua micio! » dissi, parlando da sola. « Lo so che queste non sono le solite crocchette che ti porto. Ma oggi è la Vigilia di Natale! E’ un’occasione speciale e bisogna festeggiare! Perciò ti ho comprato qualcosa di più buono! »

Finii di spezzettare il salmone nella ciotola. Poi mi sedetti lì vicina, appoggiata al cancello. Il parco di fronte a me era avvolto nel buio, ma non ne ero spaventata. Respirai a fondo l’aria fredda.

« Nevicherà » pensai, alzando gli occhi verso il cielo.

Dal giorno in cui avevo incontrato quel gatto, non mi ero scordata della promessa che gli avevo fatto. “Non mi dimenticherò mai che mi hai aiutato”. Ogni volta che ne avevo avuto l’occasione, avevo portato da mangiare all’entrata di quel parco, nella speranza di rivederlo. Ma gli anni passavano e ciò non accadde. Eppure, il cibo spariva sempre. Questo mi aveva incoraggiata a continuare, nella speranza che fosse proprio lui a mangiarlo e che un giorno avessi la possibilità di rivederlo.

Non capivo perché ci tenessi così tanto. Era solo un gatto. Eppure….non riuscivo a staccarmene. Sentivo come se fossimo legati in una maniera misteriosa.

Assorta nei miei pensieri, non mi accorsi nemmeno del fruscio al mio fianco. Poi sentii una zampa toccarmi la gamba. Mi voltai sorpresa e i miei occhi incrociarono due occhi gialli familiari. Era lui. Il mio micio. Era lì accanto a me. Proprio come lo ricordavo.

« Sei qui!! » esclamai, al colmo della felicità. Commossa, lo presi in braccio e mi persi nuovamente nella morbidezza e nel calore di quel corpicino. Lui strusciò il suo musetto sul mio viso, facendo le fusa.

« Allora anche tu sei contento di vedermi, eh? » scherzai. « Guarda! Ti ho portato tante cose buone da mangiare »

Il gatto non si fece pregare, e si fiondò sul cibo, mangiando con gusto. Lo osservai divertita mentre mangiava. Lui ogni tanto si fermava e mi lanciava occhiate come per dire: « Bè, che hai da guardare? ». A quegli sguardi, ridevo.

Quando ebbe finito di mangiare e bere, mi si avvicinò nuovamente, salendomi in grembo e accoccolandosi tra le mie braccia. Lo accarezzai a lungo, raccontandogli di cosa facevo, di quello che mi piaceva e non piaceva, della mia famiglia, della scuola, delle mie amiche. Gli raccontai anche di com’era strano crescere, di come le cose cambino in fretta, di come quasi avessi paura a diventare una donna e dimenticare di sognare.

« Certe volte vorrei che il tempo si fermasse, sai?» mormorai, alzando lo sguardo verso il cielo « Ho paura di perdere me stessa….di crescere e diventare qualcosa che non mi piace o che non conosco. Di dimenticare le cose semplici o non sapere più come meravigliarmi delle cose belle che mi circondano. E’ strano che io la pensi così? »

Il gatto non mi rispose, ma mi guardava in un modo così intenso da sembrare quasi…umano. E io cominciavo veramente a credere che potesse comprendere ogni cosa dicessi.

D’altronde, in una notte come quella, così magica, ogni favola pareva possibile. Anche un gatto dalle capacità umane d’ascolto e di comprensione non mi sembrava una possibilità assurda. Probabilmente non mi sarei stupita neppure se mi avesse parlato.

« Sarebbe bello se le favole si avverassero, vero? » sussurrai, affondando ancora di più il viso nel suo pelo « Se solo tu potessi anche parlare…. Mi piacerebbe sapere che cosa pensi…. O almeno come ti chiami »

D’un tratto il gatto con un balzo si sciolse dal mio abbraccio. S’allontanò così in fretta che non ebbi il tempo neppure di fermarlo.

« Aspetta! Aspetta per favore! » urlai. Ma lui non si fermò. Chissà perché se n’era andato così all’improvviso.

« Tornerò domani! Hai capito? » urlai allora. La mia voce echeggiò nel silenzio del parco, senza ottenere risposta.

Il giorno dopo, come promesso, tornai. Aspettai al cancello, poi lo chiamai a lungo girando per il parco. Ma la mia ricerca fu inutile. Mi sentii triste e con un gran vuoto nel petto. Lentamente e controvoglia tornai al cancello. Mi accovacciai per recuperare le ciotole. Poi, all’improvviso, notai un foglio di carta arrotolato sotto una di esse. Lo presi, sorpresa, chiedendomi che cosa fosse. Lo aprii. Si trattava di un messaggio di poche parole, scritte con una bellissima calligrafia.

“ Il mio nome è Kyo. Grazie Caterina”

Rilessi quelle parole in uno stato di trans. Poi il cuore cominciò a battere più forte. Le rilessi ancora. Tremavo. Quel messaggio annullava qualsiasi logica, qualsiasi cosa possibile. Eppure era lì, tra le mie mani, reale. E non c’erano dubbi su chi l’avesse scritto. Strinsi il messaggio al petto e scoppiai in lacrime. Forse per il timore e l’incredulità, forse per la felicità.

« Kyo » singhiozzai, infine, felice « Si chiama Kyo »

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Rilessi quelle parole in uno stato di trans

Ehm... non si scrive 'trance'? Mi piace molto la descrizione del gatto, e anche quella degli stati d'animo della ragazzina, mi lascia un po' perplessa l'idea che una dodicenne possa andare in giro da sola per comprare i regali di Natale. La parte centrale mi sembra un po' troppo lunga. Quanto al finale, per me è un po' esagerata la reazione della protagonista, che scoppia addirittura a piangere, preferirei un semplice accenno alla gioia di aver trovato un nuovo amico, più che una descrizione così drammatica. Per il resto, una lettura davvero piacevole, mi piace il tuo stile così delicato.

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Mi ero persa in un parco. Mi ero allontanata troppo dai miei genitori. Correvo lungo i sentieri, chiamandoli ad alta voce e cercandoli inutilmente.

Se la protagonista si è persa, è ovvio che la ricerca dei genitori sia infruttuosa; ribadire che li sta cercando inutilmente è ridondante.

Lui era lì e mi osservava.

Rompe troppo bruscamente con il punto di vista della bambina che crede di essere da sola.

Quando mi fermai per riprendere fiato, il cuore mi batteva a mille per la paura e le lacrime cominciarono a salirmi agli occhi.
Più probabile che abbia il batticuore per la corsa e le lacrime agli occhi per la paura.
Poi sentii una presenza dietro di me.
Come si sente, esattamente, una presenza? Lo so, è una frase fatta, ma proprio per questo suona vaga e poco efficace.
Mi voltai ancora, senza trovare niente

Meglio "senza vedere" o "senza scorgere".

« Ciao micio!!» dissi, affettuosa.

I due punti esclamativi, uccidili col fuoco! D8 Seriamente, uno è più che sufficiente e molto più corretto. Che la bambina vuol essere affettuosa, si capisce dal fatto che saluta il gatto e, come dici dopo, gli fa le coccole. Quell'"affettuosa" si può tagliare tranquillamente.

Continuai ad accarezzarlo e in un attimo tutta la mia paura passò. Mi sentii quasi serena.

Considerando che poche righe fa era sul punto di scoppiare a piangere, questo cambio di umore mi sembra un po' troppo repentino. Il panico se ne va tutto "in un attimo" soltanto? Magari prova a inserire qualche dettaglio come la mano che inizialmente le trema mentre accarezza il gatto e poi il tremito scompare, oppure falle asciugare qualche lacrimuccia. Insomma, qualcosa che faccia vedere un passaggio un po' più graduale dalla paura alla quasi-serenità.

All’improvviso il gatto si voltò e cominciò a camminare allontanandosi da me.
Se comincia a camminare è già ovvio che si allontana.
Il gatto si fermò, guardò il cancello e miagolò, come per dire: « Siamo arrivati »

Guardai il cancello, incredula,

Frasi troppo simile, troppo vicine l'una all'altra.

contentissima e sollevata.

Ridondante. Mai dire con due aggettivi quel che puoi dirne con uno solo, o con nessuno.

Mi pareva che fosse passata un’eternità da allora.

Tagliabile.

« Ecco qua micio! »

Virgola dopo tra "qua" e "micio".

Dal giorno in cui avevo incontrato quel gatto, non mi ero scordata della promessa che gli avevo fatto. “Non mi dimenticherò mai che mi hai aiutato”.
Quando gli ha fatto questa promessa? La scena precedente si fermava alla bambina che si accorge che il gatto è sparito.
gli anni passavano e ciò non accadde.

Meglio "accadeva" o "era accaduto".

Sentivo come se fossimo legati in una maniera misteriosa.
Cioè? In che senso, legati in maniera misteriosa? Di nuovo, è un'espressione che suona piuttosto vaga e scontata.
D’altronde, in una notte come quella, così magica, ogni favola pareva possibile. Anche un gatto dalle capacità umane d’ascolto e di comprensione non mi sembrava una possibilità assurda. Probabilmente non mi sarei stupita neppure se mi avesse parlato.
Tagliabile. Non aggiunge niente che non sappiamo già e "capacità umane d'ascolto e di comprensione" sembra una frase presa dal mio libro di psicologia dell'università. :sss:
tu potessi anche parlare…. Mi piacerebbe sapere che cosa pensi….
Perché un altro punto dopo i tre puntini di sospensione?
Mi accovacciai per recuperare le ciotole.
"Accovacciai" è stato già detto prima. Facilmente sostituibile con "mi chinai".
Poi, all’improvviso, notai un foglio di carta
Non mi sembra una cosa tanto improvvisa. Potresti dire "con mia sorpresa".
« Kyo » singhiozzai, infine, felice « Si chiama Kyo »

Nessuna parentela con questo ragazzo di nome Kyo che si trasforma in gatto, vero?

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Rilessi quelle parole in uno stato di trans

Ehm... non si scrive 'trance'? Mi piace molto la descrizione del gatto, e anche quella degli stati d'animo della ragazzina, mi lascia un po' perplessa l'idea che una dodicenne possa andare in giro da sola per comprare i regali di Natale. La parte centrale mi sembra un po' troppo lunga. Quanto al finale, per me è un po' esagerata la reazione della protagonista, che scoppia addirittura a piangere, preferirei un semplice accenno alla gioia di aver trovato un nuovo amico, più che una descrizione così drammatica. Per il resto, una lettura davvero piacevole, mi piace il tuo stile così delicato.

Si è "trance", è un errore di battitura! icon_eek.gif Per quanto riguarda la tua perplessità, ho supposto abitasse in un paesino piccolo e tranquillo, quindi non corre pericoli! icon_smile.gif

Per il resto ti ringrazio per i tuoi commenti e le critiche, li terrò in considerazione icon_smile.gif

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Mi ero persa in un parco. Mi ero allontanata troppo dai miei genitori. Correvo lungo i sentieri, chiamandoli ad alta voce e cercandoli inutilmente.

Se la protagonista si è persa, è ovvio che la ricerca dei genitori sia infruttuosa; ribadire che li sta cercando inutilmente è ridondante.

Lui era lì e mi osservava.

Rompe troppo bruscamente con il punto di vista della bambina che crede di essere da sola.

Quando mi fermai per riprendere fiato, il cuore mi batteva a mille per la paura e le lacrime cominciarono a salirmi agli occhi.
Più probabile che abbia il batticuore per la corsa e le lacrime agli occhi per la paura.
Poi sentii una presenza dietro di me.
Come si sente, esattamente, una presenza? Lo so, è una frase fatta, ma proprio per questo suona vaga e poco efficace.
Mi voltai ancora, senza trovare niente

Meglio "senza vedere" o "senza scorgere".

« Ciao micio!!» dissi, affettuosa.

I due punti esclamativi, uccidili col fuoco! D8 Seriamente, uno è più che sufficiente e molto più corretto. Che la bambina vuol essere affettuosa, si capisce dal fatto che saluta il gatto e, come dici dopo, gli fa le coccole. Quell'"affettuosa" si può tagliare tranquillamente.

Continuai ad accarezzarlo e in un attimo tutta la mia paura passò. Mi sentii quasi serena.

Considerando che poche righe fa era sul punto di scoppiare a piangere, questo cambio di umore mi sembra un po' troppo repentino. Il panico se ne va tutto "in un attimo" soltanto? Magari prova a inserire qualche dettaglio come la mano che inizialmente le trema mentre accarezza il gatto e poi il tremito scompare, oppure falle asciugare qualche lacrimuccia. Insomma, qualcosa che faccia vedere un passaggio un po' più graduale dalla paura alla quasi-serenità.

All’improvviso il gatto si voltò e cominciò a camminare allontanandosi da me.
Se comincia a camminare è già ovvio che si allontana.
Il gatto si fermò, guardò il cancello e miagolò, come per dire: « Siamo arrivati »

Guardai il cancello, incredula,

Frasi troppo simile, troppo vicine l'una all'altra.

contentissima e sollevata.

Ridondante. Mai dire con due aggettivi quel che puoi dirne con uno solo, o con nessuno.

Mi pareva che fosse passata un’eternità da allora.

Tagliabile.

« Ecco qua micio! »

Virgola dopo tra "qua" e "micio".

Dal giorno in cui avevo incontrato quel gatto, non mi ero scordata della promessa che gli avevo fatto. “Non mi dimenticherò mai che mi hai aiutato”.
Quando gli ha fatto questa promessa? La scena precedente si fermava alla bambina che si accorge che il gatto è sparito.
gli anni passavano e ciò non accadde.

Meglio "accadeva" o "era accaduto".

Sentivo come se fossimo legati in una maniera misteriosa.
Cioè? In che senso, legati in maniera misteriosa? Di nuovo, è un'espressione che suona piuttosto vaga e scontata.
D’altronde, in una notte come quella, così magica, ogni favola pareva possibile. Anche un gatto dalle capacità umane d’ascolto e di comprensione non mi sembrava una possibilità assurda. Probabilmente non mi sarei stupita neppure se mi avesse parlato.
Tagliabile. Non aggiunge niente che non sappiamo già e "capacità umane d'ascolto e di comprensione" sembra una frase presa dal mio libro di psicologia dell'università. :sss:
tu potessi anche parlare…. Mi piacerebbe sapere che cosa pensi….
Perché un altro punto dopo i tre puntini di sospensione?
Mi accovacciai per recuperare le ciotole.
"Accovacciai" è stato già detto prima. Facilmente sostituibile con "mi chinai".
Poi, all’improvviso, notai un foglio di carta
Non mi sembra una cosa tanto improvvisa. Potresti dire "con mia sorpresa".
« Kyo » singhiozzai, infine, felice « Si chiama Kyo »

Nessuna parentela con questo ragazzo di nome Kyo che si trasforma in gatto, vero?

Ti ringrazio per i tuoi commenti, mi sono stati molto utili! Per quanto riguarda l'ultima domanda, hai proprio indovinato, è lo stesso Kyo icon_wink.gif Sono una grande fan di Furuba e mi sono ispirata a lui per il racconto...più avanti infatti ci saranno altri riferimenti che fanno capire che è lo stesso Kyo del manga (il braccialetto, la storia dei dodici animali dello zodiaco cinese...)

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Alloraaa comincio col dire che il protagonista maschile di questa storia mi piace molto love1.gif primo perché adoro i capelli rossi e poi perché appena ho letto il nome di Kyo mi sono figurata il personaggio del manga Fruits Basket che io amo *.*

Continuai ad accarezzarlo e in un attimo tutta la mia paura passò. Mi sentii quasi serena.

Anch'io come VFreie penso che questo cambio d'umore sia troppo improvviso anche se nei bambini questi sbalzi d'umore sono molto frequenti. Non per questo quando piangono si cerca di sdrammatizzare per tranquillizzarli.

Magari nel momento in cui dici "Continuai ad accarezzarlo..." potresti aggiungere "...mentre con la manica del cappotto asciugavo le lacrime..."

All’improvviso il gatto si voltò e cominciò a camminare allontanandosi da me.

Qui andrebbe bene: "si voltò allontandandosi da me" così ometti cominciò a camminare poiché sembra ripetitivo.

Strinsi il messaggio al petto e scoppiai in lacrime.

Ci può anche stare che la protagonista si commuova perché sinceramente, mi è parso molto chiaro l'affetto che la protagonista prova verso il mico ma secondo me non dovrebbe scoppiare in lacrime magari dovresti mettere: "mentre una lacrima rigava il mio viso".

Con questo concludo :) spero che terrrai anche tu conto delle mie storie dandomi dei consigli utili :)

Mi congratulo ancora per la storia mi piace molto e continuerò a leggerla :)

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Ospite
D’altronde, in una notte come quella, così magica, ogni favola pareva possibile.

Ma ha appena comparto qualcosa al supermercato, è già notte?

« Certe volte vorrei che il tempo si fermasse, sai?» mormorai, alzando lo sguardo verso il cielo « Ho paura di perdere me stessa….di crescere e diventare qualcosa che non mi piace o che non conosco. Di dimenticare le cose semplici o non sapere più come meravigliarmi delle cose belle che mi circondano. E’ strano che io la pensi così? »

Peter Pan è già stato scritto, Caterina non lo conosce?

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Quindi questo racconto è una fan fiction?

Mi piace, il pezzo è scorrevole e le correzioni te le hanno già fatte notare.

Il nome Caterina stona con il nome Kyo. Dov'è ambientato?

Italia, Giappone o dove? XD

Una cosa: una dodicenne che va a fare la spesa da sola è poco credibile.

Aspetto il continuo :-)

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Alloraaa comincio col dire che il protagonista maschile di questa storia mi piace molto love1.gif primo perché adoro i capelli rossi e poi perché appena ho letto il nome di Kyo mi sono figurata il personaggio del manga Fruits Basket che io amo *.*
Continuai ad accarezzarlo e in un attimo tutta la mia paura passò. Mi sentii quasi serena.

Anch'io come VFreie penso che questo cambio d'umore sia troppo improvviso anche se nei bambini questi sbalzi d'umore sono molto frequenti. Non per questo quando piangono si cerca di sdrammatizzare per tranquillizzarli.

Magari nel momento in cui dici "Continuai ad accarezzarlo..." potresti aggiungere "...mentre con la manica del cappotto asciugavo le lacrime..."

All’improvviso il gatto si voltò e cominciò a camminare allontanandosi da me.

Qui andrebbe bene: "si voltò allontandandosi da me" così ometti cominciò a camminare poiché sembra ripetitivo.

Strinsi il messaggio al petto e scoppiai in lacrime.

Ci può anche stare che la protagonista si commuova perché sinceramente, mi è parso molto chiaro l'affetto che la protagonista prova verso il mico ma secondo me non dovrebbe scoppiare in lacrime magari dovresti mettere: "mentre una lacrima rigava il mio viso".

Con questo concludo :) spero che terrrai anche tu conto delle mie storie dandomi dei consigli utili :)

Mi congratulo ancora per la storia mi piace molto e continuerò a leggerla :)

Ti ringrazio, mi ha fatto molto piacere leggere il tuo commento, e sono contenta di avere trovato una fan di Furuba! love1.gif Questo Kyo però è diverso, ti avviso.....non andrà in giro a dare calci e pugni come quello del fumetto! icon_cheesygrin.gif

In effetti avete ragione, credo che modificherò gli "sbalzi d'umore" della bambina, che in certi punti sono troppo esagerati....

Spero ti piaccia anche il seguito!:)

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D’altronde, in una notte come quella, così magica, ogni favola pareva possibile.

Ma ha appena comparto qualcosa al supermercato, è già notte?

« Certe volte vorrei che il tempo si fermasse, sai?» mormorai, alzando lo sguardo verso il cielo « Ho paura di perdere me stessa….di crescere e diventare qualcosa che non mi piace o che non conosco. Di dimenticare le cose semplici o non sapere più come meravigliarmi delle cose belle che mi circondano. E’ strano che io la pensi così? »

Peter Pan è già stato scritto, Caterina non lo conosce?

Ops, meglio mettere sera invece che notte!

Per quanto riguarda Peter Pan, Caterina avrà sicuramente visto almeno il cartone animato Disney! icon_cheesygrin.gif

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Quindi questo racconto è una fan fiction?

Mi piace, il pezzo è scorrevole e le correzioni te le hanno già fatte notare.

Il nome Caterina stona con il nome Kyo. Dov'è ambientato?

Italia, Giappone o dove? XD

Una cosa: una dodicenne che va a fare la spesa da sola è poco credibile.

Aspetto il continuo :-)

Per quanto riguarda la spesa, si me l'hanno fatto notare....uhm.... blink1.gif

Non è una fan fiction, ho solo preso in prestito nome ed il fatto che si trasformi in un gatto, per il resto è differente....

Sarebbe ambientato in Italia, il nome Caterina l'ho scelto perchè il suo diminutivo in inglese è Cat, che significa "gatto".

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Ehm, ma se usi lo stesso nome e gli stessi poteri non diventa plagio?

Per questo che ho parlato di fan fiction.

Secondo me sarebbe meglio cambiare il nome di lui e italianizzarlo... almeno lo scopiazzo risalta di meno e diventa più credibile il romanzo.

Io ad esempio adoro Angel Sanctuary, ma non ho nessun Setsuna nel romanzoXD

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Uhm....ora mi metti in crisi! Il motivo per cui ho scritto la storia è proprio perchè volevo renderne protagonista quel Kyo del manga....allora diventa proprio una fan fiction? Non me ne intendo....

Casomai, leggi tutta la storia fino alla fine, e poi dammi dei consigli su che cosa ne pensi, cioè se effettivamente in finale risulta una fan fiction o meno.

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Ti hanno già fatto notare le cose da sistemare, quindi tralascio. Quello che mi convince meno della storia è il tono semplicistico usato per narrare, che va bene se a scrivere è una ragazzina di dodici anni, dal suo punto di vista, ma il modo in cui inizia mi fa pensare che sia passato del tempo, che sia quindi più grande mentre racconta cosa è successo in passato. La storia è appena all'inizio come trama mi intriga, ma questo tono rovina un po' la lettura. Scrivere in prima persona non è così facile come può sembrare (lo sto capendo per esperienza wallbash.gif ) se il tono usato è impersonale come in una terza persona asettica diventa inutile, se è più caratterizzato - come deve essere - c'è il rischio che il lettore si stufi a seguire la voce del protagonista. In questo caso se davvero è una ragazzina di dodici anni è ovvio che non può lanciarsi in una dialettica fluente, ma allo stesso tempo scrivere come davvero farebbe una bambina di quell'età, con un lessico ristretto, e pensieri non troppo profondi, è seppur realistico, un po' noioso. Bisognerebbe trovare quella giusta via di mezzo fra la realtà e l'arteficio letterario.

La trama può essere fantasiosa e lo apprezzo, infatti continuerò a leggere, ma non sprecare le potenzialità della prima persona con una scrittura corretta, ma poco viva. Altrimenti scrivi direttamente in terza persona.

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Ti hanno già fatto notare le cose da sistemare, quindi tralascio. Quello che mi convince meno della storia è il tono semplicistico usato per narrare, che va bene se a scrivere è una ragazzina di dodici anni, dal suo punto di vista, ma il modo in cui inizia mi fa pensare che sia passato del tempo, che sia quindi più grande mentre racconta cosa è successo in passato. La storia è appena all'inizio come trama mi intriga, ma questo tono rovina un po' la lettura. Scrivere in prima persona non è così facile come può sembrare (lo sto capendo per esperienza wallbash.gif ) se il tono usato è impersonale come in una terza persona asettica diventa inutile, se è più caratterizzato - come deve essere - c'è il rischio che il lettore si stufi a seguire la voce del protagonista. In questo caso se davvero è una ragazzina di dodici anni è ovvio che non può lanciarsi in una dialettica fluente, ma allo stesso tempo scrivere come davvero farebbe una bambina di quell'età, con un lessico ristretto, e pensieri non troppo profondi, è seppur realistico, un po' noioso. Bisognerebbe trovare quella giusta via di mezzo fra la realtà e l'arteficio letterario.

La trama può essere fantasiosa e lo apprezzo, infatti continuerò a leggere, ma non sprecare le potenzialità della prima persona con una scrittura corretta, ma poco viva. Altrimenti scrivi direttamente in terza persona.

Si, capisco quello che vuoi dire. Questo racconto in effetti l'ho scritto quando avevo quindici anni, in una forma molto molto più estesa (un libro vero e proprio). Cinque mesi fa mi è sorto il desiderio di riprendere la trama e condensarla in un racconto più breve, non soddisfatta della versione originale troppo semplicistica e immatura.

Non è stato facile, perchè comunque l'originale ha influenzato la narrazione, e temo infatti, come mi hai fatto notare, che sia rimasta un'impronta semplicistica nel linguaggio che comunque traspare.

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