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Braveheart

Scrittori senza laurea...

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Secondo me c'è da fare un distinguo: se vuoi scrivere le cose che scriveva Hemingway della laurea non te ne fai nulla, se vuoi scrivere le cose che scrivono i giallisti della laurea non te ne fai nulla, se vuoi scrivere le cose che scrive Pennac della laurea non te ne fai nulla, se vuoi scrivere le cose che scrive King della laurea non te ne fai nulla, se vuoi scrivere le cose che scrive Eco ti serve una laurea. Se vuoi scrivere le cose che scrivevano Proust, Camus, Sartre, Pirandello ti serve assolutamente una laurea, o quantomeno un'istruzione a quel livello: per istruzione a quel livello non si intende informarsi su internet, ma studiare sotto l'egida di professori cazzuti, perché la buona istruzione su temi ostici si vede soprattutto da quello ( per temi ostici intendo materie di puro ragionamento, e non materie nozionistiche ). Ovviamente non dev'essere neanche una laurea qualunque, ma una laurea in matematica, in fisica, in filosofia o in qualcosa che studi con particolare attenzione le strutture del linguaggio umano; ovvio che la laurea in lettere antiche o moderne serve a ben poco, per inventare, come anche è ovvio che non tutti quelli che posseggono determinate conoscenze sono in grado di fare letteratura: ma quella è quantomeno la base.

Sarei d'accordo in toto se l'Università fosse una Università valida...Sartre e Bataille furono sommamente ispirati nella loro opera, tanto saggistica quanto narrativa, dalle lezioni filosofiche di Kojève sulla dialettica hegeliana.

Al giorno d'oggi però l'Università di massa, scaduta a mero esamificio, non prepara a nulla, figuriamoci se può aspirare ad essere a vario titolo fonte di ispirazione e di formazione per letterati (su filosofia poi, come corso di laurea, stenderei salvo rare eccezioni un velo pietoso, a meno che non si vada a studiare il Nichilismo da Severino a Venezia)

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Ospite Jack Shark

La laurea è un pezzo di carta, ma l'istruzione è utile a ogni livello e in ogni sua forma.

E purtroppo non tutto si può imparare da soli.

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Secondo me il fatto di non avere una laurea non costituisce una pregiudiziale.

Anzi, io sono molto incuriosito e innamorato di autori che scrivono(o hanno scritto) meravigliosamente senza avere nessun titolo di studio, ci insegnano che la cultura, o meglio che la letteratura, può fiorire anche per strada senza passare per il mondo accademico.

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Ospite Jack Shark

Io ho un diploma in ragioneria e ho pubblicato due romanzi.

Però il mio genere (giallo/thriller) mi facilita. Se dovessi addentrarmi in un linguaggio più complesso o in digressioni filosofiche o classiche, non saprei da che parte farmi.

Per lo stesso motivo, il mio linguaggio scritto è molto "visivo" e semplice, il ché può essere un pregio, ma anche un difetto, a seconda di quale esaminatore si trova a valutare un mio testo.

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Credo di averlo già detto da altre parti, ma lo ripeto qui: una laurea non è fondamentale, ma non esageriamo nel definirla inutile.

Io studiando lettere sto imparando anche cose che mi servono per la scrittura, e non perché faccio esami di scrittura creativa (non ce ne sono), ma perché studio delle cose che mi danno spunti interessanti. Poi ovviamente ogni persona è diversa, e ci saranno persone a cui fare certi corsi non servirebbe a niente e persone a cui invece sarebbero utilissimi. Non dipende solo dalla facoltà, ma da come si è e da cosa si vuole scrivere.

Si può scrivere un fantasy senza la laurea? Sì.

Tolkien avrebbe mai scritto "Il signore degli anelli" se non fosse stato un filologo? Non credo.

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La laurea è un pezzo di carta, ma l'istruzione è utile a ogni livello e in ogni sua forma.

E purtroppo non tutto si può imparare da soli.

Sono perfettamente in sintonia con quello che diceva Jack: secondo me questo è un discorso che non vale solo per la scrittura, ma per qualsiasi ambito.

Credo di averlo già detto da altre parti, ma lo ripeto qui: una laurea non è fondamentale, ma non esageriamo nel definirla inutile.

Io studiando lettere sto imparando anche cose che mi servono per la scrittura, e non perché faccio esami di scrittura creativa (non ce ne sono), ma perché studio delle cose che mi danno spunti interessanti. Poi ovviamente ogni persona è diversa, e ci saranno persone a cui fare certi corsi non servirebbe a niente e persone a cui invece sarebbero utilissimi. Non dipende solo dalla facoltà, ma da come si è e da cosa si vuole scrivere.

Si può scrivere un fantasy senza la laurea? Sì.

Tolkien avrebbe mai scritto "Il signore degli anelli" se non fosse stato un filologo? Non credo.

Una laurea ti può dare tanti spunti e se si ha la fortuna di avere dei buoni insegnanti (non è che tutte le università anglofone siano buone...ed il livello per le materie letterarie è generalmente molto più basso di quello di un buon liceo italiano), si imparano molte cose utili per la scrittura.

Non è vero che lauree come lettere moderne e lettere classiche non ti insegnano niente di creativo, perché comunque ti danno gli strumenti per farlo, ti insegnano a riconoscere attivamente le strutture formali ed i contenuti necessari ad una buona composizione. Certo per scrivere ci vuole una creatività innata che non ti insegna nessuno, ma se parti già con gli strumenti giusti, poi tutto diventa più facile.

La filologia, per fare un esempio personale, ti dà degli ottimi strumenti per manipolare il linguaggio, per capire dove non funziona o anche per rielaborarlo, come fatto da Tolkien. Credo che una cosa fondamentale della formazione umanistica sia quella di insegnare un certo modo di ragionare, che sicuramente non è l'unico modo con cui approcciarsi alla letteratura, ma intanto ti fornisce strumenti certi e una capacità critica che ti permette poi di formarti strumenti nuovi e perché no, anche di sfidare le convenzioni che si è studiato.

Un'altra esperienza che è molto utile per la scrittura è l'esercizio della traduzione (o della parafrasi), che aiuta moltissimo non solo nello sviluppo del linguaggio, ma anche nel potenziare la propria creatività.

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Io per "scrittura creativa" comunque intendevo il nome che viene dato a quei corsi (di solito a pagamento ed esterni all'università) che insegnano in modo specifico come scrivere romanzi e racconti. Di corsi di quel tipo nella mia facoltà non ne sono previsti, ce n'è solo uno che se non erro si chiama "esercitazioni di italiano scritto", e che farò quasi sicuramente.

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se vuoi scrivere le cose che scrive Pennac della laurea non te ne fai nulla, se vuoi scrivere le cose che scrive King della laurea non te ne fai nulla, se vuoi scrivere le cose che scrive Eco ti serve una laurea. Se vuoi scrivere le cose che scrivevano Proust, Camus, Sartre, Pirandello ti serve assolutamente una laurea, o quantomeno un'istruzione a quel livello:

Dubito che per scrivere quello che scrive Pennac non serva la stessa quantità di cultura di quella che serve per scrivere come Eco o Pirandello (o anche Tolkien). Solo la usa in modo diverso e per raccontare temi diversi. E non sarei così categorica neanche su King o sui giallisti.

Per scrivere serve una cultura, quantomeno per avere qualcosa da dire. Ma quale sia questa cultura non ha nessuna importanza.

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Ospite Woland

Uno dei miei poeti prediletti è un modesto ragioniere ligure. Non conseguì alcuna laurea, ottenne però nel 1975 un prestigioso riconoscimento letterario.

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se vuoi scrivere le cose che scrive Pennac della laurea non te ne fai nulla, se vuoi scrivere le cose che scrive King della laurea non te ne fai nulla, se vuoi scrivere le cose che scrive Eco ti serve una laurea. Se vuoi scrivere le cose che scrivevano Proust, Camus, Sartre, Pirandello ti serve assolutamente una laurea, o quantomeno un'istruzione a quel livello:

Dubito che per scrivere quello che scrive Pennac non serva la stessa quantità di cultura di quella che serve per scrivere come Eco o Pirandello (o anche Tolkien). Solo la usa in modo diverso e per raccontare temi diversi. E non sarei così categorica neanche su King o sui giallisti.

Per scrivere serve una cultura, quantomeno per avere qualcosa da dire. Ma quale sia questa cultura non ha nessuna importanza.

Non ho detto che non serve una cultura infatti, per fare il giallista. Sono certo che Jack abbia un'ottima cultura, in materia di legge, in matiera di procedure giuridiche, probabilmente anche in molte altre materie. Dico che la cultura che serve per scrivere di filosofia la assumi solamente sotto l'egida di un maestro illustre; e tali maestri si trovano quasi esclusivamente all'università, quindi sviluppare un cammino universitario ( o universitario privato ) è uno dei pochi modi di acquisire tale cultura e scrivere di questo genere. Ovviamente poi se vuoi scrivere le cose che scrive Follet devi avere comunque una cultura, ma quella è una cultura che si fa molto più facilmente sui libri.

Io non conosco nessuno che parla correttamente di filosofia della scienza senza avere una laurea in filosofia o in matematica, d'altra parte conosco gente con una cultura sconfinata in fatto di storia che sovrasta indiscutibilmente un laureato in storia.

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Sarei d'accordo in toto se l'Università fosse una Università valida...Sartre e Bataille furono sommamente ispirati nella loro opera, tanto saggistica quanto narrativa, dalle lezioni filosofiche di Kojève sulla dialettica hegeliana.

Al giorno d'oggi però l'Università di massa, scaduta a mero esamificio, non prepara a nulla, figuriamoci se può aspirare ad essere a vario titolo fonte di ispirazione e di formazione per letterati (su filosofia poi, come corso di laurea, stenderei salvo rare eccezioni un velo pietoso, a meno che non si vada a studiare il Nichilismo da Severino a Venezia)

A Bologna però studiano con Eco. A Tor Vergata i professori di matematica e i corsi di filosofia della scienza sono di altissimo livello, idem a Padova; c'è anche la sapienza che è scandalosa, che c'entra, e poi le altre situazioni non le so, ma in generale uno che vuole prendere una laurea che valga qualcosa va a Padova o viene a Roma: lì ha la possibilità di incontrare gente che insegna sei mesi l'anno a Yale e sotto la loro guida la sua laurea comincia a valere. Presumo lo stesso valga per filosofia, ci sarà di certo un'università dove la materia è trattata da professori esperti; se non sbaglio quando era ancora invita insegnava Bobbio, e io una lezione di Bobbio sarei volentieri andato a seguirla, ma anche se fosse che i professori non ti possono trasmettere la loro esperienza c'è il confronto con altri studenti, ci sono gli erasmus ( spesso e volentieri in germania ): dai insomma, diciamocelo, per certe materie la laurea è fondamentale.

Pensiamo ad Einstein che aveva al liceo 4 in fisica e gioiamo *.*

In realtà Einstein si è laureato; anche se con scarsi voti. Il suo era un 4,9/6

Per lo stesso motivo, il mio linguaggio scritto è molto "visivo" e semplice, il ché può essere un pregio, ma anche un difetto, a seconda di quale esaminatore si trova a valutare un mio testo.

Io credo che il linguaggio visivo sia il linguaggio più adatto alla narrativa di genere.

Si può scrivere un fantasy senza la laurea? Sì.

Tolkien avrebbe mai scritto "Il signore degli anelli" se non fosse stato un filologo? Non credo.

Hai centrato il punto!

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Ospite Jack Shark

Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura con la quinta elementare.

Be' di sicuro un esempio straordinario, ma non possiamo però minimamente paragonare la quinta elementare di oltre un secolo fa con la quinta elementare odierna.

Ai tempi chi conseguiva la quinta era considerato una persona particolarmente istruita.

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Dico che la cultura che serve per scrivere di filosofia la assumi solamente sotto l'egida di un maestro illustre; e tali maestri si trovano quasi esclusivamente all'università, quindi sviluppare un cammino universitario ( o universitario privato ) è uno dei pochi modi di acquisire tale cultura e scrivere di questo genere. Ovviamente poi se vuoi scrivere le cose che scrive Follet devi avere comunque una cultura, ma quella è una cultura che si fa molto più facilmente sui libri.

Ma questo lo si può anche contestare: uno può farsi una cultura filosofica anche da solo, esattamente come per ogni altra disciplina. Perché, per dire, anch'io non conosco esperti di fisica quantistica che non abbiano studiato fisica o qualcosa di affine all'università. Ma lo stesso tutti i veri esperti di storia (a livello di un In nome della rosa) che conosco sono universitari. Molti "bazzicano" la storia, ma spesso mancando di un vero metodo di indagine possono al più arrivare a conoscere una sequenza di fatti o ad avere elementi di cultura materiale di un qualche periodo, non a conoscere veramente la storia.

In ogni caso, non si capisce perché ribadirlo: è chiaro che se vuoi scrivere di un idraulico devi sapere com'è fatta una chiave inglese, mentre se vuoi scrivere di filosofia devi conoscere la filosofia, ma in questo senso una laurea vale quanto un corso all'enaip.

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Ospite Luna

Ragazzi io non ho capito perché per studiare una data materia bisogna per forza andare all'università :grat: Mi pare che Leonardo da Vinci avesse studiato tutto da solo a casa sua e non mi sembra che non conoscesse le leggi della fisica. Quindi perché ora è necessario andare all'università? Se un eremita nella sua torre si mettesse a studiare libroni su libroni di chimica e a fare esperimenti di chimica nel suo laboratorio, pensate che sarebbe meno preparato di uno appena uscito da un corso di laurea analogo?

Ovvio, è un caso limite. Ma dimostra che se uno vuole, le cose le può fare anche da sé. Ovviamente se è portato. perché se lo fa uno che non riesce a capirci un tubo di chimica avrà per forza di cose bisogno di qualcuno di reale (come un professore) che cerchi quantomeno di spiegargli le basi. Ma anche questo è un caso limite, a mio parere.

Modificato da Luna

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Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura con la quinta elementare.

Grazia Deledda era figlia di famiglia benestante e proseguì a studiare privatamente nella sua casa. Sicuramente, se non fosse stato per i costumi dell'epoca, avrebbe proseguito i suoi studi molto più a lungo.

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Mah, non sono totalmente d'accordo. con quello che dici Swetty. Tra storia e fisica quantistica studiate da autodidatta c'è una differenza abissale ( già solo se non hai chi ti consiglia quale materiale studiare fisica quantistica non te la impari manco con il martello pneumatico e un cavo usb fatto di carne. ). Però mi rendo conto ovviamente che è una mia opinione, condivisibile o meno; magari un giorno un piccolo genio alla Mozart mi smentirà.

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Guarda che storia è una materia più difficile da studiare che fisica quantistica (le ho studiate entrambe a livello universitario e so cosa dico), soprattutto da autodidatti.

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secondo me sta passando una idea fondamentalmente deterministica che conduce, nelle sue estreme conseguenze logiche, alla visione per cui un laureato in matematica sarà costretto a scrivere come Rudy Rucker e un filologo dovrà continuare a gareggiare con Tolkien e un laureato in legge sarà condannato a replicare in eterno gialli/noir/romanzi processuali

Se parliamo di metodo scientifico che una Università può dare, di rigore, di ricerca sui materiali, di mettersi in dubbio, possiamo anche essere d'accordo (sempre a patto che si parli di una università vera e sempre che ci si riferisca al lavorio sul proprio, innato, talento), se invece diciamo che solo un laureato in filosofia può cimentarsi con la redazione de La Nausea io lo trovo inaccettabile, perchè uno scrittore di talento scriverà La Nausea anche se solo diplomato.

David Foster Wallace scriveva i suoi romanzi perchè era David Foster Wallace non perchè si era laureato in filosofia logica

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Ma putacaso era anche specializzato in logica modale e matematica. Non tutti quelli che sono laureati in matematica scrivono le robe che ha scritto Wallace ( nessuno tranne lui ), ma Wallace, oltre ad avere talento, era anche laureato in filosofia e specializzato in matematica: altrimenti neanche lui, con tutto il talento che poteva avere, quelle cose le avrebbe scritte. Poi in infinite Jest fa trasparire anche una conoscenza enciclopedica della medicina, e quella è una cultura che s'è fatto da solo, sui libri, ma per quanto riguarda la struttura di pensiero lui era un matematico.

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Non capisco la consequenzialità. :sss:

Volevo risponderti con un messaggio privato, per evitare di andare ulteriormente off topic, ma non me ne da la possiblità. Comunque si capisce; almeno io che studio matematica e fisica l'ho capito. A ingegneria studiate in maniera molto diversa ( approfondite solo la parte operativa e non quella filosofica ).

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Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura con la quinta elementare.

Grazia Deledda era figlia di famiglia benestante e proseguì a studiare privatamente nella sua casa. Sicuramente, se non fosse stato per i costumi dell'epoca, avrebbe proseguito i suoi studi molto più a lungo.

Quello che volevo far intendere facendo questo esempio è che, almeno per me, non serve avere una laurea per occuparsi di narrativa. Se poi si scrivono cose specifiche che penetrano in determinati campi del sapere, allora bisogna avere una base culturale per farlo.

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Ma infatti penso che nessuno abbia detto che serve una laurea per scrivere: e neanche per prendere il premio nobel, questo è evidente. Faulkner, che secondo me è uno degli scrittori più bravi che ci siano mai stati e uno dei miei scrittori preferiti, non possedeva assolutamente una laurea ed aveva studiato da autodidatta. E ha vinto il premio nobel nel '49.

Ma lui l'ha vinto " per il suo contributo forte e artisticamente unico al romanzo americano contemporaneo ", Sartre "per la sua opera che, ricca di idee e pregna di spirito di libertà e ricerca della verità, ha esercitato un'influenza di vasta portata nel nostro tempo"

Ci sono proprio intenti diversi alla base della loro opera. Comunque il discorso sta diventando sterile, a mio dire.

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Volevo risponderti con un messaggio privato, per evitare di andare ulteriormente off topic, ma non me ne da la possiblità. Comunque si capisce; almeno io che studio matematica e fisica l'ho capito. A ingegneria studiate in maniera molto diversa ( approfondite solo la parte operativa e non quella filosofica ).

Non è proprio per niente così. Anche perché di usi pratici la meccanica quantistica non è che ne abbia poi molti. E non ho neanche detto che è facile, ho solo detto che storia è più difficile. Quello che poi approfondisce un ingegnere una volta che ha capito la meccanica quantistica è affar suo, esattamente come per un fisico. Ma certo bisogna arrivare a capirla per sapere che il principio di indeterminatezza di Heisenberg è una legge fisica, legata a un ben preciso fenomeno fisico, e non una questione filosofica sull'impossibilità della conoscienza. Anzi, proprio questo è un bell'esempio di come i profani capiscano solo la componente filosofica, mentre chi veramente ha studiato fisica (e analisi) ne capisce anche la componente materiale, fisica e matematica.

Io a questo punto potrei anche risponderti che è ovvio che pensi che filosofia sia il top, perché a matematica/fisica è ovvio che l'unica materia umanistica che arriva è filosofia. Ma non sarebbe corretto, perché io so che non è così. La verità è che le conoscenze universitarie di base sono appunto di base, per quanto a vent'anni ci appaiano come avanzate. Inoltre sono anche fluide, ragionare per compartimenti stagni è scorretto quando si parla di curriculum universitario.

E comunque a dirti che storia è più difficile è stata la filologa, non l'ingegnere. :asd:

Io condivido il pensiero di Kept: non saranno certo i nostri studi a determinare cosa e come scriviamo, né a precluderci di scrivere una cosa o un'altra.

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Volevo risponderti con un messaggio privato, per evitare di andare ulteriormente off topic, ma non me ne da la possiblità. Comunque si capisce; almeno io che studio matematica e fisica l'ho capito. A ingegneria studiate in maniera molto diversa ( approfondite solo la parte operativa e non quella filosofica ).

Non è proprio per niente così. Anche perché di usi pratici la meccanica quantistica non è che ne abbia poi molti. E non ho neanche detto che è facile, ho solo detto che storia è più difficile. Quello che poi approfondisce un ingegnere una volta che ha capito la meccanica quantistica è affar suo, esattamente come per un fisico. Ma certo bisogna arrivare a capirla per sapere che il principio di indeterminatezza di Heisenberg è una legge fisica, legata a un ben preciso fenomeno fisico, e non una questione filosofica sull'impossibilità della conoscienza. Anzi, proprio questo è un bell'esempio di come i profani capiscano solo la componente filosofica, mentre chi veramente ha studiato fisica (e analisi) ne capisce anche la componente materiale, fisica e matematica.

Io a questo punto potrei anche risponderti che è ovvio che pensi che filosofia sia il top, perché a matematica/fisica è ovvio che l'unica materia umanistica che arriva è filosofia. Ma non sarebbe corretto, perché io so che non è così. La verità è che le conoscenze universitarie di base sono appunto di base, per quanto a vent'anni ci appaiano come avanzate. Inoltre sono anche fluide, ragionare per compartimenti stagni è scorretto quando si parla di curriculum universitario.

E comunque a dirti che storia è più difficile è stata la filologa, non l'ingegnere. :asd:

Io condivido il pensiero di Kept: non saranno certo i nostri studi a determinare cosa e come scriviamo, né a precluderci di scrivere una cosa o un'altra.

Scusami, non volevo offendere la tua sensibilità in alcun modo, quindi non commenterò la tua risposta priva di giustificazioni sia perché sarebbe scorretto arrivati a questo punto, sia perché se a te va possiamo aprire un off topic, o un topic su matematicamente, ma questo non è il luogo adatto. E poi che io abbia vent'anni è una tua opinione; può essere che io sia da trent'anni che studio fisica e matematica, non ho premesso niente riguardo alla mia età prima di postare.

Detto questo, il discorso è diventato sterile per due motivi:

Ci sono prove per cui autori con lauree di un certo tipo scrivono cose di un certo tipo e non esistono autori senza lauree di un certo tipo che scrivono cose delle stesso tipo e non ci sono esempi che dimostrano il contrario; per cui la discussione si limita ad un battibecco tra chi crede in dio e chi non ci crede alla " che prove hai tu per dimostrare che non esistono? ": io ho esposto solamente un dato di fatto, che rimarrà un dato di fatto finché non arriverà uno scrittore che lo smentisca.

Detto questo, passo e chiudo; Swetty, se vuoi parlare dell'altro argomento sarò ben felice di farlo in un ambito più appropriato.

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Ma certo bisogna arrivare a capirla per sapere che il principio di indeterminatezza di Heisenberg è una legge fisica, legata a un ben preciso fenomeno fisico, e non una questione filosofica sull'impossibilità della conoscienza. Anzi, proprio questo è un bell'esempio di come i profani capiscano solo la componente filosofica, mentre chi veramente ha studiato fisica (e analisi) ne capisce anche la componente materiale, fisica e matematica.

Ho letto una piccola parte dei post e vedo che vi dichiarate OT. Ci terrei solo a commentare brevemente il pezzetto che cito.

Ho studiato filosofia, con indirizzo logica/fil. della scienza. Ero/sono abbastanza preparata in matematica. Quando ho dovuto lavorare a una tesina su Heisemberg, ho capito che occorreva anche un bel po' di fisica. Tuttavia il principio ( o meglio teorema) d'indeterminazione ha un'origine e una portata significativa anche rispetto alla conoscenza filosofica. Con la quale la moderna fisica teorica ha stretti legami, che i fisici non sempre padroneggiano adeguatamente. E infatti certe loro elucubrazioni appaiono "ingenue" ai filosofi. Insomma, vorrei lodare l'approccio interdisciplinare.

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