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Ospite queenseptienna

Fiaba e favola

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Ospite queenseptienna

Fiaba e favola

Brevi narrazioni in prosa o in versi. La favola ha come protagonisti immaginari animali, piante o esseri inanimati cui si attribuiscono virtù e vizi umani, e i suoi contenuti hanno spesso intenti didascalici o morali. La fiaba, invece, dove i protagonisti sono solitamente esseri umani alle prese con entità sovrannaturali (streghe, fate, gnomi, orchi ecc.) e oggetti dotati di virtù magiche, svolge più semplicemente una funzione di intrattenimento infantile.

Entrambi i tipi di narrazione hanno comunque strutture molto simili, come rivela del resto la comune etimologia latina, fabula, un termine che deriva dal verbo fari (“parlare”) e che richiama dunque l’importanza della comunicazione orale in questo genere espressivo. La differenziazione tra favola e fiaba può essere considerata come un’evoluzione diversa del medesimo genere in contesti culturali differenti: la favola è più vicina a tradizioni classiche e mediterranee; la fiaba risente maggiormente delle influenze folcloriche delle civiltà nordiche.

LA FAVOLA

Tra le più antiche favole di animali troviamo quelle del greco Esopo (VI secolo a.C.), ampiamente diffuse nel mondo greco e latino, dove furono riprese da Fedro (I secolo d.C.). In età bizantina, la raccolta curata dal monaco Massimo Planude costituì per molto tempo una delle principali fonti di conoscenza della favolistica antica.

La più famosa raccolta indiana, il Pañcatantra (IV secolo d.C.), fu tradotta in oltre cinquanta lingue, esercitando notevoli influssi sulle letterature occidentali.

In età medievale, quando gli intenti della favola divennero più esplicitamente moraleggianti, gli esempi più interessanti comparvero nella letteratura francese, dove, oltre alle favole di Maria di Francia (XII secolo), troviamo il Roman de Renart, satira su vizi e debolezze della società dell’epoca.

La favola ebbe la massima affermazione nel Seicento, ancora in Francia, nell’opera di Jean de La Fontaine (1668-1694), i cui contenuti non sono più subordinati all’esposizione della morale conclusiva, ma diventano narrazioni autonome. Nel Settecento i principi teorici del genere favolistico furono esposti dal tedesco Gotthold Ephraim Lessing, mentre il poeta inglese John Gay scrisse favole particolarmente briose e originali. Dello spagnolo Tomás de Iriarte y Oropesa si ricordano le Fábulas literarias (1782).

LA FIABA

Nell’Ottocento furono pubblicate le fiabe del famoso scrittore danese Hans Christian Andersen, molte delle quali sono, in realtà, favole. Negli Stati Uniti, a partire dalle Fables in Slang (1890), di George Ade, si sviluppò una particolare forma di favola contemporanea, i cui autori principali furono Ambrose Bierce, James Thurber e William Saroyan.

Tra le più importanti raccolte di fiabe ricordiamo: Lo cunto de li cunti (1634-1636) del napoletano Giambattista Basile, I racconti di Mamma Oca (1697) del francese Charles Perrault, le famosissime Fiabe per bambini e famiglie (1812-1824) dei fratelli Grimm, le Fiabe popolari russe (1863) di Alexandr Afanas’ev e le Fiabe irlandesi di William Butler Yeats. Di notevole interesse sono poi le Fiabe italiane (1956) raccolte dalle tradizioni regionali e rielaborate da Italo Calvino, e molto istruttivi sono tutti i libri di favole e filastrocche dello scrittore per l’infanzia Gianni Rodari.

Un indispensabile punto di riferimento nell’analisi delle strutture e dei motivi ricorrenti nel racconto di magia è la Morfologia della fiaba (1928) di Vladimir Propp.

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Aggiungo qualche dettaglio sulla differenza tra fiabe e favole :)

 

Favole: I protagonisti sono sempre animali che vengono connotati immediatamente daa un difetto o da una virtù e di solito l'elemento è uno solo. Pensiamo a La cicala e la formica, per esempio: la cicala canta e la formica lavora. Non c'è altro che le definisca.

La psicologia dei personaggi non viene approfondita, così come l'ambientazione rimane del tutto in secondo piano se non completamente assente.

C'è sempre una morale che spesso chiude la favola ed è ben chiara nella sua funzione didattica anche se spesso è opinabile.

Le favole hanno sempre un autore dichiarato anche se, come nel caso di Esopo, ogni tanto non si è ben sicuri dell'identità dell'autore o della veridicità dell'informazione.

 

Fiabe: Sono racconti più vicini alla definizione che abbiamo tutti in mente. In origine personaggi vengono dalla tradizione e dalla mitologia popolare medievale; compaiono anche animali umanizzati, ma di solito non sono i protagonisti. Possono comparire creature fantastiche della tradizione popolare come streghe, gnomi, draghi, folletti, ecc. Il protagonista deve affrontare una sfida e segue l'arco classico del viaggio dell'eroe - stabilità - crisi - ritorno alla stabilità. L'ambientazione è importante e va ben descritta tramite dettagli e aggettivi specifici ed essenziali; le liste e le ripetizioni funzionano bene in questo caso.

La morale è assente o comunque non è esplicitata, possono comparire elementi d'insegnamento, ma non sono basilari. Le fiabe classiche però avevano lo scopo di mettere in guardia dai pericoli, senza giudicare se la cosa fosse giusta e sbagliato, pensiamo a Cappuccetto rosso tanto per fare un esempio ben conosciuto, i messaggi sono molteplici, ma di base si voleva avvertire che inoltrarsi da soli nel bosco voleva dire mettersi in situazioni pericolose.

Le fiabe iniziano spesso con il C'era una volta... che ci conduce subito in un tempo indefinito e senza reali connotazioni cronologiche, un tempo sospeso e mitico, spostato rispetto al nostro universo temporale e questo lo otteniamo subito, usando l'imperfetto del C'era.

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