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galloway

Il rumore della "scrittura creativa"

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Oggi con i social media siamo tutti "autori" nel senso che leggiamo, scriviamo, inter-agiamo, condividiamo, elaboriamo, copiamo, incolliamo, interpretiamo, manipoliamo, reinventiamo. Insomma, scriviamo, ma non siamo "scrittori", ma siamo pur capaci di "inventare" un significato. Il sociologo francese Michel Foucault nel 1969 si chiese "chi è un autore?“ Si diede anche una risposta: "L'autore è certamente un principio funzionale per mezzo del quale, nella nostra cultura, si fissano dei limiti, si esclude, si sceglie, l'autore, pertanto è una figura ideologica che determina il modo in cui noi temiamo la proliferazione del significato". 

 

La domanda è allora: si può insegnare a scrivere? La risposta sembra scontata tanto banale è la domanda. Sembra che tutti nasciamo lettori. Tanti, ormai, hanno la possibilità di imparare a leggere, per poi passare a scrivere, in un modo od un altro. Qui, a dire il vero, si tratta di imparare a scrivere non tanto per vivere la quotidianità nel suoi vari e diversi impegni, quanto imparare a scrivere e diventare uno "scrittore".  A me che sono un "dinosauro", figlio di un tipografo post-gutenberghiano, questa denominazione mi ha fatto sempre sorridere. E' davvero una vita che ho scritto per vivere, come docente e come scrivente di ogni cosa che possa/debba essere scritta. L'ho fatto, ovviamente, per guadagnarmi da vivere. Ma è di una particolare attitudine alla scrittura che intendo occuparmi: la scrittura come lavoro, professione. Per scrivere libri e possibilmente venderli.

 

Fate una ricerca in rete oppure su "GoodReads" e "Librarything" e scoprirete quanti sono i libri catalogati che si occupano di scrittura creativa.  Migliaia, milioni se li cercate su "Google". Con i media moderni sembra che questa passione per la scrittura sia diventata addirittura una mania. Ma la grafomania, come la bibliomania, sembra siano delle patologie piuttosto antiche. Quello che mi interessa qui sono le tante scuole di scrittura creativa che ci sono in giro. Ho letto un articolo su una rivista letteraria inglese in cui una scrittrice, anche insegnante di scrittura creativa, parlava delle sue esperienze in questo campo dopo una vita trascorsa in questo tipo di insegnamento. Ha intitolato, non a caso, il suo scritto:" "Insegnaci a scrivere bene". Lei si riferisce ad un particolare tipo di scrittura chiamata "scrittura immaginativa". Racconti, romanzi, "fiction" per intenderci. 

 

E' possibile un insegnamento del genere? Certamente. Ogni cosa che caratterizza gli uomini, penso sia possibile insegnare, nel bene e anche nel male, purtroppo. Si può insegnare la musica, la matematica, le scienze, perchè non a scrivere? L'importante è che ci sia la persona giusta a cui insegnare, persone che abbiano delle particolari predisposizioni, che possano poi diventare un "talento". Si intende che questo non lo si può insegnare a nessuno se non lo si possiede già, ed è tutto da scoprire. La cosa di cui non tutti sembrano rendersi conto è il fatto che per imparare a scrivere bisogna prima impossessarsi della giusta tecnica. Nessuno si aspetta che un ragazzino al quale piace la musica, prenda subito un violino ed inizi a suonare senza che non abbia fatto un gran numero di ore di esercizi e di studi prima. Stessa trafila deve seguire un matematico, un pittore, uno scienziato. C'è un ben preciso elemento tecnico da apprendere da chi il "mestiere" lo conosce. 

 

Mentre per la musica, la pittura e la scienza queste sono cose che la maggior parte di noi raramente fa, e chi lo fa lo pratica nei luoghi adatti il laboratorio, il teatro e gli studi. Tutti, invece, abbiamo il dono della parola e crediamo di poter accedere facilmente a quello della scrittura. Parliamo e scriviamo tutti i giorni, in ogni modo possibile. Pensiamo, quindi, che sia facile e possibile scrivere, costruendo pensieri, persone e luoghi immaginari. Grave errore.

 

Dietro ogni vero talento si nasconde una tecnica ben precisa. Thomas Edison ha detto che il 99 per cento del genio è fatto di sudore e aveva ragione. Se c'è il talento, ed anche intelligenza e immaginazione, senza una padronanza della tecnica per comunicarla agli altri, sarà impossibile farsi accettare. Bisogna saper gestire il pensiero, nei suoi vari aspetti comunicativi. E' il "mestiere" che bisogna apprendere, la capacità di riuscire ad immaginare di poter essere "altro" e "altri", al di là di se stessi.  Quanti sono disposti a rinunciare a se stessi, alla propria identità, alla propria storia, ai propri pensieri, a favore di un altro, di tanti altri personaggi che diventano persone vere della loro immaginazione? Tanti credono di saperlo fare a cuor leggero, per vendere qualche copia del proprio libro e sorprendere qualche ingenuo che casca nella sua rete. 
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Si illudono di saper scrivere libri propinandoli a tanti che pensano di saper leggere. Non si rendono conto che per saper scrivere, bisogna innanzitutto saper leggere. Per saper leggere è necessario saper pensare. Io consiglierei alla autrice/scrittrice/insegnante di scrittura creativa, di insegnare innanzitutto a pensare, prima di leggere e poi scrivere. Tutto il resto è solo "rumore", come il titolo di quella nota canzone ... il rumore della comunicazione moderna ...

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21 ore fa, galloway ha scritto:

Si illudono di saper scrivere libri propinandoli a tanti che pensano di saper leggere. Non si rendono conto che per saper scrivere, bisogna innanzitutto saper leggere. Per saper leggere è necessario saper pensare. Io consiglierei alla autrice/scrittrice/insegnante di scrittura creativa, di insegnare innanzitutto a pensare, prima di leggere e poi scrivere. Tutto il resto è solo "rumore", come il titolo di quella nota canzone ... il rumore della comunicazione moderna ...

Quoto soltanto la fine del tuo lungo post per risparmiare spazio. Tocchi un argomento che mi ha sempre interessato. Viviamo in una fase storica in cui proliferano, più che in ogni tempo passato, gli aspiranti scrittori. Eppure sembra dimostrato che sia in forte crescita il cosiddetto "analfabetismo di ritorno": si diffonde la capacità di leggere, comprensiva però dell'incapacità di capire ciò che si legge. E' un paradosso, ma le cose stanno andando in questa direzione e, ovviamente, crescendo il numero degli aspiranti scrittori, proliferano le piccole case editrici, tra le quali quelle improntate a criteri di correttezza ed onestà pare che siano in minoranza. Proliferano, del pari, le agenzie che offrono servizi editoriali a pagamento quali schede di lettura e valutazione, editing e scuole di scrittura, spesso agitando lo specchietto per allodole di una rappresentanza, presso medi e grandi editori, che non arriverà mai. Questa la situazione, sotto gli occhi di tutti. Andando allo specifico tema della discussione, la mia opinione (fallibile) più volte esternata in merito alle scuole di scrittura, è:  1) il talento non si può insegnare perché è innato, va coltivato leggendo, leggendo e poi ancora leggendo e, soltanto se è già presente nell'aspirante scrittore, una vera e valida scuola potrà essergli utile per quanto riguarda il cosiddetto mestiere;  2) per insegnare compiutamente e validamente un mestiere, bisogna averlo praticato direttamente e, possibilmente, con successo. Concetti che a me sembrano improntati a semplice buon senso, eppure pare che le cose non stiano così, perché buona parte degli editor e degli insegnanti vanta titoli accademici e master specifici, ma non ha mai pubblicato un libro. Pirandellianamente, Così è, se vi pare.  

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Grazie per la condivisione. Apprezzo le tue considerazioni alle quali vorrei aggiungerne una non meno importante. Riguarda il ruolo che ha in tutto questo "rumore" la tecnologia con i suoi innumerevoli strumenti che mette a nostra disposizione. Quando, quasi mezzo secolo fa Marshall McLuhan, scrisse "the medium is the message" il mezzo è il messaggio si riferiva alla televisione. Non credo si rendesse bene conto di quello che diceva. Oggi noi lo sappiamo bene. Il "rumore" tecnologico ha sostituito il "rumore" mentale ... Il primo è "ferraglia", il secondo è "fatica", pensare costa fatica. Te la ricordi questa canzone della Carrà intitolata, appunto, "Rumore" anni settanta credo ....

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10 ore fa, galloway ha scritto:

Grazie per la condivisione. Apprezzo le tue considerazioni alle quali vorrei aggiungerne una non meno importante. Riguarda il ruolo che ha in tutto questo "rumore" la tecnologia con i suoi innumerevoli strumenti che mette a nostra disposizione. Quando, quasi mezzo secolo fa Marshall McLuhan, scrisse "the medium is the message" il mezzo è il messaggio si riferiva alla televisione. Non credo si rendesse bene conto di quello che diceva. Oggi noi lo sappiamo bene. Il "rumore" tecnologico ha sostituito il "rumore" mentale ... Il primo è "ferraglia", il secondo è "fatica", pensare costa fatica. Te la ricordi questa canzone della Carrà intitolata, appunto, "Rumore" anni settanta credo ....

Come no? Ero maggiorenne, vaccinato, sposato e padre, nonché unico pilastro della famiglia. Oggi la fatica del pensare è, non sempre, ma troppo spesso, sostituita dal diteggiamento sui social, con relativo assorbimento di fake-news e affini. Ma non vorrei essere annoverato tra i veteres, laudatores temporis acti: i giovani sono il futuro, il presente l'abbiamo, volenti o nolenti, creato noi. 

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5 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Come no? Ero maggiorenne, vaccinato, sposato e padre, nonché unico pilastro della famiglia. Oggi la fatica del pensare è, non sempre, ma troppo spesso, sostituita dal diteggiamento sui social, con relativo assorbimento di fake-news e affini. Ma non vorrei essere annoverato tra i veteres, laudatores temporis acti: i giovani sono il futuro, il presente l'abbiamo, volenti o nolenti, creato noi. 

"I giovani sono il futuro" , vero, ma anche loro sono destinati a diventare passato ... 

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1 ora fa, galloway ha scritto:

"I giovani sono il futuro" , vero, ma anche loro sono destinati a diventare passato ... 

Come tutti. Il guaio è che quando se ne renderanno (come ce ne siamo resi) conto sarà tardi. Nei tempi antichi, quando la parola scritta era solo alla portata di pochi, gli anziani, in quanto depositari della storia e del sapere da tramandare oralmente, erano tenuti in grande considerazione. Oggi, nell'era di internet, frutto del progresso voluto proprio dalle vecchie generazioni, per sapere - ma senza la capacità di filtrare scartando le falsità - basta un click. E gli anziani sono diventati un impaccio, buono soltanto a sostenere le famiglie in difficoltà economica grazie alla pensione. Bisogna prenderne atto senza inutili lamentazioni e sperare che i ricorsi Vichiani non portino l'umanità a dover ricominciare dalle origini a causa di catastrofi di vario genere (climatico, pandemico, economico, nucleare, etc...) che, purtroppo, sembrano profilarsi all'orizzonte.  

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... catastrofi di vario genere (climatico, pandemico, economico, nucleare, etc...) che, purtroppo, sembrano profilarsi all'orizzonte. Io mi difendo leggendo il libro di Carlo Novelli "Helgoland" e mi affido alla "teoria dei quanti" ...  

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6 ore fa, galloway ha scritto:

... catastrofi di vario genere (climatico, pandemico, economico, nucleare, etc...) che, purtroppo, sembrano profilarsi all'orizzonte. Io mi difendo leggendo il libro di Carlo Novelli "Helgoland" e mi affido alla "teoria dei quanti" ...  

Io, invece, colpevolmente, a volte faccio mio l'ignobile pensiero di Luigi XV: dopo di me, il diluvio.

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