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galloway

Il paradosso: odio i sogni

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Sapete il paradosso? Che scrivo questo post in un luogo chiamato "Writer'Dream".

 

Odio i sogni. I sogni sono le scimmie marine della coscienza. Nelle pagine ultime del sonno ci promettono enormi palazzi sottomarini, ma quando ci svegliamo ci lasciano con la gola secca. La saggezza dei sogni è una fortuna su carta che non puoi vendere a nessuno, un'oasi di acqua brillante che quando ti svegli ti lascia in gola il sapore secco della sabbia. Li odio per le loro assurdità ed i continui rinvii, le loro infinite promesse mai mantenute e sempre ripetute. Li odio per il modo in cui sconvolgono la memoria, mescolando spazzatura e tesori. Li odio perché mi stancano, per come mi illudono e mi prendono in giro. Quello che odio più dei miei sogni, sono i sogni che fa qualcuno quando me li racconta: "Ho sognato di volare sulla costiera su un aquilone, ma non era la costiera ...". Mentre tu me li racconti io affondo nella solita noia dei sogni raccontati.

 

I sogni sono effluvi, informazioni corporali da condividere soltanto con qualcuno di cui ti fidi o con il tuo dottore. A casa mia non si raccontavano i sogni, non ho mai sentito mia madre parlare dei suoi sogni. Mio padre diceva qualche volta che aveva sognato di sputare in faccia suo fratello. Il tutto detto in una sola frase, tanto per imprecare e basta. Tanto per aggiungere qualcosa di surreale a quella che era la realtà. Il racconto di un sogno è, o dovrebbe essere, fonte di imbarazzo per chi l'ha sognato, mentre lo racconta in brandelli narrativi in stile acculturato junghiano. Di qualunque cosa sono fatti i sogni, non sono fatti di parole. Non appena ne cominci a raccontare uno, come ci ricorda Freud, inizi a manipolare quello che hai sognato. Falsifichi, distorci quanto credi di ricordare e non ti accorgi di mentire. Quell'aquilone rosso che volava alto in cielo sul mare della costiera non era proprio rosso e forse non era nemmeno un aquilone ...

 

Peggio dei sogni veri, dei miei e dei tuoi, sono i sogni raccontati nei libri o nei film. Uno per tutti quelli sognati nel "Mago di Oz", sogni davvero impossibili da sognare per qualsiasi essere umano. Come lo sono quelli di Alice nel Paese delle Meraviglie. Se l'arte è uno specchio, i sogni sono il retro dello specchio. Un'opera d'arte deriva i suoi effetti dalla luce, dal suono, dal movimento, ma i sogni si rivelano nell'oscurita', nel silenzio, nella paralisi. Come una ricetta preparata in una cucina poco adatta, l'arte "sognata" si basa su sostituzioni: angoli oscuri, prospettive forzate, giustapposizioni assurde, trasformazioni arbitrarie e una sovrabbondanza di "nani" alla stregua di quelli che si vedono nel film "Oblivion".  I sogni nell'arte o fanno senso oppure no, ma non potranno mai fare l'una o l'altra cosa contemporaneamente, allo stesso modo di come fanno i sogni quando li sogniamo.

 

Ditemi come si fa ad interpretare i sogni nelle loro infinite manifestazioni. I colori, i sapori, il corpo, gli animali, le azioni, l'abbigliamento, il cibo, il sangue, l'acqua, l'abito da sposa ... un lessico onirico senza fine che, tutto sommato, non è altro che la riproposizione in termini surrealistici di quella che è la realtà esistenziale, trasfigurata e travestita di menzogne ed illusioni? Preferisco la realtà, credetemi. Con quello che la mia ragione e la mia libertà mi concedono di fare posso annientare le scimmie della mia coscienza. Sapete il paradosso? Che scrivo questo post in un luogo chiamato "Writer'Dream".

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@galloway , questa sezione serve per proporre delle inizative al WD, una sorta di laboratorio creativo che permetta di migliorare il forum.

Momentaneamente chiudo il topic per spostarlo in una sezione adeguata.

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 @galloway non capisco dove sta il paradosso: il sogno di cui parla il WD è un obiettivo di vita reale, mentre tu ti riferisci ai sogni notturni e al racconto di essi (e come non darti torto: io ho sempre avuto sogni vividi e complessi, e quando ero piccola scartavetravo i maroni delle mie amiche perché dovevo assolutamente raccontarli xD). 

15 ore fa, galloway ha scritto:

un lessico onirico senza fine che, tutto sommato, non è altro che la riproposizione in termini surrealistici di quella che è la realtà esistenziale, trasfigurata e travestita di menzogne ed illusioni?

Credo di sì, come lessi tempo fa in un libro di Allan J. Hobbs (La scienza dei sogni): l'attività onirica altro non è che un minestrone di fatti e pensieri riproposto in chiave delirante. Comunque anch'io non amo più sognare da molti anni, a parte quando mi capitano avventure strane oppure sogni lucidi. C'è sempre un fondo un po' d'angoscia... Da piccola invece tenevo un diario dei sogni convinta che, se fossi riuscita a interpretarli, avrei trovato risposte segrete nella mia mente.

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1 ora fa, *Antares* ha scritto:

 @galloway non capisco dove sta il paradosso: il sogno di cui parla il WD è un obiettivo di vita reale, mentre tu ti riferisci ai sogni notturni e al racconto di essi (e come non darti torto: io ho sempre avuto sogni vividi e complessi, e quando ero piccola scartavetravo i maroni delle mie amiche perché dovevo assolutamente raccontarli xD). 

Credo di sì, come lessi tempo fa in un libro di Allan J. Hobbs (La scienza dei sogni): l'attività onirica altro non è che un minestrone di fatti e pensieri riproposto in chiave delirante. Comunque anch'io non amo più sognare da molti anni, a parte quando mi capitano avventure strane oppure sogni lucidi. C'è sempre un fondo un po' d'angoscia... Da piccola invece tenevo un diario dei sogni convinta che, se fossi riuscita a interpretarli, avrei trovato risposte segrete nella mia mente.

 

 

Per capire il "mio" paradosso devo contestualizzarlo. Sarebbe troppo lungo. Ho letto e scritto per tutta la vita. Sono in quella che chiamano la "quinta età", quando la realtà si confonde con i sogni e viceversa. Ma ti assicuro che la mia "scatola" funziona ancora bene. Sono finito in questo sito per caso, non mi sento uno scrittore, sono soltanto uno che scrive per capire quello che penso. E penso che la realtà supera sempre la fantasia. Quando la notte riesco ad addormentarmi mi accorgo che il cervello elabora i sogni sempre al di fuori del mio controllo. Questa cosa mi fa paura e mi conferma quanto sia inaffidabile la persona umana. Un discorso lungo e ti ringrazio per averlo introdotto. Potremo continuarlo se vuoi. Per ora basta. Buona festa! 

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Il ‎22‎/‎12‎/‎2020 alle 14:00, galloway ha scritto:

Quando la notte riesco ad addormentarmi mi accorgo che il cervello elabora i sogni sempre al di fuori del mio controllo.

Parlando di sogni veri, fatti mentre la coscienza se ne va a spasso nel sonno, e non dei sogni su quello che vorremmo fare o essere in futuro, personalmente è raro che li rimpianga al risveglio, è più facile che non siano buoni sogni e che sia la realtà a rassicurarmi. I "sogni di gloria", i "castelli in aria" (gli over 75 ricorderanno la canzone) possono dare una spinta positiva verso la realizzazione di obiettivi, a meno che non siano soltanto l'irrealizzabile espressione di un ego narcisistico. Riguardo alle interpretazioni psicanalitiche, ritengo altrettanto affidabili quelle della "Smorfia": i soldi, piuttosto che dilapidarli in stratosferiche tariffe orarie, è meglio giocarseli al Lotto, che almeno vanno allo Stato.

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I sogni mi piacciono. Sogno tanto e ricordo tutto. L'altra notte ho sognato di limonare con una con cui ho passato un due mesetti qualche anno fa ed ero contento.

 

Poi al mattino mi sveglio e mi viene voglia di uccidermi.

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Puoi farlo in sonno, ti sconsiglio da vivo ...

4 minuti fa, Giovanna21 ha scritto:

I sogni mi piacciono. Sogno tanto e ricordo tutto. L'altra notte ho sognato di limonare con una con cui ho passato un due mesetti qualche anno fa ed ero contento.

 

Poi al mattino mi sveglio e mi viene voglia di uccidermi.

 

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