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Marcocr

I corridoi del monastero

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Commento

 

Era una mattina tiepida di una domenica di Primavera ed il signor Piero decise che era il giorno giusto per portare  Luca, suo nipote, a Montecassino. Aveva sognato di tenere in mano una roccia sporca di sangue con sopra incisa la parola PAX. Appena svegliato aveva, come di consueto, trascritto il sogno sul suo diario dei sogni e dall’interpretazione che ne fece, capí che era arrivato il momento di fare pace con la propria memoria: “la roccia si riferisce a Rocca Janula, il sangue è simbolo della guerra, Pax è la parola che si trova sul portone della Torretta di Montecassino”.

Il messaggio era chiaro.

Sarebbero andati a piedi sul vecchio sentiero che un tempo portava dalla vecchia città di Cassino al monastero.

“Un pò di hiking oggi ci farà bene”, disse a colazione e Luca, ancora assonnato ed appesantito dalle birre bevute la sera precedente, alzando gli occhi increduli dallo smartphone, aveva commentato “ nonno…a piedi a Montecassino? A fare che? Andiamoci un altro giorno. Perché non andiamo più tardi a prendere un aperitivo? È domenica! Hanno aperto un nuovo bar in piazza”.

“Faremo l’aperitivo al nostro ritorno” sentenziò Piero e la discussione finí. Luca capiva quando era il momento di non insistere. C’era un chiaro sistema di regole comunicative tra i due: una sentenza secca, detta in modo netto e stizzito voleva dire “ se non vuoi che ti torturi per i prossimi dieci giorni, si fa in questo modo”. Luca amava Piero, lo rispettava profondamente. Si era trasferito a casa sua ad Aquino dopo la morte dei genitori, una coppia di giornalisti, nella guerra in Bosnia ed Erzegovina.

Nonno Piero con le sue sicurezze e la sua semplice visione della vita, era sempre stato il porto sicuro dove Luca amava tornare nei momenti di confusione.

Da quando poi vivevano insieme, aveva visto i sacrifici che faceva per lui e provava una sincera devozione nonostante la sua testardaggine in alcune decisioni ed i suoi lamenti, al dire il vero rari.

Presero l’auto, una vecchia Panda blu chiaro, e si diressero verso Cassino. Sulla strada ascoltarono alla radio un programma letterario che parlava del recente Nobel a Gao Xingjian.

Imboccarono la strada provinciale per il Monastero e, dopo poche curve, parcheggiarono su un tornante dove c’era una piccola grotta con una statua della Madonna.

“Proseguiremo a piedi da qui. Come vedi ti ho risparmiato un pò di dislivello”, disse Piero, “grazie nonno”, rispose ironico Luca.

Dopo alcuni minuti di cammino si fermarono in un punto panoramico  da dove si poteva ammirare tutta la Valle del Liri. Piero spiegò a Luca la Linea Gustav, la linea fortificata difensiva voluta da Hitler. “ Spero che ti ricorderai di questa mattinata agli esami di maturità”, disse Piero solenne.

“Ero un ragazzino quell’inverno del ’43. Fu un inverno micidiale! Ricordo che dalla metà di ottobre alla fine di dicembre, una pioggia costante trasformò la valle in un oceano gelido di fango. Il numero di assiderati negli ospedali da campo superava i feriti in combattimento. Cassino era una Babele di popoli: la Quinta Armata americana, il X Corpo D’Armata britannico, i francesi, i polacchi, i tedeschi sulle pendici del monte, il II Corpo d’armata neozelandese, i polacchi…”

Quando nonno Piero parlava dei suoi ricordi di infanzia Luca ascoltava in religioso silenzio anche se aveva già ascoltato quelle storie più di una volta.

“ Mamma decise di rifugiarsi nel monastero. Non possiamo morire qui, diceva. Quando lesse i volantini che gli alleati lanciarono sul monastero fu come se tutta la forza e la tenacia che l’avevano animata fino ad allora, l’avessero abbandonata in un attimo. Lesse il comunicato quasi senza respirare.

 

Amici italiani,

ATTENZIONE

Noi abbiamo sinora cercato in tutti i modi di evitare il bombardamento del monastero di Montecassino. I tedeschi hanno saputo trarre vantaggio di ciò.

É venuto il tempo in cui a malincuore siamo costretti a puntare le nostre armi contro il Monastero stesso.

Il nostro avvertimento è urgente: Lasciate il Monastero.”

 

Piero si fermò per qualche istante, guardò negli occhi Luca e riprese.

“Lo so. É una storia che ti ho già raccontato. Oggi però ti darò un dettaglio in più. Quello che non sai è che io e zio Giovanni correvamo di nascosto nella biblioteca del Monastero a leggere. Ci rincorrevamo nei lunghi corridoi. Poi ci nascondevamo dietro una grande colonna, prendevamo un manoscritto e leggevamo. Forse dovrei dire provavamo a leggere. Quel poco che avevamo imparato a scuola prima della guerra non era sufficiente a capire quei testi. Però rimanevamo estasiati dalle illustrazioni. Ricordo le immagini di pianeti, delle piante e degli animali. In quei momenti di scoperta la guerra spariva e noi viaggiavamo in mondi immaginari. Era la nostra fuga dalla paura.”

“Zio Giovanni?” S’illumino Luca.

“Già, proprio lui.” Zio Giovanni era l’eroe della famiglia. Luca era cresciuto con le sue avventure di guerra e la sua morte eroica nel salvare una donna durante il bombardamento del monastero.

Ripose la borraccia dalla quale stava bevendo nello zaino e ripresero il cammino.

Arrivarono alla sommità del monte e Piero disse:

“Devo entrare nel monastero”.

“Dai nonno, nel monastero no!” protestò Luca.

“Non ci metterò molto. Tu mi puoi aspettare qui fuori”.

Si separarono e Piero entrò nel monastero. Salì con passo deciso le scalinate del Chiostro “Bramantesco” e giunse al Chiostro dei Benefattori. Qui un gruppetto di tre monaci chiacchierava allegramente. Piero si avvicinò e chiese: “ Buongiorno, sapete se dom Ettori è disponibile?”

“Si, l’ho visto un momento fa seduto in basilica.”

“La ringrazio”. Piero entrò nella basilica e vide un monaco seduto intento a leggere.

Si avvicinò per vedere la faccia nascosta dal cappuccio.

Lo riconobbe e disse:

“Ciao Giovanni”.

“Ciao Piero, come stai?”, rispose il monaco con un sorriso che trasmetteva pace e serenità.

“ Bene, sono venuto con Luca a piedi sulla strada vecchia”.

Gli occhi del monaco si accesero.

Piero estrasse un pacco dallo zaino e lo diede al monaco.

Il monaco aprí il pacco su un lato per vedere il contenuto e diventò pallido.

“Perché?” chiese.

“L’ho trovato da un collezionista privato e mi è costato caro. Ho lavorato sodo per pagarlo. Tu devi ricollocarlo nella sua posizione originale”.

I due si guardarono intensamente e in un attimo si rividero correre per i corridoi della biblioteca.

Giovanni ripensò alla fuga, alla donna che li inseguiva, all’Incidente…

Una smorfia di dolore attraversò il suo volto.

Piero gli strinse le mani sorridendo poi si rimise lo zaino in spalla.

“Arrivederci dom Ettori”, disse.

Il monaco si alzò e facendo un segno di benedizione rispose “vada in pace”.

 

 

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Ciao @Marcocr, ho visto che sei nuovo nel wd quindi piacere.

Il racconto è incentrato su un "viaggio", seppur breve, in cui il nonno Piero fa da mentore al nipote Luca. Piero viene presentato con qualche lieve spunto mistico: il sogno, la pietra con il sangue e la scritta pax. In più gli viene fornito un passato misterioso su cui poggiare la storia che vuoi raccontare.

Quindi direi che ci sono molti degli elementi che costituiscono la struttura del racconto classico, ed è già un buon punto di partenza.

 

Dal punto di vista formale l'ho trovato migliorabile. Parti con un'immagine evocativa,  che aspira a incuriosire il lettore: la pietra nel sogno. Tuttavia, ti affretti a spiegarne il significato nel periodo successivo, senza dare il tempo all'immagine di sedimentare nel lettore.

Avrei preferito una spiegazione maggiormente diluita, svelata con il procedere del racconto con un indizio alla volta. 

Questa tendenza a spiegare quanto più possibile la mantieni in tutta la prima parte del racconto, come se avessi paura che qualcosa non arrivasse. Ecco, io non sono un esperto, quindi prendi con le molle il mio consiglio, ma a volte bisogna correre il rischio di lasciare qualcosa per strada o che qualcosa arrivi diversamente da come abbiamo immaginato. Al lettore non piace essere guidato in maniera troppo palese.

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

Faremo l’aperitivo al nostro ritorno” sentenziò Piero e la discussione finí. Luca capiva quando era il momento di non insistere. C’era un chiaro sistema di regole comunicative tra i due: una sentenza secca, detta in modo netto e stizzito voleva dire “ se non vuoi che ti torturi per i prossimi dieci giorni, si fa in questo modo.

A mio parere la parola "sentenziò" basta a lasciare in chi legge l'immagine che ti affanni a descrivere successivamente. La nota dei dieci giorni è superflua: c'è un nonno che sentenzia e un nipote che obbedisce. È sufficiente a inquadrare i personaggi. 

 

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

Nonno Piero con le sue sicurezze e la sua semplice visione della vita, era sempre stato il porto sicuro dove Luca amava tornare nei momenti di confusione.

Da quando poi vivevano insieme, aveva visto i sacrifici che faceva per lui e provava una sincera devozione nonostante la sua testardaggine in alcune decisioni ed i suoi lamenti, al dire il vero rari.

Anche qui insisti sul rapporto tra i due dando troppi dettagli tutti insieme. Lascia scorrere un po' di azione prima.

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

 

Il racconto prosegue con l'arrivo al monastero. A partire da questo punto la storia si svolge in maniera troppo veloce. A mio parere così il testo è troppo sbilanciato: una fase preparatoria in cui lasci molto spazio in termini di caratteri ai due protagonisti, indugiando anche in dettagli non strettamente necessari alla storia, e la seconda in cui si svolge 'il fatto" dove sembri voler arrivare immediatamente al dunque. 

Giovanni, che dovrebbe essere l'eroe del racconto, viene descritto in pochi caratteri. Avrei aggiunto qualche dettaglio sul rapporto con Piero o una caratteristica fisica. Qualcosa che facesse familiarizzare il lettore con il personaggio. 

 

Arriviamo al finale, e devo ammettere che non mi è molto chiaro. Mi è parso di capire che Giovanni in verità non sia morto e che abbia una nuova identità da monaco. Qualcosa non deve essere andato come è stato raccontato a Luca, infatti si fa cenno a un incidente. Credo che l'intenzione sia quella di lasciare un tono di mistero alla scena. Questa scelta però mi sembra in antitesi con l'approccio esplicativo che hai avuto nella prima parte. Anche la cosa che deve essere rimessa a posto non mi è chiara, suppongo sia un libro, ma non sono certo. Visto i dubbi che mi ha suscitato il finale mi viene il dubbio che la storia abbia un seguito, se così fosse avrebbe più senso il finale.

 

In conclusione direi che gli elementi per costruire un racconto ci sono, sulla gestione della storia c'è da lavorare, ma siamo qui per imparare. 

 

P.s. hai seminato qualche d eufonica, non le ho segnalate perché a me non danno fastidio, ma ho scoperto sul wd che è meglio evitarle.

 

Un saluto e buon Natale

 

 

Modificato da ITG
Errore di grammatica

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Ciao @ITG,

piacere mio. Ti ringrazio molto per il tuo commento, dici delle cose molto utili. Condivido la tua analisi sulle due parti del testo, assolutamente centrata. La verità è che quando pubblico su WD cerco di limitare la lunghezza del racconto e questo mi spinge in alcuni casi ad accelerare. 

A presto

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Ciao @Marcocr

ho letto con piacere il tuo racconto e siccome vorrei partecipare alla terza tappa del contest di Natale, lo devo commentare in maniera approfondita.

(Per tua sfortuna ho scelto te).;)

Intanto ti dico subito che l'atmosfera mi è piaciuta. Mi sono piaciuti il nonno e il nipote di cui parli in maniera efficace.

Ce li descrivi bene, secondo me.

Mi è piaciuta anche l'ambientazione, me l'hai fatta vedere, sembra sia un luogo che tu conosci bene. :)

Quello che ho capito meno bene è il personaggio di Giovanni, o meglio, credo di aver capito, ma non ne sono così sicura e questo se da un lato lascia un velo di mistero su tutto il racconto (bene), dall'altro lato lascia il lettore troppo nell'incertezza (male) perché sembra incompleto.:D

Intanto vediamo se ho capito: Giovanni e il nonno erano all'interno del monastero (ma chi sono, padre e figlio?), come sempre a "cercar di leggere" un libro. Poi una signora li ha sorpresi (forse) e mentre li inseguiva è morta. Loro hanno trafugato il libro che ora il nonno riporta a Giovanni dopo averlo pagato a caro prezzo, a Giovanni che addirittura si è finto morto e si è fatto monaco. Penso per il senso di colpa.

Ho capito? Mi è sfuggito qualcosa? Guarda, io sono una sostenitrice del non detto, ma qui mi pare ce ne sia un po' troppo.

Ti dico anche però, per correttezza, che quando guardo i film di spionaggio, non ci capisco mai niente, per cui probabilmente non faccio molto testo, mi sa xD

 ok, detto questo, ti segnalo alcune sciocchezze di cui mi sono accorta durante la lettura:

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

Primavera

perché in maiuscolo?

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

Il messaggio era chiaro.

Sì, a Piero, a me non tanto... 

Ma va benissimo questa frase se poi hai intenzione di spiegare tutto dopo...

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

hiking

Davvero un uomo di 77 anni dice al nipote, andiamo a fare Hiking? Io ne ho solo 50 e direi un'escursione, un'uscita, una passeggiata. :D

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

C’era un chiaro sistema di regole comunicative tra i due: una sentenza secca, detta in modo netto e stizzito voleva dire “ se non vuoi che ti torturi per i prossimi dieci giorni, si fa in questo modo”.

Io toglierei la parola "comunicative", spoetizza la frase, secondo me.

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

Si era trasferito a casa sua ad Aquino dopo la morte dei genitori, una coppia di giornalisti, nella guerra in Bosnia ed Erzegovina.

Io direi: si era trasferito a casa sua, ad Aquino, dopo la morte dei genitori, entrambi giornalisti, avvenuta durante la guerra in Bosnia.

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

al dire il vero rari.

refuso: al 

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

alla radio un programma letterario che parlava del recente Nobel a Gao Xingjian.

Ah, quindi siamo nel 2000...

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

i polacchi, i tedeschi sulle pendici del monte, il II Corpo d’armata neozelandese, i polacchi…”

i polacchi li hai messi due volte. Forse ce n'erano tanti? :D

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

Era la nostra fuga dalla paura.

Bello!

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

“Zio Giovanni?” S’illumino Luca.

Questa frase la scriverei più su, subito dopo le parole del nonno, quando comincia a parlare dello zio.

Il 21/12/2020 alle 21:26, Marcocr ha scritto:

dom Ettori

dom non l'ho mai sentito, ma non sono un'esperta ;). Dom sta per Don o Domenico o Domenicano... cosa?

 

Finito!

Ecco, credo di averti detto e segnalato tutto. Mi piacerebbe saperne di più di questa storia. 

Buona prosecuzione e... alla prossima.

Ciao. :rosa:

 

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Ciao @paolasenzalai,

ti ringrazio molto per il commento. Mi è veramente piaciuto. Lo hai scritto in modo intelligente. L'intenzione era ovviamente quella di spingere il lettore ad immaginare le cose non dette ma mi rendo conto che qualche spiegazioni in più non avrebbe guastato.

In bocca al lupo per il Contest

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