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FranciLeti

Tema delicato: violenza sessuale (nell'uomo)

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Buon giorno a tutti. Ho pensato a lungo al modo in cui porre questa pesante domanda e non sono sicura nemmeno di essere nella sezione giusta (in caso spostatemi, chiedo anticipatamente perdono). 
Non mi è sembrato di aver trovato qualcosa di simile nel forum, per cui ecco qui il mio problema:

Il mio personaggio principale è un ex tossicodipendente che ha subito una violenza sessuale è ne è rimasto traumatizzato al punto da rifiutare il contatto fisico non esplicitamente richiesto, avere dubbi sulla propria sessualità (nel senso che a un certo punto si definisce asessuale pur non essendolo davvero, solo per giustificare la paura del sesso) e non riuscire nemmeno a masturbarsi (si può scrivere?) senza avere dolorosi flashback.

Il ragazzo è sotto antidepressivi e fa terapia con uno specialista, ma per motivi legati a una serie di cose, gli incontri con lo psichiatra non vanno granché bene. 

Nel momento in cui questo personaggio incontra una persona che gli piace e per cui comincia a provare qualche sentimento, il suo corpo comincia a svegliarsi e impulsi che non ricordava di avere riemergono. Purtroppo però il primo approccio sessuale finisce con lui in lacrime che cerca di «fuggire» dal flashback comparso nel momento in cui la partner gli tocca le parti intime.

 

La mia domanda è questa: c’è uno specialista in questo forum che può dirmi se il comportamento del mio protagonista è coerente con una situazione reale? Io mi sono informata in lungo e in largo su siti vari ed eventuali, ma (per fortuna) non ho esperienze dirette o indirette su cui basarmi. 

Domanda numero due: come e quanto dovrebbe lavorare la partner per riuscire a far superare il blocco a questo ragazzo? 

Infine sottolineo tre cose che magari sono inutili, ma lo faccio per precisazione:

Il ragazzo non fa una buona terapia con lo psichiatra, quindi questo non ha potuto aiutarlo granché.

Il ragazzo vuole assolutamente superare il suo trauma, ma allo stesso tempo ne è terrorizzato.

Il ragazzo ha subito questa violenza sessuale quasi tre anni prima del suo primo approccio sessuale.

Grazie in anticipo a chi vorrà rispondere

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Ciao, ricordavo di aver risposto tempo fa a una discussione simile, e infatti sono andata a controllare e ho visto che era anch'essa tua.;) Per descrivere in modo corretto le reazioni a questo genere di traumi l'unica cosa è leggere libri e articoli sull'argomento (come giustamente hai fatto). Ma siccome le reazioni individuali possono essere molto diverse, secondo me non ce n'è una giusta e una sbagliata. Prendi per esempio un lutto: c'è chi piange a fiumi e poi si riprende e chi si "congela". Credo che nessuno, nemmeno uno specialista, possa dirti "no, non dovrebbe reagire così"

2 ore fa, FranciLeti ha scritto:

c’è uno specialista in questo forum che può dirmi se il comportamento del mio protagonista è coerente con una situazione reale? Io mi sono informata in lungo e in largo su siti vari ed eventuali, ma (per fortuna) non ho esperienze dirette o indirette su cui basarmi.

nemmeno io ho esperienze dirette, ma secondo me l'unica cosa che conta è che il superamento di una cosa del genere non dev'essere facile e immediato, a meno che non segua con successo una terapia (cosa che hai escluso). Potrebbe riuscirci dopo mesi di tentativi (e con una ragazza molto paziente), ma nessuna ragazza da sola potrebbe guarirlo, nel frattempo dovrebbe anche affrontare il trauma (per fare un esempio banale: denunciare il suo violentatore, o aiutare altri con gli stessi problemi). Però secondo me non serve essere laureati in psichiatria per sapere che se si è subito un trauma sessuale questo avrà ripercussioni sulla vita sessuale del soggetto, quindi con le reazioni involontarie che hai descritto tu.

2 ore fa, FranciLeti ha scritto:

on riuscire nemmeno a masturbarsi (si può scrivere?)

ma certo che si può scrivere, è una parola di uso abbastanza comune (autoerotismo si usa solo nei manuali specialistici)

Qui sul forum comunque c'è qualche esperto in campo psicologico, mi auguro che interverranno per darti un parere più autorevole

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1 minuto fa, Silverwillow ha scritto:

nessuna ragazza da sola potrebbe guarirlo

Ciao @Silverwillow, sì avevo scritto una discussione simile ma allo stesso tempo diversa :rotol:. Qui sopra (sbagliando per fretta) ho scritto come se la ragazza volesse prendersi completamente carico della situazione (come una specie di infermiera), ma non è proprio così. Lei vuole spingerlo a farsi aiutare in maniera più efficiente, che faccia davvero un passo attivo verso l'aiuto e non passivo, prendendo antidepressivi e basta, e nel frattempo vorrebbe trovare un modo alternativo per stare insieme a lui senza coinvolgere gli schemi della violenza che ha subito. Faccio un esempio a caso, se lui veniva costretto a star fermo con una mano sul petto, lei vuole vedere se riuscirà a bypassare lo stato di ansia e raggiungere l'"obbiettivo" non toccandogli il petto.

 

Grazie della risposta! Ora aspetto l'intervento prezioso di specialisti nel settore o anche non specialisti, sarò felice di leggere tutti <3

 

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Il 19/12/2020 alle 11:50, FranciLeti ha scritto:

c’è uno specialista in questo forum che può dirmi se il comportamento del mio protagonista è coerente con una situazione reale? Io mi sono informata in lungo e in largo su siti vari ed eventuali, ma (per fortuna) non ho esperienze dirette o indirette su cui basarmi

 

Io non mi occupavo principalmente di quel tema, ma di malattie mentali e posso dirti che diversi pazienti sviluppavano una psicosi grave in seguito a quelle esperienze. Ricordo una signora di 55 anni che era stata violentata a 13 anni. Lei associava l'esperienza ai liquidi in genere e all'acqua in particolare, tanto che inizialmente convincerla a lavarsi fu un'impresa titanica. Poi scoprimmo che l'esperienza era avvenuta in mare, in un posto isolato, mentre lei era in costume da bagno, e che era rimasta incinta. Da quel giorno aveva sviluppato una sindrome post-traumatica da stress, che si riattivava anche ogni volta che vedeva donne incinte o neonati. Si metteva proprio a gridare come una pazza (qui è letterale :asd:) e scappava di corsa.

Quello che racconti tu è verosimile, niente di strambo :)

 

Una dritta che posso darti riguarda i sogni del tuo personaggio e la qualità del sonno. Un'altra riguarda l'incontro con persone che hanno lo stesso problema e la sua reazione personale, perché, come detto sopra, le reazioni sono sempre personali e uniche. Il tuo personaggio potrebbe avere reazioni sue proprie, magari legate a qualche aspetto particolare della sua esperienza: se non dici che gli spuntano le ali e vola via come un asino nel cielo, non c'è problema. :asd::asd: Inoltre, essendo un romanzo, forse funziona bene una terapia di gruppo.

 

Spero di essere arrivato in tempo e di esserti stato utile in qualche modo. :)

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Non c'entra niente con le malattie mentali, che già di per sé sono labili. La psichiatria stessa non fornisce diagnosi, ma solo indicazioni terapeutiche (che ti costringano ad assumere farmaci poi all'interno dei ricoveri è un altro discorso che sfocia nella legalità). Dovrebbe farsi curare da una psicoterapueta; lo psichiatra chiede se stai bene o stai male (hai paranoie? Hai allucinazioni? Sei angosciato?), non è sua competenza curare la psicologia del paziente.

Lo stupro di un uomo ad opera di altri uomini è in realtà difficile in età adulta, per il semplice fatto che se un uomo adulto viene toccato da un altro uomo senza il consenso, o è un amico o finisce a sberle. Avvengono spesso, invece, stupri di donne su uomini (negati dalle femministe, che non capiscono una sega), completamente ignorati perché se l'uomo ha un'erezione non viene considerato stupro o semplicemente perché agli occhi delle forze dell'ordine non è una cosa che viene considerata, salvo sollevare un polevorne.

Qualsiasi violenza comporta delle conseguenze. Se subisci violenza, come prima cosa ti sottometti (meccaniso che tocca chiunque subisca violenza per la prima volta), perché solo dopo le prime violenze impari a non accettarle.

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Il 1/1/2021 alle 20:08, Giovanna21 ha scritto:

 

Lo stupro di un uomo ad opera di altri uomini è in realtà difficile in età adulta, per il semplice fatto che se un uomo adulto viene toccato da un altro uomo senza il consenso, o è un amico o finisce a sberle.

Ciao Giovanna, in effetti manca un background del protagonista, che al tempo della violenza subita era un eroinomane e lo stupratore è uno spacciatore che vuole il suo corpo in cambio della dose. Il protagonista non reagisce perché è in astinenza, fondamentalmente.
Grazie per l'informazione sulla differenza tra psicoterapia e psichiatra. Nella mia ignoranza pensavo che lo psichiatra potesse aiutarlo anche in quell'ambito (meno male che esistono forum come questi e la possibilità di informarsi con esperti!).
 

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Puoi anche essere seguito da uno psichiatra; semplicemente non è il loro ruolo. Lo psichiatra si occupa del disturbo e somministra i farmaci. Poi ci sono anche psichiatri che fanno psicoterapia, ma nel servizio pubblico (si fa curare nel servizio pubblico?) è difficile, perchè sono delle farmacie su due gambe.

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11 ore fa, FranciLeti ha scritto:

Grazie per l'informazione sulla differenza tra psicoterapia e psichiatra. Nella mia ignoranza pensavo che lo psichiatra potesse aiutarlo anche in quell'ambito

 

Però tieni presente che quelle esperienze possono portare a vere e proprie malattie mentali come la schizofrenia paranoide o anche disorganizzata. In questo caso uno psichiatra non è male. Io personalmente ho visto molti casi di quel genere "curati" in strutture psichiatriche. Un caso te l'ho raccontato sopra. Spesso capita che persone con malattie psichiche non vengono riconosciute oppure rimangono protette dai familiari, i quali si difendono dicendo che il loro caro sta bene. Il tuo personaggio potrebbe essere in questo stato, diciamo, intermedio. :) 

Una volta conobbi una ragazza che mi disse di essere incinta di due mesi. Le feci gli auguri, ma dopo qualche mese la rividi e lei sosteneva ancora di essere incinta di due mesi (aveva dimenticato di avermi visto qualche mese prima :asd:)  e per questo non si vedeva, peccato che il bimbo non l'ho mai visto. Poi un collega la rivide dopo un altro anno e mi disse: "Ciao, sai che XYZ è incinta?" E io: "Sì, ma non ha ancora partorito? Lunghetta come gravidanza, eh? Ti ha fatto vedere qualche bimbo?". Il collega mi riferì che lei non aveva bambini e che quella era la sua prima gravidanza; e perciò era molto preoccupata. Eppure se parlavi con la madre ti diceva che la figlia stava bene, al massimo scherzava qualche volta. I parenti spesso non sono molto d'aiuto. :)

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Ciao @dyskolos

 

Questa domanda, sulla quale mi pare che nessuno di noi abbia esperienza diretta, è argomento difficile da analizzare con cognizione di causa.

Soprattutto con competenze di psicoterapeuti, quindi scientificamente attendibili.

Ora mi domando se sia per te conveniente addentrarti in un campo di disturbi del comportamento, derivati da una violenza sessuale subita, con un taglio strettamente clinico e specialistico. 

Non credo che al tuo lettore interessi, nell'economia della vicenda descritta, di entrare nel dettaglio medico della cosa, credo che tu possa giocartela sul filo del dramma e delle emozioni del protagonista, senza necessariamente ricorrere a una diagnosi circostanzia dei disturbi sofferti.

E' assai probabile che non siano per altro dissimili da quelli subiti da una vittima femminile della stessa violenza, di cui invece puoi trovare della documentazione assai vasta per ricavarne materiale utile.

Buon lavoro e auguri per il romanzo.

Ciao.

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17 ore fa, Nightafter ha scritto:

Ciao @dyskolos

 

Ciao, @Nightafter !

Forse mi hai confuso con @FranciLeti . Magari te ne sei accorto dopo, ma non hai potuto correggere il post.

Ho capito il tuo punto e sono d'accordo con te. D'altronde l'ho scritto spesso che per me un romanzo non è un documentario: in questo caso, non può e non deve essere un trattato di psico-qualcosa. :)

Sono intervenuto perché ho un po' di esperienza clinica nel campo, avendo lavorato in diverse comunità per malattie mentali. Ho avuto a volte a che fare con persone che avevano sviluppato malattie psichiche in seguito a esperienze di quel tipo. Per fortuna non tutti quelli che subiscono violenze diventano "pazzi", sennò le comunità psichiatriche sarebbero piene piene come uova e scoppierebbero (non di salute :P). Cioè volevo solo dire all'autrice che le cose che racconta non sono inverosimili, visto che ognuno reagisce a suo modo.

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@FranciLeti sperando di essere di aiuto, ti riporto un'esperienza indiretta. 

Conosco una ragazza che,  quando era bambina, ha subito abusi da parte del padre; adesso ha 22 anni e riesce ad avere normalmente rapporti anche occasionali, però mi ha raccontato che a volte subisce una sorta di esperienza di dissociazione, nel senso che durante l'atto non sente niente, né piacere, né altre emozioni, e sente come se stesse guardando la scena dall'esterno del suo corpo.

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