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Plata

[N20-1 - F.C.] N.E.

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[Racconto fuori concorso]

 

Traccia:

La nuova generazione nasce con un senso in piú e questo cambia la quotidianitá del genere umano.

Quale senso? Perché? E i vecchi che questo senso non ce l'hanno?

 

***

 

Distretto di Kweneng, Botswana

anno 0, giorno del primo caso accertato

 

«… E sapete cosa gli ho risposto al mio capo?» Eze guardava il liquido schiumoso attraverso il vetro della bottiglia che aveva in mano.

«Cosa?» chiese qualcuno degli uomini seduti al tavolo del bar.

Il sole aveva smesso di bruciare la savana, diretto verso occidente, lasciando che la sua scia arancione riposasse gli occhi degli uomini stanchi prima che la notte venisse a chiedere loro di chiuderli.

«Di andare a farsi fottere» rispose Eze, quando fu soddisfatto del livello di attenzione che gli prestavano bevve un lungo sorso di birra per sugellare.

I compagni lo imitarono con dedizione, qualcuno disse «Hai fatto bene!»

«Ehi, Eze! Tua moglie al… telefono?» Urlò il proprietario del bar dall’entrata. Eze non aveva il telefono, come tutti quelli seduti vicino a lui.

L’uomo si alzò e corse a rispondere. «Dimmi, che succede? Da dove chiami?»

«Eze, stai tranquillo… niente di grave» rispose la donna. «Sono alla stazione di polizia più vicino al villaggio, mi ha accompagnato mio cognato col motorino.»

«Polizia? Vuoi dirmi cosa diavolo succede?»

«Non è successo niente di grave… » La donna pareva stordita, forse distratta da ciò che avveniva intorno a lei, «si tratta di nostro figlio Coffie.»

Eze non sapeva se spaccare la cornetta o urlare, disse solo «Cosa?»

«Amore, è difficile da spiegare.»

 

Sobborghi di Busan, Corea del Sud

Poche ore dopo; caso numero… impossibile da conteggiare

 

Kim leggeva sul giornale di un ragazzino a Seoul che era precipitato dall’undicesimo piano del palazzo dove viveva. La madre era stata fermata a titolo precauzionale per l’accertazione degli eventi. Il procuratore che giudicava il caso aveva sospetti sul fatto che si potesse trattare di omicidio. Kim richiuse il giornale.

La figlia davanti a lui mentre facevano colazione: gli occhi puntati sullo schermo colorato dalle immagini che scorrevano.

«Maledetto coso… Chun-ja, fa’ presto a finire, poi vestiti che facciamo tardi a scuola.»

«Sì, papino.»

Kim lanciò il giornale sul divano, prese il suo caffè ormai tiepido e guardò lo schermo della tv che fino a quel momento era rimasta muta: le immagini di un bambino dalla pelle scura che cavalcava un leone della savana. Alzò il volume: “... Il piccolo Coffie vive in un piccolo villaggio nel sud Africa e da ieri sembra essere stato accolto da un branco di leoni che aveva sconfinato il parco nazionale nel quale vivevano»

Kim accesse una sigaretta, preso da ciò che ascoltava disse «Chun-ja, guarda che storia incredibile, quel bambino avrà la tua età e guarda cosa è capace di fare.»

«Papino, non voglio guardarla» rispose la bambina con sempre lo sguardo incollato al piccolo schermo.

L'uomo tornò alla tv: adesso il bambino era vicino a quelli che potevano essere i genitori mentre un giornalista faceva delle domande che la voce del servizio traduceva.

Sognò ad occhi aperti di trovarsi al posto del bambino africano, nudo dalla cintola in giù, a nutrirsi di quello che riusciva a cacciare, a cavalcare bestie feroci; Kim sognò di essere libero.

Una vampata di calore lo assalì, guardò la sigaretta ma era ancora nel portacenere. Poggiò lo sguardo di nuovo sulla bimba. «Davvero non ti interess…»

Lei non era più seduta e stava in piedi davanti la tv. La lampada della cucina si spense e la luce chiusa fuori dalle tapparelle ancora abbassate lasciava il posto alla penombra.

«Cazzo, si è fulminata.»

«Papà, non dire parole brutte.»

La luce si riaccese.

«Scusa. E poi non pare fulminata.»

La bambina prese a muovere la manina, come per salutare qualcuno.

«Non ti può vedere, piccolina» disse Kim sorridendo.

Il bambino africano smise di rispondere al suo interlocutore, spostò lo sguardo sulla telecamera fino ad allora ignorata, cominciò a muovere la manina come per salutare qualcuno e in perfetto coreano disse «Ciao, Chun-ja.»

 

Sei mesi dopo

(il luogo non ha più importanza)

 

La donna seduta sulla vecchia sedia a dondolo: oltre al cigolio del legno erano i suoi sensi ancora attivi che le permettevano di percepire il movimento. La nipotina era seduta a terra, vicina, in un posto della stanza che lei poteva solo immaginare. Disse «Il buio mi è sempre piaciuto, ma col passare del tempo è diventato un problema. La luce mi da fastidio, agli occhi. La luce mi da. La luce…»

«Nonna, sono io i tuoi occhi.»

La donna smise d’imprimere forza con le gambe e poco dopo la sedia a dondolo si fermò. La bimba poggiò la mano sulla sedia e sentì la voce del legno vecchio che parlava.

La donna chiese cos’é che sentiva e lei rispose che non sapeva spiegarlo.

«Cosa vedi, tu?» disse la piccola.

«Quasi niente.»

«Dici così perché una volta vedevi. Se fossi stata cieca dalla nascita avresti risposto diversamente.»

La donna sorrise ma gli occhi stanchi erano ancora capaci di lacrimare.

«Cosa senti, adesso?»

La donna e la bimba rimasero in silenzio per un pò, il legno vecchio della sedia continuava a sussurrare.

«Niente» rispose la nonna.

La piccola alzò lo sguardo anche se non era importante dove lo indirizzava: «Io sento tutto.» E chiuse gli occhi anche lei.

 

 

Tre anni dopo in quella ormai classificata come Nuova Era (3 d.N.E)

 

Il dottor K sedette sulla poltrona del suo ufficio. Era esausto, avvicinò le mani al petto e ne accertò il tremolio. Si concentrò e respirò a fondo. Le dita adesso erano ferme.

Bene, pensò. Infilò una mano nel camice bianco, prese il prezioso pacchetto e ne estrasse la sigaretta. L’ultima, smetterò di fumare solo perché non ne esistono più visto che non sono mai riuscito a farlo. Mi è sempre mancata la forza. Accese, aspirò e sbuffò. Bruci all’inferno chi afferma che l’importante è il risultato, che in fondo conta solo quello. Non è vero, il come lo si ottiene è importante quanto il risultato stesso… Aspirò e sbuffò altro fumo… se hai uno straccio d’anima.

“Dottor K, venga subito in sala parto, la paziente sta per partorire spontaneamente! Corra!”

K svuotò i polmoni fino a che rimase senza fiato e si alzò per precipitarsi fuori.

Come è possibile, pensava mentre attraversava il corridoio quasi correndo. In anticipo, troppo in anticipo. Ma cosa pensano di poter gestire, oltre tutti noi… pure quelli che ancora devono nascere? Già è un abominio far partorire una ragazzina così giovane… Hanno fretta, solo quella. Saranno in grado di fare quasi tutto quello che vogliono ma sono pur sempre poco più che bambini. Si gettò dentro l’ascensore e schiacciò il numero del piano corrispondente.

Uno dei primi figli, non vedono l’ora di sapere cosa accadrà. Stupidi. Hanno appena cominciato a conoscere sé stessi. Andrebbero ancora a scuola se non fosse successo tutto questo, la verità è che ci disprezzano e non vedono l’ora di poter definitivamente fare a meno di noi…

K si fiondò in pre sala: lavò le mani, mise i guanti, la mascherina ed entrò.

Due infermiere si davano da fare tra le cosce della ragazza. Il dottore la guardò in viso: lei, impassibile come un polena che attraversa la tempesta, ricambiò lo sguardo e K la odiò.

Nemmeno mezza smorfia, o una goccia di sudore. Per un attimo rivide migliaia di piccoli visi, uno per ogni bambino che aveva fatto nascere nel corso della sua carriera, e le facce delle donne che li generavano. Sei un mostro.

Il padre era anche lui lì, il dottore lo notò solo dopo: stessa maschera da ragazzino che nasconde l'arroganza di un dio. «Muoviti» sentì dire K, anche se quello non aveva mosso le labbra. «E stai più attento a quello che pensi.»

K stava per maledire anche lui quando una delle infermiere urlò. L’altra sussultando lo chiamò per nome, la prima volta in anni che la conosceva.

K si avvicinò, capì che il bambino stava per nascere. Nessun pianto, nessuna sofferenza, ma la pancia della ragazza si era abbassata sotto le lenzuola.

«Dottore, guardi» sentì dire, la voce atona e gli occhi dell’infermiera gli trasmisero qualcosa che non sapeva decifrare e che lo spaventò.

K tolse gli occhiali appannati e sciolse la mascherina.

«Ma cosa... »

Gli occhiali scivolarono dalle dita e caddero a terra. Una delle lenti si era incrinata.

«Mio Dio.»

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Wow! Non ho capito se il racconto alla fine sia in gara o no, ma mi è piaciuto tantissimo. Se non fosse in gara devo dire che è davvero "bello, se fosse stato in concorso lo avrei pure votato" @Joyopi (te ne mancano altri due).

 

Citazioni a gogo: Coffie il bambino come il nero de Il Miglio verde ma si scriveva diverso. Il treno per Busan. I figli del grano. Ai confini della realtà. Ma inseriti con sapienza in una storia tutta vostra e originale. Mi è piaciuto il salire di tensione (ci ho visto pure l'Istituto di King) fino al finale terribile. 

 

Ottimo!

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11 minuti fa, Ghigo ha scritto:

Se non fosse in gara devo dire che è davvero "bello, se fosse stato in concorso lo avrei pure votato" @Joyopi (te ne mancano altri due).

:metal:

12 minuti fa, Ghigo ha scritto:

Non ho capito se il racconto alla fine sia in gara o no,

Purtroppo no, @Kuno è cattivone.

Grazie @Ghigo, tutto merito di @Plata e della sua penna eccellente.

 

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1 ora fa, Ghigo ha scritto:

Se non fosse in gara devo dire che è davvero "bello, se fosse stato in concorso lo avrei pure votato" @Joyopi (te ne mancano altri due).

 

18 minuti fa, Alba360 ha scritto:

davvero "bello, se fosse stato in concorso lo avrei pure votato"

 

 

Mezzucci! 

 

Davvero brutto, menomale che non è in concorso perché non l'avrei mai votato! 

:no:

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Se non fosse in gara devo dire che è davvero "bello, se fosse stato in concorso lo avrei pure votato"

 

Molto,molto inquietante!

Il primo punto inquietante é l'accenno al fatto che le sigarette non esistevano più, ma il colpo di grazia é stato:

12 ore fa, Plata ha scritto:

Nessun pianto, nessuna sofferenza, ma la pancia della ragazza si era abbassata sotto le lenzuola.

Non ho mai letto una cosa più sinistra di questa!

Mi sono immaginata la nascita di questo bambino "sapiente" dagli occhi vigili pieni di disprezzo per il medico  e perfettamente in grado di gestire la propria nascita senza far soffrire la madre.

Terribile, terribile, terribile, cioè bellissimo!

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Ospite
21 ore fa, Plata ha scritto:

Il sole aveva smesso di bruciare la savana, diretto verso occidente, lasciando che la sua scia arancione riposasse gli occhi degli uomini stanchi prima che la notte venisse a chiedere loro di chiuderli.

forse le due sorte di allitterazioni o assonanze, non so, sono fatte apposta per far scorrere (questo è dedicato a @libero_s xD) meglio un periodo che è molto lungo e elaborato. A me sembra comunque pesante, mi suonerebbe meglio sfoltito, ma è un gusto tutto personale, ognuno i suoi.

21 ore fa, Plata ha scritto:

«Di andare a farsi fottere» rispose Eze, quando fu soddisfatto del livello di attenzione che gli prestavano bevve un lungo sorso di birra per sugellare.

penso che ci vorrebbe una pausa più lunga della virgola, perché così, leggendo, ho creduto che il quando fosse soddisfatto si legasse al rispose: rispose non appena fu soddisfatto dell'attenzione. quindi il "bevve" successivo mi ha bloccato e ho dovuto rileggere per capire che la frase era: quando fu soddisfatto allora bevve. suggellare con 2 g.

21 ore fa, Plata ha scritto:

La madre era stata fermata a titolo precauzionale per l’accertazione degli eventi.

la precisazione non serve. e sono quasi sicura che esista solo "accertamenti", non accertazioni.

21 ore fa, Plata ha scritto:

branco di leoni che aveva sconfinato il parco nazionale nel quale vivevano

sconfinare è intransitivo: aveva sconfinato dal parco nazionale, o aveva oltrepassato i limiti del parco?

21 ore fa, Plata ha scritto:

L’ultima, smetterò di fumare solo perché non ne esistono più visto che non sono mai riuscito a farlo. Mi è sempre mancata la forza.

qui, come direbbe il canetto rosa anche se non lo taggo che poi mi accusa di stalking, il tutto suona più come didascalia per il lettore che come pensiero naturale. Forse una cosa così darebbe le stesse informazioni ma sembrando più pensiero genuino del personaggio: "l'ultima. Adesso che non esistono più riuscirò infine a smettere."

 

Vi ho fatto le pulci perché queste mi erano sorte spontanee leggendo (ce n'erano altre due o tre ma ve le risparmio per non tediarvi oltre), il racconto è molto carino. non è un senso solo, è tutta un'evoluzione rapidissima dell'umanità. Meravigliosa o terrificante? Mi piace l'atmosfera da X-men ma in cui i mutanti sono presi da manie di onnipotenza e prendono il potere, l'arroganza dell'accelerare l'evoluzione con una riproduzione quasi forzata in tenerissima età. Le remore del medico. Molto ben pensato e reso.

Peccato per quella svista di 12 ore :P (scusate, non potevo trattenermi)

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Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

vicino

Vicina?

 

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

mio cognato

Al marito non avrebbe detto il nome?

 

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

sud Africa

sud dell'Africa o Sudafrica

 

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

parto, la paziente sta per partorire

Ripetizione

 

Una traccia difficilissima con cui te la sei cavata egregiamente. Leggendo mi sembrava di sentire la musichetta di X-files. Il racconto tiene viva l'attenzione. Forse alcuni aspetti rimangono un po' indefiniti. In cosa consiste il nuovo senso? Mi era sembrato che potesse essere la capacità di parlare attraverso la tecnologia, ma poi mi pare di aver capito che non vuoi specificarlo. Anche il finale forse un po' troppo aperto. Però il racconto intrattiene. Complimenti 

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Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

«Dottore, guardi» sentì dire, la voce atona e gli occhi dell’infermiera gli trasmisero qualcosa che non sapeva decifrare e che lo spaventò.

K tolse gli occhiali appannati e sciolse la mascherina.

«Ma cosa... »

Gli occhiali scivolarono dalle dita e caddero a terra. Una delle lenti si era incrinata.

«Mio Dio.»

EH NO! Non si finisce così un racconto! :censura:

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Bello e inquietante, vien voglia di saperne di più e di leggere più 'testimonianze' di questi 'nuovi dei'. Bellissimo il finale aperto, mi ha fatto male perché non me l'aspettavo e avrei tanto desiderato sapere come e perché questo nuovo nato fosse terribile. 

Tolgo a entrambi un peso, però: non vi avrei votato se foste stati in concorso. Ci sono dei 'da' senza accento (e non sono preposizioni) e la prima parte ha un po' di refusi. Per ambientazione e tensione e capacità di far capire al lettore senza mettere spiegoni, resta comunque un bellissimo racconto.

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Ciao @Plata e @Joyopi

non mi è chiaro quale sia il nuovo senso, sembra più una capacità globale di comprensione e di intelligenza molto potente. Mi piace l'idea dei bambini che faranno a meno degli adulti e ci sono immagini molto forti, i due bambini che comunicano attraverso la tele, il bambino che nasce da solo senza sofferenze  (citazione del cartone animato Kiriku?).

Ci sono diversi refusi qua e là, vi segnalo solo che Kim è un cognome non un nome, molto diffuso in Corea (il cognome precede il nome), non so se volevate chiamare Rossi il vostro personaggio... magari sì...

Ok, "se fosse stato in gara l'avrei votato" così vince la scommesa non so chi. Scherzo: sinceramente non so se l'avrei votato ma non perché non mi sia piaciuto, anzi. È l'ennesimo racconto di questo contest che avrei votato, nel senso che li voterei tutti perché mi sono piaciuti tutti quindi il mio voto non vale e quindi non vi voterei. Mannaggia, non so cosa votare, mi sa che voterò il vostro che è fuori concorso.

Ciao!

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Bella la tensione, costante per tutto il brano. Leggi, leggi, e non vedi l’ora che ti si chiarisca tutto quanto, poi arrivi fino in fondo e uno scioglimento vero e proprio non c’è. Ma la particolarità del brano è proprio questa, e non appena lo hai capito, ne rimani soddisfatto. Bella lettura, @Plata e @Joyopi. Peccato per il fraintendimento dell’orario;(, ma ci sono ancora due tappe!

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Mi è piaciuto molto il vostro racconto, @Plata e @Joyopi. Accattivante la parte iniziale e ricco di suggestioni il finale aperto. 

 

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

«… E sapete cosa gli ho risposto al mio capo?» Eze guardava il liquido schiumoso attraverso il vetro della bottiglia che aveva in mano.

Una immagine colorata e piena di movimento. Tutto pare tranquillo, e il paesaggio sembra confermarlo:

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

Il sole aveva smesso di bruciare la savana, diretto verso occidente, lasciando che la sua scia arancione riposasse gli occhi degli uomini stanchi prima che la notte venisse a chiedere loro di chiuderli

Nel periodo qui sopra toglierei l'aggettivo "stanchi", che blocca il flusso di lettura; inoltre, avete reso bene l'idea della "stanchezza" di questi uomini dai piccoli particolari ben distribuiti (l'accenno al capo, il bere insieme al tramonto per distrarsi, il caldo opprimente).

 

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

Di andare a farsi fottere» rispose Eze, quando fu soddisfatto del livello di attenzione che gli prestavano bevve un lungo sorso di birra per sugellare.

Qui sopra è sfuggita una congiunzione di raccordo: "Di andare a farsi fottere» rispose Eze e, quando fu soddisfatto del livello di attenzione che gli prestavano, bevve un lungo sorso di birra per sugellare".

 

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

disse solo «Cosa?»

«Amore, è difficile da spiegare.»

Ecco che la tensione del lettore sale.

 

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

Sognò ad occhi aperti di trovarsi al posto del bambino africano, nudo dalla cintola in giù, a nutrirsi di quello che riusciva a cacciare, a cavalcare bestie feroci

Un sogno che condivido. È molto significativo inserito qui.

 

Il 18/12/2020 alle 21:30, Plata ha scritto:

Muoviti» sentì dire K, anche se quello non aveva mosso le labbra. «E stai più attento a quello che pensi.»

Terribile.

Un racconto condotto con equilibrio e tante belle idee. 

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