Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite

[N20-1] Blu

Post raccomandati

Ospite

 

Traccia: La mia seconda volta.

In narrativa, prime e ultime volte trovano ampio spazio. Più raro che ci si concentri sulla seconda volta di qualcosa. Una seconda volta ha degli aspetti peculiari: innanzitutto, viene dopo una prima volta. Può essere il frutto di una scelta consapevole tanto quanto di una fatalità che si ripete. Inoltre, è possibile che dopo una seconda volta ce ne siano una terza e molte altre ancora. Una seconda volta può anche essere un'ultima volta, ma ciò che conta è focalizzarsi sul suo essere seconda volta.

 

 

 

“Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno.

Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta.“

(cit. Cesare Pavese)

 

 

Blu

 

Sono in ritardo! Lo scooter mi ha abbandonato e l’autobus è lento come una lumaca. La settimana scorsa il primo incontro con il mio nuovo allievo non è andato bene. I bambini piccoli, ora lo so, mi spaventano più degli adolescenti. Sono forte, faccio palestra, so difendermi. All’inizio sono stata io a propormi per seguire i ragazzi più grandi, pensavo fosse più importante, più necessario, ma adesso non voglio che accada mai più. Tommaso per poco non mi ha scaraventato giù dalle scale del Centro, c’è mancato davvero niente. E ho apprezzato davvero molto la decisione dell’organizzatrice. Lavorare un po’ con i bambini più piccoli mi farà bene. Il nostro è un lavoro che richiede motivazione e tanta esperienza. Forse è meglio così, mi farò le ossa.

Oggi lavorerò con Luca per la seconda volta, la prima, non sono riuscita nemmeno a iniziare: lui ha fissato il pavimento per tutto il tempo.

Sono alle prime armi, va bene, ma non devo cadere nella trappola emotiva. Ho studiato per fare questo lavoro, ho volontà e sono determinata. Nonostante la paga, mi piace: Il mio compito, infine, è aiutare i genitori e ragazzi a vivere una vita alternativa. È solo che, Luca è il primo bambino così piccolo che seguo. Dovrò farci l’abitudine.

La porta a vetro è aperta, Luca e sua madre sono già nel corridoio. Saluto madre e figlio ed entro nell’aula, la donna mi ha risposto con un’occhiataccia, sta togliendo il cappottino a suo figlio e sembra molto contrariata. Non le vado a genio, oppure non ha gradito il mio ritardo. All’inizio è sempre difficile aggirare le resistenze dei genitori, Non bisogna badare a queste piccolezze. Il Metodo ci impone la collaborazione con la famiglia del paziente: Col passar del tempo impareremo a conoscerci. Io non ho fretta.

Preparo il materiale per la lezione: allineo sul tavolo le schede e aspetto che Luca abbia voglia di cominciare.

Eccolo là! Sta di nuovo fissando le fughe del pavimento, è pressappoco sullo stesso punto di vista del nostro primo incontro. Stavolta non andrà allo stesso modo, lo giuro.

Sua madre è in corridoio, c’é una vetrata che le agevola la vista all’interno della stanza, da lì può seguire i probabili progressi di suo figlio. Lei, però, non guarda mai nella stanza dove Luca ed io cerchiamo di stabilire un contatto.

Sono preoccupata, lo guardo e faccio subito l’errore più stupido: Cercare di capire come mai sia così attirato dalle piastrelle. Poi ricordo la lezione: non esiste una spiegazione per nessuno dei loro comportamenti che a noi possono sembrare strani. Sta facendo come la volta scorsa ed io non posso far altro che osservarlo. Fissa le piccole strade scure che s’intersecano correndo da una parete all’altra. Potrei alzarmi e mettere dei giochi sulle fughe; interromperlo per averlo attento nell’attività che sto per proporgli, però, non è una buona idea. Bisogna che si giri, che la mia voce o le tessere che ho appena messo sul tavolo catturino la sua attenzione, al punto da distoglierlo. Più di una volta lo chiamo con dolcezza.

- Luca, vuoi giocare?

Sono passati almeno dieci minuti, non riesco ad avere da lui un minimo di attenzione. Si è girato verso di me due volte per poi tornare alla sua occupazione.

Ecco, finalmente si è seduto! È così piccolo che occupa solo un angolino. Mette le manine sul tavolo, in silenzio, senza toccare nulla, guarda un punto indefinito dietro il mio orecchio.

Gli mostro la prima scheda:

- Piatto, vedi Luca? Piatto. Poi prendo le altre schede, le mischio davanti a lui e con pazienza le distribuisco di nuovo sul tavolo. Aspetto di capire se segue le mie azioni. Quando guarda le mie mani prendo la scheda cucchiaio e gliela porgo. Delusione! Si gira verso la porta.

Prendo un’altra scheda: quella con la figura di un accappatoio blu. Ripeto il gioco. Finalmente la guarda e qualcosa accade. Comincia a passare il dito sopra la tessera di cartone con un movimento circolare, accarezza soltanto il colore blu, non tutta la scheda. Aspetto. Dopo qualche secondo decido di interrompere il loop in cui è entrato:

- Dové la doccia Luca? Parlo con un tono fermo e gentile ma, lui sembra non sentirmi.

Prendo la scheda doccia e la metto accanto a quella con l’accappatoio. Nessuna reazione.

Guardo l’orologio e poi verso la vetrata. Sua madre è al telefono, sembra arrabbiata; spero non alzi la voce.

Il mio allievo, intanto, continua a fare circoli con l’indice. Provo a offrirle un gioco diverso, mi alzo. Mi aspetto che almeno segua con lo sguardo i miei movimenti, invece resta fermo, è completamente catturato da quel colore. Mi viene da sorridere! Scopro un cavallo blu sopra una mensola, è un animale molto apprezzato dai bambini e la tonalità è perfetta.

Mi siedo di nuovo vicino a lui, metto il giocattolo sul tavolo. Spero che lui lo guardi, invece, mi sorprende. Lo prende subito in mano e lo rigira sotto il suo naso. Lo annusa, sembra gli piaccia. Sarebbe meglio dire “il gioco non lo disturba,” io preferisco pensare che sia attratto dalla forma e stimolato da ricordi e associazioni d’idee.

Senza preavviso prende, tra quelle sparse sul tavolo, la scheda col disegno di un bambino e la mette in sella al cavallino di stoffa. Gioisco in silenzio come se avessi appena assistito a un evento straordinario, ma resto gelata: Sua madre è entrata nella stanza, non è vietato ma gradirei si chiedesse permesso prima di interrompere, proprio ora poi!

- Per oggi può bastare signorina, mi dice. Ha una caramella tra le dita, la tiene bene in vista quando chiama suo figlio.

- Caramella Luca.

Lui lascia la scheda e il cavallo sul tavolino e, a suo modo, corre ad afferrare il piccolo incarto blu. Lei lo aiuta a indossare il cappotto:

- Io ho minuti contati, si ricordi, la prossima volta cerchi di arrivare in orario.

Non replico, non bisogna mai parlare in maniera alterata alla presenza dei pazienti. Annuisco, saluto la donna e vado alla scrivania vicino alla finestra. Butto un’occhiata fuori, il cortile è deserto, le macchine parcheggiate sono disposte in file ordinate, come anche gli alberi e le aiuole. Vedo la realtà e la comprendo, percepisco quello che vedo e ha un senso per me. Allora cerco d’immaginare un mondo senza geometrie, dove gli spigoli combaciano perfettamente con superfici tonde e soffici, dove i cerchi nell’acqua sono rettangoli. Un posto dove predomina il colore blu e ogni cosa storta diventa dritta. Un mondo dove l’ordine e le regole non esistono, dove il pensiero sa organizzarsi e capire da sé, perché non bisogna calpestare i palmipedoni.

Troppo bello! Ma, devo aggiornare la scheda di Luca. Il suo profilo non registra progressi da parecchio tempo. Leggo le date e i campi rispettivi riempiti dalle mie colleghe. È la mia seconda volta con lui e sono immensamente felice di scrivere sotto la data di oggi: Luca ha interagito con un cavallo blu e una tessera di cartone. Sotto la voce “comunicazioni al genitore” aggiungo: è molto consigliata una visita presso una fattoria didattica.

Per me questa volta è andata molto meglio, e anche se spero che per Luca sia lo stesso, so che il piccolo cambiamento non è un progresso. Non lo prendo come una mia conquista. La prossima volta non sarà diversa. Potrebbe di nuovo fare null’altro che guardare le fughe del pavimento, oppure giocare per tutto il tempo. Non saranno né questa né le prossime sedute a fornire a Luca i processi cognitivi che lo aiuteranno a muoversi nella realtà che lo circonda. A farlo saranno tutti i momenti, tutte le esperienze e i ricordi.

Fino a quando la Regione pagherà la sua retta, fino a quando sua madre resterà attaccata alla speranza, crescerà, e avrà un bagaglio di consapevolezza che si tradurrà in lampi di gioia.

Guardo l’ora, il prossimo bambino è in ritardo e io non ho nessuna fretta.

Voglio acquistare Andy, il cow-boy di Toy story, per la nostra terza volta. Chissà che Luca non mi stupisca ancora?

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
15 ore fa, Alba360 ha scritto:

Vedo la realtà e la comprendo, percepisco quello che vedo e ha un senso per me. Allora cerco d’immaginare un mondo senza geometrie, dove gli spigoli combaciano perfettamente con superfici tonde e soffici, dove i cerchi nell’acqua sono rettangoli. Un posto dove predomina il colore blu e ogni cosa storta diventa dritta. Un mondo dove l’ordine e le regole non esistono, dove il pensiero sa organizzarsi e capire da sé, perché non bisogna calpestare i palmipedoni

Un racconto bello e pacato, che entra dritto nel cuore. No, non ci rendiamo conto di nulla; e tu, con delicata fermezza, ci prendi per mano e ci conduci accanto a Luca, anzi, dentro Luca. Brava, @Alba360

 

Forse eliminerei la considerazione seguente, in quanto la protagonista mostra con la sua persona intera di essere oltremodo motivata e desiderosa di ampliare la propria esperienza:

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

nostro è un lavoro che richiede motivazione e tanta esperienza. 

 

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

pressappoco sullo stesso punto di vista del nostro primo incontro

Qui cercherei un'alternativa per "stesso punto di vista",  di solito usato con accezione diversa. Oppure mi è sfuggito qualcosa?

 

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

c’é

Piccolo refuso

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

stupido: Cercare 

Piccolissima distrazione: C minuscola

 

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

Ecco, finalmente si è seduto! È così piccolo che occupa solo un angolino.

Immagine graziosa e commovente.

 

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

- Dové

Refusino.

 

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

Sarebbe meglio dire “il gioco non lo disturba,” io preferisco pensare che sia attratto dalla forma e stimolato da ricordi e associazioni d’idee.

Molto bello. È sempre meglio pensare in grande.

 

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

Senza preavviso prende, tra quelle sparse sul tavolo, la scheda col disegno di un bambino e la mette in sella al cavallino di stoffa.

Eccezionale.

 

15 ore fa, Alba360 ha scritto:

Ma, devo

No virgola dopo "ma".

Nella parte finale il racconto diviene un pochino didascalico, ma non mi ha affatto disturbato. Grazie, Alba: mi è piaciuto tanto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Alba360 ha scritto:

È solo che, Luca è il primo bambino così piccolo che seguo

ah, le virgole sono la tua croce. Attenta, qui non va

 

16 ore fa, Alba360 ha scritto:

ma resto gelata: Sua

refuso, minuscola

 

16 ore fa, Alba360 ha scritto:

- Per oggi può bastare signorina, mi dice

qui dovresti chiudere con un trattino per proseguire con la frase fuori dialogo

 

Ciao @Alba360 

Bel racconto. Al di là delle stupidaggini che mi è venuto spontaneo di segnalarti anche ben scritto, trovo. Un racconto sulla valorizzazione dei piccoli miglioramenti e sulla tenacia necessaria in certi compiti. Piaciuto

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Alba360

il racconto è intrigante e originale. Capire cosa c'è veramente nella testa degli altri è una delle cose più difficili che esistano; che siano "normali" o "pazienti"; e il momento in cui si stabilisce "il contatto" è sempre un momento "magico". 

Mi ha colpito molto questo passaggio, che però non sono riuscito a capire bene: 

17 ore fa, Alba360 ha scritto:

Butto un’occhiata fuori, il cortile è deserto, le macchine parcheggiate sono disposte in file ordinate, come anche gli alberi e le aiuole. Vedo la realtà e la comprendo, percepisco quello che vedo e ha un senso per me. Allora cerco d’immaginare un mondo senza geometrie, dove gli spigoli combaciano perfettamente con superfici tonde e soffici, dove i cerchi nell’acqua sono rettangoli. Un posto dove predomina il colore blu e ogni cosa storta diventa dritta. Un mondo dove l’ordine e le regole non esistono, dove il pensiero sa organizzarsi e capire da sé, perché non bisogna calpestare i palmipedoni.

Cioè, Luca è un palmipedone? 

Ciao :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'impressione avuta leggendo questo racconto è che si un estratto di un libro più lungo. Non so perché ho avuto questa impressione. Molto tenero il rapporto tra la donna e il bambino, ma sembra che finisca senza finire, che la storia sia solo iniziata e debba evolversi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Alba360 ha scritto:

Scusami. @Gianfranco P

Scusami tu. Non ho visto il film, e il romanzo l'avevo letto a 10 anni... 

Sapendolo, avrei capito quanto poetico era quel riferimento. Ma, meglio tardi che mai...

Grazie! 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

uff! è la seconda volta oggi che arrivo a commentare un racconto dopo @mercy e scopro che ha già scritto quello che volevo scrivere, mannaggia :D

Sarò dunque breve: racconto molto bello e sviluppo originale della traccia; a parte le solite virgole clandestine, rivedrei solo l'eccesso di spiegazioni e passaggi didascalici. Pur nella struttura che gli hai dato, la riflessione di un'educatrice (o non so quale termine più tecnico si adatti meglio) sul suo piccolo utente, la sua situazione, i metodi per riuscire a interagire, giustifichi un testo molto descrittivo, ci sono comunque frasi, periodi, dettagli che sono superflui e attenuano l'efficacia del testo, rendendolo meno naturale. Non ti faccio esempi, credo che rileggendo "a freddo" non ti sarà difficile sfoltire qui e là, asciugare i passaggi ridondanti.

Al netto di quanto detto, @Alba360, mi è piaciuto davvero molto. E ora torno a rispolverare i miei ricordi di Alice :)

Modificato da Ospite
m'ero scordata di taggare Alba

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 18/12/2020 alle 00:02, Alba360 ha scritto:

Voglio acquistare Andy, il cow-boy di Toy story, per la nostra terza volta. Chissà che Luca non mi stupisca ancora?

Racconto triste e veritiero, nel mondo ci sono realtà e sofferenze nascoste che, anche se si intuiscono, non si incontrano spesso. Piccolissimi passi verso minimi progressi, ma proprio perché tutto è "mini", le soddisfazioni sono invece inversamente proporzionali ai risultati.

Bel racconto e ottimo sviluppo di una traccia non facile.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Quanto mi è piaciuto il tuo racconto @Alba360, ero lì con la tua protagonista, ho atteso e gioito con lei. Una bellissima prova, complimenti.

19 ore fa, Alba360 ha scritto:

togliendo il cappottino a suo figlio

puoi togliere suo e mettere l'articolo

19 ore fa, Alba360 ha scritto:

Sua madre è

Anche qui.

I possessivi in eccesso sembrano essere diventati peggiori degli avverbi in mente :S

Una piccola nota a un testo davvero bello, te l'ho detto che mi è piaciuto? ;)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Alba360

racconto molto bello e delicato che denota una grande sensibilità. Ci sono alcune imperfezioni formali, maiuscole e virgole in più e d eufoniche, ma è ben scritto e scorrevole.

L'unica cosa che mi lascia perplessa è il ruolo di lei: è un'educatrice o una psicologa? Da come la madre si rivolge a lei, quel "signorina" fa pensare che sia molto giovane quindi più una educatrice o comunque un'apprendista. Unica perplessità... Ottimo racconto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Alba360 , gran racconto il tuo.

Ma le spiegazioni possono essere sono solo tre:

A - hai una grande, grandissima sensibilità;

B - fai questo di mestiere:

C - cavolo.

A, B o C?

Ovviamente le miscellanee sono comprese. ;)

Piaciuto molto, complimenti. :rosa:

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alba360 ciao. Hai scritto un racconto costretta a cimentarti tra forma e storia. La prima mi appare obbligatoria in quanto parli chiaramente del rapporto tra l'insegnante e il suo allievo " autistico". Dimmi che non mi sbaglio nel pensare che sei stata costretta nella forma a raccontare di  " lui" attraverso te, dato che "il lui" non ha parola. Io credo che non avevi possibilità di fare diversamente e secondo me hai fatto la scelta giusta. Il tuo è un discorso tutto introspettivo dato che cerchi di capire prima te stessa( l'insegnante) prima di capire " lui".

Ti sei messa nei panni giusti per raccontare tale storia, e la forma adottata è perfetta. Ti sei presentata come un grinch e in piena solitudine hai scritto questo sofferto racconto.

Brava e coraggiosa, hai dimostrato la capacità di capire chi non ti può capire. Di parlare con chi non ti può rispondere. Questo è il succo del tuo racconto. Mi sbaglio?:rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alba360 ciao. Conosco il mondo dell’autismo attraverso i racconti di mio marito che è un educatore di questi bambini speciali.

il tuo racconto dimostra sensibilità e affronta il problema con delicatezza. Trovare empatia, il modo di entrare in comunicazione con mondi così diversi dall’ordinario, è un compito difficile e tu riesci bene a fare vivere sia le sensazioni dell’educatrice che giorno dopo giorno deve cercare le chiavi per accedere a quel mondo, sia quelle del piccolo Luca. 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alba360 Tema interessante, di cui si legge poco spesso, sono contenta che tu lo abbia fatto emergere! Un racconto delicato e pieno di speranza :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buona l'idea, ma troppo lenta la prima parte. Successivamente si velocizza, col rischio però di arrivare troppo precocemente al finale. Avrei gradito una maggiore attenzione al rapporto tra insegnante e bambino.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi è piaciuto il modo in cui il racconto fa emergere le difficoltà, le paure, le attese di chi si ritrova ad affrontare, anche solo per lavoro, la disabilità. La narrazione ha un sapore di verità dietro la quale sembra celarsi un’esperienza personale. Magari così non è, e forse, @Alba360 sei stata tu brava a farmela percepire come tale.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Alba360 a livello emozionale il tuo racconto mi ha colpito molto. C'è qualche refuso, ma non intacca la capacità che hai avuto di narrare una tematica così importante con delicatezza e garbo, i miei complimenti. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×